{"id":18910,"date":"2014-05-14T18:16:07","date_gmt":"2014-05-14T17:16:07","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=18910"},"modified":"2014-05-14T18:16:07","modified_gmt":"2014-05-14T17:16:07","slug":"premio-racconti-nella-rete-2014-quando-il-sangue-e-salmastro-di-bruno-amore","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=18910","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2014 &#8220;Quando il sangue \u00e8 salmastro&#8221; di Bruno Amore"},"content":{"rendered":"<p align=\"JUSTIFY\">A Livorno, nel quartiere pi\u00f9 vecchio della citt\u00e0 portuale, \u201cla Venezia\u201d, viveva una popolazione di piccoli pescatori e facchini di porto, i quali della navigazione marittima avevano, al massimo, qualche nozione tramandata oralmente dai comandanti di piccolo cabotaggio che conoscevano il Portolano Ministeriale, ma aveva nelle vene sangue salmastro.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">I pi\u00f9 sapevano prendere il largo nel chiarore metallico dell&#8217;alba per salpare in tempo le reti e recuperare quanto trattenevano prima che i molluschi, pulci di mare e crostacei scoprissero e raggiungessero i pesci rimasti imprigionati o morti tra le maglie, per cibarsene.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">A Livorno chiamano \u201cscali\u201d i corti moli costruiti nei fossi sullo stesso livello del mare e i fossi sono canali, che insinuano l&#8217;acqua salmastra sin dentro l&#8217;abitato; antiche comode vie per trasbordare le merci coi capienti navicelli, dai bastimenti alla fonda ai magazzini a terra. Erano stati la brillante idea degli ingegnosissimi architetti dei mercanti medicei.Vi faceva capo gente di mare e di traffici usuali ed esotici, da e per il mondo allora noto, in affari con la Firenze pingue di fiorini e di bellezze. Lungo i fossi, hanno resistito alle distruzioni dell&#8217;ultima guerra, alcuni bei palazzi che si affacciano sull&#8217;acqua, quasi un lungarno di fiorentina e pisana memoria, meno nobile, non meno bello e lunghe teorie di abitazioni popolari, pregne ancora dell&#8217;umanit\u00e0 che ci viveva. E dal Porto Mediceo, la Fortezza Vecchia t&#8217;avvia col fosso principale al Porto Vecchio e alla Fortezza Nuova, nello slargo d&#8217;acqua del Pontino. Ora ci attraccano effimere barche da diporto, in materiali leggeri, trasparenti, con motorizzazioni degne d&#8217;altro pi\u00f9 utile impiego. Ma \u00e8 questo il tempo della tecnologia imperante, del divertimento consumistico, ad ogni costo.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">L&#8217;acqua \u00e8 sempre stata maleodorante, un tempo di sentori umani, eppure i ragazzi ci si bagnavano. Ora puzza di nafta e arabeschi cangianti tentano forme che nessuno riconosce. I gabbiani spazzini ci planano, si posano per cibarsi, non di pesci ancorch\u00e9 morti, che gli \u00e8 naturale, ma di strani rifiuti, spesso ancora incartati, che malcreati gettano incuranti.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Il vecchio Suardi aveva la rimessa degli attrezzi nella \u201ccantina\u201d di uno scalo: un grande vano buio, antico magazzino merci sotto il livello della strada da tanti anni; col viso grinzo cotto dal sole e dal salmastro, con le dita rattrappite a pochi movimenti, non faceva altro che pescare. Era stato anche facchino portuale, per breve tempo, ma non aveva la salute e la forza per continuare. Cos\u00ec sbarcava il lunario con piccole pesche nel bacino <span style=\"color: #000000;\">S<\/span><span style=\"color: #000000;\">anto <\/span>Stefano, l&#8217;imboccatura del porto nell&#8217;acqua fonda, a ridosso della diga Della Meloria o della Vegliaia e Della Curvilinea.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Con la bonaccia si spingeva al largo, fino alle secche.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Non si lamentava delle poche catture, n\u00e9 si esaltava quando la pesca era fruttuosa. Metodicamente, col giusto tempo, andava a \u201cbolentino\u201d con poca attrezzatura e tanta pazienza, o a stendere i \u201ctramagli\u201d, quando il mare lo consentiva. Le prede migliori andavano alla Trattoria Della Venezia, allora all&#8217;angolo di Via delle Acciughe.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Lo chiamavano \u201cOcchiata\u201d, un soprannome crudele eppure intriso di affettuosit\u00e0 popolana, per via di quelle spesse lenti come fondi di bicchiere, che facevano apparire gli occhi, afflitti da cronico tracoma, piccoli piccoli. Salpava sempre di buonora, chino a poppa, alla barra, vicino ai comandi del diesel, che borbottando monotono, spingeva il gozzo su e gi\u00f9 per le onde, per andare alle tre miglia dalla riva, dove erano stati calati i tramagli per la pesca da postazione, prima di notte. Sempre la bruma, in ogni stagione, gli bagnava il viso, imperlava le ciglia e le rossicce sopracciglia cespugliose, si cristallizzava in minuscoli grumi di sale su quei peli che luccicavano, come cosparsi di polvere di vetro, ai primi raggi tiepidi di sole.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Non amava il mare, nel modo e senso di quelli che lo fanno dalla riva o dalla spiaggia ma, da sempre, era la sua vita. Quasi il suo elemento, anche se non ci si immerse mai per capriccio o divertimento. Per bisogno s\u00ec, e con sicumera, quando c&#8217;era da liberare l&#8217;elica dalle alghe o da qualche rifiuto inciampato durante la navigazione. Era il posto che conosceva meglio di ogni altro al mondo: ci viveva, lavorava e sperava di averne buoni frutti ogni giorno.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Da un bel pezzo, oramai, usciva da solo. Il suo ragazzo, il pi\u00f9 giovane, che l&#8217;aiutava: gli altri avevano scelto di sfacchinare ai moli l\u00e0, nel porto; era caduto in mare affogandoci, una notte di burrasca, nel tentativo di salvare le reti che la mareggiata avrebbe portato via, irrimediabilmente. Gli stringeva il cuore ripensarci e in quei momenti di pesca solitaria, ci parlava come l&#8217;avesse l\u00ec a prua, a calare o salpare, rassettare reti, aggiuntare sagole, montare galleggianti. Come parlava al mare, alla barca, alle creature che accostavano per caso o volontariamente, i legni che vanno per mare: gabbiani, procellarie, pesci volanti e quei ladroni birbanti dei delfini, che avrebbero banchettato alle sue reti e poi, squittendo, saltare fuori dall&#8217;acqua davanti alla prua.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\">\u00ab<\/span>Guarda Nedo&#8230; S\u00ec, poeroamm\u00e8! Magari fosse &#8216;vi. C&#8217;\u00e8 rimasta un&#8217;aragosta, anche bella, gli \u00e8 andato di traverso il pesce che rubbava.<span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\">\u00bb<\/span> Oppure: <span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\">\u00ab<\/span>Facci un segno &#8216;vi c&#8217;\u00e8 uno sbrago, va riparato, \u00e8 troppo grande per lasciallo &#8216;os\u00ec.<span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\">\u00bb<\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Beccheggiava la barca, tenuta di prua contro le onde, mentre la fiancata di dritta era inclinata fino a sfiorare col bordo il pelo dell&#8217;acqua, sotto il peso delle reti intrise che salpava.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\">\u00ab<\/span>Mare cane! Come sei freddo. Almeno dammi un po&#8217; di pesce bono, stamattina, cos\u00ec si fa giornata. Ovvai Gloria: aveva chiamato la barca col nome della moglie; tieni botta. S&#8217;\u00e8 quasi finito, si va a casa a bersi un ber ponce ar mandarino.<span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\">\u00bb<\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Quando le reti erano a bordo, l&#8217;alba da dietro le colline allungava ormai le dita da terra fino al mare, che prendeva tutto il colore del cielo, spandendoselo sulla superficie come fosse una coperta di seta azzurra.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Il motore s&#8217;avviava con sbuffi neri dallo scarico di fianco e spingeva lentamente il gozzo appesantito. Barra a dritta e via tranquillo verso riva.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Capitava che a prua solcassero veloci il mare le pinne dei delfini, era buon segno, un&#8217;allegria, che non sempre capitava di godere.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Nulla lo distrasse mai da quella sua attivit\u00e0 in solitario, a lui piaceva cos\u00ec e ci mor\u00ec, in solitario, mentre riordinava le reti, nella sua cantina, in Scali del Monte Pio. Su quel breve lembo di molo, i gabbiani avevano preso a posarcisi regolarmente, quando tornava dalla pesca, perch\u00e9 li nutriva coi pesci di scarto, danneggiati, e per molto tempo dopo la sua morte, al tramonto, si posavano ancora sulla spalletta ad attendere, inutilmente, il suo arrivo.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Appesi alle muraglie di pietra lungo i fossi, qua e l\u00e0 ancora crescono ciuffi pendenti della pianta di cappero, sembrano cascatelle verdi verso l&#8217;acqua scura. Alla stagione giusta, sbocciano piccoli fiori bianchi, che somigliano, nella forma, a quelli della passiflora.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_18910\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"18910\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>A Livorno, nel quartiere pi\u00f9 vecchio della citt\u00e0 portuale, \u201cla Venezia\u201d, viveva una popolazione di piccoli pescatori e facchini di porto, i quali della navigazione marittima avevano, al massimo, qualche nozione tramandata oralmente dai comandanti di piccolo cabotaggio che conoscevano il Portolano Ministeriale, ma aveva nelle vene sangue salmastro. 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