{"id":18776,"date":"2014-05-03T18:32:45","date_gmt":"2014-05-03T17:32:45","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=18776"},"modified":"2014-05-03T18:32:45","modified_gmt":"2014-05-03T17:32:45","slug":"premio-racconti-nella-rete-2014-la-sedia-a-dondolo-di-alessandro-menchi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=18776","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2014 &#8220;La sedia a dondolo&#8221; di Alessandro Menchi"},"content":{"rendered":"<p align=\"JUSTIFY\">Arturo Gori, per tutta la vita, era stato un vigliacco.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">E si sent\u00ec esattamente cos\u00ec quando Giuseppe Lorenzini si sedette vicino a lui sulla vecchia sedia a dondolo in veranda. \u201cUn vigliacco, ecco cosa sono\u201d, pens\u00f2, mentre il pigro zampettare dei conigli riecheggiava sordo dalle gabbie nella vecchia stalla sul retro.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Giuseppe lo aveva riaccompagnato dal funerale di Maddalena, la moglie di Arturo, e non se la sentiva di lasciarlo da solo in quello stato. Almeno non subito. A parte Maddalena, che adesso non c&#8217;era pi\u00f9, lui era l&#8217;unica persona a cui importasse qualcosa di Arturo. Lo conosceva da quasi quarant&#8217;anni, da quando avevano fatto il militare insieme a Salerno. Si erano sempre voluti bene come due buoni amici. Eppure, fra di loro, c&#8217;era come un&#8217;impalpabile distanza mai colmata. Giuseppe osservava le pause di mutismo in cui ogni tanto si chiudeva l&#8217;amico domandandosi che cosa stesse pensando realmente. E in tutti quegli anni, non era mai riuscito a capirlo davvero.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Anche quella volta Arturo era piombato in uno di quei silenzi prolungati e assenti. Chi lo avesse conosciuto solo quel giorno avrebbe detto che era il cordoglio per la sua perdita ad ammutolirlo. Ma in quel momento, qualcos&#8217;altro lo turbava. Qualcosa di imperscrutabile, qualcosa di inconfessabile. Giuseppe, mentre parlava a piccole dosi, come a centellinare l&#8217;unico discorso che gli era rimasto, lanciava occhiate furtive all&#8217;amico, domandandosi cosa fosse quel qualcosa. Tutto si immaginava, tranne quello che Arturo stava pensando realmente, e cio\u00e8 che la vecchia sedia a dondolo su cui poggiavano le chiappe rinsecchite del suo amico era quella di Maddalena e che nessuno si era mai permesso di sedersi l\u00ec. Mai, fino a quel momento. Come al solito Arturo aveva taciuto, inerme. Non aveva detto all&#8217;amico di cercarsi un&#8217;altra sedia. Non aveva detto all&#8217;amico che quello era l&#8217;oggetto che pi\u00f9 gli ricordava sua moglie. Non gli aveva detto niente. Aveva voltato gli occhi grigi verso l&#8217;orizzonte, e si era ammutolito.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"> \u00ab<\/span>Ti va un bicchiere di vino?<span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\">\u00bb<\/span>, domand\u00f2 Giuseppe, rimasto a corto di parole. <span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\">\u00ab<\/span>Ce l&#8217;hai ancora quel Chianti che bevemmo a Natale?<span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\">\u00bb<\/span>, prosegu\u00ec, alzandosi per entrare in casa. Arturo osserv\u00f2 per alcuni secondi il leggero dondolio impresso alla sedia dai palmi callosi di Giuseppe, poi alzo gli occhi e fece cenno di no. <span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\">\u00ab<\/span>Ah, peccato<span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\">\u00bb<\/span>, si lasci\u00f2 sfuggire Giuseppe. <span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\">\u00ab<\/span>Che ne dici se preparo qualcosa allora?<span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\">\u00bb<\/span>. <span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\">\u00ab<\/span>Il frigo \u00e8 vuoto. E anche la dispensa. Sai, stando tutti questi giorni in ospedale&#8230;<span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\">\u00bb<\/span>, Arturo non fin\u00ec la frase. <span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\">\u00abN<\/span>on fa niente, vado a comprare qualcosa e ci facciamo una bella mangiata<span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\">\u00bb<\/span>, disse Giuseppe non senza sentirsi un po&#8217; in colpa per averlo detto. Senza aspettare la risposta dell&#8217;amico, che del resto non arriv\u00f2, Giuseppe sal\u00ec in macchina e part\u00ec sgommando sulla polvere del cortile. Arturo lo guard\u00f2 allontanarsi lungo quella provinciale che divideva in due la campagna come una cicatrice d&#8217;asfalto. Rimase assorto per alcuni minuti, contemplando quell&#8217;appezzamento che circondava la casa e che era l&#8217;unica cosa che aveva mai realmente posseduto in vita sua. Poi entr\u00f2 in casa.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Da una piccola credenza di faggio consumata dalle termiti estrasse la bottiglia di Chianti. Ne bevve avidamente due bicchieri. Poi svuot\u00f2 il rimanente nel lavello della cucina. Mentre quel liquido color sangue si attorcigliava in un piccolo gorgo sullo scarico, Arturo alz\u00f2 lo sguardo e vide la sua vecchia faccia deformata dal metallo lucido di uno sportello. Il viso smunto seguiva i contorni di una piccola infossatura verticale, come se una pressa gli avesse rimpicciolito la faccia. Le lacrime che gli iniziarono a solcare le guance non si vedevano in quel riflesso ma lui le sentiva colare e pizzicargli l&#8217;ispida barba incanutita. Improvvisamente, ud\u00ec un rumore sordo provenire dal retro della casa. Drizz\u00f2 la bottiglia e si mise in ascolto. Sper\u00f2 con tutto se stesso che fosse solo una casualit\u00e0. Ma poi ud\u00ec quegli urli, e cap\u00ec. Nei giorni precedenti aveva trovato due gabbie vuote, ma si era limitato a maledire quel ladro che non aveva mai visto. Ma adesso lo sentiva armeggiare e non poteva ignorarlo. Cerc\u00f2 ragioni valide con cui zittire quella voce interiore che bisbigliava \u201cIo lo so perch\u00e9 non fai niente: perch\u00e9 sei un vigliacco\u201d. Ma a quella voce stridula fecero eco le grida dei conigli. Erano come artigli che si infilavano nelle sue orecchie perforandogli i timpani. Quelle grida avevano il suono di tutta un&#8217;esistenza passata in un angolo e che adesso si scavava una via d&#8217;uscita con le unghie. Arturo lasci\u00f2 cadere la bottiglia vuota che si infranse sul pavimento. And\u00f2 nell&#8217;atrio e, con mani tremanti, apr\u00ec il lucchetto che sigillava la rastrelliera porta fucili. Afferr\u00f2 una doppietta, spinse due cartucce in canna e la richiuse. Poi usc\u00ec.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">L&#8217;uomo stava trascinando un sacco di corda lungo il viottolo che portava dalla rimessa alla rete che delimitava la propriet\u00e0. Indossava un vecchio piumino rattoppato e camminava all&#8217;indietro puntellando i talloni sull&#8217;erba umida. Arturo lo guardava a distanza attraverso la rete che circondava le gabbie dei polli, nascosto, vile. Avrebbe voluto intimare a quel bastardo di fermarsi, di lasciar stare i suoi conigli, di lasciarlo in pace. Una volta per tutte. Invece un grumo di saliva dolciastra soffoc\u00f2 l&#8217;urlo che non cacci\u00f2 mai. Le ginocchia si irrigidirono e le palpebre si serrarono per schermare la vista di quelle spalle robuste che gli portavano via la dignit\u00e0. E trattenne il fiato, come a soffocarsi, come a togliere ossigeno a quella parte di cervello che rilascia le emozioni.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">E desider\u00f2 di morire.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Improvvisamente l&#8217;uomo inciamp\u00f2, calpestando per sbaglio un lembo del sacco che racchiudeva uno di quei gracili corpi: le urla dei conigli si fusero in uno strepito straziante, insopportabile. Arturo riapr\u00ec gli occhi. L&#8217;uomo si alz\u00f2 di scatto e cominci\u00f2 a prendere a calci il sacco, grugnendo qualcosa a quei conigli nel tentativo di zittirli. Ma senza riuscirci. Si udiva il crepitare delle costole dei conigli che si spezzavano sotto quella pioggia di calci. Si udivano quelle urla soffocate nel sangue, che a poco a poco sfumavano in gorgoglii rauchi, come il metallo chiuso in una pressa. Il sacco si apr\u00ec, alcuni conigli corsero fuori in cerca di un nascondiglio. Gli altri continuarono ad intonare quel grido di morte.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Poi Arturo spar\u00f2.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Il colpo si piant\u00f2 nel terreno umido, a pochi metri dal ladro, mentre un brivido correva lungo tutto il corpo di Arturo. L&#8217;uomo si ferm\u00f2, alz\u00f2 gli occhi verso quella doppietta fumante e per un breve attimo ci fu silenzio. <span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\">\u00ab<\/span>Sei impazzito, sono solo dei conigli<span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\">\u00bb<\/span>, disse l&#8217;uomo terrorizzato. Arturo sollev\u00f2 la canna del fucile che adesso sembrava molto pi\u00f9 leggero e la punt\u00f2 al volto dell&#8217;uomo. <span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\">\u00ab<\/span>Lasciali e vattene, o ti ammazzo<span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\">\u00bb, disse con voce rauca<\/span>. L&#8217;uomo spost\u00f2 il peso del corpo sui talloni, ma non ebbe la forza di muoversi. <span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\">\u00ab<\/span>Vattene!<span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\">\u00bb<\/span>, grid\u00f2 Arturo, e stavolta la sua voce risuon\u00f2 imponente in quella campagna assopita. Era come se Arturo sentisse la sua voce per la prima volta, ed era bellissima. L&#8217;uomo corse via, senza voltarsi. Arturo rimase a guardarlo, seguendone la traiettoria con il fucile. Quando spar\u00ec dalla sua visuale, raccolse il sacco e trov\u00f2 due conigli con il cranio spaccato.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Arturo si lav\u00f2 le mani sporche si sangue nel lavello della cucina, il fucile poggiato l\u00ec accanto. Stavolta, guardando il proprio riflesso distorto, si vide come non era mai stato: vide un uomo a cui il tempo non aveva solo tolto ma anche donato; vide un uomo che aveva cercato il coraggio per tutta la vita e che adesso sentiva di averlo trovato; vide un uomo. Sentiva di poter ottenere qualsiasi cosa avesse desiderato. Sentiva di essere invincibile. Sorrise, mentre assaporava quella sensazione. Si sedette in veranda, poggiando il fucile sulle ginocchia. La brezza della sera sollevava piccole nuvole di polvere nel cortile. Guard\u00f2 la sedia a dondolo della moglie. Il vento la faceva oscillare. Pens\u00f2 che quando sarebbe tornato Giuseppe, gli avrebbe proibito di sedersi su quella sedia. Avrebbe tenuto il mento alzato, la schiena dritta e, guardandolo negli occhi, gli avrebbe detto: <span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\">\u00ab<\/span>Non sederti l\u00ec. Era di mia moglie<span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\">\u00bb<\/span>. Sorrise soddisfatto a quel pensiero, e si mise ad aspettare.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Quando la macchina di Giuseppe entr\u00f2 nel vialetto, la brezza si era inasprita e faceva sbattere la vecchia porta arrugginita della stalla.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"> \u00ab<\/span>Bistecche al sangue e cicoria ripassata!<span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\">\u00bb<\/span> disse invitante Giuseppe sollevando un sacchetto di plastica sotto il naso di Arturo, il quale, per tutta risposta gli rivolse un sorriso a met\u00e0 fra la provocazione e la condiscendenza. Giuseppe not\u00f2 con un certo fastidio quella strana espressione, ma pass\u00f2 oltre e si avvi\u00f2 in casa. Arturo fece per seguirlo, ma dall&#8217;interno Giuseppe gli grid\u00f2 bonariamente di starsene ancora seduto per un po&#8217;, che gli avrebbe portato una sorpresa. Arturo, rilass\u00f2 le spalle sullo schienale ed esclam\u00f2 con voce sicura: <span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\">\u00abVa bene. <\/span>Ti aspetto!<span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\">\u00bb<\/span>. Sent\u00ec armeggiare dalla cucina, poi il tintinnare di due bicchieri. La porta si apr\u00ec e Giuseppe ne porse uno all&#8217;amico, mentre con l&#8217;altra mano sfoggi\u00f2 una bottiglia di Chianti, lo stesso tipo che Arturo aveva buttato via. <span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\">\u00ab<\/span>Da dan!<span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\">\u00bb<\/span>, esclam\u00f2 Giuseppe, mentre versava quel liquido color sangue nel bicchiere dell&#8217;amico. Arturo rimase pietrificato. Sent\u00ec che quello era il calice della sconfitta, e cap\u00ec che niente era cambiato. Giuseppe raddrizz\u00f2 la bottiglia con gesto abile, senza versare neanche una goccia. Poi riemp\u00ec anche il suo bicchiere e pos\u00f2 la bottiglia a terra. Infine si sedette mollemente sulla sedia a dondolo. <span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\">\u00ab<\/span>Alla salute<span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\">\u00bb<\/span>, esclam\u00f2 sollevando il bicchiere e portandoselo alle labbra.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Arturo lo guard\u00f2 e non disse nulla.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_18776\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"18776\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Arturo Gori, per tutta la vita, era stato un vigliacco. 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