{"id":17863,"date":"2014-02-17T19:56:56","date_gmt":"2014-02-17T18:56:56","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=17863"},"modified":"2014-02-17T19:56:56","modified_gmt":"2014-02-17T18:56:56","slug":"premio-racconti-nella-rete-2014-passaggio-a-est-di-patrizia-napoleone","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=17863","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2014 &#8220;Passaggio a Est&#8221; di Patrizia Napoleone"},"content":{"rendered":"<p><b>\u00a0<\/b><\/p>\n<p style=\"text-align: right;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 <i>&#8221; E&#8217; il tempo del risveglio per il ritorno.<\/i><\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><i>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 \u00a0E&#8217; il tempo nel quale torneranno, <\/i><\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><i>\u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0come \u00a0la\u00a0 fonte dalla quale nacquero&#8221;<\/i><\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><i>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 &#8220;Gocce di luce nell&#8217;ombra&#8221;<\/i><\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><i>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Gino Romiti\u00a0<\/i><\/p>\n<p>Il tonfo del cuore, sollecitato dalla corsa, echeggiava nelle orecchie, profondo e cadenzato, ma sempre pi\u00f9 rapido, con colpi ravvicinati sul filo sibilante di un respiro acre. I piedi s&#8217;impantanavano negli acquitrini della palude, scivolavano su indefiniti corpi viscidi che abitavano le acque melmose. Sul viso e sulle braccia umide sferzavano secche, con schiocchi asciutti, le foglie a lama delle canne.<\/p>\n<p>Eppure si sentiva leggera; il corpo senza peso alitava nell&#8217;aria rarefatta e il suo respiro era fresco. Dietro le spalle passi di cerbiatti scorciavano distanze: la raggiunsero. I colpi degli zoccoli coprirono quelli del cuore, poi l&#8217;afferrarono in un grido che si confuse con lo starnazzare delle oche, acuto e sordo, come di trombe stonate. Dallo stagno fermo fu tutto un fremere di voli, anatre, beccacce. Ali lente e incerte uscivano dal pantano e un polverio di frulli oscurava il cielo.<\/p>\n<p>Solo lei immobile, senza peso, senza respiro, sospesa nel morso che aveva fermato la corsa leggera. Non c&#8217;era dolore, anzi, la mente sciolta dall&#8217;impegno fisico si accendeva di colori, liberava cavalli viola che le fiorivano fra i capelli sciolti e galoppavano fanasie. Stupiva di questa sensazione di flusso mentale, come onde liquide che schiumano alla risacca.<\/p>\n<p>Quel tramonto nelle sue regioni dell&#8217;est era stato cos\u00ec faticoso. Fino a sera inoltrata i riverberi rossastri del sole avevano ferito i vetri opachi della sua baracca. E come altrimenti chiamarla, la casa di legno del dottor Forsyte, nascosta fra i canneti e abitata dalle zanzare?<\/p>\n<p>Ora costruivano un ponte di cemento, dove un tempo era quello di giunchi sospesi e durante i lavori, che ormai erano incominciati da tre mesi, avevano staccato la rete di alimentazione elettrica. Aghate, la piccola suora, si era procurata qualche vecchio lume a gas, intorno alla cui corta fiamma, la sera, ronzavano le zanzare.<\/p>\n<p>Margie ricordava che il camion si era dovuto fermare prima del ponte e le casse erano state portate a spalla; ondeggiavano, assecondando il movimento dei passi sulle stuoie\u00a0 e le corde tese da una parte all&#8217;altra del fiume. Era un habitat di giunchi , di canne, di legni teneri e flessuosi e Margie cos\u00ec volle arredare la sua casa atterrazzata sul lago. I primi tempi andava da un intrecciatore all&#8217;altro, sceglieva i vimini, ne stimava il midollo e dava istruzioni per la costruzione dei mobili. Ne venne una casa leggera e chiara, viva di riflessi dorati, che ora piangeva nelle sue giunture marcite di umidit\u00e0 e di vecchiezza. I giunchi scricchiolavano lenti sotto il suo fragile peso, quando accomodava quel suo mucchietto d&#8217;ossa consumate sulla poltrona davanti alla veranda, con lo sguardo al retone fermo. Qualcuno dovrebbe sganciarlo. Nelle rare giornate di vento il gancio rugginoso cigola in un lamento querulo. S\u00ec, qualcuno dovrebbe sganciarlo. Dopo la scomparsa di Tony \u00e8 rimasto l\u00ec, come una grande culla vuota, e ormai sono anni; la rete si \u00e8 smagliata e il gancio cigola. Ma \u00e8 cos\u00ec difficile ormai che qualcuno raggiunga la sua casa.<\/p>\n<p>Quando il dottor Tony Forsyte e sua moglie arrivarono in quei dintorni di Jasper, sul lago Sam Ray Burn, molti passi attraversavano il ponte di giunchi\u00a0 e tante case come la sua, di legno, col retone calato sulle acque e la baracca degli attrezzi, cingevano ad anello la loro piccola tenuta. Margie ricordava i passi sul legno e le farandole di bimbi fra le canne, reti d&#8217;anguille e sfrigolio di fuochi.<\/p>\n<p>In quel tramonto, prima della corsa, le immagini si erano presentate alla memoria nitide, con i loro odori e colori.<\/p>\n<p>Era tanto tempo che non ricordava.<\/p>\n<p>Seduta sul vecchio vimini davanti al retone, ogni sera, le ore scivolavano lente nel buio e immobile attendeva. La sua vista si faceva grigia come i fumi di caldo che salivano dalle acque sporche, poi si spengeva in un sonno faticoso.<\/p>\n<p>Ma quella sera i riverberi del sole rosso sui vetri della veranda la tenevano sveglia, le battevano caldi sulla fronte e sul petto e lei era costretta a strizzare gli occhi per l&#8217;abbaglio della luce. Forse quegli occhi miopi, cos\u00ec stretti a fessura, erano riusciti a mettere a fuoco qualcosa di molto distante. L&#8217;afa era spessa, si sarebbe potuta tagliare molle sotto una lama, e il sole le informicoliva la pelle. Avrebbe voluto spostare la poltrona nell&#8217;angolo d&#8217;ombra della stanza, ma Agathe, da basso, non poteva sentire il suo richiamo e lei, da sola, con le mani deformate dall&#8217;artrite, non ne era capace. Si abbandon\u00f2 allora alla stanchezza greve che le intorpidiva le membra, chiuse gli occhi che bruciavano e segu\u00ec quella fuga di immagini interiori che aveva messo a fuoco da distanze indefinite. Sul petto il pizzicore della pelle era diventato un bruciore vivo. Ne assecond\u00f2 la fiamma che le accendeva dentro sensi sopiti, emozioni spente.<\/p>\n<p>Non ha mai rimpianto, in tutta la sua lunga vita, di avere lasciato la citt\u00e0, dove suonava il pianoforte in un complesso jazz, lei cos\u00ec giovane, per seguire il dottor Tony Forsyte, gi\u00e0 con qualche capello argentato, che si ritirava nella condotta di Jasper, scegliendo la natura alla storia, le anguille e le folaghe alla carriera. Non lo ha mai rimpianto. Il suo pianoforte fu portato sopra uno zatterone e, due anni dopo, con Sammy, Sandy e Timoty, trombettisti nella banda che suonava sul ferry boat di linea, aveva formato un complesso locale, che era stato battezzato col nome di &#8216;Lago dorato&#8217;. Ma aveva anche imparato ad andare sulle barche basse e lunghe che spariscono nei canneti e si guidano con un remo breve, stando in ginocchio sul fondo. Tony teneva una jeep al di l\u00e0 del ponte e una barca sotto le tavole del retone, pronte per i suoi interventi nella condotta. Una vita calda, piena di umori, di amici del dottor Forsyte, uomini dal pelo rosso irlandese, che fumavano la pipa sulla veranda e giocavano a carte con Tony, uomini alti e neri, che arrivavano portando sulle spalle i figli pi\u00f9 piccoli, con testoline irte di treccine lanose. Poi venne Anny, e poi Udo, e lei li educ\u00f2 al bagno nel lago e alle barche basse che scivolavano fra le canne, al ponte che trema sotto i piedi, a imbracciare il fucile e a tagliare le anguille sul marmo; li educ\u00f2 lei cos\u00ec, e intrecciava i capelli biondi ad Anny in treccioline setose e cadenti, ad Anny che giocava con Samantha nera dalle trecci\u00f2le forti e spinose.<\/p>\n<p>La bocca le s&#8217;increspa in un sorriso che scopre nude gengive e il petto \u00e8 agitato da respiri corti; come sogni sotto le palpebre chiuse, le immagini si succedono per dissolvenze. Il sole affoca ancora i vetri; deve essere trascorsa non pi\u00f9 di mezz&#8217;ora, ma dentro una vita \u00e8 riemersa e dopo tanto tempo sente che pulsa sotto la pelle, quella sua pelle raggrinzita che ha assecondato\u00a0 la deformazione artritica delle ossa.<\/p>\n<p>Ha sofferto tanto, quattro anni di dolori nelle ossa intrise d&#8217;acqua, fatte porose, nei fasci di nervi che si stiravano e si stringevano, poi, pi\u00f9 niente: ha rifiutato anche il dolore; la pelle come cartone, le ossa come sassi scomposti, che si posano a fondo valle, dopo aver rotolato una china. Pi\u00f9 niente, assenza di ricordi, di sensazioni. Un&#8217;indifferenza atarattica aveva sigillato la sua espressione e il suo sguardo si era perso, sfocato nel vuoto. Udo allora port\u00f2 la piccola suora, l&#8217;unica superstite di un troppo esiguo ordine religioso in cui le poche sorelle si erano tutte estinte, tranne Aghate, che presso la vecchia Margie continuava a vivere i suoi voti secondo la &#8216;regola&#8217;\u00a0 da nessuno pi\u00f9 riconosciuta.<\/p>\n<p>Ora quello sguardo spento, rovesciato all&#8217;interno, ha trovato il suo fuoco, nitido, come nel cerchio di un mirino, e la vita \u00e8 riemersa prepotente col suo dolore. Sente lacrime che le bagnano il viso e torna a sorridere, perch\u00e9 riaccogliere il dolore \u00e8 un nuovo afflato alla vita che aveva perso.<\/p>\n<p>Ora capisce chi \u00e9 quel vecchio con la testa bianca, con la faccia nera, di tartaruga, che, appoggiato alla porta, batte sul vetro con la stampella e chiede alla piccola suora &#8211; Coma sta la vecchia Margie? &#8211;\u00a0 &#8211; bene, credo, non soffre, vuole vederla? &#8211;\u00a0 &#8211; no, non sa pi\u00f9 chi sono, meglio cos\u00ec, non soffre, addio Aghate -: \u00e8 Timoty!<\/p>\n<p>Le canne crepitavano e i legni schiantavano in un polverio di scintille. Tony era lontano, nella condotta. Un&#8217;epidemia aveva attaccato il villaggio negro e da giorni Tony non aveva neppure il tempo di tornare a casa. Era l&#8217;unico dottore della contea, l&#8217;unico dottore fornito di medicinali che curava i figli di quei coltivatori.<\/p>\n<p>Lei era sullo zatterone al lago, dove avevano piazzato gli strumenti e suonava con Sammy, Sandy e Timoty. Quando si accorsero dell&#8217;incendio, le fiamme, sul lato posteriore della casa, avevano gi\u00e0 raggiunto la mensarda dove dormivano i bambini; le scale erano impraticabili. Timoty si arrampic\u00f2 lungo le tubature di rame, raggiunse il tetto e ruppe i vetri della mansarda, prese Anny e Udo fra le braccia, ma non aveva altra scelta che gettarsi nel vuoto, parando il colpo ai bambini con il suo corpo. E&#8217; l\u00ec che si tronc\u00f2 una gamba. Poi gli fu amputata.<\/p>\n<p>Quell&#8217;incendio era doloso; un avvertimento per il dottor Forsyte, che prestava cure ai coltivatori negri e\u00a0 non aveva pi\u00f9 risposto agli inviti e alle chiamate del senatore Young, sufficientemente sano e pasciuto, lui e la sua famiglia. Ma il giudice<\/p>\n<p>Tory e la giuria popolare emisero una sentenza di non colpevolezza, perch\u00e9 non esistevano prove contro i quattro sbirri sguinzagliati nella notte dal senatore.<\/p>\n<p>Ora riconosceva il vecchio, caro Timoty, e stasera, quando avesse sentito il colpetto della stampella sul vetro, si sarebbe affacciata alla veranda e lo avrebbe chiamato su, magari a suonare un pezzo, se aveva ancora il suo sax. Ma lei, avrebbe pi\u00f9 potuto suonare, con quelle mani annodate e chiuse? Per\u00f2 le muoveva, sentiva che le muoveva\u00a0 sul vimini fragile della poltrona. Si appoggi\u00f2 ai braccioli, li strinse e avvert\u00ec sotto la sua pressione il gemere della canna intrecciata, poi allarg\u00f2 le palme e rise: lei e Timoty avrebbero suonato, quella sera, come quando girava un poco le spalle dalla tastiera del pianoforte, faceva scorrere lo sguardo sulle trombe gialle sotto la luna e poi sulla testa reclinata dei bambini, addormentati al caldo senza vento.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 Udo non veniva mai a trovarla? Forse, quando fosse stato completato il ponte di cemento, avrebbe condotto anche la moglie e i figli, e lei, la vecchia Margie, avrebbe conosciuto i nipoti. O forse sarebbe andata lei, s\u00ec, a trovarlo, appena tramontato quel sole troppo acceso dietro l&#8217;orizzonte; gli avrebbe fatto una sorpresa.<\/p>\n<p>Una cascata di note, grappoli sospesi sull&#8217;ultima striscia rossa che orlava le colline, la invasero con una solarit\u00e0 gialla di sax e le sue dita picchiettavano il vimini dei braccioli.<\/p>\n<p>Fu allora che incominci\u00f2 la corsa; era un passaggio faticoso, prima lento, poi rapido e leggero, oltre la palude e i canneti, verso quelle note del sax sospese nell&#8217;aria troppo calda, verso Timoty, Udo, oltre i vimini che avvolgono e frustano le gambe, che tenaci e flessibili trattengono. Ma si sentiva leggera, solo il cuore batteva sempre pi\u00f9 forte e il respiro era un sibilo. Sapeva che ci sarebbero state le acque dorate che ingoiano.<\/p>\n<p>Fu allora il morso dei cerbiatti feroci, lo stupore immobile del tempo davanti all&#8217;abisso.<\/p>\n<p>&#8211; Il lago \u00e8 a est, dove in queste regioni sorge il sole &#8211; diceva Tony &#8211; non aver paura, ci sono io, di qua &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; non ti vedo &#8211;<\/p>\n<p>&#8211; perch\u00e9 il sole ti abbaglia. Io sono dentro il sole, di l\u00ec non mi puoi vedere; \u00e8 come se la sua luce mi avesse ingoiato, vieni avanti! &#8211;<\/p>\n<p>Margie grid\u00f2, immobile, come trattenuta alle spalle da un morso animale, davanti a s\u00e9, il lago; oltre quel passo, le acque profonde. Lei non sapeva nuotare e Tony voleva insegnarle, insegnarle a passare a est, diceva, chiamandola verso l&#8217;abbaglio del sole: &#8211; devi vincere l&#8217;attimo di annullamento totale, lasciarti andare, solo per un attimo le acque ti ingoieranno. E&#8217; l&#8217;attimo di paura, l&#8217;abisso che precipita, l&#8217;ingorgo che strozza, ma \u00e8 solo un attimo. La natura ci ha fatto per riemergere. Un attimo, poi le acque ti restitueranno alla luce! &#8211;<\/p>\n<p>Margie, come da infinite distanze, vide gli occhi dorati di Tony e dette quell&#8217;ultimo strattone che scosse tutte le sue ossa rotte e la strapp\u00f2 dal morso del vimini marcito.<\/p>\n<p>Un grido lungo e schiocchi sordi nelle orecchie, il viluppo buio delle acque e un&#8217;ascesa d&#8217;ali impazzite, poi si sfece impalpabile sulla superficie dorata, restituita alla luce.<\/p>\n<p>Dicono che l&#8217;urlo della vecchia Margie fu sentito da molto lontano, ma Agathe dormiva profondamente e la sera era tanto calda.<\/p>\n<p>Timoty era arrivato troppo tardi alla baracca di legno, la porta e la finestra di Agathe erano gi\u00e0 chiuse. Allora non picchi\u00f2 la spampella sul vetro. Era accaldato e un p\u00f2 sbronzo. Con gli amici, al circolo, aveva suonato il sax, come ai vecchi tempi e ora, guardando i tronchi marci che galleggiavano ancorati alla secca, quello che restava della zattera della musica, si era lasciato vincere da una malinconia soffocante come l&#8217;aria. Piegato sugli scalini di legno della vecchia casa, aveva incominciato a suonare, nella sera accesa appena da un orlo rosso sulla collina e gli parve che aliti senza vento portassero note di pianoforte. Lo sapeva che era sbronzo, ma risentire le dita di Margie sulla tastiera lo fece piangere di tenerezza.<\/p>\n<p>Poi, l&#8217;urlo delle folaghe fra le canne e frulli d&#8217;ali nella notte. Timoty si appoggi\u00f2 alla stampella e scomparve nel buio pesante.<\/p>\n<p>Ancora per poco avrebbe dovuto sentire il peso del suo corpo sotto l&#8217;ascella, s\u00ec, forse, proprio per poco; era rimasto lui e la vecchia Margie, erano gi\u00e0 andati tutti. Mentre tastava il terreno fra le canne, con la testa pi\u00f9 leggera e il corpo pi\u00f9 pesante del solito, vide un&#8217;ombra pi\u00f9 chiara dalla parte del lago, che per un momento gli ricord\u00f2 la massa di capelli ramati di Margie, tanto, tanto tempo f\u00e0. \u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Gli scherzi dell&#8217;alcool!<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Anche Udo,\u00a0 a molti chilometri di distanza, mentre faceva il giro d&#8217;ispezione del recinto di confine, fu costretto ad essecondare la spinta del cane verso il cancello: &#8211; Black, perch\u00e9 mi porti per di qua, ci siamo\u00a0 passati prima &#8211; .<\/p>\n<p>Fu agli incerti bagliori della luna che vide qualcosa di indefinito e non seppe mai spiegarsi perch\u00e9, con un tonfo al cuore, quasi grid\u00f2 &#8211; Mamma! -: una massa di capelli ramati, il breve abbaglio di un ricordo e il rimorso di crudeli lontananze.<\/p>\n<p>Avevano costruito l&#8217;autostrada\u00a0 e dal ponte il barbaglio dei fari creava nella notte illusioni di luce.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Dicono che l&#8217;urlo della vecchia Margie fu sentito da molto lontano, ma Agathe mai aveva dormito cos\u00ec tranquillamente e quando al mattino and\u00f2 nella stanza della vecchia, la trov\u00f2 distesa in terra, ma leggera, come un corpo riportato in superficie dalle acque,\u00a0 e gli occhi come persi nella luce.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">\u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0\u00a0<i>E&#8217; tempo di lasciare questo ciclo di vite<\/i><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><i>\u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0COME UN CAMMELLO IN UNA GRONDAIA<\/i><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><i>\u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0L&#8217;OMBRA DELLA LUCE \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0Franco Battiato\u00a0 \u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 <\/i><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><i>\u00a0<\/i><\/p>\n<p><i>\u00a0<\/i><\/p>\n<p><i>\u00a0<\/i><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_17863\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"17863\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00a0 \u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 &#8221; E&#8217; il tempo del risveglio per il ritorno. \u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 \u00a0E&#8217; il tempo nel quale torneranno, \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0come \u00a0la\u00a0 fonte dalla quale nacquero&#8221; \u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 &#8220;Gocce di luce nell&#8217;ombra&#8221; \u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Gino Romiti\u00a0 Il tonfo del cuore, [&hellip;]<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_17863\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"17863\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"author":4331,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[147],"tags":[],"class_list":["post-17863","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-premio-racconti-nella-rete-2014"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/17863"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/4331"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=17863"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/17863\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":17880,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/17863\/revisions\/17880"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=17863"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=17863"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=17863"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}