{"id":18146,"date":"2014-03-10T17:09:27","date_gmt":"2014-03-10T16:09:27","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=18146"},"modified":"2014-03-10T17:09:27","modified_gmt":"2014-03-10T16:09:27","slug":"premio-racconti-nella-rete-2014-everywhere-i-go-di-andrea-laudani","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=18146","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2014 &#8220;Everywhere I Go&#8221; di Andrea Laudani"},"content":{"rendered":"<div id=\"post-body-3673651299707715783\">\n<div>Alle cinque del pomeriggio di un freddissimo novembre, Central Park non pu\u00f2 essere che vuoto.<\/div>\n<div>Il sole era sparito da un pezzo dietro gli alberi e i palazzi. Il cielo, gi\u00e0 grigio, stava virando verso l&#8217;azzurro spento della sera. Tra poco pi\u00f9 di un&#8217;ora sarebbe sceso il buio.<\/div>\n<div>Faceva freddo. Quell&#8217;anno non aveva nevicato, non ancora almeno, ma l&#8217;erba era sempre un po&#8217; brinata. Tirava un leggero vento polare dall&#8217;oceano, che fischiava e ululava sui sentieri del parco, tra gli alberi, trascinando con s\u00e9 le foglie ormai marroni.<\/div>\n<div>C&#8217;era ancora qualcuno su una delle panchine. Una ragazza stava seduta con le ginocchia strette al petto e i piedi sulle barre di metallo della panca, dondolandosi leggermente per scaldarsi. Aveva addosso un pesante cappotto di pelle imbottita, un cappellino di lana viola e una sciarpa dello stesso colore. Non aveva i guanti: li aveva dimenticati a casa per la fretta. Erano viola anche loro. Aveva passato i primi cinque minuti al parco a maledirsi per esserseli scordati. Ora teneva le mani dentro il cappotto chiuso, sul maglione che portava sotto, ed era riuscita a tenerle al caldo. Ma il naso le pizzicava ancora. Doveva averlo tutto rosso, immagin\u00f2. La sciarpa non era larga abbastanza da coprire sia muso che gola, cos\u00ec aveva dovuto scegliere: pussa via mal di gola, benvenuto naso ghiacciato. Sempre meglio che niente. Almeno non si era dimenticata il cappello: con quel gelo, le sarebbe esploso un mal di testa da record.<\/div>\n<div>Sent\u00ec scricchiolare la ghiaia sul sentiero, d&#8217;un tratto. Dei passi. Qualcuno stava venendo nella sua direzione. Lei non osava nemmeno spostare la testa per vedere chi era, aveva troppa paura di scoprire chi fosse: tanta pena per scappare e alla fine ci\u00f2 da cui sfuggi ti raggiunge comunque. Strano mondo, questo.<\/div>\n<div>L&#8217;uomo si ferm\u00f2 di fronte a lei. La ghiaia smise di scricchiolare e il suo rumore fu subito sostituito da quello del vento. Una ventata d&#8217;aria gelida le invest\u00ec la guancia. L&#8217;uomo, di cui aveva visto solo le scarpe, emise uno sbuffo seccato, fece un passo verso la panchina e si sedette pesantemente. Lei non si mosse.<\/div>\n<div>\u00abCiao, pap\u00e0\u00bb, disse lei flebilmente. Il tono della voce le usc\u00ec pi\u00f9 imbarazzato e pentito di quello che voleva dimostrare. L&#8217;uomo al suo fianco sbuff\u00f2 ancora e si port\u00f2 una mano sugli occhi, come per la stanchezza.<\/div>\n<div>\u00abChe stai combinando, Rachel?\u00bb. La ragazza non rispose. Si strinse ancora di pi\u00f9 a s\u00e9 stessa e abbass\u00f2 lo sguardo. Anche suo padre rimase zitto per qualche minuto, forse per darle modo di trovare una spiegazione convincente. Ma lui sapeva bene che di spiegazioni, in quei casi, non ce ne erano. Men che meno convincenti.<\/div>\n<div>\u00abTesoro, lo so cosa \u00e8 successo. E so anche cosa stai provando in questo momento&#8230;\u00bb.<\/div>\n<div>\u00abNo, non lo sai!\u00bb, lo interruppe Rachel improvvisamente rianimata. Aveva alzato la testa verso di lui e lo stava guardando negli occhi con un aria di sfida mista a tristezza. \u00abNon lo sai neanche un po&#8217;&#8230; Come potresti sapere quello che provo? N\u00e9 tu n\u00e9 la mamma potreste&#8230;\u00bb.<\/div>\n<div>Rachel torn\u00f2 a rannicchiarsi e scoppi\u00f2 a piangere. Suo padre allung\u00f2 un braccio verso di lei, ma la ragazza si scans\u00f2.<\/div>\n<div>\u00abVoi siete cos\u00ec felici insieme. Come fate? Come fate ad andare sempre d&#8217;accordo, a essere sulla stessa linea in tutto? A scambiarvi di ruolo come se niente fosse&#8230; a capirvi cos\u00ec bene?\u00bb.<\/div>\n<div>\u00abPerch\u00e9 ci amiamo, Rachel, \u00e8 naturale&#8230;\u00bb.<\/div>\n<div>\u00abAnche noi ci amiamo, pap\u00e0! Siamo davvero innamorati. Lo sento. Ma non riusciamo a restare in sintonia&#8230; come se parlassimo due lingue diverse. E ultimamente non capisco pi\u00f9 per niente che cosa vuole&#8230; Non capisco pi\u00f9 per niente nemmeno cosa voglio io&#8230;\u00bb. Si copr\u00ec il viso con le mani e pianse con tutta l&#8217;anima. Questa volta non protest\u00f2 quando suo padre la strinse a s\u00e9 e si lasci\u00f2 consolare. A suo padre tornarono alla mente vecchi ricordi, di quando Rachel era piccola e le cose erano pi\u00f9 semplici. Tempi lontani, pens\u00f2 fra s\u00e9. Lontani parecchio.<\/div>\n<div>\u00abVoglio raccontarti una storia. Una storia di molti anni fa. Magari non risolver\u00e0 i tuoi problemi, ma almeno non ci far\u00e0 pensare al freddo&#8230;\u00bb.<\/div>\n<div><\/div>\n<div>Sai, queste cose non sono sempre andate bene, per me. Anzi, per la verit\u00e0, quando sei giovane ti appare tutto molto pi\u00f9 grande e difficile di quello che apparirebbe decine di anni pi\u00f9 tardi. Specialmente in amore.<\/div>\n<div>Conoscevo una ragazza, tanto tempo fa, quando vivevo ancora in Italia. Avevo vent&#8217;anni, lei poco meno. Ci eravamo conosciuti per caso, un&#8217;estate, ad un colloquio di lavoro che fallimmo entrambi. Ci innamorammo subito e, pi\u00f9 di cinque anni dopo quella splendida estate, ero seduto in casa dei suoi, con tutti loro attorno, in un silenzio triste ed imbarazzante.<\/div>\n<div>Ci eravamo lasciati l&#8217;estate dell&#8217;anno prima. Per la verit\u00e0, era stata lei a lasciare me. Si era innamorata di un altro, un certo Paolo, suo compagno di corso all&#8217;Universit\u00e0. Si erano baciati un giorno mentre tornavano a casa. E una sera pi\u00f9 tardi avevano fatto l&#8217;amore. E pi\u00f9 tardi ancora, quando ormai avevo capito che qualcosa non andava e le avevo chiesto spiegazioni, mi aveva lasciato, dicendomi che aveva trovato di meglio. Testuali parole.<\/div>\n<div>\u00abPaolo mi da retta. Mi ascolta. Mi da ragione&#8230;\u00bb.<\/div>\n<div>\u00abOh, povera cara, avevi bisogno di un automa che ti dicesse s\u00ec ogni volta?\u00bb.<\/div>\n<div>\u00abNon capisci niente. Tu non hai mai capito niente. Niente di me, niente di come va il mondo&#8230;\u00bb.<\/div>\n<div>\u00abE come va il mondo? Si sta insieme ad una persona per quasi quattro anni e poi la si lascia per il primo coglione incontrato in giro?\u00bb.<\/div>\n<div>\u00abHo capito che con te stavo finendo in un vicolo cieco, ecco come va il mondo! Il nostro rapporto stava marcendo ed \u00e8 stato chiaro quando io e lui ci siamo conosciuti meglio. Ho capito che era la persona pi\u00f9 vicina a me, perch\u00e9 ci somigliamo\u00bb.<\/div>\n<div>\u00abE tutto questo l&#8217;hai capito in quanto, due settimane?\u00bb.<\/div>\n<div>\u00abFanculo, Angelo!\u00bb. Aveva tenuto un tono calmo, anche se vibrante per la tensione e il nervoso, ma ora era esplosa in un moto di rabbia. Le lacrime presero a sgorgare come da rubinetti aperti. \u00abOra sono felice. Non sono costretta a subirmi i tuoi patemi d&#8217;animo, i tuoi malumori e le tue pressioni. Lui \u00e8 una persona leggera, prende la vita cos\u00ec com&#8217;\u00e8, proprio come me, e non rende tristi le persone che lo circondano\u00bb. Si sedette di nuovo sulla sedia. Le tremavano le mani per la rabbia. Aveva il viso rosso solcato da rivoli luccicanti, i capelli biondi corti arruffati e gli occhi verdi leggermente arrossati. Era bellissima anche cos\u00ec, pensai in quel momento.<\/div>\n<div>Mi stava lasciando, per un altro, dopo avermi tradito e avermi strappato il cuore e io la trovavo ancora bella, con la luce della finestra alle sue spalle che la circondava come un aura angelica, la vestaglia leggera che le sfiorava il corpo, e quel profumo di pane e zucchero che aleggiava sempre nella sua cucina. Era quella l&#8217;ultima immagine che avrei mai avuto di lei, pensai allora. Un ultimo quadro luminoso e colorato che avrei conservato per anni, finch\u00e9 non sarebbe sparito pian piano, nel corso della vita, cancellato da altri tempi, altri spazi e altri odori, diventando solo un vago ricordo, il ritratto sfocato di un breve istante della mia vita che mi ero ripromesso di non scordare mai, e di cui invece non sarebbe rimasto che qualche dettaglio, un alone di luce, una curva del seno e quell&#8217;odore di pane.<\/div>\n<div>Sentii il cuore stritolarsi in una morsa gelida. Cercai di guardarla negli occhi, ma lei aveva lo sguardo perso nel pavimento. La conversazione era finita l\u00ec, senza nemmeno cominciare veramente. Non mi avrebbe detto \u201cti lascio\u201d, non mi avrebbe ridato la collana col mezzo cuore, n\u00e9 avrebbe accettato che lasciassi l\u00ec la mia. Niente di ufficiale, o di drammatico, o di teatrale. Era finita. La fine \u00e8 niente e il niente non si decora. Mi alzai. Respirai a fondo l&#8217;odore di quella cucina, di quella casa, di lei, la guardai un&#8217;ultima volta e uscii, credendo fosse per sempre.<\/div>\n<div>Non avrei mai immaginato che pi\u00f9 di un anno dopo ci sarei ritornato, in quell&#8217;appartamento al quinto piano di una rossa palazzina di Milano. Era esattamente come me la ricordavo, con i mobili bianchi e neri, la vetrina con le bambole di porcellana, la libreria di legno, lo strano tavolo trapezoidale e la sedia traballante. La sedia dove usavo sedermi sempre quando facevo loro visita.<\/div>\n<div>\u00abSei cambiato, Angelo, ti trovo bene. Si sta bene a New York, allora\u00bb, ruppe finalmente il silenzio Gianna, sua madre. Era in piedi dietro il tavolo, poggiata al frigorifero. Vittorio, il pap\u00e0, era seduto accanto alla moglie e sorrideva imbarazzato. Sua sorella era al lavello e faceva finta di sciacquare qualcosa: aveva infilato sotto l&#8217;acqua sempre lo stesso bicchiere in quei cinque minuti da quando ero entrato. Lei, il mio vecchio amore, era seduta a capo tavola, di fronte a me. Aveva gli occhi gonfi di lacrime che tratteneva a stento e mi guardava fisso, sorridendo dolcemente. Le tremava la gamba, come stesse aspettando qualcosa che non vedeva l&#8217;ora arrivasse.<\/div>\n<div>\u00abS\u00ec, l&#8217;ha detto anche mia madre quando mi ha visto, l&#8217;altro ieri. Sono dimagrito parecchio in quest&#8217;anno. Nell&#8217;accademia dove vivo e studio hanno una palestra sempre aperta agli studenti. Ci vado quasi ogni sera: mi ci vuole, dopo una giornata di studio, mi aiuta a sfogarmi\u00bb.<\/div>\n<div>\u00abHai fatto nuove amicizie, l\u00ec?\u00bb, chiese ancora Gianna. La gamba della figlia smise di tremare di colpo.<\/div>\n<div>\u00abNon particolarmente strette. Ci vediamo solo nel campus per le lezioni e per qualche rara uscita, niente di speciale. Lo studio e il lavoro ci impegnano un po&#8217;\u00bb.<\/div>\n<div>\u00abChe lavoro fai?\u00bb, disse finalmente Vittorio, ma senza riuscire a scollarsi dalla faccia quel sorriso drammatico.<\/div>\n<div>\u00abIn realt\u00e0 ne faccio due: quello principale, alla compagnia informatica, \u00e8 lo stesso per cui avevo fatto domanda qui in Italia. Sono loro che mi hanno chiamato l&#8217;anno scorso e per i quali sono partito per l&#8217;America. L&#8217;altro lavoro l&#8217;ho trovato da poco: \u00e8 un lavoro saltuario in un ristorante italiano che recentemente si \u00e8 voluto dedicare anche alle pizze. Io sono quello che le consegna e ogni tanto aiuto anche ai tavoli o in cucina. Mi trovo bene con tutti e due, ma spero che una volta finiti gli studi possa trovare di meglio. Una casa di videogiochi mi ha gi\u00e0 contattato e dice che mi terr\u00e0 d&#8217;occhio\u00bb.<\/div>\n<div>\u00abBe&#8217;, speriamo, dai!\u00bb.<\/div>\n<div>\u00abS\u00ec, andr\u00e0 bene, vedrai!\u00bb.<\/div>\n<div>\u00abGi\u00e0. Si spera&#8230;\u00bb.<\/div>\n<div>Silenzio.<\/div>\n<div>Quel vuoto di parole spazi\u00f2 la mente per i miei pensieri. La testa mi si riemp\u00ec di immagini e ricordi. L&#8217;odore di pane e zucchero era sparito, o forse semplicemente ero io a non sentirlo pi\u00f9, ma lei aveva gli stessi occhi verde smeraldo e gli stessi capelli arruffati, biondi e corti come un campo di grano. Non aveva addosso la vestaglia con cui ci eravamo lasciati, ma portava una maglietta di cotone con una grande ape stampata sul petto. Era bianca a bande orizzontali gialle. Gliel&#8217;avevo regalata per il suo compleanno un millennio prima. Si accorse che la stavo guardando e, diversamente da quello che mi aspettavo, mi sorrise, allegramente e senza pensieri, come se dentro la sua testa il ricordo di noi insieme fosse stato rimosso e gettato lontano.<\/div>\n<div>\u00abHo sentito che le cose non sono andate bene con Paolo&#8230;\u00bb. Non lo dissi per cattiveria. Fu solo la prima cosa che mi venne in mente per togliermi dall&#8217;imbarazzo.<\/div>\n<div>Era stata mia madre a dirmelo al telefono, una sera.<\/div>\n<div>\u00abHa chiamato Gianna oggi, sai? La mamma di&#8230;\u00bb.<\/div>\n<div>\u00abS\u00ec, me la ricordo, ma&#8217;. Cosa voleva?\u00bb.<\/div>\n<div>\u00abMi ha chiesto delle cose su di te. Dice che sua figlia sta male, \u00e8 in depressione e cose cos\u00ec. Da quello che ha lasciato intendere, pare si sia pentita di averti lasciato. Lei e quell&#8217;altro sono stati insieme qualche mese, poi questo s&#8217;\u00e8 rotto, ha preso e se n&#8217;\u00e8 andato\u00bb.<\/div>\n<div>\u00abE sapere questo mi serve a&#8230;?\u00bb.<\/div>\n<div>\u00abSei riuscito a trovare i biglietti per Natale?\u00bb.<\/div>\n<div>\u00abS\u00ec. Mi sono costati un po&#8217;, ma almeno ho il mio volo: parto il venti e torno il tre&#8230; Perch\u00e9?\u00bb.<\/div>\n<div>\u00abHo promesso che ti avrei convinto a passare da casa loro, per salutare. Non sono riuscita a dire di no, pare che stia davvero male e secondo sua madre \u00e8 sinceramente pentita di averti&#8230;\u00bb.<\/div>\n<div>\u00abNon ho intenzione di rimettermi con lei, se \u00e8 questo che sperate tutti quanti. Ho cambiato strada, non ho nessuna intenzione di tornare su quella vecchia. Abbiamo fatto le nostre scelte. Lei ha fatto le sue scelte, giuste o sbagliate che fossero. Non si pu\u00f2 tornare indietro ogni volta che si crede di aver fatto una stronzata. Quel che \u00e8 fatto \u00e8 fatto, no?\u00bb.<\/div>\n<div>\u00abPasserai da loro?\u00bb.<\/div>\n<div>\u00ab&#8230; S\u00ec\u00bb. No. Ovviamente no. Dopo che mi aveva lasciato, ero precipitato in un tunnel oscuro fatto di incertezze, paure e totale perdita di speranza. Mi ero immaginato l&#8217;intera vita assieme a lei fin da quando ci eravamo dati il primo bacio, ma lei aveva infranto tutto facendosi incantare dal cazzone di turno. E adesso cosa voleva? Aveva scoperto che c&#8217;era molto peggio di me in giro? Non aveva pi\u00f9 alternative se non elemosinare un po&#8217; d&#8217;affetto? Da me, dal ragazzo a cui aveva spezzato il cuore? Con che coraggio mi cercava, ora?<\/div>\n<div>Con quale forza sarei potuto tornare da lei?<\/div>\n<div>\u00abNo, non proprio\u00bb, rispose. \u00abSi \u00e8 trasferito tempo fa&#8230; non l&#8217;ho pi\u00f9 visto, da allora\u00bb. Il sorriso le si spense, anche se non del tutto: aveva ancora negli occhi quel pizzico di luccichio speranzoso che le brillava da quando ero entrato. \u00abSiamo stati assieme per poco. Ci siamo accorti abbastanza presto che non eravamo fatti l&#8217;uno per l&#8217;altra\u00bb.<\/div>\n<div>\u00abNon cos\u00ec presto, in fondo\u00bb.<\/div>\n<div>Lei non rispose. Nessuno parl\u00f2 e cadde il silenzio. Di nuovo.<\/div>\n<div>Stavolta forse s\u00ec, lo dissi per cattiveria. Era inutile tenere nascosto il fatto di aver passato quell&#8217;ultimo periodo con la rabbia in petto. Non ero riuscito a dirle quello che volevo, quel giorno. Lei non me lo aveva permesso, perch\u00e9 in realt\u00e0 non mi aveva degnato nemmeno di uno sguardo, di una parola definitiva o di una spiegazione plausibile. Tutto quello che aveva avuto il coraggio di dirmi era di aver trovato di meglio. E mentre lei si godeva il meglio, io finivo per odiare me stesso e quello che facevo, ogni aspetto della mia vita, finch\u00e9, appena ho potuto, non sono scappato, alla ricerca di una nuova. Evidentemente non era lo stress da studio quello che sfogavo ogni sera in palestra.<\/div>\n<div>\u00abMi dispiace!\u00bb. All&#8217;improvviso scoppi\u00f2 a piangere, forte e senza controllo. I suoi occhi erano dighe che avevano retto la pressione fin troppo e ad un certo punto avevano ceduto. \u00abMi dispiace di aver combinato questo casino. Se ci fosse un modo per tornare indietro e fare le scelte giuste&#8230;\u00bb. Poggi\u00f2 la fronte sul tavolo, nascondendosi il viso con le braccia, singhiozzando. In quel momento capii quanto fosse sincero il suo pentimento, quanto avesse realmente sofferto in quell&#8217;ultimo anno, e non me ne import\u00f2 nulla.<\/div>\n<div>I suoi genitori e la sorella sgusciarono via, cercando il pi\u00f9 possibile di rendersi invisibili. Gianna mi diede un ultima occhiata pietosa prima di chiudere la porta della cucina per lasciarci soli. Dopo qualche momento in cui nessuno dei due disse niente, lei ancora nascosta tra le sue braccia, alla fine parlai io.<\/div>\n<div>\u00abDispiace anche a me, ma sei tu che&#8230;\u00bb, riuscii soltanto a dire prima che mi interrompesse. Ci avevo provato.<\/div>\n<div>\u00abHai un&#8217;altra?\u00bb. Aveva alzato la testa, gli occhi umidi e gonfi di pianto.<\/div>\n<div>\u00abNo\u00bb.<\/div>\n<div>\u00abNon hai conosciuto nessuno in America?\u00bb.<\/div>\n<div>\u00abCerto che ho conosciuto qualcuno, mi sono fatto degli amici che vedo spesso, ma sono troppo impegnato per dedicarmi a qualcosa di pi\u00f9\u00bb.<\/div>\n<div>\u00abMi ami ancora?\u00bb.<\/div>\n<div>\u201cNo\u201d, avrei potuto rispondere. \u201cNo\u201d, avrei dovuto rispondere. \u201cNo\u201d era la risposta giusta. Ma quella domanda era stata cos\u00ec fulminea e inaspettata da lasciarmi senza fiato.<\/div>\n<div>Lei si tir\u00f2 su con la schiena e si asciug\u00f2 il viso. Quando abbass\u00f2 le mani notai che stava sorridendo. Perch\u00e9 diavolo stava sorridendo?<\/div>\n<div>\u00abSaremmo stati felici un mese, in totale\u00bb, continu\u00f2. \u00abIo e Paolo, intendo. Prima, quando stavo ancora con te, sentivo il brivido del proibito, di qualcosa che non avrei dovuto fare, qualcosa di compromettente e terribilmente eccitante. Dopo averti lasciato, la sensazione fu di liberazione: ero libera di dedicarmi a qualcosa di nuovo, qualcosa su cui avevo lavorato segretamente e che ora potevo mostrare a tutti. Ero felice, o cos\u00ec mi sembrava. Non impiegai molto tempo a realizzare che tutto quello che avevo fatto era stato solo provare qualcosa di nuovo per uscire da una apparente monotonia. La verit\u00e0 \u00e8 che, mentre stavo con te, avevo paura che la vita non potesse pi\u00f9 offrirmi occasioni. Ero terrorizzata dall&#8217;idea di conoscere gi\u00e0 il mio destino, che tutto, le mie passioni, i miei studi, il mio lavoro, la mia vita con te, fosse gi\u00e0 stato scritto, senza obiezioni o alternative. Mi sentivo come se avessi gi\u00e0 vissuto tutta la mia vita. Come riguardare un film pi\u00f9 volte e sapere gi\u00e0 come andr\u00e0 a finire. Quel pensiero mi aveva rivoltato la testa sottosopra. Per questo mi ero illusa che con Paolo le cose potessero andare meglio, perch\u00e9 mi era sembrato di vedere un alternativa, una strada diversa, una storia di cui non conoscevo la fine\u00bb. Si interruppe per passarsi una mano tra i capelli. La ragazza che mi stava fissando ora non era la stessa con gli occhioni pieni di lacrime di poco fa. Ora stavo guardando una ragazza saggia e consapevole di s\u00e9. La ragazza di cui mi ero innamorato pi\u00f9 di cinque anni prima. \u00abMa sai cosa ho scoperto, alla fine? Che le altre strade non hanno fine: precipitano semplicemente nel vuoto, un pozzo oscuro da cui \u00e8 difficile risalire. Rimasta di nuovo sola, mi era diventato chiaro che l&#8217;unica strada possibile, per me, era quella che avevo abbandonato. Che stupida! Ero stata cos\u00ec fortunata a trovare il mio destino. Molte persone lottano inutilmente per scoprire il proprio e io che ce l&#8217;avevo di fronte l&#8217;ho lasciato per&#8230; per il niente\u00bb. Si alz\u00f2 in piedi e si butt\u00f2 ai miei piedi, afferrandomi le mani. \u00abSei tu il mio destino. Era con te che dovevo stare. Sei sempre stato il mio sentiero certo che sapevo sarebbe andato a finire bene. Ora l&#8217;ho capito, e se riuscirai a perdonarmi potremmo riprenderlo insieme, perch\u00e9 \u00e8 anche il tuo destino, la tua unica strada\u00bb.<\/div>\n<div>Deglutii. Lei, l&#8217;unica ragazza che avevo amato con tutto me stesso in tempi andati, mi stava di fronte, in ginocchio, tenendomi le mani fra le sue, mentre con quegli occhioni verdi mi implorava di perdonarla e tornare con lei. L&#8217;aria si era fatta pesante e carica. C&#8217;era odore di chiuso, in cucina, e i suoi capelli sapevano di frutta. Usava ancora lo stesso shampoo.<\/div>\n<div>\u00abE&#8217; questo che mi stai chiedendo? Che dimentichi tutto e torni da te per riprendere quello che avevamo lasciato, come se non fosse successo niente?\u00bb, dissi con un sorriso amaro tra le labbra. Lei allent\u00f2 la presa e il verde dei suoi occhi si spense un poco. Nessuna traccia di quell&#8217;odore di pane e zucchero. Solo puzzo di chiuso e shampoo dolciastro.<\/div>\n<div>\u00abE&#8217; finita\u00bb, proseguii. \u00abFinita tempo fa. Io e te siamo stati un capitolo che tu stessa hai deciso di chiudere. Fine della storia. Non c&#8217;\u00e8 motivo di tornare indietro: sappiamo gi\u00e0 come andrebbe a finire\u00bb.<\/div>\n<div>Che presuntuosa. Si era aspettata davvero che le dicessi di s\u00ec, senza nemmeno esitare, perch\u00e9 appena le dissi quelle cose si allontan\u00f2 lentamente da me, con gli occhi sgranati e il respiro irregolare. Si alz\u00f2 in piedi e si poggi\u00f2 al muro, continuando a guardarmi, incredula.<\/div>\n<div>\u00abE&#8217; ora che vada\u00bb. Mi alzai e aprii la porta. Sentito che stavo uscendo, sua madre sbuc\u00f2 dal fondo del corridoio che portava alle camere da letto e mi si avvicin\u00f2 preoccupata.<\/div>\n<div>\u00abVai gi\u00e0 via?\u00bb, mi chiese guardando la figlia mentre uscivo dalla porta d&#8217;ingresso.<\/div>\n<div>\u00abSono gi\u00e0 andato via da tempo\u00bb, risposi, e mi chiusi la porta alle spalle.<\/div>\n<div><\/div>\n<div>Era calato il buio a Central Park. Suo padre aveva raccontato quella storia per cos\u00ec tanto tempo che si erano accesi i lampioni, ad un certo punto. Ora i sentieri e gli alberi erano di un brillante arancione e le luci della citt\u00e0 circondavano il parco con il loro blu elettrico.<\/div>\n<div>Rachel sentiva ancora freddo, ma le luci le davano un certo senso di calore, per cui non vi bad\u00f2 pi\u00f9 molto. Avrebbe anche potuto dormire l\u00ec, dopotutto.<\/div>\n<div>\u00abChe storia triste\u00bb, disse infine.<\/div>\n<div>\u00abGi\u00e0\u00bb, rispose Angelo. Aveva addosso solo una giacca e un paio di guanti di pelle, vestiva sempre cos\u00ec d&#8217;inverno, nonostante le proteste della mamma. Rachel si chiese come facesse a non sentire freddo.<\/div>\n<div>\u00abTe ne sei mai pentito? Insomma, anche se lo meritava, sei stato comunque un bastardo\u00bb.<\/div>\n<div>\u00abNon mi sono mai pentito delle mie scelte: se credi nel destino, sai bene che in qualsiasi luogo tu vada, andr\u00e0 sempre come deve andare\u00bb.<\/div>\n<div>\u00abE tu ci credi, nel destino?\u00bb. Rachel aveva lo sguardo immobile sulle foglie dell&#8217;albero di fronte a loro, nell&#8217;altro lato del sentiero. Si muovevano seguendo la corrente sotto il lampione, sembravano lampeggiare passando e ripassando sotto la luce. Suo padre non rispose. Qualcuno si stava avvicinando lungo il sentiero. Potevano sentire lo scricchiolio dei sassolini farsi sempre pi\u00f9 chiaro. Rachel ebbe di nuovo paura che fosse lui e si prepar\u00f2 a urlare e dare in escandescenza, o a piangere e correre via. Ma quando di fronte a loro si ferm\u00f2 una donna, cap\u00ec che i suoi problemi per ora erano altri.<\/div>\n<div>\u00abCiao, mamma\u00bb, salut\u00f2, tenendo basso lo sguardo.<\/div>\n<div>Sua madre non si mosse, n\u00e9 disse alcunch\u00e9 per un po&#8217;. Era una bella donna snella e slanciata, dalla pelle chiara e le guance rosse per il freddo, i capelli biondi tagliati corti e due luminosi occhi smeraldo. Portava un pesante cappotto imbottito lungo fino alle caviglie, ma nonostante tutto stava congelando sul posto. Mamma ha sempre sofferto il freddo, pens\u00f2 la ragazza, e come se non bastasse sembrava molto irritata.<\/div>\n<div>\u00abC&#8217;\u00e8 Jacob in macchina. Vacci a parlare\u00bb, pronunci\u00f2 alla fine, con le labbra che le tremavano leggermente.<\/div>\n<div>\u00abCosa?\u00bb, esclam\u00f2 Rachel destandosi di colpo.<\/div>\n<div>\u00abSono stanca di questa storia. E&#8217; una settimana che andate avanti cos\u00ec. Ora vai in macchina, parli con lui e vi decidete una volta per tutte: o state insieme o non state insieme. Non esiste un limbo per queste cose\u00bb.<\/div>\n<div>Rachel apr\u00ec la bocca per replicare, ma suo padre le poggi\u00f2 una mano sulla spalla. Avevano ragione: bisogna scegliere sempre quale strada prendere, non ci si pu\u00f2 fermare ad ogni bivio. E se pap\u00e0 ha ragione, qualsiasi cosa si decida di scegliere, andr\u00e0 comunque come deve andare.<\/div>\n<div>Cos\u00ec sbuff\u00f2, si alz\u00f2 e si diresse verso il cancello. La loro auto era proprio di fronte, gi\u00e0 vedeva la sagoma del ragazzo al posto del passeggero. Non era sicura di quello che sarebbe successo, ma ormai era decisamente ora di scoprirlo.<\/div>\n<div>\u00abBene, ci siamo riusciti, finalmente\u00bb, disse Angelo soddisfatto.<\/div>\n<div>\u00abCi siamo? Io ci sono riuscita! Da quant&#8217;\u00e8 che eri qui con lei, due ore?\u00bb. La donna si sedette accanto al marito, nel posto lasciatole caldo da Rachel.<\/div>\n<div>\u00abSai come sono io. Ho un approccio pi\u00f9&#8230; riflessivo\u00bb.<\/div>\n<div>\u00abTradotto: hai passato le ultime due ore a farle una testa cos\u00ec con qualche tua vecchia storia. Quale delle troppe?\u00bb, chiese appoggiando la testa sulla sua spalla.<\/div>\n<div>\u00abOh, la migliore di tutte\u00bb, disse voltandosi verso di lei e guardandola negli occhi.<\/div>\n<div>\u00abAh, s\u00ec. Quella che finisce con te che chiudi la porta e te ne vai per sempre?\u00bb.<\/div>\n<div>\u00abNo. Quella che finisce con te che quasi ti fai linciare dagli altri passeggeri per aver fermato il mio volo\u00bb.<\/div>\n<div>\u00abBella storia, quella. Soprattutto perch\u00e9 abbiamo evitato il linciaggio\u00bb.<\/div>\n<div>\u00abMeglio la parte finale: i due si corrono incontro in mezzo al check-in e si baciano come non mai, incuranti della folla e dell&#8217;allarme che suona\u00bb.<\/div>\n<div>\u00abQuesta te la sei sognata\u00bb.<\/div>\n<div>\u00abForse. Ma chiss\u00e0 come, alla fine i sogni mi rincorrono sempre. Ovunque io vada\u00bb.<\/div>\n<div><\/div>\n<div align=\"LEFT\"><\/div>\n<\/div>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_18146\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"18146\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Alle cinque del pomeriggio di un freddissimo novembre, Central Park non pu\u00f2 essere che vuoto. Il sole era sparito da un pezzo dietro gli alberi e i palazzi. Il cielo, gi\u00e0 grigio, stava virando verso l&#8217;azzurro spento della sera. Tra poco pi\u00f9 di un&#8217;ora sarebbe sceso il buio. Faceva freddo. Quell&#8217;anno non aveva nevicato, non [&hellip;]<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_18146\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"18146\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"author":4391,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[147],"tags":[],"class_list":["post-18146","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-premio-racconti-nella-rete-2014"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/18146"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/4391"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=18146"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/18146\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":18171,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/18146\/revisions\/18171"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=18146"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=18146"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=18146"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}