{"id":17337,"date":"2014-01-13T19:46:54","date_gmt":"2014-01-13T18:46:54","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=17337"},"modified":"2014-01-13T19:46:54","modified_gmt":"2014-01-13T18:46:54","slug":"premio-racconti-nella-rete-2014-in-cammino-di-daniela-piretti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=17337","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2014 &#8220;In cammino&#8221; di Daniela Piretti"},"content":{"rendered":"<p>Si era svegliata troppo presto quella mattina e nella testa le vagavano ancora frammenti di pensieri notturni scollegati fra loro. Ma camminare era piacevole, il passo rapido, il rumore dei tacchi bassi sull\u2019asfalto le produceva una sensazione appena accennata di vigore, sentirsi padrona dei propri movimenti in una sorta di gradevole armonia. Gi\u00e0 le era capitato, proprio pochi minuti prima, mentre veloce scendeva le scale con ancora lo stesso piacere di un tempo, di quando bambina volava sulla rampa saltando di slancio, di nascosto da sua madre, gli ultimi gradini. Ora invece la sua mano sfiorava appena il mancorrente della ringhiera, cos\u00ec, forse solo per un bisogno di prudenza\u2026 Man mano che scendeva l\u2019immagine della madre si faceva pi\u00f9 nitida, la mente le riport\u00f2 la sua voce: \u201c<i>ho sognato di scendere le scale di corsa\u2026ridevo, ero cos\u00ec felice<\/i>\u201d. La compassione le serr\u00f2 ancora una volta con una morsa lo stomaco.\u00a0 Potere mai esausto di una breve frase, quelle parole le erano rimaste dentro addormentate per anni e all\u2019improvviso erano balzate fuori cos\u00ec senza nessuna ragione apparente proprio in quel momento. No, pens\u00f2 sorridendo fra s\u00e9, non ci casco, non ho nessuna intenzione di farmi prendere dalla malinconia oggi, sono diventata brava con i ricordi, so come tenerli a bada, ci posso addirittura giocare un pochino e poi lasciarli andare via senza nessuna sensazione di perdita e tanto meno di colpa.<\/p>\n<p>Atterrata infine lievemente sul pianerottolo dell\u2019atrio, apr\u00ec il portone e si concentr\u00f2 sull\u2019aria ancora fresca del mattino, diede anche una sbirciatina al cielo, non c\u2019erano dubbi era una bella giornata. Quel primo di giugno si annunciava caldo, era estate finalmente.<\/p>\n<p>Passando davanti alla palma le lanci\u00f2 come sua abitudine un saluto malinconico. La pianta giaceva in ginocchio sul prato del giardino condominiale, le foglie ingiallite e il tronco schiantato non lasciavano dubbi: non ci sarebbe stata per lei nessuna ripresa vegetativa.\u00a0 Ennesima vittima del parassita che stava falcidiando i maestosi alberi esotici, bizzarro simbolo di declino del nuovo millennio.<\/p>\n<p>Passando per il borgo popolare dalle palazzine grigie le arriv\u00f2 un pezzetto di una conversazione,\u00a0 la voce vibrava di felicit\u00e0 e di orgoglio nel dire: \u201c<i>\u2026m\u2019ha fatto maschio!\u201d<\/i>. La curiosit\u00e0 le fece girare la testa e rallentare il passo: due ragazzi, molto giovani, chiacchieravano seduti sul muretto di fronte alla chiesa.<\/p>\n<p>Arrivata alla fermata della metro, mentre litigava con l\u2019erogatore dei biglietti che continuava a rifiutarle la moneta,\u00a0 il cuore le cominci\u00f2 a battere un poco pi\u00f9 forte, stava perdendo troppo tempo, gi\u00e0 a casa si era attardata pi\u00f9 del necessario e ora quella stupida macchina, e il tabaccaio ancora chiuso naturalmente\u2026<\/p>\n<p>\u201c<i>Sign\u00f2 guardi che il biglietto \u00e8 aumentato\u2026 se continua a mette solo un euro qui ce stamo fino a domani\u2026\u201d<\/i> le disse con tono simpatico un uomo\u00a0 dai baffetti bianchi che dietro di lei aspettava, non proprio paziente, di poter acquistare anche lui il biglietto. \u201c<i>Mi scusi non lo sapevo<\/i>\u2026\u201d Biascic\u00f2 lei, scocciata di aver fatto una delle sue solite figure da imbranata. E intanto pensava: <i>\u201c che cazzo, aumentano il biglietto cos\u00ec, da un giorno all\u2019altro e nemmeno un cartello per avvisare\u2026 che razza di citt\u00e0 sta diventando questa\u2026 e certo che pure io per\u00f2, se mi togliessi questi occhiali da sole e infilassi quelli per leggere magari qualcosina in pi\u00f9 la vedrei<\/i>\u201d. Comp\u00ec allora l\u2019operazione in fretta ma fu inutile, nessun cartello avvisava i passeggeri dell\u2019aumento.<\/p>\n<p>Arrivata sulla banchina fece appena in tempo a vedere l\u2019ultimo vagone del treno che si allontanava\u2026 Un\u2019occhiata rapida all\u2019orologio, ma s\u00ec c\u2019era ancora tempo. Si rinfil\u00f2 gli occhiali da sole, in fondo quella penombra era gradevole e da dietro le lenti si sentiva pi\u00f9 libera di osservare le persone che le sostavano accanto. Le piaceva spiare la gente, curiosit\u00e0 mai sopita. C\u2019era chi amava le piante, chi gli animali, come sua cugina che andava pazza per i cani, ormai ne doveva avere almeno quattro, tutti raccolti randagi naturalmente. Aveva conosciuto un tipo che collezionava modellini di automobile, \u201cmacchinetta\u201d lo chiamavano. Suo nonno invece, molto pi\u00f9 ovvio per il suo tempo, collezionava solo francobolli. Insomma, la gente si innamorava delle cose pi\u00f9 varie e lei\u2026 lei collezionava persone, no nel senso che se le portava a casa naturalmente, anzi tutto il contrario, il suo interesse era legato esclusivamente agli sconosciuti, quegli individui che si incontrano per caso, quelli che per lei mai avrebbero avuto un nome. Le piaceva osservarli attentamente, fissava i volti, le espressioni, i vestiti e il portamento e nel guardarli a volte immaginava storie, altre volte invece no si lasciava solo trasportare da sensazioni, recettiva ad ogni minima espressione e pulsazione dei corpi. Insomma, la sua, se si vuole usare una licenza poetica, era una vera \u201cpassione per le umane genti\u201d.<\/p>\n<p>Anche se, a pensarci bene, una tale passione avrebbe dovuto portarla a un bisogno pi\u00f9 approfondito di conoscenza un incontro confronto fatto anche di dialogo, di parole che esprimevano pensieri. Lei invece si limitava a dubbie fantasie solitarie, si c\u2019erano pochi elementi di realt\u00e0 e\u00a0 molta solitudine in quel suo piacere. Non era sempre stato cos\u00ec comunque, c\u2019erano stati giorni in cui gli incontri erano facili e quotidiani, le persone comunicative e reali proprio l\u00ec in quella stessa citt\u00e0 che oggi le appariva cos\u00ec ermetica, a tratti addirittura ostile. Insomma anche se si sforzava di tornare indietro nel tempo non sapeva proprio quando ma era successo, un giorno tutto era cambiato, come se la citt\u00e0 con i suoi soliti abitanti si fosse trasformata cos\u00ec, di colpo, dalla sera alla mattina. E lei pur avendo imparato a conviverci con quel mutamento, non avendone avuta nessuna percezione graduale, in realt\u00e0 non smetteva di stupirsene incapace di accettarlo completamente. Forse aveva cominciato per questo quel suo gioco fantastico, per un bisogno innocente di conservazione delle vecchie buone abitudini, continuando cos\u00ec, nel provare empatia, a sentirsi vicina ai suoi simili, umana sempre, anche fra la folla. Accarezzava con lo sguardo gli ignoti e immaginando le loro vite si riappropriava di una dimensione sociale. Perch\u00e9 non c\u2019era niente di naturalmente umano in quel pudore metropolitano. Solo una appresa convenzione di difesa, il timore che obbliga alla riservatezza e al silenzio \u201cil divieto di parlare con gli sconosciuti\u201d, una delle prime regole insegnata dai genitori ai bambini quando cominciano ad uscire da soli, necessit\u00e0 inquietante dei tempi.<\/p>\n<p>Intanto i minuti passavano e il suo sguardo, tornato ansioso, riusciva solo a fissare la galleria deserta, fin quando il rumore inconfondibile annunci\u00f2 l\u2019arrivo del treno ed anche lei, sospinta da un paio di persone, si affrett\u00f2 a salire sul vagone ancora semivuoto dove riusc\u00ec persino a trovare un posto libero per sedersi. Non le era forse mai capitato di prendere la metro a quell\u2019ora e se l\u2019era immaginata zeppa di gente, ma, a pensarci bene, l\u2019orario di punta era gi\u00e0 passato visto che erano gi\u00e0 le 9,40. Venti minuti ancora all\u2019appuntamento ma la metro era veloce e anche se doveva cambiare linea a Termini comunque il tragitto per viale Giulio Cesare da l\u00ec era breve. E infatti alle 9,55 sal\u00ec la rampa di scale e sbuc\u00f2 sulla via. Nel cercare il numero civico sbagli\u00f2 lato del marciapiede e quindi attravers\u00f2 la strada e torn\u00f2 indietro di un isolato: ecco l\u2019ingresso della Procura semi nascosto da un capannello di persone in attesa, fra loro vide Marco con il cellulare all\u2019orecchio, e proprio in quel momento il telefono cominci\u00f2 a squillarle nella borsa.\u00a0 Lei, Giulia, sorrise nel riconoscerlo: <i>\u201cnon \u00e8 cambiato, pens\u00f2, due minuti di ritardo e gi\u00e0 mi chiama<\/i>\u201d. Invece di rispondere si limit\u00f2 a fare un cenno con la mano al marito che subito la vide. Marco aveva un bel colorito abbronzato sul viso piccolo che le apparve quasi immutato, solo la pelle, segnata da pieghe numerose, era l\u00ec a testimoniare, anche per lui, lo scorrere del tempo. Ci fu un breve abbraccio e lui le consegn\u00f2 subito una busta con la met\u00e0 del denaro per il compenso dell\u2019avvocato. Lei si intener\u00ec per quel gesto. Visto che l\u2019esigenza del divorzio era solo sua pensava le toccasse anche l\u2019onere della spesa. Maledetto denaro si ritrov\u00f2 a pensare ancora una volta, nessuna azione umana ne \u00e8 mai libera. Passarono minuti nella ricerca della sezione e dell\u2019avvocato, Gigi, che arriv\u00f2 con un\u2019assistente. Anche se non poteva definirlo un amico, Giulia lo conosceva da tempo, Marco invece non l\u2019aveva mai visto.\u00a0 Dopo le presentazioni di rito e brevi battute mentre bevevano insieme un caff\u00e8 al bar, avvocato ed assistente, li rassicurarono sui tempi brevi dell\u2019attesa, poi si dileguarono. Giulia e Marco si ritrovarono cos\u00ec seduti vicini in un\u2019anticamera affollata di gente. Lui rigirava fra le mani un libro dalla cui copertina rigida spiccava l\u2019immagine del felino e il titolo: \u201cLa Tigre\u201d. &#8211;<i>\u201cCom\u2019\u00e8?\u201d<\/i> chiese lei\u201d. &#8211;<i>\u201cNon lo so<\/i> <i>ancora, l\u2019ho comprato questa mattina, sono arrivato con un bell\u2019anticipo, stranamente non c\u2019era traffico, sono entrato nella libreria qui di fronte,, questo libro mi ha subito attirato\u2026<\/i>\u201d- Mentre parlava, il marito, aveva un\u2019aria soddisfatta e divertita. Non c\u2019era bisogno di aggiungere altro, lei ben conosceva la passione di lui per gli animali selvaggi e fieri\u2026 <i>\u201cGrrr\u2026 sono la tigre!\u201d <\/i>Aveva scritto su una cartolina indirizzata al loro figlio ancora piccolo\u2026 Ma era stato tanto tempo fa, eppure ora tutto le era cos\u00ec vicino, consueto, quasi ovvio\u2026 Ancora quella sensazione di morsa allo stomaco che le procuravano certi ricordi, la prese, ma fu breve come un soffio. Cominciarono quindi a parlare del figlio, Matteo era un uomo gi\u00e0 da tempo, eppure nelle voci\u00a0 c\u2019era quella nota di preoccupazione che sempre aveva contraddistinto i loro discorsi su di lui dalla separazione in poi. No, non si poteva definire semplicisticamente quel modo pur cos\u00ec diverso di vedere il figlio lasciava trasparire comunque sentimenti intensi per entrambi. La preoccupazione era forse legata alla loro condizione di solitudine nell\u2019essere genitori, solitudine che avevano dovuto vivere da un certo punto in poi. Giulia ne era sempre stata consapevole di quella carenza, ma per un lungo periodo si era illusa di poterla colmare con l\u2019affetto e i discorsi frequenti ma poi aveva anche lei dovuto cedere all\u2019evidenza. Loro tre non erano pi\u00f9 insieme nella stessa casa, per loro non c\u2019erano pi\u00f9 i riti quotidiani condivisi: la buona notte prima di addormentarsi alla sera e il buon giorno dei risvegli al mattino. Le partenze estive e i ritorni, ancora insieme . Certo, soprattutto quando Matteo era ancora piccolo e poi adolescente avevano scambiato spesso emozioni e pensieri, e insieme avevano sempre cercato per il figlio il meglio: nella scelta delle scuole, cos\u00ec come in quella dei giocattoli e dei libri. Entrambi poi avevano dedicato al figlio quei momenti di attenzione speciale tipici dei genitori separati, un tempo qualitativo raccomandavano gli psicologi: cos\u00ec lui, alla domenica lo portava al cinema o a teatro e lei lo accompagnava alle feste a casa di amici o a visitare l\u2019ultima mostra di quadri\u2026 Ma non si poteva comunque colmare quel vuoto di condivisione che li portava ad avere spesso un\u2019idea menomata, perch\u00e9 costruita in solitudine, del loro ruolo e dei fatti. Comunque parlare serviva sempre e Giulia si ritrov\u00f2 a pensare che quell\u2019atto formale che stavano per compiere dopo tanti anni, non avrebbe mai potuto allontanarli di pi\u00f9, anche da divorziati loro due sarebbero rimasti per sempre i genitori di Matteo.<\/p>\n<p>Nell\u2019anticamera intanto continuavano a susseguirsi avvocati che deponevano i fascicoli su una scrivania sorvegliata da un usciere. Le cartelline contenenti gli atti avevano formato una pila sempre pi\u00f9 alta che come veniva toccata ondeggiava pericolosamente, restituendo a chiunque la guardasse, ma a loro due specialmente, un\u2019immagine metaforica di giustizia in bilico. Marco scuotendo la testa non si capacitava del perdurare di quegli aspetti di burocrazia obsoleta:. <i>\u201cRoba da matti\u2026se quel pacco di cartelle cade te lo immagini che casino rimettere insieme tutti i fogli\u2026 ancora funziona in questo modo il Tribunale, sembra un manicomio\u2026 come tanti anni fa quando avevo bisogno di un certificato per la cooperativa l\u2019usciere mi mandava da solo a recuperare il fascicolo in un archivio zeppo di faldoni buttati sui tavoli, sulle sedie, per terra\u2026chiunque poteva entrare li dentro e portarsi via una pratica, un atto, tanto nessuno controllava mai\u2026\u201d.<\/i> Risero entrambi, con un senso di amarezza consapevoli dell\u2019aspetto tragicomico che avevano assunto, ormai da diversi anni, le vicende istituzionali grandi e piccole, nel loro Paese. E proprio allora, come colpita da una profezia funesta, la pila di documenti precipit\u00f2 a terra fra le grida e gli scoppi di risa degli osservatori pi\u00f9 vicini. Sussegu\u00ec all\u2019evento un trambusto inevitabile e quindi loro decisero di allontanarsi dalla stanza per fare quattro passi nel cortile alla ricerca di luce e di aria. Marco pose una cartina e del tabacco nel palmo della mano e con gesti abili e lesti si roll\u00f2 una smilza sigaretta e intanto continuava a parlare dimostrando, come suo solito, una visione personale molto articolata e convincente della crisi che stava sconvolgendo l\u2019economia mondiale: <i>\u201c\u2026 il pi\u00f9 grande economista vivente dice che l\u2019unica certezza oggi \u00e8 investire negli orti\u2026\u201d<\/i><\/p>\n<p><i>\u00a0<\/i>Nel rientrare nell\u2019anticamera la loro attenzione fu catturata dalle grida eccitate di una bimbetta. La piccola, seguita dalla sguardo di una giovane mamma, sfruttando brevi varchi sgombri, con velocit\u00e0 traballante, percorreva avanti e indietro per la stanza i suoi primi passi gioiosi. Lo sguardo di entrambi si fiss\u00f2 sulla scena, mentre il solo silenzio accompagnava per alcuni brevi istanti i loro pensieri, poi Marco sorrise e sospir\u00f2 muovendo poco la testa, costringendola, con quel suo atto minimo, a interrompere sul nascere la rievocazione del suo ennesimo ricordo\u2026<\/p>\n<p>Avvocato e tirocinante riapparvero: <i>\u201cce l\u2019abbiamo fatta\u2026tocca a noi adesso\u2026\u201d.<\/i><\/p>\n<p>Il giudice, una donna di mezza et\u00e0, non fece domande e si limit\u00f2 ad autorizzare il cancelliere alla registrazione del divorzio. Uscirono tutti dalla stanza dopo soli cinque minuti. <i>\u201cvisto\u2026 niente di pi\u00f9 semplice!\u201d. <\/i>Comment\u00f2 Gigi fra il compiaciuto e l\u2019ironico.<\/p>\n<p>La metro del ritorno odorava di rotaie e di gente. Giulia aggrappata al mancorrente assecondava con il movimento di tutto il corpo le oscillazioni del vagone.\u00a0 Non provava nessuna sensazione intensa, non si sentiva sollevata, libera in tutti quegli\u00a0 anni lo era sempre stata, e la lieve tristezza che sempre la prendeva quando pensava a quel matrimonio interrotto non si era fatta pi\u00f9 acuta. No, nulla era cambiato oggi. Lei e Marco si erano incontrati per sbrigare solo una noiosa formalit\u00e0.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_17337\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"17337\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Si era svegliata troppo presto quella mattina e nella testa le vagavano ancora frammenti di pensieri notturni scollegati fra loro. 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