{"id":1749,"date":"2009-05-30T16:24:34","date_gmt":"2009-05-30T15:24:34","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=1749"},"modified":"2009-05-30T16:24:34","modified_gmt":"2009-05-30T15:24:34","slug":"digli-che","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=1749","title":{"rendered":"Racconti nella Rete 2009 &#8220;Digli che&#8230;&#8221; di Cristina Cardone"},"content":{"rendered":"<p>Sono arrivato alla stazione<br \/>\nSto aspettando il treno.<\/p>\n<p>\u00c8 in ritardo rispetto alle previsioni, ma sono sicuro che arriver\u00e0 da un momento all\u2019altro, mentre, magari, sto sorseggiando una tazza di t\u00e8, oppure ingerendo uno dei miei medicinali, o, addirittura, mentre riposo gli occhi assopito.<br \/>\nSperiamo che qualcuno mi aiuti a salire.<br \/>\nIn verit\u00e0 non sono troppo convinto di partire, ma sento che non posso rinviare, perch\u00e9 sono atteso.<br \/>\nMia moglie mi attende, mi dice che tutto \u00e8 pronto.<br \/>\nLa festa \u00e8 organizzata, manco solo io, il festeggiato.<br \/>\nTuttavia, ancora qualche piccola incombenza qui l\u2019avrei da fare.<\/p>\n<p>Sono combattuto, ma sono ormai giunto alla stazione con la valigia che era pronta da un pezzo.<br \/>\nDentro ho poche cose. Poche e significative, ricche, preziose\u2026 i miei ricordi, il mio rimpianto, il mio dolore.<br \/>\nDevo salutare mio figlio. Devo ancora comunicare qualcosa e dirgli le parole che non gli ho detto.<br \/>\nDobbiamo salutarci, stringerci in un grande, affettuosissimo abbraccio che sigiller\u00e0 il nostro amore.<br \/>\nAbbraccio che si scioglier\u00e0 in qualche calda lacrima accompagnata dal rammarico, ma anche dall\u2019accettazione\u2026 tutto \u00e8 compiuto.<br \/>\nDevo dirgli che gli voglio bene e aspetto di sentirmelo dire.<\/p>\n<p>Che bello Paolino, con i suoi riccioli rossi e il mare negli occhi.<br \/>\nQuanta speranza in quegli sguardi sognanti e in quelle manine tozze che mi stringevano impaurite ad ogni tuono, ad ogni fulmine. Si fidava del suo babbo. Sapeva che ero l\u00ec a proteggerlo.<br \/>\nLa domenica mattina, ci mettevamo a festa e ci recavamo a messa, poi, tornando a casa, facevamo una breve sosta dal pasticciere per il dolce della domenica.<br \/>\nA scuola era il primo della classe, sempre composto ed educato, orgoglio del maestro e anche nostro. Ma era sempre serio e taciturno.<br \/>\nAlle scuole medie anche i professori si preoccupavano. Noi lo incalzavamo, ma la sua timidezza sembrava insormontabile anche in famiglia.<br \/>\nNon aveva amici, non veniva invitato alle feste, passava le domeniche in casa a leggere, quasi divorando tutti quei libri.<br \/>\nUn giorno torn\u00f2 livido, con un occhio tumefatto.<br \/>\nCi disse che era caduto dalla bicicletta, ma venimmo poi a sapere che aveva avuto una colluttazione con altri ragazzi di cui non ci volle mai parlare.<\/p>\n<p>Verso i sedici anni, la madre si rese conto che Paolo era diverso dagli altri, che il suo isolamento era forzato perch\u00e9 tutti lo emarginavano e qualcuno lo derideva. Lo aveva sorpreso a singhiozzare chiuso in camera sua e da allora, prestando attenzione, pi\u00f9 volte lo aveva sentito piangere.<br \/>\nDopo la maturit\u00e0, tent\u00f2 di suicidarsi, ma ringraziando Iddio, lo prendemmo appena in tempo. Si era tagliato i polsi e aveva gi\u00e0 quasi perduto i sensi quando per uno strano presentimento, entrai in bagno e lo vidi nella vasca rossa di sangue.<br \/>\nFu soccorso immediatamente e riportato in vita, ma venne trattenuto per ulteriori accertamenti e infine, fecero una diagnosi strana, che ci lasci\u00f2 basiti.<br \/>\nLo trasferirono in un altro reparto e lo sottoposero a tutti gli accertamenti e terapie che i loro sospetti di natura psichiatrica richiedevano: compreso l\u2019ettroshock.<br \/>\nA quei tempi non si scherzava.<br \/>\nLui sempre taciturno, non reagiva, non si opponeva, si lasciava fare di tutto, come rassegnato. Ci guardava e taceva.<br \/>\nNe usc\u00ec sano e determinato a dare una svolta alla sua vita.<br \/>\nSi impegn\u00f2 anche nel volontariato, collaborando con la Caritas e, contemporaneamente, port\u00f2 a termine gli studi universitari, laureandosi in chimica.<br \/>\nNon volle nemmeno fare la festa di laurea, tanto non aveva amici.<br \/>\nQuattro mesi pi\u00f9 tardi, trov\u00f2 impiego presso un\u2019azienda farmaceutica e piano piano, fece anche una discreta carriera.<\/p>\n<p>Proprio in quell\u2019azienda conobbe una ragazza tanto carina, di buona famiglia, cattolica osservante.<br \/>\nSi innamorarono e dopo un breve periodo di fidanzamento, si sposarono.<br \/>\nChe bella festa, che gioia per tutti.<br \/>\nIl mio Paolo era finalmente felice e realizzato e con lui, anche noi. Si chiudeva un periodo difficile, di ansie e preoccupazioni. La nuova era di Paolo si prospettava rosea, all\u2019insegna dell\u2019amore e della famiglia.<br \/>\nLa triste adolescenza era alle spalle e pi\u00f9 niente lo avrebbe turbato.<\/p>\n<p>Dammi un sorso d\u2019acqua, per favore.<\/p>\n<p>Nel 1991 nascesti tu, Loretta, e portasti la gioia pi\u00f9 grande in famiglia. Tutti stravedevamo per te.<br \/>\nSai che bei vestitini ti cuciva l\u2019altra nonna? La mamma di tua madre era una brava sarta<br \/>\ne tu eri una vera principessa, allegra, vivace, piena di energia.<br \/>\nTuo padre \u2013 visto che la mamma andava al lavoro molto prima di lui &#8211; ti svegliava, ti preparava e ti portava all\u2019asilo, prima di recarsi al lavoro, e la sera ti raccontava una fiaba per farti addormentare. Ti alzavi con lui e ti addormentavi con lui. La tua mamma si occupava del resto.<\/p>\n<p>Eravate una gran bella famiglia, serena e gioiosa. E anche noi nonni eravamo coinvolti da questa felicit\u00e0.<br \/>\nLa tristezza, per\u00f2, era alle porte. La mia Maria, tua nonna, se ne and\u00f2 dopo una breve e fulminante malattia, lasciandomi solo e sperduto nella casa.<br \/>\nDovevo imparare a gestirmi autonomamente. Lavare, cucinare, riassettare la casa, stirare.<br \/>\nNon riuscivo ad abituarmi a vivere senza di lei. Ero depresso, senza forze, ma la tua gioia di vivere era tale che mi travolse e mi ridest\u00f2.<br \/>\nPer fortuna, toccava a me venirti a prendere all\u2019asilo tutti i pomeriggi e insieme, ce ne andavamo al parco, fino al tramonto. Mano nella mano, proprio come facevo con il tuo pap\u00e0.<br \/>\nMa la bufera era appena iniziata, e stava per travolgere tutto e tutti, lasciandoci le macerie.<\/p>\n<p>Un giorno di marzo, tuo padre si present\u00f2 inatteso a casa mia ed aveva la stessa espressione triste di quand\u2019era ragazzino.<br \/>\nMi disse che aveva bisogno di me e io per la prima volta mi sentivo parte importante della sua vita. Non era mai accaduto che mi chiedesse aiuto ed ero sinceramente pronto ad offrire tutto il mio supporto.<br \/>\nDapprima, mi chiese solo ospitalit\u00e0 per un paio di giorni, il tempo di far calmare le acque che si erano agitate in casa vostra.<br \/>\nStimavo molto tua madre e mi sorprendeva un atteggiamento cos\u00ec rigido da parte sua. Non trovavo una sensata spiegazione alla sua reazione, al punto da indurre il marito a lasciare la casa, anche solo temporaneamente.<br \/>\nEro preoccupato, ma conoscendo la ragionevolezza di mia nuora, e l\u2019amore che la univa al suo sposo, ero certo che insieme avrebbero risolto il loro problema, qualunque fosse. Del resto, io non avevo mai avuto con tua nonna tensioni tali da farmi allontanare, quindi, facevo fatica a capire.<br \/>\nLo accolsi nella certezza che dopo la tempesta arriva sempre la quiete.<\/p>\n<p>Passavano i giorni e Paolo, come sempre taciturno, non accennava a tornare al suo nido d\u2019amore.<br \/>\nCos\u00ec, una mattina, mentre lui era al lavoro, entrai in quella che era stata la sua camera e che ora lo stava ospitando, e curiosai, forse pi\u00f9 per emozionarmi e commuovermi di antichi ricordi, che per cercare qualsiasi traccia.<br \/>\nTrovai sulla scrivania una confezione di medicinali strani. Allora mi incuriosii davvero. Aveva un nome incomprensibile, mai sentito.<br \/>\nNon capivo, leggevo il bugiardino ma non riuscivo a comprendere l\u2019utilit\u00e0 di quella roba. Vidi anche che la confezione era quasi vuota, come se avesse concluso la cura.<br \/>\nQuel giorno, prima di andare al mercato, passai in farmacia, e chiesi al vecchio farmacista di darmi lumi. Lui rispose a malapena, dicendo che erano farmaci per donne e poi riprese a servire i clienti che attendevano.<br \/>\nRimasi l\u00ec a rimuginare: ma come farmaci per donne? Ah, ho capito, lui ha sottratto alla moglie dei farmaci che stava assumendo, perch\u00e9 li riteneva pericolosi. Sai com\u2019\u00e8, lui \u00e8 un chimico e ne capisce. Avranno forse litigato fino a far precipitare la situazione e per questo, lui se ne \u00e8 andato qualche giorno da casa.<br \/>\nSicch\u00e9, mia nuora \u00e8 ammalata e io non ne so niente. Non facevo che cercare una risposta.<br \/>\nMa no, se fosse malata, lui non la lascerebbe sola. Ma allora cosa stava succedendo?<br \/>\nAttesi il suo ritorno a casa e quando arriv\u00f2, non esitai troppo a mostrargli ci\u00f2 che avevo trovato nella sua stanza.<br \/>\nNon aggiunsi una parola, lo guardavo dritto negli occhi, aspettando una risposta accettabile.<br \/>\nSi vers\u00f2 da bere e si avvicin\u00f2 alla finestra.<br \/>\nPer lunghi minuti non parl\u00f2 e io non incalzai. Il silenzio nella stanza era rotto solo dal traffico della strada.<\/p>\n<p>&#8220;<em>Non ne vuole sapere<\/em> \u2013 mi disse \u2013 <em>Stefania non ne vuole sapere<\/em>.&#8221;<\/p>\n<p>Restai in silenzio, sapendo che mi avrebbe spiegato.<\/p>\n<p>&#8220;<em>Gliene avevo parlato sin dai tempi del fidanzamento, e lei si era dimostrata comprensiva. Dolce e amorevole, mi aveva detto che insieme avremmo scalato tutte le montagne.<br \/>\nCi ho provato, pap\u00e0, sapessi con quanta determinazione ci ho provato. Perch\u00e9 io la amo, altrimenti non l\u2019avrei sposata.<br \/>\nCi ho provato con tutte le mie forze. Forse non sono tante, ma le ho impiegate tutte<\/em>.&#8221;<\/p>\n<p>Ma se la ama, pensavo io, dov\u2019\u00e8 il problema? Balbettando gli domandai se la loro intimit\u00e0 era regolare.<br \/>\n\u00c8 imbarazzante per un padre fare queste domande ad un figlio di trentadue anni. Ma sentivo che non mi avrebbe negato la verit\u00e0.<\/p>\n<p>\u201c<em>S\u00ec, era dolce e gioioso il nostro rapporto. Lei mi diceva che sapevo interpretare i suoi desideri e dopo l\u2019amore, si addormentava stretta stretta a me.<br \/>\nNon fare quella faccia. Non sono gay, pap\u00e0, sono attratto dalle donne, solo dalle donne, anche se Stefania \u00e8 stata il mio unico amore, io la amo e desidero stare con lei, ma non cos\u00ec.<br \/>\nNon cos\u00ec, non ce la faccio pi\u00f9. Non posso, mi dispiace tanto.<br \/>\nIo sono una farfalla imbottigliata, che non pu\u00f2 volare. Una farfalla intrappolata.<br \/>\nLei lo sa, mi vede cupo e ne conosce i motivi. Ti dico la verit\u00e0, pap\u00e0: sono due mesi che non ci sfioriamo perch\u00e9 lei \u00e8 turbata, come me.<br \/>\nMi ha detto che credeva di poter accettare, ma con gli anni e con la bambina, ha capito di non potermi seguire. Ma vedendo crescere il mio senso di spersonalizzazione e di disagio rasente la depressione, ha deciso di escludermi dalla vita familiare. Preferisce perdermi, che&#8230;<br \/>\nOh, pap\u00e0, \u00e8 uno strazio per me allontanarmi da ci\u00f2 che di pi\u00f9 caro ho.<\/em>\u201d<\/p>\n<p>Fu la rabbia, la vergogna, la paura o forse l\u2019ignoranza, a scatenare la mia reazione. Gli urlai il mio disprezzo, dicendogli che era un disgraziato, mascalzone, ingannatore, senza palle. Lo insultai rabbiosamente e lo cacciai di casa. Anche io, come gi\u00e0 tua madre.<br \/>\nSe ne and\u00f2 a testa china senza tentare un accomodamento. Lasci\u00f2 la casa aggiungendo un altro peso al suo fardello: il padre che lo rifiutava.<br \/>\nE vedendolo attraversare la strada, con la postura di chi aveva preso tanti pugni, provai dolore e astio, quasi rancore.<br \/>\nDopo tre anni, lo incontrai.<\/p>\n<p>\u201c<em>Nonno, non capisco, ma di chi stai parlando?\u201d<\/em><\/p>\n<p>Di tuo pap\u00e0, cara.<\/p>\n<p>\u201c<em>Ma mio padre \u00e8 morto a trentadue anni, come hai fatto a incontrarlo tre anni dopo?\u201d<\/em><\/p>\n<p>No tesoro. Tuo padre, cacciato dalla moglie e da me, \u00e8 andato via, infatti l\u2019ho incontrato tre anni dopo.<\/p>\n<p>\u201c<em>Ma nonno<\/em>\u2026\u201d<\/p>\n<p>Loretta, non darmi del vecchio rimbambito, e non interrompermi che ho poco tempo. Taci, tesoro caro, che potrei non avere pi\u00f9 occasione di parlare.<br \/>\nAscoltami, ti prego.<\/p>\n<p>Non era morto. Tua madre ha voluto cos\u00ec: disse a tutti che era emigrato e tempo dopo, trasloc\u00f2 in citt\u00e0 e ti disse che il babbo era morto.<br \/>\nFu molto determinata con me. Mi disse che se volevo continuare a vederti, avrei dovuto sigillare questo scellerato patto di omert\u00e0.<br \/>\nAccettai perch\u00e9 capivo il suo dolore, lo rispettavo e lo condividevo persino. E accettai per poterti vedere ancora.<br \/>\nEra inverno nel mio cuore, non batteva il sole, e io avevo bisogno di vederti. Compresi pi\u00f9 tardi che in te rivedevo lui.<br \/>\nSai che gli assomigli molto?<br \/>\nAnche tu eri brava a scuola. Sin dalla prima elementare, dimostravi volont\u00e0 e impegno e poi, avevi una mano felice\u2026 disegni ancora?<\/p>\n<p>\u201c<em>No, ho smesso. Ma forse non \u00e8 mai stata una grande passione. Poi, il liceo classico \u00e8 molto impegnativo<\/em>\u2026\u201d<\/p>\n<p>Un giorno di giugno, stavo andando a far visita a mio cognato in ospedale e mentre percorrevo lentamente il corridoio, mi sono sentito chiamare<\/p>\n<p>\u201c<em>Pap\u00e0!<\/em>\u201d<\/p>\n<p>Mi sono voltato con il cuore in gola e con l\u2019emozione di riconoscere quella voce, diversa eppure sua, con quello stesso modo di chiamarmi. Ci siamo guardati negli occhi, ma quando si \u00e8 avvicinato per abbracciarmi, mi sono voltato dall\u2019altra parte e me ne sono andato negandogli per la seconda volta il mio affetto. Non potevo vederlo cos\u00ec cambiato: una donna!<br \/>\nAl posto di Paolo, c\u2019era una donna carina, con una bella chioma rossa, un vestitino azzurro, i tacchi e il rossetto.<br \/>\nPiangevo e scappavo. Con le lacrime che appannavano la vista, brancolavo fra la gente.<\/p>\n<p>\u201c<em>Nonno, ti prego, non puoi agitarti e se singhiozzi cos\u00ec, anche io non mi trattengo pi\u00f9. \u00c8 sconvolgente quello che mi dici<\/em>. \u201d<\/p>\n<p>Gli volevo bene e gliene voglio ancora, tanto, immensamente. Vorrei stringerlo adesso e chiedergli perdono.<br \/>\nL\u2019unico figlio, avuto dopo tanto patimento. Altri due prima di lui erano nati e morti. Lui ha portato luce nella nostra vita.<br \/>\nAmore, quanto amore, e con lo stesso amore avrei potuto riprenderlo con me. Che padre sono stato?<br \/>\nL\u2019ho poi cercato, sai? Non trovavo pace da quell\u2019incontro fortuito. Non dormivo pi\u00f9, non mangiavo quasi pi\u00f9, mi stavo lasciando morire.<br \/>\nPoi un giorno, nell\u2019anno del giubileo, ho capito che dovevo cercarlo, vederlo, abbracciarlo. L\u2019ho cercato al lavoro, ma non c\u2019era pi\u00f9. Ho saputo in seguito che lo avevano licenziato. I conoscenti di un tempo non ne avevano notizia.<br \/>\nGli anni passavano, senza risultati, ma non rinunciavo a sperare. Ospedali, Caritas dove un tempo faceva volontariato. Solo non ho avuto il coraggio di rivolgermi alla polizia. Ne avevo timore, preferivo sperare.<\/p>\n<p>Dopo diversi anni, lessi sul giornale la storia di una trans che si candidava in politica a Verona. Cercai ulteriori notizie per approfondire e fortunatamente, riuscii ad entrare in contatto con un\u2019altra signora dell\u2019associazione trans.<br \/>\nFu tanto disponibile con me. Comprese subito il mio strazio e vedeva in me il padre che non aveva.<br \/>\nMi spieg\u00f2 tante cose e tutti i travagli che sopportano. I rischi, i dolori, i patimenti, l\u2019emarginazione, il mobbing sul lavoro, se non, addirittura, l\u2019allontanamento per dimissioni forzate.<br \/>\nMi mostr\u00f2 documenti, statistiche, leggi, proposte, e compresi meglio perch\u00e9 lo avevano sottoposto a elettroshock quand\u2019era ragazzino: a quel tempo, all\u2019inizio degli anni ottanta, quella che oggi si chiama \u201cDisforia di genere\u201d era considerata malattia mentale e come tale veniva trattata.<br \/>\nMi aiut\u00f2 a capire anche che le persone transessuali possono essere etero, gay o bisessuali, proprio come chiunque altro, e che quindi era possibile e comprensibile che Paolo amasse sua moglie.<br \/>\nQuante cose non sapevo!<br \/>\nVenni a sapere che fino a qualche anno fa, il cinquanta per cento delle persone transessuali, non superava i trent\u2019anni, causa suicidio, perch\u00e9 la crudelt\u00e0 della societ\u00e0 non favorisce il superamento del disagio.<br \/>\nE se fosse morto anche lui, o lei, non so come si dice?<br \/>\nMi hanno detto che si dice lei, ma per me rimane il mio Paolo.<br \/>\nE se anche lui, nella disperazione si fosse suicidato?<br \/>\nPenso a quanto dolore ha dovuto affrontare da solo, senza il conforto della famiglia, nemmeno il mio.<br \/>\nPenso che se fosse stata viva la mamma, tua nonna, lo avrebbe accolto, mentre io no.<br \/>\nSono lacerato dai sensi di colpa.<br \/>\nDio mi perdoni, e anche tu perdonami, sangue del mio sangue, figlia del mio unico figlio.<br \/>\n\u00c8 ormai sera.<br \/>\nI rumori si spengono, cos\u00ec come le luci accese nella stanza. Solo i tuoi occhi luccicano bagnati di sgomento e ansia.<\/p>\n<p>Vorrei dirti ancora\u2026 Ma \u00e8 tardi, il sonno verr\u00e0 a prendermi.<br \/>\nNon c\u2019\u00e8 pi\u00f9 tempo per le scuse, le giustificazioni. Solo il tempo di una preghiera: cercalo!<br \/>\nPromettimelo. Continua tu per me, per te, per lui\u2026<br \/>\nE digli che\u2026<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_1749\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"1749\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sono arrivato alla stazione Sto aspettando il treno. \u00c8 in ritardo rispetto alle previsioni, ma sono sicuro che arriver\u00e0 da un momento all\u2019altro, mentre, magari, sto sorseggiando una tazza di t\u00e8, oppure ingerendo uno dei miei medicinali, o, addirittura, mentre riposo gli occhi assopito. Speriamo che qualcuno mi aiuti a salire. In verit\u00e0 non sono [&hellip;]<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_1749\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"1749\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"author":513,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[3],"tags":[],"class_list":["post-1749","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-racconti-2009"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1749"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/513"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=1749"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1749\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=1749"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=1749"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=1749"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}