{"id":18429,"date":"2014-04-07T18:50:52","date_gmt":"2014-04-07T17:50:52","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=18429"},"modified":"2014-04-08T11:05:25","modified_gmt":"2014-04-08T10:05:25","slug":"premio-racconti-nella-rete-2014-la-donna-che-doveva-morire-di-francesco-cale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=18429","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2014 &#8220;La donna che doveva morire&#8221; di Francesco Cal\u00e8"},"content":{"rendered":"<p>Sollev\u00f2 gli occhi affaticati dalle carte ordinatamente disposte sul suo scrittoio. Su quelle carte, a malapena illuminate dal fioco chiarore della candela che si consumava affianco a lui, aveva appena finito di fissare, con la sua grafia precisa, nitida, meticolosa, quella verit\u00e0 che lo tormentava. Una verit\u00e0 che gli era cresciuta dentro, in tutti quegli anni, come un corpo estraneo, come una materia oscura, e di cui aveva dovuto infine prendere atto con sofferenza e a disagio.<br \/>\nUn disagio che ora si mischiava e si confondeva con l\u2019orgoglio della grande opera che stava per portare a compimento. In questo orgoglio, i suoi tormenti trovavano pace e giustificazione. Tutti i suoi dubbi, le sue incertezze, si trasfiguravano, per essere illuminati di una luce nuova. La luce eterna del bello, del buono, del giusto.<br \/>\nFu nello splendore di questa luce, pi\u00f9 forte, pi\u00f9 potente della tenue fiammella della candela che stava ormai per finire di bruciare, che rilesse quello che aveva scritto. Conveniva che quella donna morisse.<br \/>\nQuesta la verit\u00e0 che lo perseguitava. Ma era appunto, e lui ne era consapevole, la verit\u00e0. E della verit\u00e0 lui aveva deciso di essere umile e scrupoloso servitore. Per essere illuminato anche lui, negli anni e nei secoli a venire, del fulgore di quella luce. La luce che da tempo si era prefissato di seguire sempre e comunque, con studio, con pazienza, con determinazione.<br \/>\nEra la luce che richiedeva la morte di quella donna. La luce ne aveva stabilito la necessit\u00e0. Per la maggior gloria sua, certamente. Ma anche per la gloria della donna. Che sarebbe stata sottratta definitivamente alla meschinit\u00e0 delle caduche e corruttibili cose terrene. All\u2019inevitabile deteriorarsi dei corpi. Sarebbe stata rapita alle impurit\u00e0 del mondo, per essere innalzata ai cieli limpidi della perfezione. Affinch\u00e9 ci\u00f2 si potesse compiere, ella doveva morire.<br \/>\nE ad accompagnarla verso questa morte ineludibile, necessaria, doveva essere lui. Lui, consapevole depositario di una mente superiore che da sempre lo distingueva dalla massa rozza e volgare che incosciente e cieca gli si dibatteva attorno, a calcare insolente la sua stessa terra, le sue stesse strade. Lui, che dietro l\u2019apparente casualit\u00e0 con cui le vicende umane si intrecciavano e si aggrovigliavano, dietro l\u2019oscurit\u00e0 e il caos, sapeva intravedere l\u2019ordine prefissato, le leggi immodificabili che scandiscono il ritmo e l\u2019armonia dell\u2019universo.<br \/>\nLui, che quella donna l\u2019aveva amata e l\u2019amava. E che avrebbe continuato ad amarla. Per l\u2019eternit\u00e0.<br \/>\nL\u2019aveva incontrata, per la prima volta, quando avevano entrambi nove anni. Nove anni e tre mesi lei, nove anni e nove mesi lui, per la precisione. Due bambini. Due anime innocenti, inconsapevoli. Ma nell\u2019inconsapevolezza della sua anima, a partire da quell\u2019incontro, si era stabilito e aveva preso a crescere quel pensiero fisso, oppressivo, tirannico. Il pensiero di lei, della sua immagine incontaminata, pura, candida. Il pensiero del proprio amore per lei. Un amore a cui aveva giurato silenziosa fedelt\u00e0, con la determinazione che gi\u00e0 lo guidava, in quell\u2019et\u00e0 in cui gli altri fanciulli pensano a baloccarsi con trastulli puerili e ingenui. Un amore che, lui lo sapeva, doveva essere pieno, assoluto, totalizzante.<br \/>\nE dunque aveva lasciato che il proprio nobile spirito venisse invaso e occupato dall\u2019amore. Un amore che avrebbe condizionato i suoi gesti, i pensieri, i comportamenti, negli anni a venire. Quei lunghi anni in cui le loro strade non si erano pi\u00f9 incrociate e le loro vite si erano svolte distanti. Ma l\u2019immagine di lei era sempre l\u00ec, sempre presente, a guidare i suoi passi. A ispirare la sua condotta e il suo contegno.<br \/>\nL\u2019avrebbe rivista solo nove anni dopo il loro primo incontro. Splendida. Solenne e al contempo delicata. Vestita di quell\u2019abito bianco e scortata da due donne pi\u00f9 anziane di lei, ai due fianchi, ad accompagnarne il cammino. Era stato il caso, il destino o la luce dell\u2019amore che aveva voluto che quel pomeriggio entrambi percorressero la stessa strada? Camminavano l\u2019uno verso l\u2019altra, venendosi incontro. Poi, il fugace incrocio dei loro corpi e dei loro sguardi. Il saluto cortese di lei. Le labbra che si schiudevano a sussurrare, al suo indirizzo, \u201cbuongiorno\u201d.<br \/>\nLa prima e unica parola che lei gli avrebbe mai rivolto. Una parola sola, che era bastata a stordirlo. Colmato dalla dolcezza di quella parola, ubriaco del suo sapore, aveva dovuto correre a casa, a rinchiudersi nella propria solitudine. In quella solitudine, era piombato in un languido sonno, in cui era venuta a fargli visita una visione terribile e insieme soave.<br \/>\nUna nebbia rossa come il fuoco aveva riempito la sua stanza. Da quella nebbia era emersa una figura splendente, spaventevole, magnifica. In quell\u2019essere bello e tremendo, lui aveva riconosciuto il proprio signore e padrone. Le braccia stese di fronte a s\u00e9, a sorreggere le membra inerti e abbandonate di una donna nuda, avvolta in un drappo color del sangue, dormiente. La donna della sua vita. Colei che gli aveva generosamente concesso quella parola salvifica, quel \u201cbuongiorno\u201d.<br \/>\nLa creatura, terrifica e sublime, aveva continuato a reggere con un braccio la donna priva di sensi. Aveva sollevato l\u2019altro braccio, a mostrare la massa carnosa e sanguinolenta che stringeva nella mano. Un cuore umano, vivo, pulsante, fiammeggiante.<br \/>\nLa donna si era ridestata. Atterrita, supplicante, lo aveva guardato e poi aveva guardato la creatura che continuava a tenerla stretta. Questa l\u2019aveva costretta a cibarsi, pezzo dopo pezzo, di quel cuore. Lui non aveva potuto fare altro che assistere, attonito e impotente, allo spettacolo della donna che, tra lacrime, singhiozzi e implorazioni, mandava gi\u00f9 un boccone dopo l\u2019altro di quell\u2019orrido pasto.<br \/>\nSi era svegliato di colpo, all\u2019improvviso, a scappare via da quel sogno. Un sogno che gli aveva lasciato addosso una sensazione di ansia e di inquietudine che l\u2019avrebbe accompagnato nei giorni successivi. Quella sensazione, pian piano, inesorabilmente, era destinata a trasformarsi in un pensiero, un\u2019idea, prima timida, appena accennata, poi sempre pi\u00f9 chiara, solida, definitiva. L\u2019idea dell\u2019amore. L\u2019idea della morte.<br \/>\nPer sottrarsi alla spietata e dispotica ineluttabilit\u00e0 di quell\u2019idea, aveva cercato di nascondersi dalla luce. La luce che continuava a provenirgli dall\u2019immagine della sua donna. Da quell\u2019immagine aveva provato a fuggire, corteggiando le altre. Altre donne, a cui aveva dedicato attenzioni e aveva tributato interesse. Un interesse insistente, petulante, a volte irriguardoso. Di questi suoi atteggiamenti sfacciati, lei, la donna, era venuta ad avere notizia. Per questo, non lo avrebbe mai pi\u00f9 salutato. Non gli avrebbe pi\u00f9 rivolto quel soave e ubriacante \u201cbuongiorno\u201d.<br \/>\nMa l\u2019idea, prepotente e imperiosa, era tornata a fargli visita. Era tornata ad insediarsi nel suo cuore e nella sua mente, per avere conferma e suggello quando quella donna, la donna, era andata in sposa a un altro. Un banchiere. Uno dei notabili pi\u00f9 in vista e pi\u00f9 influenti della citt\u00e0. Quella citt\u00e0 dal grande e virtuoso passato, che ora, nel misero e gretto presente, rinserrava i propri sogni e le proprie aspirazioni nelle cassette delle banche e poggiava la propria presunzione di nobilt\u00e0 sugli ori e sui denari.<br \/>\nA tanta rozza e bruta materialit\u00e0 la donna, la sua donna, doveva essere sottratta, per essere elevata a gloria imperitura. Lo richiedeva l\u2019ordine superiore delle cose. Ne aveva avuto certezza quando lei si era ammalata: la vicinanza di quell\u2019uomo, la grettezza di quella banale e insignificante unione matrimoniale, la consumavano, la facevano deperire.<br \/>\nE aveva avuto altres\u00ec certezza che doveva essere lui l\u2019artefice e il motore terreno di quel piano, un piano necessario perch\u00e9 tassello di un disegno pi\u00f9 ampio, quando la famiglia della donna si era rivolta a lui perch\u00e9 confezionasse i preparati e i rimedi prescritti dalla scienza medica, che avrebbero dovuto procurarle salvezza e salute.<br \/>\nE invece, in quelle misture, piano piano, a poco a poco, lui stava confezionando la morte. Una morte lenta, dolce, ineluttabile.<br \/>\nLa morte di cui egli aveva finalmente riconosciuto l\u2019esigenza e la doverosit\u00e0. L\u2019aveva scritto, per avere fissata di fronte a s\u00e9, nella tangibile e concreta corporeit\u00e0 della carta e dell\u2019inchiostro, la necessit\u00e0 di quell\u2019opera. La grande opera. Quelle parole, le sue parole, quelle con cui aveva attestato che \u201cconveniva\u201d che la donna morisse, stavano a ricordargli e a tener ferma la meta.<br \/>\nLa donna sarebbe stata strappata a questo mondo, alle miserie della vita mortale, all\u2019imperfezione dei corpi. Sarebbe scomparsa all\u2019angusto e confuso presente di quella citt\u00e0, per rifulgere della luce dell\u2019eternit\u00e0.<br \/>\nQuell\u2019eternit\u00e0 di cui avrebbe goduto anche lui. L\u2019eternit\u00e0 che avrebbe declamato nei versi e nelle terzine del poema che ancora doveva apprestarsi a scrivere, ma che aveva gi\u00e0 tutto chiaro e nitido nella mente. Il poema che avrebbe reso immortali, nei secoli futuri, il proprio nome e quello della donna.<br \/>\nLa donna che per tutti era Bice. Bice, la figlia di Folco Portinari. Bice, la moglie di Simone de\u2019 Bardi.<br \/>\nQuella che per lui era e sarebbe sempre stata Beatrice.<br \/>\nEra immerso in questi pensieri di beatitudine e di gloria, quando fu riscosso dal clangore metallico immediatamente dietro la sua porta, e da quell\u2019urlo. \u201cAprite! In nome del Comune di Firenze, vi intimo di aprire!\u201d.<br \/>\nSorpreso, intimorito, si lev\u00f2 in piedi, incerto sul da farsi. La porta in legno rimbomb\u00f2 di due, tre urti consecutivi. Sotto quei colpi secchi e decisi, il debole uscio cedette. A quello schianto, si rivel\u00f2 la figura del Bargello. Dietro di lui, tre uomini in armi. Due con le spade sguainate. Il terzo che reggeva una lanterna.<br \/>\nSi scherm\u00f2 il volto con una mano, a proteggersi da quella luce che impietosa gli veniva puntata addosso, mentre il Bargello, autoritario, proclamava \u201cMesser Durante degli Alighieri, nel nome del Popolo e della Citt\u00e0 di Firenze, vi dichiaro mio prigioniero per il tentato veneficio ai danni di Monna Bice Portinari, maritata a Simone de\u2019 Bardi!\u201d.<br \/>\nConfuso, cerc\u00f2 di afferrare la spada che aveva al fianco. Non glie ne dettero il tempo. Due uomini, sicuri, risoluti, lo afferrarono.<br \/>\nLo portarono via mentre urlava \u201cnon potete! La mia opera! La mia grande opera!\u201d.<br \/>\n\u201cDi quale grande opera andava blaterando quel folle?\u201d, chiese uno degli armati al Bargello, che si era portato di fronte allo scrittoio ingombro di carte.<br \/>\nIl capo dell\u2019autorit\u00e0 di polizia scroll\u00f2 le spalle, dette un\u2019occhiata rapida e sprezzante a quel cumulo di scritti, e rispose \u201cvallo a sapere. Si \u00e8 sempre piccato di essere un poeta. Un grande poeta. Ma dubito che qualcuno ci abbia mai capito un granch\u00e9 dei suoi versi. Un mucchio di incomprensibile ciarpame\u201d. Poi, con una manata brusca, spazz\u00f2 via l\u2019ammasso di fogli.<br \/>\nL\u2019altro, con un sorriso di scherno, osserv\u00f2 \u201cne potr\u00e0 scrivere ben poche di poesie, ora\u201d.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_18429\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"18429\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sollev\u00f2 gli occhi affaticati dalle carte ordinatamente disposte sul suo scrittoio. 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