{"id":18149,"date":"2014-03-10T19:37:37","date_gmt":"2014-03-10T18:37:37","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=18149"},"modified":"2014-03-10T19:37:37","modified_gmt":"2014-03-10T18:37:37","slug":"premio-racconti-nella-rete-2014-a-penny-for-your-happiness-di-andrea-laudani","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=18149","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2014 &#8220;A Penny for Your Happiness&#8221; di Andrea Laudani"},"content":{"rendered":"<div id=\"post-body-4288242665279865841\">\n<div align=\"JUSTIFY\">Siete mai arrivati, ad un certo punto della vostra vita, a chiedervi quanto essa valga?<\/div>\n<div align=\"JUSTIFY\">Io s\u00ec. Diverse volte. E credevo di conoscere la risposta, di averla sempre ritenuta ovvia. Ora, per\u00f2, seduto sul ciglio di una scarpata a guardare l&#8217;orizzonte, gambe penzoloni nel vuoto, avevo i miei dubbi.<\/div>\n<div align=\"JUSTIFY\">Quando avevo sei anni, la maestra mi appiccic\u00f2 una stellina dorata sul tema, dicendomi: \u00abBravo A****, sei gi\u00e0 diventato un eccellente scrittore\u00bb, sorridendo e strofinandomi i capelli. Ricordo che avevo una manciata di buone caramelle gommose, nella tasca dei calzoncini. Ebbi il permesso di mangiarle tutte, una volta mostrata la stellina a casa.<\/div>\n<div align=\"JUSTIFY\">Al liceo, quando baciai la ragazza pi\u00f9 carina della scuola, nel cortile principale, di fronte a tutti, nel taschino del gilet c&#8217;erano pi\u00f9 di cento dollari, guadagnati facendo i compiti ad un mucchio di babbei della mia squadra di football.<\/div>\n<div align=\"JUSTIFY\">Io ero il quarterback. Quando vincemmo il campionato della contea, ne avevo quasi il doppio nel portafogli chiuso a chiave nell&#8217;armadietto dello spogliatoio, assieme ad un assegno da cinquecentosettanta, primo anticipo del mio nuovo lavoro da articolista del giornale locale. Avevo sedici anni.<\/div>\n<div align=\"JUSTIFY\">Mentre strinsi la mano al rettore dell&#8217;universit\u00e0, il giorno della mia laurea, dopo aver esposto le duecentoventuno pagine della mia tesi, il mio conto in banca registrava esattamente trentatremila dollari. Pi\u00f9 i quasi trecento che avevo in tasca.<\/div>\n<div align=\"JUSTIFY\">Al mio terzo romanzo, raggiunsi finalmente il milione di dollari. Ci fu una festa sontuosa, un sacco di gente, tutti brindavano e mi davano pacche sulla schiena. Nel taschino della mia giacca firmata non c&#8217;erano soldi, ma una penna d&#8217;argento con cui non avevo scritto altro che il mio autografo su copie e copie del mio ultimo libro. Quando, a fine serata, l&#8217;inchiostro termin\u00f2, la abbandonai dentro una coppa vuota di champagne.<\/div>\n<div align=\"JUSTIFY\">Mi sentii povero per la prima volta nella mia vita a trentadue anni, quando incrociai il suo sguardo e le strinsi la mano. Mi fu presentata assieme al suo futuro marito, un vecchio riccone di trent&#8217;anni pi\u00f9 grande di lei. Aveva un vestito rosso di seta, senza spalle, gambe scoperte. Riccioli biondi, profondi occhi azzurri, rossetto della stessa tonalit\u00e0 del vestito. Il mio editore la present\u00f2 come Elizabeth Wayne, fidanzata di Carl Roberts, un imprenditore che moriva dalla voglia di conoscermi.<\/div>\n<div align=\"JUSTIFY\">Non seguii una parola di quel che Mr Roberts ebbe da dirmi: nonostante evitassi di fissarla, per non sembrare inopportuno, la mia attenzione era solo per lei, anche quando annuivo al mio editore e a Mr Roberts su non so quale argomento. Ne sentivo il profumo, ne percepivo il calore corporeo, il respiro, lo sguardo. Ogni tanto, gettavo un occhio rapido al suo viso. Mi guardava, senza pudore. Non aveva paura di sembrare inopportuna. Non lo era, non per me. Il suo profumo si faceva pi\u00f9 intenso. Quando il mio editore fece una battuta, lei rise di gusto, si copr\u00ec la bocca col palmo della mano, e incroci\u00f2 il mio sguardo di nuovo. Il tempo rallent\u00f2. Mi sentii povero. Nel portafogli in tasca avevo mille dollari in contanti.<\/div>\n<div align=\"JUSTIFY\">La rividi cinque settimane dopo, quasi per caso. Quasi. Era tra il pubblico di studenti e accademici ad una mia conferenza di letteratura. Suo marito non c&#8217;era. Attese al suo posto finch\u00e9 tutti, anche i miei amici che si congratularono e mi salutarono per ultimi, non se ne furono andati. Rimasi solo con lei nell&#8217;aula magna dell&#8217;universit\u00e0 dove dieci anni prima mi ero laureato. Nell&#8217;aria silenziosa, fluttuava lo spettro del suo profumo. I nostri sguardi si incontrarono. Nessuno dei due disse nulla. Ci baciammo e basta. Quella sera stessa, nel letto accanto a lei, divenni l&#8217;uomo pi\u00f9 ricco del mondo.<\/div>\n<div align=\"JUSTIFY\">Le settimane successive furono felici e concitate come non mai. Il mio editore chiam\u00f2 diverse volte per dirmi che il magnate Carl Roberts aveva chiuso i rubinetti con cui ci pubblicizzava e minacciava di farmi causa. Ed, il mio editore, parlava seriamente, ma sentivo dal tono che era fiero di me, come un vecchio amico. Trovammo pi\u00f9 volte la stampa sotto casa, un esercito di giornalisti, a chiederci chiarimenti e dettagli scabrosi su quel che era successo. Due energumeni neri e pelati, in giacca e cravatta e auricolare, si presentarono al cancello della mia villa e attesero come cani da caccia che uscissi. Se la filarono prima che Elizabeth potesse convincermi a chiamare la polizia. Trovammo comunque un biglietto, attaccato al citofono, scritto dal pugno infuriato di Mr Roberts. Vi era scritta solo una parola, per Elizabeth, la quale dovette dissuadermi, questa volta, ad andare io stesso a trovare Mr Roberts con la mia mazza da golf.<\/div>\n<div align=\"JUSTIFY\">Ci sposammo con una cerimonia privata in una chiesetta di legno bianco in piena campagna, solo parenti e amici stretti. Ed si commosse al momento del \u201cs\u00ec\u201d, come un vecchio amico. I genitori di Elizabeth mi abbracciarono e mi baciarono, occhi lucidi. I miei fecero lo stesso con Elizabeth. Brindammo e tagliammo la torta. Partimmo quel pomeriggio per le Keys della Florida. La prima notte di nozze fu la pi\u00f9 calda della mia vita. Nel portafogli che avevo dimenticato sul banco della reception dell&#8217;hotel, c&#8217;erano quattro carte di credito e sette banconote con la faccia del presidente McKinley stampata sopra.<\/div>\n<div align=\"JUSTIFY\">Tre anni dopo, mentre io ero nello studio di Ed a discutere animatamente sulla sua bancarotta e il mio declino come scrittore, Elizabeth prese la pistola che tenevo nella cassaforte e si spar\u00f2 in bocca.<\/div>\n<div align=\"JUSTIFY\">Quanto vale la vita di un uomo che ha perso ogni cosa, seduto sul ciglio di un precipizio sul fianco di una montagna?<\/div>\n<div align=\"JUSTIFY\">Infilai la mano libera, quella che non stava reggendo la bottiglia mezza vuota di rum, nella tasca della camicia. Tirai fuori un penny. Sorrisi. Era sporco e graffiato. Lo poggiai sul pollice e lo catapultai gi\u00f9 per la scarpata. Non lo sentii nemmeno tintinnare.<\/div>\n<div align=\"JUSTIFY\">\u00abUn penny per la tua felicit\u00e0\u00bb.<\/div>\n<div align=\"JUSTIFY\">Mi voltai in direzione della voce. Dovetti strizzare le palpebre pi\u00f9 volte per mettere a fuoco la vista offuscata dall&#8217;alcol e dalle lacrime.<\/div>\n<div align=\"JUSTIFY\">C&#8217;era una ragazza, dietro di me, sul sentiero. Poteva avere s\u00ec e no sedici anni, capelli rossi e lisci, pelle chiara, lentiggini. Indossava la divisa verde e oro di un qualche gruppo scout, con un giacchetto senza maniche sopra la maglietta e una gonna verde erba chiaramente accorciata di proposito. Era scalza, ma teneva i piedi dritti e uniti come le avevano insegnato. Reggeva una corda legata ad un carretto coperto da un telo nero. Una delle cose pi\u00f9 bizzarre che avessi mai visto. Sicuramente, la pi\u00f9 strana della giornata.<\/div>\n<div align=\"JUSTIFY\">\u00abSi dice: \u201cun penny per i tuoi pensieri\u201d\u00bb, biascicai. Non ero ancora del tutto sicuro che quella ragazza fosse l\u00ec davvero. Non l&#8217;avevo nemmeno sentita arrivare.<\/div>\n<div align=\"JUSTIFY\">\u00abNon mi interessano i tuoi pensieri, tanto quelli di voi uomini sono sempre gli stessi. \u00c8 semplicemente cos\u00ec che si usa quass\u00f9\u00bb, disse indicando il burrone di fronte a me. \u00abSi butta un centesimo gi\u00f9 dalla montagna e si ottiene un po&#8217; di felicit\u00e0\u00bb.<\/div>\n<div align=\"JUSTIFY\">\u00ab\u00c8 quello che ti raccontano i tuoi amici scout?\u00bb, risposi, prendendo un altro goccio dalla bottiglia. La ragazza non bad\u00f2 al mio sarcasmo.<\/div>\n<div align=\"JUSTIFY\">\u00abDevi aspettare un po&#8217; prima che faccia effetto. E quella non aiuta, credimi\u00bb. Indic\u00f2 la bottiglia. Quando risi tossendo, spost\u00f2 i suoi piedi scalzi e si allontan\u00f2, trascinando il suo carretto cigolante.<\/div>\n<div align=\"JUSTIFY\">Il sentiero saliva ancora verso la cima. Era una lunga camminata in salita, era gi\u00e0 una specie di miracolo che fosse arrivata fin l\u00ec da sola e scalza. Mi convinsi che avevo appena assistito alla mia prima esperienza allucinatoria e tornai a guardare il panorama.<\/div>\n<div align=\"JUSTIFY\">Appena sotto di me, c&#8217;era la macchia verde del bosco. Gli alberi erano lontani, ma non abbastanza da poter essere sicuro di non farmi fermare dai rami. Da quass\u00f9, c&#8217;era una qualche possibilit\u00e0 di restare ferito, ma vivo, impigliato fra i rami come un sacchetto della spazzatura. Sarei dovuto salire pi\u00f9 in alto per poter essere certo di sfracellarmi a terra e morire sul colpo.<\/div>\n<div align=\"JUSTIFY\">Mi allontanai con cautela dall&#8217;orlo del crepaccio e mi tirai in piedi. Un po&#8217; di rum schizz\u00f2 dalla bottiglia, ma tanto ce n&#8217;era ancora un bel po&#8217;, giusto il tempo della strada. Raggiunsi il sentiero e lo seguii. Le ruote del carretto avevano lasciato dei solchi nella ghiaia.<\/div>\n<div align=\"JUSTIFY\">\u00abAllucinazione, dannazione!\u00bb, sibilai, e cancellai i solchi col piede.<\/div>\n<div align=\"JUSTIFY\"><\/div>\n<div align=\"JUSTIFY\">La salita lungo il sentiero di ghiaia fu lenta e silenziosa. Accanto a me, il costone di roccia era ricoperto di reti protettive per evitare frane. Qua e l\u00e0, qualche ciuffo d&#8217;erba e un po&#8217; di muschio. Dall&#8217;altro lato, il crepaccio si avvicinava man mano, rendendo il sentiero stretto appena per due o tre persone. Sulla ghiaia, i solchi del carretto mi accompagnavano dritti e precisi. Il primo quarto d&#8217;ora di marcia lo avevo passato a pestarli mentre camminavo, gettando ghiaia fuori dal percorso, poi mi ero arreso, avevo preso un lungo sorso dalla bottiglia e li avevo semplicemente seguiti.<\/div>\n<div align=\"JUSTIFY\">Dopo circa un&#8217;ora, il sole giunse all&#8217;orizzonte, illuminando il fianco della montagna di luce rossa. Il bordo del crepaccio sembr\u00f2 coperto di sangue. L&#8217;alcol che avevo in testa intensificava i colori. Pensai ai capelli della ragazza. Non ero ancora abbastanza in alto, a giudicare dal fatto che distinguevo, anche se a fatica, un albero dall&#8217;altro: dovevo ancora arrivare in cima. Le montagne, in quella zona, non erano altissime. Molta gente le scalava a piedi per campeggiare sulle cime, arrostendo hot-dog e guardando le stelle. Era anche frequentato dagli scout, probabilmente. Molte volte, anche se nessuno ne parlava, certa gente ci andava per gettarsi di sotto. Non a tutti bastava un penny per essere felici.<\/div>\n<div align=\"JUSTIFY\">Sperai che il sole calasse in fretta e arrivasse la notte. Buttarsi da un burrone di notte e ubriachi era molto pi\u00f9 semplice. Ci misi un po&#8217; a capire che qualcosa non andava. Fu il calore del sole sulla guancia, che dopo un po&#8217; divenne fastidioso, a farmi rendere conto d&#8217;un tratto che era passato diverso tempo, forse addirittura un&#8217;altra ora, senza che il sole sparisse. Mi fermai, barcollando e allargando le braccia per restare in equilibrio. Fissai l&#8217;orizzonte cercando di capire se il disco rosso si stesse muovendo come doveva. Niente. Era come incollato al cielo, tagliato a met\u00e0 dalla linea della terra. Niente nuvole. Persino l&#8217;aria era immobile, lass\u00f9, a poche decine di metri dalla cima.<\/div>\n<div align=\"JUSTIFY\">Supponevo fossero poche decine di metri. In realt\u00e0 non ne avevo idea. Le rocce salivano per un bel po&#8217;, anche oltre le reti, e non si vedeva la fine da dove ero io. Tornai a guardare il sole ed era ancora l\u00ec, come congelato.<\/div>\n<div align=\"JUSTIFY\">Il sentiero si era fatto ancora pi\u00f9 stretto. Il crepaccio era a poco pi\u00f9 di un metro da me. Se avessi perso l&#8217;equilibrio, sarei precipitato di sotto. Guardai gi\u00f9, tenendo le braccia spalancate, e gli alberi sembravano essere ancora alla stessa altezza di quando li avevo controllati l&#8217;ultima volta. Sollevai la bottiglia di rum, ormai quasi a filo col fondo, la guardai con disgusto e rabbia e la gettai via. Non la sentii frantumarsi. I solchi lasciati dal carretto della strana ragazza erano sempre l\u00ec, a guidare la via. Ripresi a camminare, facendo attenzione a non calpestarli.<\/div>\n<div align=\"JUSTIFY\">Pass\u00f2 altro tempo e la stanchezza si fece sentire, sia fisica che mentale. Avevo perso il senso del tempo e non avevo idea di che ore fossero n\u00e9 quanto tempo fosse passato da quando ero partito. Il sole continuava a galleggiare all&#8217;orizzonte e a macchiare di rosso me e la montagna. Stavo quasi formulando l&#8217;idea di gettarmi finalmente di sotto, l\u00ec a quell&#8217;altezza, quando i solchi del carretto deviarono improvvisamente e si interruppero sull&#8217;orlo del crepaccio. Mi bloccai ad osservarli a bocca aperta, i pensieri che faticavano a formulare cose sensate.<\/div>\n<div align=\"JUSTIFY\">Si era gettata di sotto. La ragazza di prima si era gettata di sotto, col carretto e tutto quanto.<\/div>\n<div align=\"JUSTIFY\">Il sentiero proseguiva ancora, sembrava infinito. Anche le reti, mi accorsi guardandomi attorno, si erano interrotte da tempo. Mi sporsi un poco per vedere di sotto, senza calpestare i solchi. Fu come se gli alberi, laggi\u00f9, fossero in fiamme, e non saprei giurare nemmeno ora che non lo fossero davvero. Rimasi come incantato da quello spettacolo allucinante. Mi sporsi ancora, strizzando gli occhi, cercando di distinguere la realt\u00e0 dall&#8217;immaginazione. Non ci riuscii. Mi venne la nausea. Sentii un odore familiare. Due mani si poggiarono sulla mia schiena sudata e mi spinsero. Non urlai nemmeno. Il fiato mi si blocc\u00f2 in gola e precipitai nella luce rossa, il profumo di Elizabeth ancora nelle narici.<\/div>\n<div align=\"JUSTIFY\"><\/div>\n<div align=\"JUSTIFY\">La caduta dur\u00f2 pochi istanti, per la verit\u00e0. Picchiai il busto su un pavimento di erba fresca e foglie. Urlai quando gi\u00e0 ero a terra. Mi sentii ridicolo.<\/div>\n<div align=\"JUSTIFY\">Attorno a me si apriva una radura circondata dagli alberi. La luce era cambiata drasticamente, il rosso fuoco era scomparso lasciando il posto a colori pi\u00f9 freschi. Era scesa la sera. Il cielo era di un blu intenso, quasi viola, e una pallida luna d&#8217;argento cominciava a salire. Era piena. Qualche stella era gi\u00e0 comparsa qua e la. Si vedeva ancora piuttosto bene, ma presto sarebbe scesa la notte.<\/div>\n<div align=\"JUSTIFY\">Un ruscello silenzioso tagliava la radura. Sbucava da qualche parte tra le rocce e scompariva tra gli alberi, gi\u00f9 per la montagna. Oltre al prato e qualche fiore, alcune rocce, probabilmente franate dalla cima, erano sparpagliate in ogni direzione, alcune grandi come palle da basket, altre grosse quanto automobili. Oltre la cinta di alberi che circondavano la zona non si vedeva nulla se non un buio fitto. Era un piccolo mondo nascosto che non avevo notato prima, quasi sicuramente perch\u00e9 non esisteva affatto e io stavo evidentemente sognando. Oppure, ero morto.<\/div>\n<div align=\"JUSTIFY\">\u00abNo, non sei morto\u00bb.<\/div>\n<div align=\"JUSTIFY\">Sobbalzai. Riconobbi la voce e mi voltai nella sua direzione. La ragazza dai capelli rossi era seduta su un grosso sasso sulla riva del fiumiciattolo, con i piedi immersi nell&#8217;acqua gelida. Stava leggendo un libro e, seppur ci fosse ancora luce, era comunque troppo scuro perch\u00e9 si potesse leggere alcunch\u00e9, anche con una luna cos\u00ec. Il carretto era parcheggiato poco indietro.<\/div>\n<div align=\"JUSTIFY\">\u00abCome diavolo&#8230;?\u00bb, quasi le gridai. Ero sorpreso e anche un po&#8217; spaventato. Non l&#8217;avevo proprio notata e ora me la ritrovavo davanti con i piedi a mollo a leggere un libro. E i miei pensieri.<\/div>\n<div align=\"JUSTIFY\">\u00abSssssh\u00bb, fece, scuotendo la mano nella mia direzione, senza alzare lo sguardo. \u00abNon mi distrarre\u00bb, continu\u00f2. \u00abSono al punto in cui il protagonista sta cercando di capire dove si trova. Crede di essere morto\u00bb.<\/div>\n<div align=\"JUSTIFY\">\u00abMolto interessante, ma&#8230;\u00bb.<\/div>\n<div align=\"JUSTIFY\">\u00abSssh\u00bb, fece di nuovo, questa volta voltandosi a guardarmi severamente. Aveva gli occhi verdi, notai, e brillavano come smeraldi alla luce della luna. Non insistetti. Attesi per un po&#8217; sperando che si decidesse a chiarirmi le idee, ma dopo diverse pagine e commenti sottovoce, capii che per il momento non ne avrei ricavato nulla. Decisi di fare un giro per capire dove fossi finito e, soprattutto, se quello fosse davvero il mio aldil\u00e0 o semplicemente un sogno molto strano.<\/div>\n<div align=\"JUSTIFY\">Sul prato umido, notai i solchi del carretto. Partivano esattamente dal punto in cui ero caduto. Non li avevo visti. Presi a seguire il corso d&#8217;acqua e arrivai al limitare degli alberi. Nonostante il bosco fosse fitto e nero, ebbi la sensazione che ad un certo punto, qualche decina di metri pi\u00f9 avanti, gli alberi scomparissero, come inghiottiti dal buio. Con tutta probabilit\u00e0, scendevano seguendo il fianco ripido della montagna, e il ruscello con essi. Anche i sogni hanno una loro logica, dopotutto. Infilai solo la punta della scarpa nell&#8217;ombra della foresta, che la voce della ragazza mi giunse da pochi passi dietro di me.<\/div>\n<div align=\"JUSTIFY\">\u00abIo starei lontana da l\u00ec\u00bb.<\/div>\n<div align=\"JUSTIFY\">Era in piedi, sempre scalza, con la corda del carretto stretto nella mano. Mi guardava con apprensione, come se stesse cercando di convincere un bambino molto stupido a non infilare la mano nella gabbia del leone. Era inquietante come uno spettro, con la sua pelle chiara e quegli occhi brillanti.<\/div>\n<div align=\"JUSTIFY\">\u00abPerch\u00e9, cosa c&#8217;\u00e8 l\u00ec?\u00bb, le chiesi voltandomi ma senza spostare il piede. Con l&#8217;ombra che lo oscurava, sembrava mi mancassero le dita. Un brivido mi gel\u00f2 la nuca.<\/div>\n<div align=\"JUSTIFY\">\u00abNiente in particolare\u00bb, rispose la ragazza. \u00abMa \u00e8 l\u00ec che vanno tutti quelli che scappano da me\u00bb. Non batteva ciglio, manteneva lo stesso tono di voce. Mi venne in mente che forse nel carretto conservava un&#8217;ascia, in mezzo ai pezzi delle sue povere vittime. Deglutii.<\/div>\n<div align=\"JUSTIFY\">\u00abAh s\u00ec? Magari fanno bene\u00bb, dissi togliendo il piede dall&#8217;ombra.<\/div>\n<div align=\"JUSTIFY\">\u00abNon fa mai bene a nessuno scappare da me\u00bb, disse. Fece un passo avanti. Poi il suo viso si illumin\u00f2 in un sorriso radioso e anche il suo tono cambi\u00f2. \u00abAllora, vuoi comprare qualcosa al mio negozio di souvenir o no?\u00bb.<\/div>\n<div align=\"JUSTIFY\">\u00abIl tuo cosa?\u00bb.<\/div>\n<div align=\"JUSTIFY\">\u00abIl mio negozio di souvenir, laggi\u00f9\u00bb, e indic\u00f2 una baracca di legno con un ampio finestrone e un banco d&#8217;appoggio, oltre il corso d&#8217;acqua. Prima non c&#8217;era, ma non mi feci troppe domande.<\/div>\n<div align=\"JUSTIFY\">La seguii camminando nel prato umido, aggirando i massi e superando il ruscello. Mente ci avvicinavamo, scoprii nuovi dettagli su quella specie di negozietto: era fatto di assi di legno chiaro e aveva un tetto a spiovente come quello delle baite, ma proporzionato. Sotto il tetto vi era una larga apertura che aveva per base un pesante asse, anch&#8217;essa di legno, che faceva da bancone. A lato della struttura, vi era una porticina che permetteva l&#8217;accesso. La ragazza mi fece cenno di fermarmi e aspettare mentre lei si diresse verso l&#8217;ingresso ed entr\u00f2. La sentii armeggiare con vari oggetti e imprecare. Si accese una luce, poi un&#8217;altra e un&#8217;altra ancora, e il baracchino si illumin\u00f2 tutto. Sul bancone, notai una serie di oggetti, perlopi\u00f9 giocattoli, ordinati con cura per la clientela. Anche fuori sul prato, a ridosso delle pareti, erano poggiati alcuni oggetti pi\u00f9 grandi. C&#8217;era anche una chitarra.<\/div>\n<div align=\"JUSTIFY\">\u00abAllora, ti piace?\u00bb. La ragazza sbuc\u00f2 da sotto il bancone e vi si poggi\u00f2 sopra. Le si intravedeva il seno dalla scollatura della maglietta. Spostai lo sguardo sugli oggetti in esposizione.<\/div>\n<div align=\"JUSTIFY\">\u00abMolto carino\u00bb, dissi. Avevo la gola secca.<\/div>\n<div align=\"JUSTIFY\">\u00abDavvero? Trovi un negozio di cianfrusaglie in mezzo ad una radura sulla cima di una montagna e tutto quello che sai dire \u00e8: \u201cmolto carino\u201d?\u00bb. Pieg\u00f2 la testa di lato con fare saccente. Sorrideva. Non sapevo ancora se trovarla irritante o interessante. Decisi che era meglio rimandare la risposta.<\/div>\n<div align=\"JUSTIFY\">\u00abHai molta clientela, quass\u00f9?\u00bb. Domanda impertinente, sarcastica. Sollev\u00f2 il busto.<\/div>\n<div align=\"JUSTIFY\">\u00abPi\u00f9 di quanto immagineresti\u00bb, rispose. Mi lanci\u00f2 un&#8217;occhiata e spar\u00ec nel retrobottega.<\/div>\n<div align=\"JUSTIFY\">Solo nella notte, non mi rimase che osservare pi\u00f9 da vicino gli oggetti.<\/div>\n<div align=\"JUSTIFY\">Passai in rassegna un clown di pezza, un piccolo plotone di soldatini di metallo, una scacchiera a tema fantasy e una tazza con le sembianze di un elefante. Poi, un po&#8217; annoiato, optai per gli oggetti a terra. La notai subito, la chitarra. Inconfondibilmente nera e gialla come un&#8217;ape, scheggiata sul bordo, una corda rossa e un cuore disegnato a pennarello. La\u00a0<i>mia<\/i>\u00a0chitarra. Di quando avevo sedici anni. Avevo imparato a suonarla, pi\u00f9 o meno bene, in meno di sei mesi. L&#8217;avevo fatto per una ragazza che mi piaceva, Meredith Rogen, la ragazza pi\u00f9 popolare della scuola e di cui tutti erano cotti. Fu con quella chitarra sgangherata che riuscii a conquistarla. Ci baciammo nel cortile della scuola dopo che le ebbi cantato una canzone sdolcinata. Patetico. Ci lasciammo dopo nemmeno un mese.<\/div>\n<div align=\"JUSTIFY\">Tutti questi ricordi mi inondarono la testa appena sfiorai il legno della chitarra. Potevo sentire l&#8217;odore dei suoi capelli, il sapore delle sue labbra, la sua pelle fresca sotto la maglietta, il legno della chitarra nell&#8217;altra mano, l&#8217;applauso eccitato dei compagni di scuola. Presi la chitarra e la poggiai con forza sul bancone.<\/div>\n<div align=\"JUSTIFY\">\u00abCome fai ad averla?\u00bb, gridai. La ragazza non rispose. \u00abSto parlando con te, dove hai preso questa chitarra?\u00bb.<\/div>\n<div align=\"JUSTIFY\">\u00abMe l&#8217;hai data tu\u00bb, disse dalle mie spalle. Sobbalzai, ma la rabbia accanton\u00f2 per il momento l&#8217;incredulit\u00e0.<\/div>\n<div align=\"JUSTIFY\">\u00abCome&#8230;? Questa chitarra \u00e8 rimasta nella soffitta dei miei genitori per anni e l&#8217;ho portata con me quando sono andato a vivere da solo la prima volta. L&#8217;ho dimenticata in quell&#8217;appartamento anni fa\u00bb, replicai minaccioso. La mia voce echeggiava tra le rocce.<\/div>\n<div align=\"JUSTIFY\">\u00abQuanta foga\u00bb, disse lei. \u00abSe ci tenevi tanto, come hai fatto a scordartela?\u00bb.<\/div>\n<div align=\"JUSTIFY\">\u00abMi sono trasferito in fretta, avevo appena accettato un contratto ed ero preso dal lavoro, cos\u00ec&#8230; l&#8217;ho semplicemente dimenticata\u00bb. Non avevo risposto subito, un&#8217;esitazione di un paio di secondi buoni, il tempo di raccogliere i ricordi. E le scuse. Abbassai lo sguardo. La ragazza era sempre scalza. Il carretto coperto dal telo nero era accanto a lei, la corda arrotolata a terra con noncuranza. Quando mi voltai per indicare la chitarra, il baracchino era scomparso. Non mi fece effetto. Non quanto mi sarei aspettato, almeno. Il sogno durava da un pezzo, d&#8217;altronde, tra poco sarebbe finito. Perch\u00e9 stare a preoccuparsi di certi dettagli?<\/div>\n<div align=\"JUSTIFY\">\u00abNon \u00e8 cos\u00ec semplice dimenticarsi di cose a cui teniamo. Basta solo tenerci davvero, non credi?\u00bb, disse sorridendomi. Un sorriso dolce. Mi compativa.<\/div>\n<div align=\"JUSTIFY\">\u00abChi sei, veramente? Perch\u00e9 mi fai questo?\u00bb.<\/div>\n<div align=\"JUSTIFY\">\u00ab\u00c8 cos\u00ec che vedi questo posto? Come una punizione?\u00bb.<\/div>\n<div align=\"JUSTIFY\">\u00abNon so nemmeno dove mi trovo\u00bb.<\/div>\n<div align=\"JUSTIFY\">\u00abE cos\u00ec ti senti talmente in colpa con te stesso da finire in un luogo strano e sconosciuto e pensare subito che sia l&#8217;Inferno. Capisco\u00bb, disse chinandosi a raccogliere la corda del carretto. \u00abPensi che io sia il Diavolo?\u00bb. Si volt\u00f2 e si incammin\u00f2 di nuovo verso il ruscello, dopo avermi gettato uno sguardo malizioso e provocatorio. Il bordo della gonna le danzava attorno alle gambe chiare.<\/div>\n<div align=\"JUSTIFY\">\u00abS\u00ec\u00bb. No, non lo pensavo, anche se per un brevissimo istante mi era balenato in testa. Forse quello sguardo.<\/div>\n<div align=\"JUSTIFY\">Lei non disse nulla. Parcheggi\u00f2 il carretto sulla riva del corso d&#8217;acqua e si sedette sul bordo immergendo i piedi. Inarc\u00f2 la schiena, con gli occhi chiusi e il volto bagnato dai raggi lunari. Il cielo era ormai nero, punteggiato da stelle grandi e luminose. Un cielo che non avevo mai visto prima d&#8217;ora e che mi sembrava irreale quanto tutto il resto.<\/div>\n<div align=\"JUSTIFY\">\u00abSono morto?\u00bb, le chiesi finalmente.<\/div>\n<div align=\"JUSTIFY\">\u00abNon saprei. Lo sei?\u00bb. La sentii appena. Sussurrava, godendosi l&#8217;aria gelida della notte.<\/div>\n<div align=\"JUSTIFY\">\u00abCredo di s\u00ec\u00bb, dissi. \u00abSono scivolato dal sentiero e sono caduto gi\u00f9 dalla montagna. Potrei essermi rotto l&#8217;osso del collo ed essere morto sul colpo, ma magari sono in coma o qualcosa del genere e tutto questo non \u00e8 nient&#8217;altro che un sogno\u00bb.<\/div>\n<div align=\"JUSTIFY\">\u00abO un incubo\u00bb, sugger\u00ec lei.<\/div>\n<div align=\"JUSTIFY\">\u00abO un incubo\u00bb.<\/div>\n<div align=\"JUSTIFY\">Guardai in alto, verso la cima coperta di tenebra della montagna. Mi sarebbe piaciuto arrivare in cima, proprio sulla roccia pi\u00f9 alta, e guardare il mondo da lass\u00f9. Per provare la sensazione di essere in alto, pi\u00f9 di chiunque altro, per poi lanciarmi di sotto e precipitare nel buio.<\/div>\n<div align=\"JUSTIFY\">\u00abCredevo che l&#8217;avrei incontrata, una volta morto. In fondo, \u00e8 per questo che lo stavo facendo. Per rivederla\u00bb.<\/div>\n<div align=\"JUSTIFY\">\u00abTua moglie non \u00e8 qui, A****\u00bb, disse la ragazza. Aveva riaperto gli occhi, ma guardava le stelle.<\/div>\n<div align=\"JUSTIFY\">\u00abLo immaginavo. Lei \u00e8 in Para&#8230;\u00bb.<\/div>\n<div align=\"JUSTIFY\">\u00abOddio, ma lo credi davvero, allora?\u00bb. Scoppi\u00f2 a ridere e spruzz\u00f2 un po&#8217; d&#8217;acqua sbattendo i piedi. \u00abPensi davvero che io sia&#8230;\u00bb.<\/div>\n<div align=\"JUSTIFY\">\u00abNo, e nemmeno mi interessa. Ma so che lei \u00e8 in un posto migliore. Sono sicuro che, dovunque sia, \u00e8 felice e sta bene\u00bb.<\/div>\n<div align=\"JUSTIFY\">\u00abCosa te ne fa essere certo?\u00bb.<\/div>\n<div align=\"JUSTIFY\">\u00abPerch\u00e9 \u00e8 lontana da me\u00bb.<\/div>\n<div align=\"JUSTIFY\">Lei sospir\u00f2 trasognata, e torn\u00f2 a cullarsi nella notte, dondolando la testa di qua e di l\u00e0, ad occhi chiusi. I piedi danzavano nell&#8217;acqua di montagna creando cerchi concentrici che quasi ipnotizzavano. Lei era ipnotizzante, la sua figura, il suo corpo sinuoso, i suoi capelli rossi come il sangue.<\/div>\n<div align=\"JUSTIFY\">Ad un certo punto, prese a intonare un motivo lento e malinconico a bocca serrata. Capii che il nostro dialogo, per il momento, era finito. Guardai di nuovo verso il punto dove poco prima era posizionato il suo baracchino di cianfrusaglie, ma non sperai affatto che ricomparisse, anzi. Il terreno non era nemmeno deformato, l&#8217;erba nemmeno piegata per il peso di una struttura, come se non ci fosse mai stato niente poggiato l\u00ec. Per\u00f2, qualcosa brillava, nel prato. Un puntino nel terreno nero che trasmetteva quel poco di luce della notte. Mi avvicinai.<\/div>\n<div align=\"JUSTIFY\">In mezzo ai ciuffi di erba umida e fredda, c&#8217;era una penna d&#8217;argento. Lucida, incisa capillarmente, con il tasto premuto e la punta estratta, brillava sotto i raggi della luna piena, tanto che riuscivo a distinguerne i particolari. Era la mia penna, ovviamente. Almeno finch\u00e9 non si era esaurito l&#8217;inchiostro. L&#8217;avevo usata principalmente per firmare: documenti, assegni, lettere, autografi. Tanti autografi. La penna era ovviamente ricaricabile. Cinque dollari, tre flaconcini di inchiostro. Evidentemente non valeva tanto. Non ricordavo nemmeno chi me l&#8217;avesse regalata. Perch\u00e9 era stata un regalo, di sicuro. Non avrei mai comprato una penna d&#8217;argento. O forse s\u00ec, ripensandoci. Giusto per firmare autografi. Giusto perch\u00e9 potevo farlo. Ero ricco, allora.<\/div>\n<div align=\"JUSTIFY\">Raccolsi la penna.<\/div>\n<div align=\"JUSTIFY\">Mi aspettai di sentire il ricordo del sapore dello champagne di quella sera, di udire le voci di tutta quella gente, di riprovare l&#8217;eccitazione di essere al centro del mondo, di essere qualcuno. Mi ero aspettato perfino di rivedere i flash dei fotografi, i sorrisi delle belle ragazze, le facce degli invidiosi. Sentii, invece, solo il profumo da uomo, secco e deciso, di Ed.<\/div>\n<div align=\"JUSTIFY\">Era il ricordo di quando lo sentii per la prima volta. Quando ci stringemmo la mano e ci presentammo. Allora, lui era ancora Edward Drake, ma sarebbe diventato solo Ed dopo pochi giorni. Fu questo il mio primo pensiero, di lui: che aveva abbondato col profumo. Una cosa che fanno solo le persone insicure. I perdenti. Non era l&#8217;uomo che cercavo. Non era la persona che poteva rappresentarmi. Cos\u00ec glielo dissi.<\/div>\n<div align=\"JUSTIFY\">Lui mi guard\u00f2 per un istante, sorridendo ma esitando, lievemente scosso dalla mia sincerit\u00e0.<\/div>\n<div align=\"JUSTIFY\">\u201cBe&#8217;, dottor L******\u201d, disse, allungando di nuovo la mano per stringere la mia. \u201cAllora le nostre strade non sono destinate a incrociarsi. Felice, comunque, di averci provato. E lei?\u201d.<\/div>\n<div align=\"JUSTIFY\">No. Perdita di tempo.<\/div>\n<div align=\"JUSTIFY\">\u201cS\u00ec, certo, Mr Drake. \u00c8 stato un piacere conoscerla\u201d. Gli strinsi la mano e me ne andai.<\/div>\n<div align=\"JUSTIFY\">Non ricordo bene come mai decisi di tornare. Ricordai, all&#8217;improvviso, stringendo la fredda stilo d&#8217;argento tra le dita, solo una lettera scritta a mano, senza busta e firmata semplicemente<i>E.D.<\/i>, poggiata sul bancone della reception dell&#8217;Universit\u00e0 dove ero ancora ricercatore.<\/div>\n<div align=\"JUSTIFY\">\u201cL&#8217;ha lasciata qui un uomo per te. Dice che la penna puoi tenerla. Un tipo strano, a dire il vero. Troppo profumo\u201d, mi spieg\u00f2 la segretaria.<\/div>\n<div align=\"JUSTIFY\">La penna d&#8217;argento era infilata col suo fermaglio nella carta. Sulla lettera, Ed mi informava che aveva gi\u00e0 provveduto a spedire le copie del romanzo e dei saggi che gli avevo consegnato ad altri grossi editori suoi amici, assieme ad una lettera di raccomandazione ciascuno. Mi rassicurava sul fatto che sicuramente avrebbero gareggiato per poter ottenere di pubblicarmi. La lista di nomi era davvero succosa, i maggiori editori degli Stati Uniti avevano, adesso, le copie dei miei scritti pronti per essere valutati. In fondo, conoscere Mr Drake non era poi stata del tutto una perdita di tempo. Ero sicuro che presto avrei ricevuto decine di telefonate.<\/div>\n<div align=\"JUSTIFY\">Tornai da Ed e accettai di farmi pubblicare da lui. Non gli dissi mai che nessuno dei suoi amici pezzi grossi mi aveva preso in considerazione. Per quel che ne sapeva lui, ero tornato perch\u00e9 il suo onore mi aveva fatto cambiare idea.<\/div>\n<div align=\"JUSTIFY\">Nel giro di un anno, quelle telefonate arrivarono sul serio, ma troppo tardi, quando ormai il mio insperato successo era garantito. Grazie a quell&#8217;uomo minuto e stempiato, con il vizio di bagnarsi di profumo perch\u00e9 talmente insicuro di s\u00e9 da raccomandare il pi\u00f9 brillante scrittore degli ultimi vent&#8217;anni ai suoi amici, avevo raggiunto il mio scopo, ero diventato qualcuno, ero ricco, famoso e promettente, con una base solida e un posto assicurato nell&#8217;alta societ\u00e0. Ma queste sono cose che, ad Ed, non avevo mai detto.<\/div>\n<div align=\"JUSTIFY\">Uscii da quel vortice di ricordi e mi ritrovai seduto nell&#8217;erba con le lacrime agli occhi, a stringere forte una penna del colore della luna. La ragazza era scomparsa, ma il carretto era fermo al suo posto.<\/div>\n<div align=\"JUSTIFY\"><\/div>\n<div align=\"JUSTIFY\">Tenevo l&#8217;angolo del telo nero stretto fra indice e pollice da diversi secondi. Mi ero fiondato verso il carretto della ragazza con il deciso intento di scoprire cosa si trascinasse dietro tutto il tempo. Al momento di scoprirlo, per\u00f2, mi ero bloccato. Non ero cos\u00ec sicuro di voler sapere cosa ci fosse nascosto sotto un telo nero. Forse avevo paura di scoprire chi fosse davvero quella ragazza. Ma la curiosit\u00e0 e il tedio (due delle caratteristiche principali del Limbo, avevo pensato tra me) contrappesavano la paura dell&#8217;ignoto, mantenendomi in un equilibrio congelante.<\/div>\n<div align=\"JUSTIFY\">Intuii che la voce della ragazza mi avrebbe liberato da quella stasi pochi istanti prima di udirla.<\/div>\n<div align=\"JUSTIFY\">\u00abLa curiosit\u00e0 uccide il coniglio, non lo sai?\u00bb.<\/div>\n<div align=\"JUSTIFY\">\u00abNo. Io sapevo del gatto\u00bb. Lasciai andare il telo e mi voltai verso la ragazza. Si era cambiata d&#8217;abito: ora indossava dei semplici jeans e una maglietta.<\/div>\n<div align=\"JUSTIFY\">\u00abMa tu non avevi un gatto, giusto? Il tuo era un coniglio. Quello che \u00e8 morto\u00bb.<\/div>\n<div align=\"JUSTIFY\">Era vero. Quando avevo dieci anni, una grassa signora di una fiera di campagna mi aveva messo in mano una palla di pelo color carbone. Ovviamente non me ne separai per nessuna ragione e i miei furono costretti a comprarmela. Ma, come tutte le cose della mia vita, dur\u00f2 poco. Un pomeriggio, il coniglietto si avventur\u00f2 in cantina e volle sapere a tutti i costi cosa contenesse quella scatola nera nell&#8217;angolo. Lo scoprii anch&#8217;io. Me lo spiegarono i miei, ma ci misi un po&#8217; a capire che il veleno per topi non uccide solo i topi.<\/div>\n<div align=\"JUSTIFY\">\u00abMi ero dimenticato del coniglio\u00bb, dissi con lo sguardo perso, immerso negli improvvisi ricordi ritrovati. \u00abNon ricordo nemmeno come si chiamava\u00bb.<\/div>\n<div align=\"JUSTIFY\">\u00abChe nome avresti dato ad un coniglio?\u00bb, domand\u00f2 la ragazza raccogliendo la corda del suo carretto. Prima di farlo, sistem\u00f2 per bene il telo nero.<\/div>\n<div align=\"JUSTIFY\">\u00abNon saprei. Herbert?\u00bb.<\/div>\n<div align=\"JUSTIFY\">Mi lanci\u00f2 una smorfia e and\u00f2 via col carretto, lungo il torrente. Le piccole ruote di plastica traballavano nell&#8217;erba e nel terreno smosso, facendo ondeggiare il telo. Non distinguevo quasi pi\u00f9 i particolari degli oggetti, si era fatta notte fonda. Il cielo era nero e intenso, le stelle gelide e la luna, mi accorsi, era sparita.<\/div>\n<div align=\"JUSTIFY\">\u00abEclisse\u00bb, disse la ragazza senza voltarsi.<\/div>\n<div align=\"JUSTIFY\">\u00abCome?\u00bb.<\/div>\n<div align=\"JUSTIFY\">\u00abIl coniglio\u00bb, spieg\u00f2, girando un poco di lato il viso, per farsi sentire meglio. \u00abIl tuo coniglio si chiamava Eclisse\u00bb.<\/div>\n<div align=\"JUSTIFY\">Non lo ricordavo affatto.<\/div>\n<div align=\"JUSTIFY\">\u00abCosa c&#8217;\u00e8 nel carretto?\u00bb, le chiesi all&#8217;improvviso.<\/div>\n<div align=\"JUSTIFY\">Lei si ferm\u00f2 e senza voltarsi mi invit\u00f2 a dare un&#8217;occhiata.<\/div>\n<div align=\"JUSTIFY\">\u00abPrego\u00bb, disse. \u00ab\u00c8 tutto tuo\u00bb, ma lo disse con voce piatta, senza emozione. Voleva sfidarmi.<\/div>\n<div align=\"JUSTIFY\">Mi avvicinai, questa volta sicuro. Mi chinai, allungai una mano per afferrare il telo nero e scoprire il contenuto del carretto. Un lampo di luce ravviv\u00f2 di elettricit\u00e0 la radura. Non lo toccai neanche, il telo. Un tuono fragoroso fece vibrare le rocce e la pioggia prese a cadere. Tornai dritto con la schiena che gi\u00e0 ero quasi fradicio. La ragazza smont\u00f2 la sua impassibilit\u00e0 e scoppi\u00f2 in una risata, ovattata dallo scrosciare della pioggia.<\/div>\n<div align=\"JUSTIFY\">\u00abVieni, ti ospito nel mio rifugio, per questa notte\u00bb, disse incamminandosi di nuovo.<\/div>\n<div align=\"JUSTIFY\">La seguii. Mi aspettai comparisse dal nulla un nuovo edificio, invece mi ritrovai di fronte il negozio di souvenir, illuminato a tratti dai lampi, questa volta in una posizione diversa, al limitare del bosco, accanto al rivolo d&#8217;acqua che spariva tra gli alberi oscuri.<\/div>\n<div align=\"JUSTIFY\">\u00abTu vivi qui?\u00bb, le chiesi, mentre entravamo dalla porticina, ormai grondanti.<\/div>\n<div align=\"JUSTIFY\">\u00abHo detto che \u00e8 il mio rifugio, non casa mia\u00bb, rispose lei facendomi strada nello stretto corridoio. L&#8217;ambiente, seppur molto poco spazioso, era comunque pi\u00f9 capiente di quanto mi sarei immaginato, quasi grande come un monolocale, con un corridoio dalle pareti dense di mensole che conduceva da un lato al banco vendita e, dall&#8217;altro, verso il retrobottega ricolmo di scatoloni e scaffali.<\/div>\n<div align=\"JUSTIFY\">\u00abVieni. Qui ci sono delle coperte\u00bb. Tir\u00f2 gi\u00f9 dallo scaffale due pesanti pile e me ne lanci\u00f2 uno. Mentre mi toglievo la camicia per avvolgermi con la coperta, la vidi spogliarsi. Sotto la maglietta non portava nulla e aveva un paio di mutandine bianche con il disegno di una coda di gatto. Avrei scommesso che sul davanti c&#8217;era stampata la faccia del gatto, ma rest\u00f2 di spalle finch\u00e9 non si avvolse anche lei col suo pile, poi si sistem\u00f2 accanto a me.<\/div>\n<div align=\"JUSTIFY\">Eravamo nel suo magazzino, poggiati sugli scatoloni come due profughi. La baracca era buia ma calda. Entrando, la ragazza aveva acceso un po&#8217; di lumi ad olio, uno dei quali aveva poggiato a terra di fronte a noi. Sul bancone era abbassata una piccola tapparella di legno e corda, di modo che non entrassero il vento e la pioggia. Non c&#8217;erano altre finestre. L&#8217;unica cosa che mi facesse essere sicuro che il baracchino non scomparisse di nuovo con me dentro era solo il rumore insistente della pioggia.<\/div>\n<div align=\"JUSTIFY\">Restammo in silenzio per lungo tempo, nel quale ne approfittai per curiosare con lo sguardo tra gli oggetti accumulati. Infilando una mano nello scatolone che avevo a fianco, estrassi un portachiavi di ottone a forma di chiave di violino.<\/div>\n<div align=\"JUSTIFY\">\u00abAllora?\u00bb, ruppe il silenzio la ragazza. \u00abHai capito finalmente dove ci troviamo?\u00bb.<\/div>\n<div align=\"JUSTIFY\">Rimisi a posto il portachiavi e la guardai. Si era legata i capelli con uno spago e aveva in mano un libro dalla copertina grigia senza titolo. Con quella luce bassa e debole, le pagine mi sembrarono bianche.<\/div>\n<div align=\"JUSTIFY\">\u00abDevo ammetterlo: la tesi dell&#8217;Inferno sta perdendo punti e forse, e dico forse, tu non sei un demone\u00bb.<\/div>\n<div align=\"JUSTIFY\">\u00abBuono a sapersi. E quale delle altre tesi sta salendo in considerazione?\u00bb.<\/div>\n<div align=\"JUSTIFY\">\u00abHo scartato l&#8217;idea del Paradiso: avrei incontrato Lizzy. Il Limbo mi sembrava una soluzione, ma, in tal caso, non riuscirei a collocare te. Non sembri una dannata, come dovrei essere io, sembri pi\u00f9 una custode, e il Limbo non ha bisogno di custodi\u00bb.<\/div>\n<div align=\"JUSTIFY\">\u00abOttima deduzione\u00bb. Sorrise. Sembrava di cinque o sei anni pi\u00f9 grande con i capelli raccolti e la coperta di pile addosso.<\/div>\n<div align=\"JUSTIFY\">\u00abPer dirla tutta, il vero mistero sei tu. Questo posto, questa radura, potrebbe anche essere un sogno, un&#8217;allucinazione, o un ambiente psicologico creato dalla mia mente comatosa. Ma tu&#8230; sei del tutto fuori da qualsiasi schema rappresentativo, sei incollocabile: non sei il diavolo, non sei Dio, non sei una visione, non mi ricordi nessuno che abbia conosciuto in passato e non sei chiaramente nemmeno una versione di me in un qualche mondo parallelo. La vera incognita sei tu, non questo posto\u00bb.<\/div>\n<div align=\"JUSTIFY\">\u00abMmm&#8230; Alieni? Non hai pensato che possa essere un aliena?\u00bb, domand\u00f2 con un ghigno sardonico.<\/div>\n<div align=\"JUSTIFY\">\u00abGi\u00e0, e mi avresti rapito per scoprire cosa?\u00bb, sbuffai, tornando a rovistare nello scatolone.<\/div>\n<div align=\"JUSTIFY\">\u00abNon so, magari come funziona la vita sul vostro pianeta\u00bb.<\/div>\n<div align=\"JUSTIFY\">\u00abNon c&#8217;\u00e8 molto da scoprire, la vita non funziona e basta\u00bb.<\/div>\n<div align=\"JUSTIFY\">\u00abPerch\u00e9? Perch\u00e9 tua moglie si \u00e8 sparata?\u00bb. Lo disse col suo improvviso tono gelido. Mentre la ascoltai pronunciare quelle parole, nello scatolone le mie dita sfiorarono un oggetto metallico e liscio, freddo come la sua voce. Tirai fuori una pistola.\u00a0<i>La<\/i>\u00a0pistola. La mia Smith &amp; Wesson Model 4506. Quella non l&#8217;avevo persa, ce l&#8217;aveva semplicemente in custodia la polizia. Una magia crudele, quella di farmela trovare l\u00ec. Piansi, reggendo con tremore quell&#8217;oggetto lucido tra le mani.<\/div>\n<div align=\"JUSTIFY\">La ragazza non disse pi\u00f9 nulla. Voleva studiare la mia reazione, con fredda oggettivit\u00e0. O, semplicemente, rispettava il dolore che aveva rievocato. Qualsiasi che fosse la verit\u00e0, non importava. Ero stanco di lei, di quel posto irreale, e volevo andarmene.<\/div>\n<div align=\"JUSTIFY\">\u00abNon possiamo ancora uscire\u00bb, mi anticip\u00f2 lei, guardando le strette fessure della tapparella. La pioggia cadeva incessante. \u00abSiamo bloccati qui per un po&#8217;, forse tutta la notte\u00bb.<\/div>\n<div align=\"JUSTIFY\">Non le risposi. Rimasi a fissare la pistola, a immaginare Elizabeth che la prendeva dalla cassaforte, caricava le pallottole e se la infilava in bocca.<\/div>\n<div align=\"JUSTIFY\">Un tuono, pi\u00f9 forte degli altri, mi fece sobbalzare. L&#8217;immagine del sangue sulle pareti mi danz\u00f2 per la testa qualche secondo, poi svan\u00ec. Le immagini si dimenticano in fretta, \u00e8 il dolore a non passare mai.<\/div>\n<div align=\"JUSTIFY\">\u00abRimarr\u00f2 qui per sempre, vero?\u00bb, le chiesi, accarezzando delicatamente il grilletto.<\/div>\n<div align=\"JUSTIFY\">\u00abSarebbe cos\u00ec orribile?\u00bb, rispose, tornando allegra.<\/div>\n<div align=\"JUSTIFY\">La guardai negli occhi. Con quella luce, il rumore del temporale e la coperta che la avvolgeva tutta, tranne che per quella striscia di pelle sotto le spalle, era stranamente piacevole stare l\u00ec con lei.<\/div>\n<div align=\"JUSTIFY\">\u00abQuanti anni hai, in realt\u00e0?\u00bb.<\/div>\n<div align=\"JUSTIFY\">\u00abPer avere un&#8217;et\u00e0 dovrei esistere, non ti pare?\u00bb.<\/div>\n<div align=\"JUSTIFY\">\u00abEd \u00e8 cos\u00ec?\u00bb, dissi sorridendole, seppur con le lacrime che mi solcavano le guance. \u00abEsisti?\u00bb.<\/div>\n<div align=\"JUSTIFY\">\u00abUna ragazzina disinibita, sexy da morire, in un piccolo rifugio buio in una radura isolata dal mondo, che provoca e si spoglia di fronte al primo che incontra. Ovviamente non esisto\u00bb. Si avvicin\u00f2 a me, lentamente. Mi guardava dritto negli occhi. La coperta le scese gi\u00f9, lungo il busto, fermandosi all&#8217;altezza del seno. Il mio sguardo rimase incollato ai suoi occhi verdi spettrali. \u00abMa tu, A****? Tu esisti?\u00bb.<\/div>\n<div align=\"JUSTIFY\">Un altro tuono. Il pavimento della baracca vibr\u00f2 leggermente.<\/div>\n<div align=\"JUSTIFY\">\u00abNon lo so pi\u00f9, a questo punto\u00bb, deglutii. La luce delle lampade si stava affievolendo, nel corridoio. Anche quella a terra accanto a noi stava cominciando a morire. Nell&#8217;oscurit\u00e0 incombente, quegli occhi facevano un po&#8217; paura.<\/div>\n<div align=\"JUSTIFY\">\u00abScopriamolo\u00bb, disse. La sua voce vibrava, carica di una sensazione che non riuscivo a distinguere. Il corridoio divenne buio, la luce vicino a noi si affievol\u00ec tanto che riuscii a stento a vedere il barlume selvaggio nei suoi occhi. Lei mi afferr\u00f2 le mani, le strinse e afferr\u00f2 con esse la pistola. La lasciai fare, ero paralizzato. Non dalla paura, che pure provavo, ma da un senso di trasporto. Ero ipnotizzato.<\/div>\n<div align=\"JUSTIFY\">Avvertii il calore del suo corpo, la coperta era caduta, ma non vedevo altro che un briciolo di luce riflessa nei suoi occhi. Port\u00f2 la pistola all&#8217;altezza del mio viso e, con delicatezza, me la port\u00f2 in bocca.<\/div>\n<div align=\"JUSTIFY\">Sentii il sapore dell&#8217;acciaio sulla lingua, i miei denti strinsero la canna. La ragazza respirava forte, quasi ansimando, mentre il temporale fuori cresceva d&#8217;intensit\u00e0 e la pioggia e il vento battevano forte sulle pareti.<\/div>\n<div align=\"JUSTIFY\">\u00abL&#8217;unico modo per scoprire di essere vivi, di aver mai vissuto davvero&#8230; \u00e8 morire\u00bb, sussurr\u00f2.<\/div>\n<div align=\"JUSTIFY\">Non feci in tempo a replicare. Non ne avrei comunque avuto la forza. Il colpo vibr\u00f2 sordo. Avvertii una sensazione di vuoto quando il proiettile mi trapass\u00f2 il cranio e il sangue e le cervella si liberarono fuori dalla mia testa, mentre vidi il furore smeraldo degli occhi di quella ragazza. Il tutto dur\u00f2 il tempo di un battito di ciglia, poi la luce torn\u00f2, feci un respiro profondo, reso aspro dal sapore del rum e mi ritrovai a fissare la giovane scout in piedi sul sentiero. Ero penzoloni sul ciglio del burrone.<\/div>\n<div align=\"JUSTIFY\">\u00abCome scusa?\u00bb, le chiesi con la voce impastata.<\/div>\n<div align=\"JUSTIFY\">\u00abUn penny per la tua felicit\u00e0\u00bb, ripet\u00e9 lei, ora visibilmente non pi\u00f9 sicura di aver fatto bene ad essersi fermata per parlare con me. Guardava la bottiglia di rum. \u00ab\u00c8 cos\u00ec che si usa quass\u00f9&#8230;\u00bb, continu\u00f2 lei, ma la fermai.<\/div>\n<div align=\"JUSTIFY\">\u00abFammi indovinare: si butta un penny di sotto e si ottiene un po&#8217; di felicit\u00e0?\u00bb.<\/div>\n<div align=\"JUSTIFY\">\u00abNo\u00bb, rispose lei divertita. Si chin\u00f2 sul carretto che portava con se, sollev\u00f2 il telo nero e prese qualcosa, un piccolo oggetto rotondo luccicante. \u00abQuesta felicit\u00e0. Costa solo un penny, ne vuoi?\u00bb.<\/div>\n<div align=\"JUSTIFY\">Sorrisi anch&#8217;io divertito e le feci cenno di s\u00ec con la testa. Lei mi lanci\u00f2 la caramella che afferrai al volo.<\/div>\n<div align=\"JUSTIFY\">\u00abUn penny\u00bb, ribad\u00ec lei.<\/div>\n<div align=\"JUSTIFY\">Mi controllai le tasche dei jeans, poi quella della camicia. C&#8217;era una monetina dentro, sporca e graffiata, ma pur sempre un penny. Gliela lanciai. Anche lei afferr\u00f2 al volo. Ragazza in gamba.<\/div>\n<div align=\"JUSTIFY\">\u00abGrazie!\u00bb, esclam\u00f2 radiosa, e si incammin\u00f2 di nuovo su per il sentiero, tirandosi dietro il suo carretto carico di caramelle. Era scalza, notai. Prima che fosse troppo lontana, si volt\u00f2 di nuovo.<\/div>\n<div align=\"JUSTIFY\">\u00abNon ti ho chiesto come ti chiami\u00bb, grid\u00f2. L&#8217;eco della sua voce fece il giro della montagna. \u00abCi dicono di presentarci sempre. Io sono Hope\u00bb.<\/div>\n<div align=\"JUSTIFY\">\u00abAaron. Aaron Lensing\u00bb, replicai in modo da farmi udire.<\/div>\n<div align=\"JUSTIFY\">\u00abLo scrittore?\u00bb.<\/div>\n<div align=\"JUSTIFY\">Annuii.<\/div>\n<div align=\"JUSTIFY\">\u00ab<i>Il Cuore di Pietra<\/i>\u00a0\u00e8 il mio libro preferito\u00bb. E dopo una pausa. \u00abMi dispiace per tua moglie\u00bb. Ci guardammo per un istante, io percepii il suo sorriso compassionevole, lei il mio di gratitudine. Si volt\u00f2 e and\u00f2 via.<\/div>\n<div align=\"JUSTIFY\">Roteai la caramella tonda tra le dita. Aveva un incarto verde smeraldo lucido, che aprii. La caramella era grigiastra e non particolarmente invitante. Vi era incisa una scritta, per\u00f2, solo una parola:\u00a0<i>Happiness<\/i>. Ovviamente.<\/div>\n<div align=\"JUSTIFY\">Risi di gusto. Feci rotolare la bottiglia di rum gi\u00f9 per la scarpata e infilai la caramella in bocca. Era un po&#8217; amara, ma mi piacque lo stesso. Mi sollevai in piedi, barcollando, ridendo, con le lacrime agli occhi, e mi diressi per il sentiero. Gi\u00f9. Dovevo tornare a casa, alla mia scrivania, al mio computer: c&#8217;era una storia che volevo scrivere.<\/div>\n<div align=\"JUSTIFY\"><\/div>\n<\/div>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_18149\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"18149\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Siete mai arrivati, ad un certo punto della vostra vita, a chiedervi quanto essa valga? Io s\u00ec. Diverse volte. E credevo di conoscere la risposta, di averla sempre ritenuta ovvia. Ora, per\u00f2, seduto sul ciglio di una scarpata a guardare l&#8217;orizzonte, gambe penzoloni nel vuoto, avevo i miei dubbi. Quando avevo sei anni, la maestra [&hellip;]<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_18149\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"18149\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"author":4391,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[147],"tags":[],"class_list":["post-18149","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-premio-racconti-nella-rete-2014"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/18149"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/4391"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=18149"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/18149\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":18173,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/18149\/revisions\/18173"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=18149"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=18149"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=18149"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}