{"id":1722,"date":"2009-05-29T18:50:10","date_gmt":"2009-05-29T17:50:10","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=1722"},"modified":"2009-05-29T18:50:10","modified_gmt":"2009-05-29T17:50:10","slug":"ho-perso-le-parole","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=1722","title":{"rendered":"Racconti nella Rete 2009 &#8220;Ho perso le parole&#8221; di Anna Dess\u00ec"},"content":{"rendered":"<p>\u201cHo perso le parole, eppure ce le avevo qua un attimo fa, volevo dire cose che sai, che ti dovevo, che ti dovrei&#8230;&#8221;<\/p>\n<p>Ho appena oltrepassato la porta delle cucine, quando la mia attenzione viene conquistata da questo arpeggio di chitarra che accompagna le parole di una canzone, trasmessa da una stazione su cui la radio \u00e8 sintonizzata.\u00a0<\/p>\n<p>Sto cercando qui Maria per ringraziarla della nuova penna a biro rossa trovata stamattina sul comodino, sicuramente frutto della sua amabilit\u00e0.\u00a0<\/p>\n<p>Eccola infatti, indaffarata, ma sorridente come spesso il suo carattere gioviale le concede di essere. \u00a0 \u201cBella questa canzone&#8230;\u201d le dico sorridendo quando mi vede, indicando col dito la radio \u201c&#8230;Sembra scritta da me, no?\u201d.\u00a0<\/p>\n<p>Maria ci pensa su un secondo. \u201cHey, ha ragione. Non ci avevo mai pensato!\u201d.<\/p>\n<p>E poi sottovoce, avvicinandosi, come per non farsi sentire dalle sue colleghe \u201cSa che il cantante \u00e8 un figo pazzesco?\u201d. Sfodera un sorriso un po\u2019 bizzarro, quasi da adolescente imbarazzata ma fieramente discola e la sua complicit\u00e0 mi lusinga e diverte, cos\u00ec che mi ritrovo a ridere di gusto.<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>Anche io perdo le parole, come quel cantante, e tante ne ho gi\u00e0 perse.<\/p>\n<p>Succede ormai da anni, anche da prima di entrare in questa casa.<\/p>\n<p>E\u2019 sbagliato dire che le ho perse perch\u00e9 le parole non sono una mia propriet\u00e0, non sono di nessuno. Le parole vivono nell\u2019aria, nel suono che le fa dondolare intorno quando una voce ha dato loro vita. A volte sono decise, a volte tentennano, altre ancheggiano. Vanno via, per ritornare appena abbiamo bisogno di loro in un discorso, un pensiero, una lettera, una poesia, un rimprovero. \u00a0<\/p>\n<p>Per\u00f2 succede che, da me, molte parole non sappiano pi\u00f9 fare ritorno: un oscuro maleficio, perfido omaggio della vecchiaia, agisce inesorabilmente asportandole in maniera casuale dalla mia mente.<\/p>\n<p>E io le sto dimenticando per sempre.<\/p>\n<p>Sto tentando, con l\u2019aiuto di Maria e del mio quaderno e delle mie penne, di ritrovarne quante pi\u00f9 possibile e ogni parola ritrovata per me \u00e8 un trionfo, accompagnato dall\u2019emozione forte che indovino possa dare un applauso a scena aperta, al termine di uno spettacolo.<\/p>\n<p>Maria \u00e8 diventata per me, giorno dopo giorno, un\u2019amica preziosa. Non appartiene alla folta categoria di persone convinte che a noi ospiti di Casa Azzurra piaccia o ci rinfranchi essere trattati con i falsi e odiosi vezzeggiamenti, adatti in realt\u00e0 pi\u00f9 ad un asilo nido che ad una casa di ricovero per vecchi.<\/p>\n<p>Il quaderno che porto sempre appresso \u00e8 un dono importante che lei, inaspettatamente, mi ha regalato in una scialba mattina di pioggia, qualche mese fa. In copertina riporta l\u2019immagine radiosa di un vivace campo di tulipani coloratissimi, che, anche da soli, quel giorno, avrebbero saputo risvegliare la pigrizia e il grigiore di cui era intessuta quella mattina. \u00a0<\/p>\n<p>Ricordo che avevo guardato Maria con sguardo interrogativo, aggrottando le sopracciglia con aria di finta preoccupazione, non comprendendone il significato e l\u2019utilizzo suggeritomi.<\/p>\n<p>Allora mi aveva preso la mano e mi aveva sussurrato seria e felice:<\/p>\n<p>\u201cCos\u00ec scriver\u00e0 qui ogni parola che ha paura di perdere e potr\u00e0 conservarla con cura\u201d. \u00a0<\/p>\n<p>Sopraffatta dal calore del gesto, avevo quindi accettato il quaderno e le avevo stretto la mano a lungo nelle mie, piena di gratitudine.<\/p>\n<p>Il mio quaderno \u00e8 l\u2019occasione per ricolmare o lenire alcuni solchi lasciati dalle parole strappate via, ferite che possono medicarsi, anche se solo lievemente, con una semplice pozione di pazienza e volont\u00e0 da parte mia. E\u2019 la mia insperata opportunit\u00e0 di allontanarmi di qualche passo dal destino cupo e spaventoso della demenza assoluta.\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>Che di dementi, alienati e stupidi qui nella casa \u00e8 pieno.\u00a0<\/p>\n<p>Gemma ad esempio.\u00a0<\/p>\n<p>Le due stupide sillabe che formano il soprannome a lei affibbiatole, Pippi, gi\u00e0 da sole tolgono a Gemma gran parte della sua lontana dignit\u00e0. Quando, casualmente, ho saputo il suo vero nome, cos\u00ec luminoso e puro, ricordo di aver pensato che se il destino, in passato, avesse concesso alla mia esistenza una figlia femmina, avrei voluto chiamarla solo cos\u00ec.\u00a0<\/p>\n<p>La cattiva sorte ha concesso a Gemma un\u2019insensata e sghemba porzione finale di vita in un suo mondo, estraneo ad ogni altra persona, lasciando noi, al di qua, spettatori del suo capo ostinato che oscilla continuamente\u00a0 a ritmo lento, sempre uguale. Sempre gli occhi quasi chiusi e le labbra quasi aperte. Sembra dire tristemente no, no no. Tutto il giorno no.<\/p>\n<p>Carla, della stanza dodici, una donna in cui convivono in uguali dosi meschinit\u00e0, tristezza e perfidia, ripete spesso a cantilena, sorridendo in modo perverso, che il motivo del soprannome \u00e8 che Gemma si fa la pip\u00ec addosso. Notizia poi non cos\u00ec sorprendente n\u00e9 originale, qui!<\/p>\n<p>Carla fa paura a molti di noi per la sua scostumata aggressivit\u00e0. Personalmente la temo e la odio da quando ha tentato di rubarmi il quaderno e le penne a biro: io sono molto gelosa del mio quaderno cos\u00ec come delle mie penne, una con inchiostro rosso e una con inchiostro nero.<\/p>\n<p>In rosso scrivo le parole dimenticate.\u00a0<\/p>\n<p>Quante ne ho scritte? Purtroppo salvo dalla buia voragine dell\u2019oblio solo un magro elenco di termini, recuperati quando il loro suono fortuitamente cozza e poi rimbalza nella mia testa guasta. Succede allora che, come una bambina o una straniera, me ne chieda il significato e le annoti su un foglietto, rivolgendomi a Maria per aiuto e delucidazioni. Molte volte mi imbatto in termini medici di cui mai in verit\u00e0 ho conosciuto il significato e allora, ovviamente, tralascio di riportarli nel mio quaderno.<\/p>\n<p>In nero scrivo invece le parole che per me sono importanti e delle quali reputo indispensabile prevenirne l\u2019eventuale dimenticanza.<\/p>\n<p>La prima parola in nero scritta nel mio quaderno \u00e8 \u201cPane\u201d, forse per la mia passione per i panini della mensa. Li adoro, l\u00ec nel cesto rosso sulla tavola apparecchiata, con il loro profumo, con il suono del loro scricchiolio dato dalla buona cottura\u00a0 e difficilmente resisto dal non portarmi uno di quei prodigi in camera. Poi, altrettanto difficilmente, contengo la smorfia amara quando con assurdo, poich\u00e9 quotidiano, stupore, rilevo che, tra le pareti della mia stanza quadrata, la magia di acqua, farina e lievito si \u00e8 trasformata in una palla molle e gommosa, buona solo per le papere del laghetto vicino a casa di Maria.<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>Oggi \u00e8 domenica, il giorno delle visite, o, semplicemente, il settimo di una settimana in pi\u00f9, elargita generosamente &#8211; chiss\u00e0 da chi &#8211; a svantaggio\u00a0 della morte. \u00a0<\/p>\n<p>La domenica \u00e8 la consacrazione della vecchia collana di perle di Carla. La indossa fedelmente gi\u00e0 al mattino a colazione, anche se i suoi figli faranno la loro comparsa solo nel pomeriggio.<\/p>\n<p>L\u2019eccitazione crea una sorta di reazione chimica dentro di lei, generante il suo peggior veleno e le pi\u00f9 bieche frasi d\u2019odio e cattiveria, all\u2019indirizzo di tutti.\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0\u201cTu non hai nessuno e quando morirai non ti pianger\u00e0 nessuno!\u201d\u00a0 \u00a0<\/p>\n<p>Sono le orribili gengive a colpirmi pi\u00f9 di ogni malvagit\u00e0 che la sua mente squilibrata produce,\u00a0 gengive scoperte e sgraziate, denudate ad ogni vocale larga. E quando infine tace accarezza con fare morboso la sua stupida collana, guardandosi intorno con un sorriso angosciante.<\/p>\n<p>Se non la odiassi la troverei patetica.<\/p>\n<p>In realt\u00e0, tra l\u2019altro, a me non dispiace affatto che nessuno venga a farmi visita.<\/p>\n<p>Non ho nessuna persona cara in vita o vicina.<\/p>\n<p>Mio marito se ne \u00e8 andato lasciando impresse la sua immagine e la sua voce nitide nella mia stramba testa e un sentimento caldo e tenero nel mio vecchio cuore. E\u2019 lui il giovane sorridente e dinamico, intensamente vivo che continua a tenermi compagnia in molti momenti della giornata, anche se \u00e8 ormai cos\u00ec lontano, anche se, lui, \u00e8 gi\u00e0 arrivato a destinazione.\u00a0<\/p>\n<p>Il mio biglietto so che \u00e8 pronto e, un domani ormai vicino, salir\u00f2 su quel treno e alla fine partir\u00f2, lo sguardo al finestrino a svagarmi con i paesaggi che correranno veloci inseguendosi, per avvicinarmi al momento felice del nostro rincontro cos\u00ec cercato e preteso.<\/p>\n<p>Tuttavia, non avendo mai amato i commiati nelle fredde e inospitali sale d\u2019aspetto delle stazioni ferroviarie, mi sento sollevata che dopo il fischio del treno non dovr\u00f2 cimentarmi in discorsi\u00a0 difficili e sicuramente stupidi con chicchessia, nemmeno con i figli, giacch\u00e8 non ne ho avuti.\u00a0<\/p>\n<p>Il destino, o Dio, o la sventura o chi diavolo sia poi a decidere queste cose, non mi ha concesso il beneficio e la grande prova di diventare madre.<\/p>\n<p>Li osservo bene, per\u00f2, domenica dopo domenica, tutti i figli che vengono qui a trovare le loro vecchie madri\u00a0 e uno in particolare mi incanta: di lui conosco il modo di camminare, di aggiustarsi il ciuffo sulla fronte, di mettere talvolta le mani sui fianchi, tanto da saperlo distinguere immediatamente anche da lontano.<\/p>\n<p>E\u2019 il figlio di Gemma.\u00a0<\/p>\n<p>Li guardo sempre cercando di non farmi notare, mamma e figlio, quando lui le si siede vicino e le accarezza teneramente la testa. Mi sembra di avvertire io stessa la sensazione delle sue dita che scivolano sui pochi capelli bianchi della donna, tentando con dolcezza di fermare l\u2019oscillazione ostinata del capo. Spesso le sfiora teneramente la guancia appuntita dallo zigomo e le parla piano e, molte altre volte, le prende una delle sue magrissime e nodose mani nelle sue, certamente nell\u2019intento affettuoso di infonderle un po\u2019 del suo vigore e della sua vita.<\/p>\n<p>Oggi mi sono avvicinata a loro pi\u00f9 del solito perch\u00e9 ho sentito forte il bisogno di ascoltare la sua voce, ma, per non sembrare invadente, ho impostato sul mio volto un\u2019espressione da svampita e muovo in continuazione le labbra, come a mormorare lunghe orazioni o nenie. Cos\u00ec facendo, lui pare ignorare la mia presenza&#8230; e io ascolto, cos\u00ec sfacciata da non provare nemmeno vergogna per il mio trucco meschino e poco rispettoso.<\/p>\n<p>Parla con tono calmo e, pur trattandosi di ovvi monologhi, inserisce volutamente ampie pause che possano accogliere le inaspettate risposte di sua madre: il suo amore sconfinato configura quest\u2019opzione possibile.\u00a0<\/p>\n<p>E racconta. Quante cose racconta&#8230;\u00a0<\/p>\n<p>Sta raccontando, ridendo con tutti gli occhi, le lezioni di guida che sta impartendo con impegno e con ridicola difficolt\u00e0 a sua figlia. Poi le ricorda un episodio divertente della sua infanzia o della sua\u00a0 prima giovent\u00f9 e tutto ci\u00f2 senza abbandonarle mai la mano o ripeterle di tanto in tanto\u00a0 \u201cTi ricordi?\u201d.<\/p>\n<p>Il silenzio di Gemma appartiene a quei bui e ciechi mutismi che ciascuno di noi sceglie di interpretare ascoltando il proprio cuore, ignorando volutamente i messaggi che la razionalit\u00e0, invece, confida.<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>Sta rinfrescando adesso e, abbottonando il soprabito sul petto, mi trovo a camminare nei pressi del cancello d\u2019ingresso, proprio mentre l\u2019uomo sta per uscire, il viso basso e un peso invisibile, doloroso, sulle spalle.<\/p>\n<p>Ci guardiamo in silenzio: non riesco a smettere di appoggiare lo sguardo sui suoi occhi, adesso cos\u00ec rossi e gonfi, traboccanti di sofferenza. Lui appare decisamente stupito della miracolosa presenza che pu\u00f2 percepire nel mio sguardo, ora che ho smesso la farsa dell\u2019alienata. \u00a0 \u00a0<\/p>\n<p>Restiamo cos\u00ec per un tempo che potrebbe essere breve come lunghissimo, poi, improvvisamente, il mio quaderno cade a terra, sull\u2019erba del giardino, con un rumore lieve che fa tuttavia sobbalzare entrambi.<\/p>\n<p>Lui si china subito e lo raccoglie, porgendomi il mio oggetto prezioso con estrema delicatezza.\u00a0<\/p>\n<p>\u201cE\u2019 il suo diario signora? L\u2019ho sempre vista con questo quaderno con s\u00e9 e&#8230;\u201d.\u00a0<\/p>\n<p>Il suo tono \u00e8 gentile e dolce.<\/p>\n<p>\u201cNo\u201d mi affretto a rispondere \u201c E\u2019 un quaderno in cui scrivo le parole che non voglio perdere. So che presto mi perder\u00f2 io stessa&#8230;\u201d continuo sorridendo serenamente senza staccare gli occhi da lui \u201c&#8230;ma finch\u00e9 ho il mio quaderno stretto nelle mani, vede, ho meno paura di &#8230; cadere gi\u00f9 subito. Una specie di zattera, in un certo qual modo&#8230;.\u201d.<\/p>\n<p>Non riesco a smettere di parlare, nonostante mi senta imbarazzata per queste confidenze.<\/p>\n<p>\u00a0\u201cMi dispiace se la sto rattristando, accidenti, questo posto sembra fatto apposta per rattristare le persone e io&#8230; Oh, mi scusi sa, non volevo proprio. Sua mamma, Gemma, \u00e8 cos\u00ec fortunata ad avere un ragazzo come lei che le regala tante parole. Le parole sono meglio dei fiori, sono cos\u00ec importanti sa? Come le carezze che lei fa a sua madre, sono fondamentali. Accarezzi sempre sua madre, sempre! A noi vecchi qui, ormai, ci toccano solo per&#8230; lasciamo stare. Mi scusi davvero, sono solo una vecchia chiacchierona invadente\u201d.\u00a0<\/p>\n<p>Improvvisamente voglio scappare. Mi sento una vera stupida, fuori luogo, una bambina che ha recitato la poesia sbagliandola tutta. Sono incredibilmente provata, quasi tremo e penso di non poter pi\u00f9 riuscire a sollevare di un millimetro lo sguardo, ora fisso a terra.\u00a0<\/p>\n<p>Faccio un passo rapido di lato, per allontanarmi in fretta.<\/p>\n<p>\u201cNo signora, aspetti. Non vada via, per favore, davvero&#8230; Non penso affatto che lei sia invadente, mi ha fatto star bene, invece, ascoltare ci\u00f2 che mi ha detto! Grazie a lei oggi io&#8230; S\u00ec, io oggi esco da questo cancello con &#8230; sollievo.\u00a0 Grazie signora Lucia. Posso?\u201d\u00a0<\/p>\n<p>Si avvicina e mi d\u00e0 un bacio sulla guancia. Un bacio vero, con le labbra appoggiate senza incertezza alla mia pelle e alle mie rughe.\u00a0<\/p>\n<p>\u201cGrazie\u201d mormoro con un filo di voce, sconvolta dalla straordinaria potenza di quella semplice e amorevole manifestazione d\u2019affetto, lava dolce che mi percorre dentro.<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>Mi siedo sulla panchina e medito su come sia stato bello e inaspettato sentire pronunciare il mio nome dalla voce del figlio di Gemma.\u00a0<\/p>\n<p>Apro il mio quaderno, tolgo lentamente il tappo dalla mia nuova penna ad inchiostro rosso e la inauguro.<\/p>\n<p>Alzo lo sguardo al cancello che, col cigolio lamentoso che lo caratterizza, viene chiuso anche per questa domenica e il pensiero va alla collana di perle di Carla che sta tornando dentro il cassetto del comodino.<\/p>\n<p>Rileggo ci\u00f2 che ho appena scritto: \u201cSollievo\u201d.<\/p>\n<p>Non ne ricordo assolutamente il significato ma non ho dubbi: oggi ho ritrovato una parola importante. Lo so.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_1722\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"1722\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u201cHo perso le parole, eppure ce le avevo qua un attimo fa, volevo dire cose che sai, che ti dovevo, che ti dovrei&#8230;&#8221; Ho appena oltrepassato la porta delle cucine, quando la mia attenzione viene conquistata da questo arpeggio di chitarra che accompagna le parole di una canzone, trasmessa da una stazione su cui la [&hellip;]<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_1722\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"1722\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"author":505,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[3],"tags":[],"class_list":["post-1722","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-racconti-2009"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1722"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/505"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=1722"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1722\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=1722"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=1722"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=1722"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}