{"id":18408,"date":"2014-04-06T19:04:21","date_gmt":"2014-04-06T18:04:21","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=18408"},"modified":"2014-04-06T19:04:21","modified_gmt":"2014-04-06T18:04:21","slug":"premio-racconti-nella-rete-2014-testa-di-donna-di-claudileia-lemes-dias","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=18408","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2014 &#8220;Testa di donna&#8221; di Claudileia Lemes Dias"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: left;\" align=\"center\"><b><span class=\"Apple-style-span\" style=\"font-weight: normal;\">L\u2019autobus a due piani, graffitato lateralmente con scritte in arabo, si aren\u00f2 in mezzo all\u2019ingorgo di macchine colorate che adornavano il lungotevere.<\/span><\/b><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Nel lungo serpentone di veicoli, nervoso, rumoroso, ma quasi immobile, si trovava il piccolo Dario, rassegnato su di un autobus a due piani giallo e con una colossale scritta: ROMA CRISTIANA. In quel momento, era troppo concentrato su i suoi piedini gonfi perch\u00e9 la sua neofita mente comprendesse il significato di quell\u2019accostamento.<\/p>\n<p>Preparandosi mentalmente a gettarsi a terra, senza per\u00f2 farsi troppo male. Con una vocetta decisa esclam\u00f2:<\/p>\n<p>\u00abVoglio andare a casa!\u00bb.<\/p>\n<p>\u00abTesoro, per favore, ne mancano solo altre tre\u2026\u00bb rispose la mamma, utilizzando per\u00f2 le parole sbagliate, poich\u00e9 quelle giuste le aveva gi\u00e0 sprecate tutte. Cerc\u00f2 nuovamente di consolare il figliuolo anche se l\u2019indicatore di pazienza avvertiva che la saliva era oramai in riserva.<\/p>\n<p>\u00abNe abbiamo viste dieci! Sono stanco e poi sono tutte uguali!\u00bb.<\/p>\n<p>\u00abCucciolo, non sono tutte uguali! Poi andiamo da McDonald\u2019s, dai!\u00bb intervenne il padre, trattenendo tra i denti una sequela di parolacce e preparandosi psicologicamente alla nota tragedia greca cui avrebbe assistito da l\u00ec a poco, con Dario come protagonista che caracollava a terra come un pacco di patate caduto da un edificio di cinque piani e che apriva le fontane degli occhi, tra urla e singhiozzi, come un maialino pronto al macello, mentre le persone attorno guardavano lui e la moglie, Francesca, come dei sadici torturatori.<\/p>\n<p>Da grande attore, formatosi con il metodo Stanislavskij, Dario non voleva deludere babbo e mamma privandoli del loro spettacolo quotidiano. Aveva per l\u2019occasione preparato un tiptap preliminare degno di Gene Kelly, accompagnato da un muso che si gonfiava e sgonfiava ritmicamente fino a modulare degli acuti vocali da grande tenore.<\/p>\n<p>Bisogna dargli atto che aveva provato di tutto per distrarsi: si era arrampicato sulle statue, aveva toccato i dipinti per far attivare l\u2019allarme, asperso di acqua benedetta tutti i bambini, fatto rumore con le scarpe nel bel mezzo di una funzione religiosa e spento le candele votive fingendo un clamoroso starnuto. Cio\u00e8, tutto quello che un qualsiasi bambino di nove anni con tanta voglia di tastare il mondo aveva, secondo la sua filosofia, il \u201cdiritto\u201ddi fare.<\/p>\n<p>Purtroppo, la sua presunta iperattivit\u00e0, anzich\u00e9 essere decifrata, veniva imprigionata in un acronimo della migliore tradizione statunitense ed enfatizzata con disinvoltura in un problema pronto per essere curato da scienziati.<\/p>\n<p>Qualche volta gli aveva fatto comodo questa sua condizione perch\u00e9 i genitori, pur di evitare le sue scenate, gli facevano concessioni pi\u00f9 del dovuto. Una volta a settimana andava dalla psicologa, tanto per non deluderli, poich\u00e9 provavano una curiosa soddisfazione nel confrontarsi con le altre famiglie e raccontare il martirio quotidiano a cui venivano sottoposti.<\/p>\n<p>E cos\u00ec il piccolo Dario, pur di farsi diagnosticare una sindrome qualunque, smise di vedere la TV, di giocare con i gameboy e picchi\u00f2 il suo vicino di banco perch\u00e9 lo chiamava \u201cCarota\u201d.<\/p>\n<p>Tutto sommato, dopo tanti sforzi del giovane fantasista, la psicologa sentenzi\u00f2:<\/p>\n<p>\u00abADHD, Attention Deficit Hyperactivity Disorder\u00bb, pronunciandolo con una solennit\u00e0 paragonabile solo allo sfoggio del suo inglese imparato con il corso avanzato comprato all\u2019edicola sotto casa.<\/p>\n<p>Tradotto in italiano voleva dire che il loro figlio era un noioso al quadrato, con grande probabilit\u00e0 di diventare un fallito, un perdente, insomma, un completo disastro nell\u2019ambito scolastico, sociale e familiare. Nemmeno Nostradamus avrebbe potuto prevedere un futuro cos\u00ec catastrofico, ma la intailleurata psicologa s\u00ec, grazie alle scoperte americane in campo farmaceutico aveva pronta anche la cura con le nuove pillole \u201cZombie\u201d.<\/p>\n<p>Solo Dario conosceva il vero motivo per cui andava alle sedute terapeutiche. Non ci avrebbe mai rinunciato, per nessuna playstation al mondo, a percorrere quel tratto di strada che separava la casa dallo studio medico tenendo la mano del padre. Lui, sempre intento a nuotare nei propri pensieri e sempre attaccato all\u2019inseparabile telefonino, in quel piccolo tragitto, forse spinto dalla consapevolezza della propria assenza nella crescita del figlio, accennava la sua migliore stretta riparatrice.<\/p>\n<p>Oramai l\u2019attimo di gloria di Dario era arrivato, la scenografia era perfetta e la sceneggiatura imparata a memoria.<\/p>\n<p>Non rimaneva altro che battere il ciak per combinare il pi\u00f9 gran casino che le societ\u00e0 dei pullman turistici romani avessero mai assistito.<\/p>\n<p>\u00abDario, guarda, nessuno degli altri bimbi si lamenta!\u00bb, gli fece inutilmente notare il padre.<\/p>\n<p>Dario guard\u00f2 e vide, come in uno specchio, visi infantili annoiati e stanchi, che avevano necessit\u00e0 urgente di un letto senza per\u00f2 il coraggio di farsi portavoce di un diritto inalienabile, come previsto anche dalla Convenzione del Fanciullo, e cio\u00e8 essere bambini nell\u2019et\u00e0 e nelle azioni.<\/p>\n<p>Il padre, prima di passare al piano B di BASTA! cercava di minare la sicurezza del ragazzo il quale credeva di essere investito da un suffragio del popolo dei fanciulli. Nel piano B il padre diventava rosso, proprio come Dario, ma non si buttava a terra, si limitava a ripetere la parola \u201cbasta\u201d e a ruotare gli occhi in senso orario ed antiorario, come se vedesse una squadriglia di mosche girarli dintorno. A volte alzava la mano minacciando uno schiaffo e inseguendolo per tutta la casa, pur sapendo che il ceffone non sarebbe mai arrivato a destinazione, timoroso di una chiamata al telefono blu.<\/p>\n<p>Dario, alla ricerca di un\u2019ultima approvazione da parte degli altri bambini, si imbatt\u00e9 nello sguardo di una ragazzina della sua et\u00e0 che si trovava nell\u2019altro autobus, quello con le scritte in arabo e che, da quasi quindici minuti, era fermo nell\u2019ingorgo accanto al suo pullman.<\/p>\n<p>La bambina aveva dei grandi occhi scuri, sorridenti e pieni di energia, i capelli, nascosti da un velo giallo che contrastava con la pelle del viso lievemente brunita. Pens\u00f2 che dovevano essere castani e molto mossi.<\/p>\n<p>La prima tempesta di lacrime che Dario aveva faticosamente preparato si ferm\u00f2, nascondendosi al disotto delle cornee.<\/p>\n<p>Il sistema nervoso centrale gli invi\u00f2 un telegramma urgente: \u201cNo brutte figure.<\/p>\n<p>Bimba bella ti guarda\u201d. Dimentic\u00f2 il padre, la madre e il dolore ai piedi, l\u2019incompresa arte millenaria divenne un lontano ricordo quando si perse, per la prima volta, in un viso incorniciato da un foulard giallo, il foulard del suo primo amore.<\/p>\n<p>Tahia gli sorrise, prima di voltarsi verso la madre:<\/p>\n<p>\u00abTahia, fai attenzione, la Mecca \u00e8 da quella parte\u00bb, indic\u00f2 la mamma, mettendo le mani all\u2019altezza del petto, la destra sopra la sinistra, ed iniziando la salat, avendo il sole da poco oltrepassato lo zenith.<\/p>\n<p>Quella mattina, tutti avevano fatto le abluzioni nella moschea e pregato prima di iniziare la giornata. Tahia si era pi\u00f9 volte trattenuta dal bagnare con l\u2019acqua le sue cugine pi\u00f9 grandi, che la escludevano ritenendola ancora troppo piccola.<\/p>\n<p>Imit\u00f2 istintivamente le altre donne che, a quel punto, si erano messe le mani all\u2019altezza del petto:<\/p>\n<p>\u00abSia gloria a Te, o Allah, esaltata la Tua lode!\u00bb.<\/p>\n<p>Era un po\u2019 strano pregare all\u2019interno di un autobus in mezzo al traffico caotico di una vecchia citt\u00e0 straniera, per\u00f2 la sensazione che pi\u00f9 la rendeva inquieta era sentirsi attentamente osservata da una platea di turisti.<\/p>\n<p>Quando inizi\u00f2 la seconda Sura, Tahia lott\u00f2 per non perdere la concentrazione, distratta dal rumore dei clacson. A quell\u2019ora sarebbero dovuti gi\u00e0 essere alla moschea e l\u00ec avrebbero dovuto, secondo programma, recitare la preghiera, ma l\u2019autobus era incastrato come un diamante grezzo nella roccia e non si muoveva di un millimetro.<\/p>\n<p>I passeggeri portarono le mani sulle ginocchia, pronunciando per tre volte:<\/p>\n<p>\u00abAllahu Akbar! Subhana Rabby al-&#8216;azim!\u00bb<\/p>\n<p>Tahia cerc\u00f2 di non guardare oltre il finestrino per scoprire se il ragazzino fosse ancora l\u00ec. Era consapevole che se lo avesse fatto Allah avrebbe invalidato la sua preghiera e cos\u00ec, pensando che Lui non se ne accorgesse, prov\u00f2 a muovere solo le iridi verso la coda degli occhi, ma in quel momento tutti sembrarono indovinare le sue intenzioni e si prostrarono a terra con le mani al viso. Tahia li dovette seguire:<\/p>\n<p>\u00ab<i>Subhana Rabbi al-A&#8217;la<\/i>&#8220;!\u00bb lodarono.<\/p>\n<p>Dopo un po\u2019, finita la preghiera i bambini ricominciarono a giocare.<\/p>\n<p>Quella mattina erano stati alla Grande Moschea voluta dal re saudita Feysal, dove avevano pregato nel suo interno magico e disadorno, in cui le voci, non assorbite da dipinti e statue, facevano eco per andare dritte al cuore. Poi, erano andati a fare colazione nella pasticceria di Abu-l-Hasan, divorando una gran quantit\u00e0 di dolci annegati in un buonissimo miele italiano. Avevano inoltre visitato la Moschea Mokki dove, incontrando i bambini delle povere famiglie del Bangladesh, avevano capito di essere fortunati. Infine, seguendo il percorso guidato della Roma Mussulmana, le bambine si erano divertite nella bottega di Salah Udeen, venditore da generazioni di perline di vetro provenienti dalla Siria e dall\u2019Egitto.<\/p>\n<p>Le donne si erano perse tra il tintinnio di bracciali, collane e orecchini, mentre gli uomini erano andati a farsi tagliare i capelli da Dhul Fiqaar, il barbiere musulmano pi\u00f9 in della capitale. Tahia non vedeva l\u2019ora di uscire da quello \u201cstato di fermo\u201d per continuare a conoscere la citt\u00e0.<\/p>\n<p>Si gir\u00f2 nuovamente verso l\u2019autobus giallo nella speranza di rivedere quel bimbo dal viso stanco e dagli allegri capelli rossi. Lo vide, era proprio davanti a lei, senza che niente altro, oltre al vetro del suo finestrino, si interponesse in mezzo. Era fermo con la mano nella mano di una signora con i capelli rossi, proprio uguali ai suoi.<\/p>\n<p>La signora, imbarazzata, buss\u00f2 delicatamente sul vetro richiamando l\u2019attenzione di tutte le donne che si trovavano all\u2019interno dell\u2019autobus.<\/p>\n<p>Dodici paia di sopracciglia femminili, incluse quelle di Tahia, si alzarono, andando a sbattere contro lo <i>hijab<\/i>.<\/p>\n<p align=\"center\">***<\/p>\n<p>Dario accost\u00f2 le mani vicino agli occhi per eliminare i riflessi del sole e vedere meglio lo strano balletto di uomini e donne all\u2019interno dell\u2019autobus vicino.<\/p>\n<p>\u00abCosa stanno facendo?\u00bb, chiese alla madre, dimenticando che avrebbe dovuto entrare in scena e recitare la parte del bambino problematico.<\/p>\n<p>\u00abChi?\u00bb.<\/p>\n<p>\u00abL\u00ec, in quell\u2019autobus con le scritte strane\u00bb, rispose, indicandolo alla madre.<\/p>\n<p>\u00abPregano. Sono musulmani\u00bb, disse lei, abbassandogli la mano. \u00abQuante volte ti ho detto di non indicare con il dito?\u00bb.<\/p>\n<p>\u00abPerch\u00e9 pregano in quella posizione invece di mettersi in ginocchio come noi?\u00bb, chiese incuriosito Dario, notando che al primo piano dell\u2019autobus si trovavano le donne e i bambini mentre, al secondo, gli uomini.<\/p>\n<p>\u00abL\u2019unica cosa che so \u00e8 che pregano in direzione della Mecca, la citt\u00e0 che per loro \u00e8 sacra\u2026 Comunque, fai troppe domande!\u00bb, tagli\u00f2 corto il padre.<\/p>\n<p>\u00abPerch\u00e9 gli uomini sono sopra e le donne sotto?\u00bb.<\/p>\n<p>\u00abLa cosa non ci riguarda. Smettila di guardarli con questa insistenza!\u00bb, continu\u00f2 a rimproverarlo il padre.<\/p>\n<p>\u00abChe c\u2019\u00e8 di male nel guardare? Gli occhi servono a questo!\u00bb, esclam\u00f2 stizzito, solo per contraddirlo. \u00abPerch\u00e9 le donne hanno la testa coperta e gli uomini no?\u00bb chiese, puntando nuovamente il dito.<\/p>\n<p>\u00abDario, noi siamo cristiani, hai capito? C-R-I-S-T-I-A-N-I. Sono usanze loro! E smettila di puntare il dito come uno scemo!\u00bb, disse il padre bacchettando la mano del figlio.<\/p>\n<p>\u00abLe donne forse hanno la testa coperta per\u2026 per proteggere i capelli dallo smog, mentre gli uomini non li coprono perch\u00e9 i loro capelli sono pi\u00f9 forti\u00bb, disse timidamente una bambina con le lentiggini.<\/p>\n<p>\u00abNon vedi che l\u00e0 sopra ci sono tanti pelati!\u00bb, intervenne un altro bambino. \u00abMio padre mi ha detto che gli uomini fanno mettere il velo in testa perch\u00e9 sono gelosi!\u00bb.<\/p>\n<p>\u00abAh!\u00bb, esclam\u00f2 la bambina con le lentiggini, non del tutto convinta di questa nuova tesi. Tentando di riproporre la sua teoria, aggiunse ancora: \u00abforse alcuni sono pelati perch\u00e9 i capelli non sono stati protetti\u2026\u00bb.<\/p>\n<p>\u00abSei proprio stupida!\u00bb, esclam\u00f2 Dario con aria autorevole.<\/p>\n<p>\u00abNon vedi che anche qua ci sono i pelati e i capelloni?\u00bb.<\/p>\n<p>\u00abStupido sarai tu!\u00bb, ripet\u00e9 la bimba e, per non farglielo dimenticare, spar\u00f2:<\/p>\n<p>\u00abStupido! Stupido! Stupido!\u00bb.<\/p>\n<p>\u00abCicciona!\u00bb, contrattacc\u00f2 Dario.<\/p>\n<p>\u00abOra basta!\u00bb, esclam\u00f2 la madre, interrompendo il diverbio.<\/p>\n<p>\u00abDario, siediti l\u00ec!\u00bb.<\/p>\n<p>\u00abLei mi ha dato dello stupido!\u00bb, singhiozz\u00f2 Dario.<\/p>\n<p>\u00abHai cominciato tu!\u00bb, url\u00f2 la bimba.<\/p>\n<p>\u00abDario, non farmi perdere la pazienza!\u00bb, preg\u00f2 la madre, mentre il padre stava in silenzio con lo sguardo meditativo di chi contempla il Grand Canyon.<\/p>\n<p>\u00abBalena! Balena!\u00bb, ricominci\u00f2 Dario in preda a una crisi isterica.<\/p>\n<p>Caduto nell\u2019abisso pi\u00f9 profondo del Grand Canyon e riemerso nella realt\u00e0, il padre si schiar\u00ec la voce e mise in pratica il piano B:<\/p>\n<p>\u00abDario, BASTA! Seduto! Adesso!\u00bb.<\/p>\n<p>\u00abNon sono un cane!\u00bb, ribatt\u00e9 Dario, consapevole dei limiti del padre. Sapeva che lo avrebbe minacciato con un ceffone cinematografico, ma che mano a mano che il braccio si fosse avvicinato avrebbe perso potenza, fino ad arrivare al viso come una forte carezza.<\/p>\n<p>\u00abSmettetela, tutti e due!\u00bb, ordin\u00f2 la madre, con voce tremante.<\/p>\n<p>\u00abSono stanca! Dario, siediti!\u00bb.<\/p>\n<p>\u00abMi siedo solo se qualcuno mi spiega una cosa\u2026\u00bb.<\/p>\n<p>\u00abChe cosa vuoi, Dario?! Farci impazzire?! \u00c8 questo che vuoi?!\u00bb, disse il padre, scuotendolo di qua e di l\u00e0.<\/p>\n<p>\u00abPerch\u00e9 le donne di quell\u2019autobus hanno il capo coperto?\u00bb, insistette Dario, formulando la domanda a tratti, giacch\u00e9 il padre lo sbatteva come un chicco di popcorn accaldato.<\/p>\n<p>\u00abPerch\u00e9 sono musulmane! Sono musulmane, hai capito o no?\u00bb, rispose il padre con gli occhi iniettati di incomprensione nei confronti del figlio.<\/p>\n<p>\u00abCome mai la nostra vicina di casa \u00e8 musulmana e non usa il velo?\u00bb, ricominci\u00f2 Dario con tutta la calma di questo mondo.<\/p>\n<p>\u00abVa bene, \u00e8 questo che vuoi? Andiamo!\u00bb, disse decisa la madre. \u00abAutista! Pu\u00f2 aprire la porta?\u00bb.<\/p>\n<p>\u00abSignora, siamo in mezzo al traffico! \u00c8 pericoloso\u00bb, rispose l\u2019autista.<\/p>\n<p>\u00abPer favore! Siamo fermi da quasi un\u2019ora. Apra solo un minuto, un misero minuto. Per favore\u2026\u00bb.<\/p>\n<p>L\u2019autista, sbuffando, azion\u00f2 un comando dal panello sul cruscotto e le porte si aprirono:<\/p>\n<p>\u00abSignora, un minuto\u00bb.<\/p>\n<p>Francesca prese violentemente Dario per mano e si diresse verso il vicino autobus cercando di calmarsi e riordinando qualche frase semplice con cui esordire. Era stanca di tenersi dentro il fallimento di non riuscire a capire il figlio, delle troppe e imperscrutabili azioni e domande. Non sapeva pi\u00f9 come comportarsi o cosa rispondergli.<\/p>\n<p>Dove abbiamo sbagliato, mio Dio? Signore, aiutami. Dammi la pazienza e la serenit\u00e0 per essere una brava madre\u2026, pregava in silenzio Francesca.<\/p>\n<p>Dario non fiatava pi\u00f9, ancora stordito dal comportamento della mamma, che bussava insistentemente sul finestrino della bambina. Per la prima volta da quando era nato, non era lui a condurre il gioco, a sbalordire tutti. Anni di psicoanalisi lo avevano fatto diventare un esperto conoscitore della mente umana. Sapeva che le reazioni dei genitori erano sempre le stesse, ma questa volta la madre era determinata come non l\u2019aveva mai vista. Comprese come ci si doveva sentire a essere messo in imbarazzo davanti agli altri.<\/p>\n<p>Una donna, accanto alla bambina, apr\u00ec finalmente il finestrino:<\/p>\n<p>\u00abHa bisogno di qualcosa signora?\u00bb, chiese, con una cadenza arabo-milanese.<\/p>\n<p>Dario non aveva il coraggio di alzare lo sguardo. Si era arreso, passando il comando alla madre e limitandosi a muovere nervosamente le dita, fingendo di essere occupato.<\/p>\n<p>\u00abLa prego di scusarmi se la disturbo\u00bb, disse la madre.<\/p>\n<p>\u00abQuesto \u00e8 mio figlio Dario. Vorrebbe farle una domanda, se non le dispiace\u00bb.<\/p>\n<p>\u00abMa certo! Dimmi, Dario\u00bb.<\/p>\n<p>Dario avvert\u00ec gli occhi del mondo puntati su di s\u00e9. Era come annegare in una piscina di punti interrogativi che non avrebbero mai avuto una risposta all\u2019altezza dei suoi dubbi.<\/p>\n<p>I clacson smisero di suonare, gli uccelli si fermarono sui cornicioni per non fare rumore sbattendo le ali, le foglie secche, in incipiente caduta dai rami, si trattennero con tutte le forze per non staccarsi in quel momento. Gli automobilisti misero la testa fuori dai finestrini in attesa della formulazione di quella fatidica domanda.<\/p>\n<p>\u00abDario? Coraggio, parla\u00bb, esort\u00f2 la madre, incrociando le braccia.<\/p>\n<p>\u00abPerch\u00e9\u2026 coprite le vostre teste e gli uomini\u2026 no?\u00bb, balbett\u00f2, con gli occhi bassi ed un finissimo filo di voce.<\/p>\n<p>\u00abQuesto velo sulla testa si chiama hijab\u00bb, spieg\u00f2 la signora, con un generoso sorriso.<\/p>\n<p>\u00abNoi lo portiamo perch\u00e9, secondo il nostro libro sacro, che si chiama Corano, cos\u00ec ha voluto il profeta Maometto. Alcune di noi lo usano, altre no, dipende dall\u2019interpretazione che danno ai testi Sacri e dalla loro appartenenza al mondo islamico\u2026 Comunque sappi, piccolo Dario: coperta o scoperta, la testa \u00e8 la parte pi\u00f9 bella del corpo di una donna\u2026\u00bb.<\/p>\n<p>Gli uccelli ricominciarono a sbattere le ali, le foglie a cadere, i clacson a bestemmiare, manovrati da autisti impazienti, che non riuscivano a trattenere le dita.<\/p>\n<p>La madre disse qualcosa alla signora, qualcosa che lui non riusc\u00ec a sentire o forse non riusc\u00ec a capire rendendosi conto, in quel momento, di essere solamente un bambino di nove anni. Fu trascinato in fretta nel suo autobus, non prima di cercare nuovamente lo sguardo castano scuro della bambina col velo giallo. Lo vide allontanarsi per sempre, senza nemmeno sapere il nome del suo primo amore\u2026<\/p>\n<p>La madre, stremata, si sedette al suo posto, accanto al padre. Dario not\u00f2 uno sguardo complice tra i genitori. Pacatamente, si mise accanto alla ragazzina con le lentiggini che dormiva pesantemente, con i capelli biondi sparpagliati sul vetro del finestrino.<\/p>\n<p>\u00abFiglio!\u00bb, ud\u00ec la voce della madre.<\/p>\n<p>\u00abS\u00ec, mamma\u00bb.<\/p>\n<p>\u00abSi chiama Tahia\u00bb.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_18408\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"18408\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u2019autobus a due piani, graffitato lateralmente con scritte in arabo, si aren\u00f2 in mezzo all\u2019ingorgo di macchine colorate che adornavano il lungotevere. Nel lungo serpentone di veicoli, nervoso, rumoroso, ma quasi immobile, si trovava il piccolo Dario, rassegnato su di un autobus a due piani giallo e con una colossale scritta: ROMA CRISTIANA. In quel [&hellip;]<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_18408\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"18408\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"author":4430,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[147],"tags":[],"class_list":["post-18408","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-premio-racconti-nella-rete-2014"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/18408"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/4430"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=18408"}],"version-history":[{"count":6,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/18408\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":18446,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/18408\/revisions\/18446"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=18408"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=18408"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=18408"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}