{"id":18353,"date":"2014-03-28T18:51:59","date_gmt":"2014-03-28T17:51:59","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=18353"},"modified":"2014-03-28T18:51:59","modified_gmt":"2014-03-28T17:51:59","slug":"premio-racconti-nella-rete-2014-schegge-di-federica-politi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=18353","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2014 &#8220;Schegge&#8221; di Federica Politi"},"content":{"rendered":"<p>Si \u00e8 alzata \u00a0dal letto. Si \u00e8 diretta verso la finestra a piedi nudi. Attenta a non fare rumore. Granelli di polvere, peli, capelli e pelle. Sono rimasta immobile. Ho continuato ad osservarla da sotto le coperte. Fibra di cotone, lana scadente, polvere, peli, capelli e pelle.<\/p>\n<p>Ha appoggiato la fronte al vetro. Era circondata dalla luce della Luna, come in un\u2019aurea magica. Ho creduto di avere una visione ma ho sempre preso le medicine. Tutto reale. Nessun sogno.<\/p>\n<p>E\u2019 restata cos\u00ec per diversi minuti. Non potevo scorgere il volto. Ho scostato le lenzuola. Ho sollevato appena il capo. Nulla si \u00e8 mosso. Nessuna si \u00e8 svegliata. Il silenzio della notte \u00e8 interrotto solo dall\u2019ansimare di anime perse dentro ai sogni, dal lamento continuo di \u00a0spiriti in fuga dai propri incubi, dal respiro regolare di chi \u00e8 sprofondato nella nebbia del sonno.<\/p>\n<p>Continuo ad osservarla. Ho paura che faccia qualcosa. Qualsiasi cosa. L\u2019ansia cresce riempiendomi il petto. La controllo a fatica. \u00c8 cos\u00ec difficile concentrarmi, distrarmi dalle mie fobie. Dalle mie ossessioni: cos\u00ec le chiamano. Sono solo pensieri, rispondo io. I dottori mi ascoltano ma poi le mie parole volano via, lontane. Non riesco a dargli un peso. Le vedo sciogliersi in lettere e come bolle disfarsi nell\u2019aria.<\/p>\n<p>Lei \u00e8 ancora l\u00ec, in piedi davanti alla finestra. Vorrei chiamarla. Ordinarle di tornare a letto. Se le infermiere la scoprono saranno guai. Sussurro il suo nome. Piano, cos\u00ec piano che sembra solo un respiro profondo. Lei si gira. Si volta verso di me.<\/p>\n<p>Lo sguardo, perso nel vuoto. Gli occhi, spalancati sul nulla. La bocca, socchiusa. Le guance, bagnate di lacrime. La mente, persa in un labirinto. Ricordi di dolore, di rimpianto, di rimorso, di struggente tristezza.<\/p>\n<p>Con un movimento lento, appena percettibile, inizia a picchiare la testa contro il vetro della finestra. Una volta. Due volte. Piano. Meno piano. Veloce. Pi\u00f9 forte. Il rumore si sostituisce al silenzio della camerata. La sua voce. Le sue grida. Le sua urla disperate squarciano la notte, raggiungono ogni angolo dell\u2019ospedale.<\/p>\n<p>Il vetro va in frantumi. Le schegge si spargono in ogni direzione. Lame taglienti. Lei non riesce a fermarsi. Il sangue le ricopre il volto, viola il candore della camicia da notte. Arrivano le infermiere. La portano via. Chi si \u00e8 svegliato si rimette a dormire. La camerata piomba, di nuovo, nel silenzio. Qui, le malate non si spaventano per i deliri . A stento\u00a0si rendono conto dei propri.<\/p>\n<p>Vedo schegge ovunque. Le sento sulla pelle. Le sento nei palmi delle mani. Sotto alla pianta dei piedi. Negli occhi. In bocca, gi\u00f9 fino allo stomaco. Le sento scorrere nelle vene. Mi sento pungere. Ovunque. Non riesco a muovermi. Ho paura. Paura che penetrino ancora pi\u00f9 in profondit\u00e0. Sono sicura di morire. Lo sento. Un nodo si stringe in gola. Non respiro. Ansimo. Il mio cuore batte forte. Lo so. Tra poco le schegge raggiungeranno l\u2019atrio, il ventricolo e allora sar\u00e0 la fine.<\/p>\n<p>Non so cosa fare. Non riesco a muovermi. Non so chiamare aiuto. Vedo solo schegge. Schegge di vetro insanguinate. Il respiro si fa pi\u00f9 corto. La paura cresce,\u00a0 diventa un gigante che mi preme sul petto. Affogo. La testa gira. Sento un fischio forte nelle orecchie. Le ombre si disperdono nell\u2019oscurit\u00e0. Non sento pi\u00f9 nulla.<\/p>\n<p>Quando apro gli occhi, i primi raggi di sole illuminano la camerata. Le altre si stanno svegliando. Qualcuna \u00e8 gi\u00e0 vestita ed esce trascinando i piedi.<\/p>\n<p>Sono stordita. Guardo verso la finestra. Hanno tolto tutti i vetri. Hanno pulito per terra. Sembra non sia successo niente. Le infermiere cambiano i letti chiacchierando dei propri morosi: hanno visi sorridenti, espressioni serene.<\/p>\n<p>Forse sono svenuta ma ricordo\u00a0 quello che \u00e8 successo. Mi guardo attorno. E\u2019 tutto in ordine. Il lenzuolo \u00e8 stropicciato ma pulito. Mi faccio coraggio. Metto un piede gi\u00f9. Poi l\u2019altro. Mi alzo. Il pavimento \u00e8 freddo. Muovo un passo. Poi l\u2019altro. E la sento. Minuscola. Infilarsi nella pelle, proprio l\u00ec, nella piega dove comincia l\u2019alluce.<\/p>\n<p>Mi appoggio al materasso. Prendo il piede con entrambe le mani. Lo porto oltre il ginocchio con la pianta rivolta verso l\u2019alto. La vedo. Una scheggia acuminata e lucente, come un pietra preziosa, sprofondare nella carne, affogare nel sangue. Non riesco a smettere di fissarla. E\u2019 tutto fermo. Sospeso, sull\u2019abisso.<\/p>\n<p>L\u2019infermiera, vedendomi l\u00ec immobile in una posizione strana, mi chiama, pronuncia il mio nome. Alzo il volto. Tutto comincia a crollare . Grido come una matta. Devono togliermi la scheggia. Lo urlo con tutto il fiato che ho in gola. Gliocchi\u00a0sporgono dalle orbite. Digrigno i denti. Serro le mascelle. Le vedo venire verso di me. Lente. Infinitamente lente.<\/p>\n<p>Inveisco. Contro il mondo. Contro gli uomini. Brutte stronze. E\u2019 tardi. Gi\u00e0 la sento penetrare a fondo, sempre pi\u00f9 in profondit\u00e0. Gi\u00e0 la sento, quell\u2019unica scheggia affilata, in viaggio verso il cuore.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_18353\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"18353\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Si \u00e8 alzata \u00a0dal letto. 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