{"id":18307,"date":"2014-03-26T19:19:00","date_gmt":"2014-03-26T18:19:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=18307"},"modified":"2014-03-26T19:19:00","modified_gmt":"2014-03-26T18:19:00","slug":"premio-racconti-nella-rete-2014-con-giorgia-di-sergio-sessini","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=18307","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2014 &#8220;Con Giorgia&#8221; di Sergio Sessini"},"content":{"rendered":"<p>Vent\u2019anni dopo, di nuovo nella tua citt\u00e0.<br \/>\nC\u2019\u00e8 traffico, arriver\u00f2 in ritardo. Obbedisco alle direttive della minuscola donna nascosta nel navigatore. Io la chiamo Jole. La penso grassa e ruspante. Alta cinque centimetri. Immagino che, quando il navigatore \u00e8 spento, sia occupata l\u00ec dentro a preparare agnolotti e crostate. Non posso fare a meno di Jole; dopo vent\u2019anni che manco, non ricordo, mi oriento male. Riconosco la facciata dei palazzi\u00a0 che incontro, ma non so dove svoltare quando \u00e8 ora.<br \/>\nLocali e negozi sono differenti. Alcuni macerati nel tempo come frutta sotto spirito, con insegne acciaccate che ricordo nuove di zecca; altri completamente cambiati. Rosticcerie cinesi, poi le solite catene che allora non esistevano e ora sono ovunque. Solo l\u2019acciottolato fitto delle strade del centro, che sembra ostinatamente negare la possibilit\u00e0 di mezzi a motore, non \u00e8 cambiato. Le ruote premono sulla pietra con un vibrare di fusa. <em>Trrrrr, trrrrr.<\/em><br \/>\nUn parcheggio si libera proprio di fronte all\u2019indirizzo che mi hai lasciato. Spengo il motore, chiudo gli occhi, cerco di rilassare i muscoli contratti del torace che non vogliono saperne di lasciar scivolare l\u2019aria nei polmoni con naturalezza.<\/p>\n<p>Le nove e quarantaquattro. <em>Verso le nove e mezza,<\/em> hai detto. Per strada non ci sei.<br \/>\nNon ci sei pi\u00f9, non ci sei ancora? Sei in ritardo anche tu, immagino. Altrimenti mi avresti chiamato.<br \/>\nIl portone che corrisponde all\u2019indirizzo \u00e8 chiuso. <em>Aspettami sulla via, non suonare, esco io.<\/em> La tua indicazione \u00e8 stata chiara.<br \/>\nScendo dalla macchina. Fresco, quasi freddo, l\u2019autunno comincia a mordere. Ho con me la giacca pesante, troppo per questa serata. La tengo aperta. Fumassi ancora, sarebbe il momento perfetto.<\/p>\n<p>Il portone si apre, ne escono due, cinque, otto sconosciuti. E un altro gruppetto. Poi ancora una ventina. Sembra un\u2019uscita da scuola. Forse <em>\u00e8<\/em> un uscita da scuola. Un corso serale. Una conferenza, un concerto. Cos\u2019\u00e8 questo edificio? Faccio per avvicinarmi e leggere la targhetta, quando ti vedo uscire.<\/p>\n<p>Tieni la testa bassa e mi guardi. Un sorriso quieto. Come ci fossimo visti ieri. I tuoi occhi, per\u00f2, luccicano. Hai ancora quella linea rossa lungo la palpebra inferiore, l\u2019infezione cronica che ti ha regalato un fastidio costante e uno sguardo impossibile da dimenticare.<br \/>\nSei con un\u2019amica. Una donna coi capelli neri, sulla quarantina anche lei. Io e te, quando stavamo insieme neanche immaginavamo che ci saremmo arrivati, a quarant\u2019anni. E invece eccoci: giusto un tipico gruppetto di tizi sui quaranta. Facce da quarantenni, vestiti da quarantenni, pi\u00f9 pacati, meno flessuosi ed energetici di allora. Ancora non si vede, ma portiamo gi\u00e0, come una malattia non diagnosticata, un inizio di grottesco e di inadatto ad affrontare il mondo che d\u2019ora in poi crescer\u00e0 a dismisura e alla fine si prender\u00e0 tutto di noi.<br \/>\nLa tua amica ha gambe lunghe, magre, inguainate in jeans scuri, con le ginocchia che sporgono come nodi nel legno di un tronco, e stivali col tacco alto.\u00a0Avanzate unite, voi due, in sincrono, le vostre spalle si toccano. Certamente siete amiche da tanto. Lei mi guarda con un sorrisetto. Mi sta valutando. Avete parlato di me, non c\u2019\u00e8 dubbio. Le hai raccontato che vent\u2019anni fa stavamo insieme, e che dopo un lunghissimo oblio, vent\u2019anni esatti in cui non ci siamo sentiti mai, domenica sono apparso al telefono, volevo vederti subito, stasera. No, non a cena da te. Fuori. Da soli. Con il tuo compagno di mezzo, ti ho detto, come avrei potuto corteggiarti?<br \/>\nContinuo a sentire il suo sguardo su di me, noto il sorriso di apprezzamento. Ma guarda, mi considera un uomo interessante; potenza delle tue descrizioni e racconti. Chiss\u00e0 cosa le hai raccontato, Giorgia. Magari di quella volta che abbiamo fatto sesso nei bagni di un aeroporto. Nessuna meraviglia che mi guardi cos\u00ec. Quasi la intimidisco. Guarda me, ma vede il personaggio delle tue storie. Quello che sa sovrascrive quello che vede.<br \/>\nNon mi piace incontrare qualcuno che ha gi\u00e0 sentito di me. Mi rende nervoso. Ma ora la cosa non mi disturba troppo; \u00e8 perch\u00e9 al momento ho altro di cui essere nervoso.<\/p>\n<p>Ci presenti. \u201cTosca, questo \u00e8 Dario\u201d.<br \/>\n\u201cCiao Tosca\u201d. \u201cCiao Dario\u201d.<br \/>\nSilenzio, sorrisi. Ti guarda, come a chiedere permesso. Poi mi dice: \u201cAssomigli al personaggio di un film che davano proprio ieri. L\u2019avete visto? Quello sulla mafia messicana. Com\u2019\u00e8 che si chiamava quello? Manolo. Sembri Manolo\u201d.<br \/>\n\u201cManolo?\u201d Facciamo entrambi. Noto un attimo di preoccupazione nei tuoi occhi. Avete parlato. Avete parlato un sacco, non c\u2019\u00e8 dubbio.<br \/>\n\u201cS\u00ec, Manolo\u201d, fa lei, frustrata poich\u00e9 non conosciamo il film. \u201cIl pusher\u201d, volendo con questo\u00a0 chiarire definitivamente la questione.<br \/>\n\u201cMi sento onorato\u201d, rispondo. Onorato di assomigliare a un attore, intendo, ma mi \u00e8 venuta male. Lei capisce <em>onorato di sembrare un pusher<\/em> e arretra con uno scarto nervoso. Di nuovo, si volta verso di te.<br \/>\n\u201cB\u00e8, Giorgia, io devo proprio andare. Devo dire che ti invidio. Ogni tanto mi piacerebbe che qualcuno venisse a prendere anche me, all\u2019uscita della preghiera\u201d. Mi rivolge un sorriso un po\u2019 stanco. La seguo con gli occhi mentre si allontana in fretta. Da quanto tempo una donna con gambe cos\u00ec lunghe non dimostrava interesse per me?<\/p>\n<p>Torno a te. \u201cPreghiera?\u201d<br \/>\n\u201cS\u00ec. Tre volte alla settimana ci troviamo per pregare\u201d. Lo dici in tono neutro, un dato di fatto, come se la Giorgia che ho conosciuto non avesse fatto altro che congiungere le mani e alzare gli occhi al cielo. Invece la Giorgia che ho conosciuto ha sempre rifiutato con aristocratico disprezzo ogni forma di associazione umana: religiosa, politica, o di semplice affinit\u00e0, liquidandole come debolezza. La semplice vista di due amiche che camminano tenendosi per mano ti provocava un sorriso di scherno.<em> Credono di evitare il male della vita,<\/em> dicevi. <em>Non sanno che ognuno \u00e8 solo, che lo voglia o no.<\/em> Aforismi di ventenne. Il tempo ti ha ammorbidito, Giorgia.<br \/>\nMio malgrado alzo un sopracciglio lasciandoti capire che mai, in vita mia, sono stato tentato dal collocare le parole <em>Giorgia<\/em> e <em>preghiera<\/em>\u00a0nella stessa frase. Poi ti guardo ancora, mi fermo sui tuoi occhi che hanno preso a somigliare un poco a quelli di tua madre, e in un lampo succede qualcosa di inaspettato. Rivedo momenti della nostra vita insieme; tu al mare che esci dall\u2019acqua tremando e ridendo, che dipingi all\u2019acquerello un gatto che dorme, che abbassi la testa e piangi, che alzi il bavero del tuo buffo cappotto blu elettrico mentre qualche fiocco di neve ti si appiccica sulle ciglia, sulle labbra \u2013 e mi viene da pensare che tutta la tua vita invece non \u00e8 stata altro che una lunga preghiera.<br \/>\nSembri quasi leggermi nel pensiero. O forse semplicemente sai dove sto arrivando coi miei ragionamenti. Non devo essere cambiato troppo. Forse il tempo non mi ha ammorbidito abbastanza.\u00a0Ti sembra ci sia bisogno di chiarire. \u201cNon \u00e8 una chiesa. Solo un posto in affitto dove ci incontriamo. Crediamo nella ripetizione, nella preghiera continua. Ripetiamo una frase. Lo facciamo ogni volta che possiamo. Pregare\u201d.<br \/>\n\u201cCapisco,\u201d dico. E per una volta capisco davvero.<\/p>\n<p>Sei molto bella. Vesti tutta di nero, tranne una sciarpa diafana a motivi azzurri che lasci cadere senza nodo come usavi allora. Hai guadagnato una quindicina di chili, come me. Poco male. Eravamo due fuscelli. Anzi, ora che non contrastano pi\u00f9 su un corpo filiforme, la tua faccia larga e materna, il seno prosperoso, le labbra piene, acquistano un senso perfetto.<br \/>\nMi rendo conto che quando ti ho conosciuta eri un abbozzo, ora sei completa. Mi rendo conto che a vent\u2019anni ci si deve pensare completi, per autodifesa, non si ha modo di prevedere la voragine di cambiamenti che ancora ci aspetta. Strano, penso, investire tutta quella energia in qualcosa di cos\u00ec provvisorio. Ma l\u2019abbiamo fatto tutti. Siamo fatti della materia dei sogni, ha detto quello. Presto un mattino ci avr\u00e0 scordato.<br \/>\n\u201cB\u00e8, non stiamo qui a prender freddo\u201d, mi fai, dandomi un pugno vero sulla spalla come facevi allora. \u201cAndiamo a sbronzarci\u201d.<br \/>\nMi prendi per mano, allunghi il passo tra i vicoli finch\u00e9 non appare un minuscolo locale con i muri tappezzati di bottiglie. Botti come tavoli. Sono gi\u00e0 stato qui? S\u00ec. No. Forse.<\/p>\n<p>Sediamo. Subito appare un giovane che si accuccia davanti a noi appoggiandosi alla tua gamba, riposando la testa contro la tua spalla. Un benvenuto da cane, penso. <em>Fai tu,<\/em> gli dici. Vino rosso, qualcosa da mettere sotto i denti. Annuisco in silenzio. Sono certo che \u00e8 stato a letto con te di recente. Non importa, non sono pi\u00f9 io il\u00a0 fidanzato ufficiale. Ci penser\u00e0\u2026 \u201cCome si chiama il tuo compagno?\u201d\u00a0 \u201cOscar\u201d. Ecco, s\u00ec, ci penser\u00e0 Oscar. Al barista, e anche a me.<\/p>\n<p>\u201cPerch\u00e9?\u201d Chiedi con espressione dolce e risoluta, e rimani immobile ad aspettare.<br \/>\nDeglutisco e faccio no con la testa. Non mi riesce di parlare. Se dicessi quel poco che so sul perch\u00e9 sono qui, diventerebbe una bugia. Un malinteso sicuro, come quello del pusher.<br \/>\nAlzo le spalle. So che comprendi che non ho potuto evitarlo, questo basta.<br \/>\nMi prendi le mani. Ne esplori con le dita tutta quanta la superficie, con un\u2019espressione che sembra dire: <em>ah, s\u00ec, \u00e8 vero, ora ricordo. Questo, \u00e8 l\u2019indice, questo il medio, questo il dorso della mano, questo il molle del palmo.<\/em> Hai sempre detto che non avresti avuto figli; mai. Eppure sei una madre. Cosa non avrei dato per essere io tuo figlio.\u00a0Mi si stringe il cuore solo a pensare che sono gi\u00e0 nato, che tuo figlio non posso esserlo pi\u00f9.<\/p>\n<p>Parliamo poco. Neanche so che lavoro fai. Se me l\u2019hai detto, non lo rammento.\u00a0Va bene cos\u00ec.<br \/>\nSono contento che non perdiamo tempo a raccontarci tutto ci\u00f2 che ci \u00e8 capitato nel frattempo. Vent\u2019anni sono lunghi; ricchi di episodi che possono riempire una serata come questa. Sappiamo entrambi che queste minuzie non sono il punto. Possono essere decifrate, questo s\u00ec; ma \u00e8 un lavoro lungo.<br \/>\nIo, il mio lavoro per\u00f2 te l\u2019ho detto, rivolto ai tuoi stivaletti con appena un po\u2019 di tacco. Disegno scarpe, borse. Cose cos\u00ec.<br \/>\n\u201cCome sei finito a fare questo mestiere?\u201d<br \/>\nHo due versioni della storia. Una mette in ballo il caso; l\u2019altra, l\u2019inevitabile.<br \/>\nNon faccio in tempo a sfoderare nessuna delle due. Fisso i tuoi occhi. Improvvisamente stai piangendo.\u00a0Singhiozzi a bocca aperta, sei sopraffatta. Io pure, anche se non piango. <em>Lo vedi,<\/em> non riesco a non pensare,<em> lo vedi che hai fatto male a lasciarmi?<\/em><br \/>\nMi prendi il volto tra le mani, mi baci con trasporto mentre il ragazzo appoggia due bicchieri di rosso e un piatto accanto a noi. Rispondo al tuo bacio che sa di lacrime.<br \/>\nBeviamo. E ci baciamo. E ci baciamo ancora. E beviamo. Perdo il senso del tempo. Deve esserne passato tanto. Ci ritroviamo fuori dal locale, avvinghiati, ti spingo contro un portone, nell\u2019angolo di un portico. Ti sento ansimare. \u00c8 questo che abbiamo progettato sin dall\u2019inizio?<\/p>\n<p>Passi si avvicinano. Una coppia. Lui si schiarisce la voce. Devono entrare proprio qui dove stiamo noi.<br \/>\nCi stacchiamo. Ti ravvii i capelli. Faccio un passo indietro. Riprendiamo a camminare.<br \/>\nAbbiamo speso pi\u00f9 lacrime che parole, scambiato pi\u00f9 baci che informazioni. Siamo stati\u00a0piuttosto drammatici, abbastanza per oggi. \u00c8 tempo di scambiare qualche frase. Una conversazione normale. Ma ci manca la pratica, non sappiamo dove cominciare.<br \/>\nFacciamo qualche passo lungo la via deserta.<br \/>\n\u201cCerto \u00e8 strano vederti abbracciare la religione\u2026\u201d<br \/>\nScuoti la testa. \u201cNon \u00e8 religione, \u00e8 preghiera. Ne ho imparato il valore. Ti cambia dentro\u201d, ribatti a voce bassa.<br \/>\nAnnuisco. Ti fermi all\u2019improvviso, mi costringi ad arrestarmi a mia volta e guardarti: mi guardi fisso negli occhi.<br \/>\n\u201cE tu, Dario? Tu cosa hai imparato?\u201d<br \/>\nMi rendo conto che nonostante sia Giorgia che ho di fronte, Giorgia che indovina le intenzioni recondite, che capisce il significato nascosto nella direzione del volo di un passero, che sa leggere un battere di palpebre, vent\u2019anni sono tanti. Il labirinto di scelte da allora a oggi semplicemente non \u00e8 spiegabile. Siamo stati insieme due anni, io e te. Li sento come una porzione enorme della mia vita. Al confronto, quello che \u00e8 venuto dopo \u00e8 stato un soffio. Non ci siamo ritrovati per raccontare i tre o quattro avvenimenti in questo soffio.<br \/>\nGuardo in alto. Veloci nuvole si diradano lasciando scoperti brandelli di cielo. Stelle, luna.<br \/>\n\u201cHo imparato che la luna \u00e8 un predatore\u201d.<br \/>\n\u201cUn predatore?\u201d<br \/>\n\u201cSi nutre delle cose viventi. Piante, animali. Uomini. Quando moriamo, la nostra energia la raggiunge e lei la divora. Cos\u00ec cresce. Ha bisogno di crescere\u201d.<br \/>\n\u201c\u00c8 quello che ho sempre pensato\u201d, rispondi, tranquilla. Detto da chiunque altro, sarebbe una battuta, una frase grottesca. Ma tu, Giorgia, hai diritto a molte eccezioni. \u00c8 che io mi sento un matto che parla a un altro matto. \u00c8 questa la summa dei nostri vent\u2019anni l\u2019uno senza l\u2019altra, una che prega di continuo e l\u2019altro che crede la luna ci divori? Delle due cose che l\u2019et\u00e0 e la sofferenza possono portare, ottusit\u00e0 e delirio, propendiamo entrambi per la seconda. Meno male, dico io.<br \/>\nCambio argomento.<br \/>\n\u201cHo scritto un libro, sai?\u201d Gli occhi ti ridono, non dici nulla. \u201cSei una dei protagonisti. Ti ho chiamato Giorgia\u201d.<br \/>\nRidi. \u201cE perch\u00e9 Giorgia?\u201d<br \/>\n\u201c\u00c8 un nome giusto per te. Nella carta tu sei Giorgia\u201d.<br \/>\n\u201cD\u2019accordo. Giorgia. Suona bene. Mi sto gi\u00e0 abituando\u201d.<br \/>\n\u201cTi ho fatto morire giovane\u201d.<br \/>\nMi accarezzi la guancia. \u201cMi hai allungato la vita\u201d.<\/p>\n<p>Ci guardiamo. Che faccio, ti invito in macchina? Andiamo in un albergo? Lasciamo il tuo compagno solo, per questa notte?<br \/>\nMa no. Ad un tratto non \u00e8 pi\u00f9 possibile perseguire un contatto attraverso il sesso. Ci siamo saturati, sfiorandoci appena. Siamo rinsaviti. \u00c8 altro quello che siamo venuti a fare. Ci siamo <em>toccati<\/em> di nuovo, questo basta.\u00a0Questo deve bastare.<br \/>\nMani nelle mani, parliamo ancora per un po\u2019, forse una mezz\u2019ora. Ci diciamo cose semplici.\u00a0Ci salutiamo. Non vuoi che ti accompagni. Ti d\u00f2 un bacio sulla fronte. Risalgo in macchina.\u00a0Mi volto a guardarti, sei gi\u00e0 sparita. Tutto cos\u00ec veloce.<\/p>\n<p>Appena il tempo di ripartire, di fare due svolte nelle strette stradine, di cominciare a sentire aria calda dal bocchettone soffiare verso di me, che il telefono suona. Non sei tu, \u00e8 la voce di Ingrid.<br \/>\n\u00c8 in vena di scherzare. Parte con la stessa frase con cui la saluto invariabilmente ogni volta che la chiamo.<br \/>\n\u201cIndovina dove sono e cosa sto facendo\u201d.<br \/>\nAbbasso il riscaldamento, comincia a fare troppo caldo.<br \/>\n\u201cSei a casa\u201d, faccio prontamente. \u201cSola. E ti annoi. Hai gi\u00e0 provato a chiamare qualcun altro, che per\u00f2 non ti ha risposto. E allora tenti con me\u201d.<br \/>\nUn breve silenzio. Sono gi\u00e0 nella tangenziale. Lancio la macchina a velocit\u00e0 piena. Devo assolutamente prendere un caff\u00e8, subito, penso; ho troppo vino in corpo. C\u2019\u00e8 un autogrill, accosto.<\/p>\n<p>\u201cMa come fai?\u201d Dice infine, stupefatta. La prendo sempre in castagna con queste sciocchezze.<br \/>\nSono sceso. Sussurro<em> un caff\u00e8<\/em> alla barista.<br \/>\n\u201cFacile. <em>Tu non mi hai mai chiamato, Ingrid. Mai, mai una volta sola.<\/em> Sempre io, ti cerco. Faccio la mia parte da innamorato respinto. Soltanto la noia, e il fatto che qualcun altro non si sia fatto trovare\u2026\u201d<br \/>\nMi interrompe: \u201cE tu? Dove sei e cosa stai facendo?\u201d<br \/>\n\u201cMando gi\u00f9 un espresso, proprio\u2026 Mmmm, proprio in questo istante\u201d.<br \/>\nNon risponde. Attende.<\/p>\n<p>\u201cC\u2019\u00e8 anche la questione del sesto senso\u201d, continuo. \u201cTi sei chiesta perch\u00e8 mi hai chiamato proprio in questo momento? Per la prima volta in vita tua, sei <em>tu<\/em> che chiami il tuo spasimante dal cuore infranto. \u00c8 quasi mezzanotte. E non sembri avere nulla di urgente da dirmi. \u00c8 per via del sesto senso, non c\u2019\u00e8 altra spiegazione\u201d.<br \/>\n\u201cNon ti seguo. Che vuoi dire?\u201d<br \/>\n\u201cSesto senso. Evidentemente hai intuito ci\u00f2 che ho appena fatto\u201d.<br \/>\n\u201cAh s\u00ec? E che hai fatto? Oltre al caff\u00e8\u201d.<br \/>\n\u201cHo fatto quello che mi hai suggerito\u201d.<br \/>\n\u201cTe ne ho suggerite tante\u201d.<br \/>\n\u201cUna in particolare\u201d.<br \/>\n\u201cSpiegami. Sono stupida, io, lo sai\u201d.<br \/>\n\u201cHo cercato di distrarmi dalla mia ossessione per te. Sono andato a cercare un\u2019altra donna\u201d.<br \/>\n\u201cDavvero? Bravo!\u201d Esclama Ingrid, improvvisamente entusiasta. \u00c8 da parecchio che mi spinge a cercare altre avventure; forse vuole liberarmi dalla mia malattia per lei, forse \u00e8 stufa della mia adorazione appiccicosa.<br \/>\n\u201cE chi? Com\u2019\u00e8 andata? \u00c8 ancora l\u00ec con te?\u201d Chiede, abbassando irrazionalmente la voce in tono complice.<br \/>\nSono risalito in macchina. Riparto.\u00a0Il viva-voce si riconnette subito, senza inciampi. Bene.<br \/>\n\u201cTi ho parlato di Giorgia, vero?\u201d<br \/>\n\u201cQuella con cui sei stato quando eri giovane\u201d.<br \/>\nHa cambiato voce.\u00a0L\u2019entusiasmo ha lasciato il posto a un pensoso interesse.<br \/>\n\u201cS\u00ec\u201d.<br \/>\n\u201cChe amavi\u201d.<br \/>\n\u201cS\u00ec\u201d.<br \/>\n\u201cChe amavi sul serio\u201d.<br \/>\n\u201cS\u00ec\u201d.<br \/>\n\u201cChe ti ha fatto un sacco di corna\u201d.<br \/>\n\u201cS\u00ec, lei\u201d.<br \/>\nLungo silenzio.<br \/>\n\u201cMa non \u00e8 questo che ti avevo\u2026\u201d<br \/>\n\u201cCome, Ingrid? Non ho capito; non si sente\u201d.<br \/>\nAncora silenzio. Rumori indecifrabili. La comunicazione \u00e8 sempre pi\u00f9 disturbata.<br \/>\n\u201cTi avevo suggerito un\u2019altra cosa. <em>\u00c8 solo sesso<\/em> che dovevi cercare.\u201d<br \/>\n\u201cE chi ti dice che non l\u2019abbia cercato?\u201d<br \/>\n\u201cMa non con una che ami. Deve essere una che non ti interessa.\u201d<br \/>\n\u201cE cosa cambia?\u201d<br \/>\n\u201c\u00c8 solo <em>me<\/em> che\u2026 Tu devi amare soltanto\u2026\u201d<\/p>\n<p>\u201cTi sento male, Ingrid. Comunque, fammi vedere se ho capito. Ecco l\u2019accordo perfetto tra noi:<br \/>\nTu continui a rifiutarmi. Io continuo ad adorarti. Qualche ragazza senza importanza ogni tanto mi intrattiene e ti risparmia un fastidioso coinvolgimento sessuale. La nostra amicizia si nutre proprio del fatto che io voglio sia pi\u00f9 di un\u2019amicizia. Io ti vengo dietro come un cane affamato, tu mi tieni a bada e ti godi la mia energia adorante. E cos\u00ec teniamo in piedi una bella spirale malsana di ossessione e dipendenza. \u00c8 questo? Ho capito bene, Ingrid?\u201d<\/p>\n<p>Silenzio. \u201cIngrid?\u201d Ha messo gi\u00f9. Oppure la linea si \u00e8 interrotta, chiss\u00e0.<br \/>\n<em>Svolta a destra tra cinquanta metri,<\/em> dice Jole. <em>Coglione, coglione,<\/em> faccio io. A quest\u2019ora in strada non c\u2019\u00e8 nessuno. Sono proprio l\u2019unico coglione in giro, Jole. Io e te. Tu a fare i tortellini, io a fare come mi dicono le donne. Tutte. No, non parlo di te, tu non c\u2019entri. Tu, va bene che mi dici cosa fare. Parlo di quelle alte. Anzi, parlo di me stesso.\u00a0Ha un nome questa cosa con Ingrid? <em>Idiozia<\/em>. S\u00ec, giusto.\u00a0Stupido a vent\u2019anni, imperdonabile a quaranta. <em>Sadomasochismo<\/em>, penso poi. <em>Malattia. Nevrosi. Disperata ricerca di amore incondizionato,<\/em> penso ancora.<br \/>\nMezzanotte e un minuto. \u00c8 il mio compleanno. <em>Quarantun anni,<\/em> fa Jole con la sua solita voce venata di sorriso; <em>Si prega di crescere.<\/em> Non penso pi\u00f9. Sfreccio nell\u2019autostrada deserta. Un\u2019altra ora di guida prima di arrivare a casa. Stanco morto.<br \/>\nSussurro tra i denti: <em>Grazie Giorgia. Un\u2019ora sola con te e gi\u00e0 vedo chiaro.<\/em><br \/>\nRido. Tempo vent\u2019anni e ricorder\u00f2 anche questo come una specie di idillio. Rido di cuore, esageratamente; non mi fermo pi\u00f9. Non c\u2019\u00e8 niente da ridere; io per\u00f2 rido lo stesso.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_18307\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"18307\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Vent\u2019anni dopo, di nuovo nella tua citt\u00e0. C\u2019\u00e8 traffico, arriver\u00f2 in ritardo. Obbedisco alle direttive della minuscola donna nascosta nel navigatore. Io la chiamo Jole. La penso grassa e ruspante. Alta cinque centimetri. Immagino che, quando il navigatore \u00e8 spento, sia occupata l\u00ec dentro a preparare agnolotti e crostate. 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