{"id":17286,"date":"2014-01-06T18:47:24","date_gmt":"2014-01-06T17:47:24","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=17286"},"modified":"2014-01-06T18:47:24","modified_gmt":"2014-01-06T17:47:24","slug":"premio-racconti-nella-rete-2014-lo-zaino-sulle-spalle-di-gipo-anfosso","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=17286","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2014 &#8220;Lo zaino sulle spalle&#8221; di Gipo Anfosso"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\" align=\"center\">Un ultimo sguardo alla cartina e poi parto. Due di luglio, otto e mezza. Fa gi\u00e0 caldo. S\u00ec, per\u00f2 vado nel parco del Mincio, sar\u00e0 verde e ombreggiato. Be&#8217;, \u00e8 inutile che continui a guardare la carta. Parto e poi, se ho bisogno di indicazioni, chiedo. Zaino in spalla e via!<\/p>\n<p>Pista ciclabile, poi devo arrivare quasi fino alla Canottieri e imboccare la strada per Bosco Fontana. Pedalando il caldo lo sento meno. C&#8217;\u00e8 un momento quando vado in bici, nel quale riesco a dimenticare tutto. La strada davanti viene risucchiata dalle mie pedalate, e solo il paesaggio attira la mia attenzione. Se la strada che sto facendo \u00e8 nuova, riesco a estraniarmi dalla mia vita, a viverla come se fossi solo al mondo, come se tutti ignorassero chi sono e io fossi ben contento di questa situazione. C&#8217;era uno dei primi videogiochi da bar, <i>Asteroidi<\/i>, in cui un&#8217;astronave veniva attaccata da asteroidi provenienti da tutte le parti dello schermo. Quando ero in crisi nera, potevo premere il pulsante <i>Hyperspace<\/i>. Per pochi secondi l&#8217;astronave scompariva e poteva ricomparire poi in un qualsiasi punto a caso. Ecco, andare in bici \u00e8 un po&#8217; come finire nell&#8217;iperspazio. Qui, ora, c&#8217;\u00e8 silenzio, come se tutto il mondo tacesse. Ci sono solo i fruscii delle ruote che tagliano l&#8217;aria.<\/p>\n<p>Ma questo non \u00e8 il rumore solito. Sar\u00e0 il fondo poco liscio. No, merda, ho bucato! La ruota dietro. E adesso? Lo sapevo che dovevo chiedere a Joseph se valeva la pena portarsi dietro una di quelle bombolette di emergenza. Cazzo, cosa faccio adesso? Va be&#8217;, sono ancora a Mantova. Se taglio per quella strada sono subito in citt\u00e0 e cerco un ciclista.<\/p>\n<p>&#8220;Mi scusi, sa dov&#8217;\u00e8 un ciclista che ho bucato?&#8221;<\/p>\n<p>&#8220;Guardi, se va in l\u00e0 trova una macelleria e subito dopo un negozio di ciclista. Ma sar\u00e0 chiuso adesso.&#8221;<\/p>\n<p>La cadenza mantovana riesce a rincuorarmi. Guardo l&#8217;ora. Otto e cinquanta. Vado verso il negozio che mi ha indicato. E&#8217; un negozio di abbigliamento per sportivi, ciclisti in particolare. C&#8217;\u00e8 scritto: &#8216;Qui si riparano bici&#8217;. Apre alle 9 e 30. Va be&#8217;, rilassiamoci. Compro il giornale e vado al parco Hofer l\u00ec, a due passi. Poso lo zaino, tiro fuori la borraccia, mi siedo all&#8217;ombra. Il caldo \u00e8 gi\u00e0 pesante. Di fronte ho un monumento dedicato a Andreas Hofer, insorto tirolese ucciso dall&#8217;esercito napoleonico nel febbraio 1809. Mi arrampico tra vecchie nozioni scolastiche. Hofer, Tirolo, Napoleone, Mantova. Vaghi ricordi si intrecciano, pallide sembianze di storia che non riescono a emergere nitide. Riprendo a leggere il giornale.<\/p>\n<p>Alle nove e mezza mi presento davanti alla porta del negozio. E&#8217; aperta e ci sono due signori dentro. Mi affaccio. Si avvicina un signore con barba e capelli bianchi, sorridente.<\/p>\n<p>&#8220;D-due minuti e sono da lei.&#8221;<\/p>\n<p>Appena l&#8217;ho visto, non ho pi\u00f9 osato guardarlo in faccia. E&#8217; identico a Mino, il mio amico morto quest&#8217;autunno. Lo sguardo, il viso incorniciato di bianco, l&#8217;et\u00e0, l&#8217;altezza, il timbro di voce, la stessa cadenza che appare priva di inflessioni dialettali. E soprattutto quella leggera balbuzie, quell&#8217;indecisione di un attimo all&#8217;inizio della frase mi ha regalato un vero tuffo al cuore. Resto a osservarlo meglio mentre parla con l&#8217;altro signore. Gli sta sistemando un pezzo, c&#8217;\u00e8 da dare una lieve rifinitura. Poi lo congeda, non mi deve proprio niente, gli dice.<\/p>\n<p>&#8220;Eccomi a lei, mi d-dica.&#8221;<\/p>\n<p>Inizio a parlare, a spiegargli cosa mi \u00e8 successo e intanto lo osservo con attenzione. Se l&#8217;avessi incontrato un anno fa, non avrei avuto dubbi: l&#8217;avrei salutato, certo di aver incontrato il mio amico in un posto insolito. Ora invece qui, a Mantova, il timbro di voce di quest&#8217;uomo, basso e caldo, rimescola ricordi del passato. Non riesco a smettere di pensare a Mino, di vedere Mino in lui.<\/p>\n<p>&#8220;Ma lei v-viaggia senza niente per aggiustarsi una camera d&#8217;aria?&#8221;<\/p>\n<p>Gli spiego che sono di Pavia, quindi doppiammente incosciente. Ride e comincia a chiedermi cosa ho visto e cosa voglio vedere a Mantova. Gli racconto del parco Andreas Hofer.<\/p>\n<p>&#8220;Ogni anno, a febbraio, v-vengono dall&#8217;Alto Adige e dal Tirolo centinaia di persone vestite nei loro c-costumi caratteristici a ricordare il loro eroe, il ribelle a Napoleone. Questo \u00e8 stato l&#8217;anno del bicentenario, la m-manifestazione era ancora pi\u00f9 grande, c&#8217;era ancora pi\u00f9 g-gente.&#8221;<\/p>\n<p>Anche Mino avrebbe fatto cos\u00ec, si sarebbe messo a parlare di storia con la stessa passione. Avrebbe piazzato l&#8217;indice destro verso l&#8217;alto per sottolineare i passaggi pi\u00f9 importanti, avrebbe avuto la stessa sottile fiamma negli occhi parlando di storia, di arte.<\/p>\n<p>E mentre mi ripara la bici, affronta un altro argomento che avrebbe affascinato Mino.<\/p>\n<p>&#8220;M-ma lei l&#8217;ha visto il teatro Bibbiena? Ah, l&#8217;acustica \u00e8 formidabile, come in tutti i t-teatri del &#8216;700. E i palchi dietro la scena ad avvolgere gli attori, i c-cantanti lirici: che spettacolo! C&#8217;era da tremare all&#8217;idea di stare su quel p-palcoscenico.&#8221;<\/p>\n<p>Mantova rivive nelle sue parole, tra Gonzaga, Giulio Romano, sventramenti del centro storico, martiri di Belfiore. Si affollano varie epoche storiche, strati consolidati che descrivono il precipitato della citt\u00e0 attuale. Sono affascinato dalla voce e attendo con ansia quel frangersi dell&#8217;onda delle parole sul muro della prima consonante per avere ancora una volta la conferma che \u00e8 proprio lui, Mino. Gli domando se ha sempre fatto il ciclista.<\/p>\n<p>Risponde con un viso serio e dopo una pausa prolungata: &#8220;No, sono un pensionato, riparo b-bici qui nel retro di questo negozio di abbigliamento sportivo di mia moglie. Ecco, ora le do una g-gonfiatina.&#8221;<\/p>\n<p>Non mi ha detto cosa faceva prima, come se preferisse tacerlo, non sbilanciarsi, non rivelarsi. Ora \u00e8 qui a riparare bici. Per il resto esiste la storia, ma non la sua.<\/p>\n<p>Riprende il sorriso mentre dice che mi sar\u00f2 stufato di sentirlo parlare di tutte queste cose. Gli dico che sono molto contento di conoscere Mantova e di sentire le sue spiegazioni, che \u00e8 bello conoscere persone cos\u00ec appassionate. Ma non riesco a dirgli della stretta al cuore che mi prende quando parla.<\/p>\n<p>&#8220;La sua bici ora \u00e8 p-pronta. Se ha un attimo di pazienza, le faccio vedere la mia c-camera segreta, il mio rifugio per i f-fantasmi del passato, il mio museo. Venga, la prego.&#8221;<\/p>\n<p>Il suo tono \u00e8 tranquillo e rassicurante, ma l&#8217;espressione &#8216;fantasmi del passato&#8217; mi regala un brivido lungo la schiena. Ripenso all&#8217;anno appena trascorso, a Iva, a Enrico, a Silvia, a Gaia. Fantasmi del passato. Vedr\u00f2 in quella stanza anche loro dopo aver visto Mino? Penso alla bocca di Iva, alla voce di Enrico, al sorriso di Silvia, all&#8217;ironia di Gaia. Girano vorticosamente nella mia mente le loro vite, l&#8217;incrocio delle loro esistenze con la mia. Non si sono conosciuti tra di loro, sono io il trait-d&#8217;union delle loro esistenze. E sto forse per incontrarli di nuovo, qui, nel retrobottega di un negozio di ciclista a Mantova. Ma poi perch\u00e9 solo loro? Forse posso incontrare altri fantasmi. Il collegamento con Mino mi fa pensare agli amici dell&#8217;ultimo anno che non ho pi\u00f9. Ma magari posso vedere mio padre, posso incontrare mia nonna, il mio gatto Minou che si nasconde in uno scatolone di cartone. Saranno tutti come questo ciclista che non sa di essere Mino, o finge di non esserlo? E questa porta si aprir\u00e0 su una stanza asciutta e poco illuminata adatta a vecchie biciclette o si aprir\u00e0 su un mondo nuovo e una luce violenta colpir\u00e0 i miei occhi appena varcata la soglia?<\/p>\n<p>&#8220;S-si sente bene? Mi sembra un po&#8217; pallido.&#8221;<\/p>\n<p>&#8220;No, non si preoccupi, forse devo mangiare qualcosa, ma ci penso dopo, mi faccia vedere il suo museo.&#8221;<\/p>\n<p>Muoviamo pochi passi in direzione di una porta di legno vecchia, scrostata. La apre dopo aver dato due giri alla chiave gi\u00e0 inserita nella serratura. Entriamo in una stanza con poca luce. Ai due lati, a terra, ci sono le rastrelliere. Dal soffitto pendono altrettante bici. Bici da corsa, da passeggio. Freni a bacchetta, manubri di tutti i tipi, fanali in metallo, vecchie dinamo. Il mio occhio profano si posa su dettagli e mi stupisco di aver pensato fino a un attimo prima di attraversare la linea d&#8217;ombra che separa dall&#8217;aldil\u00e0.<\/p>\n<p>&#8220;V-vede, questa \u00e8 una Umberto Dei, \u00e8 da donna, ma \u00e8 una 28. La facevano per i preti, che avevano la tonaca ma erano pi\u00f9 alti delle donne. Non \u00e8 vecchia, ma \u00e8 un modello che nessuno fa pi\u00f9. Come va, si sente bene?&#8221;<\/p>\n<p>&#8220;Non si preoccupi. Sono allergico alla polvere e non potrei stare qui dentro a lungo, ma sono contento di vedere questi fantasmi. Questa cos&#8217;\u00e8? Assomiglia a una che ho avuto.&#8221;<\/p>\n<p>&#8220;E&#8217; una Learco G-guerra, granturismo la chiamavano. Leggera, con quattro rapporti. Adatta a fare quello che fa lei in questi giorni. Lo sa che qui v-vicino c&#8217;\u00e8 il paese natale di Learco Guerra. Gran corridore, grande uomo. Quest&#8217;altra \u00e8 la pi\u00f9 vecchia, \u00e8 del 1928. Apparteneva a mio padre. Ha fatto per anni venti chilometri al giorno avanti e indietro da San Benedetto Po alla cascina in cui lavorava. La p-potrebbe usare anche adesso. Basterebbe una gonfiatina e va in strada. Sa quante volte me la chiedono per esposizioni? L&#8217;ultima volta me l&#8217;ha chiesta un n-negozio di abbigliamneto in centro. No, gli ho detto, \u00e8 un ricordo, non v-voglio metterlo in mostra, era di mio padre. Mi offrivano dei bei soldi.&#8221;<\/p>\n<p>&#8220;Mi piace moltissimo il suo museo. Ho un amico, Joseph, che sarebbe entusiasta di trovarsi qui a parlare con lei di vecchie bici. Io sono ammirato dal suo amore per ci\u00f2 che \u00e8 antico, per ci\u00f2 che \u00e8 bello, ma sono proprio ignorante in fatto di bici. Sono solo capace di pedalare. E solo in pianura!&#8221;<\/p>\n<p>&#8220;Non voglio t-trattenerla di pi\u00f9. Come va il suo raffreddore? Mi sembra che non abbia starnutito.&#8221;<\/p>\n<p>Esce dalla porta mentre io mi attardo ancora a catturare la stanza con un ultimo sguardo. Mi aspetto ancora di sentir frusciare Minou, ma c&#8217;\u00e8 silenzio tra quei monumenti storici, nessun movimento nei metalli puntigliosamente lucidati.<\/p>\n<p>&#8220;La ringrazio moltissimo, \u00e8 stato un piacere conoscerla e fare questo tuffo nel passato. Ha pi\u00f9 di ottant&#8217;anni il suo fantasma pi\u00f9 vecchio!&#8221;<\/p>\n<p>&#8220;Io ringrazio lei e b-buon viaggio. E la prossima volta si ricordi di portarsi dietro qualcosa per cambiare la ruota!&#8221;<\/p>\n<p>&#8220;Le dico di s\u00ec, ma poi non so se lo far\u00f2. Grazie e arrivederci.&#8221;<\/p>\n<p>Quando esco, il sole mi abbaglia per un attimo. Mantova ora ha una luce diversa. Sembra pi\u00f9 familiare, mi sembra che non mi permetta pi\u00f9 di estraniarmi dalla mia vita. E&#8217; come se l&#8217;iperspazio non esistesse e ritrovassimo sempre tanto delle nostre vite nelle esistenze sconosciute degli altri. O forse \u00e8 che ci portiamo dietro tutto di noi e ce lo carichiamo sulle spalle come faccio ora con il mio zaino prima di salire sulla bici e ripartire.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_17286\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"17286\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Un ultimo sguardo alla cartina e poi parto. 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