{"id":17670,"date":"2014-02-01T19:30:18","date_gmt":"2014-02-01T18:30:18","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=17670"},"modified":"2014-02-01T19:30:18","modified_gmt":"2014-02-01T18:30:18","slug":"premio-racconti-nella-rete-2014-mistero-universale-di-marco-stentella","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=17670","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2014 &#8220;Mistero universale&#8221; di Marco Stentella"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: left;\">Ripeteva ogni pomeriggio il rito dei solitari divenuti ormai personale cabala. Aveva trent&#8217;anni e sulle affermazioni della gente, sulle risposte che seria dava alle sue domande non faceva pi\u00f9 alcun affidamento. Qualsiasi spiegazione gli si desse, qualsiasi contributo avuto dalla televisione, qualsiasi amichevole consiglio propinatogli da chi gli stava vicino\u00a0<em>per farlo stare bene\u00a0<\/em>non lo soddisfacevano e, superstizioso alquanto, aveva finito per chiedere chi fosse e come\u00a0stessero le cose alle carte.<\/p>\n<p>Veniva chiamato dai pi\u00f9\u00a0<em>giovanni lo stupido*\u00a0<\/em>a causa del suo aspetto ottuso e menefreghista, e in realt\u00e0 gli importava davvero poco di partecipare attivamente agli eventi del mondo, se ne fregava di tutto ad eccezione di sapere chi fosse e di conseguenza come dovesse comportarsi\u00a0<em>per andare avanti.<\/em><\/p>\n<p>Vi erano inoltre due ulteriori particolarit\u00e0 che giustificavano il nomignolo che gli era stato affibbiato. La prima risiedeva nel fatto che oltre ad avere l&#8217;<em>aspetto\u00a0<\/em>da stupido spesso non capiva effettivamente quanto gli si andava dicendo; la seconda, forse pi\u00f9 significativa, aveva giustificazione nel fatto che da neonato gli vennero asportate due protuberanze che facevano pensare ad ali. Poteva essere dunque una specie di uccello mancato, l&#8217;uomo-uccello a cui avevano tarpato le ali dell&#8217;intelligenza.<\/p>\n<p>Nell&#8217;inconsapevolezza della sua identit\u00e0 aveva almeno una certezza: era malvagio. Lo aveva capito dall&#8217;indifferenza che gli procurava la vista di una sofferenza personale. Trascinato da qualcosa a lui superiore, condannava s\u00ec astrattamente la schifosa vita, ma avendo di fronte un destino doloroso non provava nessuna piet\u00e0, era anzi disgustato dalla disperazione dei caduti sotto le frustranti avversit\u00e0; gli pareva che recitassero la sofferenza per accalappiare la &#8220;comprensione benevola&#8221; dell&#8217;universo intero. Se constatava di tali &#8220;comportamenti&#8221; tra i consanguinei si faceva addirittura rabbioso. S&#8217;irritava per il fatto che i suoi parenti\u00a0<em>recitassero\u00a0<\/em>come gli altri davanti all&#8217;ineluttabilit\u00e0 degli eventi e nessun sentimento di sana commozione per la perdita di un parente lo prendeva. Nessuna effimera gioia durante l&#8217;esistenza poteva riscattarci dalla perdita definitiva della vita su questa terra, sofferenza suprema.<\/p>\n<p>Era come non si accorgesse della contraddizione che formava la sua personalit\u00e0, la quale decretava la condanna assoluta della figura della morte ma che rimaneva indifferente al dolore in quanto avvenimento particolare, subito dal sangue, dalla persona effettiva nel compiersi della storia. Secondo lui tutto era recita perch\u00e9 dopo il dolore la gente tornava a una vita normale, spesso a gioire delle cose effimere della vita; per odiare l&#8217;empiet\u00e0 della creazione, come solo lui poteva fare, non bisognava avere dolore, tanto meno accoccolarsi su una volatile gioia.<\/p>\n<p>I genitori, lui ateo e vagamente estremista nelle idee, lei religiosa e moderata, secondo la ricetta del <em>buonsenso, <\/em>catalogatore essenziale delle persone, pensarono bene di mandarlo da alcuni specialisti a causa della sua cupezza di fondo che erano certi influisse sulla sua difficolt\u00e0 di vivere. Cos\u00ec oggi si crede che il\u00a0<em>carattere\u00a0<\/em>possa essere migliorato da una terapia, in questo tempo in cui si svilisce l&#8217;eccezionalit\u00e0, dolorosa che sia, facendone malattia.<\/p>\n<p>Mostrando una superiore capacit\u00e0 di comprensione, giovanni sapeva tutto di quei terapeuti, dei loro metodi e delle conclusioni a cui sarebbero arrivati. Cos\u00ec ebbe modo di comportarsi come si doveva per far decretare che non aveva niente di particolare. Era sano, e gli specialisti tranquillizzarono i suoi genitori. Aveva solo un&#8217;irrilevante difetto di comprensione, che poteva essere semplicemente un disturbo dell&#8217;attenzione; forse era proprio delle sue caratteristiche mentali distrarsi per cercare una pi\u00f9 sublime intimit\u00e0 col proprio io.<\/p>\n<p>Da allora i genitori non si preoccuparono pi\u00f9 dei comportamenti del figlio, pur notando di fatto una sostanziale non differenza cogli atteggiamenti precedenti. E in verit\u00e0 nulla era cambiato: <em>giovanni lo stupido\u00a0<\/em>cogli specialisti aveva recitato in maniera sublime, era un fine attore, e pur convinto di non sapere chi fosse, pur ritenendo di non conoscere la realt\u00e0 che lo circondava, in un misterioso inconscio doveva avere un&#8217;enorme sapienza dei fatti del mondo e delle attivit\u00e0 percettive con cui l&#8217;uomo li fa suoi. Niente era cambiato, la sua personalit\u00e0 precedente era rimasta intatta, prova ne era che il suo fastidio per il contatto con altre persone era rimasto inviolato e aveva continuato imperterrito a cercare s\u00e9 nelle carte, credendo loro e non alle ottuse boiate che continuamente gli venivano dette e non gli erano state risparmiate nemmeno dagli specialisti. Continu\u00f2 a essere colui che prova una certa gioia nel sentirsi dire dagli altri che \u00e8 un inferiore, gioendo della ripulsa che gli altri avevano nei suoi confronti colti da istintivo ribrezzo; peraltro la cosa era reciproca.<\/p>\n<p>Il mancato uccello, o ex essere alato, <em>giovanni lo stupido,\u00a0<\/em>aveva trovato anche un lavoro, il lavoro che si addiceva vista l&#8217;insofferenza che i superstiziosi uomini avevano verso di lui, spesso malcelata: impiegato alle pompe funebri.<\/p>\n<p>Non che facesse molto all&#8217;interno dell&#8217;azienda. Non avendo la patente di guida non poteva portare il carro funebre ed era molto gracile per sollevare una bara, perci\u00f2 se ne rimaneva sempre al quartier generale; era in definitiva un tuttofare che spesso non faceva niente. Nonostante ci\u00f2 il suo datore di lavoro era stranamente soddisfatto di lui, dell&#8217;apporto che dava, e mai gli venne in mente di licenziarlo.<\/p>\n<p>Dopo aver sbrigato come poteva i pochi fatti della vita, verso le diciassette sedeva al solito tavolo, accendeva la televisione come sottofondo di parole insensate, e iniziava la scoperta di s\u00e9 nei semi e nelle figure delle carte che via via gli sfilavano sotto.<\/p>\n<p>Gli veniva spesso di ricordarsi, nell&#8217;atto di cominciare la scoperta del suo destino, l&#8217;amore per i solitari di Baudelaire; era esaltante considerarsi &#8220;fratello di carte&#8221; di un grande poeta, bellissimo averci qualcosa in comune, sentendosi pertanto <em>speciale\u00a0<\/em>come lui\u00a0<em>imitandone\u00a0<\/em>l&#8217;eccezionalit\u00e0, che in una persona eccezionale ogni fatto della sua vita \u00e8 eccezionale. Era come se la sua anima nell&#8217;atto del solitario potesse incontrare il prodigio della natura detto dagli uomini &#8220;poeta&#8221;.<\/p>\n<p>E come contemplava affascinato le stagioni da quella prospettica posizione! La chiamava &#8220;il luogo del tempo&#8221; e vi provava l&#8217;emozione pura della sospensione dello spirito, principalmente quando avvenivano i cambi di stagione. Stupendi gli sembravano soprattutto i pomeriggi autunnali colmi di una luce piena seppur calante, e le finestre diventavano l&#8217;apertura su un sentimento di dispersione e riconquista della storia trasformatasi in suggestione che colloca l&#8217;azione oltre il tempo. Oh ma come non sentire l&#8217;inverno scuro e piovoso, nostalgico e decadente, di Baudelaire! La primavera rivoluzionaria di Rimbaud! L&#8217;estate trasfigurante di Mallarm\u00e9! Le stagioni si inserivano nel suo esserci al mondo quando al tavolo nel pomeriggio tentava l&#8217;apertura simbolica di s\u00e9, erano l&#8217;immagine consacrata del momento migliore della sua esistenza.<\/p>\n<p>Eh s\u00ec, a <em>giovanni lo stupido\u00a0<\/em>piaceva anche leggere, passione ereditata verosimilmente dai genitori che non di rado portavano libri a casa. Una citazione estrapolata dalle sue letture gli era particolarmente suggestiva, ed era infatti l&#8217;unica cosa diversa che avesse scritto nel quaderno dove segnava le interpretazioni avvenute dei solitari. Questa era la frase: &#8220;tragica \u00e8 la condizione dell&#8217;uomo sulla terra&#8221;. L&#8217;autore, obliato, non veniva citato.<\/p>\n<p>Saper leggere le figurazioni delle carte, afferrare il percorso simbolico di queste negli spostamenti, tutto ci\u00f2 rapportato alla visione superstiziosa che aveva delle cose; questo era il rito dell&#8217;esistenza che gli piaceva coltivare, unica pienezza paventata di una vita inconcludente. Quando il destino simbolico svelatogli dalle carte avrebbe combaciato coi suoi sogni? Questa prospettiva poteva sembrare nient&#8217;altro che una fantasiosa speranza, ma quelli che lui chiamava sogni avevano in realt\u00e0 altra sostanza; erano delle vere e proprie visioni della sua vita futura che preconizzavano la realt\u00e0 che sarebbe avvenuta. Quindi le carte dovevano mostrargli con certezza quando ci\u00f2 avrebbe avuto corso. Alcune cose domestiche si erano avverate, non aspettava altro che l&#8217;abisso della sua esistenza venisse prefigurato definitivamente dalle carte, dandogli corso nella realt\u00e0.<\/p>\n<p>Sin da quando era bambino mascherava la sua solitudine calciando un pallone all&#8217;abituale muro, e in quel momento vedeva susseguirsi nella testa in modo onirico immagini scollate di grandiosi eventi che lo riguardavano, che per\u00f2 non rimanevano altro che una sfumatura di possibilit\u00e0. Questi oltremodo rilevanti avvenimenti storici non prevedevano alcuna gloria, bens\u00ec solo una tetra soddisfazione personale per aver sovvertito l&#8217;ordine vigente fino alla disperazione del <em>creato<\/em> dovuta a un nuovo, forse pi\u00f9 oscuro, inizio. Insomma ci\u00f2 che lo avrebbe riguardato in futuro prevedeva il ribaltamento metamorfico dell&#8217;insieme costituito, una rinnovata forma dell&#8217;essere dove l&#8217;uomo sarebbe diventato un essere inferiore, come lui. In confronto a questo radicale sovvertimento della storia persino Cristo mancava d&#8217;assoluto.<\/p>\n<p>Eppure, senza sapere perch\u00e9, intuiva che il suo futuro, per ora niente pi\u00f9 che sogno-visione, sarebbe stato permeato dalla malvagit\u00e0. Si ritrovava spesso a giudicare lievemente ammirato figure come quelle di Hitler e Mussolini. Di loro diceva che fecero il male con ingenuit\u00e0 estremistica e che pertanto mai avrebbe potuto vincere. L&#8217;estremismo distruttivo palese aveva dato vigore agli anticorpi primigeni, quasi invincibili, della vita portando i due alla inevitabile sconfitta. Il male deve agire sibillinamente, senza discriminazione razziale, era il pensiero di <em>giovanni lo stupido,\u00a0<\/em>minare le certezze di tutti fino al conflitto pieno di follia delle menti per arrivare cos\u00ec alla totale autodistruzione&#8230; questo il tragitto che doveva percorrere il male.<\/p>\n<p>L&#8217;impero del male non \u00a0poteva essere governato da una specie di uomo (Hitler) caricatura-sgorbio del superuomo e da un vice-uomo (Mussolini) impersonante degnamente quella figura di per s\u00e9 caricaturale che \u00e8 il dittatore.<\/p>\n<p>Ancora oggi\u00a0<em>giovanni lo stupido\u00a0<\/em>si dedicava al pallone. Sedeva in camera sua, afferrava la sfera con le mani e la lanciava in aria. seguiva il volteggio della plastica e scrutava nelle facce che via via gli si mostravano, il sogno attivato, gli eventi a cui avrebbe partecipato trasformando la realt\u00e0. Cos\u00ec perpetuava l&#8217;idea di un futuro da protagonista, nel lancio magico di una palla in cui immaginava di vedere un destino di vittorie prima che lo raccogliesse nuovamente con le mani. Tornata, stretta tra le dita, la sfera veniva guardata da\u00a0<em>giovanni lo stupido\u00a0<\/em>con nostalgica gioia e premurosa tristezza.<\/p>\n<p>Ma quando i responsi delle carte si sarebbero avverati? Avverate le sue visioni? Le stagioni si alternavano, si succedevano le letture simboliche delle carte che, seppur incertamente, confermavano per lui un futuro talmente luminoso da accecare, da dar luogo alle tenebre&#8230; e se assurdamente ci\u00f2 non si sarebbe avverato (non \u00e8 letteralmente irreale che ci\u00f2 che deve necessariamente avvenire non avvenga?), magari non altro che per una sua impossibilit\u00e0 ultrasensibile all&#8217;azione, la storia non si sarebbe bloccata in uno stallo insensato?<\/p>\n<p>Allora giovanni cominci\u00f2 a pensare a una trasformazione ancor pi\u00f9 assurda; che le carte non simboleggiassero pi\u00f9 la storia, ormai decaduta a improbabile fantasia, e che la realt\u00e0 non fosse ormai nient&#8217;altro che il simbolo di una impossibilit\u00e0. Era impossibile ormai che la verit\u00e0 potesse regnare nel mondo a causa degli eventi necessari che lo riguardavano che non erano venuti ad essere.<\/p>\n<p>Cos\u00ec gli dicevano le carte? Il suo destino come quello del mondo era illeggibile? Illeggibile perch\u00e9 lui non sarebbe mai stato quello che avrebbe dovuto essere?<\/p>\n<p>Nell&#8217;intorno che rimaneva invariato, dovette sradicarsi dalla mente quelle suggestioni malate, che altro non erano, nate dal fuoco della sua possente fantasia. Pi\u00f9 semplicemente pens\u00f2, forse a causa dell&#8217;ignoranza di fondo che lo costituiva, che non sapesse leggere le carte. Ignorante era soprattutto riguardo alla grammatica della sua lingua. Anche quando tentava di parlare correttamente non poteva evitare sfumature dialettali, perch\u00e9 la giusta dizione, la giusta composizione della proposizione, non le conosceva. Scriveva invero abbastanza bene quelle quattro cose che gli si richiedevano alle pompe funebri, ci riusciva sfruttando esemplarmente la sua memoria. Era perlopi\u00f9 lavoro di copiatura, niente di originale gli si richiedeva.<\/p>\n<p>Dunque a <em>giovanni lo stupido\u00a0<\/em>non rest\u00f2 che arguire che la corretta lettura delle carte non gli era concessa, l&#8217;ignoranza riguardava tutto il suo essere. In passato si era illuso d&#8217;aver imparato a ben interpretare le figurazioni simboliche che &#8220;uscivano&#8221; dalle carte, ma oggi sapeva che non era cos\u00ec e il fatto elementare per cui non riusciva a riconoscere il suo destino era di non saperle leggere. Quella mancanza di verit\u00e0 che sentiva intorno a s\u00e9, e per cui ogni discorso umano non lo soddisfaceva, avrebbe dovuto concludere che era a causa della sua ignoranza&#8230; eppure dentro di s\u00e9 sentiva che non era cos\u00ec.<\/p>\n<p>Non potette fare a meno di consultare ancora una volta le carte per tentare di svelare quell&#8217;identit\u00e0 che il mondo gli nascondeva, ed era come se la storia potesse fare senza di lui, lasciandolo non riconosciuto a se stesso. Questo mondo incomprensibile non era riuscito a collocarlo in un&#8217;immagine di certezza. Il mondo gli aveva donato beffardamente il tranello delle carte, il vestito della stupidit\u00e0, un lavoro che lo metteva con tragica ironia a contatto con l&#8217;odiata morte e la vomitevole recita del dolore da parte dei vivi, e tutto ci\u00f2 lo rendeva avulso da s\u00e9, e&#8230; e speriamo che <em>giovanni lo stupido\u00a0<\/em>continui a obliare di essere l&#8217;anticristo.<\/p>\n<p>In questo tempo in cui Dio non sa\u00a0<em>mostrarsi\u00a0<\/em>negli atti e nelle leggi degli uomini, una volta \u00a0immagini divine e propagazione dell&#8217;intelletto divino, tutto diventa irriconoscibile fino all&#8217;insensatezza; l&#8217;universo diviene insensato. La realt\u00e0 perde di concretezza e la visione delle cose \u00e8 demandata totalmente al simbolo. Al simbolo \u00e8 connaturata l&#8217;interpretazione; gli eventi che via via si susseguono hanno soltanto dunque forma simbolica e necessitano pertanto di interpretazione, un&#8217;interpretazione infinita. Ma interpretare infinitamente <em>significa\u00a0<\/em> che \u00e8 assente una verit\u00e0 immanente, una &#8220;realt\u00e0 in s\u00e9 e per s\u00e9&#8221; che non sarebbe altre che un universo divino immanente.<\/p>\n<p>Nella fatica immane d&#8217;interpretare simbolicamente le cose e donar loro una verit\u00e0, verit\u00e0 che in questo tempo sembra sempre fittizia, l&#8217;uomo perde di lucidit\u00e0, perde inevitabilmente se stesso mai riuscendo a dire il senso ultimo. Se il senso fosse Dio, se Dio fosse <em>presente,\u00a0<\/em>l&#8217;uomo non sarebbe costretto a interpretare all&#8217;infinito secondo le sue misere capacit\u00e0 cognitive; l&#8217;universo divino \u00e8 una realt\u00e0 non simbolica. Ma Dio \u00e8 nascosto in s\u00e9, e l&#8217;uomo costruisce il suo mondo insensato con atti divenuti irreali a causa di un io non pi\u00f9 riflesso di Dio, un io niente pi\u00f9 che simbolico, appunto.<\/p>\n<p>In questo <i>contesto\u00a0<\/i>anche il male diviene insensato nei fondamenti, diviene\u00a0<em>interpretabile\u00a0<\/em>e perde di specificit\u00e0. Non ci pu\u00f2 essere opposizione a Dio se Dio non c&#8217;\u00e8.<\/p>\n<p>Oggi, qui, in un mondo in cui Dio non sa mostrarsi, nessuno si potrebbe accorgere dell&#8217;avvento dell&#8217;anticristo. C&#8217;\u00e8 di pi\u00f9: nell&#8217;assenza di Dio l&#8217;anticristo cerca di interpretarsi ma non sa che simbolo \u00e8. Osserva i suoi occhi ottusi allo specchio e non si riconosce.<\/p>\n<p>*giovanni lo stupido <em>(Malacoptila fusca):\u00a0<\/em>uccello dei Bucconidi, cos\u00ec chiamato per la sua espressione ottusa e per l&#8217;indifferenza mostrata in presenza di uomini o altri animali.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_17670\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"17670\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ripeteva ogni pomeriggio il rito dei solitari divenuti ormai personale cabala. 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