{"id":16327,"date":"2013-06-03T17:51:34","date_gmt":"2013-06-03T16:51:34","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=16327"},"modified":"2013-06-03T17:51:34","modified_gmt":"2013-06-03T16:51:34","slug":"premio-racconti-nella-rete-2013-radici-di-antonia-frascione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=16327","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2013 &#8220;Radici&#8221; di Antonia Frascione"},"content":{"rendered":"<p>Si chiamava Davide. Ma quando ci incontrammo al Convento io ancora non lo sapevo. Mi si avvicin\u00f2 mentre ero di spalle. Non lo vidi arrivare, ma sentii il suo passo lento, calmo. Poi mi voltai. Non avevo mai visto quel tipo. Barba leggermente incolta, magrissimo, il viso lungo di chi usa le chiacchiere con parsimonia e l\u2019intelligenza con rispetto. Il naso sottile reggeva un paio di occhiali neri, da giornalista.<\/p>\n<p>Mi ero accostata al muro che circonda la piazza ed ero ferma a guardare il panorama. Quel posto mi era sempre piaciuto e tutte le volte che tornavo al paese era la mia prima tappa. Non facevo neanche in tempo a mettere piede fuori dalla macchina che ero gi\u00e0 l\u00ec. Ero l\u00ec, in realt\u00e0, molto spesso anche stando nella mia camera a Milano. Ma questo non lo sapeva nessuno. Quella piccola piazza cos\u00ec vuota, cos\u00ec silenziosa, rappresentava, nella mia fantasia, qualcosa di mia propriet\u00e0, anzi l\u2019unica cosa che sentissi veramente mia. Era mia anche la signora Vincenza. La consideravo la padrona di casa. La sua porta, l\u2019unica che dava proprio sulla piazza, era sempre aperta anche d\u2019inverno. Ormai anziana, col tuppo sempre ordinato sotto il suo scialle blu, continuava a farmi sempre la stessa domanda quando mi vedeva: &#8220;A chi appartenite bella figli\u00f2?&#8221;. Non che mi vedesse spesso, certo, ma di sicuro non doveva avere pi\u00f9 grande memoria. O la sua era una curiosa abitudine? Chiss\u00e0.<\/p>\n<p>&#8220;Che sorpresa!&#8221; mi disse sottovoce.<\/p>\n<p>&#8220;Ci conosciamo?&#8221; risposi esitante.<\/p>\n<p>&#8220;Intendevo il mare!&#8221;.<\/p>\n<p>Non capivo. Glielo dissi.<\/p>\n<p>&#8220;Non capisco mi scusi&#8221;<\/p>\n<p>&#8220;Provi a sporgersi leggermente. Allora lo vede il mare?&#8221;<\/p>\n<p>Accettai il consiglio, mi sporsi leggermente. Come se gi\u00e0 non conoscessi quel panorama a memoria. E lo esaminai ancora, meglio. La Puglia era lontana, sebbene a me apparisse sempre pi\u00f9 vicina. Quando ero bambina a malapena riuscivo a vederlo quel panorama senza lo sforzo di sollevarmi sulle punte. Poi, crescendo, Sant\u2019Agata di Puglia cominci\u00f2 a sembrare una visione esotica, in mezzo al noto: quella piramide circondata di verde d\u2019estate, illuminata la sera e mai completamente offuscato da nuvole o nebbia. Era sicuramente il diamante messo al collo di tutte le Imperatrici sveve, angioine ed aragonesi di Daunia. No, nessun mare comunque.<\/p>\n<p>&#8220;Quale mare?&#8221; chiesi ancora immersa nei miei pensieri.<\/p>\n<p>&#8220;Allora la sente anche lei oltre quel muro l\u2019impronta di un\u2019assenza?&#8221;<\/p>\n<p>&#8220;Si&#8221; risposi d\u2019impulso. E poi, tornando in me, ripresi faticosamente: &#8220;ma qui non conta l\u2019assenza. \u00c8 vero, non c\u2019\u00e8 il mare, ma l\u2019aria che si respira da qui \u00e8 aria di mare. E poi in tanti raccontano di essere riusciti a vederlo quel promontorio, in tanti dicono che quando \u00e8 chiaro si vede il riflesso del sole sull\u2019acqua stando qui, in piedi, dove siamo noi adesso.&#8221;<\/p>\n<p>&#8220;Si, ma \u00e8 all\u2019orizzonte. Lontano!&#8221; mi corresse.<\/p>\n<p>&#8220;Eppure c\u2019\u00e8. \u00c8 come il sole, non conta la distanza. Ho come la sensazione che questo paese a volte diventi come il cristallo, elastico&#8221; mi accorsi che stavo divagando.<\/p>\n<p>&#8220;Ma lei chi \u00e8? Da dove viene?&#8221; cambiai argomento.<\/p>\n<p>&#8220;Mi chiamo Davide. Sono di Bisaccia&#8221;<\/p>\n<p>Lo guardai, non l\u2019avevo mai visto. Possibile?<\/p>\n<p>&#8220;Mi chiamo Michela. Sono di Milano&#8221;<\/p>\n<p>&#8220;E come mai qui?&#8221;<\/p>\n<p>&#8220;Ci vive mia nonna. Io invece ci vengo due volte l\u2019anno, d\u2019estate perch\u00e9 \u00e8 pi\u00f9 fresco e d\u2019inverno per mangiare la neve&#8221;<\/p>\n<p>&#8220;Cosa? Per mangiare la neve?&#8221;<\/p>\n<p>&#8220;Si, quando nevica in citt\u00e0 mica puoi leccare la neve? Troppo inquinata. Qui da bambina ho imparato che mi piace un sacco mangiare la neve, raccoglierne da un ramo o da un davanzale&#8221;<\/p>\n<p>&#8220;Non \u00e8 pi\u00f9 buona neanche qui la neve. E poi non nevica pi\u00f9 come un tempo!&#8221;<\/p>\n<p>Aveva ragione purtroppo.<\/p>\n<p>&#8220;Sai qual \u00e8 la vera assenza oltre il muro?&#8221;<\/p>\n<p>&#8220;Quale?&#8221;<\/p>\n<p>&#8220;Alberi. Le alture sono calve, solo pale. \u00c8 un\u2019invasione.&#8221;<\/p>\n<p>&#8220;\u00c8 colpa del vento&#8221;<\/p>\n<p>&#8220;\u00c8 colpa dell\u2019uomo che non pianta pi\u00f9 alberi. Ricordo il melo cotogno e i susini nel giardino di mia nonna. E poi s\u00ec, \u00e8 colpa anche del vento. Mi chiedo quanto conti questa ingombrante presenza in uno spazio gravido di vuoti e riempito solo di vento?&#8221;<\/p>\n<p>&#8220;Intendi le ingombranti pale eoliche?&#8221;<\/p>\n<p>&#8220;Si, proprio loro&#8221;<\/p>\n<p>Eravamo passati dal lei al tu, e improvvisamente realizzai di essere insieme ad un perfetto sconosciuto. Allora feci per stendergli la mano, il contatto che avrebbe siglato l\u2019avvenuta conoscenza reciproca. Ma lui non mi vide. Stava guardando il tiglio, l\u2019enorme albero proprio al centro della piazza.<\/p>\n<p>&#8220;Bello, vero?&#8221; mi chiedeva conferma.<\/p>\n<p>&#8220;Certo, un po\u2019 solo&#8221;.<\/p>\n<p>Avevo spesso pensato a quel tiglio da secoli piantato l\u00ec.<\/p>\n<p>&#8220;Si sar\u00e0 abituato ormai, sono secoli che sta l\u00ec. Il tiglio \u00e8 una pianta molto longeva. Si vede che la solitudine pu\u00f2 anche fare bene alle volte&#8221;<\/p>\n<p>&#8220;Mia nonna se ne lamenta sempre, della solitudine&#8221;. Stavo per dirgli qualcos\u2019altro sulla solitudine e su mia nonna, ma Davide cominci\u00f2 a girare su se stesso, lentamente. Aveva portato una mano alla spalla e l\u2019altra in<\/p>\n<p>avanti assumendo la posizione tipica di chi regge una macchina da presa e, mentre girava, faceva finta di filmare.<\/p>\n<p>Mi chiese di imitarlo. Esitai un istante. Mi sembrava una cosa da matti. Poi pensai che, infondo, eravamo da soli. Nessuno avrebbe potuto ridere. Cos\u00ec mi misi anch\u2019io a girare intorno assumendo l\u2019aria da reporter insieme a quel semi-sconosciuto.<\/p>\n<p>&#8220;Prova a guardare tutto in bianco e nero e al rallentatore!&#8221; mi sugger\u00ec e poi punt\u00f2 verso il muro: &#8220;Lo vedi quel signore?&#8221;<\/p>\n<p>Rimasi in silenzio.<\/p>\n<p>&#8220;Ma come no?&#8221;<\/p>\n<p>Interpret\u00f2 il mio silenzio come un &#8220;No&#8221;. Era un tipo strano. Ed io lo stavo assecondando.<\/p>\n<p>Continu\u00f2: &#8220;\u00c8 l\u00ec, con la giacchetta marrone e la coppola in mano&#8221;.<\/p>\n<p>Capii. Stetti al gioco.<\/p>\n<p>&#8220;Chi \u00e8, cosa fa?&#8221; risposi.<\/p>\n<p>&#8220;\u00c8 Zio Franco. Guarda il mare all\u2019orizzonte e pensa al Venezuela. Per otto anni ha lavorato come calzolaio l\u00ec. La moglie stava qua ad aspettarlo, ma quando lui \u00e8 tornato se n\u2019\u00e8 andata lei. E per sempre. Ora lui vive di nostalgia e di ricordi. E ora guarda, guarda l\u00ec seduta all\u2019estremit\u00e0 del muro, quella signorina con la gonna colorata lunga al ginocchio. La vedi?&#8221;<\/p>\n<p>&#8220;Si, che bella che \u00e8!&#8221;<\/p>\n<p>&#8220;\u00c8 mia mamma, da giovane. Bella davvero! Ha i capelli lunghi e neri. Non l\u2019ho mai conosciuta con i capelli lunghi, me ne sarei innamorato anch\u2019io forse\u2026 Ma\u2026aspetta\u2026 quell\u2019uomo all\u2019altra estremit\u00e0 del muro, quello \u00e8\u2026&#8221;<\/p>\n<p>E con l\u2019indice punt\u00f2 la parte di muro dove vedeva sua madre e lo percorse per tutta la lunghezza, seguendo la sua curva semicircolare, fino ad indicarmi la parte opposta dello stesso muro, accanto alla fontana.<\/p>\n<p>&#8220;\u2026Si quello \u00e8 mio padre. Che magro che \u00e8!! Non sembra neanche lui. Ma che ci fa l\u00ec, perch\u00e9 non raggiunge la mamma? Aspetta\u2026ma con chi sta parlando? Cosa fa? Parla col muro?&#8221;<\/p>\n<p>Si volt\u00f2 velocemente verso sua madre e poi ancora verso suo padre.<\/p>\n<p>&#8220;Anche la mamma fa la stessa cosa. Ma sono impazziti? Avviciniamoci, andiamo a sentire cosa dicono\u2026&#8221; Ci muovemmo come a passo di musica, un po\u2019 di qua e un po\u2019 di l\u00e0, per intendere quelle parole mute:<\/p>\n<p>Ti amo\u2026Anch\u2019io\u2026Non vedo l\u2019ora di sposarti\u2026E quando arriva quel giorno?&#8230;.Presto amore, presto.<\/p>\n<p>&#8220;Nooo, dai. Che sdolcinati che erano!&#8221;<\/p>\n<p>&#8220;Non ho capito ma come fanno a sentirsi se sono seduti all\u2019estremit\u00e0 opposte del muro?&#8221; chiesi.<\/p>\n<p>&#8220;B\u00e8 dipende dalla sua forma semicircolare. Quando sei seduto qui e parli rivolto al muro, chi sta seduto dalla parte opposta pu\u00f2 sentire perfettamente ogni parola. Sai quanti innamorati devono essersi confessati cos\u00ec il loro amore quando in paese non potevano farsi vedere insieme?&#8221;<\/p>\n<p>&#8220;Che teneri. Cose d\u2019altri tempi!&#8221; esclamai.<\/p>\n<p>&#8220;Ascolta, cantano\u2026&#8221;<\/p>\n<p><em>Para para p\u00f3lle<\/em><\/p>\n<p><em>pane cu re ccep\u00f3lle<\/em><\/p>\n<p><em>cipolle e ccepullaro<\/em><\/p>\n<p><em>e stu figlio mo care mo care\u2026.<\/em><\/p>\n<p>&#8220;\u00c8 tua nonna, tu sei sulle sue ginocchia, l\u00ec in fondo\u2026 su quell\u2019uscio. Ti sta cantando una filastrocca e, dondolandosi sulla sedia, sembra quasi che voglia farti cadere, ma tranquilla non ti lascia! Tu sei piccola e sorridi mentre tua nonna canta\u2026&#8221; E continu\u00f2 la filastrocca:<\/p>\n<p><em>Para para p\u00f3lle<\/em><\/p>\n<p><em>pane cu re ccep\u00f3lle<\/em><\/p>\n<p><em>cipolle e ccepullaro<\/em><\/p>\n<p><em>e stu figlio mo care mo care\u2026.<\/em><\/p>\n<p>Quando ebbe finito fui quasi dispiaciuta di ammettere: &#8220;Non conosco questa filastrocca, ma ricordo un gioco che facevo sempre con mia nonna. Lei nascondeva qualcosa in una delle due mani portandole dietro la schiena, poi me le faceva vedere serrate ed io dovevo cantare una filastrocca che diceva pi\u00f9 o meno cos\u00ec:<em> culo culicchio, culo cul\u00e0<\/em> apri qua! E se indovinano quale mano era piena vincevo&#8221;<\/p>\n<p>&#8220;Forse vuoi dire <em>Culu cul\u00e9cchia qua stenn\u00e9cchia culu cul\u00e0 apre qua<\/em>!&#8221;<\/p>\n<p>&#8220;Si, proprio cos\u00ec! B\u00e8 non sono molto brava a parlare il vostro dialetto&#8221;<\/p>\n<p>Intanto continuavamo a guardarci intorno e filmare. Giravamo il nostro cortometraggio improvvisato.<\/p>\n<p>&#8220;C\u2019\u00e8 anche Ze Tum\u00e8o!&#8221;<\/p>\n<p>&#8220;Chi c\u2019\u00e8 ora??&#8221; chiesi sorpresa.<\/p>\n<p>&#8220;Ze Tum\u00e8o, \u00e8 un vecchietto di un paese vicino, Lacedonia. Viene sempre qui a Bisaccia al Convento perch\u00e9 \u00e8 assai devoto a Sant\u2019Antonio. Nonostante zoppichi vistosamente, si fa tutti quei chilometri solo per venire a pregare. Sta uscendo dal portone della Chiesa, girati\u2026&#8221;<\/p>\n<p>Mi sembr\u00f2 di vederlo davvero Zio Tomeo. Me lo figurai tutto magrolino e grigio mentre con le mani sottili stringeva il bastone che ormai era il suo baricentro, con la bocca faceva una smorfia sghemba e negli occhi sorrideva: &#8220;Vorrei arrivarci anch\u2019io alla sua et\u00e0 cos\u00ec devota!&#8221;.<\/p>\n<p>Avevo perso per un attimo la cognizione del tempo e dello spazio. Eravamo l\u00ec a giocare come due bambini. Ed era bello.<\/p>\n<p>&#8220;In altri tempi dev\u2019essere stata una piazza affollata!&#8221; accennai con un senso di malinconia.<\/p>\n<p>&#8220;Neanche te lo immagini!&#8221; concluse.<\/p>\n<p>Chiusi per un attimo gli occhi, ma siccome avevo appena smesso di girare su me stessa feci per perdere l\u2019equilibrio. Davide mi afferr\u00f2 alla vita prima che cadessi. Lo ringraziai. Nel riaprire gli occhi vidi dietro di lui la piazza ancora in bianco e nero, sua madre e suo padre felici e il signore affacciato a quel balcone sulle Puglie, come su un parapetto di una nave, alla ricerca della giovinezza ormai perduta. Zio Tomeo era un\u2019ombra che svaniva inghiottita dal portone della chiesa.<\/p>\n<p>Mi lasciai dondolare dalla filastrocca della nonna e, tra le assenze reali del mare e degli alberi, e queste presenze illusorie, vissi pochi istanti di felicit\u00e0 inattaccabile. Condivisa con un perfetto estraneo.<\/p>\n<p>Il tiglio mi sembr\u00f2 molto meno solo, come d\u2019altronde il paese meno vuoto.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_16327\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"16327\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Si chiamava Davide. 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