{"id":16139,"date":"2013-06-03T15:37:53","date_gmt":"2013-06-03T14:37:53","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=16139"},"modified":"2013-06-03T15:37:53","modified_gmt":"2013-06-03T14:37:53","slug":"premio-racconti-nella-rete-2013-acqua-mista-con-aria-di-roberta-zilio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=16139","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2013 &#8220;Acqua mista con aria&#8221; di Roberta Zilio"},"content":{"rendered":"<p>Olga capiva quando una cosa era arrivata alla fine. Cos\u00ec quella mattina si era alzata dal letto e aveva deciso che se ne sarebbe andata. Aveva bevuto il caffelatte, si era lavata, aveva messo gli stessi vestiti del giorno prima.<\/p>\n<p>Per capire che tempo facesse fuori le era bastato sbirciare attraverso le fessure della tapparella. Tirava aria e sembrava piovere. Una di quelle pioggerelle di marzo, che non sono veramente pioggia, ma acqua mista con aria. L\u2019ombrello poteva anche lasciarlo al suo posto, il foulard di seta che le avevano regalato a Natale sarebbe stato sufficiente a ripararla. La cosa che le aveva richiesto pi\u00f9 tempo era stata scegliere tra le scarpe e gli stivali. Odiava l\u2019aria fredda sui piedi, ma le scarpe erano pi\u00f9 comode e pratiche e l\u2019avrebbero fatta andare pi\u00f9 veloce. Erano quasi le sette e siccome non aveva molto tempo a disposizione alla fine aveva indossato le scarpe. Quelle vecchie, per\u00f2, che le stavano comode come pantofole.<\/p>\n<p>Quando fu in corridoio pens\u00f2 se non fosse il caso di passare dalla cucina per salutarli. Ma s\u00ec, che tanto non le avrebbero chiesto dove stesse andando. Infatti non glielo chiesero. Sua nipote alz\u00f2 lo sguardo dal libro, ma non la vide nemmeno. Sua figlia Teresa le disse ciao, senza neanche voltarsi, perch\u00e9 stava mettendo la caffettiera sul fuoco. Quel pigro di Carletto non c\u2019era, doveva essere ancora a letto.<\/p>\n<p>Tanto meglio.<\/p>\n<p>Usc\u00ec di casa e cominci\u00f2 a scendere lungo la strada che portava alla via principale. Come se stesse andando al mercato, ma senza le sporte. E senza neanche il portafoglio. Un passo dietro l\u2019altro. Non considerava nemmeno il fatto che non ci sarebbe stato ritorno. Era occupata a parlare con la Vergine Maria, di cose che sapevano solo loro due.<\/p>\n<p>La conversazione s\u2019interruppe quando Olga arriv\u00f2 in fondo alla via e vide Paolino. Era a quell\u2019incrocio che gli aveva dato l\u2019ultimo bacio, insieme alla sacca col pranzo, tanti anni prima. Il tempo di dirgli \u201cva&#8217; piano\u201d che lui gi\u00e0 era sparito dietro la curva, sulla bicicletta comprata apposta per andare a lavorare in citt\u00e0. Glielo avrebbero riportato la sera su un camion, lo stesso che l\u2019aveva messo sotto, quando ormai non c\u2019era pi\u00f9 niente da fare.<\/p>\n<p>Paolino di solito stava con le mani in tasca, appoggiato al cartello del dare precedenza, come chi aspetta qualcuno. Invece stavolta era seduto per terra e le dava la schiena. Le parve pi\u00f9 magro del solito. \u201cChe hai?\u201d gli chiese, sfiorandogli una spalla, ma lui teneva gli occhi a terra e non rispose niente.<\/p>\n<p>Quando faceva cos\u00ec era meglio non dargli troppa corda. Era lunatico anche da morto. Olga tir\u00f2 dritto, ma non fece molta strada, ch\u00e9 le gambe le erano diventate pesanti come due tronchi. Si appoggi\u00f2 al muretto di cinta della casa dei Battiston. La colpa era del diabete, certo non della paura. In vita sua, lei, la paura non l\u2019aveva mai provata. Nemmeno davanti ai tedeschi che le avevano puntato contro il fucile quando stavano portando via Sergio.<\/p>\n<p>Non fatemi scherzi, stupide, disse alle gambe. E le gambe ripresero a camminare.<\/p>\n<p>Attravers\u00f2 il paese deserto e poi svolt\u00f2 sulla stradina che portava al viadotto.<\/p>\n<p>La cosa fondamentale era arrivare l\u00ec prima delle sette e tre quarti.<\/p>\n<p>La carreggiata costeggiava un bosco di pioppi imponenti, con i rami ancora spogli. Dai tronchi coperti di muschio si stacc\u00f2 un\u2019ombra. Avanz\u00f2 verso di lei. Olga riconobbe suo padre, tale uguale a com\u2019era nella foto che stava di fianco al suo letto: vestito da caporal maggiore e con i mustacchi impomatati. Lei gli chiese scusa perch\u00e9 andava di fretta, non poteva trattenersi, doveva fare un cosa per il bene di tutti. Soprattutto dei nipoti: della Linda che ormai aveva smesso di mangiare e se continuava cos\u00ec l\u2019avrebbero sicuramente portata in ospedale e del Carletto che sembrava tanto furbo ma ne avrebbe prese, di botte. Che Dio li assistesse tutt\u2019e due. La nonna magari era un po\u2019 matta, ma voleva loro un gran bene.<\/p>\n<p>Suo padre fece di s\u00ec con la testa, come dire che aveva capito e approvava.<\/p>\n<p>Olga riprese il cammino. Quando arriv\u00f2 sul ponte il campanile del paese segnava sette e mezza.<\/p>\n<p>Aveva ancora qualche minuto a disposizione e ne approfitt\u00f2 per concludere il suo discorso con la Vergine Maria. Le disse tutto, ma proprio tutto quello che aveva nel cuore. Le fece anche qualche rimprovero. Poi per\u00f2 si rese conto che non era il momento di prendersela con la Madre di Dio e le chiese scusa.<\/p>\n<p>Chi invece non le riusciva proprio di perdonare era la Ada. Era stata lei a consigliare a sua figlia quella casa di cura, la stessa dove il suo Berto \u201cs\u2019era spento serenamente\u201d.<\/p>\n<p>\u201cVedrai, la Olga si sentir\u00e0 in famiglia.\u201d E Teresa, come il suo solito, le aveva dato retta e aveva organizzato tutto, in quattro e quattr\u2019otto. Aveva anche preso accordi per vitto e alloggio a cinquecento mila lire al mese.<\/p>\n<p>\u201cMa va\u2019 in mona\u201d brontol\u00f2. E quello fu l\u2019ultimo pensiero per la donna che in tanti anni aveva considerato come la sua migliore amica.<\/p>\n<p>Adesso doveva sbrigarsi, perch\u00e9 alle sette meno un quarto sua figlia sarebbe uscita di casa per andare al lavoro e sarebbe passata proprio di l\u00ec.<\/p>\n<p>Rimase qualche istante appoggiata alla ringhiera, con la lamiera fredda contro le ginocchia. Il vento le graffiava la faccia, la spingeva, la faceva oscillare. Si tolse il fazzoletto, lo leg\u00f2 alla barra di ferro. Un ciuffo di capelli si sollev\u00f2, finendole sugli occhi.<\/p>\n<p>I suoi capelli leggeri, radi fili d\u2019argento.<\/p>\n<p>Si sfil\u00f2 il cappotto.<\/p>\n<p>Il grigio vapore acqueo l\u2019avvolse.<\/p>\n<p>Scavalc\u00f2.<\/p>\n<p>Era in bilico, come quand\u2019era bambina,\u00a0sul ponte del canale.<\/p>\n<p>\u201cButtati, Olga, dai, non \u00e8 tanto fredda!\u201d le diceva Sergio sollevando alti spruzzi con le braccia nel tentativo di bagnarla.<\/p>\n<p>E lei rideva e si lanciava. Nemmeno il tempo di sentire l\u2019aria attraversata che gi\u00e0 l\u2019acqua l\u2019accoglieva.<\/p>\n<p>Si tuff\u00f2.<\/p>\n<p>Non avrebbe mai immaginato che questo volo per arrivare gi\u00f9 sarebbe stato cos\u00ec a lungo. Dopo una vita contratta in settantacinque anni, ciascuno dei quali pesante come un secolo, rivide le sue trecce nere e il carro che la portava in paese. E le danze e il bacio rubato a Paolino e l\u2019amore e il ventre che le si squarciava per lasciare uscire Teresa e il pianto e le scarpe bucate sulla neve e ancora pianto di solitudine e rabbia.<\/p>\n<p>Poi una raffica la sollev\u00f2 e la port\u00f2 lontano, sempre pi\u00f9 lontano, cos\u00ec che quando il suo corpo arriv\u00f2 a terra lei nemmeno se ne accorse.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Adesso era acqua mista con aria.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_16139\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"16139\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Olga capiva quando una cosa era arrivata alla fine. 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