{"id":18654,"date":"2014-04-24T17:18:26","date_gmt":"2014-04-24T16:18:26","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=18654"},"modified":"2014-04-24T17:18:26","modified_gmt":"2014-04-24T16:18:26","slug":"premio-racconti-nella-rete-2014-equilibri-di-luigi-de-rosa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=18654","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2014 &#8220;Equilibri&#8221; di Luigi De Rosa"},"content":{"rendered":"<p>Schiv\u00f2 la bicicletta per un soffio. Il ciclista apparso improvvisamente non si ferm\u00f2, n\u00e9 rallent\u00f2 come se non si fosse accorto del pedone, prosegu\u00ec la sua corsa maleducata inghiottito dalla curva a gomito che si apriva in fondo alla strada asfaltata. &#8221; In controsenso!&#8221; Pens\u00f2 Giulio.<\/p>\n<p>&#8220;I ciclisti pensano che il codice della strada valga solo per gli altri! &#8221; Rimugin\u00f2, accigliato e sconfortato, ma senza urlare contro quell&#8217;idiota, come avrebbe fatto qualsiasi altra persona al suo posto. Aspett\u00f2 che il battito cardiaco ritornasse regolare, quello spavento l&#8217;aveva accelerato maledettamente. Poi quando il nervosismo ebbe lasciato il passo ad una calma rassegnata guard\u00f2 in alto davanti a s\u00e9. Prima della curva, proprio dove il nastro nero della provinciale si restringeva si apriva il sentiero che stava cercando. Acceler\u00f2 il passo in quella direzione non prima di essersi assicurato che lo sconsiderato in bici avesse colleghi al seguito, quindi senza indugiare oltre abbandon\u00f2 la strada.<\/p>\n<p>Il sentiero che conduceva alla baia serpeggiava dapprima in alto fra rocce scoscese per infilarsi deciso in una macchia d\u2019ulivi in fondo al pendio, quindi tornava a precipitare verso il basso trasformandosi in una pietraia polverosa interrotta qua e la da radici infide fatte apposta per piegar caviglie. Ancora un&#8217;ora e sarebbe giunto a Ieranto.<\/p>\n<p>Toss\u00ec, inspir\u00f2 ed espir\u00f2 profondamente, come se fosse stato impegnato in un esercizio di training autogeno. Quindi riprese la passeggiata. Le scarpe da trekking si erano rivelate assai comode anche se molto pi\u00f9 pesanti rispetto a quelle che indossava di solito, i muscoli delle gambe cominciavano a dare segni di indolenzimento. Faticava pi\u00f9 per questo che per l\u2019et\u00e0. Il caldo poi era diventato insopportabile. Vampate di calore intermittenti partivano dalle piante dei piedi per giungere con intensit\u00e0 maggiore alla fronte che doveva detergere dal sudore ogni mezz&#8217;ora, ravviandosi con calma i lunghi capelli grigi unti dal sudore dietro le orecchie con un gesto che ogni volta gli metteva \u00a0malinconia, come se l&#8217;avesse fatto in passato per qualcuno che aveva amato e di cui ora non serbava ricordo. Tir\u00f2 gi\u00f9 la zip del giubbino abbassandola fino a scoprirsi il petto; la t-shirt di sotto, fradicia di sudore, era diventata una seconda pelle. Procedeva con calma armato del vecchio bastone di castagno che si era procurato in una precedente escursione sui Monti Lattari, scudisciava le ortiche e i cespugli che gli si paravano dinnanzi come un cieco un percorso sconosciuto. A met\u00e0 strada del labirinto di cespugli che conduceva alla spiaggia, si sporse da un dirupo tenendosi alla corteccia di un vecchio ulivo. Il mare era calmo, il colore blu cobalto dello specchio d&#8217;acqua al centro della baia si colorava di viola a met\u00e0 per poi stemperarsi in un azzurro sempre pi\u00f9 trasparente prima di giungere spumoso sull&#8217;acciottolato dell&#8217;arenile. A ovest, dove il sole non arrivava ancora con forza, due artisti erano gi\u00e0 alle prese con le pietre. Mezzi nudi, con le spalle rosse come il carapace di un aragosta sembravano sciamani indiani alle prese con un nuovo totem.<br \/>\n&#8220;Rock balancing ?&#8221; si chiese, &#8220;o stone balancing?&#8221;<\/p>\n<p>Era completamente a digiuno di questa nuova disciplina artistica.<\/p>\n<p>Era stato un amico a parlagliene la prima volta.<\/p>\n<p>In Maggio sull&#8217;arenile del piccolo borgo di Seiano a qualche chilometro da dove si trovava ora, nell&#8217;altra Costiera,la Sorrentina, aveva sorpreso Sas\u00e0 mentre era intento a cercare di tenere in equilibrio un grosso masso su una pietra minuscola a sua volta poggiata su un sasso tondeggiante infilato a cuneo nella sabbia. Aveva riso di Sas\u00e0 e di quello che riteneva uno stupido passatempo. Poi quando l&#8217;amico con uno sguardo ascetico e voce serafica aveva cominciato a spiegargli che quello era un esercizio di &#8220;counter balance&#8221; e gli aveva illustrato brevemente la Land Art, si era convinto che c&#8217;era molto di affascinante in quella pratica. Il colpo di grazia l&#8217;aveva avuto digitando in Google il nome di &#8220;Bill Dan&#8221; rimanendo basito davanti alle foto delle creazioni artistiche dell&#8217;americano e di quei gabbiani nella baia di San Francisco che ne sfidavano il miracoloso equilibrio.<br \/>\nGiunse sulla spiaggia dopo pochi minuti. Si guard\u00f2 intorno, indeciso sul da farsi. &#8220;Gli indiani&#8221; in fondo alla spiaggia lo salutarono sventolando i cappellini che si erano decisi ad indossare per sopravvivere al sole che alto nel cielo cominciava a divorare i colori della terra con ingordigia, trasformando in bianco quello che prima era grigio, in grigio quello che prima era verde, in verde quello che prima era vivo.<\/p>\n<p>&#8220;E&#8217; la pietra che ti sceglie&#8221; gli echeggi\u00f2 nella testa il consiglio di Sas\u00e0. Lasci\u00f2 quindi che lo sguardo vagasse senza meta per l&#8217;intera spiaggia. Un gatto selvatico qualche metro pi\u00f9 avanti rincorreva qualcosa fra i ciottoli. Saltellava, annusava e scavava incessantemente. \u00a0Lo raggiunse. &#8220;A ecco cosa ti eccita tanto!&#8221;<\/p>\n<p>In mezzo alle pietre un granchio entrava e usciva dai pertugi schivando gli artigli del felino. Giulio si chin\u00f2 e raccolse proprio una delle grosse pietre che erano servite da nascondiglio al crostaceo che nel frattempo era sparito altrove.<br \/>\nLa studi\u00f2 con attenzione, era lunga e grossa quanto il suo avambraccio, un parallelepipedo quasi perfetto se non fosse stato spaccato alla base come un uomo privo di una gamba, mentre al centro aveva tante piccole venature nere, sembrava una torre diroccata con migliaia di feritoie. &#8220;Pas p\u00e5!&#8221; (Attenzione) la voce di Stephan gli giunse dal nulla. Gli gir\u00f2 la testa. Si tenne al bastone per non cadere. Lasci\u00f2 rotolare il sasso che and\u00f2 a conficcarsi in un buco ai suoi piedi rimanendo dritto, mentre il gatto miagolando scappava via. Inspir\u00f2 ed espir\u00f2, davanti a s\u00e9 la spiaggia non c&#8217;era pi\u00f9, si era trasformata in un prato verde, al centro, un laghetto dove svettavano torri e castelli circondati da casette coloratissime. Tutto era costruito a misura di bambino, con mattoncini di plastica. Stephan era alla guida di un&#8217;automobilina gialla, di quelle elettriche e chiedeva pista libera ma lui, il gigante buono, gli ostruiva il passaggio.<\/p>\n<p>&#8220;Pas p\u00e5!&#8230;. Pas p\u00e5!&#8230; Pas p\u00e5!&#8221;?<\/p>\n<p>Giulio come allora si spost\u00f2, lasciando che il fantasma del figlio passasse oltre, raggiungesse gli altri piccoli ospiti di Legoland.<br \/>\n&#8220;Perch\u00e9 i pensieri sono sempre prodotti plasmati&#8230; manipolati. Sono gli scarti del nostro s\u00e9, ci\u00f2 che educazione, cultura e religione ci hanno portato a dover essere. Ma anche ricordi sedimentati di ci\u00f2 che siamo stati e non siamo pi\u00f9. Inutili zavorre&#8230; Per questo da che esiste l\u2019uomo la saggezza non sta nel mondo del pensiero razionale, ma in un mondo sottostante guidato dai centri pi\u00f9 antichi del nostro encefalo. Un mondo a cui si accede e con cui si entra in relazione non con le parole, ma con le sensazioni, con i messaggi provenienti dai nostri cinque sensi. Bisognerebbe imparare ad accedere a questo mondo con costanza ogni giorno. Quando varchi la soglia, ti lasci alle spalle cultura,strutture e sovrastrutture apprese e sedimentate durante la socializzazione, entri finalmente in contatto con l&#8217;essenza del tuo esistere. Vieni\u00a0 svuotato dai dolori e dalle gioie, concetti riduttivi di quello che \u00e8 il <i>qui ed ora<\/i>. Quello che si prova dopo aver realizzato uno stone balancing non si pu\u00f2 spiegare a parole, lo si pu\u00f2 solo sperimentare di persona dopo averne capito l\u2019essenza&#8221;. Le parole di Sas\u00e0 che gli erano tornate in mente all&#8217;improvviso lo frastornarono come un tuono a ciel sereno.<\/p>\n<p>Dopo pochi istanti Giulio torn\u00f2 in s\u00e9 e guard\u00f2 in basso il sasso profondamente conficcato nella sabbia. S&#8217;inginocchi\u00f2 e raccolse una pietra tonda come un uovo che era sotto i suoi piedi senza un\u2019apparente ragione, quindi tent\u00f2 pi\u00f9 volte di tenerla dritta e perpendicolare sulla sommit\u00e0 del sasso incuneato, fallendo miseramente tutte le volte. Sbuff\u00f2 e, sconfitto, lasci\u00f2 per l&#8217;ennesima volta che la pietra scivolasse gi\u00f9. Alla fine si distese sull&#8217;acciottolato, braccia piegate dietro la nuca, insegu\u00ec in alto il volo di un gabbiano solitario perdersi nel deserto azzurro.<\/p>\n<p>Neanche una nuvola in cielo. &#8220;Proprio come allora&#8221;.<\/p>\n<p>Una lacrima, una sola, partorita dall&#8217;occhio destro gli scivol\u00f2 lungo la guancia poi, a met\u00e0 percorso, pieg\u00f2 in direzione del lobo dell&#8217;orecchio e spar\u00ec in mezzo ai capelli. Si tir\u00f2 su, afferr\u00f2 la pietra a forma d&#8217;uovo a la pose sulla base, la pietra stavolta rimase verticale. Davanti a lui ancora una volta la realt\u00e0 spar\u00ec per trasformarsi nel lampeggiante di un furgone bianco con una lunga striscia verde sulla fiancata che al centro aveva stampata la parola &#8220;Politi&#8221;. Pi\u00f9 in l\u00e0 Hannah era piegata sul corpo di un ragazzo disteso sull&#8217;asfalto insanguinato. Un uomo in divisa gli parlava, ma lui dopo trent&#8217;anni che era vissuto in quel posto (l&#8217;avvertiva con frustrante certezza nel sogno ad occhi aperti) non capiva, non riusciva a tradurre in italiano la lingua del poliziotto, il Danese.<\/p>\n<p>&#8220;Italiano&#8221; balbett\u00f2, &#8220;sono italiano&#8230;quella \u00e8 mia moglie, mio figlio&#8230;&#8221; Il poliziotto lo guardava come si guarda un pazzo &#8211; il dolore veste tutto di pazzia.<br \/>\nStephan era partito da Odense alle 9:00, aveva salutato la ragazza che lavorava come figurante nel Museo dedicato a Hans Christian Andersen, in bicicletta avrebbe raggiunto Faborg, l\u00ec l&#8217;aspettavano gli amici per il solito giro domenicale intorno all&#8217;isola. Un motociclista ubriaco non aveva rispettato lo stop, l&#8217;aveva preso in pieno. La bicicletta era ridotta a un mucchio di ferro inservibile e lui&#8230;<\/p>\n<p>&#8220;Quella \u00e8 mia moglie&#8221;. Un sergente si avvicin\u00f2 al poliziotto che lo interrogava inutilmente, gli fece segno di seguirlo. Hannah era piegata sul corpo di Stephan come la Madonna della Piet\u00e0 di Michelangelo.<br \/>\n&#8220;Sta dormendo&#8230;ora si sveglia&#8221;, fu la prima cosa che pens\u00f2. Fu quello che voleva stesse realmente accadendo davanti ai suoi occhi di padre, perch\u00e9 il dolore era immenso. L&#8217;immagine di un tornado che sradica una quercia dalla terra come un fuscello non rende l&#8217;idea di quello che provava in quel momento. Nessun immagine pu\u00f2 illustrare il dolore che si prova nel vedere un figlio morto.<\/p>\n<p>&#8220;C&#8217;erano una volta venticinque soldati di stagno, tutti fratelli tra loro perch\u00e9 erano nati da un vecchio cucchiaio di stagno. Tenevano il fucile in mano, e lo sguardo fisso in avanti, nella bella uniforme rossa e blu. La prima cosa che sentirono in questo mondo, quando il coperchio della scatola in cui erano venne sollevata, fu l&#8217;esclamazione: &#8220;Soldatini di stagno!&#8221; gridata da un bambino che batteva le mani; li aveva ricevuti perch\u00e9 era il suo compleanno, e li alline\u00f2 sul tavolo&#8230;&#8221; <b>*<\/b><\/p>\n<p>Adesso le lacrime erano tante e scendevano a cascata sulle guance glabre, sbattute qua e l\u00e0 dai singhiozzi. Ma Giulio continuava a raccontare la fiaba \u2026<\/p>\n<p>&#8220;I soldatini si assomigliavano in ogni particolare, solo l&#8217;ultimo era un po&#8217; diverso: aveva una gamba sola perch\u00e9 era stato fuso per ultimo e non c&#8217;era stato stagno a sufficienza! Comunque stava ben dritto sulla sua unica gamba come gli altri sulle loro due gambe e proprio lui ebbe una strana sorte&#8230;&#8221;<br \/>\n??<\/p>\n<p>Abbracci\u00f2 Hannah e tutti e due si strinsero a quel corpo freddo&#8230;&#8221;<\/p>\n<p>In quel mentre uno dei bambini pi\u00f9 piccoli prese il soldatino e lo gett\u00f2 nella stufa?&#8230;&#8221;<\/p>\n<p>Accarezz\u00f2 quei capelli bruni come aveva fatto da sempre per tutti quei brevissimi sedici anni. Prese delicatamente una ciocca ribelle , che neanche la morte aveva vinto, riponendola dietro l&#8217;orecchio sinistro per scoprirgli la fronte ampia e bianca&#8230;come se avesse ancora senso questo gesto.<\/p>\n<p>\u201cIl soldatino vide una gran luce e sent\u00ec un gran calore, era insopportabile, ma lui non sapeva se era proprio la fiamma del fuoco o quella dell&#8217;amore&#8230;&#8221;<\/p>\n<p>Gli baci\u00f2 la fronte era fredda, maledettamente fredda&#8230;&#8221;<\/p>\n<p>&#8220;Il soldatino guard\u00f2 la fanciulla e lei guard\u00f2 lui, e lui si sent\u00ec sciogliere, ma ancora teneva ben stretto il fucile sulla spalla&#8221;.<\/p>\n<p>Sent\u00ec la barella dei paramedici avvicinarsi , si volt\u00f2 disperato, sul lettino c&#8217;era un sacco, quello dove mettono i morti.<\/p>\n<p>&#8220;NOOO&#8221;<\/p>\n<p>Era Hannah che moriva, perch\u00e9 una madre non sopravvive ad un figlio, muore ogni giorno che gli \u00e8 concesso dopo di lui.<\/p>\n<p>Crocifissa.<\/p>\n<p>&#8220;Intanto una porta si spalanc\u00f2 e il vento afferr\u00f2 la ballerina che vol\u00f2 come una silfide proprio nella stufa vicino al soldatino. Spar\u00ec con una sola fiammata, e anche il soldatino si sciolse completamente&#8230;&#8221;<\/p>\n<p>Un rumore di pietre.<\/p>\n<p>Giulio ritorn\u00f2 in s\u00e9.<\/p>\n<p>Il Gatto.<\/p>\n<p>Vide il gatto selvatico che aveva ripreso ad inseguire il granchio. Si asciug\u00f2 il viso. Raccolse una pietra piatta di colore ramato che aveva dietro la schiena e l&#8217;appoggi\u00f2 sulla pietra ovale. I sassi rimasero tutti e tre in equilibrio. Il sasso in alto sembrava proprio un cuore&#8230;<\/p>\n<p>&#8220;Quando il giorno dopo la domestica tolse la cenere, del soldatino trov\u00f2 solo il cuoricino di stagno, della ballerina il lustrino tutto bruciacchiato e annerito&#8221;.<\/p>\n<p>In piedi sul bagnasciuga guardava la sua ombra dondolare fra le onde. Erano passati vent&#8217;anni dalla disgrazia. Aveva imparato a conviverci per sopravvivere e per sopravvivere alla fine si erano separati lui e Hannah. Chiss\u00e0 perch\u00e9 quando muore un figlio alcune coppie si allontanano.<br \/>\nCome se si dessero la colpa anche se colpevoli non ce ne sono.<br \/>\nO ci si allontana per dimenticare in fretta? Si passa lo straccio sulla lavagna della vita e si ricomincia a scrivere ignorando volutamente le fenditure nell&#8217;ardesia.<br \/>\nRicord\u00f2 una scritta sotto un quadro di Andersen esposto a Odense : &#8220;Limitarsi a vivere non \u00e8 abbastanza. C&#8217;e bisogno del sole, della libert\u00e0 e di un piccolo fiore&#8221;.<br \/>\nSi guard\u00f2 intorno, indugi\u00f2 con lo sguardo su di un grappolo di ginestre abbarbicate sulla parete rocciosa alla sua sinistra che luccicavano sotto i raggi del sole di mezzod\u00ec.<br \/>\n&#8220;Sai cos&#8217;\u00e8 questo?&#8221; Il ricordo di Sas\u00e0 seduto di fronte a quello che per lui era un mucchio di pietre accatastate si fece spazio in mezzo alla sua disperazione.<br \/>\n&#8220;E&#8217; un inukshuk?&#8221; , continu\u00f2 il miraggio acustico, &#8220;una costruzione in pietra che adoperano gli Yup&#8217;ik come punto di riferimento nel deserto artico. I cacciatori di queste trib\u00f9 dell&#8217;Alaska centrale per non perdersi nella tundra costruiscono queste piramidi di pietra. Nella vita dovremmo imparare a costruire i nostri inukshuk. Dolori e gioie dobbiamo imparare a impilarli proprio come si fa con queste pietre, ci faranno da punto di riferimento quando ci toccher\u00e0 attraversare i momenti di pura disperazione nella nostra solitudine esistenziale, ma dovremo imparare anche ad andare oltre. Ogni inukshuk mentale deve sempre essere anche un punto di partenza per un nuovo percorso di vita&#8221;.<\/p>\n<p>Giulio guard\u00f2 per l&#8217;ultima volta la sua costruzione di pietre, fu allora che il gatto rincorrendo nuovamente il granchio urt\u00f2 il parallelepipedo facendo crollare le tre pietre.<\/p>\n<p>La nostra vita \u00e8 sempre in equilibrio effimero. Bisogna comprenderla questa verit\u00e0, bisogna accettarla e avere il coraggio di continuare.<\/p>\n<p>S\u00ec<\/p>\n<p>Continuare ad impilare questi brevi momenti di esistenze uniche.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><b>*<\/b> I passi riportati tra le virgolette sono tratti dalla fiaba<\/p>\n<p>&#8220;Il tenace soldatino di stagno&#8221; di Hans Christian Andersen<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_18654\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"18654\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Schiv\u00f2 la bicicletta per un soffio. Il ciclista apparso improvvisamente non si ferm\u00f2, n\u00e9 rallent\u00f2 come se non si fosse accorto del pedone, prosegu\u00ec la sua corsa maleducata inghiottito dalla curva a gomito che si apriva in fondo alla strada asfaltata. &#8221; In controsenso!&#8221; Pens\u00f2 Giulio. &#8220;I ciclisti pensano che il codice della strada valga [&hellip;]<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_18654\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"18654\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"author":4299,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[147],"tags":[],"class_list":["post-18654","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-premio-racconti-nella-rete-2014"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/18654"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/4299"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=18654"}],"version-history":[{"count":4,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/18654\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":18672,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/18654\/revisions\/18672"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=18654"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=18654"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=18654"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}