{"id":18821,"date":"2014-05-07T18:40:03","date_gmt":"2014-05-07T17:40:03","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=18821"},"modified":"2014-05-07T18:40:03","modified_gmt":"2014-05-07T17:40:03","slug":"premio-racconti-nella-rete-2014-il-fantasma-di-orlando-di-anna-bertini","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=18821","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2014 &#8220;Il Fantasma di Orlando&#8221; di Anna Bertini"},"content":{"rendered":"<p>I fantasmi sono qualcosa che ritorna con certa costanza in una vita. Eppure, quello, il fantasma di Orlando, col suo nome da poema cavalleresco, era stato uno dei pochi fantasmi a sparire del tutto, credevo.<br \/>\nAnche quando i ricordi che lo contornavano si ripresentarono, presero di nuovo forma, vita e chiarezza, lui, il fantasma di Orlando, resto\u2019 invisibile e lontano come il senno del paladino.<br \/>\nLa sua voce perfetta, non troppo grave ne\u2019 fendente, aveva abitato il buio della mia stanza per molti anni. Si spandeva nella penombra tutte le sere proveniente dal transistor, lo stesso che mio padre usava per sentire le partite la domenica pomeriggio. In quel giorno il transistor passava di mano. Per il resto della settimana era tutto mio. Dentro, ci stava la radio. Con la musica che la rendeva inconfondibile, la musica che sarebbe rimasta per sempre a farmi compagnia.<br \/>\nLa mia radio era musica ma anche uno spaccato di vita allegra e buffa. Aveva smesso le trasmissioni nell\u2019anno del mio diploma liceale, e in quello stesso anno un incidente di percorso mi aveva impedito di diplomarmi al conservatorio. Furono tre carte che uscirono insieme, e fecero i giochi.Un periodo davvero unico si chiudeva. Spesso ne ho parlato come \u2018i tempi della radio\u2019, invece che \u2018del liceo\u2019 o del conservatorio. Era stata una dimensione avvolgente. E infatti, a un certo punto, l\u2019avevo ritrovata.<\/p>\n<p>Solo Orlando, lui e la sua voce, rimasero nebbia apparentemente, per tutti i lunghi anni che passarono prima che quella radio tornasse nella mia vita, e anche quando questa fu ricomparsa.<\/p>\n<p>La nostra giovent\u00f9 si era spesa in una provincia italiana poco attraente: almeno dal punto di vista storico e artistico cos\u00ec veniva considerata la nostra citt\u00e0. Non era come nascere in un grande centro storico del Nord o in qualche provincia del sud ricca di arte e tradizione,\u00a0 o nel capoluogo di regione, culla del Rinascimento. Noi abitanti di quella citt\u00e0, persino i pi\u00f9 alto-borghesi e apparentemente tradizionalisti, ( categoria sociale alla quale la mia famiglia peraltro non apparteneva ), eravamo in fondo meno inquadrati che altrove.<br \/>\nIl piombo di quegli anni da noi era meno pesante, e quello in cui eccellevamo forse, era questo essere pi\u00f9 liberi, pi\u00f9 aperti e pronti a tagliare i ponti col passato per generare il nuovo.\u00a0L\u2019esperienza della nostra radio libera ci aveva regalato momenti esilaranti. Tutto era scaturito dagli entusiasmi di un gruppo di studenti dei licei o del conservatorio cittadino. L\u2019offerta musicale, i vari speaker e dj, i gruppi nati intorno al programma delle dediche con personaggio surreali, i contenitori un po\u2019 pazzoidi e quasi scurrili tenuti a battesimo nella sede angusta dell\u2019emittente, erano davvero originali. Questa sede era arrangiata nella soffitta di un palazzo del centro, con molti piani ma senza ascensore. Il \u201cformat\u201d, si direbbe oggi, della nostra radio era, come molte delle cose che vengono partorite nello spirito comune in quella citt\u00e0, nuovo, fatto di intuizioni che erano riuscite nell\u2019intento, nemmeno consapevole, di aprire un capitolo inedito.<br \/>\nTutti noi che avevamo partecipato nei vari ruoli, come ascoltatori o come fondatori della storia di quella emittente, mantenemmo negli anni del nostro divenire adulti, e nonostante le vicende normali o qualche volta straordinarie delle singole vite, nostalgia dei tempi della radio, sia che fossimo rimasti nella stessa citt\u00e0 che ci fossimo sparpagliati pi\u00f9 o meno lontano.\u00a0In tempi pi\u00f9 recenti ritrovare le tracce del passato e intrecciare i fili dei destini era diventato facile, grazie al web e i social, e cos\u00ec ci scoprimmo ancora in molti con la viva memoria di lei.<br \/>\nRiprendemmo a scambiarci ricordi, emozioni, come se non ci fossimo mai allontanati da quella soffitta, dai pochi quartieri del centro intorno alle nostre case e scuole, ai gruppi dei nostri amici. E anche a programmare pezzi. Eravamo tutti artefici ora, della radio.\u00a0La radio non era un fantasma, viveva di nuovo. Decidemmo anche un raduno, una specie di cena dei groupies dell\u2019emittente. Con tanta della nostra musica preferita e tutte le testimonianze che potevamo portare.<\/p>\n<p>Mancava solo lui, Orlando. Con lo spegnersi delle frequenze Orlando era diventato ufficialmente il fantasma di Orlando.<br \/>\nNessuno sapeva se fosse vivo o morto, se si fosse arruolato nella legione straniera per portare nell\u2019oblio un periodo tanto bello come quello vissuto alla radio, o se invece avesse scoperto, Orlando, che non gliene importava un bel niente di tutte le adolescenti ascoltatrici impazzite per le onde della sua voce e ammaliate dai pezzi di musica che trasmetteva, introducendoli con frasi in francese o con citazioni in lingua originale dai testi dei brani.<br \/>\nLe stesse ascoltatrici ingrate che, quando se lo ritrovavano davanti, si dovevano accorgere con evidente delusione che non si trattava di una versione autoctona di Alain Delon. Orlando era un ragazzetto mingherlino e peloso che celava uno sguardo insignificante nel migliore dei casi, oppure strabico, sotto enormi Ray-Ban a specchio.<br \/>\nEppure, tali e tante ammiratrici\u00a0 per conoscerlo\u00a0 erano salite con qualche scusa fino alla soffittina. O addirittura erano riuscite, grazie a ore di attesa ( riconoscibili sotto forma di aloni in corrispondenza dell\u2019 ascella sudata ) a incedere a suon di gomitate gi\u00f9 per le scale umide dello scantinato sede di un locale cittadino, nella speranza di partecipare a una delle feste organizzate dall\u2019emittente.<br \/>\nEro certa che il Fantasma di Orlando fosse proprio l\u2019antimateria di questa storia.\u00a0Poi un giorno qualsiasi, sotto la doccia, mentre i miei pensieri vagavano come sempre in una specie di proficua confusione, i fili si snodarono, ed ebbi l\u2019intuizione.<br \/>\nIl fantasma di Orlando era come con il senno del Paladino, bisognava spingersi lontano qualche luna, per cercare di ritrovarlo. E io, in effetti, lo avevo incontrato pi\u00f9 volte.<br \/>\nSperavo solo che non fossero gi\u00e0 troppe.<\/p>\n<p>Un buon fantasma, un fantasma che viene dalla memoria e continua ad essere positivo per te, e ad essere parte del vissuto, lo puoi incontrare al massimo cinque volte diceva Elina, la sensitiva di Budapest conosciuta a un corso di lingua negli anni ottanta. Compare in giro per il mondo, per rimanere vivo e piacevole nel tuo ricordo. Pu\u00f2 succedere che tu lo ritrovi dove e quando meno te lo aspetti, e non e\u2019 detto che ripassi di la\u2019 dove tu lo hai incontrato. Ma se la quinta volta torna \u2018a casa\u2019, per cos\u00ec dire, smetter\u00e0 di essere un fantasma e torner\u00e0 reale. Se per\u00f2 il fantasma torna a casa la sesta volta che lo incontri, sosteneva con decisione Elina, questo significa che non \u00e8 pi\u00f9 un buon fantasma. Qualcosa di negativo deve essere successo, e certamente, la sesta volta e\u2019 anche l\u2019ultima che compare. Quella che segna la sua sparizione definitiva, dalla memoria e dal tuo vissuto.<br \/>\nIl teorema di Elina mi ricomparve con chiarezza mentre lasciavo l\u2019acqua picchiettare il mio viso come in un massaggio capace di far funzionare meglio le zone cerebrali atte all\u2019elaborazione del ricordo. Lo applicai ad Orlando.<\/p>\n<p>A vedere bene, non tutti i segni della sua presenza erano stati abbastanza evidenti. Ma quando decisi improvvisamente di capirli, ci volle solo un po\u2019 di accortezza e, per fortuna,\u00a0 la mia maga magiara mi aveva istruito molto bene. Allora fu chiaro che il fantasma di Orlando c\u2019era stato nella mia vita, eccome.<br \/>\nNon biasimer\u00f2 chi vorr\u00e0 conservare un po\u2019 di sano scetticismo su queste teorie, ma vi invito lo stesso a leggere questo breve sommario degli imprevisti incontri con lui. Non potrete fare a meno di vedere dei nessi, mi pare. Non so dirvi quanto cronologico sia questo breve resoconto, ho cercato di renderlo tale ma, i fantasmi sfuggono alla precisione e, la memoria, anche una decisamente capiente come la mia, spesso, e\u2019 incoercibile.<\/p>\n<p>APPARIZIONI DEL FANTASMA DI ORLANDO<\/p>\n<p>VALPARAISO, CILE.<\/p>\n<p>Sto attraversando in taxi la citt\u00e0 di Valparaiso in Cile, per raggiungere la casa di Neruda. E\u2019 una citt\u00e0 fatta a strati, densa, verticale, che precipita verso il mare.\u00a0 Mentre viaggiamo sono in osservazione della vita fuori dai finestrini; le strade sono abbastanza larghe, salgono e scendono, come a S. Francisco, fiancheggiate da case colorate, grandi insegne di cartone, bidoni, negozi, e piene di gente che viene e va. Ad un certo punto il traffico comincia ad addensarsi, non si riesce pi\u00f9 a procedere, siamo quasi fermi. Il taxista sostiene che non siamo lontani dalla\u00a0 destinazione: la casa del poeta e\u2019 a pochi metri da qua, nella strada parallela. Se lo desidero, posso scendere e con pochi passi a piedi raggiungerla in breve tempo. Lo ringrazio, se pu\u00f2 accostare da qualche parte pagher\u00f2 la corsa e proseguir\u00f2 a piedi. Mi fa cenno di uno spiazzo sul lato, lo raggiunge. Pago, e scendo. Uscita dal taxi, giro l\u2019angolo di un cubo di lamiera che pare la sede di qualche ditta commerciale,\u00a0 e mi trovo sotto un\u2019 enorme insegna di cartone con su scritto ORLANDO POMPAS. Si tratta di un rivenditore autorizzato di pompe per l\u2019acqua. Ma questo e\u2019 proprio il nome di Orlando! Orlando faceva Pompa di cognome, improponibile, vero, per un tenebroso e romantico dj della mia radio preferita! Non riesco a non pensare a lui, invece che alle pompe dell\u2019acqua, e immagino che sia sparito dalle nostre vite per aprire un qualche commercio in questo lontano luogo.<\/p>\n<p>SEGESTA, SICILIA.<\/p>\n<p>Sono salita fino a quel colle che ai greci doveva aver ricordato il Parnaso per vedere uno spettacolo non proprio tradizionale di pupari siciliani. E\u2019 l\u2019alba di una domenica di estate. Sole e luna si fronteggiano nel cielo. L\u2019uno sale lento e un poco velato e l\u2019altra piano si sbiadisce nella luce del mattino. Il puparo, uno degli ultimi rappresentanti di una famiglia storica siciliana, sfodera la sua voce pastosa e la plasma, le conferisce del metallo che risuoni mentre le armature dei pupi-paladini impegnati in battaglia fanno rumore nello spazio enorme dell\u2019anfiteatro, riempiendo il silenzio dei campi circostanti, gi\u00f9 fino al mare. Ma quando il paladino Orlando non combatte, la voce si fa morbida, suadente, pi\u00f9 intima.<br \/>\nForse mi ricorda qualcuno, non so chi in quel momento.<br \/>\nLe gesta cavalleresche sono divise in scene, e sottolineate o introdotte da musiche di diversa provenienza. I pezzi sono scelti con grande efficacia e variet\u00e0.<br \/>\nQuando entra in scena Angelica le note di ANGIE si diffondono nell\u2019aria piano, per poi crescere. La voce di Mick e\u2019 tagliente in quel silenzio, e il puparo la sovrasta, citando il testo con una pronuncia non impeccabile a dire il vero, ma ci\u00f2 non toglie fascino alla sua interpretazione:<\/p>\n<p>Angie, Angie, when will those clouds all disappear?<\/p>\n<p>Angie, Angie, where will it lead us from here?<\/p>\n<p>L\u2019emozione dello spettacolo e\u2019 grande, scendo dal colle rapita alla sua fine, e non mi abbandona la sensazione di qualcosa, qualcuno dal passato che mi e\u2019 stato riportato alla memoria. Non so chi; frugo nel ricordo&#8230;.Mi guardo intorno, possibile non trovare niente?\u00a0 Poi mi distrae la bellezza di quel luogo cos\u00ec speciale. Solo oggi, so di chi si trattava.<\/p>\n<p>ORLANDO, FLORIDA.<\/p>\n<p>La musica inonda il Diner tutte le volte che un bambino ordina quel piatto. Si chiama Long Train Running, come il titolo del bellissimo pezzo dei Doobie Brothers, anni 70. Il gestore del Diner ama molto quel pezzo ed e\u2019 contento che lo abbia riconosciuto. Gli racconto che era lo stacchetto di un dj sulla mia emittente preferita, ascoltavo sempre quel programma. Che strano dice lui, pi\u00f9 o meno in quegli anni anche io facevo il disc jockey in una radio locale, bei momenti, giovent\u00f9 e tanta music. Music was my first love! Esclama citando un altro famoso pezzo in modo abbastanza scontato, mentre serve a mia figlia lo strano sandwich, lungo come un treno e farcito da scoppiare. Noi ci siamo trovate catapultate\u00a0 fuori dal parco divertimenti vicino alla citt\u00e0 all\u2019ora assai tarda di chiusura, mia figlia e\u2019 ancora esaltata e io invece ho lo guardo spento e non trovo niente di mangiabile in quel posto.<br \/>\nAdesso ci si mette pure lui e mi racconta tutta una serie di ricordi della sua fantastica youth. Riusciamo a lasciare il locale e a trascinarci verso l\u2019albergo dopo aver ascoltato la sua epopea di promettente musicista finito &#8211; ahi noi! &#8211; a gestire un diner. Che fortuna! Mi chiedo perch\u00e8 spesso mi capitino incontri assurdi di questo tipo, e che senso mai avranno, nella mia vita. Ma quel giorno, evidentemente, non sono pronta a capirlo. Eppure, gli elementi, ci sono tutti.<\/p>\n<p>CHAMPS ELYSEES, PARIS<\/p>\n<p>Sono invitata alla prima dell\u2019Orlando di Haendel al Theatre du Champs Elysees, Parigi.\u00a0 Il teatro di regia trionfa, e uno dei registi &#8211; guru della contemporaneit\u00e0 offre la sua chiave di lettura dell\u2019opera barocca ispirata alle gesta del Paladino.<br \/>\nCome accade spesso di questi tempi l\u2019opera e\u2019 trasposta in altra epoca se non anche in altri luoghi.<br \/>\nSiamo negli anni settanta, Zoroastro e\u2019 un dj che fa incantesimi e magie attraverso un juke-box\u00a0 Wurlitzer, che si aziona con lo sguardo e con la gestualit\u00e0 senza bisogno di toccarlo. Ne escono filtri d\u2019amore, musiche paralizzanti, armonie che annientano la memoria, antidoti e fatture, che si evidenziano sotto forma di azione sui corpi dei protagonisti, mentre sullo schermo a fondo scena si vedono le copertine di alcuni dischi di baroque-pop risalenti agli anni sessanta e settanta, tra cui Burt Bacharach con Walk on By, gli Zombies per She\u2019s not There, The Left Banke con Walk Away Ren\u00e9e, i Beatles di Eleanor Rigby, i Rolling Stones con Lady Jane e alla fine A Whiter Shade of Pale dei Procol Harum.<\/p>\n<p>Orlando e\u2019 un mercenario in mimetica che presta la sua azione al servizio di truppe cosiddette di pace, spostandosi tra paesi dell\u2019Africa in sommossa, un oriente diviso tra oltranzismi e conquistadores, e qualche vecchia europa che si rifa\u2019 il maquillage geopolitico. Ama Angelica, la quale, in sua assenza, ha perso la testa per un nobile capo-clan africano, Medoro, arrivato in Europa per gli studi. Di lui e\u2019 invaghita anche Dorinda, una giardiniera che coltiva le sue serre, nelle quali Medoro lavora part-time per finanziare gli studi.<br \/>\nTornando per un breve congedo Orlando viene a sapere del tradimento di Angelica ed esce di senno.<br \/>\nToccher\u00e0 a Zoroastro, con i poteri della sua musica, rimettere in ordine gli equilibri e far ritrovare al Paladino la pace.<br \/>\nMentre i protagonisti dell\u2019opera cantano le loro ripetitive arie barocche tutte impervie di acuti e gorgheggi, dietro la scena scorrono ora le immagini dei grandi raduni musicali\u00a0 e concerti della beat generation.<\/p>\n<p>\u2018 All we are saying, is give peace a chance\u2019, viene scritto sullo schermo all\u2019ultima scena, mentre i protagonisti dell\u2019 opera si rappacificano tra di loro.<\/p>\n<p>Alla fine dello spettacolo, esco sugli Champs Elysees illuminati dalla notte parigina, e questa volta non pu\u00f2 mancare il collegamento e il ricordo di Orlando, che con la sua voce flessibile e pastosa introduce il programma serale con Bonsoir tout le Monde, o si congeda con Bonne Nuit a tous le Jeune filles.<br \/>\nMa cavolo come era proustiano Orlando, mi dico sorridente mentre raggiungo la compagnia; e\u2019 quasi primavera qui, le fanciulle e la natura stanno per tornare in fiore, Parigi profuma come la giovent\u00f9 di allora, e una specie di entusiasmo adolescenziale mi coglie mentre spingo la porta girevole del Bistrot dove andiamo a cena.<\/p>\n<p>CONCLUSIONI<\/p>\n<p>Tirando le somme, avevo incontrato il Fantasma di Orlando gia\u2019 quattro volte, e a voler dar credito al teorema di Elina, eravamo ad una svolta. Certo, eravamo ad una svolta, perche\u2019 il raduno della Radio era gi\u00e0 fissato e mancavano poche settimane oramai a che tutti noi ci saremmo rivisti, decenni dopo, per far rivivere quell\u2019epoca e i nostri ricordi.<br \/>\nIn poche parole, esistevano due possibilit\u00e0 riguardo al Fantasma di Orlando: o tornava anche lui a casa, e quindi avrebbe fatto parte integrante di quel revival, e della nostra memoria, oppure, chiss\u00e0, sarebbe apparso altre due volte altrove e poi sparito per sempre, dissociandosi dalla nostra ricostruzione di quella bella giovent\u00f9, e gettando un ombra sinistra sulla Radio.<br \/>\nQuesta ipotesi non mi piaceva, e mi pareva ingiusta. No, non poteva finire cos\u00ec. Ma dove era finito veramente Orlando? C\u2019era qualche possibilit\u00e0 che si nascondesse tra i vari frequentatori della pagina dedicata alla nostra Radio sui Social, o che fosse comunque tramite questi rintracciabile?<\/p>\n<p>Mi impegnai in una ricerca. Controllai alcune persone o dj con il suo nome o con nomi imparentati col suo, persone che potessero risiedere nelle vicinanze della mia citt\u00e0 natale, e altre fantasiose combinazioni. L\u2019unico candidato residente in un cerchio di raggio diciamo 200 km intorno al nostro luogo poteva essere un certo Pompeo Paladino, che si trincerava dietro alla foto di uno di quegli sgraziati robot\u00a0 che piacciono ai maschietti, con le mani a forma di martello. Difficile immaginare che la\u2019 sotto si nascondesse il nostro Orlando. I vari personaggi che portavano il suo nome vero risiedevano tutti tra Caracas e San Paolo in Brasile, dando credito alla versione di un Orlando trasferito in Sudamerica, magari quello della ditta delle pompe per l\u2019acqua.<br \/>\nPoi c\u2019erano vari Dj Paladin, Orlando, e un certo Pompa, dislocati tra le Filippine e la Romania, passando per Louisville, e poco pi\u00f9 che adolescenti, che proponevano musiche tecno e tormentoni acustici vari. No, non era questa la pista da seguire. Orlando, non lo avremmo certo trovato.<br \/>\nTuttavia oramai la mia immaginazione aveva preso la sua strada, e io vedevo gi\u00e0 davanti agli occhi la serata del raduno nella mia citt\u00e0: la primavera avanzata, le strade chiare di luce, il salmastro che si respira anche nel centro, e noi.\u00a0 Noi ora adulti, ciascuno con le proprie storie ( i fallimenti, le conquiste, gli amori, i figli, le separazioni, le nuove unioni, le pancette sporgenti, i capelli non pervenuti, i capelli ormai bianchi sotto qualche nuovo colore, i trasferimenti, qualche malanno: tutti cos\u00ec cambiati da allora e tutti di nuovo riuniti nel nome della radio ) che proviamo a tornare un poco adolescenti. E proprio quando qualche bicchiere di vino o birra e la musica dei nostri miti ci hanno fatto perdere l\u2019imbarazzo di essere cos\u00ec diversi e un po\u2019 pi\u00f9 grigi dentro, da qualche parte che non vogliamo far intuire, proprio quando non ci sentiamo pi\u00f9 un po\u2019 buffi e un po\u2019 sconosciuti, e ci mettiamo a ridere, ballare, cantare forte, ecco, entra Orlando, come il commendatore nel Don Giovanni, solo molto meno imponente&#8230;.. e parafrasando la figura di Mozart esclama, mentre noi lo guardiamo con stupore, fermi nella musica che continua a pulsare \u2018 NON MI CHIAMASTE MA SON VENUTO COMUNQUE&#8230;. \u2018<\/p>\n<p>Cos\u00ec il Fantasma di Orlando sarebbe divenuto di nuovo Orlando, un canuto signore che lavorava, che ne so, in uno studio commerciale di qualche cittadina adriatica, e preparava scalette di pezzi per le feste di ferragosto sugli stabilimenti balneari, o per qualche compleanno di diciottenne in un locale di questi dove si fanno gli \u2018apericena\u2019, per usare questo neologismo di moda, mescolando le hit degli anni 70, qualche evergreen e ruffianerie di oggi.<\/p>\n<p>IL RADUNO<\/p>\n<p>Ma intanto, mentre io mi ostinavo a cercare i segni del ritorno a casa del Fantasma di Orlando, le settimane erano volate, e il giorno del Raduno della Radio, era arrivato davvero.<br \/>\nMi preparavo, in modo un po\u2019 buffo, era come un rewind fino alla giovent\u00f9. Certo che gli anni mi avevano cambiata, ma essendo piccola di statura, avevo un vantaggio. I camicioni di garza ricamata che mi aveva confezionato allora mia madre, o che avevo acquistato sulla spiaggia nel luogo dove passavamo a quei tempi la villeggiatura, quelli, li avevo ancora e per fortuna ci entravo ancora dentro, non aderivano neppure troppo. Ne avrei indossato uno. Alle aste di internet avevo recuperato un pantalone jeans vita bassa e gamba svasata della stessa marca di quelli che preferivo allora. Vivevo l\u2019eta\u2019 raggiunta in modo naturale; il fisico adolescente era oubli\u00e9 in buona pace. Ero una cinquantenne e si vedeva. A parte vivere in modo pi\u00f9 sano e sportivo possibile, non ero orientata a remare contro la natura per rimettere indietro l\u2019orologio biologico.<br \/>\nMa quegli abiti potevo ancora metterli, erano nel mio stile, semplice, fresco. Ero ancora io, in continuit\u00e0 con quei miei bellissimi anni, ancora entusiasta, ancora idealista, ancora facilmente emozionabile, molto pi\u00f9 sicura, certo, e soprattutto sempre immersa fino al collo nell\u2019universo della musica, che da una passione era diventata la mia professione.<br \/>\nIl pi\u00f9 bel gioco del mondo mi aveva offerto la possibilit\u00e0 di praticarlo guadagnandomi il pane. Ero una privilegiata. Lo sapevo, mi sentivo grata.<br \/>\nCos\u00ec, quel pomeriggio, mi avviai verso la mia citt\u00e0 natale.<\/p>\n<p>Anni trascorsi tra le culture anglosassoni avevano fatto di me un\u2019 inguaribile amante della\u00a0 puntualit\u00e0 ed appena parcheggiata l\u2019auto lungo i canali che, tagliando in settori la citt\u00e0, vanno verso il mare per consentire il passaggio alle chiatte e ai pescherecci che svolgono i commerci, mi accorsi di essere addirittura in largo anticipo; quel Raduno mi\u00a0 metteva un po\u2019 d\u2019ansia.<br \/>\nDovevo trovare un passatempo adatto a tirare un po\u2019 tardi. Pensai a quali erano quelli di allora: erano, a dirla tutta, gli stessi di oggi. Ore tra gli scaffali delle librerie e i negozi di dischi, soprattutto reparto usati, e poi pellegrinaggi nei luoghi per me pi\u00f9 magici della citt\u00e0; oppure andare a sedersi davanti al mare, e guardarlo come se tutti i giorni dell\u2019anno li\u2019 lo spettacolo venisse cambiato allo stesso modo del\u00a0 palcoscenico di un teatro, e tu vedendolo ogni volta per la prima volta, rimanessi ammutolita dalla novit\u00e0.<br \/>\nLa prima tappa sarebbe stata una libreria non lontana dal luogo del raduno, appartenuta ad una grande famiglia ebraica cittadina, e che ancora conservava l\u2019arredo originale degli anni d\u2019oro in cui era di fatto la pi\u00f9 grande e fornita libreria della citt\u00e0.\u00a0Li\u2019 si prenotavano i libri per la scuola, mia mamma ci passava qualche pomeriggio l\u2019anno per l\u2019aggiornamento sui testi scolastici appunto, e io l\u2019accompagnavo e intanto cercavo i miei romanzi preferiti, sfogliavo gli scaffali prima dei libri, inalavo il loro profumo, che ora, mi sforzavo di ritrovare insieme al luccichio degli occhiali del proprietario; ricordavo ancora quel volto, si chinava su di te quando chiedevi un titolo, guardandoti con interesse e discostando le lenti per farlo meglio.<\/p>\n<p>Le novit\u00e0,\u00a0 che strano, non le guardavo quasi mai entrando in una libreria. Avevo sempre paura di trovarci i romanzi delle classifiche di vendita, dei premi letterari, degli scrittori best-seller, che in genere, non mi interessavano. Ma quella volta entrando da sotto i portici della pi\u00f9 grande arteria cittadina, prima mi ero lasciata prendere dalla prospettiva del locale, dalle vetrate del retrobottega aperte sul cortile interno di un grande palazzo anni sessanta, dalla direzione della scaffalature che ancora correvano dritte verso quella luce esterna, fino ad arrivare al bancone al fondo.<br \/>\nPoi dall\u2019 atmosfera, non tanto diversa a dire il vero dal punto di vista strutturale, ma comunque oramai priva di quel fascino, di quel religioso ossequio per il libro, che allora vi regnava. Cos\u00ec mi ero sentita come se tenessi un comportamento strano, e per mitigare questa impressione mi ero accostata al primo banchetto entrando, quello delle novit\u00e0.<br \/>\nForse fu per evitare quelle brossure coi caratteri del titolo un po\u2019 gotici e cubitali, forse fu per il colore intenso e scuro della sua semplice copertina cartonata che sporsi lo sguardo verso quell\u2019alto volume adagiato vicino all\u2019angolo retrostante del banchetto, sul quale si allacciava una fascetta chiara con su\u2019 scritto: NUOVA EDIZIONE CRITICA arricchita con INSERTO &#8211; VIRGINIA WOOLF; ORLANDO.<\/p>\n<p>Virginia Woolf, un altro mito di quegli anni, anni in cui la divoravo, non solo i suoi romanzi ma le biografie dedicate alla sua vita, al gruppo di Bloomsbury; quella scritta da suo nipote Quentin Bell per esempio, che mi ero trascinata a chiss\u00e0 quanti collettivi e gruppi di teatro, a scioperi e magari fino sotto il palazzo della radio. Eppure, a quei tempi quel romanzo non lo avevo mai trovato. Pi\u00f9 tardi, a fine anni ottanta, lo avevo letto e considerato una vera rivelazione, rivelazione che si era amplificata quando nei primi anni novanta, avevo visto il film ispirato a quel romanzo e alla vita della scrittrice Vita Sackville West per la regia di Sally Potter.<br \/>\nPresi il libro in mano. L\u2019inserto era riferito proprio a quel film. C\u2019era un ampio reportage, pieno di immagini, chiavi di lettura, e il romanzo, diventato meno scottante e impopolare in questi tempi, considerati i contenuti, aveva ricevuto una nuova traduzione ed una pi\u00f9 puntuale edizione critica.<br \/>\nMi girai subito verso la cassa col libro in mano, pagai, aspettai che dalla mano della commessa il volume scivolasse in una bustina di carta sponsorizzata da una casa editrice, che mi fu consegnata, e uscii di nuovo sotto i portici nel passeggio della gente.<\/p>\n<p>Ero nella mia citt\u00e0 natale, con addosso vestiti che richiamavano la fine degli anni settanta,\u00a0 l\u2019epoca dei miei studi liceali e musicali, e l\u2019epoca in cui ascoltavo e amavo un\u2019 emittente radiofonica; questa emittente appunto che avremmo festeggiato stasera insieme a persone che non avevo pi\u00f9 visto da allora.<br \/>\nAvevo passato settimane a cercare di riportare a casa il Fantasma di Orlando, proprio qui e oggi, per questo raduno.<br \/>\nAvevo in mano un libro dal titolo \u2018ORLANDO\u2019, scritto da una scrittrice che leggevo molto allora. Ecco, il fantasma, non poteva essere pi\u00f9 a casa di cos\u00ec qui e oggi. Eppure, non mi bastava ancora. Avevo sposato la teoria sui fantasmi di Elina, la sensitiva, e la avevo applicata diligentemente ai miei ricordi: avevo trovato un mondo di allusioni e significati che la vita ti mette a disposizione perch\u00e9 tu possa leggerli e capirli.<br \/>\nQuello che mi interessava adesso era sapere cosa significasse che Orlando, il Dj scomparso della mia radio, fosse in quel libro ora, in una storia cos\u00ec particolare e complessa.<\/p>\n<p>La storia era quella di un personaggio ammaliante e androgino vissuto nella Londra seicentesca, cortigiano ambiguo pregato di non invecchiare dalla Regina e tutti coloro, molti, che ne subivano il fascino e lo volevano intatto. Colto improvvisamente da sonno catartico, Orlando al risveglio decide di lasciare la corte inglese per attraversare gli orienti come ambasciatore, e invece di spostarsi solo attraverso i luoghi finisce per attraversare le epoche, vagando nella storia; alla fine pero\u2019 sposa la contemporaneit\u00e0 dopo essersi fisicamente trasformato da uomo in donna, una poetessa.<br \/>\nPensai al nostro Orlando, che\u00a0 di fatto, per noi, era rimasto quello dentro la soffitta, coi vinili e gli LP, i baracchini e i trasmettitori, le frequenze e i mixer, e i suoi Ray-Ban a specchio.<br \/>\nLui, per noi, non era invecchiato.<br \/>\nMa intanto noi, che ce n\u2019eravamo andati a giro, per il mondo e per gli anni, per gli stili musicali, le emittenti radiofoniche, passando dai transistor ai sintonizzatori, dai walkman agli mp3, ai computer e alle mediateche, noi ce lo eravamo portati dietro.<br \/>\nCiascuno di noi, maschio o femmina, che lo avesse ascoltato e ricordato tutti questi anni,\u00a0 anche solo per sfotterlo e divertirsi a immaginare che fine avesse fatto, lo aveva fatto vivere e lasciato contemporaneamente trasformare, passeggiare attraverso le epoche; sempre uguale, con la sua voce, il suo fisico mingherlino e le sue scelte musicali; e sempre diverso, diverso come eravamo noi adesso. Potevamo, io o uno qualsiasi di noi, riprendere un programma con le caratteristiche di quello condotto da lui, in una webradio, in una pagina social, in uno streaming, e quello sarebbe comunque stato un programma di Orlando.<br \/>\nSe anche questo personaggio oggi fosse esistito lontano da qui, diverso, irriconoscibile, inutile, noioso, enfatico, grottesco o cos\u2019altro per noi ne esisteva di fatto uno soltanto, quello che vive qui, oggi, nel nostro ricordo, congelato negli anni della nostra radio.<br \/>\nNon c\u2019era pi\u00f9 bisogno di cercarlo, e di pensare che avrebbe gettato ombre oscure o misteri sulla nostra idea della radio e di farla rivivere. L\u2019emittente riprendeva vita insieme a lui, e non certo senza.<br \/>\nMa ora, ora era tempo, potevo avviarmi, il Raduno, stava per iniziare.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_18821\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"18821\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>I fantasmi sono qualcosa che ritorna con certa costanza in una vita. Eppure, quello, il fantasma di Orlando, col suo nome da poema cavalleresco, era stato uno dei pochi fantasmi a sparire del tutto, credevo. Anche quando i ricordi che lo contornavano si ripresentarono, presero di nuovo forma, vita e chiarezza, lui, il fantasma di [&hellip;]<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_18821\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"18821\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"author":4531,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[147],"tags":[],"class_list":["post-18821","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-premio-racconti-nella-rete-2014"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/18821"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/4531"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=18821"}],"version-history":[{"count":5,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/18821\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":18930,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/18821\/revisions\/18930"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=18821"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=18821"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=18821"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}