{"id":18042,"date":"2014-03-07T19:05:05","date_gmt":"2014-03-07T18:05:05","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=18042"},"modified":"2014-03-07T19:05:05","modified_gmt":"2014-03-07T18:05:05","slug":"premio-racconti-nella-rete-2014-la-ix-legione-di-antonio-milicia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=18042","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2014 &#8220;La IX  Legione&#8221;  di Antonio Milicia"},"content":{"rendered":"<p><i>Britannia\u2026 oh Britannia!<\/i><\/p>\n<p><i>Legionario sono nella Nona legione, l\u2019Ispanica, nel terzo secolo dopo un Cristo che ancora noi romani non abbiamo accettato, mandato sulla terra da Dio per arrestare il dominio di un impero che altrimenti mai l\u2019uomo sarebbe riuscito a fermare. <\/i><\/p>\n<p><i>Eravamo in cinquemila, ma adesso siamo solo la met\u00e0.<\/i><\/p>\n<p><i>La legge del ferro vale anche per noi, ed i Pitti hanno fatto pagare cara la nostra tracotante avanzata.<\/i><\/p>\n<p><i>Nei giorni passati abbiamo marciato verso nord, e costruito in pochi giorni un ponte per superare in un tratto adatto un fiume dalla voce rabbiosa che spingeva le sue acque urlando verso il Mare che guarda al nord.<\/i><\/p>\n<p><i>Stiamo riposando dopo una estenuante marcia in un campo al di l\u00e0 dell\u2019ultima linea fortificata dell\u2019Impero di Roma nella terra dei barbari, il Vallo di Adriano.<\/i><\/p>\n<p><i>L\u2019inverno ci sta mordendo le carni come un lupo rabbioso, solo la marcia ci fa sentire di meno la morsa gelida e costante del freddo. Anche stanotte ha nevicato, e abbiamo acceso dei grandi fuochi per riscaldarci, raddoppiando i turni di guardia per paura che i fuochi attirassero i malvagi Pitti. Abbiamo dormito stringendo al cuore l\u2019acciaio freddo del nostro ferro, pronti a combattere al minimo avviso di allarme.\u00a0 <\/i><\/p>\n<p><i>Il nostro comandante, il Generale Marcus Avola, per farci coraggio ci chiede spesso chi siamo, e noi rispondiamo gridando: Noi siamo quelli che stanno sfidando l\u2019ignoto al di l\u00e0 del Vallo di Adriano, alla conquista della Britannia del Nord. Noi siamo quelli che osano in nome dell\u2019Impero Romano e che porteranno l\u2019aquila di Bronzo fino al mare che guarda a Nord. Noi siamo quelli della Nona legione. L\u2019ispanica.<\/i><\/p>\n<p><i>Abbiamo dovuto sedare una rivolta scoppiata tra le popolazioni a Nord della fortezza di Eburacum, ma una volta compiuta la nostra missione a caro prezzo, il comandante della Legione ci ha chiesto di spingerci ancora pi\u00f9 a Nord.<\/i><\/p>\n<p><i>Abbiamo incontrato un altro fiume che scavava un profondo solco nella roccia. Ne sentivamo le acque che scorrevano ruggenti dentro quella forra. Il comandante ordin\u00f2 di piegare verso ovest e risalirne il corso, verso l\u2019ignoto ancora pi\u00f9 freddo e nebbioso.<\/i><\/p>\n<p><i>Giungemmo cos\u00ec ad un gruppo di montagne di colore rosso ma rese bianche dalla neve, col freddo che mordeva inesorabile le nostre carni. <\/i><\/p>\n<p><i>Mosso ormai da una folle idea di conquista il comandante ci assicurava che avremmo presto trovato i villaggi dei Pitti, ricchi di cibo, di pelli, e di ogni bene da saccheggiare. <\/i><\/p>\n<p><i>E ci spinse sempre di pi\u00f9 verso il sole che muore, alla conquista dell\u2019ignoto, che per\u00f2 passo dopo passo si rivelava essere un grande nulla. <\/i><\/p>\n<p><i>In quella contrada selvaggia nessun uomo, neppure i barbari Pitti, si avventurava per sbarrarci il cammino.<\/i><\/p>\n<p><i>Il grande inganno dei Pitti si rivel\u00f2 cos\u00ec ai nostri occhi dinanzi a quella sconfinata landa desolata dove neanche gli alberi venivano considerati graditi ospiti.<\/i><\/p>\n<p><i>Non c\u2019era nessuna ricchezza, nessun villaggio da saccheggiare, nessun nemico da sconfiggere, nessuna spada da incrociare. I Pitti avevano semplicemente difeso il nulla, sicuri che sarebbe poi stato quello il nostro peggiore nemico.<\/i><\/p>\n<p><i>Il comandante per\u00f2 sembrava sempre pi\u00f9 in preda ai demoni della follia, e ordinava di andare sempre pi\u00f9 avanti.<\/i><\/p>\n<p><i>Li seguimmo come ciechi i suoi demoni, fin quando il fiume non si allarg\u00f2 e le sue acque si calmarono. Vasti boschi di alberi altissimi e dritti si stendevano intorno ad un lago per noi \u00a0senza nome, dalle acque scure e profonde.<\/i><\/p>\n<p><i>Ci accampammo ai margini di quel bosco e riuscimmo a procurarci legna e cacciagione per poter resistere a quel freddo ormai insopportabile.<\/i><\/p>\n<p><i>Il lago si stendeva a perdita d\u2019occhio verso occidente, mentre a nord l\u2019altra sponda ci appariva a tratti nella nebbia. Il comandante decise di attraversarlo facendo costruire delle grandi zattere dai nostri maestri d\u2019ascia, con il legno resinoso degli alberi di quel\u00a0 bosco. <\/i><\/p>\n<p><i>Per cinque giorni la valle riecheggi\u00f2 dei colpi sordi delle asce con le quali abbattemmo centinaia di alberi e ne lavorammo il legno per costruire dieci gigantesche zattere, ciascuna delle quali in grado di trasportare duecento e cinquanta \u00a0legionari.<\/i><\/p>\n<p><i>Nessuno ferma Roma, solo gli Dei possono.<\/i><\/p>\n<p><i>Poggiate che furono le zattere sull\u2019acqua calma, stremati dalla fatica ne provammo la resistenza e dopo una notte di riposo, all\u2019alba del giorno dopo fummo tutti pronti per attraversare quel lago dalle acque scure e fredde come il piombo. Una dopo l\u2019altra le larghe zattere si portarono verso l\u2019interno del lago, guidate da dieci rematori per lato ciascuna e bilanciate da un timone a poppa.<\/i><\/p>\n<p><i>Il cielo ci nascondeva il sole da giorni, e la nostra carne esposta al freddo soffriva. Dal lago si sollevava una nebbia a banchi fitti, che in alcuni tratti ci rendeva come ciechi. Il silenzio era rotto solo da rumore dei remi e dell\u2019acqua, nessuno di noi voleva parlare, anche le armature tacevano. Marcus Evola era il primo uomo della prima zattera, con a fianco i portatori dell\u2019Aquila di bronzo, e dava ordini ai rematori per la direzione da prendere. Nei momenti in cui il cielo era pi\u00f9 chiaro vedevamo apparire le montagne nella sponda opposta del lago, che ci sembrava lontanissima. <\/i><\/p>\n<p><i>L\u2019acqua era dappertutto ormai, navigavamo come se quello fosse un mare senza onde.<\/i><\/p>\n<p><i>Gli uomini si davano il cambio ai remi, e una dopo l\u2019altra le zattere somigliavano ad un lungo serpente che galleggiava sull\u2019acqua. I brividi del freddo si univano a quelli dell\u2019eccitazione e della paura per l\u2019ignoto ancora pi\u00f9 ignoto che ci attendeva.<\/i><\/p>\n<p><i>Eravamo quasi a met\u00e0 dell\u2019acque quando scorgemmo nella nebbia una montagnola bruna, e tosto il comandante dette ordini di piegare a sinistra per non urtare quell\u2019isolotto in mezzo al lago. Un banco di nebbia lo nascose, ma quando si dissolse la montagnola non c\u2019era pi\u00f9. I nostri occhi increduli cercavano quella massa bruna che tutti avevamo visto apparire nella nebbia. Ma niente! Acqua, solo acqua dappertutto. Erano forse i demoni che ingannavano i nostri occhi? Soli in quel nulla tutto era possibile. Chiedemmo cos\u00ec aiuto ai nostri Dei, invocandoli ad alta voce. <\/i><\/p>\n<p><i>Per tutta risposta una nube di spruzzi si sollev\u00f2 dall\u2019acqua e si confuse con la nebbia. Qualcosa percosse il legno dal basso fino a scuotere tutte le legature, sollevando la zattera tanto che molti di noi persero l\u2019equilibrio e caddero nelle acque gelide, incontro a morte certa. La zattera dietro la nostra ci venne incontro, e altri uomini caddero in acqua. Disperati tentavano di aggrapparsi ai bordi scheggiandosi le mani, ma i loro muscoli si intorpidivano per il freddo e non riuscivano a risalire. Alcuni venivano tirati su dai compagni, altri cedevano presto all\u2019abbraccio gelido di quell\u2019acqua impietosa e scomparivano verso il basso come rapiti dalle sirene. Il comandante dava ordini agli uomini, gridando di rimpiazzare i rematori caduti in acqua. Eravamo inermi, la nostra armatura e il nostro gladio che vincevano sui popoli del Nord adesso nulla potevano contro un nemico che si dimostrava invisibile.<\/i><\/p>\n<p><i>Un altro potente colpo di maglio squass\u00f2 la zattera e ne fece gemere le legature fino allo spasimo, tendendole fin quando con uno schiocco pauroso il legno si apr\u00ec al centro e l\u2019acqua pot\u00e8 conoscere finalmente la paura della nostra carne. Si apr\u00ec allora sotto di noi un gorgo che per tre volte ci fece girar con tutte l\u2019acque, mentre gli uomini vi scomparivano dentro come se cadessero dentro un pozzo senza fondo. <\/i><\/p>\n<p><i>Di fronte all\u2019inferno liquido che nella nebbia filtrava davanti ai loro occhi, quelli delle altre imbarcazioni tentarono di deviare la rotta, ma le prime due furono anch\u2019esse devastate dalla forza di quel vortice, e lentamente il legno cominci\u00f2 a perdere la battaglia con i legamenti, che cedevano come fossero fili di capelli sottili.<\/i><\/p>\n<p><i>Furono pochi attimi, ed anche le altre zattere cominciarono ad esplodere una dopo l\u2019altra e nello stesso modo. L\u2019ultima immagine che rimase nei miei occhi fu il nostro comandante trascinato gi\u00f9 dal peso dell\u2019aquila di Bronzo alla quale si era aggrappato, forse spinto dall\u2019ultima estrema speranza di conquista. Le nostre armature e il peso delle nostre armi furono la nostra condanna definitiva, e quel poco tempo che avemmo per aggrapparci ai legni prima che il freddo ci facesse perdere la morsa delle mani lo usammo per guardare il cielo, cercando disperatamente \u00a0il sole che da giorni e giorni si nascondeva al nostro sguardo. <\/i><\/p>\n<p><i>Come quella assurda violenza esplose, alla fine scem\u00f2, e nel silenzio rimasero soltanto i pi\u00f9 resistenti di noi aggrappati ai tronchi. Giusto il tempo di salutare nella nostra mente i cari che non avremmo pi\u00f9 rivisto, e ad uno ad uno scegliemmo l\u2019abbraccio gelido di quel lago fatale, infin che l\u2019acqua sovra noi si richiuse, e non ci furono pi\u00f9 occhi per guardare e bocche per raccontare.<\/i><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_18042\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"18042\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Britannia\u2026 oh Britannia! 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