{"id":18305,"date":"2014-03-26T19:17:41","date_gmt":"2014-03-26T18:17:41","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=18305"},"modified":"2014-03-26T19:17:41","modified_gmt":"2014-03-26T18:17:41","slug":"premio-racconti-nella-rete-2014-il-diavolo-in-solaio-di-sergio-sessini","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=18305","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2014 &#8220;Il diavolo in solaio&#8221; di Sergio Sessini"},"content":{"rendered":"<p>Se non avessi bruciato l\u2019arrosto non avrei mai aperto la finestra. Il freddo che faceva.<br \/>\nSe non avessi aperto la finestra, il gatto del vicino non sarebbe entrato. Mi domando quale gioco di forze lo abbia portato sino a me.<\/p>\n<p>L\u2019ho aperta. \u00c8 entrato. Va e viene come vuole da quell\u2019infinito terrazzo di ringhiera. Un gatto tozzo e muscolare, dall\u2019aria arrogante. Nero, con una losanga bianca sul naso. Mai saputo il suo nome. Nemmeno chi \u00e8 il padrone, ora che ci penso. Un campanellino affondato nel folto del collo a commentare con un trillo sordo ogni suo movimento; deve essere un tormento per il suo orecchio sensibile.<br \/>\nDalla finestra \u00e8 saltato sul tavolo del mio studio. Ha fatto un giro su se stesso, arcuandosi mentre strisciava il mento contro le nocche della mia mano. Ha annusato i fogli appena usciti dalla stampante. L\u2019ho fatto saltar gi\u00f9 con uno scappellotto quando ha preso a mordere le fatture, gi\u00e0 piegate in tre, pronte per essere imbustate e spedite ai miei clienti.<br \/>\nSono riuscita a non parlargli. Difficile non parlare a un gatto.<\/p>\n<p>Se non avesse iniziato a mordere i miei documenti, non lo avrei picchiato. <em>Non l\u2019ho<\/em> picchiato. Giusto un buffetto.<br \/>\nSe non gli avessi dato il buffetto non si sarebbe mosso dallo studio.<\/p>\n<p>Invece si \u00e8 diretto sicuro verso il salotto e ha cominciato a puntare il divano. Ha provato ad infilarcisi sotto, ma quel divano \u00e8 davvero troppo basso. Allora ha allungato le zampe cercando di afferrare qualche oggetto invisibile; piccoli movimenti impazienti e rapidi finch\u00e9 davvero qualcosa \u00e8 spuntato fuori. Una trappola per topi. Non una di quelle in legno, con la molla, che si vedono nei cartoni animati. Qualcosa di pi\u00f9 semplice ed efficace, un cartoncino spalmato di colla. Che si pu\u00f2 piegare a formare un parallelepipedo; un piccolo tunnel mortalmente appiccicoso, con un dadino di parmigiano al centro. Dimenticato l\u00ec sotto da mesi. Da quando tu, quasi per scherzo, l\u2019avevi piazzato, perch\u00e9 quando rimanevo a lavorare fino a tardi mi lamentavo di sentire dei piccoli rumori, e perch\u00e9 i vicini avevano visto una pallina grigia ruzzolare dalle scale, mentre rientravano dal cinema, mezzi ubriachi. Chiss\u00e0 cos\u2019hanno visto davvero.<\/p>\n<p>Se non fosse entrato in salotto non avrebbe scoperto il topino morto.<br \/>\nMorto da parecchio, credo. Mummificato, quasi; con peli grigi, ritti e incollati alle pareti della semplice trappola di carta. Mi sono fermata un momento, con la sensazione che quel piccolo cadavere potesse essere il segnale di qualcosa che non va, un monito da parte di qualche presenza sconosciuta che mi sorveglia. Gli animali, vivi o morti, mi fanno questo effetto. Li immagino sempre diretti verso di me da qualche angelo, da qualche demonio.<br \/>\nHo bloccato il gatto che intendeva giocarci a oltranza e ho raccolto il raccapricciante topino appiccicato al cartone. L\u2019ho subito isolato in una gigantesca busta nera e portato fuori nel cassonetto.<\/p>\n<p>Non ci fosse stato un topo morto sotto, non avrei mai spostato quel pesantissimo divano per disinfettare per bene ogni recesso.<br \/>\nL\u2019ho spostato. Ci ho messo parecchio, da sola. Alla vista dell\u2019aspirapolvere il gatto \u00e8 schizzato nel mio studio e via, fuori dalla finestra ancora aperta. Ci ho trovato polvere, neanche tanta. Un gemello di madreperla che non trovavi da settimane, <em>ne sar\u00e0 contento,<\/em> ho pensato. Una moneta da venti centesimi. Una ricevuta.<\/p>\n<p>Se non avessi spostato il divano non avrei trovato lo scontrino. Una normalissima, impolverata, sbiadita ricevuta di ristorante.<br \/>\nUn ristorante che conosco bene. <em>La Caverna di Platone.<\/em> Un marchio bizzarro e pretenzioso, un anello pieno di ombre, silhouettes di persone che bevono. Un\u2019enoteca nella citt\u00e0 vecchia, scavata in parte nella roccia. Mi ci hai portato tre volte: San Valentino, il mio compleanno, il nostro anniversario. Non mi \u00e8 mai piaciuta. \u00c8 la tua idea di localino romantico. Non hai fantasia, sei soggetto a quella rozza forma di superstizione per cui se vai in un posto e ci passi una bella serata, allora ogni volta che ci torni avrai la stessa esperienza. A pensarci bene, non \u00e8 normale che io abbia sempre lasciato passare il fatto che tu non ti sia mai accorto che quel posto non mi piace.<\/p>\n<p>Se non ci fosse stato quell\u2019orrendo marchio color mattone stampato su, non l\u2019avrei nemmeno guardato, quello scontrino. (Se non fossi una grafica, non sarei tanto disturbata da un logo fatto male). Non ho mai controllato un tuo movimento, preso in mano il tuo telefono, spiato una tua email. Dobbiamo stare insieme perch\u00e9 mi vuoi, non perch\u00e9 ti controllo, ho sempre pensato.<br \/>\nSe quella non fosse stata la tua idea di posticino <em>romantico<\/em>, non avrei avuto alcun pensiero sulla ricevuta.<br \/>\nL\u2019ho avuto, un pensiero. L\u2019ho letta. Cena per due persone. Ho anche controllato la data, per scrupolo. Tre ottobre. N\u00e9 San Valentino, n\u00e9 il mio compleanno, n\u00e9 il nostro anniversario.<\/p>\n<p>Se non fossi entrato in quel preciso istante, l\u2019avrei buttata via comunque e non ci avrei pensato pi\u00f9. Davvero.<\/p>\n<p>Sei entrato. Hai chiuso la porta dietro di te e in un lampo eri di fronte a me, vicinissimo. Tenevo ancora lo scontrino tra pollice e indice. Stavo per buttarlo. Hai preso a guardare anche tu con curiosit\u00e0 quel foglietto impolverato. Mi hai costretto, a chiedertelo.<br \/>\n\u201cCon chi ci sei stato, alla Caverna di Platone?\u201d<\/p>\n<p>Se non te l\u2019avessi chiesto, ti avrei risparmiato la pi\u00f9 meschina figura della tua vita.<\/p>\n<p>Te l\u2019ho chiesto. Non hai risposto. Hai deglutito. Sei arrossito come un bambino, immobile in quella giacca cos\u00ec stretta, che ogni volta che la metti sembri un soldato sotto ispezione, ogni volta che la togli ti espandi di due misure.<br \/>\nRicordo di essermi sentita male. Non per me, per il tradimento. Non per quello. Per l\u2019umiliazione di essere sposata all\u2019unico uomo sulla terra che non riesce a trovare uno straccio di scusa per nascondere una scappatella. Anche i pi\u00f9 squallidi e sprovveduti avrebbero detto, <em>riunione col capo, la ricevuta non \u00e8 mia, non c\u2019era nient\u2019altro di aperto, ho mangiato per due, sar\u00e0 un errore, mi devono aver dato quella sbagliata, sono stato rapito dagli alieni e quando mi sono svegliato ce l\u2019avevo in tasca.<\/em><br \/>\nTu, niente. Ho sposato un inetto, ho pensato ritirandomi di nuovo nel mio studio. Ho pensato di non valere una scusa. Che fortuna che non abbiamo bambini, ho pensato ancora; e solo allora, per un momento, mi si \u00e8 stretto il cuore.<\/p>\n<p>Se tu mi avessi risposto, non mi sarei chiusa in studio a pensare.<br \/>\nHo pensato. Ho pensato alla successione dei fatti di quel pomeriggio. Come \u00e8 cominciata?<\/p>\n<p>Vediamo. Brucia l\u2019arrosto, mi metto a pulire e apro la finestra. Il gatto entra, trova il topo. Decido di pulire sotto il divano e scopro lo scontrino. Contrariamente alle mie abitudini, lo controllo. Vedo che la cena \u00e8 per due. Rientri proprio allora. Ti confondi, non rispondi.<\/p>\n<p>Possibile che tutto sia cominciato con l\u2019arrosto?<br \/>\nNo. L\u2019arrosto \u00e8 per forza l\u2019effetto di qualche altra causa. \u00c8 successo altro, da prima. Ricordo che ero gi\u00e0 agitata e pervasa da una sensazione sgradevole. Fin dal mattino, a pensarci. Ricordo che il topo morto \u00e8 arrivato come una conferma, non come una sorpresa.<br \/>\nSvegliandomi, ho visto dalla finestra dello studio nuvole nere velocissime, vento furioso che scuoteva gli infissi. Mi rende nervosa, il vento. Anche i miei pensieri prendono a mulinare in direzioni indesiderate, con una forza violenta. Sin da bambina rimanevo felice sul terrazzo a guardare i temporali, accogliendo ogni lampo con estatica felicit\u00e0 come se quelle luci accecanti che incendiavano l\u2019interno delle mie palpebre chiuse fossero l\u00ec a pulire qualcosa dentro di me. Ma quando soffiavano certi venti furiosi correvo a rifugiarmi nel letto della nonna, la testa sotto al cuscino, cantando qualcosa per coprire il rumore, fino ad addormentarmi.<br \/>\nSe non avessi avuto certi presentimenti, non avrei bruciato l\u2019arrosto.<br \/>\nVediamo di ricordare. Ho messo l\u2019arrosto in forno e mi sono scordata di avviare il timer. Strano, lo metto sempre. Qualcosa dev\u2019essere successo proprio in quel momento.<\/p>\n<p>S\u00ec, ora ricordo, la canzone.<br \/>\nIn qualche momento il notiziario che non stavo ascoltando aveva lasciato posto a una melodia amara e lamentosa in una lingua sconosciuta, forse turco. La stessa che avevo sentito in quel ristorante a Istanbul. Stessa melodia, stessa voce, stessa donna, ne sono sicura: la cantante stremata, con i capelli neri che sfuggivano al fermaglio pendendo inerti a coprirle la faccia; che dopo il pezzo si era subito rifugiata nel tavolo accanto al nostro, sigaretta in bocca, testa tra le mani.<br \/>\nLe ho fatto un segno di applauso, ha risposto con un sorriso cos\u00ec stanco che subito ho distolto lo sguardo pensando che non avrebbe potuto reggerlo per molto. Tu mangiavi noccioline, battevi il tempo con l\u2019unghia contro il bicchiere, ridevi e non ti accorgevi di niente.<br \/>\nEcco. Ero gi\u00e0 pronta a lasciarti. Strano che non me ne sia accorta sino ad oggi.<\/p>\n<p>Ricordo che discendemmo a piedi i vicoli sbreccati e ripidi per ritornare all\u2019albergo, che vidi un cartello che segnava<em> il museo dell\u2019innocenza.<\/em><br \/>\nNe fui scioccata e confusa. Avevo appena letto il libro di Orhan Pamuk dallo stesso titolo. Il museo dell\u2019innocenza. Non pensavo che esistesse un museo, nel mondo fisico, tangibile, fuori da quelle pagine.<\/p>\n<p>Avevamo bevuto parecchio tutti e due. Dovetti insistere perch\u00e9 prendessimo quella stradina in salita, fermandoci davanti alla casa di cui sapevo tutto, che avevo immaginato in dettaglio, ma non credevo esistesse.<br \/>\n\u201cChe c\u2019\u00e8 dentro sto museo?\u201d Mi hai chiesto, la voce un po\u2019 alterata dall\u2019alcol. Speravo che l\u2019ombra nascondesse i miei occhi lucidi.<br \/>\n\u201cTanti piccoli oggetti. Brutti e insignificanti. Ditali. Centrini. Bicchieri. Mozziconi di sigaretta. Fiammiferi bruciati\u201d.<br \/>\nMi hai guardato aspettando una spiegazione.<br \/>\n\u201cPerch\u00e9 li hanno messi insieme? Li ha messi insieme uno che voleva attenuare il dolore di un errore irreparabile\u201d.<\/p>\n<p>Il giorno dopo litigammo perch\u00e9 io volevo tornare al museo dell\u2019innocenza, vederne l\u2019interno, e tu, visitare il palazzo Topkapi. Andammo al Topkapi. Avevamo gi\u00e0 il biglietto da giorni. Abbiamo visto manufatti preziosissimi e squisiti. Abbiamo pranzato in una terrazza sul mare. Eri felice. Rilassato, appoggiato alla sedia, le braccia allargate sul muricciolo dietro di te, il sole che faceva rosse rosse le punte dei tuoi capelli. Sei un bell\u2019uomo. Sei nato per viaggiare, per godere del cibo, della gente, della temperatura, dei colori insoliti, dell\u2019aria variamente speziata, della diversit\u00e0. Delle donne, mi accorgo ora. Io no. Viaggiare mi ha sempre deluso, non ho mai trovato un luogo in cui potessi sfuggire alla compagnia angusta e desolante dei miei pensieri. Hai preso a far roteare il tuo bicchiere di vino come se ne capissi qualcosa e hai detto:<br \/>\n\u201cDavvero avresti rinunciato a questo per vedere un posto che sembra il solaio di tua nonna?\u201d<\/p>\n<p>Ecco. Bravo. L\u2019hai detto. A volte hai la capacit\u00e0 di centrare il bersaglio, bendato, senza sapere di avere un arco in mano. Il vero sapere \u00e8 non sapere di sapere.<br \/>\nIl solaio di mia nonna. Ogni domenica, quand\u2019ero piccola, si andava a pranzo da lei, in un appartamentino al piano terra cos\u00ec pieno di piante che ci si muoveva a fatica. Io giocavo alla donna selvaggia e scambiavo sanguinosi agguati con Ugo, il gattone bianco, vecchio come la nonna, ma come lei ancora pieno di voglia di giocare. Ancora oggi mi stupisco, quando vedo un gatto o un vecchio che non hanno voglia di giocare.<br \/>\nQuello che \u00e8 entrato oggi assomiglia a Ugo, a pensarci. Colore a parte.<\/p>\n<p>Ogni volta, prima di pranzo, la nonna andava ad aprire una scatolina intarsiata e mi consegnava una chiave. <em>Vai a prendere una bottiglia di vino buono in solaio, sai quale dico, no?<\/em> Diceva sempre, con un sorriso per me ma allargato ai miei, il sorriso di chi la sapeva lunga e voleva dire molto di pi\u00f9 di quel che diceva.<br \/>\nE in effetti ogni volta io ero terrorizzata e stupita che proprio il compito pi\u00f9 difficile venisse affidato a me, il pi\u00f9 recente e inesperto germoglio della specie umana. Abbassavo la testa senza dire niente, prendevo la chiave e salivo nel solaio. Un solaio senza sole, dove il vento soffiava tra angusti spazi tra le tegole un suono dalla qualit\u00e0 di respiro. Un labirinto serpeggiante e polveroso e cos\u00ec pieno di oggetti che non si poteva non tornarne tutti grigi di polvere dalla testa ai piedi.<\/p>\n<p>Ogni volta, percorrendolo, era necessario che dicessi qualcosa. Sempre diverso. Spesso insensato.<br \/>\nAd esempio, potevo dire: <em>Urgaz \u2013 alisimagnatef\u00e9kk \u2013 zu\u00e0rmag.<\/em><br \/>\nOppure: <em>Le Efelidi contano quattro a tre nel caso in cui Zundlapf sia mancino.<\/em><\/p>\n<p>Perch\u00e9 l\u00e0 dentro, nascosto da qualche parte, c\u2019era un diavolo.<br \/>\nNo, non Satana. Parlo di un vecchio demonio subalterno, scorbutico e pieno di rancore che sedeva nascosto l\u00ec dall\u2019eternit\u00e0 con l\u2019unico incarico di ascoltare quello che avrei detto.<br \/>\nDi tutti i miliardi di miliardi di possibili combinazioni di suoni dell\u2019universo ce n\u2019era una, una sola \u2013 che mi avrebbe dannato, all\u2019istante.<br \/>\nNon ho mai osato attraversare il solaio in silenzio. Il diavolo \u00e8 furbo. E se fosse proprio il silenzio il suono che mi avrebbe dannato? E cos\u00ec dicevo sempre qualcosa, passando.<br \/>\nLe prime volte parlavo semplicemente per vincere la paura di quel diavolo. Poi mi sono resa conto di essermi cacciata in una trappola, di aver innescato una legge terrificante. Quello era uno dei difetti dell\u2019universo, per altri versi cos\u00ec mirabilmente costruito. Una falla nella creazione, piccola, che coinvolgeva proprio me. Se avessi pronunciato quella determinata sequenza di suoni decisa all\u2019inizio dei tempi, sarei stata dannata e trascinata all\u2019inferno in un istante, in un battere di ciglia.<br \/>\nPoteva essere qualsiasi cosa, anche il suono <em>m<\/em>. Comunque non \u00e8 il suono <em>m<\/em>. Ho provato.<br \/>\nIgnoravo se la regola demoniaca della frase riguardasse solo me o se chiunque entrasse in quel solaio era in pericolo. Non c\u2019era modo di saperlo. Sapevo per\u00f2 che piagnucolare e chiedere che ci andasse uno dei miei genitori, a prendere il vino, era patetico, vile e non teneva conto delle inflessibili leggi che governano il cosmo. Cos\u00ec andavo, tremando. Non c\u2019era altro da fare.<\/p>\n<p>Oggi mi sono sentita di nuovo in quella cantina, non al sicuro nel mio appartamento moderno e per nulla polveroso, nel mio corpo adulto, in questi occhi che, a guardarli allo specchio, sembra che sappiano tutto.<br \/>\nSe non avessi bruciato l\u2019arrosto. Se non avessi sentito la canzone. Se non avessi picchiato il gatto. Se uno solo di questi nodi non si fosse verificato, staremmo ancora insieme. Tutto \u00e8 successo nell\u2019unica maniera che poteva generare un risultato. Impressionante. A che si devono tali brutture? Forse queste velenose combinazioni si devono a un autore.<\/p>\n<p>A Istanbul, su parecchi muri ho trovato una scritta, fatta con una mascherina e una bomboletta spray. L\u2019ho notata perch\u00e9 ce n\u2019erano tante, tutte uguali; e perch\u00e9 non era in turco, ma in latino. L\u2019ho fotografata., pi\u00f9 volte. In una foto ci sei tu che ridi e sembri un neonato che si meraviglia.<br \/>\n<em>Quorsum haec tam putida tendunt?<\/em><br \/>\nIn albergo, ho cercato su Google. \u00c8 Orazio. Dice: a che si devono tali brutture?<br \/>\nLa mattina dopo siamo ripartiti, vacanza finita. Lo stesso giorno a Istanbul sono cominciati gli scontri di piazza. La stessa piazza dove abbiamo mangiato caldarroste, bevuto t\u00e8 in quegli stretti bicchieri.<\/p>\n<p>Le cose. Le cose brutte. Le cose non sono come sembrano. Come sono, per\u00f2, non ci \u00e8 dato sapere. Ci resta l\u2019apparenza.<br \/>\nL\u2019apparenza non inganna, rilascia immagini. Siamo noi che ci vogliamo ingannare, ci incastriamo indecisi sulla sulla loro ambiguit\u00e0, scegliamo di vederne solo alcune, dimentichiamo di tirare le somme, ci impigriamo o spaventiamo quando si tratta di decifrarle.<br \/>\nA che si devono tali brutture?<br \/>\nMi raggomitolo sotto le coperte e penso. Come si chiama quel demonio? Forse quel suono misterioso \u00e8 il suo nome? E se la sua azione\u00a0 non fosse immediata? Se aspettasse la notte, il momento in cui mi assopisco e chiudo gli occhi, per sbucare silenziosamente dalla sua dimensione nascosta e prendere possesso della mia anima?<br \/>\nHo trent\u2019anni. E se avesse deciso di aspettarne venti? Possibile che io abbia gi\u00e0 detto la formula tragica vent\u2019anni fa e solo stanotte, essendosi fatto introdurre da piccoli segnali inquietanti, quel demonio antico sbucher\u00e0 da sotto il letto e mi reclamer\u00e0, lasciandomi a rinsecchire per l\u2019eternit\u00e0 in un angusto cunicolo spalmato di colla giallastra?<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_18305\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"18305\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Se non avessi bruciato l\u2019arrosto non avrei mai aperto la finestra. Il freddo che faceva. Se non avessi aperto la finestra, il gatto del vicino non sarebbe entrato. Mi domando quale gioco di forze lo abbia portato sino a me. L\u2019ho aperta. \u00c8 entrato. Va e viene come vuole da quell\u2019infinito terrazzo di ringhiera. Un [&hellip;]<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_18305\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"18305\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"author":4417,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[147],"tags":[],"class_list":["post-18305","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-premio-racconti-nella-rete-2014"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/18305"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/4417"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=18305"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/18305\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":18337,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/18305\/revisions\/18337"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=18305"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=18305"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=18305"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}