{"id":1626,"date":"2009-05-26T18:24:26","date_gmt":"2009-05-26T17:24:26","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=1626"},"modified":"2009-05-26T18:24:26","modified_gmt":"2009-05-26T17:24:26","slug":"parole-nella-sabbia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=1626","title":{"rendered":"Racconti nella Rete 2009 &#8220;Parole nella sabbia&#8221; di Andrea Bonvicini"},"content":{"rendered":"<p>Tra le molte parole di cui mi sono pentito mi torna in mente un episodio che ho a lungo rimosso. Non me ne ero pentito, in verit\u00e0. Come al solito me lo ero nascosto nel suo vero significato, che ora per\u00f2 \u00e8 palese.<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\">Avevo deciso di lasciar esprimere tutto il mio indubbio fascino maschile. Da poco avevo lasciato famiglia e lavoro e cercavo (senza ammetterlo) certezze.<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\">L\u2019avevo notata, giovane e bella, in un piano-bar della cittadina di mare e vacanze in cui mi ero rintanato. Aveva (il bar) spazi ampi, vetri e cornici sghembe alle pareti, ilarit\u00e0 sulle bocche e alcol sui tavoli. Aveva (lei) tutto quello che rende desiderabile una donna per un cinquantenne. La giovinezza, il corpo e la danza, gli occhi ridenti e una proterva certezza di s\u00e9 come solo una donna pu\u00f2: una terra promessa da esplorare e in cui perdersi.<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\">Arrivava da sola, ma mai l\u2019avevo vista andare via cos\u00ec come era venuta. Sceglieva sempre ragazzi giovani e prestanti, e questo costituiva gi\u00e0 di per s\u00e9 una sfida bastante. Tesi le trappole di cui disponevo: innanzitutto l\u2019indifferenza e l\u2019altezza della mia missione. Mi portavo da scrivere e mi immergevo in quello. Pi\u00f9 che spesso, scrivendo dileggiavo quel\u00adl\u2019am\u00adbien\u00adte, ma gli altri non potevano saperlo e qualche volta si davano di gomito indicandomi con cenni del capo. Quantomeno ero un elemento del folklore del locale. I sottobicchieri di cartone contavano le bevande, ma davanti a me ce n\u2019erano uno o al massimo due, troppo importante quello che avevo da scrivere per perder tempo a ordinare da bere.<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\">A lungo non accadde nulla.<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\">Un pomeriggio arrivai assai prima del solito e entrando nella penombra dell\u2019ammezzato le finii quasi addosso. Mi stupii di vederla gi\u00e0 l\u00ec e per questo esitai forse un poco. Con un gesto leggero mi invit\u00f2 al suo tavolo ma io, con grande freddezza, guardando sopra di lei, passai oltre. Mentre passavo ogni atomo del mio corpo era costantemente orientato verso di lei come tanti aghi di bussole verso un polo magnetico, ma resistetti a volgere lo sguardo e mi sedetti lontano, dandole le spalle. La vidi per\u00f2 ballare, riflessa in uno degli specchi, e si muoveva sinuosa in un abito nero, corto, disegnato a larghe rose rosse. Le lasciava le spalle scoperte, tranne due fili sulle spalle, neri come i suoi capelli. Per il resto lei lo riempiva perfettamente. E ballando si sentiva il profumo delle rose.<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\">Se ne and\u00f2 presto, portandosi via un sudamericano col codino, pettorali in mostra dentro la camicia di raso nero e la vita sottile: \u201cmaledetta checca\u201d, sibilai mentalmente.<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\">Da quella volta mi parve prendere interesse per me e credetti di vederla chiedere informazioni su chi fossi, abbassandosi all\u2019orecchio di qualche amica mentre mi guardava. Le ragazzine si giravano e rispondendole ridevano: lei no. Bene.<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\">Aspettai che tornasse indossando quell\u2019abito nero. Ci volle del tempo. Ma un altro pomeriggio (evidentemente quell\u2019ora mi portava fortuna) la vidi entrare sfavillante col quelle rose rosse addosso. Stavolta ero io in vantaggio, seduto sotto il quadro migliore del locale e con un blocco di carta sulle ginocchia. Accennai con la mano al posto accanto a me e lei si sedette con tutta naturalezza, come se avessimo concordato l\u2019appuntamento. Almeno dieci occhi di giovinastri mi guatavano e li vedeva anche lei.<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\">\u2013 Sono stato sgradevole con lei, l\u2019altro giorno, e me ne scuso \u2013 modulai nel tono pi\u00f9 basso e maschile che conoscevo.<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\">\u2013 No, lei ha cose certo pi\u00f9 importanti da fare \u2013 mi rispose guardando le carte.<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\">\u2013 Oh, questo\u2026<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\">\u2013 Posso darle del tu?<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\">Mi concessi a quel tu. Fui brillante, loquace, timido e galante. Lottai con tutte le armi a mia disposizione, cio\u00e8 solo le parole, per far fuori la concorrenza dei fustacchioni che avevano cominciato a farsi comunque avanti. Quando mi parve di essermi riportato almeno in pari le proposi una corsa fino al mare. Accett\u00f2 subito e uscendo comperai una bottiglia di Jack Daniel\u2019s (non che lo conoscessi o lo apprezzassi, ma aveva una bella forma squadrata e smussata a un tempo, e mi sembrava che la bottiglia sarebbe stata bene nella mano).<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\">In breve fummo su una spiaggia che conoscevo (l\u2019avevo scelta prima) chiusa a sinistra da rocce rosse adunche e vuota in quei giorni. Cominciava quasi a scendere la sera. Quando camminammo sulla sabbia e non fece cenno alcuno vedendomi portare un asciugamano e due bicchieri che avevo preparato in macchina, capii che era fatta.<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\">Parlavamo seduti di faccia al mare e d\u2019un tratto lei fu nuda: corse nell\u2019acqua chiamandomi. Mi stavo chiedendo se mi fossi distratto, perch\u00e9 non ricordavo nemmeno il gesto con cui si era spogliata e lei era gi\u00e0 al largo con balzi da delfino che mettevano in mostra le sue rotondit\u00e0 perfette. Attesi immobile, sarebbe tornata. Arriv\u00f2 gocciolante qualche minuto dopo e stette davanti a me in tutta la sua bellezza dorata e nera. Si lasci\u00f2 cadere e mi attir\u00f2 a s\u00e9. Sapore salato e fresco. Umidit\u00e0 di mare e di donna. Si rannicchi\u00f2 salendomi verso l\u2019orecchio e mi sussurr\u00f2: \u201cVieni, vieni qui bambino\u201d. Mi prese un <em>rigor <\/em><em><span lang=\"LA\">mortis<\/span><\/em> e lei se ne avvide. La scostai con forza da me e la fissai. Mi ero alzato ma lei rimaneva seduta. Fremevo da capo a piedi, per la rabbia ma anche per il desiderio. Si alz\u00f2 anch\u2019essa e mi guard\u00f2 quasi indifferente. Mentre si chinava a prendere il vestito la colpii in pieno volto con un manrovescio violento, girando i piedi sulla sabbia e facendo seguire il peso del corpo e della spalla. Il dorso della mano la colp\u00ec poco sopra la bocca e sentii le ossa della mano sbattere sui suoi denti con un colpo sonoro. Era caduta sulle ginocchia e si teneva con una mano il volto. \u201cStronza, stronza! Brutta stronza! \u2013 le urlai addosso \u2013 ma che cazzo vuoi da me?\u201d<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\">Mi guardava, ma non pareva impaurita. Ebbi l\u2019istinto di colpirla ancora ed ancora, ma mi trattenni e le girai le spalle, furente risalii in fretta la costa di cespugli secchi. Partii di colpo e mentre la macchina correva lungo la strada le parole mi giravano dentro lungamente e con foga, come ingranaggi dentati, con rumore crescente. \u201cBambino. E che cazzo. Ma dove, e che?\u201d<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\">Guardai le mani strette convulse sul volante e notai il sangue sul grosso anello di oro e smalto che avevo alla mano destra. Dovevo averle spaccato il labbro, se non peggio. Quasi per associazione di idee sentii un forte odore alcolico accanto a me. Senza essermene nemmeno accorto dovevo aver riportato con me la bottiglia ed ora sbatteva qua e l\u00e0 sul tappetino davanti al sedile di destra: il liquore sgorgava fuori a fiotti. Mollai un\u2019imprecazione e mi allungai di lato per cercare di afferrare la bottiglia. La macchina sband\u00f2 furiosamente e feci in tempo a alzare lo sguardo per vedere i pali di legno di una staccionata che si avventavano su di me sfondando il parabrezza. Schegge minute schizzarono ovunque e gi\u00e0 frenavo alla disperata mentre la macchina si torceva su se stessa come viva. Ero fermo ora, per traverso ad un campo in una nube di polvere e foglie secche che stavano ritornando a terra. Non potevo scendere dalla portiera a sinistra, a pochi centimetri dal tronco di un albero. Scavalcai il cambio e spalancai l\u2019altra porta, scalciando la bottiglia ormai semi vuota. Scesi e mi tremavano le gambe. Era un ulivo, un ulivo saraceno, grande, ossuto. Non ne avevo mai visto uno ma non poteva essere altro. Le fronde verdi e grigie dell\u2019albero si aprivano in alto, quasi rade, ma il tronco era impressionante, storto e spettrale. Fasci di legno come ugole tese o immense cicatrici di ustioni si saldavano tra loro in forme di visi, arti e torsi che urlavano e gemevano per uscire dal legno: lottavano contro la forza tiranna che li aveva fusi in un\u2019unica massa, bloccando nel legno gesti e parole ribelli. Il tempo, senza poter togliere la maledizione, aveva per\u00f2 scavato un\u2019abside conica profonda e scura che apriva il tronco in due vele in direzione del mare. Mi ci accovacciai tenendomi le ginocchia con le braccia. Ci appoggiai la testa, aspettando di smetter di tremare. Il mare davanti a me era splendido e quella vastit\u00e0 riport\u00f2 poco a poco le cose alla loro dimensione. Mi riscossi sentendo il motore ancora acceso. Uscii allora da quell\u2019utero primigenio e ritornai alla macchina.<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\">Mi tocc\u00f2 scardinare il parabrezza a colpi di cric e poi liberare sedili e cruscotto dai frammenti di vetro. Ci misi un po\u2019 e nel farlo una scheggia acuta mi si infil\u00f2 sotto l\u2019unghia dell\u2019anulare. Me la strappai usando i denti e venne via assieme a un\u2019imprecazione e a un sapore dolce. Sputai il vetro e il sangue, innestai la retromarcia e riportai la macchina in carreggiata. Ora era girata in direzione opposta a quella in cui ero venuto. Mi decisi a tornare alla spiaggia per riprendere lei.<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\">Mentre guidavo allungai il braccio fuori dal finestrino tenendo in mano la bottiglia e lasciai colare il poco liquore rimasto in lunghe sorsate che l\u2019aria strappava avidamente. Feci ondeggiare la bottiglia e la lanciai di lato: guardando nello specchietto la vidi frantumarsi sulle pietre di l\u00e0 della strada.<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\">Guidavo e ripensavo a lei: sentimenti paterni mi salivano dentro. Avevo certamente esagerato e non se lo meritava.<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\">Quando arrivai alla spiaggia e scesi verso riva era seduta di spalle, ancora nuda, e guardava il mare, quasi al tramonto ormai. Immaginai avesse pianto. Il corpo, magnifico, era leggermente girato rispetto alla direzione con cui scendevo verso di lei e potevo ammirarne la linea del seno, poco pi\u00f9 chiara del resto del corpo. Le arrivai a un passo, certamente mi aveva sentito, e stetti l\u00ec in piedi. Non si gir\u00f2 verso di me. Sul collo un filo di abrasione in mezzo a due segni rossi pi\u00f9 larghi. Mi resi conto che colpendola dovevo averle strappato la collana con la mano, i grani di pietra erano sparsi l\u00ec attorno. Gir\u00f2 in su lo sguardo e vidi il viso gi\u00e0 gonfio e il labbro spaccato. Mi pentii di quella violenza e volli confortare l\u2019ingenuit\u00e0 tradita della sua giovent\u00f9. Dissi qualche parola, non ricordo quali, ma lei mi ferm\u00f2, mentre si reinfilava agile il vestito: \u201cRischi del mestiere\u201d mi disse tranquilla. Gelai.<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\">Tornammo senza dire una parola e giungemmo che era notte. Prima di lasciarla davanti al bar le chiesi il prezzo. Era alto, ma ci aggiunsi altri cento euro. Non li rifiut\u00f2 e scese con grazia.<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\">Il giorno dopo abbandonai di fretta la cittadina.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_1626\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"1626\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Tra le molte parole di cui mi sono pentito mi torna in mente un episodio che ho a lungo rimosso. 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