{"id":16888,"date":"2013-10-28T09:55:19","date_gmt":"2013-10-28T08:55:19","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=16888"},"modified":"2013-10-28T11:20:59","modified_gmt":"2013-10-28T10:20:59","slug":"premio-racconti-nella-rete-2014-lindovina-di-lorenza-carli","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=16888","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2014 &#8220;L&#8217;Indovina&#8221; di Lorenza Carli"},"content":{"rendered":"<p>Stava impazzendo, ne era certa. Non si raccapezzava. Fradicia di sudore gelato, tremante, la gola serrata che le impediva il respiro, Mirna fissava, con occhi sbarrati, l\u2019immagine che le restituiva lo specchio. Una vecchia malconcia, cadente, gli occhi vacui, i radi capelli grigi, la bocca sdentata, la pelle trasparente venata d\u2019azzurro. Era lei quella creatura?<br \/>\n<em>No, no, impossibile<\/em>!<br \/>\nMirna si toccava e sotto le dita sentiva la sua pelle, liscia e soda come sempre, le sue mani giovani, fresche. Mani curate di una trentenne. E poi c\u2019erano la forza, il vigore, l\u2019energia che pervadeva il suo corpo. Lei non poteva essere quella vecchia, doveva trattarsi di uno scherzo crudele. E perch\u00e9 lo specchio non rifletteva la sua stanza, i suoi mobili, le librerie? Alle spalle dell\u2019immagine inquietante di quella donna nel pieno del disfacimento fisico s\u2019intravedeva uno sfondo opalescente, asettico. Luci al neon le danzavano intorno, evidenziando in modo impietoso la sua scarna fragilit\u00e0. Mirna doveva andarsene, lontano da quello specchio, da quella se stessa che le incuteva terrore e ripugnanza. Usc\u00ec di casa correndo, senza neppure curarsi di chiudere la porta. Una corsa folle e disperata, senza meta. Non c\u2019\u00e8 una meta quando si fugge. Si fugge e basta. Via, senza neppure sapere via da chi o da che cosa. Il panico s\u2019impossessava di lei, le gelava le ossa e le mordeva la carne. Vedeva gli alberi sfilare al suo fianco, fradici di pioggia. Mille lampioni si accendevano a illuminare l\u2019oscurit\u00e0 delle strade. Sulla citt\u00e0 era calato un velo denso di nebbia, che le impediva di capire se fosse giorno o notte e in quella coltre lattiginosa lei correva all\u2019impazzata, il cuore al galoppo, le tempie che pulsavano dolorosamente, le viscere dilaniate dall\u2019angoscia.<br \/>\n<em>Devo cercare aiuto<\/em>.<br \/>\nUno psichiatra? Un esorcista? Chi poteva aiutarla a decifrare quello che stava accadendo, chi poteva rompere quell\u2019incantesimo, scacciare quell\u2019orribile vecchia, quella bocca sdentata e solcata di rughe amare che vedeva nello specchio? Lei non aveva ancora trent\u2019anni, lucidi capelli corvini, occhi di velluto. L\u2019immagine che da giorni pareva perseguitarla non era la vera Mirna: lei era finita chiss\u00e0 dove. A un tratto le parve di sentire delle voci in lontananza. Qualcuno gridava, si sentivano suoni simili a sirene, scorgeva bagliori di luci intermittenti. Per un attimo pens\u00f2 a un incidente, forse c\u2019erano ambulanze o auto della polizia\u2026 Ma no, era un Luna Park! In quel paesaggio grigio e ovattato aveva un\u2019aria dimessa, quasi irreale. Emanava un alone di desolazione, il sentore lugubre di un luogo abbandonato, ma dal frastuono che squarciava l\u2019aria immobile si sarebbe detto che ci fosse gente che si divertiva laggi\u00f9. I suoi passi la guidarono verso quelle luci, senza che la sua volont\u00e0 avesse voce in capitolo. La pioggia continuava a scendere, sottile e implacabile, mentre Mirna si aggirava in quel baraccone di luci artificiali e di sensazioni effimere. Montagne russe, ruote panoramiche, cavallini e go kart luccicavano nella notte come fuochi fatui. Lei adesso era sopra una carrozza, che la introduceva in un tunnel degli orrori. Non si sorprese di non aver pagato il biglietto, n\u00e9 di essere l\u2019unica ospite. La carrozza si era materializzata davanti a lei e Mirna era salita a bordo senza chiedersi nulla, come se salire fosse l\u2019unica scelta possibile. Da bambina, quando sua madre la portava al luna park, lei era contemporaneamente attratta e terrorizzata dal castello delle streghe. Stringeva convulsamente la mano della mamma, mentre intorno a lei sfilavano mostri e draghi e, nel buio, si sentivano il frusciare di pipistrelli e un\u2019eco di risate sataniche. L\u00ec, niente di tutto questo. Quel tunnel aveva pareti candide, imbottite, i rumori erano attutiti, le immagini nitide. Vedeva fantasmi fluttuare, spiriti bianchi che parlavano sottovoce, frasi spezzate di cui non riusciva a cogliere il significato. A volte le pareva che la chiamassero, ma doveva trattarsi di un fenomeno acustico, o al massimo di suggestione. Si chiuse ostinatamente le orecchie. Per ritrovare la calma si concentr\u00f2 su qualcosa di bello. La sua vita, suo marito, la sua bambina adorata. Desiderava vederli subito, ne aveva un bisogno quasi fisico. Improvvisamente ricord\u00f2 che loro due erano in vacanza. La loro vacanza annuale, un periodo di mare per la piccola, che soffriva di una fastidiosa forma di bronchite. Lei era rientrata in citt\u00e0 giusto per qualche giorno, un impegno di lavoro improrogabile. Presto li avrebbe raggiunti, li avrebbe abbracciati. Il loro abbraccio avrebbe avuto il potere di cancellare tutto, niente pi\u00f9 vecchie negli specchi, niente tunnel dell\u2019orrore pieni di fantasmi. Com\u2019era finita in quel Luna Park? Perch\u00e9 stava l\u00ec, a perdere tempo in quell\u2019anfratto sinistro pieno di lenzuola che svolazzavano? Doveva uscire al pi\u00f9 presto. Sentiva ancora quelle voci che sussurravano intorno a lei. Forse era esaurita, sicuramente era stanca, molto stanca. Con uno slancio superiore alle sue forze si gett\u00f2 fuori da quella carrozza, cercando di guadagnare l\u2019uscita. Doveva trovare un telefono e chiamare suo marito, si maledisse per non averci pensato subito. Il sollievo sembr\u00f2 allargarle il cuore. Lui sarebbe corso a prenderla. A un tratto, come sorta dal nulla, comparve di fronte a lei una tenda colorata con un\u2019insegna luminosa che recitava: <em>l\u2019Indovina. Passato, presente e futuro nei Tarocchi<\/em>. Mirna scost\u00f2 la tenda ed entr\u00f2. Dentro era quasi buio, solo qualche candela illuminava l\u2019ambiente. Accovacciata a terra, di fronte a un tavolinetto basso e sgangherato, c\u2019era una donna dall\u2019et\u00e0 indefinibile, gli occhi profondi sottolineati dal kajal, i riccioli bruni stretti in un nodo, che sfuggivano a ciocche ribelli qua e l\u00e0, la bocca scarlatta, come una ferita nel pallore del volto. Non sembr\u00f2 sorpresa di vederla, n\u00e9 disse nulla. Si limit\u00f2 a sorridere e a invitarla a sedere con un gesto della mano. Mirna, scrutando la donna con scetticismo, si accoccol\u00f2 di fronte a lei, sul tappeto sdrucito.<br \/>\n<em>E cos\u00ec sei un\u2019indovina. Vedi il futuro? Con quelle<\/em>?<br \/>\nMirna indic\u00f2 un mazzo di carte che sembravano aver vissuto tempi migliori. Doveva averle lette migliaia di volte tanto erano consunte.<br \/>\n\u201cSono Anastasia.\u201d<br \/>\nLa donna aveva una voce modulata, il tono basso e saggio di chi conosce molte risposte, ma non ha mai smesso di farsi domande. Smazz\u00f2 le carte logore, poi le porse a Mirna perch\u00e9 ne estraesse una. Le mani di Mirna tremavano impercettibilmente. Si sent\u00ec ridicola. Si stava facendo condizionare. Lei era sempre stata una persona razionale, non aveva intenzione di farsi spaventare da un\u2019imbrogliona, sedicente maga. Anastasia. Mirna rispolver\u00f2 i suoi ricordi del Liceo. In greco il nome Anastasia significava risveglio, resurrezione. Quella specie di zingara, con gli occhi simili a carboni ardenti, era davvero convinta di vedere in quelle vecchie carte la morte, la resurrezione?<br \/>\n<em>Balle. Nessuno conosce il domani. Il futuro lo costruiamo noi, con le nostre forze. Morte e resurrezione sono un mistero che trascende la mente umana.<\/em><br \/>\nAnastasia, seduta immobile e silenziosa di fronte a lei, accarezz\u00f2 quasi con tenerezza il mazzo gualcito, posto in mezzo a loro sul tavolinetto.<br \/>\n\u201cQuesti sono gli Arcani Maggiori. Arcano significa Segreto. Lei ha un segreto, Mirna? Tutti ne abbiamo uno\u201d.<br \/>\n<em>Anastasia conosce il suo mestiere, tenta di suggestionarmi. E\u2019 cos\u00ec che irretisce la gente, facendo leva sulla fragilit\u00e0. Piomba qui una donna confusa, bagnata di pioggia, con lo sguardo spaventato, \u00e8 semplice farle credere che conosci i suoi segreti. E\u2019 vero, tutti ne abbiamo uno, cara Maga Mag\u00f2, ma io non ci casco, non ti racconter\u00f2 i miei. Dimmeli tu, prova a leggerli dentro quelle quattro carte stracciate.<\/em><br \/>\nPesc\u00f2 una carta a caso dal mazzo e l\u2019appoggi\u00f2 sul tavolinetto. L\u2019indovina sollev\u00f2 su di lei due occhi neri come la pece.<br \/>\n\u201cIl Mondo. La carta che hai estratto \u00e8 Il Mondo. Vedi la dea della Vita che sembra danzare e invece rimane immobile, come un fuoco eterno? In molti la assimilano all\u2019antica divinit\u00e0 femminile della terra, della fecondit\u00e0. La donna, madre e creatrice di vita. Significa riuscita, vittoria, superamento degli ostacoli. Devi lottare Mirna, devi resistere, perch\u00e9 il risultato finale c\u2019\u00e8, la vittoria \u00e8 tua.\u201d<br \/>\nMirna sorrise, beffarda. Il copione era noto. Si buttano l\u00ec quattro frasi generiche, che possono calzare alla vita di chiunque.<br \/>\nSuperamento degli ostacoli.<em>Non vuol dire un fico secco, Maga Mag\u00f2. Quali ostacoli? Per cosa dovrei lottare?<\/em><br \/>\nL\u2019indovina smazz\u00f2 di nuovo le carte e di nuovo le porse a Mirna che ne scelse un\u2019altra. Sconcertata, si accorse che, anche stavolta, aveva estratto la stessa carta. Il Mondo.<br \/>\n<em>Il mazzo \u00e8 truccato! Giochiamo sporco eh, Anastasia? Adesso mi alzo e me ne vado, non ne posso pi\u00f9 di questa penombra, di questa pseudo maga che sembra spalancare la porta sull\u2019ineluttabile.<\/em><br \/>\nLe sue gambe per\u00f2, non volevano saperne di seguirla.<br \/>\n\u201cNon credi a una parola. Stai pensando che sono un\u2019approfittatrice e cerchi un modo per andartene da qui. Vattene, io non trattengo nessuno. Esci da questa tenda e segui pure la tua strada. Promettimi solo che lotterai, con tutte le tue forze. Resisti. Pensa alla dea della Vita, al trionfo sul male.\u201d<br \/>\nMirna fiss\u00f2, come ipnotizzata, quella carta. All\u2019interno di una ghirlanda di foglie intrecciate c\u2019era una donna velata di rosso, apparentemente impegnata a correre o a danzare. Rimase l\u00ec, gli occhi incatenati su quell\u2019immagine per minuti che sembrarono eterni, poi corse fuori, seguita dallo sguardo profondo e indecifrabile dell\u2019indovina. Sul Luna Park era scesa una notte nera e impenetrabile, una notte senza luna. Le luci si erano spente, pareva che in giro non ci fosse pi\u00f9 nessuno. Tutti erano rientrati nelle loro case e Mirna era rimasta sola. Fu presa da un terrore cieco che le mozz\u00f2 il respiro. Cominci\u00f2 a correre, con tutta la forza che le rimaneva nelle gambe stanche. Corse in mezzo al fango, alle pozzanghere, con la testa che le doleva di un dolore sordo. Corse in una notte senza fine, senza speranza, senza promessa dell\u2019alba. Corse con un unico scopo. Tornare dalla sua bambina, rivedere sua figlia. Come avrebbe ritrovato la strada, in quell\u2019oscurit\u00e0 cos\u00ec fitta? Lacrime miste a pioggia le solcarono le guance. Non sarebbe riuscita a venir fuori da quel Luna Park, quei carrozzoni senza nome sarebbero diventati la sua prigione. E aveva sete, tanta sete.<br \/>\n<em>Acqua, acqua<\/em>.<br \/>\nMirna leccava la pioggia, gocce preziose per le sue labbra riarse.<br \/>\n<em>E\u2019 finita<\/em>, pens\u00f2, vinta dalla spossatezza. <em>Devo arrendermi, non ho pi\u00f9 forze. Devo dormire, dormire, dormire. Domani, con la luce del giorno, sar\u00e0 tutto pi\u00f9 facile. Domani. Nessuno conosce il domani, neppure Anastasia.<\/em><br \/>\nSi lasci\u00f2 andare lentamente, il suo corpo si abbandon\u00f2 sul terreno fangoso, i capelli sciolti fluttuarono in una pozzanghera, come lucide alghe nere. Smise di lottare e si lasci\u00f2 sprofondare nel nulla, lo sguardo ormai offuscato, le palpebre semichiuse. L\u2019ultima immagine che vide con gli occhi della mente fu la dea danzante velata di rosso, circondata dalla ghirlanda di foglie.<br \/>\n<em>La dea della Vita.Trionfo sul male. Resisti Mirna, puoi farcela.<\/em><br \/>\n<em> Posso farcela.<\/em><br \/>\nQuando apr\u00ec gli occhi, una luce artificiale fer\u00ec le sue palpebre stanche. Aveva ancora sete, un bisogno insaziabile d\u2019acqua. Allung\u00f2 una mano: stava toccando qualcosa di fresco e asciutto. Il terreno fangoso su cui era scivolata era sparito. Qualcuno si muoveva intorno a lei, c\u2019era gente! Una mano pietosa le bagn\u00f2 le labbra.<br \/>\n\u201cBentornata Mirna, cominciavamo a disperare.\u201d Un volto di donna sorridente, i riccioli bruni stretti in un nodo, gli occhi profondissimi, neri come la pece.<br \/>\n<em>L\u2019indovina<\/em>?<br \/>\n\u201cLa sto chiamando da ore, ma lei pareva non volerne sapere di tornare con noi. Eppure ha un compito adesso. Un lavoro magnifico da fare. Lei ha avuto una bellissima femminuccia di tre chili e quattrocento grammi. Una bimba perfettamente sana. Lei invece ci ha fatto spaventare. Una complicazione imprevedibile e rarissima, una forte emorragia. Abbiamo temuto di perderla, Mirna. Suo marito \u00e8 qui fuori, non si \u00e8 mosso un attimo. Ora pensi a riposare, \u00e8 tutto a posto. Tutto a posto.\u201d<br \/>\nL\u2019angelo in camice bianco stava per andarsene, poi parve ripensarci, si riavvicin\u00f2 al suo letto e si chin\u00f2 su di lei. Gli occhi di pece la fissarono carezzevoli e ridenti, luminosi come diamanti neri.<br \/>\n\u201cChe nome desidera mettere alla sua bella bambina? Aspettavamo lei per questo.\u201d<br \/>\nMirna non sapeva se dalle sue labbra sarebbero usciti suoni, parlare era un\u2019impresa superiore alle sue poche forze, ma l\u2019angelo era l\u00ec, vicinissimo al suo viso, poteva quasi afferrare i suoi riccioli disobbedienti. Bastava un piccolo sforzo, lei avrebbe potuto sentirla.<br \/>\n\u201cAnastasia\u201d.<br \/>\nSussurr\u00f2.<br \/>\nPer un attimo le parve che negli occhi scuri della giovane dottoressa brillasse una scintilla d\u2019intesa, ma fu solo un attimo.<br \/>\nLe accarezz\u00f2 dolcemente la fronte, sistem\u00f2 le lenzuola e usc\u00ec, chiudendosi silenziosamente la porta alle spalle.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_16888\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"16888\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Stava impazzendo, ne era certa. 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