{"id":16351,"date":"2013-06-03T18:09:23","date_gmt":"2013-06-03T17:09:23","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=16351"},"modified":"2013-06-03T18:09:23","modified_gmt":"2013-06-03T17:09:23","slug":"premio-racconti-nella-rete-2013-una-cosa-per-me-di-elena-cattaneo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=16351","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2013 &#8220;Una cosa per me?&#8221; di Elena Cattaneo"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: left;\" align=\"center\">Nel rettangolo dell\u2019incidente, il campo ha ancora lo stesso colore di bruciato del giorno in cui\u00a0\u00a0 l&#8217;autobus \u00e8 stato rimosso, si fa strada un po\u2019 di gramigna, qualche fiore, delle radici spuntano irte; la terra sembra sprofondata. Me ne tengo alla larga, tutte le mattine, quando porto fuori il mio cane, Dog. Facciamo un lungo giro, pur di evitarlo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Ma oggi Dog, dopo che l\u2019ho lasciato libero, ha fatto un altro percorso. Vedo che non torna,\u00a0 cos\u00ec lo vado a cercare. Da lontano, lo noto in quel punto. Gironzola con il muso puntato in basso, come se cercasse.<\/p>\n<p>Tutto \u00e8 coltivato a granoturco, tranne quel pezzo. Tira un vento di giugno e il cielo appare pi\u00f9 largo quando \u00e8 cos\u00ec terso. Per un attimo, mi sento al sicuro, ma poi inizio a urlare: \u201cDoooooooog!\u201d.<\/p>\n<p>Non voglio essere costretto ad andare fin laggi\u00f9.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>*<\/p>\n<p>Fino a sei mesi fa, consegnavo ancora la posta di casa in casa e facevo tutt\u2019altra vita. Ora sto in ufficio e guardo le persone che entrano ed escono, seduto al mio banco.<\/p>\n<p>Come portalettere non potevo fermarmi troppo spesso. Ma ogni tanto l\u2019ho fatto. Mi sono fermato. Con Daria, per esempio. Lei era sempre in ritardo con qualche pagamento e prendeva un sacco di multe. Le porgevo le raccomandate, mentre mi accoglieva con una smorfia.<\/p>\n<p>\u201cNon se la prenda troppo. Magari \u00e8 una bella notizia.\u201d<\/p>\n<p>\u201cDubito\u201d, aveva risposto una volta, scuotendo la testa.<\/p>\n<p>Ci eravamo guardati negli occhi e avevamo riso.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Un giorno ho fissato i movimenti della sua mano che scriveva. Una bella firma. Con una battuta sono riuscito a invitarla a prendere un caff\u00e8. Io ero in servizio, perci\u00f2 non sembrava un appuntamento. Ci siamo trovati faccia a faccia e, con imbarazzo, le ho chiesto: \u201cChe cosa prende?\u201d. Lei giocava con le chiavi di casa, non riusciva ad alzare la testa. \u201cDammi del tu, dai\u201d, ha risposto. E poi ha addentato una sfoglia. Era novembre.<\/p>\n<p>Aveva un appartamento rimesso a nuovo da poco. \u201cLa casa dei miei.\u201d Non ho chiesto altro,\u00a0 ma quando siamo entrati in camera da letto sono stato colpito dall\u2019odore acre del mobilio e della vernice e cos\u00ec lei ha detto: \u201cScusa, non riesco a farlo andare via\u201d.<\/p>\n<p>\u201cNon \u00e8 un problema\u201d, ho allungato una mano sulla sua camicetta. A guardarla, sembrava vecchia in mezzo a quell\u2019arredo perfetto, come se fosse stata l\u00ec da sempre. E mi stringeva per sprofondare da qualche parte.<\/p>\n<p>\u201cDevo ricominciare\u201d, ha iniziato cos\u00ec, quando ha deciso di raccontarmi la fine del suo matrimonio. Io di me ho detto poco. In fondo, pensavo, <i>ci sar\u00e0 tempo<\/i>.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Poi a gennaio c\u2019\u00e8 stato l\u2019incidente e dopo una sola settimana sono stato trasferito in ufficio, come avevo chiesto. Avrei dovuto parlare con Daria, di tutto. Anche di quella mattina in mezzo alla nebbia, con la morte che esplodeva a pochi passi dal mio cane. Ma non l\u2019ho fatto. Non so se per pudore o per aver pensato: <i>ci sar\u00e0 tempo<\/i>. Di notte lottavo con il sonno e le narici erano intrise di cenere. Le ho telefonato un paio di volte, ma sembrava mi mancasse lo slancio.<\/p>\n<p>Ho aspettato troppo e mia moglie \u00e8 tornata.<\/p>\n<p>Una volta ci siamo dati la mano e, mentre ci salutavamo, lei mi ha accarezzato una guancia. Una specie di benedizione.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>*<\/p>\n<p>Quel giorno di gennaio eravamo immersi in una nebbia umida, che si infiltrava ovunque. La sentivo sotto le palpebre degli occhi.<\/p>\n<p><i>Se c\u2019\u00e8 la nebbia, poi viene il sole<\/i>, Daria lo diceva spesso.<\/p>\n<p>Iniziavo il turno tardi e stavo prendendo un caff\u00e8, con Dog che scondinzolava sotto il bancone. Dalla tazzina del mio vicino venivano zaffate di sambuca: alle 7,30 mi\u00a0 ubriacavano. Non ho fatto caso alla sua faccia, ma aveva delle unghie che spuntavano come lapidi piantate male.<\/p>\n<p>Sono uscito, la porta del bar si \u00e8 richiusa con un piccolo clack, e io e Dog abbiamo sentito l\u2019esplosione.<\/p>\n<p><sub>\u00a0<\/sub><\/p>\n<p>Non vedevo altro che terra, nebbia fitta e qualche luce. Dog \u00e8 corso in avanti e io ho iniziato a sentire piccoli boati in lontananza, come delle urla. Poi, uno sfrigolare di metallo incandescente e il suono di un meccanismo inceppato.<\/p>\n<p>Era un mondo sonoro, all\u2019inizio.<\/p>\n<p>Pi\u00f9 mi avvicinavo e pi\u00f9 venivano bagliori. E quando Dog \u00e8 tornato verso di me, ero io che volevo spingermi oltre. Volevo vedere.<\/p>\n<p>A un certo punto la nebbia si apriva in maniera reverenziale su un incendio: l\u2019autobus della scuola, in un piccolo fossato fra l\u2019asfalto e il campo, era attraversato dalle fiamme.<\/p>\n<p>Ho chiuso gli occhi perch\u00e9 mi sentivo svenire. Mi sono accovacciato contro Dog, con la scusa di tenerlo fermo. Intorno c\u2019erano gi\u00e0 altre persone, poi sono giunti rumori diversi. Io affondavo la faccia nel pelo ruvido del mio cane bagnato di brina e freddo.<\/p>\n<p>Tenerlo fermo, ecco una buona scusa.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Nei giorni successivi \u00e8 venuto fuori che l\u2019autista aveva cosparso la met\u00e0 inferiore del veicolo di benzina e poi si era lanciato in una corsa cieca. I giornali precisavano che l\u2019uomo non era solo \u201cmentre portava a termine il suo piano insensato\u201d, ma che aveva gi\u00e0 raccolto alcuni bambini per condurli a scuola &#8211; sette, per la precisione. Di alcuni di loro si potevano leggere un identikit familiare accanto all\u2019elenco dei nomi propri. Qualche giornalista scriveva di come i lineamenti perfetti dell\u2019autista (un uomo <i>bello<\/i>, <i>forte<\/i>) \u201cnon destassero sospetti circa la sua <i>folle natura<\/i>\u201d.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>*<\/p>\n<p>Oggi a casa c\u2019\u00e8 mia moglie, Anna. Quando io e Dog siamo usciti, lei era seduta al tavolo di cucina a spalmare miele sul pane. Per tre anni mia moglie non si \u00e8 fatta vedere. Ha vissuto poco distante da qui, per un po\u2019, e poi \u00e8 andata nel Sud-Est asiatico con un fotografo incontrato al supermercato. Si sono parlati ed \u00e8 <i>successo<\/i>: cos\u00ec mi ha detto poi. \u201cCapita.\u201d<\/p>\n<p>Quando \u00e8 tornata portava dei vestiti che non le avevo mai visto. Avrei voluto spezzarla come un bastoncino di legno raccolto in un parco. Invece ho pianto.<\/p>\n<p>Ero solo, a parte Dog. \u00c8 stata lei a chiamarlo cos\u00ec.<\/p>\n<p>Dog non ha abbaiato. Ho pensato che avesse riconosciuto il suo odore, in qualche modo era anche casa sua, di mia moglie. E Dog ci aveva vissuto gi\u00e0 da qualche mese, in questa casa.<\/p>\n<p>Anna \u00e8 entrata in casa dicendo: \u201cChe bell\u2019esemplare\u201d. Non ha chiesto \u201cPermesso\u201d. Ha detto <i>Che bell\u2019esemplare<\/i>. Si \u00e8 abbassata e ha steso il palmo della mano sotto la bocca di Dog. I suoi canini erano gi\u00e0 lunghi pi\u00f9 del doppio delle unghie di mia moglie, bench\u00e9 fosse poco pi\u00f9 che un cucciolo. Ho pensato che avrebbe potuto ucciderla (accidentalmente, le avrebbe reciso una parte del collo, arrivando fino all\u2019aorta).<\/p>\n<p>Ma lui le ha leccato la mano e il naso e le ha fatto perdere l\u2019equilibrio. Ridendo, Anna, ha chiesto: \u201cCome si chiama?\u201d. \u201cBirillo, l\u2019ho preso da poco.\u201d \u201cPerch\u00e9 non lo chiami Dog, ti ricordi la canzone di Iggy Pop <i>I wanna be your dog<\/i>?\u201d.<\/p>\n<p>Cos\u00ec, il mio cane si \u00e8 chiamato Dog e io e Anna abbiamo fatto l\u2019amore per due giorni di fila. Alla fine mi sono addormentato sperando che non avesse preso una qualche malattia venerea o una cazzo di epatite in quel cazzo di Sud-Est asiatico.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>*<\/p>\n<p>Ora, mentre guardo Dog da lontano e spingo con la gola per richiamarlo, sento il bruciore delle troppe sigarette fumate al freddo ieri notte:\u00a0 non ho dormito. Prima di cena ho letto un sms sul telefonino di Anna e non ho capito chi gliel\u2019abbia mandato.<\/p>\n<p>\u00c8 ancora bella?<\/p>\n<p>So che l\u2019ho guardata talmente a lungo nel pieno dei suoi trent\u2019anni, che potrei disegnarla a occhi chiusi, inciderla su una corteccia, scolpirla con un martello pneumatico sull\u2019asfalto. Ma questa donna, quella che ho salutato un\u2019ora fa, mentre giocava con il miele e accanto a s\u00e9 teneva il cellulare, e si perdeva nella parete bianca accanto al frigorifero, non la conosco pi\u00f9.<\/p>\n<p>Penso a tutto questo per non pensare ad altro.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Dog intanto ha smesso di cercare e si avvicina tutto contento. Di solito segue un odore, torna con un pezzo di legno: o lo mastica fino al sangue o vuole giocare.<\/p>\n<p>Ora c\u2019\u00e8 qualcosa che gli pende dalla bocca, una specie di filo. Gli stringo la mandibola in due punti precisi, in alto, sopra i canini, per farlo sputare. Un ciondolo rosso cade sopra la mia scarpa. Sembra un rivolo di sangue; d\u2019istinto guardo Dog per controllare che non stia sanguinando. \u00c8 a posto.<\/p>\n<p>Allora raccolgo il ciondolo. \u00c8 una catenina rossa in cui \u00e8 infilato un piccolo cuore rosso annerito. Si pu\u00f2 ancora leggere l\u2019incisione, c\u2019\u00e8 scritto: Sarah.<\/p>\n<p>Mi guardo intorno, per vedere se ci sia qualcuno &#8211; guardo il cielo, il campo scuro sotto i miei piedi, poi l\u2019orizzonte. Con un conato alzo il braccio per scagliare il ciondolo da qualche parte, ma mi blocco quando sento Dog abbaiare e lo vedo correre indietro, perch\u00e9 pensa che io stia giocando.<\/p>\n<p>All\u2019improvviso, sono una furia: lo richiamo, lo rimetto al guinzaglio; lui \u00e8 spaventato e docile.<\/p>\n<p>Corriamo verso casa. Non so che cosa sto facendo, che cosa penso di fare. Entro e Anna non c\u2019\u00e8 (sar\u00e0 andata all\u2019orto che si \u00e8 messa in testa di coltivare a pochi chilometri da qui). Non me ne importa. Do acqua e cibo a Dog e mi metto al computer. Cerco gli articoli di quei giorni, verifico che nelle liste riportate ossessivamente coi nomi dei bambini compaia <i>Sarah<\/i>.<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8.<\/p>\n<p>Segno l\u2019indirizzo della scuola elementare e mi butto in macchina.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>\u00c8 pieno giorno, ma mi sembra notte. Tengo i finestrini chiusi nonostante il caldo. L\u2019auto era sotto il sole e il volante frigge.<\/p>\n<p>Fuori dalla scuola mi guardo nello specchietto. Non ho fatto la barba, sono conciato. Di notte,\u00a0 dormire \u00e8 ancora una conquista. Scendo e vado davanti al cancello. Potrei lasciare il ciondolo alla custode. O su una panchina nell\u2019atrio. O qui, per terra e andarmene.<\/p>\n<p>Potrei cercare un insegnante, o potrei andare nell\u2019ufficio del preside.\u00a0 Ma poi mi dico: non pu\u00f2 essere. E ricordo la visione di quel giorno &#8211; era come se un mammuth di metallo vivo si stesse sciogliendo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Rientro in macchina e mi metto a guidare, per prendere tempo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Dopo un po\u2019 sono sotto casa di Daria.<\/p>\n<p>Dall\u2019ultima volta che ci siamo visti, in questi mesi, ho ricevuto delle telefonate mute, la sera.<\/p>\n<p>Mi chiedo come sarebbe entrare ancora nella sua camera da letto e se avrei ancora quell\u2019impressione che avevo avuto, come di stare in un negozio di arredi. La sensazione scompariva per incanto mentre ero dentro di lei e lei, Daria, diventava un elemento della natura. Un corpo fresco, mobile. Imprevisto come un ruscello.<\/p>\n<p>Suono al citofono. Nessuno risponde.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Quando torno a casa nostra, c\u2019\u00e8 Dog che fa l\u2019offeso. Lo accarezzo un po\u2019, mentre lui \u00e8 buttato sul divano con un\u2019espressione rassegnata.<\/p>\n<p>Vedo Anna, di nuovo seduta al tavolo di cucina. Smangiucchia un plum cake che ha preparato ieri e sfoglia qualcosa.<\/p>\n<p>La guardo:<\/p>\n<p>\u201cTi devo parlare.\u201d Ho ancora una mano nella tasca e gioco con il ciondolo.<\/p>\n<p>Poi tiro fuori il pugno chiuso e sento la punta del piccolo cuore rosso premere sul palmo.<\/p>\n<p>Lei si rianima, guarda la mia mano.<\/p>\n<p>\u201cChe cos\u2019hai l\u00ec? \u00c8 una cosa per me?\u201d<\/p>\n<p>Non faccio niente, trattengo il respiro, non annuisco; eppure lei si alza con una grazia che non vedevo da tempo. Allontana la rivista, inarca il petto e si scosta i capelli. E poi si apre in un sorriso pieno di luce.<\/p>\n<p>\u201cDavvero,\u201d ha detto con una voce di bambina \u201chai una cosa per me?\u201d<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_16351\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"16351\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nel rettangolo dell\u2019incidente, il campo ha ancora lo stesso colore di bruciato del giorno in cui\u00a0\u00a0 l&#8217;autobus \u00e8 stato rimosso, si fa strada un po\u2019 di gramigna, qualche fiore, delle radici spuntano irte; la terra sembra sprofondata. 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