{"id":17722,"date":"2014-02-06T12:25:50","date_gmt":"2014-02-06T11:25:50","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=17722"},"modified":"2014-03-26T16:52:16","modified_gmt":"2014-03-26T15:52:16","slug":"premio-racconti-nella-rete-2014-laura-da-pesaro-di-luciano-filippo-santaniello","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=17722","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2014 &#8220;Laura da Pesaro&#8221; di Luciano Filippo Santaniello"},"content":{"rendered":"<p dir=\"ltr\">\u201cUno, due, tre, quattro\u2026\u201d Giulio Laterra era in montagna da cinque giorni e anche se per i compiti delle vacanze doveva fare tutta matematica, era felice, perch\u00e9 il meglio doveva ancora arrivare. \u201cCinque, sei, sette, otto\u2026\u201d Rivolto verso il muro de I Larici con la fronte appoggiata al braccio, esamin\u00f2 gli scarponcini da trekking con la scritta Gore-Tex su entrambi i lati. In un anno era passato dal 37 al 39 e pens\u00f2 che se i piedi gli continuavano a crescere a quella velocit\u00e0 avrebbe mandato fallito suo padre, che quando aveva chiesto al commesso il prezzo delle scarpe, per poco non gli era venuto un coccolone. Gliel\u2019aveva letto in faccia. Per\u00f2 se costavano pi\u00f9 dell\u2019abbonamento mensile al corso di judo un motivo doveva esserci. Di sicuro la Gore-Tex era un\u2019ottima marca. \u201cNove, dieci, undici, dodici\u2026\u201d Mosse le dita dei piedi dentro gli scarponcini e decise che avrebbe fatto attenzione a non ridurli come quegli altri, che non erano della Gore-Tex e sempre inzaccherati di fango e rigati per via delle camminate nei boschi e sulle rocce appuntite. \u201cTredici, quattordici, quindici\u2026\u201d Quel giorno suo padre aveva deciso che non avrebbero fatto nessuna escursione, perch\u00e9 gi\u00e0 di prima mattina grosse nuvole avvolgevano le cime delle Dolomiti e l\u2019unico pezzo di montagna che faceva capolino era la punta del Sasso Rosso. L\u2019aria si era rinfrescata e Giulio, su consiglio della madre, si era legato il K-Way alla vita. Le maniche rosse gli penzolavano davanti mentre contava ad alta voce. \u201cSedici, diciassette, diciotto\u2026\u201d Giocare a nascondino a Folgarida, dove da diversi anni affittavano una mansarda per le settimane centrali di agosto, sarebbe stato pi\u00f9 fico se gli altri non avessero scelto sempre gli stessi posti e potevi tanarli senza bisogno di andarli a cercare. Solo Laura aveva fantasia. Una volta era rimasta nascosta per quaranta minuti e quando era riapparsa era piena di ragnatele e foglie secche. Non aveva mai detto dove s\u2019era andata a cacciare. Per questo, e non solo perch\u00e9 aveva lasciato le cose in sospeso, non vedeva l\u2019ora che arrivasse. \u201cDiciannove, venti, ventuno\u2026\u201d Fabio, il figlio dei Gaucci, si era di sicuro nascosto in garage, quindi bastava arrivare alla rampa d\u2019accesso e sbirciare sotto le macchine per beccarlo tutto spiaccicato tra il muro e la Jeep targata Bologna dei suoi genitori. Riccardo Gasparini, di Modena, amava i pianerottoli degli ultimi piani perch\u00e9 offrivano la visuale migliore, ma se aspettavi qualche secondo davanti al sottoscala con lo sguardo all\u2019ins\u00f9 prima o poi vedevi spuntare, rapida come quelle teste di talpa del gioco dove devi prenderle a martellate, una matassa di ricci sotto cui saetavano due occhi allarmati. Beatrice e Carlotta erano sorelle, venivano da Parma, e da quella volta che la madre aveva avuto una crisi isterica perch\u00e9 aveva scoperto che si erano nascoste nel bosco sopra la strada che collega Dimaro a Madonna di Campiglio, sceglievano solo nascondigli banali, tipo accucciate dietro un pino o nei sottoscala pi\u00f9 vicini. Elio Paratore invece era di Faenza e una volta su tre cercava di fregarti restando immobile alle tue spalle mentre contavi. \u201cElio lo so che sei dietro di me. Ventidue, ventitr\u00e9, ventiquattro\u2026 \u201d \u201cNon ci credo, come cazzo hai fatto?\u201d Elio Paratore diceva anche un sacco di parolacce. \u201cVenticinque, ventisei, ventisette\u2026 Sento che respiri\u201d disse Giulio Laterra senza smettere di contare. \u201cVentotto, ventinove, trenta. Chi c\u2019\u00e8 c\u2019\u00e8, chi non c\u2019\u00e8 non c\u2019\u00e8. Tana per Elio.\u201d Batt\u00e9 una mano sul muro del residence e si gir\u00f2 verso di lui. Elio aveva le gambe da calciatore. La carnagione olivastra e il naso schiacciato gli conferivano un non so che di scimmiesco. \u201cSul serio senti che respiro?\u201d Aveva la faccia di chi ha appena preso una nota sul registro. \u201cS\u00ec, e vedevo un pezzo d\u2019ombra sul muro.\u201d Giulio si scost\u00f2 dalla tana e dedic\u00f2 un\u2019occhiata agli scarponcini di Elio. Erano Gore-Tex anch\u2019essi e si chiese se fossero costati come i suoi. And\u00f2 verso il garage. \u201cSe ti va ti dico da che parte sono andati\u201d fece Elio, seguendolo. \u201cNon serve, gi\u00e0 lo so.\u201d Se c\u2019era una cosa che Giulio Laterra non sopportava erano quelli che, dopo essere stati tanati, sentivano il bisogno di farti compagnia. \u201cMio padre ieri \u00e8 andato a funghi\u201d disse Elio. Giulio lo guard\u00f2 senza commentare. \u201cDice che ha trovato un posto scendendo dall\u2019Albasini dove ancora non \u00e8 passato nessuno ed \u00e8 pieno di porcini e mazze di tamburo. Ieri ho visto il cestino, ho provato a sollevarlo e quasi non ce l\u2019ho fatta. C\u2019era pure qualche russola.\u201d \u201cRussula.\u201d \u201cCome?\u201d \u201cSi dice russula, non russola.\u201d Giulio si ferm\u00f2 davanti a una palazzina e guard\u00f2 in su. \u201cLo sai come fa a capire se sono velenosi o commestibili? Perch\u00e9 le russole sono di due tipi: quelle buone e quelle no. Mio padre ne assaggia un pezzetto. Se pizzica vuol dire che il bastardo \u00e8 velenoso, allora lo sputa, se non pizzica vuol dire che \u00e8 buono e lo rimette nel cestino.\u201d Giulio continu\u00f2 a fissare la balaustra dell\u2019ultimo piano. \u201cNon \u00e8 pericoloso assaggiare funghi in quel modo?\u201d \u201cMio padre sa come si fa, per\u00f2 mia madre glielo dice sempre che prima o poi lo porteranno via in ambulanza.\u201d \u201cFinora non gli \u00e8 mai capitato di buttare la russula buona e mettere nel cestino quella velenosa?\u201d Elio sembr\u00f2 rifletterci. \u201cUna volta \u00e8 rimasto in bagno tutta la notte. Dici che \u00e8 stato per quello?\u201d Giulio alz\u00f2 le spalle raccomandandosi di rifiutare ogni invito a mangiare da Elio Paratore, poi fu un attimo e dalla balaustra spunt\u00f2 la testa di Riccardo Gasparini che si riacquatt\u00f2 un secondo dopo. \u201cBeccato!\u201d grid\u00f2 Giulio. Corse alla tana e batt\u00e9 la mano sul muro. \u201cTana per Riccardo!\u201d Quando torn\u00f2 indietro Riccardo stava scendendo le scale imbronciato, si ferm\u00f2 sul penultimo gradino e chiese a Elio: \u201cSono il primo?\u201d \u201cNo, ha tanato prima me. Per\u00f2 stavolta non mi va di contare.\u201d Riccardo salt\u00f2 i gradini e atterr\u00f2 a piedi uniti sul vialetto. \u201cIn che senso? Se nessuno ti libera sta a te.\u201d \u201cChe palle, oggi sono stato sotto due volte.\u201d \u201cE allora? Ieri Fabio se n\u2019\u00e8 fatte tre.\u201d Elio tir\u00f2 fuori dal marsupio un coltellino svizzero che prese a rigirarsi tra le mani. Conteneva una miriade di arnesi tra cui cucchiaio, forbici, seghetto, apribottiglie e lente d\u2019ingrandimento. Aveva pure l\u2019orologio. Potevi farci di tutto con quell\u2019affare ed Elio non faceva che ripetere che gran coltello fosse, anche se secondo Giulio era sprecato in mano sua perch\u00e9 aveva gi\u00e0 rovinato il filo della lama principale scorticando dei bastoni. Giulio si ferm\u00f2 a due passi dal garage e guard\u00f2 prima a destra, poi a sinistra, ma uno strano prurito alla base della nuca gli sugger\u00ec che stava rischiando troppo a lasciare la tana scoperta e fece dietrofront. A nascondino il sesto senso \u00e8 tutto. Elio e Riccardo, seduti sulla staccionata, avevano estratto gli arnesi del coltellino svizzero e li studiavano uno a uno per l\u2019ennesima volta. Giulio si lasci\u00f2 la tana alle spalle e prosegu\u00ec lungo il vialetto sbirciando nei terrazzi a pian terreno. Superato il terzo, si ferm\u00f2 davanti a un giovane pino cresciuto sul pendio dal quale si accede alla pista da sci, verde d\u2019estate e bianca d\u2019inverno. Tra i rami c\u2019era una macchia gialla che si mosse verso destra, il pino frusci\u00f2 e un sasso rotol\u00f2 sulla pista. Giulio fece un passo avanti, la macchia si abbass\u00f2 di qualche centimetro e scorse una parte del viso giallo di Winnie Pooh, stampato sulla felpa di Carlotta Solaroli. Ovviamente, se c\u2019era Carlotta, c\u2019era anche Beatrice. Se ne stavano zitte e ferme, convinte che Giulio non le avesse viste. A Giulio scapp\u00f2 da ridere, ma si trattenne e guard\u00f2 da un\u2019altra parte, lontano, verso il Sasso Rosso ormai nascosto dalle nuvole. Poi inizi\u00f2 ad avanzare verso l\u2019albero, a passi lenti, godendosi la tensione del momento, finch\u00e9 non si pieg\u00f2 sulle ginocchia e salt\u00f2 in avanti lanciando un grido che per poco non fece ruzzolare le ragazzine gi\u00f9 per la scarpata. A Beatrice volarono gli occhiali e Carlotta si appese ai rami del pino per non scivolare. Prima di partire a razzo sulle gambe lunghe e magre, Giulio ebbe il tempo di sganasciarsi dalle risate. \u201cTana per le Solaroli\u201d grid\u00f2, e aveva ancora le lacrime agli occhi quando vide Elio compiere un rapido gesto con la mano a qualcuno dietro l\u2019angolo della palazzina. Fece capolino e becc\u00f2 in pieno Fabio Gaucci che, avvicinatosi quatto quatto dal garage, cercava goffamente riparo in un terrazzo dove qualcuno aveva messo delle grappe a riposare al sole. Tan\u00f2 anche Fabio e attese che tutti gli si riunissero intorno. \u201cChi hai beccato per primo?\u201d chiese Beatrice rimettendosi gli occhiali. Carlotta si levava gli aghi di pino rimasti attaccati alle mani. \u201cElio\u201d disse Giulio e lo guard\u00f2. Elio rimise il coltellino svizzero nel marsupio e disse: \u201cBasta, mi sono rotto, vado a casa.\u201d \u201cNon puoi andare a casa, sta a te star sotto\u201d disse Fabio Gaucci. \u201cHo detto che non mi va\u201d fece Elio. Riccardo gli tocc\u00f2 una spalla. \u201cDai, facciamo l\u2019ultima.\u201d \u201cSarebbe la terza volta che conto, Carlotta non ha mai contato.\u201d Carlotta si annus\u00f2 le mani che sapevano di resina. \u201cMica \u00e8 colpa mia se ti fai tanare per primo.\u201d \u201cSe va a casa lui ce ne andiamo anche noi\u201d minacci\u00f2 Beatrice. \u201cNascondino \u00e8 bello in tanti.\u201d \u201cSai che mi frega\u201d disse Elio, che se ne and\u00f2 lasciandoli ammutoliti davanti alla tana. Esattamente dieci secondi dopo sbuc\u00f2 dall\u2019angolo stropicciandosi un occhio. \u201cE\u2019 arrivata Laura, chiedete a lei se vuole giocare.\u201d Beatrice e Carlotta schizzarono verso il garage cantilenando il nome dell\u2019amica, il cui arrivo aveva lasciato indifferenti Fabio e Riccardo, che si erano seduti sulla staccionata. Giulio invece aveva sentito la gola farsi un po\u2019 pi\u00f9 stretta. Guard\u00f2 per terra e si sent\u00ec improvvisamente insicuro. Se Laura si era dimenticata? Se nel frattempo lui era cambiato e non le piaceva pi\u00f9? Impossibile. In un anno gli erano solo cresciuti i piedi. La faccia era sempre uguale.<\/p>\n<p>Quella volta contava Gasparini e mentre tutti si sparpagliavano per il residence, Laura aveva afferrato Giulio Laterra per un braccio e gli aveva detto: \u201cVieni con me.\u201d L\u2019aveva tirato non dalla parte del garage, ma verso il bosco di larici, pi\u00f9 gi\u00f9 del pino dietro cui s\u2019erano nascoste Beatrice e Carlotta. \u201cHo scoperto un nuovo posto\u201d aveva detto. Giulio adorava il suo accento e credeva che Pesaro, con tutte le ragazze che parlavano in quel modo, fosse la citt\u00e0 pi\u00f9 bella d\u2019Italia, altro che Roma. Mentre correva stando attendo a non pestarle i piedi, Laura si era girata e gli aveva sorriso. Le stava bene persino l\u2019apparecchio. \u201cDi qua\u201d aveva detto, e Giulio non avrebbe potuto far altro che seguirla, visto che a breve gli avrebbe staccato un braccio. Laura aveva un anno in pi\u00f9 e non si comportava come Beatrice e Carlotta, che sembravano donne in miniatura. Era diversa, pensava ad altro, e ci\u00f2 che solitamente per le ragazze era importante per lei non lo era. A Giulio questo piaceva molto. Il nascondiglio era la rimessa del custode, alle spalle del residence, da dove si vede il tornante della strada che porta all\u2019Alaska, l\u2019ultimo albergo prima della telecabina. Giulio non si era mai spinto fin l\u00ec e se l\u2019avesse fatto non era detto che avrebbe visto la porta della rimessa, dato che era in fondo a degli scalini di ferro cos\u00ec stretti che bisognava scendere uno alla volta. La lampadina era fulminata e la poca luce che filtrava dalla porta aveva rischiarato una carriola, rastrelli, tubi di gomma, vanghe e un\u2019accetta, la cui lama luccicava come l\u2019apparecchio di Laura. \u201cQui non ci troveranno mai\u201d aveva detto lei socchiudendo la porta che cigol\u00f2 come il trapano di un dentista. \u201cPossiamo restarci finch\u00e9 non fa buio.\u201d \u201cPer\u00f2 c\u2019\u00e8 puzza\u201d si era lamentato Giulio guardandosi intorno. \u201cE\u2019 puzza di muffa, non \u00e8 una vera e propria puzza, a me piace, come la benzina.\u201d \u201cLa benzina piace anche a me.\u201d \u201cDeve piacere anche a Gasparini, si infila sempre sotto le macchine.\u201d Giulio aveva riso. Un\u2019altra cosa che gli piaceva di Laura era che diceva le cose che potrebbe dire un maschio, ma dette da lei facevano pi\u00f9 ridere. \u201cQuando ieri hai fatto tana libera tutti stavi qua dentro?\u201d \u201cS\u00ec.\u201d \u201cAdesso dovrai trovare un altro nascondiglio, ormai questo lo conosco\u201d aveva detto Giulio chiedendosi se Laura avesse avuto paura a stare l\u00ec dentro al buio. Lei si era mossa verso gli attrezzi e aveva passato un dito sul manico dell\u2019accetta. \u201cNe conosco un altro che non troveresti mai.\u201d \u201cQuale?\u201d \u201cNon te lo dico.\u201d \u201cSe me lo dici, te ne dico uno io.\u201d \u201cDimmi prima il tuo.\u201d Giulio aveva temporeggiato guardando certi tubi metallici che uscivano dal muro sui quali si erano formate goccioline di condensa e alla fine aveva detto: \u201cLa sala dei contatori, per\u00f2 a volte \u00e8 chiusa.\u201d Con uno sbuffo Laura si era tolta una ciocca di capelli dagli occhi. \u201cLa conosco e so anche dove sono le chiavi.\u201d Giulio era ammutolito. Laura lo fissava. \u201cPerch\u00e9 tu non lo sai dove sono?\u201d \u201cNo.\u201d \u201cNella teca dell\u2019estintore, quella senza vetro, ho visto il custode che ce le metteva.\u201d Giulio avrebbe venduto la Playstation pur di tornare indietro di due secondi e dare la stessa risposta, ma si era dovuto arrendere alla superiorit\u00e0 di Laura, alla quale aveva chiesto ugualmente: \u201cIl tuo nascondiglio?\u201d \u201cNon te lo dico, il tuo lo sapevo gi\u00e0\u201d aveva trillato lei con un sorriso da prenderla a sberle. Poi avevano udito un rumore metallico e le scale avevano iniziato a vibrare. \u201cE\u2019 Gasparini\u201d aveva sibilato Laura accucciandosi dietro un tavolo di plastica col buco per l\u2019ombrellone posato su un fianco. Giulio l\u2019aveva seguita e dal buco del tavolo aveva visto la porta aprirsi e una sagoma scura stagliarsi sull\u2019uscio con la luce alle spalle. Il viso non era del tutto in ombra e aveva riconosciuto il custode del residence, un uomo corpulento che ogni tanto veniva a cambiargli la bombola del gas. Il custode era entrato, si era guardato intorno, aveva preso un rotolo di tubi di gomma ed era uscito dalla rimessa. Giulio e Laura avevano pregato che non chiudesse a chiave e cos\u00ec avvenne: la porta era stata accostata. Laura si era girata verso Giulio che per lo spavento aveva smesso di respirare. Le brillavano gli occhi e anche se aveva l\u2019attaccatura dei capelli imperlata di sudore e la t-shirt appiccicata alla pelle, vicino a lei l\u2019aria odorava di bagnoschiuma. Giulio non sapeva che fare, non riusciva a muoversi. Era stata Laura a sporgersi e quando le labbra si erano toccate, erano rimaste unite appena un istante, perch\u00e9 la porta si era aperta di nuovo. Il custode doveva essersi dimenticato qualcosa. Si era avvicinato alla mensola attaccata al muro e aveva preso una rivista. L\u2019aveva sfogliata per qualche secondo, l\u2019aveva arrotolata e se l\u2019era portata via. Quando la rimessa era tornata silenziosa, Giulio si era sentito svuotato e affaticato come se avesse percorso chilometri in salita. Gli sudavano le mani e voleva solo uscire e prendere una boccata d\u2019aria, per\u00f2 non riusciva a dirlo, la lingua era incollata al palato e anche guardare Laura negli occhi era un\u2019impresa titanica. Laura invece si era alzata senza il minimo imbarazzo, aveva preso un vaso da una pila vicino alla porta, l\u2019aveva \u00a0capovolto e l\u2019aveva messo sotto la mensola. \u201cChe fai?\u201d le aveva chiesto Giulio schiarendosi la gola, senza impedire alla voce di uscire strozzata. Laura non gli aveva risposto. Aveva trovato un\u2019altra rivista e ne esaminava la copertina. \u201cChe cos\u2019\u00e8?\u201d aveva chiesto ancora Giulio scavalcando il tavolo. \u201cDonne nude.\u201d Laura gli aveva passato la rivista ed era scesa dal vaso. Giulio l\u2019aveva aperta e aveva visto che non c\u2019erano solo donne. C\u2019erano pure uomini, con baffi e pettinature fuori moda. Erano nudi anche loro e le donne avevano facce stravolte e non si erano tolte le scarpe, lucide e col tacco a punta. Giulio aveva ripassato la rivista a Laura. \u201cMettila a posto.\u201d \u201cPerch\u00e9? Non vuoi portartela a casa?\u201d \u201cChe ci faccio?\u201d \u201cVuoi dire che non hai iniziato?\u201d Giulio era diventato rosso e aveva iniziato a sentire caldissimo. Laura aveva continuato a sfogliare la rivista. \u201cIo non ci trovo niente di che, sembra che facciano finta.\u201d Poi era risalita sul vaso, aveva messo la rivista dove l\u2019aveva trovata ed era uscita dalla rimessa. Giulio l\u2019aveva seguita fino in cima agli scalini dove, abbagliati dalla luce del sole, avevano udito qualcuno gridare: \u201cGiulio, Laura, fate tana libera tutti!\u201d<\/p>\n<p>Giulio Laterra non riusciva a decidere se si era sentito peggio dopo il bacio spezzato o quando Laura gli aveva chiesto quelle cose nella rimessa. Di sicuro non doveva stabilirlo adesso. Era passato un anno e tra un secondo l\u2019avrebbe rivista. Fermo davanti alla parete de I Larici, sent\u00ec la voce di Beatrice chiedere qualcosa a Laura e Laura rispondere allegra, poi una risata maschile copr\u00ec tutto e Giulio si aspett\u00f2 di veder spuntare il signor Tesconi, un uomo alto che quando parlava lo stavano tutti a sentire. Decise che gli avrebbe stretto la mano e chiesto com\u2019era andato il viaggio e Laura avrebbe apprezzato, avrebbe pensato che Giulio Laterra la timidezza se l\u2019era lasciata alle spalle. Guard\u00f2 Fabio e Riccardo. Parlavano del Milan e di quanto fosse pippa Patrick Kluivert. Poi dall\u2019angolo della palazzina sbucarono in quest\u2019ordine: Carlotta, Beatrice, Laura (i capelli corti le stavano benissimo) e un ragazzo biondo con la maglietta dei Nirvana e qualche pelo in faccia. Laura gli and\u00f2 subito incontro con lo zaino che le sobbalzava sulle spalle. \u201cCiao Giulio!\u201d Sibil\u00f2 la c in perfetto pesarese, sorrideva e l\u2019apparecchio era sparito. I denti erano bianchi e perfetti. \u201cCome stai?\u201d Lo baci\u00f2 sulle guance, come si salutano i grandi. \u201cTi sei alzato\u201d disse, poi salut\u00f2 anche Fabio e Riccardo che non si mossero dalla staccionata. Giulio disse che stava bene, anzi, per darsi un tono us\u00f2 la parola \u201cbenone\u201d, poi osserv\u00f2 il ragazzo e vide che portava l\u2019orecchino, indossava jeans strappati alle ginocchia e quella mattina aveva pensato di infilarli negli anfibi. Laura guard\u00f2 le nuvole che coprivano le montagne. \u201cNon \u00e8 che ho portato il brutto tempo?\u201d \u201cDomani dovrebbe esserci il sole\u201d disse Giulio. \u201cSperiamo, vogliamo andare in cima alla Pradalago, voi ci siete stati?\u201d \u201cAncora no.\u201d Laura guard\u00f2 il ragazzo. \u201cChris, dobbiamo andarci, c\u2019\u00e8 un lago stupendo.\u201d Chris chiese se c\u2019erano delle pareti per arrampicare. Laura non lo sapeva, disse che si sarebbero informati. Giulio aveva fatto roccia con suo padre l\u2019anno scorso ed era stata un\u2019esperienza traumatica. Si era bloccato a due metri da terra ed erano dovuti andarlo a prendere in due perch\u00e9 non riusciva n\u00e9 a scendere n\u00e9 a salire. \u201cAdesso che fate?\u201d chiese Laura. \u201cGiochiamo a nascondino\u201d rispose Carlotta e se Giulio Laterra avesse avuto un candelotto di dinamite l\u2019avrebbe fatta esplodere all\u2019istante. Laura rimase per un attimo a bocca aperta, poi disse: \u201cFico. Noi andiamo a casa, siamo un po\u2019 stanchi.\u201d \u201cCome siete arrivati?\u201d chiese Beatrice. \u201cTreno pi\u00f9 corriera.\u201d Laura guard\u00f2 Chris e gli prese la mano, ma Chris sembr\u00f2 non accorgersene, attratto com\u2019era da qualcosa che stava per terra. \u201cBegli scarponcini\u201d disse studiando i piedi di Giulio. \u201cIo i miei me li sono scordati.\u201d Giulio si guard\u00f2 le scarpe, poi rialz\u00f2 gli occhi sulla copia di Kurt Cobain e fieramente, con in testa l\u2019immagine di suo padre che sganciava 150 euro al negoziante, annunci\u00f2: \u201cSono della Gore-Tex.\u201d Carlotta inizi\u00f2 a ridacchiare. \u201cGore-Tex \u00e8 il rivestimento che non fa passare l\u2019acqua, rimbambito, non \u00e8 la marca.\u201d Inizi\u00f2 a ridere anche Beatrice, Giulio guard\u00f2 Laura e aspett\u00f2 che ridesse anche lei, ma non lo fece, perch\u00e9 non era come le altre, anche se forse, in quel momento, sarebbe stato meglio che lo fosse, che si sbellicasse, che si facesse venire le lacrime agli occhi, piuttosto che guardarlo con quel sorrisetto compassionevole che divenne delizioso quando incroci\u00f2 lo sguardo di Chris e disse: \u201cCi andiamo a sistemare?\u201d Salutarono e si diressero alla palazzina dei Tesconi, la seconda andando verso la rimessa dove era iniziato e finito tutto. Giulio li guard\u00f2 finch\u00e9 non scomparvero, poi Riccardo salt\u00f2 gi\u00f9 dalla staccionata e chiese: \u201cChe si fa?\u201d \u201cFacciamo l\u2019ultima\u201d disse Giulio, serio. \u201cPrima che si metta a piovere.\u201d<\/p>\n<p dir=\"ltr\">Cont\u00f2 lui perch\u00e9 nessuno voleva farlo e stavolta non scand\u00ec i numeri ad alta voce, anzi, non cont\u00f2 affatto. Se ne stette appoggiato al muro per un minuto o due, con la fronte sul braccio, poi alz\u00f2 la testa e si gir\u00f2 verso le montagne, osservando le nuvole che invadevano la valle e coprivano le case lontane come una lenta valanga. Non and\u00f2 a cercarli, non ne aveva voglia, e quando iniziarono a cadere le prime gocce, fredde, grosse, snod\u00f2 il K-Way e lo indoss\u00f2 coprendosi la testa col cappuccio. Tuon\u00f2 ancora, pi\u00f9 forte e a Giulio sembr\u00f2 il rumore di un pezzo di montagna che crolla. Si guard\u00f2 gli scarponcini, l\u2019acqua li aveva resi di un marrone pi\u00f9 scuro e si chiese quanto suo padre avrebbe risparmiato se non fossero stati rivestiti di Gore-Tex, poi ripens\u00f2 alla rivista, alle pagine stropicciate e si domand\u00f2 se Laura, tra qualche ora, sul letto o davanti al caminetto, avrebbe fatto le stesse facce che avevano le donne in quelle foto sbiadite. Il pensiero lo eccit\u00f2 ed era la prima volta che gli succedeva pensando a Laura. Inizi\u00f2 a sentire freddo mentre l\u2019acqua scorreva tra le pieghe del K-Way e non si mosse finch\u00e9 non ud\u00ec qualcuno gridare: \u201cCorri!\u201d Allora si volt\u00f2 e vide Riccardo e Fabio, con le magliette fradice tirate sopra la testa, sfrecciargli accanto senza nemmeno chiedergli perch\u00e9 non fosse andato a cercarli. Immagin\u00f2 che anche Carlotta e Beatrice avessero abbandonato il gioco. Aspett\u00f2, non arriv\u00f2 nessuno, rimase ancora un po\u2019 l\u00ec, tremando sotto la pioggia, poi volt\u00f2 le spalle alle montagne e and\u00f2 a casa.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_17722\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"17722\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u201cUno, due, tre, quattro\u2026\u201d Giulio Laterra era in montagna da cinque giorni e anche se per i compiti delle vacanze doveva fare tutta matematica, era felice, perch\u00e9 il meglio doveva ancora arrivare. \u201cCinque, sei, sette, otto\u2026\u201d Rivolto verso il muro de I Larici con la fronte appoggiata al braccio, esamin\u00f2 gli scarponcini da trekking con [&hellip;]<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_17722\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"17722\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"author":4148,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[147],"tags":[],"class_list":["post-17722","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-premio-racconti-nella-rete-2014"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/17722"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/4148"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=17722"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/17722\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":18318,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/17722\/revisions\/18318"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=17722"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=17722"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=17722"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}