{"id":16370,"date":"2013-06-03T18:13:17","date_gmt":"2013-06-03T17:13:17","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=16370"},"modified":"2013-06-03T18:13:17","modified_gmt":"2013-06-03T17:13:17","slug":"premio-racconti-nella-rete-2013-rane-di-alessandra-cappelletti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=16370","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2013 &#8220;Rane&#8221; di Alessandra Cappelletti"},"content":{"rendered":"<p align=\"JUSTIFY\">&#8211; Facciamolo.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Simone, Regina e Fef\u00e8 si trovavano ai margini della provinciale centosedici, quella che da Coffalonica porta a Merice, quella lunga e dritta, quella che all&#8217;autogrill ci lavora il fratello di Simone e se la fai dopo le sette di sera ci stanno le puttane. Un brivido attravers\u00f2 la schiena di Fef\u00e8. <i>Se <\/i><i>la mamma<\/i><i> sente che dico queste parole mi ammazza<\/i>. Poi, un sorriso. <i>Ma tanto se salto non mi ammazzer\u00e0 mai<\/i>.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">&#8211; E secondo te, F\u00e8?<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">&#8211; Eh?<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">&#8211; Secondo te se mi tuffo di testa muoio prima?<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Fef\u00e8 si ferm\u00f2 ad osservare il cranio di Simone. In effetti aveva una forma strana: somigliava ad una di quelle liquirizie gommose che ti vendono al chilo nel bar del paese, quelle che poi ti si attaccano ai molari e non ti mollano pi\u00f9. Non l&#8217;avrebbe mai detto all&#8217;amico, ma Fef\u00e8 aveva la nettissima sensazione che una testa del genere sarebbe sopravvissuta a qualsiasi impatto. Del resto, Simone era cos\u00ec determinato a farla finita per primo che piuttosto si sarebbe finto morto.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">&#8211; Allora? Che dici?<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">&#8211; Boh. Forse.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">&#8211; Ma come <i>forse<\/i>? Che risposta \u00e8, <i>forse<\/i>? Siamo qui, sulla riva del fiume pi\u00f9 lungo e profondo del mondo, ma che dico! <i>dell&#8217;universo<\/i>, tra cinque minuti verr\u00e0 la polizia a cercarci, tua madre pianger\u00e0 un casino, mio fratello si schianter\u00e0 sulla centosedici per venire a salvarmi e tu, tu mi dici che <i>boh forse<\/i>?! Ma ti sei bevuto le rane?<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Fef\u00e8 sbuff\u00f2. Simone era il suo migliore amico. Si erano conosciuti all&#8217;oratorio, quell&#8217;estate che Don Aldo era stato allontanato all&#8217;improvviso dalla chiesa e non si era celebrata la messa per un sacco di settimane. Certi uomini vestiti bene si erano avvicinati al prete mentre stava sistemando l&#8217;ostia nella sagrestia. Fef\u00e8 li aveva notati perch\u00e9 entrando non si erano fatti il segno della croce. Il pi\u00f9 basso dei tre aveva accennato una specie di <i>e<\/i><i>dello<\/i><i>spiritosanto<\/i>, ma era pi\u00f9 simile ad un cenno d&#8217;intesa con gli altri due. Nascosto dietro ad una colonna, Fef\u00e8 aveva visto i tre uomini avvicinarsi piano piano a Don Aldo, sussurrargli due parole quasi nell&#8217;orecchio, con gesti veloci della mano, e prenderlo per il gomito. Il prete si era lasciato trascinare via senza opporre resistenza. Solo all&#8217;uscita, incrociando lo sguardo di Fef\u00e8, aveva accennato un mezzo sorriso. Nessuno era riuscito a spiegargli bene perch\u00e9, ma Fef\u00e8 era convinto che in tutta quella strana storia c&#8217;entrasse Simone. Forse perch\u00e9 l&#8217;amico era stato l&#8217;unico che, alla notizia della partenza del prete \u2013 si diceva \u2013 <i>per una missione umanitaria<\/i>, era scoppiato a ridere, si era agitato tutto e poi aveva fatto quella cosa buffa con l&#8217;occhio, ma tipo tremilamille volte di fila.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Fatto sta che, da quell&#8217;episodio, Simone e Fef\u00e8 erano diventati amici per la pelle. Passavano interi pomeriggi dentro la chiesa abbandonata, al riparo dal sole impietoso e dritto dell&#8217;agosto coffalonese. Sgusciavano dentro di nascosto, dopo che l&#8217;ennesimo gol in solitaria di Tanzi induceva tutti a mollare l\u00ec il pallone e tornare a casa. Bastava che uno dei due facesse un gesto \u2013 quel <i>edellospiritosanto<\/i> da spalla a spalla \u2013 e allora Fef\u00e8 si inventava una scusa a caso e Simone diceva Anch&#8217;io, ed era fatta. Salutavano il resto del gruppo con gesti molli, fingendo la noia di un pomeriggio qualsiasi, camminavano lenti e sbiechi fino al cimitero e poi via, svoltavano l&#8217;angolo e in attimo erano gi\u00f9, lungo la strada sterrata che portava alla chiesa abbandonata. Simone si divertiva a sollevare la polvere intorno a Fef\u00e8, gli calciava addosso l&#8217;acqua delle pozzanghere, lo chiamava <i>Frocio!<\/i> a voce altissima, anche se non sapeva bene cosa significasse (gli piaceva quando suo fratello lo diceva a tavola, con la bocca sporca di sugo, e suo padre rideva e raccontava storie divertenti, e allora <i>frocio<\/i> per Simone significava allegria e casa e pap\u00e0 che una volta tanto non mena le mani, <i>frocio<\/i> \u00e8 quando siamo tutti d&#8217;accordo, <i>frocio<\/i> \u00e8 forse un modo strano di dire Ti voglio bene). Fef\u00e8 lo lasciava fare. Pensava soltanto a raggiungere la chiesa prima che il sole calasse. Gli piaceva quell&#8217;ora dove il cielo si fa rosso come il fuoco e nell&#8217;affresco di San Michele il drago diventa ancora pi\u00f9 terribile. Stavano l\u00ec tutto il pomeriggio, a fare gli equilibristi sulle panche di legno e leggere le storie dei santi e dei martiri. A Simone piaceva tantissimo la faccenda della passione di Santa Caterina, e chiedeva sempre a Fef\u00e8 di leggerla ad alta voce, e ogni volta che arrivava alla parte dove la santa veniva picchiata dai romani e cadeva in estasi, Simone sentiva una vertigine nello stomaco, e le mani gli si gelavano tutte, e allora si avvicinava ai ceri per scaldarsi e Fef\u00e8 lo guardava strano, Ci sono trentacinque gradi fuori!, gli diceva, e Simone gli rispondeva Stai zitto, e lo fissava con due occhi lucidi e mobilissimi, e faceva ancora quella cosa strana con la palpebra, dieci volte di fila, senza smettere, e quando Fef\u00e8 provava ad avvicinarglisi Simone lo ricacciava indietro con uno spintone, Che cos&#8217;hai?, gli chiedeva sempre, Niente, <i>sei frocio<\/i>, poi guardava per terra e sorrideva piano \u2013 stava l\u00ec a sorridere intere mezz&#8217;ore, senza fare niente, senza muovere neanche un muscolo, finch\u00e9 Fef\u00e8 iniziava a sentire i grilli e allora si caricava l&#8217;amico quasi addosso e tornavano a casa.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Col tempo, i pretesti per la fuga si erano fatti sempre pi\u00f9 fantasiosi e incredibili, fino a diventare una specie di leggenda tra i bambini del quartiere: c&#8217;era stata la volta in cui erano andati a vedere i galli da combattimento nel seminterrato di un boss mafioso; quell&#8217;altra volta in cui avevano preso il t\u00e8 a casa della figlia del sindaco (la bionda con le cosce grandi che usciva solo dalle tre alle cinque per prendere il sole in giardino, oltre la siepe di bamb\u00f9); quella volta ancora che l&#8217;avevano sparata davvero grossa, quando si erano inventati che l&#8217;allenatore della nazionale li aveva convocati per chiedere consiglio sulla formazione da schierare nella semifinale contro la Francia, e poco c&#8217;era mancato che Tanzi non s&#8217;accollasse a loro. Quel giorno avevano dovuto inventarsi che l&#8217;incontro misterioso si sarebbe svolto al di l\u00e0 del fiume Priccio, il fiume pi\u00f9 lungo e pi\u00f9 profondo del mondo che taglia in due Coffalonica, e allora quello era sbiancato perch\u00e9 aveva paura dell&#8217;acqua (tutti lo sapevano), e anche se quel rivolo di liquami stagnanti gli sarebbe arrivato all&#8217;ombelico \u2013 a lui che era stato bocciato due volte ed era alto come il pap\u00e0 di Simone e aveva gi\u00e0 la voce bassa e quando beveva la cocacola portava su e gi\u00f9 mezzo collo \u2013 e insomma, anche se era ormai quasi un uomo, Tanzi si era fatto indietro: trascinandosi appresso le sue lunghe gambe nodose, si era diretto a spalle basse nella direzione opposta a quella di Fef\u00e8 e Simone. Di solito raccontare questo genere di storie divertiva un sacco entrambi, ma quella volta i due amici avevano fatto la strada verso la chiesa abbandonata in silenzio, ciascuno rigirandosi nella testa i propri pensieri, e quando erano arrivati al fresco della navata principale si erano sentiti per la prima volta spiati, e sbagliati, e ad entrambi era parso che i santi stessero l\u00ec a guardarli dalla punta del naso fino a dentro la suola delle scarpe. Fef\u00e8 si era messo a pensare ai genitori di Tanzi, cos\u00ec terribilmente poveri che quei cinque figli li avevano concepiti per occupare il tempo della cassa integrazione, e forse nemmeno sapevano di aver messo al mondo un fantasista di razza pura, di quelli che se ti giri un attimo sei gi\u00e0 sotto di tre gol. E cos\u00ec, ripensando ai pullman che partivano ogni anno da Coffalonica per portare le giovani promesse del paese ai colloqui con le squadre di seconda categoria, Fef\u00e8 si era sentito improvvisamente in colpa.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">&#8211; Non pensi che dovevamo dirgli la verit\u00e0?<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">&#8211; Cosa?<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">&#8211; A Tanzi, dico. Forse dovevamo dirgli che non era vera la storia della formazione per la semifinale&#8230;<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">&#8211; E perch\u00e9, scusa? Poi quello lo andava a dire a Peppe e a quest&#8217;ora stavano tutti qui a fare i rutti in faccia a San Michele e a finirci il vino della sagrestia. Questo, vuoi?<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">&#8211; No, certo che no&#8230;<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">&#8211; E santa Caterina? Ci pensi a santa Caterina? Ti sembra che Teo ce la fa a capire tutta la storia dei centurioni e le tigri e l&#8217;estasi e tutto? Quello ride solo con le barzellette sugli albanesi.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Quella volta Fef\u00e8 si era fatto tutto serio e silenzioso, e si era seduto a gambe incrociate sulle panche di legno, mentre Simone aveva cominciato ad aggirarsi senza posa lungo le navate laterali, spegnendo i ceri con le dita. Si era fatto tardissimo, i grilli strillavano, ma nessuno dei due aveva il coraggio di congedarsi da quell&#8217;orda di santi e madonne senza aver dato un senso a tutti quei pensieri. Ad un certo punto (Fef\u00e8 lo ricorda come fosse ieri), Simone si era fermato, aveva urlato all&#8217;amico Vieni qui!, come avesse trovato l\u00ec, in quell&#8217;istante, il pi\u00f9 sacro di tutti i graal, lo aveva fatto inginocchiare davanti all&#8217;affresco di San Michele e gli aveva fatto prestare il giuramento pi\u00f9 terribile di tutta la sua vita.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">&#8211; Giura che saremo sempre solo io e te.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">&#8211; Che significa?<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">&#8211; Significa che tu ci sei per me e io per te, e gli altri non c&#8217;entrano.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">&#8211; Neanche i nostri amici?<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">&#8211; Nessuno, neanche tua madre.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">&#8211; Ma perch\u00e9?<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Simone aveva frugato nelle tasche dei suoi pantaloncini e ne aveva estratto il coltellino svizzero di suo padre, quello con cui il signor Bracci modellava i suoi soldatini di legno.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">&#8211; Che fai?, <i>ahia!<\/i>, Sim\u00f2! <i>Ma ti sei bevuto le rane?!<\/i><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Risero. Nel silenzio della campagna coffalonese, contro quei muri di pietra spugnosa, risero forte, fortissimo, talmente forte che la paura sembr\u00f2 svanire nel canto dei grilli.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">&#8211; Da oggi in poi, se tu me lo chiederai, io mi berr\u00f2 pure le rane.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Intanto, ai margini della provinciale centosedici, la sera era scesa su Coffalonica.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Quell&#8217;anno l&#8217;estate era iniziata pi\u00f9 tardi del previsto, sgomitando a fatica tra una primavera capricciosissima e un autunno impaziente. Si sarebbe detto, quasi, che le altre stagioni avessero cospirato per non far chiudere mai le scuole. In tutta risposta, la calura estiva si era concentrata nelle ultime settimane di agosto, regalando ai coffalonesi giornate di quindici ore di luce e notti bucate da spilli di stelle. In quei giorni senza ombre dove nascondersi il boss locale era stato catturato, il sindaco sorpreso con l&#8217;amante, le giovani promesse del calcio costrette a letto da una serie interminabile di insolazioni. E poi certo, c&#8217;era stata la storia di Don Aldo.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Adesso che ci pensava bene, mentre si trovava l\u00ec, coi piedi conficcati nel fango intorno al Priccio, Fef\u00e8 non aveva mai chiesto all&#8217;amico il motivo di quella risata strana quando si parlava del vecchio prete inviato in Africa <i>per meriti verso la comunit\u00e0 cattolica<\/i>, e di quell&#8217;altra cosa buffa, quella dell&#8217;occhio, uguale uguale a quella che Simone faceva quando Fef\u00e8 raccontava di santa Caterina che invocava il Signore mentre le tigri le mordevano le caviglie&#8230;<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">&#8211; Ci daranno l&#8217;estrema unzione.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">&#8211; Che?<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Fef\u00e8 si gir\u00f2 verso l&#8217;amico e ripet\u00e8 con pi\u00f9 forza.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">&#8211; Quando ci troveranno, prima di metterci sotto terra, ci daranno l&#8217;estrema unzione.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">&#8211; E che significa?<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">&#8211; Che significa non lo so. So solo che ti mettono in faccia e sulla pancia una specie di olio e poi fanno <i>edellospiritosanto<\/i> e dopo finalmente puoi volare in cielo.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">&#8211; E tu come lo sai?<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Fef\u00e8 distolse lo sguardo e inizi\u00f2 a scavare il terriccio umido con la punta del bamb\u00f9.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">&#8211; Me l&#8217;ha detto Don Aldo quando sono andato a confessarmi, l&#8217;ultima volta. Gli ho detto di me e di te e del Priccio e tutto, e lui&#8230;<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">&#8211; Gli hai detto del Priccio?! Ma perch\u00e9?<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">&#8211; \u2026e lui ha detto che morire non era bello, ma che uccidersi era proprio stupido, e che saremmo finiti all&#8217;inferno, allora io ho iniziato a piangere e lui per calmarmi mi ha detto di non preoccuparmi, che lui non lo diceva a nessuno&#8230;<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">&#8211; Va bene, smettila.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">&#8211; \u2026e poi mi ha detto che sarebbe venuto lui stesso a darci l&#8217;estrema unzione, e quando io gli ho chiesto spiegazioni, lui ha preso un po&#8217; di acqua santa e me l&#8217;ha passata sui gomiti&#8230;<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">&#8211; Basta, zitto.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">&#8211; &#8230;e sul collo, e dopo anche sulle labbra, e poi&#8230;<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">&#8211; Ti ho detto basta!<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Simone si alz\u00f2 d&#8217;un tratto e si scagli\u00f2 contro l&#8217;amico, afferrandolo per la maglietta. Il pugno serrato era l\u00ec, in aria. Fef\u00e8 poteva quasi sentire le unghie sporche di terra di Simone conficcarsi nella pelle del palmo della mano, e allora chiuse gli occhi fortissimo, fino a vedere le scariche elettriche colorate attraversargli la pupilla, e intanto pregava San Michele di tenere buono quel drago, che pure era suo amico, quel bellissimo drago cui voleva tanto bene ma che non riusciva a capire&#8230;<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">&#8211; Smettetela, voi due. Nessuno unger\u00e0 nessuno, non siamo mica sogliole.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">La voce di Regina si fece strada tra le scariche elettriche delle pupille, e quando finalmente apr\u00ec gli occhi, Fef\u00e8 si sent\u00ec tirato per le orecchie dalle dita lunghe e nervose della sua amica, e buttato accanto a Simone contro un enorme masso ai margini del canale.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">&#8211; Siete proprio due stupidi. Io non so cosa cavolo ci faccio, qui con voi. Dovrei buttarmi gi\u00f9 nel Priccio insieme a uno come Tanzi, che non avr\u00e0 un cervello ma almeno non ragiona coi piedi.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Simone grugn\u00ec.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">&#8211; Cos&#8217;hai da dire, tu?<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">&#8211; Niente&#8230;<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Regina gli si fece pi\u00f9 vicina, naso contro naso.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">&#8211; Parla, <i>bifolco<\/i>.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Fef\u00e8 rise.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">&#8211; <i>Bifolco?! <\/i>Ma dove le trovi &#8216;ste parole, Gina?<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">&#8211; Non. Chiamarmi. Gina.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Adesso gli occhi gialli di Regina erano dritti contro i suoi. Poteva quasi sentirli ruggire. In quel momento Fef\u00e8 cap\u00ec come mai San Michele, che pure \u00e8 capace di domare i draghi, non alza un dito contro le tigri. Ci ha provato Santa Caterina e non \u00e8 andata troppo bene.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">&#8211; Non \u00e8 colpa mia se voi <i>ominidi<\/i> non aprite un libro se non per farvi le seghe!<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Fef\u00e8 ignorava il significato di almeno due delle parole pronunciate da Regina, eppure il suo istinto lo guid\u00f2 a chiedere spiegazioni su cosa c&#8217;entrassero i falegnami in tutto questo discorso.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">&#8211; La sega, Fef\u00e8, <i>la sega<\/i>! Santo cielo, devo spiegarti proprio tutto?<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Regina sbuff\u00f2, scost\u00f2 i ciuffi dalla fronte e si appollai\u00f2 sul suo ramo preferito.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">&#8211; Ora voi, <i>luridi vermi<\/i>, ascolterete quella che sar\u00e0 la mia ultima lezione prima che noi, nella notte del ventitr\u00e8 agosto, ci uccideremo tutti. Capito?<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Mentre Regina raccontava per l&#8217;ennesima volta una di quelle storie che iniziavano sempre con lei che spiava dal buco della serratura e finivano puntualmente con la sorella che metteva le corna al fidanzato, Simone ripens\u00f2 al giuramento di San Michele. <i>Giura che saremo solo io e te<\/i>. Un sorriso amaro gli scopr\u00ec i canini. <i>San Michele non pu\u00f2 fare niente contro le tigri<\/i>.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Era successo tutto in cos\u00ec pochi giorni che non sembrava neanche pi\u00f9 la stessa estate. E anche quella storia, come tutte le altre, era stata colpa di Tanzi. Quell&#8217;anno, infatti, la capra aveva rischiato di farsi bocciare per la terza volta, e cos\u00ec sua madre, che per non saper n\u00e9 leggere n\u00e9 scrivere capiva il guaio di non saper n\u00e9 leggere n\u00e9 scrivere, vendette la macchina e mand\u00f2 suo figlio a ripetizioni dalla Betty, la figlia del sindaco con le cosce grandi, quella che prendeva il sole solo dalle tre alle cinque dietro alla siepe di bamb\u00f9. A Tanzi piaceva molto frequentare la villa del sindaco, e del resto al sindaco non dispiaceva affatto far sapere in giro che il figlio di una delle famiglie pi\u00f9 povere della citt\u00e0 beneficiava del suo aiuto. E cos\u00ec, proprio nell&#8217;estate che anticipava le elezioni comunali di settembre, la Betty prese a far ripetizioni gratis a Tanzi, che divenne a tutti gli effetti un membro della famiglia. O almeno, cos\u00ec deve averlo interpretato la madre di Tanzi quando questi, tornato a casa una bella sera di luglio, si era messo a raccontarle di come quel giorno avesse fatto la conoscenza della sorella minore della Betty, Si chiama Regina, mamma!, e a me ha chiamato <i>il buon selvaggio<\/i>, e poi ha chiesto al sindaco se mi pu\u00f2 adottare, dice che l&#8217;ha fatto anche Giulio Cesare con uno che poi \u00e8 diventato imperatore del mondo, t&#8217;immagini io imperatore del mondo, ma&#8217;?, te lo immagini?<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">E cos\u00ec, Regina aveva iniziato a frequentare il gruppo di Peppe e gli altri. Sulle prime nessuno l&#8217;aveva presa tanto bene, soprattutto Peppe, fratello maggiore di cinque sorelle, che di femmine tra i piedi non voleva nemmeno sentir parlare.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">&#8211; Fammi fare una prova di iniziazione.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">&#8211; Una che?<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">&#8211; Santo cielo, mettimi alla prova! Dimmi di fare qualcosa di tremendamente schifoso, o di molto difficile; se io supero la prova, tu e tutti gli altri mi accettate nel vostro gruppo.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">A quel punto Simone si era fatto avanti.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">&#8211; Ma perch\u00e9 non stai con le altre bambine? Che c&#8217;entri con noi?<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Regina l&#8217;aveva squadrato dal basso verso l&#8217;alto, proprio come avevano fatto i santi quel giorno del giuramento di San Michele, e dopo era scoppiata a ridere.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">&#8211; Sai, <i>energumero<\/i>, potrei farti la stessa domanda&#8230;<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Tutti risero, e cos\u00ec fu deciso: Regina avrebbe seguito Simone e Fef\u00e8 in una delle loro temutissime spedizioni per scoprire cosa si celasse dietro tutte quelle fughe. Lo sguardo disperato di Simone prov\u00f2 ad incontrare un&#8217;attitudine gemella negli occhi di Fef\u00e8, che invece brillavano di una strana eccitazione. Accadde in quell&#8217;istante: lui e Fef\u00e8 non erano pi\u00f9 soli contro il resto del mondo.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Da un giorno all&#8217;altro <i>quella l\u00ec<\/i> aveva iniziato a scendere la strada sterrata insieme a loro e a prendersi tutta l&#8217;attenzione di Fef\u00e8 suonando l&#8217;organo stridulo e polveroso della chiesa. Il suo amico sembrava sotto incantesimo, tanto che non aveva nemmeno protestato quando Regina aveva proibito a Simone di chiamarlo <i>frocio <\/i>perch\u00e9 \u2013 come spieg\u00f2 lei in una delle sue lezioni \u2013 non significava niente di allegro e divertente, nessun Siamo tutti d&#8217;accordo, nessuno strano modo di dire Ti voglio bene. Frocio era Don Aldo, capito?, aveva detto Regina, e a sentire quel nome Simone si era fatto tutto gelido, ed era corso subito a mettere le mani sopra ai ceri. Ma cosa fai? Fuori si crepa di caldo!, aveva detto lei, e Fef\u00e8 le aveva detto di lasciarlo stare, Lascialo stare, le aveva detto, Lui \u00e8 \u2013 ma poi si era fermato. Simone l&#8217;aveva guardato dritto negli occhi (erano lucidi e mobilissimi) ma non aveva sentito pi\u00f9 niente. <i>Solo il canto dei grilli,<\/i><i> accidenti<\/i>.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Certo, anche Regina aveva prestato giuramento, ma in un modo tutto suo. Dopo aver ascoltato la storia del martirio di Santa Caterina, con le tigri e i centurioni e tutto il resto, si era avvicinata all&#8217;affresco di San Michele e, senza esitare neppure un attimo, aveva spento tutti i ceri votivi.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">&#8211; Io vi giuro \u2013 disse poi, fremente \u2013 che non vi chieder\u00f2 mai e poi mai di bere le rane per me.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Simone, Regina e Fef\u00e8 si trovano ai margini della provinciale centosedici, quella che da Coffalonica porta a Merice, quella lunga e dritta, quella che all&#8217;autogrill ci lavora il fratello di Simone e se la fai dopo le sette di sera ci stanno le puttane. Si sono tolti le scarpe, adesso, e i loro piedi nudi sporgono fuori dagli argini del canale. Non moriranno, almeno non stanotte. Per\u00f2 cercheranno di uccidersi.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Regina ha pensato di legarsi un sasso alla caviglia sinistra: l&#8217;ha visto in un film in seconda serata ed \u00e8 convinta che funzioner\u00e0. Per sua fortuna si tratta invece di una zolla di terriccio friabile, che sciogliendosi in acqua far\u00e0 come certe sabbie nei fondali dell&#8217;Adriatico, quando la luce le colpisce e cos\u00ec, per un piede, per un inciampo, iniziano a danzare.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">A Simone andr\u00e0 un po&#8217; peggio. Il suo tuffo di testa con rincorsa contro ad un fondale di un metro e mezzo gli frutter\u00e0 un bernoccolo proprio l\u00ec, dove Don Aldo lo accarezzava in quelle mattine sottratte al catechismo. Un giorno un giovane uomo si accorger\u00e0 di una cicatrice a forma di drago sulla sua testa, e se ne innamorer\u00e0. Vivr\u00e0 abbastanza per farsi prendere in giro dai suoi nipoti.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">L&#8217;ultimo a buttarsi sar\u00e0 Fef\u00e8 \u2013 va da s\u00e9: ad occhi chiusi. Raccogliendo le ginocchia contro al petto per il tuffo a bomba, penser\u00e0 a San Michele e alla sua spada lucente, alle cosce della Betty, alle caviglie di Santa Caterina, agli occhi appuntiti di Regina e alla femmine tutte, penser\u00e0 allo scricchiol\u00eco spaventoso delle panche di legno quando ci sali su, che l&#8217;equilibrio \u00e8 questione di non farsi minacciare dalla possibilit\u00e0 del vuoto, e allora penser\u00e0 che se non muore regaler\u00e0 un pallone nuovo a Tanzi, e porter\u00e0 tutti alla chiesa abbandonata, anche Teo e Peppe, e sua madre e il fratello di Simone, pure, e staranno l\u00ec a raccontarsi storie fino a che i grilli non strilleranno, e anche dopo, <i>e Dio come saremo felici<\/i>, e mentre pensa questo una rana gli entra nella gola, piccola, compatta, e inizia a battere al ritmo del suo cuore umido, proprio al centro della sua gola, che se Fef\u00e8 berr\u00e0 di nuovo la cocacola far\u00e0 su e gi\u00f9, ed \u00e8 un attimo: i bambini sono cresciuti.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_16370\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"16370\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&#8211; Facciamolo. Simone, Regina e Fef\u00e8 si trovavano ai margini della provinciale centosedici, quella che da Coffalonica porta a Merice, quella lunga e dritta, quella che all&#8217;autogrill ci lavora il fratello di Simone e se la fai dopo le sette di sera ci stanno le puttane. Un brivido attravers\u00f2 la schiena di Fef\u00e8. Se la [&hellip;]<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_16370\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"16370\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"author":3937,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[84],"tags":[],"class_list":["post-16370","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-premio-racconti-nella-rete-2013"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/16370"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/3937"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=16370"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/16370\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":16372,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/16370\/revisions\/16372"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=16370"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=16370"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=16370"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}