{"id":17709,"date":"2014-02-04T18:04:20","date_gmt":"2014-02-04T17:04:20","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=17709"},"modified":"2014-02-04T18:04:20","modified_gmt":"2014-02-04T17:04:20","slug":"premio-racconti-nella-rete-2014-fuga-di-maria-teresa-landi-e-luciana-tola","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=17709","title":{"rendered":"Premio Racconti  nella Rete 2014 &#8220;Fuga&#8221;  di Maria Teresa Landi e Luciana Tola"},"content":{"rendered":"<p>Tirana 2 luglio 1990<\/p>\n<p>La citt\u00e0 agonizza sotto il sole accecante di un pomeriggio di luglio. Aria bollente e rarefatta, vie deserte costellate da buche e cunette, cortili invasi dai bunker di cemento, palazzi senza infissi: citt\u00e0 fantasma, reduce da una dittatura che l\u2019ha sfiancata, arresa per una volta a noi ragazzi. Che pacchia!<br \/>\nSiamo in quattro, i quattro dell\u2019apocalisse, ci chiamano: i miei fratelli, Armando e Omar, Marcos e io, sempre insieme a inventare scherzi, a scatenarci senza ritegno. Imbocchiamo a rotta di collo Rruga Skanderbeg, la strada delle ambasciate, e qui troviamo una scena da guerriglia: uomini e donne di ogni et\u00e0 manifestano la loro disperazione, una folla urlante contro la polizia che spara impietosi proiettili di gomma. La confusione mi frastorna, mi spaventa. Ben presto mi ritrovo solo, spinto qua e l\u00e0 senza riguardi, non vedo pi\u00f9 i miei compagni, sepolti dai tanti corpi in movimento, e questo aumenta la mia paura.<br \/>\n\u201cChe succede?\u201d chiedo ansimando a un vecchio vicino a me. Ricorda mio nonno coi suoi capelli bianchi e la barba lunga, ma lo sguardo iroso che mi rivolge non ha nulla a che vedere con lui.<br \/>\n\u201cChe ci fa un ragazzino come te qui in mezzo?\u201d abbaia, schizzandomi sul viso un grumo di saliva mista a tabacco. \u201cFila subito a casa tua!\u201d<br \/>\nUna vampa rossa mi sale fino ai capelli: vergogna, rabbia, schifo, paura. Arretro, finendo addosso a una contadina con l\u2019abito tradizionale e il cesto di verdura polverosa. Carote striminzite, patate e insalata di un verde giallo patetico si rovesciano in terra. Aspetto una reazione che invece non arriva. Di male in peggio, penso, chinandomi a raccogliere quello che mi riesce, poi, impacciato, balbetto qualche scusa.<br \/>\n\u201cBravo! Cos\u00ec si fa.\u201d<br \/>\nMi volto sorpreso. E\u2019 lo zio, finalmente! Lui mi ascolter\u00e0. \u201cChe stanno facendo?\u201d gli domando, ansioso.<br \/>\n\u201cTentano di entrare nell\u2019ambasciata della Germania occidentale.\u201d<br \/>\n\u201cE se non ci riescono?\u201d<br \/>\nScuote le spalle: \u201cPovera gente, non ha nulla da perdere\u201d. Poi, come se parlasse a se stesso: \u201cSiamo un popolo di derelitti, un popolo affamato. E la sai una cosa? Abbiamo capito che per ora la vita in Albania non pu\u00f2 che peggiorare\u201d. Se ne andr\u00e0 anche lui! La certezza mi agghiaccia, ma non ci voglio pensare.<br \/>\nA spintoni ci facciamo largo tra la folla, in tempo per assistere a una scena che non dimenticher\u00f2 pi\u00f9. Un ragazzo si sta arrampicando sulla cancellata. Lo conosco, \u00e8 Giosef, sta a pochi passi da casa mia, un amico dolce, serio. Che cosa vuol fare? L\u2019osservo col cuore in gola.<br \/>\nOra \u00e8 in cima, spavaldo, pronto a saltare nel cortile dell\u2019ambasciata. Ma ecco due poliziotti: arrivano di corsa, urlano comandi che si perdono nella confusione generale. Giosef risponde risentito, nello sguardo un misto di sfida e di terrore indistinto. I due lo afferrano per le braccia, le gambe, i pantaloni, determinati a tirarlo gi\u00f9. Lui resiste, per un momento crede di aver vinto, poi stremato rinuncia, scivola, finisce infilzato tra le sbarre, mentre dal torace zampilla sangue vivo, una macchia che si allarga e scende verso i fianchi. La fisso ipnotizzato, ma all\u2019improvviso la folla si sposta rumoreggiando. Non vedo pi\u00f9 null\u2019altro che schiene contorte, berretti, pezzuole. Voci inorridite serpeggiano nell\u2019aria: \u201cGuarda il sangue!\u201d \u201cE\u2019 morto!\u201d \u201cNo, forse respira ancora.\u201d<br \/>\n\u201cVieni via!\u201d ordina lo zio.<br \/>\n\u201cE\u2019 morto?\u201d<br \/>\n\u201cNon lo so, ma non \u00e8 il caso di restare qui.\u201d<br \/>\n\u201cE gli altri?\u201d Nei visi allucinati leggo la paura e l\u2019incertezza, il dubbio ma anche la speranza. Se qualcuno c\u2019\u00e8 riuscito\u2026<br \/>\n\u201cAlfred!!\u201d Marcos e compagni, finalmente, seri, negli occhi il mio stesso orrore. Ci seguono in silenzio.<br \/>\nQualche giorno pi\u00f9 tardi le autorit\u00e0 negheranno l\u2019episodio: solo fantasie, il giovane \u00e8 vivo ed \u00e8 ricoverato in ospedale. Sar\u00e0 vero? Non ci credo.<\/p>\n<p>Tirana, 9 luglio 1990<\/p>\n<p>L\u2019aeroporto di Rinas altro non \u00e8 che un capannone malfermo, color topo, polveroso. All\u2019interno uno stanzone ingombro di panche. Due pale ruotanti, abbarbicate al grande soffitto, muovono a fatica l\u2019aria calda, stantia. Carta moschicida ovunque, ecatombe di mosche.<br \/>\nFuori, la pista come l\u2019aia di una casa colonica si allunga verso la campagna. In lontananza s\u2019intravedono le sagome di alcuni palazzi di Tirana.<br \/>\nAi confini qualche mucca pezzata, accovacciata sotto il ventre arrugginito di apparecchi in disarmo. Altre se ne stanno ferme a ruminare, lo sguardo perso nel vuoto, la coda ciondolante nell\u2019atto di scacciare gli insetti inopportuni. E poi campi di granturco, disseminati d\u2019igloo di cemento sepolti nell\u2019erba selvatica, cresciuta lungo le crepe e tra le feritoie simili a orbite vuote.<br \/>\nL\u00e0 dentro, i soldati con i mitra sono pronti a entrare in azione per controllare i nuovi arrivati. Chiss\u00e0 cosa darei per vedere cosa c\u2019\u00e8 all\u2019interno, ma qui tutto \u00e8 proibito per noi ragazzi.<br \/>\nMarcos fa il misterioso. Conosce bene questi bunker. Suo padre milita nell\u2019esercito nazionale e pi\u00f9 di una volta l\u2019ha portato con s\u00e9. Lui se ne vanta e si diverte a raccontare episodi incredibili, atroci.<br \/>\nAnche oggi poco lontano, in uno spiazzo nascosto dall\u2019erba alta, i miei amici e io giochiamo a calcio con un pallone di stracci che stanno insieme con lo sputo.<br \/>\n\u201cPassa a me!\u201d grido correndo a perdifiato verso l\u2019ipotetica area di rigore, la maglietta zuppa di sudore, scartando abilmente gli avversari, finch\u00e9, atterrato da una sgambata, mi ritrovo a mordere l\u2019erba: \u201cAccidenti!\u201d<br \/>\nIl moccolo rabbioso si perde in un grugnito di dolore. \u201cNon vale!\u201d piagnucolo, tastandomi un ginocchio sbucciato in malo modo.<br \/>\n\u201cNon fare la femminuccia!\u201d replica l\u2019altro ridendo.<br \/>\n\u201cSei un\u2026\u201d<br \/>\nCos\u2019\u00e8, Marcos non lo sapr\u00e0 mai, distratto dal rombo di un aereo che si avvicina. \u201cGuardate!\u201d fa, rivolto a noi. Il punto nero comparso all\u2019orizzonte cresce, gira intorno alla pista, scende a singhiozzo, pattina claudicante sul fondo sconnesso, si ferma. \u201cE\u2019un bombardiere russo della seconda guerra mondiale, lo riconosco!\u201d esclama tronfio.<br \/>\nQuattro paia di occhi, dimentichi della partita, seguono l\u2019aereo rattoppato, battente bandiera rumena, mentre erutta i passeggeri. Scendono dalla scaletta sudati, stravolti, si trovano davanti due o tre soldati armati di fucili ai quali consegnano i passaporti, corrono finalmente verso i servizi e il ristoro, dove troveranno poco o nulla.<br \/>\nRiesco a distinguere qualche parola: \u201cSono italiani!\u201d esclamo. Conosco la loro lingua, le citt\u00e0, i divertimenti grazie alla tv. L\u2019Italia \u00e8 il sogno dei giovani albanesi, il paradiso; loro invece probabilmente tremano gi\u00e0 all\u2019idea di dover restare in questa landa desolata e non vedono l\u2019ora di ripartire.<br \/>\nVorremmo avvicinarci. Chiss\u00e0, potrebbero darci qualcosa d\u2019interessante: caramelle, chewingum, giornalini\u2026 Appena tentiamo per\u00f2 i soldati ci bloccano. \u201cAndatevene subito, altrimenti\u2026\u201d<br \/>\nNon ce lo facciamo ripetere due volte e fuggiamo via.<br \/>\nAlle nostre spalle, il campetto vuoto torna a offrire agli sguardi il fondo di erba spelacchiata e radici affioranti tra i sassi.<br \/>\nTornato a casa per disinfettare il ginocchio sbucciato, che mi fa un male cane, m\u2019inchiodo sulla porta. Mamma \u00e8 in cucina, la sento discutere con pap\u00e0. Di che parlano? Mio padre urla come un dannato, ce l\u2019ha con lo zio perch\u00e9 vuole andarsene da qui, privandoci di quei quattro soldi che guadagna\u2026 Lei cerca di calmarlo, lui la picchia. La sento piangere. Il mio cuore prende a martellare furioso nel petto, una vampata di rabbia impotente mi attanaglia, stringe lo stomaco, mi d\u00e0 la nausea\u2026 vorrei ucciderlo, mio padre! La picchia ancora, maledetto! Quando \u00e8 ubriaco poi\u2026 La settimana scorsa le ha quasi rotto il naso a furia di botte.<br \/>\nNon posso stare a guardare. Irrompo come una furia nella stanza, gli sferro un pugno, nemmeno se ne accorge. Mi allunga una sberla che mi rintrona, perdo l\u2019equilibrio, finisco al tappeto. Senza una parola, esce sbattendo la porta.<br \/>\nMi tiro su a fatica, con l\u2019aiuto di mamma. L\u2019abbraccio. Vorrei tamponare il sangue che cola gi\u00f9 imbrattandole il viso, vorrei che reagisse, vorrei\u2026 \u201cAndiamo via, mamma!\u201d urlo e piango, scuotendola con tutte le mie forze.<br \/>\n\u201cDove vuoi che andiamo, figlio mio?\u201d<br \/>\n\u201cDal nonno\u2026\u201d<br \/>\n\u201cZitto, zitto!\u201d m\u2019interrompe. \u201cNon ci farebbe neanche entrare in casa.\u201d<br \/>\n\u201cSe lo fa ancora lo uccido.\u201d<br \/>\n\u201cNon lo dire, Alfred! Tuo padre in fondo non \u00e8 cattivo, \u00e8 solo esasperato, ha perso il lavoro, lo sai\u2026\u201d<br \/>\n\u201cNon \u00e8 vero, non \u00e8 vero! Perch\u00e9 lo difendi? \u00c8 una bestia, come tutti,\u201d esclamo singhiozzando, poi scappo via, pieno di livore anche contro di lei.<br \/>\nFuori, mi lascio cadere a terra sotto il fico, le mani sul viso, le tempie che pulsano\u2026 che devo fare? Non lo so, non so nulla, ma non \u00e8 vero, una cosa la so: io non sar\u00f2 mai come lui, non voglio. Voglio andarmene!<br \/>\nQuante ore passo cos\u00ec, fermo, inebetito e per\u00f2 determinato, a fissare le formiche che si arrampicano sulle mie scarpe, mentre ogni cosa, intorno, perde pian piano colore e le ombre si allungano sulle zolle di terra arida e polverosa? Non lo so.<br \/>\nAdesso per\u00f2 ho fame; un freddo strano mi serpeggia nelle ossa. Mia madre viene a cercarmi, mi chiama: \u201cAlfred! Basta, vieni dentro.\u201d La sua voce mi avvolge come una carezza, insieme al profumo della zuppa. Entro in cucina, mio padre non si vede, per fortuna. Spolvero la scodella in un batter d\u2019occhi.<br \/>\nIn questo momento arriva lo zio. Lascia cadere lo zaino nell\u2019ingresso, si siede accanto a me.<br \/>\n\u201cQuando parti?\u201d chiede mamma.<br \/>\n\u201cDomattina, col treno delle sei.\u201d<br \/>\nNon posso crederci, se ne va davvero! Come far\u00f2 senza di lui?<br \/>\nLa notte trascorre agitata, interminabile. Non riesco a chiudere occhio. Scivolo ogni tanto in un dormiveglia affollato di immagini insistenti, tormentose: mio padre con la cinghia in mano, mamma che piange, Giosef\u2026 e la macchia di sangue che si allarga, si allarga, fino a coprire tutto.<br \/>\nL\u2019alba mi trova stranito, ma lucido. Ho deciso. Mi vesto, raccolgo le mie cose, scribacchio due parole per mamma, poi torno a letto.<br \/>\nPassi furtivi: \u201cDormi?\u201d bisbiglia lo zio.<br \/>\nNon rispondo e lui se ne va. Allora salto gi\u00f9 dalla finestra, lo seguo a distanza, attento a non farmi vedere.<br \/>\nArrivati alla stazione, rimango nascosto, in attesa. Sono eccitato, eppure mi viene quasi da ridere pensando alla sua faccia, quando si accorger\u00e0 di me.<br \/>\nFinalmente una nuvola di fumo nero annuncia l\u2019arrivo del treno. Pochi minuti, il capostazione d\u00e0 il segnale di partenza. Col cuore in gola salto sull\u2019ultimo vagone: \u00e8 fatta!<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_17709\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"17709\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Tirana 2 luglio 1990 La citt\u00e0 agonizza sotto il sole accecante di un pomeriggio di luglio. Aria bollente e rarefatta, vie deserte costellate da buche e cunette, cortili invasi dai bunker di cemento, palazzi senza infissi: citt\u00e0 fantasma, reduce da una dittatura che l\u2019ha sfiancata, arresa per una volta a noi ragazzi. Che pacchia! Siamo [&hellip;]<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_17709\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"17709\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"author":4319,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[147],"tags":[],"class_list":["post-17709","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-premio-racconti-nella-rete-2014"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/17709"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/4319"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=17709"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/17709\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":17715,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/17709\/revisions\/17715"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=17709"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=17709"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=17709"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}