{"id":18889,"date":"2014-05-13T19:14:41","date_gmt":"2014-05-13T18:14:41","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=18889"},"modified":"2014-05-13T19:14:41","modified_gmt":"2014-05-13T18:14:41","slug":"premio-racconti-nella-rete-2014-come-un-piede-di-ismaela-capecchi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=18889","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2014 &#8220;Come un piede&#8221; di Ismaela Capecchi"},"content":{"rendered":"<p>Franco se ne stava comodamente sdraiato nella sua amaca in giardino, appena sfiorato dai raggi di sole che filtravano tra le fronde delle querce e cullato dal cinguettio degli uccelli e dal vocio animato dei bambini che giocavano a palla poco lontano. A un paio di metri da lui, il suo amico d\u2019infanzia, Umberto, si lambiccava il cervello con le definizioni di un cruciverba. Giovanna e Patrizia, le loro mogli, erano andate a fare una passeggiata lungo il sentiero che attraversa il bosco e porta al laghetto. Alberto, Enrico e Stefano, i tre figli di Franco, stavano riordinando la griglia e gli avanzi di cibo rimasti dopo il barbecue mentre Elisabetta, Federica e Francesca, le loro mogli, vigilavano affinch\u00e9 quel piccolo esercito di bambini, otto per l\u2019esattezza, di et\u00e0 compresa fra i dieci mesi e i dieci anni, giocasse senza farsi male.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Era una di quelle domeniche che Franco definiva \u201ccelestialmente perfette\u201d: il pranzo con tutta la famiglia riunita intorno allo stesso tavolo e a seguire un lungo pomeriggio di giochi e chiacchierate da trascorrere nella natura incontaminata in cui era immersa la sua abitazione.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Umberto e sua moglie venivano spesso invitati a condividere questa perfezione perch\u00e9 Franco considerava Umberto come un fratello. Si erano conosciuti sui banchi di scuola delle elementari e avevano poi coltivato insieme la comune passione per la medicina e sebbene le loro vite avessero seguito strade molto diverse, il loro legame era rimasto saldo e indissolubile.<\/p>\n<p>Dopo l\u2019abilitazione infatti Franco era rimasto in Italia a fare il medico di base, mentre Umberto era partito per l\u2019Africa con un\u2019organizzazione non governativa. Doveva essere per sei mesi, per fare esperienza, ma l\u2019aria dell\u2019Africa gli aveva \u201cgiocato un brutto scherzo\u201d, come raccontava lui ridendo, e alla fine in Africa ci aveva passato met\u00e0 della sua vita. Laggi\u00f9 aveva conosciuto Patrizia, ginecologa colpita dalla stessa epidemia, ed erano tornati in Italia solo quando i genitori di Umberto non ce la facevano pi\u00f9 a stare da soli e avevano bisogno della vicinanza del figlio.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>\u201cCu cu!!!\u201d<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Le riflessioni sulla definizione del 16 verticale furono bruscamente interrotte da una vocina proveniente da dietro la siepe di lauro. Tra le foglie si intravedevano una ciocca di capelli castani e l\u2019orlo di una gonna rossa che appartenevano a Martina, due anni e mezzo, che con il suo simpatico squittire aveva fatto saltar gi\u00f9 dall\u2019amaca il nonno Franco, che ora si trovava a quatto zampe sull\u2019erba del prato a ridosso della siepe, intento a rispondere con un pi\u00f9 baritonale \u201ccu cu\u201d a quello della nipote.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Quando Martina si fu stancata di mettere a dura prova le ginocchia del nonno, corse ridendo da sua madre a chiedere un bicchiere d\u2019acqua. Franco la guard\u00f2 allontanarsi sorridendo a sua volta, ma Umberto vide che aveva gli occhi lucidi.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>\u201cLe somiglia molto, vero?\u201d, gli chiese.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>\u201cS\u00ec.\u201d, rispose Franco con un filo di voce mentre il sorriso gli si spegneva sul volto. E seguendo le gambette leste che uscivano dalla gonna rossa, and\u00f2 a prendere un bicchiere d\u2019acqua anche lui.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Franco si riferiva a sua figlia Alessandra, nata dopo Enrico e prima di Stefano. Se n\u2019era andata in pochi mesi, nessuno ha mai capito perch\u00e9.<\/p>\n<p>Quando aveva cominciato a stare poco bene, Franco era letteralmente impazzito: non mangiava pi\u00f9, non dormiva pi\u00f9, non giocava pi\u00f9 con Alberto ed Enrico. Trascorreva tutto il suo tempo a fare ricerche su riviste e testi specializzati, chiamava i suoi colleghi, cercava di mettersi in contatto con i grandi luminari. Port\u00f2 perfino Alessandra in Russia e negli Stati Uniti, ma niente. Niente imped\u00ec al male di portarsela via. Se ne and\u00f2 senza far rumore una notte di settembre e Franco e sua moglie al loro risveglio trovarono nel lettino solo lo stelo di quel fiorellino appassito troppo in fretta.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Fortunatamente Stefano sarebbe nato di l\u00ec a poco e questa circostanza imped\u00ec al dolore di travolgere e distruggere Franco e Giovanna. Umberto era stato spettatore a distanza di questa disgrazia. Dall\u2019Africa chiamava il suo amico tutte le settimane, ma non era riuscito a tornare in Italia che per il funerale, tanto tutto era successo in fretta. Dopo ogni telefonata, che settimana dopo settimana era sempre pi\u00f9 piena di frasi senza senso e pianti dirotti alternati a risate isteriche, la mente di Umberto veniva assalita da mille interrogativi. Il suo amico fraterno stava dando i numeri a causa della malattia della figlia, mentre dov\u2019era lui, in Africa, la malattia e la morte facevano parte della quotidianit\u00e0 e venivano accettati con pacata rassegnazione.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Dove stava la differenza? E chi aveva \u201cragione\u201d? Franco che prendeva un aereo dopo l\u2019altro e non era mai soddisfatto dei responsi che riceveva oppure le madri africane che, una volta fatto visitare il figlio dall\u2019unico medico disponibile nel raggio di decine di chilometri, se ne tornavano silenziose ai loro villaggi aspettando che il destino si compisse?<\/p>\n<p>E perch\u00e9 loro, poco tempo dopo aver sepolto il proprio figlio, quando le incontravi lungo i sentieri polverosi, ti dicevano sorridendo che andava tutto bene e invece Franco, a distanza di cos\u00ec tanti anni, non riusciva ancora ad accettare il disegno divino e a placare il suo cuore?<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Franco torn\u00f2 con due bicchieri d\u2019acqua: uno per s\u00e9 e uno per il suo amico d\u2019infanzia. E come se avesse letto nei suoi pensieri, dette risposta a tutte le sue domande.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>\u201cVedi Umberto\u201d, disse, \u201cin questi anni non \u00e8 passato giorno in cui io non abbia riflettuto su quello che \u00e8 successo, senza per\u00f2 riuscire mai a trovare un motivo, un disegno, una logica. Posso solo dirti come mi sento in questo momento. Per me un figlio \u00e8 come un piede. Il tuo piede pu\u00f2 essere brutto, storto, con le verruche, avere cattivo odore, l\u2019alluce valgo\u2026ma \u00e8 il tuo piede e gli vuoi bene comunque. Anzi, pi\u00f9 \u00e8 brutto e storto e pi\u00f9 tu te ne prendi cura: lo lavi pi\u00f9 spesso, lo massaggi con polveri e creme, vai dal podologo, gli compri le scarpe migliori\u2026e sai perch\u00e9? Perch\u00e9 senza non puoi camminare. E se la vita ti fa inciampare, ti puoi rialzare, ma il tuo passo non sar\u00e0 mai pi\u00f9 quello di prima.\u201d<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Franco se ne stava comodamente sdraiato nella sua amaca in giardino, appena sfiorato dai raggi di sole che filtravano tra le fronde delle querce e cullato dal cinguettio degli uccelli e dal vocio animato dei bambini che giocavano a palla poco lontano. A un paio di metri da lui, il suo amico d\u2019infanzia, Umberto, si lambiccava il cervello con le definizioni di un cruciverba. Giovanna e Patrizia, le loro mogli, erano andate a fare una passeggiata lungo il sentiero che attraversa il bosco e porta al laghetto. Alberto, Enrico e Stefano, i tre figli di Franco, stavano riordinando la griglia e gli avanzi di cibo rimasti dopo il barbecue mentre Elisabetta, Federica e Francesca, le loro mogli, vigilavano affinch\u00e9 quel piccolo esercito di bambini, otto per l\u2019esattezza, di et\u00e0 compresa fra i dieci mesi e i dieci anni, giocasse senza farsi male.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Era una di quelle domeniche che Franco definiva \u201ccelestialmente perfette\u201d: il pranzo con tutta la famiglia riunita intorno allo stesso tavolo e a seguire un lungo pomeriggio di giochi e chiacchierate da trascorrere nella natura incontaminata in cui era immersa la sua abitazione.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Umberto e sua moglie venivano spesso invitati a condividere questa perfezione perch\u00e9 Franco considerava Umberto come un fratello. Si erano conosciuti sui banchi di scuola delle elementari e avevano poi coltivato insieme la comune passione per la medicina e sebbene le loro vite avessero seguito strade molto diverse, il loro legame era rimasto saldo e indissolubile.<\/p>\n<p>Dopo l\u2019abilitazione infatti Franco era rimasto in Italia a fare il medico di base, mentre Umberto era partito per l\u2019Africa con un\u2019organizzazione non governativa. Doveva essere per sei mesi, per fare esperienza, ma l\u2019aria dell\u2019Africa gli aveva \u201cgiocato un brutto scherzo\u201d, come raccontava lui ridendo, e alla fine in Africa ci aveva passato met\u00e0 della sua vita. Laggi\u00f9 aveva conosciuto Patrizia, ginecologa colpita dalla stessa epidemia, ed erano tornati in Italia solo quando i genitori di Umberto non ce la facevano pi\u00f9 a stare da soli e avevano bisogno della vicinanza del figlio.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>\u201cCu cu!!!\u201d<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Le riflessioni sulla definizione del 16 verticale furono bruscamente interrotte da una vocina proveniente da dietro la siepe di lauro. Tra le foglie si intravedevano una ciocca di capelli castani e l\u2019orlo di una gonna rossa che appartenevano a Martina, due anni e mezzo, che con il suo simpatico squittire aveva fatto saltar gi\u00f9 dall\u2019amaca il nonno Franco, che ora si trovava a quatto zampe sull\u2019erba del prato a ridosso della siepe, intento a rispondere con un pi\u00f9 baritonale \u201ccu cu\u201d a quello della nipote.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Quando Martina si fu stancata di mettere a dura prova le ginocchia del nonno, corse ridendo da sua madre a chiedere un bicchiere d\u2019acqua. Franco la guard\u00f2 allontanarsi sorridendo a sua volta, ma Umberto vide che aveva gli occhi lucidi.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>\u201cLe somiglia molto, vero?\u201d, gli chiese.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>\u201cS\u00ec.\u201d, rispose Franco con un filo di voce mentre il sorriso gli si spegneva sul volto. E seguendo le gambette leste che uscivano dalla gonna rossa, and\u00f2 a prendere un bicchiere d\u2019acqua anche lui.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Franco si riferiva a sua figlia Alessandra, nata dopo Enrico e prima di Stefano. Se n\u2019era andata in pochi mesi, nessuno ha mai capito perch\u00e9.<\/p>\n<p>Quando aveva cominciato a stare poco bene, Franco era letteralmente impazzito: non mangiava pi\u00f9, non dormiva pi\u00f9, non giocava pi\u00f9 con Alberto ed Enrico. Trascorreva tutto il suo tempo a fare ricerche su riviste e testi specializzati, chiamava i suoi colleghi, cercava di mettersi in contatto con i grandi luminari. Port\u00f2 perfino Alessandra in Russia e negli Stati Uniti, ma niente. Niente imped\u00ec al male di portarsela via. Se ne and\u00f2 senza far rumore una notte di settembre e Franco e sua moglie al loro risveglio trovarono nel lettino solo lo stelo di quel fiorellino appassito troppo in fretta.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Fortunatamente Stefano sarebbe nato di l\u00ec a poco e questa circostanza imped\u00ec al dolore di travolgere e distruggere Franco e Giovanna. Umberto era stato spettatore a distanza di questa disgrazia. Dall\u2019Africa chiamava il suo amico tutte le settimane, ma non era riuscito a tornare in Italia che per il funerale, tanto tutto era successo in fretta. Dopo ogni telefonata, che settimana dopo settimana era sempre pi\u00f9 piena di frasi senza senso e pianti dirotti alternati a risate isteriche, la mente di Umberto veniva assalita da mille interrogativi. Il suo amico fraterno stava dando i numeri a causa della malattia della figlia, mentre dov\u2019era lui, in Africa, la malattia e la morte facevano parte della quotidianit\u00e0 e venivano accettati con pacata rassegnazione.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Dove stava la differenza? E chi aveva \u201cragione\u201d? Franco che prendeva un aereo dopo l\u2019altro e non era mai soddisfatto dei responsi che riceveva oppure le madri africane che, una volta fatto visitare il figlio dall\u2019unico medico disponibile nel raggio di decine di chilometri, se ne tornavano silenziose ai loro villaggi aspettando che il destino si compisse?<\/p>\n<p>E perch\u00e9 loro, poco tempo dopo aver sepolto il proprio figlio, quando le incontravi lungo i sentieri polverosi, ti dicevano sorridendo che andava tutto bene e invece Franco, a distanza di cos\u00ec tanti anni, non riusciva ancora ad accettare il disegno divino e a placare il suo cuore?<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Franco torn\u00f2 con due bicchieri d\u2019acqua: uno per s\u00e9 e uno per il suo amico d\u2019infanzia. E come se avesse letto nei suoi pensieri, dette risposta a tutte le sue domande.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>\u201cVedi Umberto\u201d, disse, \u201cin questi anni non \u00e8 passato giorno in cui io non abbia riflettuto su quello che \u00e8 successo, senza per\u00f2 riuscire mai a trovare un motivo, un disegno, una logica. Posso solo dirti come mi sento in questo momento. Per me un figlio \u00e8 come un piede. Il tuo piede pu\u00f2 essere brutto, storto, con le verruche, avere cattivo odore, l\u2019alluce valgo\u2026ma \u00e8 il tuo piede e gli vuoi bene comunque. Anzi, pi\u00f9 \u00e8 brutto e storto e pi\u00f9 tu te ne prendi cura: lo lavi pi\u00f9 spesso, lo massaggi con polveri e creme, vai dal podologo, gli compri le scarpe migliori\u2026e sai perch\u00e9? Perch\u00e9 senza non puoi camminare. E se la vita ti fa inciampare, ti puoi rialzare, ma il tuo passo non sar\u00e0 mai pi\u00f9 quello di prima.\u201d<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_18889\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"18889\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Franco se ne stava comodamente sdraiato nella sua amaca in giardino, appena sfiorato dai raggi di sole che filtravano tra le fronde delle querce e cullato dal cinguettio degli uccelli e dal vocio animato dei bambini che giocavano a palla poco lontano. 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