{"id":17221,"date":"2013-12-21T19:23:09","date_gmt":"2013-12-21T18:23:09","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=17221"},"modified":"2013-12-21T19:23:09","modified_gmt":"2013-12-21T18:23:09","slug":"premio-racconti-nella-rete-2014-nagasaki-di-daniele-sartini","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=17221","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2014 &#8220;Nagasaki&#8221; di Daniele Sartini"},"content":{"rendered":"<p><i>Aspettavamo che l\u2019aereo arrivasse<\/i>.\u00a0Lo aspettavamo seduti sulla panchina, io e lei.\u00a0Avevamo gli sguardi su punti diversi del cielo, come le nostre idee sul futuro.\u00a0Io avevo paura e, forse, anche lei ne aveva un po\u2019, ma non ci avrei giurato.<\/p>\n<p><i>Aspettavamo che l\u2019aereo arrivasse<\/i> e nessuno dei due parlava.<\/p>\n<p>Che cosa potevamo dirci? Niente.\u00a0Non volevamo farci promesse che non avremmo potuto mantenere.\u00a0Ho allungato una mano per cercare la sua e l\u2019ho trovata esattamente dove immaginavo fosse: l\u2019aveva abbandonata sulla coscia in attesa che qualcuno la adottasse, pensai l\u2019avesse fatto di proposito.\u00a0Permise che le mie dita intrecciassero le sue poi le chiuse in segno d\u2019assenso o forse di tregua.<\/p>\n<p><i>Aspettavamo che l\u2019aereo arrivasse<\/i> perch\u00e9 cos\u00ec aveva detto il radiogiornale.<\/p>\n<p>La televisione, invece, non ne parlava, raccontava altro, provava a distrarre le persone, per quanto fosse possibile.\u00a0Avevamo detto di fare un viaggio, di prendere il primo volo e andare a vedere quanto il mondo fosse diverso da quella fetta d\u2019umanit\u00e0 che ci era stata assegnata alla nascita. Ricordo di averne parlato durante la cena della vigilia di Natale, io e lei, davanti a due calici di vino mentre lunghi silenzi ci schiacciavano le teste come se conoscessero il nostro futuro.\u00a0Nella vita avrei voluto navigare, volare o almeno avere il coraggio di assecondare le mie paure. Lei invece era pi\u00f9 razionale, lo era sempre stata: per lei la Luna era un satellite, per me un romanzo nuovo da sfogliare.\u00a0Quante volte abbiamo discusso di tutto questo.\u00a0Dopo l\u2019ultimo brindisi c\u2019eravamo baciati.\u00a0Le sussurrai che avremmo preso un aereo e non intendevo quello che stiamo aspettando adesso, ovviamente. Avevo gi\u00e0 i biglietti in tasca, quel Natale, ma non gliel\u2019ho mai detto. Non ho avuto il tempo di farlo. E\u2019 comico come si riesca a quantificare il tempo solo quando ci viene a mancare, comico e drammatico. Cos\u00ec ho capito che il tempo \u00e8 come una scarpa: seppur nuova, sotto, si consuma senza rendercene conto.\u00a0Il ronzio dei motori iniziava a farsi sentire in lontananza eppure era ancora presto, sar\u00e0 stata la nostra immaginazione ma sembrava molto pi\u00f9 vicino di quanto non fosse.\u00a0Lei appoggi\u00f2 la testa sulla mia spalla, aveva gli occhi vuoti ancor prima che la polvere glieli sommergesse.<\/p>\n<p><i>Aspettavamo che l\u2019aereo arrivasse<\/i> seduti su una stupida panchina e non dentro un bunker.<\/p>\n<p>Ne avevamo discusso il giorno in cui qualcuno si era fatto avanti, non ricordo chi, e ci aveva detto che ci avrebbe potuto ospitare in un posto sicuro. Una lunga discussione ma mai con i toni accesi, non serviva litigare. Lei disse di no, che non importava, che tanto seduti su una panchina o dentro un bunker, la bomba ci avrebbe spazzato via comunque, avrebbe raso al suolo le case e polverizzato i nostri cuori. Mentre raccontava la sua verit\u00e0, i miei occhi erano diventati lucidi nonostante mi sforzassi perch\u00e9 non accadesse: era come se fosse riuscita a mostrarmi ci\u00f2 che sarebbe accaduto. La sua freddezza mi spaventava, era ancora pi\u00f9 grigia del nostro futuro ma aveva ragione lei, su tutto, come sempre.\u00a0Immaginai la bomba fremere dentro la pancia dell\u2019aereo, la pensavo come un bambino davanti a un pacco regalo: stessa smania di strappare la carta solo che qui c\u2019erano in ballo case, animali, persone. Tutto quel metallo mi dava i brividi e un senso di freddo mi sgualc\u00ec la pelle. Non era il freddo ciclico che rapisce la natura per poi rilasciarla; io sentivo il freddo muto della morte, quello che toglie il respiro e lo chiude dentro centinaia, migliaia, milioni di bare di legno. Le nostre bare di legno.\u00a0Alzai gli occhi verso il cielo, lei li abbass\u00f2 verso terra.<\/p>\n<p>Sembra una supposta di metallo non pu\u00f2 farci del male, pensai.\u00a0Gli avevano pure dato un nome.<\/p>\n<p>Come si pu\u00f2 dare il nome a una bomba?\u00a0Un nome si cerca per un bambino, un cane, un gatto; ma per una bomba? No.\u00a0Una bomba \u00e8 una bomba, punto e basta.\u00a0Carica, decolla, sorvola, sgancia e distruggi ma non dare un nome alla bomba perch\u00e9 altrimenti diventa qualcosa di troppo personale.\u00a0Fat Man. L\u2019avevano chiamata Fat Man, uomo grasso.\u00a0Anche se di grasso non sarebbe rimasto nulla.\u00a0Non era un mio problema ma quel nome faceva davvero schifo e lo gridai.\u00a0La mia voce spar\u00ec dentro il rumore dell\u2019aereo mentre le sue eliche tranciavano il nostro cielo.\u00a0Il sibilo della bomba non fu fastidioso, per\u00f2 rimase in testa per molti secondi e l\u00ec lo conserver\u00f2 per sempre.\u00a0Non sentimmo alcun dolore, o forse qualcosa s\u00ec ma non volevo dargli questa soddisfazione.<\/p>\n<p><i>Aspettavamo che l\u2019aereo arrivasse<\/i> ed \u00e8 arrivato.\u00a0Ci siamo baciati un attimo prima che Nagasaki sparisse.<\/p>\n<p>Lei mi aveva chiesto di tenerci solo per mano, ne avevamo parlato, mi aveva quasi implorato, \u201cnon baciamoci, per carit\u00e0\u201d, ma un secondo prima dell\u2019impatto, si rese conto che quello sarebbe stato l\u2019unico modo per diventare immortali.\u00a0Mi tir\u00f2 a s\u00e9, e le mie labbra si stamparono sulle sue come i nostri profili sul muro dietro la panchina.<\/p>\n<p><i>Aspettavamo che l\u2019aereo<\/i> <i>arrivasse<\/i> e arriv\u00f2, puntuale.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_17221\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"17221\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Aspettavamo che l\u2019aereo arrivasse.\u00a0Lo aspettavamo seduti sulla panchina, io e lei.\u00a0Avevamo gli sguardi su punti diversi del cielo, come le nostre idee sul futuro.\u00a0Io avevo paura e, forse, anche lei ne aveva un po\u2019, ma non ci avrei giurato. 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