{"id":17380,"date":"2014-01-20T11:54:11","date_gmt":"2014-01-20T10:54:11","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=17380"},"modified":"2014-01-20T11:58:22","modified_gmt":"2014-01-20T10:58:22","slug":"premio-racconti-nella-rete-2014-vendetta-1883-di-alberto-volpi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=17380","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2014 &#8220;Vendetta 1883&#8221; di Alberto Volpi"},"content":{"rendered":"<p>Il primo compare affondava i dentini nel cosciotto ormai spolpato con tale insistenza e rapidit\u00e0 da farli sembrare uno sciame di vespe incattivite. Il sugo gli lordava i ciuffi grigionerastri che spuntavano ispidi e irregolari sul viso largo e appiattito. Produceva un rumore di corrente elettrica che l\u2019altro compare, pi\u00f9 lungo e affilato, osservava dall\u2019alto stuzzicandosi i denti con una festuca. Le labbra si stirarono in un largo sorriso che scopriva ancor pi\u00f9 le zanne sbreccate, quando prese nello spazio della guardatura anche il bicchiere mezzo vuoto posato al terzo posto del rustico tavolo. Una sedia scostata indicava l\u2019assenza di qualcuno che fino a poco fa si trovava ancora seduto in compagnia. Due, tre lunghe dita tamburellarono contro il vetro che esal\u00f2 strane bollicine dal fondo scuro del vino, poi spinsero il bicchiere pattinante sull\u2019incerata verso il compare. Quello, sogguardandolo con la coda dell\u2019occhio verdissimo, fece per\u00f2 finta di nulla. \u2013 Eeeeh \u2013 disse allora il rossiccio magro accennando a palmo aperto. L\u2019osso ben succiato cadde con un tonfo sul piatto dalle volgari filettature d\u2019oro, le ditine morbide si richiusero allora in due gesti interrogativi e con uno scatto repentino il naso, grazioso e rosato, si schiacci\u00f2 all\u2019orlo del bicchiere annusando. Quasi fosse il freddo del cristallo sul freddo delle froge a fare effetto si ritrasse di colpo. L\u2019altro allung\u00f2 ancor pi\u00f9 il sorriso, fino alle orecchie come un inquietante pagliaccio.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Il Magro dava per\u00f2 segni evidenti di nervosismo sulla sedia scricchiolante, si ficc\u00f2 in bocca una manciata di uva nera, forbendosi subito con il dorso della mano ossuta e alzandosi con un moto dinoccolato che ne disarticol\u00f2 quasi la persona dentro al gabbano logoro. Il compare di malavoglia si sturacciol\u00f2 dalla sedia, arrivando all\u2019impiedi con la testa irsuta solo verso il petto dell\u2019altro; lo segu\u00ec mentre si avviava attraverso la fumosa stanza della locanda gi\u00e0 rimpiangendo il grande camino e sgraffignando delle castagne ammollate nel latte con cui riemp\u00ec le tasche gualcite. Incedevano buffi e solenni non degnando di uno sguardo il trattore che nel frattempo stava licenziando con una certa fretta una coppia di sguatteri dall\u2019aria ritardata.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Le scale di legno cigolavano sotto il loro peso, ma non parevano curarsi di disturbare qualche altro avventore, nemmeno quando al Corto sfugg\u00ec una bestemmia per un passo falso nel buio marcio e polveroso. Fu un soffio prolungato cui rispose un ringhio a capo del pianerottolo. Qui la tenebra era ancora pi\u00f9 fitta, quasi spessa, forse per il ristagno dell\u2019odore di cucinato che saliva da sotto. Epper\u00f2 si muovevano bene, come animali notturni, sapendo dove indirizzarsi con la chiave in mano che il taverniere, con apparente distrazione, gli aveva fatto scivolare sul tavolo, sul tovagliolo dispiegato ed unto.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Nonostante la sperimentata perizia la serratura sferragli\u00f2 trasferendo il rumore ai cardini sconnessi e la porta grattugi\u00f2 il pavimento quando venne aperta sul buio. Una delle due finestre per\u00f2, dimenticata con gli scuri spalancati, permetteva alla luce d\u2019una gran luna di tagliare a met\u00e0 la camera raggiungendo con il suo chiarore il fagotto avvolto tra le coperte. I due allora fecero un paio di passi sfoderando i coltellacci da dentro gli abiti mal lavati. Con un colpo di punta liberarono il corpo dalla copertura e all\u2019impazzata cominciarono a menar fendenti. Strano per\u00f2 che le lame slittassero, si conficcassero e sconficcassero nella durezza d\u2019un ciocco. L\u2019Alto fin\u00ec per primo e mentre posava una grinfia sul braccio del compare che s\u2019affannava ancora sudato nell\u2019assurdo compito, si sent\u00ec tossicchiare a pochi metri e s\u2019accese un lume in fondo, contro la seconda finestra.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Con i ginocchi puntuti raccolti in grembo, rannicchiato sul davanzale interno, il ragazzo sorrideva beffardo dalla parte illuminata che rendeva acceso il colorito bruno del suo volto e in mezzo il nasone da picchio. Il Magro, che si trovava alla sponda pi\u00f9 prossima del letto, s\u2019avanz\u00f2 minaccioso, un\u2019ombra gigantesca da spaventapasseri, per ricevere in faccia mezzo caricatore. L\u2019altro, appiattato contro il muro, soffiava ingobbito, e la seconda fiammata dal petto si scaric\u00f2 nella spessa parete, mettendolo culo a terra come un bambolotto di peluche con le gambe stese in avanti.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">L\u2019oste, che stava tutt\u2019orecchi di sotto, si chiese cosa diavolo stessero combinando quei due e da quando avessero deciso di cambiare un cos\u00ec buon, vecchio metodo. Sal\u00ec tuttavia senza sospetto, solo pronto a garrire e rimproverare per tirare poi sul prezzo delle parti. Al momento dell\u2019entrata quindi dovette riconfigurare nella sua mente tarda un quadro assolutamente assurdo ed imprevisto, cosa che gli rese pi\u00f9 agevole il ragazzo appena attir\u00f2 la sua attenzione. Cerc\u00f2 allora di virare in modo maldestro, facendo lo stupefatto di tutto, il bamba e l\u2019innocentino, e provocando cos\u00ec una forte risata per quelle bugie, simile allo xilofono che vada su e gi\u00f9 per un pezzo ben conosciuto. Tale l\u2019infernale scappato di casa. Quella patente presa per i fondelli fece diventare tutta affocata la faccia gi\u00e0 bianca e rubizza dell\u2019oste, non diversa dall\u2019aspetto d\u2019un gambero gettato a rosolar nell\u2019olio bollente. Il giovanottino lo invitava a parlare con gesti secchi, lui soffocava e avvenne una specie di muto dialogo tra marionetti che dur\u00f2 fin quando gi\u00f9 per la strada solitaria si fece udire il rombo di una fuoriserie.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Maraviglie dopo maraviglie! Chi poteva spingersi a quell\u2019ora di notte, al fondo d\u2019una plaga s\u00ec sperduta tra i campi, taverna di carrettieri, villani, commercianti di panni tra il Nord e il Sud? Forse un imprevisto aiuto di qualche signore che servisse a mettere a posto l\u2019incubo di quella fiaba di solito tanto piana da svolgere ed ora improvvisamente, per colpa di quel piccolo demonio, dalla narrazione impazzita. Proprio lui si volse, apr\u00ec imposte e vetri e sporgendosi vide scendere dalla decappottata color ciliegia una giovine dalla larga capigliatura, che sotto l\u2019unico fanale di strada, si fece azzurrina. Intercorse uno sguardo in verticale obliqua ed il ragazzotto in un salto smont\u00f2 dalla posizione: nel contempo esplose un colpo solo di carnevale come un punto interrogativo in fronte al locandiere: s\u2019ud\u00ec uno schiocco secco, forse delle suole assai rigide sull\u2019impiantito, forse dell\u2019osso parietale a contatto col piombo. Allora quello, che pareva in grado di prendere un moscone in volo con un occhio solo, prese a sgambettare a pi\u00e8 pari tra i cadaveri dei due assassini e dell\u2019oste, totalizzando cifra tonda sulle mattonelle incrinate del pavimento, tra pelo e sangue. Poi gi\u00f9 cantando a rompicollo per le scale.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Sotto la ragazza aveva gi\u00e0 fatto il suo dovere e lui la baci\u00f2 euforicamente \u2013 I solfanelli, i solfanelli! \u2013 cinguettava qua e l\u00e0 sbattendo le mani con applausi sonori di nacchera. In effetti il carburante era stato ben distribuito alla base dell\u2019edificio che cominci\u00f2 a bruciare prima con timida allegria e poi con gagliarda baldanza. Il vagabondaccio non si stancava di guardare l\u2019enorme fal\u00f2, ora giallo ora arancione, che si faceva via via pi\u00f9 piccino nella campagna bianca e rasa, sporgendo all\u2019indietro la testa dal finestrino e ridendo con irrefrenabile follia. Infine si rigir\u00f2 di fronte gridando: &#8211; All\u2019albero ora, all\u2019albero! \u2013 La ragazza gli sorrise di rimando perch\u00e9 aveva gi\u00e0 dato una controllatina venendo da col\u00e0. E gli zecchini s\u2019eran fatti tanti da non reggersi pi\u00f9 ai rami e il mondo \u00e8 grande. Partirono tra la polvere e nella polvere d\u2019un fiato arrivarono. Qui, accanto all\u2019albero scintillante d\u2019oro, con un sol scatto da marionetta i sedili si ribaltarono inghiottendo la chioma azzurra, pronta ad accogliere il pezzo di legno. La decappottabile cigolava tra le rane; nel vuoto spazio piano e sotto l\u2019enorme stellato si compiva la metamorfosi pedagogica.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_17380\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"17380\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il primo compare affondava i dentini nel cosciotto ormai spolpato con tale insistenza e rapidit\u00e0 da farli sembrare uno sciame di vespe incattivite. 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