{"id":18197,"date":"2014-03-14T16:59:59","date_gmt":"2014-03-14T15:59:59","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=18197"},"modified":"2015-01-21T21:48:06","modified_gmt":"2015-01-21T20:48:06","slug":"premio-racconti-nella-rete-2014-biancaneve-nel-paese-delle-meraviglie-di-mara-ribera","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=18197","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2014 &#8220;Biancaneve nel Paese delle Meraviglie&#8221; di Mara Ribera"},"content":{"rendered":"<p>Geometria di un amore mai vissuto. Curve che si allontanano da s\u00e9 stesse come le rette pi\u00f9 ostinate. Precedenze mancate.<\/p>\n<p>La intravidi in penombra, adagiata sul divano a casa di lui. Faticava a sollevarsi sulle gambe e io le dissi di non scomodarsi, stringendole la mano. E intanto mi chiedevo quanto potesse stare comoda una donna reduce da un devastante incidente che le aveva letteralmente fatto esplodere il bacino e strappato tutti i crociati.<br \/>\nRiusciva a essere comunque incredibilmente elegante, un incedere delicato e flessuoso, un\u2019armonia di gesti che lasciava incantati.<br \/>\nPrincipessa lunare. Pallida, bruna, emaciata, solchi scuri sotto occhi magnetici e profondi come orizzonti irraggiungibili. Seducente innesto tra Audrey Hepburn e un&#8217;eroina di Tim Burton, ma con una sensualit\u00e0 mediterranea. E un sorriso che rivelava una disarmante ingenuit\u00e0, una rischiosa fiducia nel prossimo.<br \/>\nBiancaneve nel Paese delle Meraviglie.<\/p>\n<p>\u00abDevo assolutamente presentartela!\u00bb mi aveva detto lui al telefono.<br \/>\nOh, sai che novit\u00e0. Me ne ha presentate a dozzine dai tempi del Liceo, tante, troppe, nessuna che abbia lasciato il segno. Ma lei \u00e8 diversa e lui lo sapeva. Una principessa lunare. Per questo ci teneva tanto a presentarmela, voleva fare sfoggio.<br \/>\nUn&#8217;estate bollente e collosa, il record dell&#8217;insopportabilit\u00e0. Lenta, sudata, infinita. Cucinare era una tortura ed ero stanco del sushi a domicilio. Accettai l&#8217;invito a cena, in fondo lui \u00e8 un mio amico da trent\u2019anni. Ma trent\u2019anni possono sembrare trenta secoli quando si percorrono strade troppo diverse.<br \/>\nLui mi apr\u00ec la porta raggiante, col suo sguardo rapace e le sue spalle larghe quanto lo spazio tra i due stipiti. Aitante, sicuro, brillante, maschio alfa quarantenne in carriera dai capelli color paglia. Dr. Rampantibus. Ambizioso dalla nascita, fanciullo d\u2019oro, talentuoso cocco di mamma. Le ragazze pi\u00f9 belle erano sempre sue in quelle lunghe estati sul mare. Sognava di fare l\u2019attore, \u00e8 diventato un medico. Ma senza perdere il vizio di recitare. Possiede un copione per ogni occasione e un monologo incalzante per ogni conquista.<br \/>\nQuella sera stava recitando la parte dell\u2019innamorato in piena sindrome del salvatore, la versione maschile della Bergman in \u201cSpellbound\u201d. Era tutto un correre per la casa a cercare i cuscini pi\u00f9 comodi per la sua Biancaneve, l&#8217;acqua, il caff\u00e8, le stampelle e sposto il tappeto che inciampi e&#8230; \u201cio ti salver\u00f2\u201d. Lei ci credeva. Il principe azzurro, il medico dall&#8217;anima pia giunto al posto giusto al momento giusto, il miracolo del male che non tutto vien per nuocere. Anche lui ci credeva, ci crede sempre.<br \/>\nQuesta volta per\u00f2 lei era diversa, non solo per l&#8217;aspetto, ma per la natura dei suoi pensieri, per quella sognante e speranzosa malinconia che colorava ogni sua parola, per il suo idealismo. Scoprii ben presto che era una deliziosa conversatrice, perla rara, aveva un&#8217;opinione su tutto, aveva cultura, aveva pietas. Amava l&#8217;arte, amava la scienza, amava la politica. Passionale e compassionevole.<br \/>\nE lui la puniva per questo. Sottilmente, obliquamente, sadicamente. Le ricordava il suo eccessivo pallore, la sua magrezza patologica, la sua fragile volont\u00e0 nel ricominciare a guidare, la sua paura insuperata, tutte la sue debolezze, una ad una. Ma col sorriso. Un sorriso benvolente e paterno, di chi <em>te lo dico per il tuo bene perch\u00e9 nessuno vuole prendersi cura di te<\/em>.<\/p>\n<p>L&#8217;invidia \u00e8 la madre delle cattiverie pi\u00f9 efferate.<\/p>\n<p>La principessa lunare sembrava incassare con inatteso equilibrio, come se ogni ingiuria le giungesse attutita. Era traumatizzata, resa fragile e sorda dal dolore, intorpidita dai farmaci, stordita da quell&#8217;accudimento a cui chiaramente non era avvezza. Ci\u00f2 che dovrebbe essere scontato da parte di chi ti ama per lei era un miracoloso regalo immeritato. Aveva avuto troppo poco dalla vita e se c\u2019\u00e8 una lezione che ho imparato \u00e8 che questo mondo non \u00e8 meritocratico.<br \/>\n<em>Non sei pi\u00f9 sola<\/em>, sembrava sussurrarle un&#8217;ingannevole vocina metafisica, <em>lui si prender\u00e0 cura di te. Ti accompagner\u00e0 nei tuoi nuovi primi passi come dopo una rinascita, ti veglier\u00e0 nelle notti popolate dagl\u2019incubi, ti protegger\u00e0 dalle lamiere minacciose che sbucano a destra nella notte per spezzarti le gambe. Non tutto il male vien per nuocere, ti \u00e8 esploso il bacino per far spazio all\u2019amore. Il cerchio si chiude.<\/em><br \/>\nC\u2019era nei suoi occhi una gratitudine talmente intensa da divenire estatica, quasi mistica. Sguardo stellato. Labbra tremanti. Dita serrate nell\u2019ansia d\u2019amore.<br \/>\nLui la guardava continuamente, ma era uno sguardo che conosco bene, quello che posa su tutte. Uno sguardo che rimane incollato in superficie, bramoso, affamato, ma che non penetra mai.<br \/>\nPrima di mezzanotte avevo gi\u00e0 fatto indigestione di tutto l&#8217;indigeribile e mi accomiatai con una scusa per placare la nausea. Lei mi salut\u00f2 con un sorriso radioso e riconoscente, stringendomi la mano nelle sue morbide e calde. Mani da principessa. Lui, tronfio pi\u00f9 che mai.<\/p>\n<p>Trent\u2019anni, trenta secoli.<\/p>\n<p>Invece trascorsero solo due settimane e lo incontrai di nuovo, per caso. Fuori dal suo studio, accanto alla sua nuova macchina sportiva. E al suo fianco un&#8217;altra donna. Altissima, abbronzatissima, palestratissima e con due abnormi tette rifatte. Gran fica di plastica. Una valigetta a tracolla strapiena di documenti. Parlava continuamente al cellulare di rinvio a giudizio e udienza e pubblico ministero.<br \/>\nLo guardai basito. Lui rispose alla mia occhiata con un sorrisino ironico e mi sussurr\u00f2 all\u2019orecchio: \u00abEra troppo pallida. E troppo impegnativa.\u00bb<br \/>\nQuella sera continuava a tormentarmi senza tregua il ricordo degli occhi riconoscenti della principessa lunare, i suoi passi tremanti, la sua disarmante mancanza di autonomia. Lo chiamai per chiedergli com\u2019era successo.<br \/>\n\u00abMass\u00ec, ho rivisto quella dello studio legale, quella che mi scopavo in pausa pranzo, ricordi? Dai, cazzo\u2026 \u00e8 quasi agosto e fa un caldo tropicale, ho bisogno di staccare. Partiamo domani per Bali. Lei? Beh, non \u00e8 stato difficile, sono semplicemente sparito. Irraggiungibile, introvabile, irreperibile. Mi ha cercato per qualche giorno, ma io non ho mai risposto alle sue chiamate n\u00e9 ai messaggi. Poi ha smesso, \u00e8 stata molto dignitosa. Niente scenate, niente insulti. Chiedeva solo perch\u00e9.\u00bb<\/p>\n<p>Agosto infernale, Biancaneve \u00e8 sola e invalida. E con un immenso straziante perch\u00e9 che non ottiene risposta.<\/p>\n<p>Passarono i giorni, le settimane, passarono i mesi. E io non avevo pi\u00f9 voglia di comunicare col medico dall\u2019anima pia. Scuse di ogni sorta, assenze, vaghezza. Amarezza.<br \/>\nGiunse l\u2019inverno, improvviso e tagliente come ogni anno, tutto preso a compensare i bollori dell\u2019estate appena trascorsa.<br \/>\nEd eccola, inattesa e bellissima, Biancaneve nel Paese delle Meraviglie. Passeggiava sola per il corso nel tardo pomeriggio, sbirciando le vetrine. Senza stampelle, un piccolo passo dopo l\u2019altro, barcollante ma ostinata. Il volto pi\u00f9 pieno, le occhiaie attenuate, le forme pi\u00f9 tornite. Uno splendore. Tutti la fissavano con curiosit\u00e0 morbosa e invadente, troppo bella e troppo claudicante per poter passare inosservata.<br \/>\nNon appena mi vide s\u2019illumin\u00f2 e io le corsi incontro. M\u2019invest\u00ec con un fiume di parole, mi chiese di me, del mio lavoro, mi parl\u00f2 dei suoi progressi e delle sue prime passeggiate, mi parl\u00f2 del nuovo sindaco e di una bellissima casa col terrazzo fiorito che le sarebbe piaciuto comprare. Mi parl\u00f2 di un sacco di cose, mai di lui. Nessun accenno, neppure un\u2019allusione. Discreta e garbata. Velatamente malinconica. E come altro poteva essere? \u00c8 una principessa lunare.<br \/>\nGiunse il momento del commiato e ci stringemmo la mano. All\u2019improvviso una folata di vento gelido c\u2019invest\u00ec, facendo svolazzare i suoi capelli e portandosi magicamente via la sua maschera di compostezza. Incontenibile e ribelle una lacrima le scivol\u00f2 sulla gota, una lacrima enorme e scintillante, cos\u00ec gonfia che pareva sul punto di esplodere. Una lacrima bruciante, una lacrima di acido solforico pregna di dolore e di perch\u00e9 inascoltati. Biancaneve deglut\u00ec e io la sentii fremere nel tentativo orgoglioso di trattenere uno scoppio di pianto. Allora allungai la mia mano verso di lei e posai il palmo sulla sua guancia. Passai il pollice su quella lacrima finch\u00e9 non fu scomparsa. Tenni il suo viso cos\u00ec, sospeso sulla mia mano, per qualche secondo, forse un minuto. Lei smise di tremare. Mi fiss\u00f2 negli occhi e in quello sguardo c\u2019era un romanzo intero. Nel mio le risposte che non sapevo pronunciare.<\/p>\n<p>Non l\u2019ho mai pi\u00f9 vista.<br \/>\nOgni tanto passo sotto quel terrazzo fiorito che le piaceva tanto nella speranza di scorgerla danzare fra i vasi e i colori. Ma \u00e8 una speranza vana.<br \/>\nOgni tanto lui mi presenta una fidanzata nuova. Nessuna lascia il segno.<br \/>\nOgni tanto lei mi sorride in sogno. Dolcissima e silente.<\/p>\n<p>Biancaneve nel Paese delle Meraviglie\u2026 ora lo sai, vero? I cerchi non si chiudono mai.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_18197\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"18197\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Geometria di un amore mai vissuto. 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