{"id":16964,"date":"2013-11-05T16:27:25","date_gmt":"2013-11-05T15:27:25","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=16964"},"modified":"2013-11-05T16:47:15","modified_gmt":"2013-11-05T15:47:15","slug":"premio-racconti-nella-rete-2014-come-vecchi-amici-di-lorenza-carli","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=16964","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2014 &#8220;Come vecchi amici&#8221; di Lorenza Carli"},"content":{"rendered":"<p>E\u2019 strano rivedersi dopo tanto tempo, quasi irreale. Sembriamo due estranei, due conoscenti che si studiano a vicenda, non senza un velo d\u2019imbarazzo. Non sei cambiato, gli anni con te sono stati clementi. Hai ancora la stessa scintilla negli occhi, quella che mi piaceva tanto, gli stessi riccioli con un riflesso dorato. Sembri un ragazzo, anche se intuisco un velo di tristezza che non ti conoscevo. Chiss\u00e0 a cosa stai pensando, magari che sono invecchiata. Che, sotto le meches, ho qualche filo bianco sulle tempie. Le donne sono sfigate, ogni cedimento, anche minimo, salta agli occhi in maniera impietosa. Forse cerchi tracce della ragazza di un tempo, mentre hai davanti solo una placida signora, indubitabilmente sugli anta. Tu invece te la cavi ancora egregiamente. Chiss\u00e0 se ti batte il cuore. Il mio \u00e8 al galoppo, devo controllarmi, ma sicuramente sono arrossita. Non riesco ancora a far finta di niente, non sono ancora indifferente. <em>Indifferenza<\/em>, che termine inappropriato per due persone che hanno condiviso tutto. Mi sarai mai indifferente? Non ci spero pi\u00f9. Siamo entrati in questo caff\u00e8 come vecchi amici, tu sei alla cassa e stai ordinando i nostri cappuccini. Fuori, l\u2019aria frizzante sferza le guance. Camminavo da sola, di buon passo, lungo il molo, quando ti ho visto. Ti ho riconosciuto subito, venivi verso di me, solo anche tu, perso tra i pensieri. Il molo era semideserto, impossibile non imbatterci l\u2019uno nell\u2019altra.<br \/>\n<em>Allora \u00e8 cos\u00ec che succede<\/em>, ho pensato. <em>Due persone passano anni a evitarsi accuratamente e poi zac! Un giorno qualunque, in un<\/em> <em>posto qualunque, il destino li mette di nuovo di fronte<\/em>.<br \/>\nHo sentito le ginocchia molli, anche se sono passati vent\u2019anni. Avrei voluto nascondermi e avrei disperatamente desiderato fermarti. Desideravo fuggire al tuo sguardo, lasciare che tu mi ricordassi com\u2019ero e nello stesso tempo volevo tirarti per la manica, rubare mezz\u2019ora del tuo tempo per guardarti negli occhi. Come mi sono mancati i tuoi occhi! La mia mente li ha rivisti infinite volte in questi anni, ora allegri, ora pensosi, ora teneri, posati su di me. Quando i nostri sguardi si sono incrociati, per un attimo ho pensato di tirare dritto, di far finta di non averti notato, ma tu hai cambiato espressione, hai accennato un saluto ed io ho avvertito la familiare sensazione di vuoto allo stomaco, che credevo morta con te. Invece no, mi emoziono ancora. Allora non sono diventata poi cos\u00ec razionale, non cos\u00ec insensibile! Allora mi lascio ancora coinvolgere da qualcosa e quel qualcosa sei sempre tu.<\/p>\n<p><em> Ancora tu, non mi sorprende, lo sai<\/em>\u2026sento la voce di Lucio Battisti che si diffonde nell\u2019abitacolo della nostra vecchia auto di tanti anni fa. Eravamo stupidi, stupidamente felici, il mondo era nostro, ci bastava stringerci le mani. Eri entrato nella mia vita e l\u2019avevi pennellata di luce. Tu eri il sole delle mie giornate, io la pazzia delle tue. Era stata passione, subito. Quel genere di passione che scalda come il fuoco, taglia come il diamante, morde come la paura, avvolge come una coperta calda, abbraccia come una madre. Chi la conosce sa che non pu\u00f2 sfuggirle. Io l\u2019ho saputo appena ti ho visto. E\u2019 bastato che i nostri sguardi inciampassero l\u2019uno nell\u2019altro e ho capito che era fatta. Ero incatenata a te, per sempre. Mi avevi offerto un gelato e io avevo accettato, pregando che quel gelato non finisse mai, poi mi avevi accompagnato a casa e io avevo sperato che neppure la strada finisse mai. Il mio cuore faceva giravolte, il contatto con la tua pelle mi stordiva. Dopo il primo bacio non c\u2019eravamo pi\u00f9 lasciati. Ci dicevano che stavamo correndo troppo, che bisognava riflettere, prendere tempo, ma noi non abbiamo ascoltato nessuno, abbiamo sfidato tutto e tutti. Quello non era il momento di riflettere, era il momento di essere felici. Ubriachi di noi stessi, ecco cosa eravamo e la conclusione possibile ci sembrava una sola. Vivere insieme, per sempre. Della nostra vita in due, ricordo solo i momenti belli. La sera, quando ti sentivo rientrare, il rumore della chiave che girava nella serratura mi faceva volare. Stavi tornando da me, a casa, a <em>casa nostr<\/em>a! L\u2019appartamento dove vivevamo era minuscolo, ci stavamo a malapena, i problemi da risolvere erano infiniti, ma io camminavo due spanne sopra il marciapiede e tu pure, o almeno cos\u00ec mi pareva. Mi sono chiesta spesso, dopo, se tu fossi stato felice come lo ero io, se ci fossero stati segnali che non avevo colto, messaggi non letti. Ancora oggi rispondo di no. Viaggiavamo insieme in un\u2019altra dimensione. Incoscienti, forse, ma felici. Tu eri la mia famiglia, il mio compagno, mio fratello, il mio migliore amico, il mio amante, la mia certezza. Mi svegliavo vispa come un grillo e mi addormentavo serena, paga della tua vicinanza. Desiderare un figlio ci era parso la cosa pi\u00f9 naturale del mondo. Ci sono sensazioni che non afferro pi\u00f9. La pienezza di quei momenti, il progetto di un bimbo nostro, non riesco pi\u00f9 a coglierle, neppure nei ricordi. Forse \u00e8 questo che i medici dell\u2019anima chiamano rimozione. Qualcosa che ci provoca un dolore intollerabile e che viene strappato via, dal cuore e dalla memoria. Solo cos\u00ec possiamo sopravvivere. Via, tabula rasa. Non \u00e8 successo niente. Invece adesso che ti guardo, in questo bar quasi in riva al mare, mentre tra un boccone di brioches e un sorso di cioccolata calda racconti di te, i ricordi tornano a galla, tutti. Fa male, tanto male. Vorrei afferrarti per il giaccone e dirti che non me ne frega niente di quello che hai fatto in questi vent\u2019anni, che non m\u2019interessa nulla del tuo lavoro, dei tuoi successi, degli obiettivi raggiunti, vorrei gridarti il dolore che affiora, ma non lo faccio. Resto l\u00ec ad ascoltarti, compita e gentile. In fondo siamo due vecchi amici, che conversano amabilmente, in un freddo pomeriggio di gennaio. Mi parli di tua moglie quasi a mezza voce. Trapela un senso di sconfitta, di deriva. Non siete riusciti ad avere figli, dici e questo l\u2019ha resa una donna stanca, precocemente rassegnata. Vorrei urlare ma sto zitta, gli occhi bassi sul mio cappuccino. Il pensiero vola a mio marito e a mio figlio. Edoardo, mio marito, \u00e8 un uomo profondamente buono, un padre meraviglioso. Il suo unico torto, ai miei occhi, era quello di non essere te. Non sono mai riuscita ad amarlo dello stesso amore. Quando l\u2019ho conosciuto, ero faticosamente diventata una donna saggia, ragionevole, misurata, prudente. Gli ho voluto un gran bene, l\u2019ho fatto diventare il mio porto sicuro, ma sono quasi certa che lui sappia che qualcosa \u00e8 mancato. Non gli ho regalato il cuore in gola, il buco allo stomaco, la voglia di fare pazzie. Quelli li ho sepolti con il tuo ricordo. Poi c\u2019\u00e8 Matteo, il mio adorato ragazzo. Mio figlio, la gioia e lo scopo della mia vita. E\u2019 rimasto figlio unico, purtroppo e non passa giorno che non mi maledica per la decisione presa tanti anni fa. Ho detto decisione e non scelta, perch\u00e9 a me \u00e8 sempre sembrato di non averla, una scelta. Hai scelto tu per me, andandotene all\u2019improvviso. Io ho solo cercato, malamente, di salvarmi, di non affondare. Torno col pensiero a quella felicit\u00e0 antica e mi chiedo se tu ci pensi mai, se ci hai mai pensato, in questi anni. Ti \u00e8 mai venuto in mente quel bambino rispedito al mittente? Ti guardo, ti sento parlare e mi sembri a un tratto pi\u00f9 grigio, pi\u00f9 stanco. Cerco tracce del tuo vecchio smalto, di quel qualcosa che irradiava da te e ti rendeva, ai miei occhi, irresistibile. L\u2019unico uomo che potessi amare, una calamita a cui non sapevo sottrarmi. Giornate di sole e notti di pioggia, domeniche pigre e viaggi, corse in bicicletta, confidenze, abbracci e risate, coccole e notti d\u2019amore. Poi la notizia. Un figlio. Un figlio nostro in arrivo! Eravamo felici o lo ero io sola? Domande, milioni di domande gi\u00e0 fatte in questi anni e alle quali non ho trovato risposta. Se sar\u00e0 femmina, la chiameremo Emma. S\u00ec, Emma. Ci piacerebbe una bambina, fantastichiamo su occhioni verdi e riccioli ambrati, come i tuoi. Fantastichiamo su orsetti, bavaglini e seggiolini da fissare alle nostre bici, per future passeggiate in tre. Mi tocco il ventre e accarezzo la felicit\u00e0. Un figlio in arrivo vuol dire famiglia, calore, vuol dire per tutta la vita. O almeno cos\u00ec pensavo e ringraziavo un dio in cui non sono certa di credere, per avermi dato te. Poi una notte, <em>quella notte<\/em>. Una notte di temporale. Chiss\u00e0 com\u2019\u00e8 che ti sentii, avevo un sonno cos\u00ec profondo allora. Il calore del tuo corpo vicino e la gravidanza mi regalavano notti di sonno beato e indisturbato, ma quella notte qualcosa mi svegli\u00f2, mi tir\u00f2 per la manica del pigiama. Ti stavi alzando. Ti guardai, ancora intontita.<br \/>\n<em>Dove vai, amore<\/em>?<br \/>\nLa tua faccia non la scorder\u00f2 mai, sembrava un\u2019impalcatura crollata. La bocca aveva una piega di amarezza che mi era estranea, mentre pronunciava parole che non capivo.<br \/>\n<em>Devo andare via<\/em>.<br \/>\nDevo andare via. Basta. Hai raccolto quattro cose e hai raggiunto la porta. Ti ho seguito, barcollando, l\u2019incredulit\u00e0 mista al terrore. Mi sono chiesta spesso perch\u00e9 non abbia cercato di fermarti, non mi sia disperata, non mi sia battuta, non abbia gridato, non abbia barricato la porta. Ti ho solo guardato, inebetita, paralizzata dalla morsa di gelo che aveva afferrato il mio povero cuore. Un attimo ed ero piombata nella fantascienza, ero sola, era notte, c\u2019era un temporale e tu non c\u2019eri pi\u00f9. <em>Non c\u2019eri pi\u00f9<\/em>. Non sapevo perch\u00e9, non sapevo dove, ma sapevo che te n\u2019eri andato. Eri scappato come un ladro. Il mio amore, l\u2019uomo che adoravo, che era il padre del mio bambino, l\u2019uomo di cui mi fidavo ciecamente era fuggito, mi aveva tagliato fuori dalla sua vita senza una parola, senza appello. Tu hai finito la tua cioccolata e mi osservi, muto. Forse mi hai chiesto qualcosa, ma io non ho sentito, io sono altrove. Sono a quei giorni bui, all\u2019angoscia di non avere tue notizie, non una telefonata, non una parola. Vedo quel consultorio, dove sono arrivata chi sa come, dove ho chiesto aiuto, per interrompere la gravidanza. Vedo quell\u2019ospedale, dove sono entrata di soppiatto, quasi vergognandomi, come se stessi commettendo qualcosa di riprovevole, di indecente e non fossi solo una ragazza disperata. Penso alle notti insonni, ai giorni interminabili, a una giovane donna che credeva di soccombere. Una donna che \u00e8 rinata dopo tanti, troppi anni. Una donna diversa, alla quale la vita ha regalato una seconda opportunit\u00e0. Ora s\u00ec che lo ringrazio, quel dio che a volte cerco invano.<br \/>\n<em>Grazie, grazie, grazie<\/em>.<br \/>\nSono ancora qui. Respiro a fondo e guardo l\u2019orologio, improvvisamente ho fretta. Voglio tornare a casa, cosa faccio in questo bar? Tu non sei pi\u00f9 tu, noi non siamo pi\u00f9 noi. Il passato non esiste. Il passato s\u2019insinua, vigliacco, nella nostra mente e ci ruba il presente. Mi alzo, voglio andare da Matteo e da Edoardo, gli uomini della mia vita. Lo voglio con tutta me stessa questo presente, voglio l\u2019oggi, voglio la concretezza. Sembri stupito e quasi dispiaciuto della fretta con cui ti sto salutando, mi dici che \u00e8 stato bello incontrarmi. <em>Sapessi quante volte ti ho pensato<\/em>, mi dici. Rido. S\u00ec, rido forte. Penso a Edoardo, a tutto quello che abbiamo costruito insieme, mattone dopo mattone, mentre tu ti limitavi a <em>pensarmi<\/em>. Vedo le sue mani che ci sono sempre per me, sento la sua voce piena d\u2019affetto, anche quando rimprovera dolcemente Matteo, penso alla nostra casa, alle piccole abitudini quotidiane, alle sue pantofole e al pigiama. Improvvisamente la nostra routine mi sembra splendida, sono una donna fortunata. Penso che \u00e8 questo l\u2019amore. E\u2019 il supermercato il sabato mattina, \u00e8 portare Matteo all\u2019allenamento, \u00e8 cucinare il roast beef al sangue, come piace a loro due, \u00e8 un film tutti e tre insieme all\u2019ultimo spettacolo. E\u2019 andare a casa piano, tenendosi per mano. Ti guardo ancora una volta e so che \u00e8 l\u2019ultima. Ringrazio il destino, che ci ha fatto incontrare di nuovo. <em>Avevo bisogno di vederti<\/em>, penso e la felicit\u00e0 mi allarga il cuore.<em> Avevo bisogno di vederti per capire che non ti amo pi\u00f9<\/em>.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_16964\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"16964\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>E\u2019 strano rivedersi dopo tanto tempo, quasi irreale. 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