{"id":18025,"date":"2014-03-01T18:16:33","date_gmt":"2014-03-01T17:16:33","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=18025"},"modified":"2014-03-01T18:16:33","modified_gmt":"2014-03-01T17:16:33","slug":"premio-racconti-nella-rete-2014-oltre-la-porta-la-luce-dolce-del-mattino-di-antonella-magnoni","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=18025","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2014 &#8220;Oltre la porta la luce dolce del mattino&#8221; di Antonella Magnoni"},"content":{"rendered":"<p>Anche quella sera rientr\u00f2 in casa con quello strano peso. Sentiva oramai da qualche tempo un fastidioso senso di oppressione, come un grosso sacco appeso allo stomaco\u2026ridicola! Si dava spesso della ridicola quando rifletteva sui suoi bizzarri pensieri. Come fa un grosso sacco a stare appeso allo stomaco?! Lo stomaco \u00e8 un sacco gi\u00e0 lui, e poi, un sacco non pu\u00f2 essere pi\u00f9 grande del\u00a0 ventre per stare appeso allo stomaco in esso contenuto\u2026.!<\/p>\n<p>La sua schiacciante razionalit\u00e0 a volte le toglieva il gusto di avvolgersi nei suoi pensieri. Che male c\u2019era in fondo a farsi scaldare da un pensiero? A chi doveva rendere conto se voleva trasformare il pensiero in una coloratissima coperta dentro la quale arrotolarsi fino a sentirsi stretta e al sicuro?<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Anche quella sera rincas\u00f2 certa di essere sola, lui non sarebbe tornato prima di qualche ora. Era cos\u00ec da tempo, e si chiese, ancora una volta, se non fosse casuale.<\/p>\n<p>Meglio cos\u00ec, avrebbe avuto del tempo per se, si sarebbe fatta un lungo bagno caldo, magari con qualche candela, dell\u2019incenso e musica new age , avrebbe preso cura del suo corpo come si diceva sempre di dover fare\u2026dover! Non imparava mai a trasformarla in voler. Eppure era persuasiva con i suoi pazienti! \u201cQuello che dobbiamo non coincide sempre con quello che desideriamo, quello di cui abbiamo bisogno, \u00e8 importante iniziare dalle piccole cose, iniziare a usare la parola giusta, voglio o devo? Devo bere o voglio bere?&#8230;\u201d<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Pos\u00f2 la borsa distrattamente sulla sedia, sempre la stessa, si tolse il cappotto e lo gett\u00f2 sullo schienale della poltrona, sempre la stessa. I suoi gesti erano accuratamente spontanei. Come \u00e8 possibile? Accuratamente studiati o istintivamente spontanei? Niente sentiva di autenticamente spontaneo in lei. La sua mente \u201cinizi\u00f2\u201d a fluttuare, inizi\u00f2 a girare, inizi\u00f2 a percorrere tutti i lunghissimi corridoi del suo essere intensamente pensante, nella consapevolezza che nulla \u201cinizi\u00f2\u201d veramente in quell\u2019istante ma si lasci\u00f2 sentire che in lei tutto proseguiva come sempre.<\/p>\n<p>Apr\u00ec l\u2019acqua della doccia, convinta di non avere il tempo per fare il bagno, con le candele da cercare poi! E l\u2019incenso da accendere, che magari con l\u2019umidit\u00e0 dell\u2019acqua calda non avrebbe preso, forse si sarebbe spento, forse avrebbe cambiato un po\u2019 l\u2019aroma\u2026 \u00a0\u00a0\u201cOddio, qualcuno fermi i miei pensieri!\u201d<\/p>\n<p>Come spesso le accadeva negli ultimi mesi, ripens\u00f2 ai pazienti della giornata. Perch\u00e9 le stava capitando questo?<\/p>\n<p>Forse all\u2019inizio della sua attivit\u00e0 professionale portarli a casa con se aveva un senso. Cosa avrebbe potuto dire a Lucia quando le manifest\u00f2 cos\u00ec duramente il suo disappunto per non sentirsi appoggiata nella scelta di licenziarsi? E a Massimo? Con quel suo sguardo mai diretto, mai limpido, mai cordiale, cosa avrebbe potuto fare per convincerlo che trascorrere tante ore nella sua stanza ricavata dal ripostiglio della casa, stretta e senza finestra, non era positivo se non per coccolare il suo nucleo psicotico?<\/p>\n<p>Cerc\u00f2 di allontanare il pensiero, si dilung\u00f2 nel leggere le essenze del bagnoschiuma alla vaniglia che aveva comprato, prese l\u2019accappatoio, l\u2019asciugamano per i capelli, accese la stufetta ed entr\u00f2 sotto la doccia.<\/p>\n<p>L\u2019acqua era calda, scorreva sulle curve del suo corpo senza fermarsi in nessun punto. Questo le fece ricordare le carezze di Paolo, veloci, brevi, carezze di chi non ha nulla da dire, di chi non ha nulla da dare. Da quanto si accarezzavano cos\u00ec? Da quanto non si accarezzavano pi\u00f9? Un puff al cuore, un tonfo, un battito in meno, il suo cuore aveva perso un colpo, aveva zoppicato come quel loro strano amore che amore non era pi\u00f9.<\/p>\n<p>Usc\u00ec velocemente dalla doccia, si asciug\u00f2 e non pass\u00f2 nessuna crema sul suo corpo, si infil\u00f2 il morbido pigiamone, i calzini antiscivolo e and\u00f2 a passo veloce alla sua agenda, quella nella quale scriveva gli appunti delle sue sedute. Paolo, le carezze, il loro amore , le avevano fatto pensare al signor Pascucci, Amedeo.<\/p>\n<p>Erano pochi mesi che Amedeo si era deciso ad intraprendere un percorso, cos\u00ec lo definiva, parallelo al precorso della sua vita. Tutte le volte che lui le parlava in questi termini, le venivano in mente le curve della Somma, una tortuosa strada che percorreva in auto con i suoi genitori, da bambina, quando andavano a fare visita ai parenti. Quante volte era stato necessario fermare la macchina, farla scendere e aspettare che rovesciasse tutto il contenuto del suo stomaco! Maledetta strada! Che ci vuole a fare le strade dritte? C\u2019\u00e8 bisogno di tutto questo volteggiare per arrivare da A a B? Ogni volta la stessa discussione, con gli occhi ancora lucidi per lo sforzo e la bocca cattiva, risalendo in macchina chiedeva al padre quale ubriaco era stato chiamato per fare quella maledetta strada! E lui, infastidito per l\u2019immancabile ritardo, cercava di spiegare che la montagna non la si pu\u00f2 sempre bucare ma ci si deve passare intorno\u2026.<\/p>\n<p>Amedeo faceva grandi curve per non essere mai al centro della montagna, per non affrontare mai, per trovare percorsi alternativi ai percorsi possibili e altamente probabili, una gran fatica! Un gran caos in cui aveva iniziato a sguazzare troppo bene, troppo abilmente.<\/p>\n<p>Il pensiero di quel\u2019uomo entrava nella sua vita come l\u2019odioso \u201ccostruttore\u201d della sua strada tutte curve e vomito. Ma perch\u00e9 Amedeo era entrato cos\u00ec prepotentemente nel suo spazio mentale? L\u2019appuntamento settimanale con lui non iniziava mai e non finiva mai con il tempo della seduta. Quei 50 minuti erano preceduti e seguiti da molti altri, se avesse potuto disegnarli avrebbe osservato, con buona meraviglia, un gran caos, un grande scarabocchio nel quale era difficile individuare una figura e praticamente impossibile \u00a0scorgere l\u2019inizio e la fine dei tratti.<\/p>\n<p>La verit\u00e0 era che lei si rivedeva in Amedeo. Chi era veramente quello scarabocchio? Che sia il solito scomodo controtransfert, cos\u00ec caro ai cugini psicoanalisti? Detestava quella espressione, cugini chi? eppure il suo cervello a volte non poteva fare a meno di proporgliela!<\/p>\n<p>No, no. Sapeva di essere brava, brava davvero, nel girare intorno, nel riuscire a fare dei fantastici volteggi sfiorando cose, situazioni,\u00a0 relazioni, puff al cuore!, senza mai entrare, senza fermarsi veramente\u2026altro puff, accidenti che impietosa implacabilit\u00e0! Assolutismo e inclemenza verso se stessa, nonostante gli anni di formazione, non l\u2019abbandonavano ancora del tutto.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Il trillo del telefono la liber\u00f2 dalla morsa dei pensieri nella quale si stava rifugiando.<\/p>\n<p>\u201cPronto?\u201d Attese trepidante di scoprire se avesse riconosciuto subito la voce dall\u2019altro capo del telefono. Chi poteva telefonare all\u2019ora di cena? \u2026ferm\u00f2 immediatamente il flusso dei pensieri, oramai sapeva farlo senza sapere di farlo, un giochetto imparato ai tempi della specializzazione, \u201cquando la piramide dei propri pensieri supera la soglia di 3 file compatte di mattoni, interrompi subito perch\u00e9 rischi di costruire una cattedrale gotica!\u201d.<\/p>\n<p>\u201cma allora ci sei! Non pensavo di trovarti in casa\u2026.\u201d Laura era un\u2019esperta di frasi assurde, di atti incoerenti e di candida sincerit\u00e0 al riguardo. Se non fosse per l\u2019affetto secolare che la univa all\u2019amica, avrebbe interrotto da tempo i rapporti con una persona tanto diversa e a volte francamente indisponente. Come si fa a telefonare a qualcuno nella convinzione di non trovarlo? Laura cacciava da se le persone che voleva, si circondava di relazioni e attivit\u00e0 che non amava..era l\u2019antitesi della coerenza e dell\u2019affermazione di se. Valentina aveva imparato ad accettare prima e amare poi le incoerenze dell\u2019amica, ritenendola candidata eccelsa ad una vita di affannose ricerche che l\u2019avrebbero inesorabilmente portata al perpetuo stadio del \u201cse fosse\u2026\u201d \u201cio\u2026\u201d<\/p>\n<p>Se Laura avesse avuto un lavoro pi\u00f9 interessante, se fosse stata pi\u00f9 magra ed elegante, se avesse conosciuto molto tempo prima quella persona, se avesse deciso di fare quel viaggio \u2026sarebbe stata felice.<\/p>\n<p>\u201cVisto che sei in casa, che dici se usciamo?\u201d ecco, ci risiamo, un\u2019altra delle sue!<\/p>\n<p>Valentina non aveva nessuna voglia di disfarsi del suo pigiamone, dei suoi calzini antiscivolo e dei suoi pensieri, lasci\u00f2 che l\u2019amica le propinasse tutti i programmi pi\u00f9 indesiderabili che riusc\u00ec a proporre e alla fine sfoder\u00f2 il suo contrattacco resistente a qualsiasi tentazione: \u201cvieni tu da me e ci beviamo una belle tisana calda!\u201d<\/p>\n<p>Sapeva dove colpire, effetto immediato, risposta desiderata in arrivo\u2026\u201dno no grazie, una tisana proprio no, volevo fare un happy hour! Madonna santa come ti sei impigrita Vale! Non ti si riconosce pi\u00f9.\u201d<\/p>\n<p>La pace che ne segu\u00ec valse la lista di affettuose critiche, non min\u00f2 affatto il senso di autostima e il profondo affetto per quella donna cos\u00ec lontana eppure tanto vicina al suo cuore.<\/p>\n<p>Detestava dirsi di aver esagerato, di essere stata eccessiva, rigida e incorruttibile. Forse Laura aveva ragione, visto che era in casa, si poteva stare fuori! Perch\u00e9 se \u00e8<\/p>\n<p>vero A \u00e8 vero anche il non A, non tutto \u00e8 necessariamente bianco o nero, non tutto cara signorina Rottermeier!<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Si mise a rileggere distrattamente gli appunti sulle sedute del pomeriggio, convinta di trovare qualche dettaglio, qualche sfumatura che le era sfuggita, ma quello che le sfuggiva veramente era la voglia di farlo. Cosa stava disturbando cos\u00ec alacremente il fluire dei ricordi? Cosa si frapponeva fra il dovere e il non piacere? Il suo elevato senso del dovere, talmente elevato che probabilmente era stato inserito nel kit \u201cbimbo bello\u201d in dotazione alla nascita, non le faceva percepire nettamente il piacere in contrapposizione al dovere.<\/p>\n<p>Le cose che \u201cdovevano\u201d essere fatte erano piacevoli poich\u00e9 il senso di abnegazione e sacrificio godeva di soglie elevate. Bella fortuna dopotutto! Questo aveva significato laurea e specializzazione il tempi ottimali con il massimo dei voti, eccellenti risultati negli sport sin da bambina. E allora? Cosa non stava funzionando? Non era abituata a non essere concentrata, non era abituata ad abituarsi al non.<\/p>\n<p>Non essere concentrata.<\/p>\n<p>Non capire cosa succede.<\/p>\n<p>Non sapere nei minimi dettagli il perch\u00e9 delle sue reazioni.<\/p>\n<p>Da qualche settimana era cos\u00ec. Era arrivato il momento di ammetterlo a se stessa. Basta sotterfugi Vale! Sei una donna, guarda in faccia la realt\u00e0. Non puoi sfuggirti a lungo ormai, ammetti chiaramente che\u2026.puff!<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Mangi\u00f2 senza fame.<\/p>\n<p>Bevve senza sete.<\/p>\n<p>Ripul\u00ec con dovere.<\/p>\n<p>Si lav\u00f2 i denti.<\/p>\n<p>And\u00f2 a letto.<\/p>\n<p>Spense la luce.<\/p>\n<p>Fece finta di non sentire la chiave che girava nella serratura, fece appello a tutte le sue conoscenze sul RAT e si addorment\u00f2 prima che Paolo si sdraiasse al suo fianco, ma con quella distanza emotiva che rendeva quei pochi centimetri chilometri di stagni, paludi, foreste e deserti da percorrere per potersi, forse, ritrovare.<\/p>\n<p>Dorm\u00ec una notte senza sogni, di quelle buie ma illuminate da chiarore del niente, dal beneficio di un\u2019apparente nulla in cui galleggiare leggeri. Questo bast\u00f2 a farle trovare in se un po\u2019 di buonumore. Era molto tempo che non lo ritrovava, dove lo aveva lasciato! forse nascosto sotto pesanti strati di cupo realismo, forse arrotolato nelle serratissime trame dei suoi devo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Paolo era in bagno quando usci di casa.<\/p>\n<p>Anche quella mattina erano stati bravissimi a incontrarsi solo un attimo in cucina per il caff\u00e8.<\/p>\n<p>Un veloce \u201cbuongiorno, giornata pesante? Ok ci sentiamo dopo, ciao\u201d.<\/p>\n<p>Quel caff\u00e8, come ogni mattina, non le andava n\u00e9 su n\u00e9 gi\u00f9. Bevuto troppo caldo, troppo di corsa, con la tensione del doversi dir qualcosa e l\u2019irritazione del dirsi sempre le stesse cose.<\/p>\n<p>Il detto non detto, \u201cbuongiorno\u201d: oddio come stiamo vivendo!<\/p>\n<p>\u201cGiornata pesante?\u201d: facciamo qualcosa, cos\u00ec non \u00e8 pi\u00f9 possibile continuare!<\/p>\n<p>\u201cOk\u201d: ti prego, d\u00ec qualcosa te, prendi tu la decisione che non riesco a prendere io!<\/p>\n<p>\u201cCi sentiamo dopo\u201d: \u00e8 doloroso ma dobbiamo farlo, non c\u2019\u00e8 dignit\u00e0 nel vivere di niente, nel niente, solo attenti ipocritamente a non ferirci, illudendoci di riuscire veramente a farlo!<\/p>\n<p>\u201cCiao\u201d: Paolo cazzo ti muovi??? Che aspetti? Vuoi che mi innamori di qualcun altro? Fai qualcosa!!!<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Prese la macchina e improvvisamente decise di concedersi una colazione vera! Vadano tutti al diavolo, stamattina faccio la signora! Mi fermo al bar e mi godo uno spazio solo per me, per il mio piacere, per il mio bisogno di prendermi cura di me, voglio una coccola!<\/p>\n<p>Parcheggi\u00f2 in doppia fila, un immediato e leggero velo di inadeguatezza le sfior\u00f2 il cuore, non lo ascolt\u00f2, spinse il pulsante delle quattro frecce e mise a posto la coscienza. Scese dall\u2019auto, quella mattina si era messa un po\u2019 di tacco, una gonna aderente e delle calze nere, non i soliti quaranta denari, \u00a0troppo\u2026opprimenti.<\/p>\n<p>Raggiunse con passo deciso la porta del bar, non voleva ripensamenti, doveva essere chiara con il suo corpo, non avrebbe accettato dietrofront dalle sue gambe, dai suoi piedi.<\/p>\n<p>Mise una mano sulla maniglia della porta. Il vetro era spesso, scuro, di quelli che richiedono pi\u00f9 forza di quanta a volte si \u00e8 disposti ad investire. Impugn\u00f2 con ferma decisione l\u2019imponente maniglia bronzata e spinse con buona parte dell\u2019energia che credeva di avere. La porta era leggerissima, si apr\u00ec come magicamente facendola sentire se non Ali Bab\u00e0 almeno come sua sorella.<\/p>\n<p>Lo slancio le fece perdere per un attimo l\u2019equilibrio, quello che subito dopo vide, le fece perdere il senso di vuoto per tutto il resto della sua vita. Una mano afferr\u00f2 la sua borsa destinata a volare verso il bancone, un paio di occhi neri, vellutati e caldi afferrarono saldamente il suo sguardo.<\/p>\n<p>Sorrise, sorrisero vistosamente imbarazzati,<\/p>\n<p>non per la caduta scampata,<\/p>\n<p>non per gli sguardi delle persone,<\/p>\n<p>non per i commenti forzatamente spiritosi del ragazzo dei caff\u00e8.<\/p>\n<p>Le loro labbra assunsero quel \u00a0movimento che consente ai denti di essere visti senza far paura, senza dare fastidio. I muscoli del viso contraendosi resero la loro pelle distesa e allo stesso tempo piena di increspature.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Valerio quella mattina si era svegliato con la voglia di buono nel naso e in bocca.<\/p>\n<p>Negli ultimi tempi si era imposto una colazione \u201cveloce\u201d con solo caff\u00e8 nero, nella speranza di risparmiare qualche caloria da poter investire in un buon bicchiere di vino la sera.<\/p>\n<p>Usc\u00ec pregustandosi l\u2019espressione stupita che avrebbe visto nel barista quando al consueto: \u201cil solito caff\u00e8 dott\u00f2?\u201d\u00a0 avrebbe risposto con un serafico \u201cNo Mario, oggi cappuccino e anche un cornetto al miele!\u201d<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Mangi\u00f2 con gusto, bevve il cappuccino amaro e si incammin\u00f2 verso l\u2019uscita.<\/p>\n<p>Distrattamente impugn\u00f2 la maniglia bronzata della porta mentre pensava al traffico che avrebbe affrontato per arrivare in ambulatorio, quando una incantevole creatura plan\u00f2 quasi tra le sue braccia.<\/p>\n<p>Ci fu improvvisamente silenzio, orecchie ovattate, testa vuota, movimenti al rallentatore.<\/p>\n<p>Anche le ciglia si mossero con lentezza esasperante nel su e gi\u00f9 imposto dalle palpebre.<\/p>\n<p>Tutto intorno si ferm\u00f2.<\/p>\n<p>Costrinse il suo cervello a rimettersi in moto.<\/p>\n<p>Niente.<\/p>\n<p>Tutto era fermo e silenzioso.<\/p>\n<p>Solo da un piccolissimo remoto e sconosciuto angolo della sua pancia, sospesa come la si pu\u00f2 sentire solo nelle discese delle montagne russe, giunse la consapevolezza che da quel momento in poi tutto sarebbe ripartito.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>In modo diverso.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_18025\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"18025\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Anche quella sera rientr\u00f2 in casa con quello strano peso. Sentiva oramai da qualche tempo un fastidioso senso di oppressione, come un grosso sacco appeso allo stomaco\u2026ridicola! Si dava spesso della ridicola quando rifletteva sui suoi bizzarri pensieri. Come fa un grosso sacco a stare appeso allo stomaco?! Lo stomaco \u00e8 un sacco gi\u00e0 lui, [&hellip;]<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_18025\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"18025\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"author":4371,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[147],"tags":[],"class_list":["post-18025","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-premio-racconti-nella-rete-2014"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/18025"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/4371"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=18025"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/18025\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":18028,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/18025\/revisions\/18028"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=18025"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=18025"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=18025"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}