{"id":18039,"date":"2014-03-07T17:50:04","date_gmt":"2014-03-07T16:50:04","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=18039"},"modified":"2014-03-07T17:50:04","modified_gmt":"2014-03-07T16:50:04","slug":"premio-racconti-nella-rete-2014-la-voce-di-vincenzo-maria-sacco-sezione-racconti-per-bambini","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=18039","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2014 &#8220;La voce&#8221; di Vincenzo Maria Sacco (sezione racconti per bambini)"},"content":{"rendered":"<p>C\u2019era una volta un gufo. O forse era una civetta. Faceva <i>uuuuh uuh<\/i>, un verso triste che, in quella notte senza luna, metteva un po\u2019 paura. S\u00ec, doveva essere proprio un bel gufo grosso. Il suo richiamo si sentiva da molto lontano.<\/p>\n<p>Il nostro amico pennuto, che come si sa ha una vista super, era a caccia della sua cena notturna. Stava volando sulla verde collina, che poi verde non era per via della luna che quella notte era spenta. Riconosceva, dall\u2019alto, le mura e le torri di guardia che racchiudevano e proteggevano la grande porta con l\u2019orologio, le vecchie case e poi, in alto, il castello.<\/p>\n<p>Il furbo rapace fece ancora un rapido giro e poi, non trovando nulla da cacciare, con un ultimo sconsolato <i>uuuuh,<\/i> vol\u00f2 via.<\/p>\n<p>Gi\u00f9 per la strada, che saliva a zig-zag verso il paese, non c\u2019era nessuno. Mancavano pochi giorni al Natale e faceva un gran freddo. In giro non si vedeva anima viva, anche gatti e cani randagi si erano rintanati per difendersi dal gelo.<\/p>\n<p>Passarono di l\u00ec un uomo e una donna. Dovevano essere dei gran ricconi perch\u00e9 erano vestiti elegantemente e avevano cappotti pesanti e ben caldi. La donna era truccatissima ed entrambi lasciavano dietro di loro una scia di profumi costosi. E poi gioielli, anelli d\u2019oro, spille e chi pi\u00f9 ne ha pi\u00f9 ne metta! Quando arrivarono alla porta con l\u2019orologio si fermarono, perplessi.<\/p>\n<p>&#8211;\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Guarda che strano! \u2013 esclam\u00f2 la donna con una vocina che non si adattava al suo faccione tondo.<\/p>\n<p>Le mura e la via principale del borgo, quella fredda notte, non erano illuminate come al solito: al posto dei lampioni c\u2019erano grandi torce che, bruciando, emettevano una luce fumosa e tremolante e odore di resina. Si sentiva, in sottofondo, una dolce musica provenire dall\u2019altra estremit\u00e0 della via, pi\u00f9 in alto. L\u00ec c\u2019era una seconda porta nelle mura che conduceva al grande giardino su cui sorgeva, maestoso, il castello. I due si guardarono con espressione interrogativa.<\/p>\n<p>&#8211; \u00a0Che succede al castello, c\u2019\u00e8 forse una festa? \u2013 si chiese l\u2019uomo che, quando parlava, sembrava recitare (male) una poesia.<\/p>\n<p>Come mai in giro non c\u2019era nessuno? Cos\u2019era quella musica?<\/p>\n<p>Attirati dalla curiosit\u00e0 i due si avviarono lungo la salita. Dopo una prima piazzetta la strada saliva dritta verso la seconda porta nelle mura. La donna, con i suoi tacchi alti, camminava incerta sulle vecchie pietre consumate dal tempo e si appoggiava all\u2019uomo. Altre torce fumanti illuminavano la via deserta e silenziosa. I portoni e le finestre della case sembravano quadri neri dove la luce resinosa non riusciva ad entrare. Quella scena metteva paura, ma la musica era sempre pi\u00f9 forte e i due volevano capire in tutti i modi cosa stesse succedendo. Insomma erano due inguaribili curiosoni!<\/p>\n<p>Salirono gli scalini e oltrepassarono la seconda porta. Si ritrovarono sul grande spiazzo dove macchie di fiamme e di luce lasciavano intravedere un ponte levatoio. Due grandi travi e grosse catene potevano chiuderlo, impedendo cos\u00ec l\u2019accesso ai nemici di un tempo e ai curiosi. Per\u00f2 quella sera il ponte era abbassato e la musica, non c\u2019erano dubbi, proveniva dall\u2019interno.<\/p>\n<p>Nulla oramai poteva fermare la nostra coppia che non esit\u00f2 ad entrare seguendo la leggera scia delle note musicali. Attraversarono il ponte di legno e passarono sotto il pesante cancello di ferro alzato.<\/p>\n<p>&#8211;\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Ooohhh! \u2013 esclamarono i due\u00a0 fermandosi di colpo e sgranando gli occhi per la meraviglia.<\/p>\n<p>Al centro del cortile interno del castello, illuminata da preziosi e brillanti candelieri d\u2019argento, c\u2019era una grande tavola apparecchiata di tutto punto: tovaglia di morbido tessuto bianco, piatti dorati, calici di prezioso cristallo e candele rosse e bianche. Ma questo era solo l\u2019inizio perch\u00e9, sulla tavola, c\u2019erano montagne fumanti di cibo e grattacieli di panna e crema dentro grandi vassoi.<\/p>\n<p>&#8211;\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Quanta roba buona! &#8211; esclam\u00f2 la donna.<\/p>\n<p>L\u2019elegante signora, a giudicare dalla ciccia, doveva essere una gran mangiona!<\/p>\n<p>&#8211;\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 D\u00e0i, sediamoci e profittiamo, tanto non c\u2019\u00e8 nessuno &#8211; disse l\u2019uomo passandosi la lingua tra le labbra.<\/p>\n<p>In effetti non si vedeva anima viva e il silenzio ricopriva la scena come un invisibile mantello. Anche la delicata musica, adesso, non si sentiva pi\u00f9.<\/p>\n<p>I due si avvicinarono al lungo tavolo delle meraviglie e vi girarono intorno, incerti. Alla fine si decisero e si sedettero di fronte a un enorme e fumante tacchino ripieno che aspettava solo di essere mangiato. Vapore e profumo si mescolavano e arrivavano ai nasoni dei due che, ad occhi chiusi e con l\u2019acquolina in bocca, gi\u00e0 pregustavano il sapore della carne che stavano per addentare.<\/p>\n<p>I due allungarono le mani verso il vassoio e \u2026<\/p>\n<p>P\u00f9ffff \u2026<\/p>\n<p>Tutto spar\u00ec di colpo: cibo, posate, bicchieri, tavolo ed anche le sedie. I due caddero in terra con una gran sederata.<\/p>\n<p>&#8211;\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Ahia! -gridarono all\u2019unisono per il dolore.<\/p>\n<p>Si rialzarono a fatica massaggiandosi il grasso fondoschiena e maledicendo l\u2019autore di quello scherzo, strano s\u00ec, ma tanto stupido.<\/p>\n<p>Zoppicando, i due si allontanarono e tornarono indietro da dove erano venuti. Brontolando si allontanarono nella fredda nebbia di quella serata senza luna.<\/p>\n<p>Nel cortile del castello una strana voce, profonda e misteriosa, si fece sentire.<\/p>\n<p>&#8211;\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Brutti curiosoni! \u2013 disse rivolta ai due che, ormai lontani, non potevano sentirla.<\/p>\n<p>&#8211;\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Credevate di venire qui e mangiare a sbafo? Siete abbastanza ricchi da permettervi un bel pranzo in una calda locanda! \u2013<\/p>\n<p>Insomma, il misterioso proprietario della voce era proprio arrabbiato!<\/p>\n<p>&#8211;\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Sono secoli che aspetto una buona compagnia e, quando dico secoli, intendo proprio <i>secoli<\/i>! \u2013 concluse con pignoleria.<\/p>\n<p>Il silenzio torn\u00f2 a ricoprire tutto.<\/p>\n<p>Dopo un po\u2019 di tempo pass\u00f2 dalla stessa strada che saliva a zig-zag dalla valle una coppia di vecchietti. Chiss\u00e0 quanti anni avevano! Dovevano essere tanti, a giudicare dai volti pieni di rughe. Camminavano sottobraccio e si tenevano stretti stretti per scaldarsi a vicenda. I loro soprabiti erano consumati e non li riparavano pi\u00f9 tanto bene dal freddo della notte.<\/p>\n<p>&#8211;\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Ohhh!- \u00a0dissero anche loro spalancando gli occhi di fronte alla porta dell\u2019orologio illuminata dalle torce fumanti.<\/p>\n<p>Nel frattempo la musica era tornata a diffondere le sue melodiose note. Attir\u00f2 anche i nostri due vecchietti, inesorabilmente, verso il grande castello.<\/p>\n<p>Immaginatevi quale fu la loro meraviglia quando, attraversato il ponte levatoio, si trovarono di fronte alla tavola apparecchiata e a tutto quel bendiddio. Infatti, tavolo, sedie e cibi erano magica-mente ricomparsi nel cortile. I due si avvicinarono timorosi.<\/p>\n<p>&#8211;\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Vedrai che ora spunta dal buio qualche guardia e ci scaccia \u2013 disse la donna all\u2019uomo, spaventato come lei.<\/p>\n<p>Visto che, per\u00f2, non accadeva nulla, la fame vinse le loro paure. Non avevano mai visto tanto cibo tutto insieme. Si sedettero, si guardarono intorno per l\u2019ultima volta e, impugnate le forchette, con rapida mossa infilzarono due enormi bistecche ancora fumanti.<\/p>\n<p>Improvvisamente, mentre ad occhi semichiusi gustavano il sapore della tenera carne, un cameriere, vestito come un maggiordomo di una volta, comparve dal nulla.<\/p>\n<p>La donna lo vide e tir\u00f2 una gomitata al compagno.<\/p>\n<p>&#8211;\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Guarda chi sta arrivando! \u2013 disse sorpresa.<\/p>\n<p>L\u2019uomo si gir\u00f2 e cominci\u00f2 a ridacchiare con la mano davanti alla bocca.<\/p>\n<p>&#8211;\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Sembra un pinguino! \u2013 osserv\u00f2 a bocca piena.<\/p>\n<p>Il personaggio comparso dal nulla era, in effetti, decisamente comico. Il cameriere li salut\u00f2 con un inchino e, serio serio, vers\u00f2 nei loro bicchieri dell\u2019ottimo vino rosso. Poi ritorn\u00f2 da dove era venuto e spar\u00ec nel buio.<\/p>\n<p>La melodia della dolce musica accompagn\u00f2 il pranzo dei due che, ormai abituati alle sorprese di quella magica notte, continuarono a mangiare con gusto.<\/p>\n<p>Lontano, dove il buio sembrava aver inghiottito strade, palazzi, lampioni, cani, gatti e tutti gli altri esseri viventi, la voce calda e profonda si lev\u00f2 di nuovo e cominci\u00f2 a canticchiare e a seguire le note. Non si capiva bene da dove venisse, anzi sembrava arrivare da ogni parte. Ma forse, ad ascoltarla bene, sembrava provenire proprio dalle stanze del castello.<\/p>\n<p>I vecchietti la udirono e, questa volta, interruppero per un momento l\u2019incredibile cena che stava riempendo le loro pance vuote. Rimasero in ascolto con le posate in mano.<\/p>\n<p>&#8211; \u00a0\u00a0Chi \u00e8 che canta? \u2013 si chiesero prima guardandosi e dopo girando intorno lo sguardo.<\/p>\n<p>&#8211; \u00a0\u00a0Secondo me &#8211; disse la vecchietta con aria impaurita &#8211; \u00e8 il padrone di tutto questo &#8211; e con la mano indic\u00f2 prima la tavola e poi le mura che li circondavano.<\/p>\n<p>&#8211; \u00a0\u00a0Adesso viene qui e ce le d\u00e0 di santa ragione! \u2013 concluse.<\/p>\n<p>&#8211; \u00a0Forse \u00e8 lui, ma non credo che ci voglia punire. Altrimenti perch\u00e9 ci avrebbe mandato anche il pinguino? &#8211; osserv\u00f2 saggiamente il suo compagno facendo riferimento al buffo cameriere.<\/p>\n<p>Quasi a conferma di quelle ultime parole ecco il maggiordomo riapparire dal nulla e, sempre con aria seria, riempire nuovamente i loro bicchieri senza far cadere neanche una goccia di vino.<\/p>\n<p>I due si guardarono, l\u2019uomo con un\u2019espressione del tipo: \u201cte lo dicevo io!\u201d.<\/p>\n<p>Mentre la musica continuava a diffondersi nell\u2019aria, smisero per un po\u2019 di mangiare, iniziarono a sorridere e si abbracciarono teneramente come due giovani innamorati. Un gran senso di pace e di serenit\u00e0 scese nei loro cuori. Rimasero cos\u00ec, carezzandosi dolcemente, cullati dalle note.<\/p>\n<p>La voce profonda che sembrava venire dalle stanze del castello, smise di cantare. Dopo un attimo di silenzio i due sentirono le sue parole:<\/p>\n<p>&#8211;\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Sono secoli che non mi divertivo tanto qui dentro e, quando dico secoli, intendo proprio <i>secoli<\/i>! \u2013precis\u00f2 nuovamente. Si interruppe un attimo e poi riprese a parlare.<\/p>\n<p>&#8211;\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Tutto questo \u00e8 per voi, amici miei, non abbiate paura. Finalmente ho trovato le persone degne di farmi compagnia! Mangiate, mangiate ancora, tutto quello che volete!<\/p>\n<p>&#8211;\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Almeno per questa notte sarete i padroni di tutto questo! \u2013 concluse felice.<\/p>\n<p>I due si guardarono, sorpresi da quelle parole, poi, rasserenati, iniziarono a sorridere e, infine, a ridere di gusto. Quella era la serata pi\u00f9 bella della loro vita e ringraziarono di cuore il loro misterioso benefattore.<\/p>\n<p>In alto, nel cielo nero, il verso del gufo si fece di nuovo sentire. Forse anche lui aveva la pancia piena, adesso. Il suo verso non faceva pi\u00f9 paura, anzi l\u2019<i>uuuh uuh<\/i> sembrava quasi un timido risolino trattenuto tra le labbra.<\/p>\n<p>Subito dopo, la misteriosa voce cominci\u00f2 ad emettere strani gorgoglii alternati a brevi silenzi. Non era certo ubriaco, cari amici, e non era nemmeno balbuziente. No, quei versi non lasciavano dubbi.<\/p>\n<p>Il fatto \u00e8 che, insieme ai due vecchietti felici, la voce, semplicemente, rideva.<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\">\u00a0<i>A Gradara, antica e magica<\/i><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_18039\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"18039\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>C\u2019era una volta un gufo. 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