{"id":1655,"date":"2009-05-28T18:18:45","date_gmt":"2009-05-28T17:18:45","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=1655"},"modified":"2009-05-28T18:18:45","modified_gmt":"2009-05-28T17:18:45","slug":"cera-una-volta-anna","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=1655","title":{"rendered":"Racconti nella Rete 2009 &#8220;C&#8217;era una volta Anna&#8221; di Simona Malachia (sezione racconti per bambini)"},"content":{"rendered":"<div><\/div>\n<p><span lang=\"IT\"><\/p>\n<p align=\"justify\">Una volta Anna usc\u00ec di casa. Con il cappotto nuovo. Con le scarpe linde. Con la bisaccia al collo. La sua bisaccia si chiamava tascapane. E fuori la nebbia si poteva tagliare con il coltello.<\/p>\n<p align=\"justify\">\u00a0<\/p>\n<p align=\"justify\">Anna era alta un soldo di cacio. Pi\u00f9 un barattolo. Era cos\u00ec piccola che sentiva quando passavano i discorsi delle pulci di Birillo. Birillo era il cane di Anna. Ma era pi\u00f9 alto di un cacio. Pi\u00f9 un barattolo.<\/p>\n<p align=\"justify\">\u00a0<\/p>\n<p align=\"justify\">La strada da casa a scuola era lunga. Pi\u00f9 lunga della strada da ogni citt\u00e0 a Roma. Tutte le strade portano a Roma. Il nonno di Anna lo diceva sempre la mattina, prima di togliere i suoi denti dal bicchiere nero sul comodino.<\/p>\n<p align=\"justify\">\u00a0<\/p>\n<p align=\"justify\">Mentre Anna infilava la mano destra nel tascapane la nebbia si poteva tagliare con il coltello. Come ieri.<\/p>\n<p align=\"justify\">\u00a0<\/p>\n<p align=\"justify\">La strada da casa a scuola era lunga e poi lunga. Un po\u2019 meno lunga per\u00f2 della strada da ogni posto a Roma. Tutte le strade portano a Roma. Lo diceva il nonno ogni mattina quando toglieva i denti dal bicchiere di vetro sul comodino. Lei per\u00f2 faceva ogni giorno la strada da casa a scuola. E non era mai arrivata a Roma.<\/p>\n<p align=\"justify\">\u00a0<\/p>\n<p align=\"justify\">Nemmeno ieri. Oggi per\u00f2 se faceva due passi in pi\u00f9 magari ci arrivava. La mamma aveva appeso alla tele una foto di Roma. Davanti c\u2019era un grande posto pieno di buchi marrone dove i leoni mangiavano i bambini se non andavano a letto presto. Magari se faceva due passi ancora poteva incontrare un leone. E chiedergli perch\u00e9 ai gatti non cresce la criniera. Lei non aveva paura. Perch\u00e9 era alta un cacio. Pi\u00f9 un barattolo. E nessun leone l\u2019avrebbe mai voluta mangiare.<\/p>\n<p align=\"justify\">\u00a0<\/p>\n<p align=\"justify\">Dietro al posto marrone con i buchi che non \u00e8 un groviera perch\u00e9 ci sono i leoni ma non i topi c\u2019erano due segni di matita. La mamma li guardava e poi piangeva. La mamma non piangeva quasi mai. Solo quando guardava i segni di matita dietro al posto marrone. Se la vedevo potevo diventare di ghiaccio. Un giorno mio nonno era diventato di ghiaccio. La mattina era uscito presto. E cadeva la neve. Anna per\u00f2 l\u2019aveva visto. E quando era uscita per andare a scuola, l\u2019aveva trovato fuori ritto come una scopa. Con una carota al posto del naso. E due bottoni al posto degli occhiali. Anna per\u00f2 non \u00e8 stupida. E aveva visto subito che la sciarpa era la sua. E i denti non erano nel bicchiere sul comodino. Cos\u00ec quando la mamma le raccont\u00f2 che il nonno era andato in cielo lei fece finta di piangere. Ma sotto sotto rideva a crepapelle perch\u00e9 era stata brava a riconoscere il nonno dalla sciarpa. A lei non la si conta. Lo dice sempre Luigi. In cielo ci vanno i piccioni non i nonni. E qualche volta anche i cani. Ma solo se hanno una cuccia con le ali. La cuccia di Birillo ha due ali. Ce le aveva disegnate Anna quando dormiva. Ieri. Prima di andare a scuola col tascapane. Due ali di piccione. Grigie come le zampe di Birillo. Grandi come il coso marrone che se la mamma lo vede piange sempre. Ma senza buchi. Cos\u00ec magari se va in cielo arriva fino a Roma dopo la scuola e le zampe non gli fanno male.<\/p>\n<p align=\"justify\">\u00a0<\/p>\n<div><em><span style=\"Courier New;\"><\/span><\/em><\/div>\n<p><em><span style=\"Courier New;\"><span style=\"Courier New;\"><\/p>\n<p align=\"justify\">\u00a0<\/p>\n<div><\/div>\n<p><\/span><\/span><\/em><span style=\"medium;\"><\/p>\n<p align=\"justify\">Nel tascapane Anna aveva una moneta che le aveva dato Luigi. Luigi un giorno l\u2019avrebbe sposata. Lui non lo sapeva. Lei per\u00f2 era furba. Lo dice sempre Luigi. Un giorno erano in piscina insieme. Giocavano che Anna era Anna e Luigi era il leone. Il leone la doveva prendere ma poi non la mangiava perch\u00e9 Anna era alta un cacio e un barattolo. E nella giungla non ci sono n\u00e9 caci n\u00e9 barattoli. E neanche allo zoo. Una volta il nonno ce l\u2019aveva portata allo zoo di Cremona che era grande come una giungla. L\u2019aveva detto Luigi, che ce l\u2019aveva portato suo nonno. Anche suo nonno metteva i denti sul comodino. Ma era successo prima che diventasse di ghiaccio. Quando il sole era tornato il nonno non l\u2019aveva visto pi\u00f9. Doveva aver trovato la strada per Roma. La sciarpa per\u00f2 l\u2019aveva presa lei. A lei non la si contava.<\/p>\n<p align=\"justify\">\u00a0<\/p>\n<p align=\"justify\">Quando giocavano che lei era Anna e Luigi il leone Luigi le aveva preso la gamba e lei era caduta sul bordo bianco coi denti. Poi aveva visto il sangue rosso rosso e la faccia della mamma strana che quasi piangeva; ma non piangeva perch\u00e9 la mamma piange solo davanti al coso marrone. E nemmeno Anna piangeva. Prima s\u00ec voleva mettere a piangere ma poi quando aveva visto il sangue rosso rosso e Luigi che la guardava cos\u00ec aveva capito. E rideva cattiva. Perch\u00e9 adesso Luigi doveva sposarla. A lei non la si faceva.<\/p>\n<p align=\"justify\">\u00a0<\/p>\n<p align=\"justify\">Anna tocc\u00f2 nel tascapane la moneta che le aveva regalato Luigi. Una volta era uscita senza e a scuola era caduta in un bicchier d\u2019acqua. Gliel\u2019aveva detto la maestra. E poi non era pi\u00f9 sicura che Luigi l\u2019avrebbe sposata. Ma oggi la moneta c\u2019era. Allora chiuse il cancello e guard\u00f2 il sentiero. Forse oggi poteva arrivare a Roma. Ma doveva far presto perch\u00e9 poi magari il nonno se ne era gi\u00e0 andato. &#8220;Oggi la nebbia si pu\u00f2 tagliare con il coltello&#8221;, pens\u00f2. Poi si immerse nella nebbia come in un guanciale. Ma senza piume, per\u00f2. E umido come il fiato di Birillo.<\/p>\n<p align=\"justify\">\u00a0<\/p>\n<p align=\"justify\">Cammina cammina come cieca. E la nebbia montava come panna. E le cose passavano come un film di cartoni quando la tele una volta si era rotta. Anche i pensieri erano come i finestrini con la pioggia: scivolavano via un po\u2019 molli, senza forma. Anna odiava i pensieri molli. Li aspettava come quieta e poi stufa si metteva sempre a pensare alla fiaba cattiva. Sua mamma raccontava sempre la fiaba cattiva.<\/p>\n<p align=\"justify\">\u00a0<\/p>\n<p align=\"justify\">&#8220;Cos\u2019\u00e8 una fiaba cattiva?&#8221; le aveva chiesto un giorno la maestra.<\/p>\n<p align=\"justify\">&#8220;Una favola cattiva \u00e8 una favola che non si capisce niente&#8221;, aveva risposto Anna.<\/p>\n<p align=\"justify\">Allora la maestra le aveva raccontato di un cappuccetto rosso e di un bosco e di un lupo con la bocca grande grande e di una nonna brutta ma brutta che non aveva denti sul comodino ma mangiava le torte. E Anna aveva capito tutto.<\/p>\n<p align=\"justify\">\u00a0<\/p>\n<p align=\"justify\">Era la fiaba cattiva dell\u2019elefante. Un elefante vive nonsisapperch\u00e9 in mezzo alla strada. Tutto \u00e8 buio. Non c\u2019\u00e8 il sole, ma nemmeno la nebbia. Allora qualcuno che non bisogna dire chi \u00e8 dice a tre uomini di andare a toccare l\u2019elefante. Ma siccome che non lo vedono, i tre ci mettono tre anni e poi alla fine tornano uno alla volta e dicono tutti cose stupide. Nessuno per\u00f2 dice l\u2019elefante. E la favola finisce.<\/p>\n<p align=\"justify\">\u00a0<\/p>\n<p align=\"justify\">Ma cosa \u00e8 successo all\u2019elefante? Gli dava fastidio essere toccato? Cosa ci faceva in mezzo alla strada? A Roma c\u2019erano elefanti?<\/p>\n<p align=\"justify\">\u00a0<\/p>\n<p align=\"justify\">Mentre le domande tornavano molli come gelatina di frutta Anna urt\u00f2 un pezzo di metallo. Di nuovo cattivo l\u2019elefante di Roma le spunt\u00f2 davanti agli occhi. Ma tocc\u00f2 la moneta di Luigi e tutto torn\u00f2 morbido come prima.<\/p>\n<p align=\"justify\">\u00a0<\/p>\n<p align=\"justify\">E il metallo si mise a parlare a dire che era un cavaliere e che portava fortuna e che era zoppo e che si era perduto nella nebbia. Anna prima non ci cascava ch\u00e9 la mamma le aveva detto di non rivolgere la parola agli sconosciuti. Ma poi lui le disse: &#8220;Che bella bambina che sei. Cos\u2019hai nel tuo tascapane?&#8221;.<\/p>\n<p align=\"justify\">E lei rise forte, fece finta di niente, gli diede la mano e part\u00ec con lui verso Roma. Altro che cavaliere; era il lupo, l\u2019aveva capito. E pens\u00f2 a Luigi che diceva sempre che a lei non gliela si contava. S\u00ec, un giorno l\u2019avrebbe sposata.<\/p>\n<div><\/div>\n<p><span style=\"font-size: medium;\"><\/p>\n<p align=\"justify\">\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"Courier New;\"><span style=\"Courier New;\">Da allora nessuno la vide pi\u00f9.<\/span><\/span><\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p><\/span><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_1655\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"1655\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Una volta Anna usc\u00ec di casa. 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