{"id":16265,"date":"2013-06-03T16:48:01","date_gmt":"2013-06-03T15:48:01","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=16265"},"modified":"2013-06-03T17:56:13","modified_gmt":"2013-06-03T16:56:13","slug":"premio-racconti-nella-rete-2013-lappuntamento-quanto-ci-hai-messo-flor-di-nicoletta-manetti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=16265","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2013 &#8220;L&#8217;appuntamento&#8221; (Quanto ci hai messo, Flor?) di Nicoletta Manetti"},"content":{"rendered":"<p>Dalla finestra aperta sulla notte, sento la pioggia che sciacqua i vicoli bianchi di Bahia, raffreddando la febbre del carnevale. L\u2019euforia della Tequila e il ritmo sfrenato dei samba, muovono troppo le lingue, oltre alle gambe.<br \/>\nProprio una di queste notti di baldoria mi hai lasciato, Vadinho, gonfio di cachaca, l\u2019unica volta che in una rissa non ti sei rialzato trionfante. Quella volta sei rimasto a terra e i piedi che ti calpestavano continuavano il loro ritmo di samba.<br \/>\nMa non ti ho perduto, marito mio, sei dentro di me pi\u00f9 di quando eri su questa terra. Tu sei tornato a rallegrare le mie notti, in questo letto che divent\u00f2 all\u2019improvviso troppo grande.<br \/>\nDa dieci sere a questa parte compari puntuale, steso sulla coperta di cotone: e allora \u00e8 come se io bevessi molti sorsi della tua cachaca. S\u00ec, tu mi ubriachi, con la bocca morbida, maestra di baci e di parole. E pensare che qualcuno decise un giorno, non so pi\u00f9 chi e quando, che sono astemia.<br \/>\nMai pi\u00f9 amori astemi, dopo di te.<br \/>\nLe tue mani non sono due, le tue gambe sono infinite, come la spiaggia che laggi\u00f9 gi\u00e0 comincia a sbiancare sotto la luna, dopo il temporale. La intravedo quando il vento gonfia la garza bianca della tenda.<br \/>\nSono dieci notti che passo insonni con te. Non andartene mai pi\u00f9, Vadinho.<br \/>\nLa testa che cade mi sveglia. Senza aprire gli occhi, allungo la mano a spegnere il lume e il libro scivola sulla moquette.<br \/>\nLa sveglia cinguetta le sette: la mano brancola sul comodino per zittirla.<br \/>\nE\u2019 solo mercoled\u00ec ed \u00e8 anche una giornataccia. Sento chiudersi la porta: Riccardo stamani parte per un convegno, non l\u2019ho neppure sentito alzarsi.<br \/>\nButto gi\u00f9 dal letto i piedi, il cane li lecca mentre cercano le pantofole, mi strascico verso il bagno. Sotto il getto d\u2019acqua calda comincio a mettermi in contatto col mondo.<br \/>\nMi affaccio nella stanza buia di Camilla: &#8211; E\u2019 l\u2019ora! &#8211; e vado in cucina. Metto il caff\u00e8 sul fuoco, apro il freezer: Matteo ci sar\u00e0 a pranzo? Camilla si \u00e8 rimessa a dieta, niente pasta. Tiro fuori i petti di pollo di ghiaccio rosato.<br \/>\nLa caffettiera brontola, il latte schiuma di fuori. Mi siedo davanti alla tazza, Bruto mi salta in braccio, ma stamani non c\u2019\u00e8 tempo per biscotti e marmellata. Alle nove devo gi\u00e0 essere in tribunale: si chiude, finalmente, una separazione avvelenata.<br \/>\nIo e Riccardo siamo ancora insieme, forse solo per inerzia o mancanza di coraggio. \u00a0Quando inizio a dare voce ai miei pensieri: &#8211; Cosa c\u2019\u00e8 ora?- risponde, alzando gli occhi dal giornale. Allora sento la fatica e l\u2019impotenza: come spingere un muro che non si sposta. E ripiombano chilometri di silenzio tra due luci azzurre: il suo computer nello studio e la mia televisione davanti al letto. La sua cupezza \u00e8 contagiosa.<br \/>\nOddio \u00e8 tardi e sto qui a rimuginare.<br \/>\nCamilla ancora non si \u00e8 alzata: &#8211; Forza, che fai tardi!<br \/>\nNon comprendo se la voce che arriva dal profondo \u00e8 la sua o quella dell\u2019orso accanto a lei &#8211; Si entra alla seconda ora, te l\u2019avevo detto\u2026<br \/>\nCorro a vestirmi mentre dalla cucina sento il rumore della ciotola di Bruto gi\u00e0 vuota e che lui sospinge con la lingua.<br \/>\nDai, si va fuori. Lui corre nell\u2019ingresso per il solito rito: due giravolte di gioia, poi si stende sul tappeto e mi offre la pancia rosa mentre gli metto il guinzaglio.<br \/>\nGrazie al cielo non \u00e8 un camminatore: gli basta una decina di alzate di zampa, poi si accoccola guardingo mentre io aspetto col sacchetto in mano.<br \/>\nTorniamo e tutto ancora tace in modo desolante. Matteo \u00e8 rientrato tardissimo stanotte, chiss\u00e0 a che ora si alzer\u00e0.<br \/>\nLe otto e un quarto. Prendo la borsa e, appena in strada, non ricordo dove ho messo la macchina. Ma dove l\u2019ho cacciata stavolta?<br \/>\nMi viene in mente che \u00e8 mercoled\u00ec, c\u2019\u00e8 stata la pulizia della strada e l\u2019unico posto che ieri sera ho trovato \u00e8 a due traverse oltre la cerchia dei viali.<br \/>\nEcco l\u2019ansia che arriva.<br \/>\nAccelero il passo: alla Signora Cavini ho dato appuntamento a dieci alle nove all\u2019ingresso del Tribunale. Agitata com\u2019\u00e8, poveretta, se ritardo anche solo cinque minuti\u2026 Ecco la macchina, butto la borsa sul sedile di dietro e mi ci infilo.<br \/>\nCercando un parcheggio, passo davanti al Tribunale e vedo gi\u00e0 la cliente seduta sul muretto davanti al metal-detector. Arrivo di corsa, le tendo la mano: \u00e8 emozionata come una scolaretta il primo giorno di scuola. E\u2019 sempre cos\u00ec: \u00e8 una dirigente d\u2019industria, una donna d\u2019affari, eppure mi dice che stanotte non ha chiuso occhio. Mentre parliamo infiliamo la scala G, ascensore quinto piano. Lo chiamo, da due persone in attesa diventiamo quattro poi sette, poi dieci: &#8211; Si\u2026 aspetta e spera Niccolini, tanto per cambiare non funziona\u2026!-. Un collega, ridendo, mi d\u00e0 una pacca sulla spalla.<br \/>\nIniziamo l\u2019arrampicata. Eccoci, esclama la cliente al pianerottolo col cartello 5: eh no, signora, troppo facile, lei crede che mettano il cartello 5 al quinto piano? Ma no! Qui siamo all\u2019americana: il terreno \u00e8 il numero 1, e cos\u00ec via, noi dobbiamo andare al quinto, quindi al sei! Forza, ultimo sforzo.<br \/>\nImbocchiamo uno dei due corridoi paralleli e, in fondo, gi\u00e0 vedo una piccola folla.<br \/>\n&#8211; Bisogna armarsi di pazienza, saremmo per le nove ma bisogna vedere quanti ne abbiamo davanti!<br \/>\nIn quattro o cinque teste appiccichiamo il naso al ruolo appeso fuori della porta.<br \/>\nCa\u2026\/Be\u2026 R.G. n\u00b02751\/12. Siamo la 9.<br \/>\n&#8211; Ha gi\u00e0 iniziato, chi c\u2019\u00e8 dentro?<br \/>\nUna collega accasciata su una sedia scuote la testa:<br \/>\n&#8211; Macch\u00e9, \u00e8 arrivato poi \u00e8 uscito. Sar\u00e0 andato a prendere il caff\u00e8.<br \/>\nLa signora mi bisbiglia complice all\u2019orecchio: &#8211; Sono arrivati\u2026<br \/>\nVedo la collega col marito della signora, impeccabile, abbronzato, due quotidiani sotto il braccio. Appena arrivato guarda l\u2019orologio, come se di l\u00ec a pochi minuti dovesse correre a decidere le sorti della clinica che dirige. Ci sorride con sufficienza, gli porgo la mano. Tra loro un \u2018ciao\u2019 striminzito.<br \/>\nIl giudice rientra nella stanza con un sorriso che non guarda nessuno. Il marito si allontana per fare una telefonata, \u00e8 la seconda da quando \u00e8 arrivato.<br \/>\nLa signora mi fa un sorrisino sarcastico. Il marito si mette a leggere il giornale, cos\u00ec non spreca tempo.<br \/>\nCome Dio vuole la catena di montaggio procede veloce, la porta inghiotte e risputa fuori le otto coppie prima di noi. Eccoci.<br \/>\nSiamo seduti davanti al Presidente.<br \/>\nNon ci sono proprio possibilit\u00e0 di conciliazione?<br \/>\nEntrambi scuotono la testa senza guardarsi.<br \/>\nIl Presidente legge il verbale, i coniugi firmano, lui con la sua Montblanc.<br \/>\nFuori della porta, a match finito, ci salutiamo dandoci la mano. Si riscende o meglio accompagno gi\u00f9 la signora, perch\u00e9 dovr\u00f2 risalire in cancelleria.<br \/>\nE\u2019 pi\u00f9 tranquilla? Si, ma sono sempre fallimenti, dice, e non sembra proprio una dirigente d\u2019azienda adesso che stringe la borsetta ed \u00e8 arrossata in viso.<br \/>\nNon c\u2019\u00e8 dubbio, sono d\u2019accordo con lei. E per l\u2019ennesima volta mi chiedo se non ho sbagliato anche mestiere.<br \/>\nCi salutiamo. Mi fermo un attimo al piano terreno alla coda delle notifiche, devo ritirare un atto, ma no, troppo tardi \u00e8 gi\u00e0 finita la distribuzione dei numeri. Ok, torno di sopra in cancelleria. Arranco al quarto piano, che \u00e8 il cinque. Infilo la porta dell\u2019ufficio. Lo cerco da sola il fascicolo? Si, faccia da s\u00e9, grugnisce una voce non capisco da dove. In un quarto d\u2019ora accovacciata per terra, me la cavo. Basta, \u00e8 l\u2019una, vado.<br \/>\nRiprendo la macchina e cerco parcheggio vicino allo studio.<br \/>\nEntro nel solito bar: dottorini ingiacchettati e colleghe tacco 12 si concedono insalata e acqua minerale. Io ho fame: mi faccio le orecchiette e un bicchiere di vino bianco. In realt\u00e0 sono astemia: mio marito dice che non c\u2019\u00e8 niente di peggio di una donna che beve il vino. Ma ho scoperto che invece mi piace un bicchiere quando ceno. E oggi, non so perch\u00e9, ne ho voglia anche a pranzo. Direi che allora non sono astemia.<br \/>\nIn studio mi attende una memoria che scade venerd\u00ec. Butto gi\u00f9 la prima versione, la rileggo, non mi convince, la riscrivo due o tre volte.<br \/>\nSquilla il telefono: Camilla che non riesce a finire la versione di latino, mi aspetta.<br \/>\nPer oggi basta, chiudo il fascicolo. E poi comunque \u00e8 tardi, stasera ho un appuntamento. Mi accorgo che sono l\u2019ultima a uscire dallo studio: le stanze, la segreteria, la sala d\u2019aspetto sono deserte. Spengo le luci una dopo l\u2019altra e chiudo la porta dietro di me.<br \/>\nA casa mi accoglie il cane sdraiandosi sul dorso. La coda batte convulsa sul tappeto, poi corre via e torna col peluche in bocca. Le luci sono tutte accese.<br \/>\nCamilla spalanca la porta della camera. Il tempo di urlare qualcosa di incomprensibile al fratello e la risbatte, tanto forte che cade un pezzetto di intonaco.<br \/>\nTanto per cambiare hanno litigato.<br \/>\nDalla camera di Matteo, solo odore di sigaretta e musica assordante: sar\u00e0 questo il motivo del contendere.<br \/>\nIn cucina, sul tavolo, una Coca vuota, carte di merendine, due tazzine di caff\u00e8.<br \/>\nMentre riempio d\u2019acqua la pentola, decido di stare calma.Verso l\u2019olio nella padella e mi chiedo quanto manca all\u2019apparizione di Camilla.<br \/>\nEccola, sulla soglia di cucina, non capisco se bellicosa o sconfortata: i capelli sono una polpetta infilzata da una matita, addosso ha il mio maglione nuovo, neanche rinnovato. A tutto c\u2019\u00e8 un limite.<br \/>\n&#8211; Ma che ti salta in mente: il mio maglione nuovo!?<br \/>\nAlza le spalle: &#8211; Allora mi aiuti?<br \/>\nNon aspetta nemmeno la risposta e piazza sul tavolo vocabolario, libro e quaderno.<br \/>\n&#8211; E\u2019 troppo difficile. Non mi riesce.<br \/>\nPerch\u00e9 a quest\u2019ora? Sono le otto di sera.<br \/>\nAppoggio sul piano di marmo petti di pollo e sottilette e mi siedo accanto a lei.<br \/>\nAllora\u2026<br \/>\n&#8211; Perifrastica passiva. L\u2019hai capita?<br \/>\n&#8211; Non c\u2019ero quando l\u2019ha spiegata.<br \/>\nEccoci. Tutte le assenze che fai.<br \/>\n&#8211; Dai, prendi il libro di teoria.<br \/>\nSi affaccia Matteo con la cuffia dell\u2019i-phone sugli orecchi.<br \/>\n&#8211; M\u00e0 , io esco.<br \/>\n&#8211; Ma tutte le sere? Hai l\u2019esame tra due giorni! Non ceni?<br \/>\n&#8211; NO!<br \/>\nE a quest\u2019ora lo dici? Dove vai? A che ora torni? Non devo essere ossessiva.<br \/>\n&#8211; Non fare tardi!<br \/>\nMi risponde il rumore della porta che sbatte e il cane che abbaia.<br \/>\nAlle nove e mezzo, bene o male, abbiamo sistemato Tacito.<br \/>\n&#8211; Io mi faccio una pizza &#8211; dice Camilla tirando fuori dal freezer una quattro stagioni.<br \/>\nIo non ho pi\u00f9 fame. Ripongo nel frigo pollo e sottilette.<br \/>\nBruto mi guarda con occhi rassegnati: \u00e8 vero, mi sono dimenticata!<br \/>\nGi\u00f9 in strada respiro; l\u2019aria \u00e8 piacevole. Nel cielo la luna \u00e8 piena, bianca e attonita: sembra che mi guardi e mi compatisca, lei, cos\u00ec luminosa e tranquilla.<br \/>\nBruto abbaia a un bassotto dall\u2019altra parte della strada.<br \/>\nDai andiamo, c\u2019\u00e8 qualcuno che mi aspetta.<br \/>\nDovevo andare al cinema con le amiche stasera, ma non ne ho voglia, ho altro da fare.<br \/>\nMi insapono sotto la doccia: l\u2019aroma di zenzero del bagnoschiuma mi accompagna in camera, ancora al buio indosso la camicia da notte e afferro il libro.<br \/>\nAppena accendo il lume sul comodino mi appare la sua sagoma allungata sul letto, silenziosa come un gatto.<br \/>\nHa solo un asciugamano attorno ai fianchi, il petto \u00e8 grande e caramellato, pronto ad accogliermi. Fischietta un ritmo di samba lento che fa muovere i miei fianchi e le mie gambe, le gambe pi\u00f9 belle di Bahia, mi dice lo sguardo di Vadinho.<br \/>\n&#8211; Quanto ci hai messo, Dona Flor?<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_16265\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"16265\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dalla finestra aperta sulla notte, sento la pioggia che sciacqua i vicoli bianchi di Bahia, raffreddando la febbre del carnevale. 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