{"id":16136,"date":"2013-06-03T17:16:03","date_gmt":"2013-06-03T16:16:03","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=16136"},"modified":"2013-06-05T17:53:23","modified_gmt":"2013-06-05T16:53:23","slug":"premio-racconti-nella-rete-2013-oak-di-ilenia-pecchini","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=16136","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2013 &#8220;Oak&#8221; di Ilenia Pecchini"},"content":{"rendered":"<p>Bussai piano sul tronco della quercia e rimasi in ascolto. Il vento strusciava le fronde degli alberi e soffiava via le foglie colorate, nascondeva la terra sotto la loro coperta, spostava le nuvole per velare il sole e non aveva tempo per me e perch\u00e9 avessi freddo. Gli uccelli non cantavano quasi pi\u00f9, e correvano neri sopra la mia testa verso i loro rifugi.<\/p>\n<p>Bussai un po\u2019 pi\u00f9 forte sul legno, e feci un giro intorno alla quercia. I miei passi scricchiolavano sulle foglie coricate, e anche se non si sentivano rumori provenire dall\u2019interno sapevo che lui era l\u00ec, forse ancora addormentato. Bussai ancora e ancora, e chiss\u00e0 che bel sogno stava sognando, non vedevo l\u2019ora che me lo raccontasse. Dato che era cos\u00ec bello non volevo svegliarlo, mi sedetti con la schiena appoggiata al tronco della quercia e lo lasciai dormire.<\/p>\n<p>La terra era asciutta e da sotto il manto di foglie si vedevano spuntare i fili d\u2019erba, che le sorreggevano e le gonfiavano come se fossero piume di un cuscino. Abbassai la testa per osservarli. Lui avrebbe detto che erano cos\u00ec sottili che, se il cielo non fosse stato nuvoloso, ci si sarebbero visti attraverso i raggi del sole.<\/p>\n<p>Mi tirai su e appoggiai la testa al tronco. La quercia sembrava molto pi\u00f9 grande vista da sotto, quasi infinita, con tutti i suoi rami fitti di foglie intense che tremolavano al vento come se volessero occupare pi\u00f9 spazio di quanto fosse loro permesso, come se volessero avvicinarsi l\u2019un l\u2019altra e tenersi strette per non cadere, toccarsi fino a fondere in un unico mantello che coprisse ogni spazio di cielo. Era difficile dire cosa pensassero le foglie.<\/p>\n<p>Ne guardai un paio cadere ma non sembravano affatto tristi. Si staccavano dal ramo in un momento impercettibile, cominciavano a oscillare nel vento, lui avrebbe senza dubbio detto che stavano danzando, andavano su e gi\u00f9, si avvicinavano a terra e poi stavano un attimo sospese in un tempo strano e cadevano. In verit\u00e0 non era vero che cadevano, perch\u00e9 ci impiegavano un sacco, andavano piano e non si facevano mai male, e poi se il mondo dritto non fosse cos\u00ec, dove uno che cammina per terra \u00e8 in piedi, le foglie penserebbero che sono io che continuo a cadere e a risalire e si starebbero facendo le stesse domande.<\/p>\n<p>Lui ogni tanto diceva che le foglie cadono perch\u00e9 vanno ad attaccarsi a un altro albero, che in verit\u00e0 \u00e8 sempre lo stesso da cui sono cadute ma visto girato al contrario. Diceva anche che poi le foglie dell\u2019albero di sotto vengono assorbite dal tronco e si trasformano nelle foglie nuove dell\u2019albero di sopra, e quindi in verit\u00e0 sono sempre le stesse foglie ed \u00e8 sempre lo stesso albero e non esiste un mondo dritto e uno al contrario, e io gli ho sempre creduto perch\u00e9 abitava dentro a un tronco, e poi lui di alberi se ne \u00e8 sempre inteso.<\/p>\n<p>All\u2019improvviso mi alzai in piedi, perch\u00e9 mi era venuto in mente che non era rimasto pi\u00f9 neanche un ramoscello dei nostri che usavamo per fare le costruzioni e invece che stare tutto il giorno a cercarne insieme potevo iniziare a raccoglierne un po\u2019 io. Diedi un paio di colpi sulla corteccia con la nocca del mignolo e per non avere dubbi avvicinai l\u2019orecchio al tronco, ma ero sicura che stesse ancora dormendo.<\/p>\n<p>Raccogliere i ramoscelli era abbastanza difficile dato che ce n\u2019erano un sacco e noi volevamo solo quelli del nostro tipo, che non si pu\u00f2 spiegare bene cosa dovessero avere di particolare per\u00f2 si capiva subito osservandoli un po\u2019. Lui era molto bravo a fare questo lavoro perch\u00e9 trovava subito l\u2019ispirazione per i posti giusti, dove dei nostri ramoscelli ce n\u2019era pi\u00f9 che altrove. Io invece non ci riuscivo, e ogni volta pensavo che i posti giusti li avesse gi\u00e0 trovati tutti lui e che non ce ne fossero pi\u00f9, ma alla fine lui ne trovava sempre degli altri. Non so come facesse; forse glielo dicevano gli alberi, ma secondo me lo sapeva gi\u00e0 di suo.<\/p>\n<p>Dopo i ramoscelli li appoggiavamo per terra, li sistemavamo un po\u2019 e li usavamo per le costruzioni. Li mettevamo gi\u00f9 come ci veniva in mente di farlo, cos\u00ec saltavano fuori delle forme strane che per\u00f2 nelle nostre teste erano ben chiare, e il fatto pi\u00f9 straordinario era che anche se avevamo due teste diverse vedevamo le stesse cose e ci trovavamo sempre d\u2019accordo.<\/p>\n<p>Girai intorno agli alberi e frugai in mezzo alle foglie. Era l\u2019inizio dell\u2019Autunno; i colori erano vividi e intensi, la terra umida e soffice, come una nuvola, da cui spuntavano le infinite punte castane dei pezzi di corteccia e dei bastoncini, dei fili d\u2019erba, bacche, ghiande, pigne cadute, aghi, funghi, e qualche piccolo fiore. Tutte cose che andavamo a cercare perch\u00e9 avevano colori impossibili e odori infiniti. A me piaceva lavorare con i profumi, e quando lui tirava fuori i cesti e diceva che era ora di andare a raccogliere il respiro del bosco mi sentivo pervasa da una felicit\u00e0 profonda.<\/p>\n<p>Un\u2019altra cosa straordinaria che aveva, era che lui sapeva sempre quand\u2019erano i momenti delle cose. Sapeva quando doveva piovere, quando doveva venire la nebbia, quando gli uccelli cominciavano a cantare, quando smettevano di cadere le foglie, quando nasceva il muschio, quando si potevano raccogliere le violette, i lamponi e le castagne. E lo sapeva perch\u00e9 lo sapeva.<\/p>\n<p>Quando tornai alla quercia avevo le braccia piene. Sembrava che adesso il vento spirasse pi\u00f9 forte, e che fosse pi\u00f9 freddo. I suoi rami oscillavano con violenza sotto il cielo, come se si stesse scuotendo e cercasse di liberarsi dalle folate che la attorcigliavano e la avvolgevano, si mescolavano a quelli degli altri alberi anche loro intenti a combattere contro una forza invisibile ed estranea come solo la nostra interiorit\u00e0 pu\u00f2 essere.<\/p>\n<p>Forse era per questo che i loro movimenti densi e malinconici assomigliavano tanto a una danza di riflessioni e all\u2019innegabile armonia di un pensiero confuso. Appoggiai i ramoscelli per terra senza staccare gli occhi dalla tempesta di emozioni sopra la mia testa.<\/p>\n<p>La quercia oscillava e si arrotolava su se stessa, flettendosi e inarcandosi come pronta a cadere. Sembrava che tutti gli alberi si stessero comportando come le foglie attaccate ai loro rami, ed esse concordavano, a gran voce, frullando nei turbinii d\u2019aria e attaccando ogni cosa con momenti intermittenti di luce. Se si guardava da lontano, con i rami come venature e il contorno frastagliato della chioma, un albero poteva anche assomigliare ad una foglia.<\/p>\n<p>Forse gli alberi per come li intendevamo noi non erano alberi veri e propri, ma solo le foglie di un albero molto pi\u00f9 grande, grande come tutto il mondo. Dopotutto erano attaccati a terra come a un ramo, e chiss\u00e0 sotto che movimenti facevano le loro radici. Forse il mondo era un unico albero immenso, e io nient\u2019altro che un piccolo insetto.<\/p>\n<p>Allungai un braccio a terra e con la punta delle dita raccolsi un albero. Perch\u00e9 se un albero poteva assomigliare a una foglia, allora anche una foglia, con il suo contorno frastagliato e le venature come rami, poteva assomigliare a un albero. E io che lo tenevo in mano ero la terra.\u00a0 Quando lo lasciai andare invece divenne un albero volante, e il cielo si fece ancora pi\u00f9 immenso per lui.<\/p>\n<p>Emersi dai miei pensieri e tornai a fissare la quercia. Improvvisamente mi accorsi che il vento si era sfilacciato in tanti piccoli flussi che spiravano ognuno nella propria direzione, ed ebbi la consapevolezza di trovarmici in mezzo. I ramoscelli erano ancora tutti al loro posto, ma se per caso si fossero sparsi in giro non mi sarebbe dispiaciuto perch\u00e9 cos\u00ec finalmente anch\u2019io avrei trovato un posto giusto dove cercarne.<\/p>\n<p>Mi sedetti sotto la quercia e appoggiai piano la testa al tronco. Provai a immaginare lui che dormiva e che sogno stesse sognando. Poteva essere un tramonto che allungava talmente tanto le ombre delle cose da farle diventare vive, oppure una neve fatta di piccole foglie di ghiaccio, o forse un sentiero che durava finch\u00e8 avevi voglia di camminare. Magari invece si era messo a testa in gi\u00f9 e aveva pensato talmente tanto al giardino dove si sentivano i pensieri degli alberi che le sue riflessioni erano diventate un sogno e non sapeva neanche lui se le stava controllando oppure no.<\/p>\n<p>Certe volte lo faceva. Quando gli veniva un\u2019idea molto grande o voleva pensare intensamente si metteva a testa in gi\u00f9 perch\u00e9 diceva che cos\u00ec era pi\u00f9 tranquillo e riusciva meglio a concentrarsi. Io non lo so come facesse, perch\u00e9 secondo me in basso c\u2019erano molti pi\u00f9 pensieri che gironzolavano, con la terra, le foglie, i ramoscelli, fiori, ghiande, fili d\u2019erba, ed era difficile riuscire a riflettere bene senza interruzioni insieme a tutti quegli altri flussi. Per\u00f2 lui diceva che non era vero, che per aria c\u2019era il vento che era troppo rumoroso e trasportava sempre i pensieri di tutti anche se erano sbagliati o venivano da molto lontano, copriva i suoni interessanti, c\u2019era il sole che rifletteva sempre su qualsiasi cosa gli capitasse a tiro, e poi era troppo lontano dal cielo e si sentiva pesante. Invece stando a testa in gi\u00f9 al cielo ci era appiccicato che pi\u00f9 di cos\u00ec non avrebbe potuto quindi si sentiva molto leggero e i pensieri gli uscivano fuori meglio e pi\u00f9 attaccati fra loro.<\/p>\n<p>Le cose proprio pi\u00f9 serie per\u00f2 andava a pensarle a testa in gi\u00f9 dentro l\u2019albero, perch\u00e9 il rischio quando si faceva un ragionamento intenso era sempre quello che qualche pezzo di pensiero si staccasse dagli altri e volasse via, e allora era tutto un lavoro sprecato. Invece stando dentro l\u2019albero al massimo finiva dentro a un ramo e bastava andarlo a prendere.<\/p>\n<p>Adesso il vento stava diminuendo, e la quercia aveva cominciato a calmarsi. Ogni tanto mi tornava in mente la storia del giardino dove si sentivano i pensieri degli alberi, e mi sembrava una cosa meravigliosa.<\/p>\n<p>In certi periodi lui mi diceva che doveva andare e partiva. Stava via tanto tempo; e allora tutto il bosco era abbattuto, il cielo si svuotava, la quercia si piegava cos\u00ec tanto da non sembrare neanche pi\u00f9 viva. Dalla terra evaporavano coltri di nebbia distorta come se l\u2019aria gravasse sul respiro delle cose, e ogni movimento era squallido perch\u00e9 immobile. In quei periodi io cercavo di guardare sul suo viso lontano e di vedere dentro ai suoi occhi, ma quando pensava da solo il suo flusso di coscienza mi sfuggiva.<\/p>\n<p>Partiva perch\u00e9 mi aveva raccontato che certe volte, sul finire dell\u2019 Autunno, si sentivano i pensieri degli alberi. Sussurravano dolci poesie poi all\u2019improvviso pi\u00f9 niente, e si sentiva che se n\u2019erano andati. I loro suoni<i> <\/i>rimanevano sospesi nell\u2019aria, come un profumo, e poco alla volta diventavano flebili fino a scomparire. Se fossero i loro ultimi pensieri, la voce delle loro anime o i loro respiri prima di morire lui non lo sapeva. Non avevano delimitazioni nello spazio e nel tempo, e assomigliavano pi\u00f9 che altro al livello estremo dei sogni, ma portavano con loro la perfezione che non apparteneva a questo mondo.<\/p>\n<p>Lo vedevo nei suoi occhi, da come diventavano profondi, lontani, che lui stava ascoltando il giardino. Non sapevo cosa avesse visto e sentito. Le cose che gli dicevano gli alberi non me le aveva mai raccontate, ma quando tornava mi bastava guardare il sorriso sulle sue labbra e i colori armoniosi che si mescolavano sul suo viso per essere infinitamente felice. L\u2019aria diventava traslucida, calda, si inondava dei riflessi del sole, e non importava se il giardino non l\u2019aveva ancora trovato perch\u00e9 io ero sicura che gli mancasse poco e un giorno ci sarebbe riuscito.<\/p>\n<p>Girai indietro la testa e guardai la quercia farsi attimo dopo attimo pi\u00f9 grande e pi\u00f9 bella. Mi alzai in piedi e appoggiai una mano sulla corteccia. Il vento soffiava piano e accarezzava le foglie di suoni, e loro continuavano a cadere e a coprire la terra. Alzai la testa e pensai a come fosse strano, che il suo respiro tranquillo fosse lento e invisibile come quello dell\u2019albero, che il suo corpo fosse lungo e fermo come il tronco e che i suoi pensieri, tanti pensieri, fremessero e si librassero tutt\u2019attorno come l\u2019infinita moltitudine di foglie sulla sua chioma. Pensai a com\u2019era bello che si allargassero e cambiassero continuamente forma, come un desiderio con gli occhi aperti dentro il proprio cuore. Pensai che forse le foglie erano l\u2019anima di un albero, e guardando quelle della quercia ebbi la certezza che lui stesse sognando il giardino, e non so se perch\u00e9 avevo fatto quel pensiero o se perch\u00e9 mi era caduta una foglia sul viso, mi ci sentii vicina come non lo ero mai stata. Forse se avesse continuato a sognare cos\u00ec tanto le sue riflessioni avrebbero riempito tutto il cielo, e magari a forza di disseminare foglie il giardino sarebbe diventato grande come il mondo.<\/p>\n<p>Per adesso per\u00f2, a pensarci anch\u2019io, avevo paura di svegliarlo o di fargli perdere la concentrazione; quindi accarezzai appena il tronco e rimasi un attimo ferma sul tappeto di foglie. Non importava quanto a lungo avrebbe dormito, avrei anche aspettato per l\u2019eternit\u00e0, perch\u00e9 volevo solo che lui fosse felice e che finisse in pace di sognare dentro la sua quercia.<\/p>\n<p>Pensai a com\u2019era strano che si assomigliassero cos\u00ec tanto.<\/p>\n<p>Ma mentre giravo attorno alla croce di pietra che stava immobile ai piedi dell\u2019albero, per un attimo solo, sentii che era ovvio che fosse cos\u00ec; e che non avrebbe potuto essere diversamente.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_16136\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"16136\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Bussai piano sul tronco della quercia e rimasi in ascolto. 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