{"id":18854,"date":"2014-05-09T18:08:15","date_gmt":"2014-05-09T17:08:15","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=18854"},"modified":"2014-05-12T17:19:58","modified_gmt":"2014-05-12T16:19:58","slug":"premio-racconti-nella-rete-2014-la-madre-di-orietta-cicchinelli","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=18854","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2014 &#8220;La Madre&#8221; di Orietta Cicchinelli"},"content":{"rendered":"<p><em><\/em><em><\/em>Distesa su quel letto osservava quel po\u2019 di realt\u00e0 che le scorreva davanti. Alzava di tanto in tanto una palpebra, tempo di dare un\u2019occhiata e soddisfare le richieste di attenzione di chi veniva a farle visita in quella stanzetta di una grigia casa per anziani dove aveva trascorso gli ultimi 4 anni. Armanda aveva smesso di parlare e si limitava ad accennare un s\u00ec o un no scuotendo la testa o mugugnando. Avrebbe voluto dire tante cose ai figli che si alternavano al suo capezzale, ma a che sarebbe valso? Aveva lavorato una vita nei campi, china sulla vanga o tra i filari della vigna a strappar erbacce: le vesciche e i calli erano un ricordo vivo, anche se le mani apparivano lisce, eppure lei non aveva mai messo piede da un\u2019estetista. Come avrebbe potuto? In quel paese, nel buco del culo del mondo, quattro case arrampicate su una collina, che avrebbe fatto meglio a venir gi\u00f9 con l\u2019ultimo terremoto,\u00a0 non ce n\u2019era ombra. E lei era uscita da l\u00ec solo per andare a Roma dalla figlia. Vita grama, come la gramigna che non si pu\u00f2 estirpare se non ammazzando pure il grano che, da bimba raccoglieva nell\u2019ara al passaggio della trebbia. Erano preziosi quei chicchi: macinati, assicuravano il pane, mentre la crusca sfamava gli animali da cortile. Ogni cosa aveva il suo scopo: le galline davano le uova, per finire poi in pentola, zampe e testa comprese, perch\u00e9 non si sprecava nulla ai tempi. Non come adesso che si scartava l\u2019inimmaginabile e i figli venivano su viziati. \u201cCi vuole la fame!\u201d ripeteva ai nipoti che facevano impazzire le madri con i loro capricci.<\/p>\n<p>Ora da quel letto, un pensiero inseguiva l\u2019altro, in un vortice percepito all\u2019esterno solo per quel tremolio delle palpebre, tra giornate scandite nell\u2019attesa del pappone, della medicazione e del lavaggio ad opera delle inservienti. Stavano sempre l\u00ec a \u201csciacquettarla\u201d. Ogni tanto lei ricambiava le gentilezze a suon di morsi con le gengive, perch\u00e9 la dentiera l\u2019aveva gettata al fuoco del camino nel suo periodo piromane. E, poi, la visita di quei benedetti figli pi\u00f9 grandi, che i due ultimi abitavano a Roma e venivano di rado. Lei neppure ricordava i nomi: che \u201cla vecchiaia \u00e8 brutta n\u2019n ce p\u2019zzate arrev\u00e0!\u201d. E, ancora, la pappa di mezzogiorno, latte e biscotti a sera, prima che le serrande fossero abbassate per la notte. Nella casa faceva buio presto. Anzi, in quel posto pareva sempre notte, salvo d\u2019estate. S\u00ec, quello poteva definirsi un luogo di passaggio per abituarsi all\u2019oscurit\u00e0 che lei immaginava fosse l\u2019aldil\u00e0, dove si sarebbe riposata.<\/p>\n<p>Certo lei non era sempre stata nel letto a vegetare.\u00a0 Arrivata in quell\u2019avamposto della morte (dopo che la cucina era bruciata: dimentic\u00f2 il fuoco acceso prima di andarsi a coricare) stava sulle gambe. Andava a mensa e mangiava a quattro ganasce. \u201cNon male le lasagne\u201d, pensava, e non aveva neppure il problema di doverle ammassare&#8230; Doveva solo passare il tempo. E senza accorgersene (l&#8217;aiutava il folletto che si divertiva a chiudere e aprire, a suo piacimento, i cassetti della memoria) dimentic\u00f2 dov\u2019era.<br \/>\nLe coinquiline la guardavano con curiosit\u00e0: quella era proprio un tipo strano, ma a posto. Non si lagnava (come faceva invece Clotilde con i suoi dolori di pancia \u201cche non andava in bagno\u201d), e non litigava. Mentre loro discutevano tutto il tempo, lei le osservava e si chiedeva cosa avessero da cianciare quelle oche spennacchiate. Armanda non aveva mai sopportato le pettegole e, per una donna di poche chiacchiere (una parola \u00e8 poca e due sono troppe, il suo motto), quel vociare era fastidioso. Tanto che, da un giorno all\u2019altro, smise pure di dire quelle quattro parole in croce. Poi non si alz\u00f2 pi\u00f9, che le gambe le disobbedivano. E lei, spirito indipendente, ora si ritrovava a dipendere da qualcun altro persino per pisciare! Veniva spinta su una sedia a rotelle, dalla camera alla doccia, e la pi\u00f9 solerte tra le compagne avrebbe finito pure per imboccarla, quando le sue mani la tradirono. Era Rosa quella che stava meglio: non aveva varcato la soglia degli 80, mentre lei aveva gi\u00e0 visto passare 87 primavere, e altrettanti inverni. L\u2019estate? Tardava sempre ad arrivare: poi ti faceva sudare sette camicie, alle prese con le conserve da preparare, e fuggiva al primo acquazzone d\u2019agosto. \u00a0Rosa aveva un viso tondo e la pelle tirata che pareva cinese: mollata l\u00ec da uno dei figli che si era giocato pure la casa a Teresina. \u201cUna malattia il gioco \u2013 lo giustificava la madre \u2013 non \u00e8 colpa di Antonio\u201d. Ogni volta la santa donna, onorati i debiti del figlio, lavorando come cuoca, rimproverava Antonio con dolcezza. Lui prometteva, ma il sabato successivo, al solito, non rincasava fino all\u2019alba, impegnato al tavolo del poker. Dalla sedia prima e dal letto poi, Armandina aveva ascoltato tante volte il racconto di Rosa pensando alle mazzate che avrebbe volentieri dato a quel buono a nulla. Anche se poi le maniere forti non erano servite a tenere il proprio figlio minore fuori dai guai.<\/p>\n<p>C\u2019era un gran movimento in quella casa per una donna come lei, abituata sin da piccola a svegliarsi all\u2019alba per andare nei campi dove, spesso, restava fino a sera mangiando un tozzo di pane con quel che la stagione offriva. C\u2019era Vanda a dirigere la baracca. Donnina tanto minuta quanto forte, sapeva il fatto suo: bastava la sua voce a sedare una lite tra Carmela, impettita nel suo scialle di lana fiorato, e Luigina, faccia barbuta, incorniciata da un foulard dai colori improbabili.\u00a0 Motivo del contendere? Le caramelle che i visitatori distribuivano o la sfacciataggine di Luigina che, la bocca piena delle golosit\u00e0 ricevute, ne chiedeva ancora. \u201cNon ti abbotti mai!\u201d l\u2019apostrofava Carmela, e gi\u00f9 epiteti irripetibili.<br \/>\nArmanda se le osservava. Loro, come lei, erano madri di qualcuno. Rosa aveva allevato 5 figli (il marito l\u2019aveva lasciata per un\u2019altra): si era rimboccata le maniche e \u00a0i ragazzi avevano fatto la loro vita, in paese, in America o in Australia. Lei era rimasta nella sua casetta finch\u00e9 non aveva iniziato a dar segni di demenza senile. Ora ogni tanto inviava un messaggio all\u2019esterno perch\u00e9 i figli la venissero a trovare, usando come messi i parenti delle compagne di sventura. Poi Rosa prese ad appassire e cominci\u00f2 a chiedere in giro, non senza scusarsi mille volte, dove fosse la sua stanza. Luigina, invece, si manteneva lucida pensando solo al cibo: il pranzo e la cena erano le priorit\u00e0. Ricordava anche i nomi dei visitatori e il loro ruolo in quel carosello di varia umanit\u00e0. Si affacciava al balcone al suono del citofono, sempre curiosa, impicciona, come l\u2019apostrofava Maria, rossetto e smalto fucsia, capelli tinti, raggruppati in una codina di cavallo. Da giovane (non si era maritata, diceva, per restare con la madre) Luigina era una di quelle comari che spiavano dalle persiane socchiuse chi andava e chi veniva in paese.<\/p>\n<p>Armanda, invece, non s\u2019impicciava, disinteressata alle umane vicende. Non amava sentire chiacchiere sulla sua famiglia e pretendeva che la condotta dei figli fosse esemplare. A messa la domenica, vestiti sobri e regole ferree. Ora, su quel letto, pensava a quanto sarebbe stata diversa la sua vita se\u2026 O forse no! Si lavora, si ama, si brucia per finire nel nulla \u201ccome panini imbottiti di terra\u201d. E lei la terra l\u2019aveva ben presente: ne conosceva l\u2019odore, le asperit\u00e0, la durezza, ma anche la vitalit\u00e0 nella gioia delle messi. E da brava contadina, dalla sua camera, tra disegni fatti dai nipoti a farle compagnia, era giusto tempo di bilanci. Il raccolto di una vita era davanti, nello sguardo amorevole della figlia maggiore (che lei non aveva mai consolato con un abbraccio), nelle frugali carezze del suo Peppino (quel taciturno che tanto le somigliava) e nei baci della pi\u00f9 piccola, ribelle marzolina. Ah, s\u00ec, poi c\u2019era Claudio il pi\u00f9 amato e il pi\u00f9 vessato: le piaceva ricordare come la inseguisse con la sediolina di legno, perch\u00e9 voleva \u201ci sisitte\u201d chiedendo di essere allattato ancora a 3 anni! Uno scavezzacollo indomito. Un giorno Claudio torn\u00f2 da scuola su una bici presa in prestito, disse. E lei, sotto la pioggia, dopo avergliene date di santa ragione, lo costrinse a riportare il maltolto al proprietario. Per\u00f2 anche quel monello la vita se l\u2019era costruita e ora non faceva che lavorare.<\/p>\n<p>Bene, si disse, a fine rassegna, al diavolo il respiratore: era tempo di abbandonare quel corpo.\u00a0 I piedi erano gonfi, piagati, ma non sentiva dolore. Gli occhi spalancati sull\u2019altrove, un ultimo sorso d\u2019aria e il ruvido cuore s\u2019arrese, nell\u2019istante in cui una mano le cinse le spalle. Era il suo antico, unico amore, il padre dei suoi figli, l\u2019adorato Giovannino, il solo che riusciva a sopportare le sue intemperanze, capace di affibbiare nomignoli divertenti ai suoi tanti difetti e di esaltare le rare virt\u00f9. Quel sant\u2019uomo del marito aveva, per i suoi pregi, gli occhi di Linceo, mentre per i suoi difetti era cieco come Ips\u00e8a. Giovannino, che spesso ultimamente era venuto a farle visita, era tornato a prenderla: e lei era pronta a seguirlo in una vita senza affanni.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_18854\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"18854\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Distesa su quel letto osservava quel po\u2019 di realt\u00e0 che le scorreva davanti. 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