{"id":17188,"date":"2013-12-13T12:20:21","date_gmt":"2013-12-13T11:20:21","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=17188"},"modified":"2013-12-13T12:20:21","modified_gmt":"2013-12-13T11:20:21","slug":"premio-racconti-nella-rete-2014-il-taccuino-nero-di-mario-abbati","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=17188","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2014 &#8220;Il taccuino nero&#8221; di Mario Abbati"},"content":{"rendered":"<p>\u00abL\u2019hai notato quel tizio?\u00bb busso col gomito sul fianco di Cristina. \u00abMi fa incazzare come una bestia.\u00bb<\/p>\n<p>\u00c8 uno sulla quarantina, un po\u2019 allampanato, due basettoni grigi e arruffati uniche oasi pelose su una zucca quasi calva.<\/p>\n<p>\u00abLo tengo d\u2019occhio dal primo giorno, siede sempre allo stesso posto\u00bb invito Cristina a sintonizzarsi sul bersaglio. \u00abSeconda fila, tutto a sinistra.\u00bb<\/p>\n<p>\u00abE allora?\u00bb Cristina emette un sibilo di fastidio, il tempo a disposizione per l\u2019esercizio sta per scadere.<\/p>\n<p>\u00abNon smette un attimo di scrivere, sia durante la lezione che negli intervalli.\u00bb<\/p>\n<p>\u00abMagari prende appunti.\u00bb<\/p>\n<p>\u00abNo\u00bb sul tema ho le idee chiare, l\u2019ho osservato troppo bene.<\/p>\n<p>Sta sempre con la testa china sul suo taccuino nero, la mano salda su un pennino sottilissimo con cui traccia una grafia nevrotica tipo elettrocardiogramma che alterna a colpetti risolutivi.<\/p>\n<p>\u00abUno che prende appunti ogni tanto alzerebbe la testa, chiederebbe spiegazioni. Lui invece sta rinchiuso nel suo mondo e non si fila nessuno.\u00bb<\/p>\n<p>\u00abSar\u00e0 concentrato sul racconto\u00bb Cristina mantiene i nervi saldi.<\/p>\n<p>\u00abIl limite \u00e8 quattro cartelle, ogni cartella duemila caratteri\u00bb ripeto a memoria le uniche frasi che ho trascritto sul quaderno dall\u2019inizio dello stage, dopo una serie di false partenze non ho ancora partorito la prima riga del mio racconto. \u00abMentre quello, se continua cos\u00ec, fra un po\u2019 sfodera la quarta cantica della divina commedia.\u00bb<\/p>\n<p>\u00abMa dai.\u00bb<\/p>\n<p>\u00abPi\u00f9 lo vedo, pi\u00f9 mi fa bollire il sangue.\u00bb<\/p>\n<p>\u00abPensa a te\u00bb Cristina accenna alle pagine intonse del mio quaderno e torna a dedicarsi all\u2019esercizio, \u00abentro domani bisogna consegnare il racconto.\u00bb<\/p>\n<p>Dal palchetto dei docenti giunge il segnale di tempo scaduto, tutti quanti posano penne e matite e rivolgono gli sguardi alla cattedra. Tutti tranne il tizio. Chiude il taccuino nero, si alza e imbocca il corridoio.<\/p>\n<p>\u00abHai visto?\u00bb solletico Cristina con una nuova gomitata.<\/p>\n<p>\u00abChe.\u00bb<\/p>\n<p>\u00abFinito l\u2019esercizio, piglia e sparisce\u00bb lo seguo con lo sguardo finch\u00e9 non abbandona l\u2019aula. \u00abOgni giorno cos\u00ec.\u00bb<\/p>\n<p>\u00abE basta\u00bb sbotta Cristina. \u00abLascialo in pace.\u00bb<\/p>\n<p>\u00abNo!\u00bb assecondo l\u2019impulso delle gambe e balzo su. \u00abStavolta voglio vedere dove va.\u00bb<\/p>\n<p>Lascio il quaderno sulla sedia e mi getto all\u2019inseguimento.<\/p>\n<p>Esco dalla sala corsi, mi blocco sulla soglia dell\u2019edificio. Eccolo l\u00e0, nella folla variopinta che anima la piazzetta trasteverina di Sant\u2019Egidio. Scendo gli scalini e gli vado dietro.<\/p>\n<p>Imbocca Via della Scala mescolandosi al flusso vorticoso dei turisti, sono circa le nove, cio\u00e8 ora di punta, da pub e trattorie esala un coretto stonato di risate e urla multietniche. Non mi \u00e8 difficile tallonarlo a distanza, uno cos\u00ec alto \u00e8 impossibile perderlo di vista. Prosegue lungo il rettifilo fino ad arrestarsi di fronte all\u2019insegna di un bar, dopo una fase di esitazione si decide ed entra.<\/p>\n<p>Ci arrivo pure io, mi affaccio con discrezione. I posti a sedere sono tutti occupati, il bancone assediato di clienti. Lui lo vedo parcheggiato dietro un tavolino nell\u2019angoletto pi\u00f9 lontano. Non ci posso credere, si \u00e8 rimesso a scrivere sul taccuino nero. Col suo pennino affilato. Quel miscuglio di rabbia e odio che avevo smaltito durante la breve passeggiata torna a coagularsi nella mia pancia.<\/p>\n<p>Entro e mi nascondo dietro un gruppetto di turisti. Una cameriera bionda si stacca dal bancone e raggiunge il tizio, gli serve un cappuccino. Lui non se li fila, n\u00e9 la ragazza n\u00e9 il cappuccino, la sua mano continua a zigzagare senza pace sulla carta.<\/p>\n<p>Finalmente si blocca e posa il pennino.<\/p>\n<p>Si guarda intorno, i suoi occhi intercettano un punto all\u2019orizzonte, ne seguo il prolungamento e centro la porta del bagno. Il tizio si alza, dopo uno slalom impacciato fra i tavoli sparisce nella toilette. Torno a inquadrare il tavolino e rimango senza respiro.<\/p>\n<p>Il taccuino nero \u00e8 rimasto l\u00e0.<\/p>\n<p>Una raffica di segnali contrastanti mi bombarda la testa, non so a quale obbedire, alla fine mi faccio coraggio e invado la saletta. Intorno regna la confusione pi\u00f9 assoluta, nessuno si accorge di me. Mi accosto al tavolo del tizio, l\u2019oggetto dei miei desideri staziona incustodito fra la tazza col cappuccino e alcuni frammenti di vetro. Li metto a fuoco, sembra una fiala medicinale spezzata in due.<\/p>\n<p>Allungo una mano verso il taccuino, ne palpo la superficie lucida. \u00c8 bagnata, i miei polpastrelli sguazzano in uno straterello di liquido viscoso. Mi sfioro le narici con le dita, \u00e8 una puzza mai sentita. Il tempo di aspirarla e il mio cervello reagisce come se fosse stato colpito da una bomba atomica. Mi sento improvvisamente stordito, un attacco di nausea talmente forte che mi viene quasi da rigettare. Con la coda dell\u2019occhio noto la porta del bagno che si apre, il tizio che esce.<\/p>\n<p>Afferro il taccuino con un gesto fulmineo e me l\u2019imbosco nei pantaloni. Niente allarmi o sirene della polizia, solo i rintocchi del mio cuore che coprono il brusio del locale. Esco dal bar e fuggo via.<\/p>\n<p>Mi costa uno sforzo sovrumano mantenere la traiettoria, le gambe barcollano, la testa \u00e8 pesante come una palla di marmo. Raggiungo in apnea l\u2019incrocio con Vicolo della Scala, per fortuna ho parcheggiato qua dietro. Dal chiasso furioso penetro in una bolla di silenzio tombale, forse anche i timpani mi stanno per abbandonare.<\/p>\n<p>Arranco nel vicolo finch\u00e9 non avvisto la mia auto incollata al muro. Apro dalla parte del passeggero, scavalco la leva del cambio e mi siedo di fronte al volante. Ho il fiato grosso, le tempie che pulsano impazzite. Sfilo il taccuino dalla tasca, strofino la copertina sui pantaloni in modo da cancellare ogni residuo di quel terribile intruglio. Poi tolgo la fascetta elastica e lo apro.<\/p>\n<p>Oh, merda. Le pagine sono bianche.<\/p>\n<p>Sfoglio il blocchetto dall\u2019inizio alla fine, torno indietro, nemmeno un puntino casuale. Non faccio in tempo a pormi domande che lo sportello si apre e il tizio allampanato s\u2019infila nella macchina. Riconosce al volo l\u2019oggetto che stringo fra le dita. Vorrei scusarmi ma lui fa scattare un braccio ossuto e mi preme sul naso un fazzoletto bagnato. Puzza come la roba di poco fa.<\/p>\n<p>Basta un istante e mi trasformo in una statua di ghiaccio, posso solo ruotare le pupille. Vedo il tizio che solleva l\u2019altro braccio, il pugno chiuso sul suo pennino aerodinamico, uno stecco sottile color grigiopiombo che termina in una punta affilata. Cala il braccio con sicurezza chirurgica e mi conficca lo stiletto tra collo e spalla. Quando lo estrae, dal buco sprizza fuori un fiotto di sangue che s\u2019infrange sul parabrezza.<\/p>\n<p>Ma io non provo dolore.<\/p>\n<p>Lui inzuppa il pennino nella scia rossa che mi cola sul braccio e traccia dei simboli sul lato-A della mia camicia bianca. Da sinistra, all\u2019altezza del cuore, come se scrivesse al rovescio. Con la solita grafia tipo elettrocardiogramma, fatta di cuspidi e tocchetti. Poi recupera il taccuino nero che mi \u00e8 caduto fra le gambe, inclina verso di me lo specchietto retrovisore e fila via.<\/p>\n<p>Guardo nello specchietto, \u00e8 centrato sulla frase di sangue che mi ha tracciato sul petto. Nonostante le palpebre che sfarfallano riesco a decifrarla, solo tre parole.<\/p>\n<p><i>Troppa curiosit\u00e0 uccide<\/i>.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_17188\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"17188\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 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