{"id":16107,"date":"2013-06-02T18:42:39","date_gmt":"2013-06-02T17:42:39","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=16107"},"modified":"2013-06-02T18:42:39","modified_gmt":"2013-06-02T17:42:39","slug":"premio-racconti-nella-rete-2013-tra-scilla-e-cariddi-di-marianna-farese","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=16107","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2013 &#8220;Tra Scilla e Cariddi&#8221; di Marianna Farese"},"content":{"rendered":"<p><i>Dare un nome alle cose<\/i> cominci\u00f2 a ripetersi Marta imboccando la rampa di scale in marmo. Il silenzio che era sceso come una coltre nera quel giorno allo studio non era terapeutico, ma non aveva voglia di parlare. I farmaci cominciavano a sortire il loro effetto, si sentiva meglio e cos\u00ec quella settimana si era concessa una pausa dal pensare, che le unghie le sanguinavano a furia di scavarsi dentro. Ma quel compito da prima elementare suonava gi\u00e0 come un fardello, perci\u00f2 uscendo dal palazzo si abbandon\u00f2 a un\u2019insospettabile brezza d\u2019Agosto nella citt\u00e0 deserta e calda, veleggiando pigra e arrendevole verso casa lungo il viale alberato di via Caravaggio.<\/p>\n<p>Le prima volte che si era sentita soffocare aveva pensato alla claustrofobia perch\u00e9 le capitava sempre nei luoghi chiusi o troppo affollati. Poi quella sensazione aveva cominciato a impadronirsi lentamente di ogni momento, strappandole a morsi il suo tempo e restituendoglielo completamente impastato di terrore. Trascorso un mese il panico si era espanso come una macchia scura in ogni angolo della sua giornata, in ogni poro della sua pelle, aveva tappezzato tutte le pareti di casa. Marta non riusciva a respirare, le mancava il fiato, aveva perso il sonno, l\u2019appetito, la pace. Da un\u2019alba all\u2019altra non faceva altro che monitorare il suo respiro chiusa nella sua camera, aveva smesso di uscire di casa, di studiare e la vista di sua madre o di chiunque altro le dava ancora pi\u00f9 ansia. Dovette dare in pasto alla paura uno ad uno tutti quei giorni prima di decidersi a riaccendere il computer e rovistare in rete alla ricerca dei tasselli di una logica &#8211; se mai ci fosse stata \u2013 da conferire a quell\u2019evento inspiegabile. <i>Disturbi psicosomatici, attacchi di panico, iperventilazione spontanea, blocchi di emozioni.\u00a0<\/i>Ingurgit\u00f2 tutto d\u2019un fiato il materiale disponibile su quel mostro che la stava annientando, telefon\u00f2 a Dario e lo implor\u00f2 di portarla da un bravo psichiatra.<\/p>\n<p>Quel giorno Dario le accarezzava la mano mentre lei annidava il viso nell\u2019incavo tra il collo e la spalla di lui, cercando nella perfezione dell\u2019incastro la comprensione. Ma quello che respirava era solo delusione per non essere riuscita a superare quella prova con le proprie forze. Dario era un tennista e nel tennis, si sa, alla vittoria non si arriva con le ginocchia, n\u00e9 con le spalle, n\u00e9 con l\u2019esplosivit\u00e0 atletica n\u00e8 con gli schemi tattici. La parola chiave \u00e8 controllo.<\/p>\n<p>Sulla panca di fronte, nel corridoio del policlinico, c\u2019erano quattro ossa con enormi occhi tristi e blu sedute di fianco a una donna elegante e composta. Pi\u00f9 in l\u00e0 un uomo passeggiava e si fermava sempre davanti a un cartello a intervalli di quindici secondi scanditi dai suoi passi leggendo a voce alta: \u00ab<i>Vietato fumare<\/i>, ma per favore!\u00bb<\/p>\n<p>Marta lanci\u00f2 un sorriso a Dario un po\u2019 divertita dall\u2019uomo del cartello e un po\u2019 per rassicuralo. E poi per la prima volta pens\u00f2 ad una cosa che non aveva a che fare con i suoi meccanismi respiratori. Immagin\u00f2 un lettino trapuntato in pelle, un uomo sulla sessantina con gli occhiali a met\u00e0 naso e un blocco di fogli ad attenderla dietro quella porta e tutto ebbe senso. Quel luogo comune stropicciato e stant\u00eco era una tappa fondamentale nel <i>cursus honorum<\/i> dello scrittore perfetto! <i>Le vie della scrittura sono infinite e\u2026lastricate di nevrosi! <\/i>pens\u00f2, sentendo riaffiorare vivo il suo vecchio umorismo.<\/p>\n<p>Ma le velleit\u00e0 letterarie erano un rifugio momentaneo e in realt\u00e0 voleva solo liberarsi da quello strano male dell\u2019asfissia che era piombato da un giorno all\u2019altro sulla sua vita tranquilla, senza una ragione, e le vorticava intorno come un mantice scuro stringendola tra le pareti della sua gola e quelle di casa.<\/p>\n<p>\u00ab Piacere Felice\u00bb. Ecco un altro <i>topos<\/i> in quella commedia satura di clich\u00e8: uno psichiatra di nome Felice. La porta si era aperta di colpo e Felice era apparso nei suoi magnifici trent\u2019anni. Lasci\u00f2 Dario in compagnia dell\u2019uomo col cartello e fece accomodare Marta su una sedia al centro di una stanza immensa. Di fronte a lei, incorniciato dietro una grande finestra, c\u2019era il mare e a fianco uno scaffale straripante di Letteratura. Di testi scientifici nemmeno l\u2019ombra. \u00abEro iscritto alla facolt\u00e0 di Lettere\u00bb \u2013 disse Felice \u2013 \u00abpoi mi sono innamorato. Di una ragazza che studiava psichiatria e quindi per osmosi della psichiatria. Ma il primo amore\u2026\u00bb. Marta sorrise mentre sentiva quella voce spandersi nelle vene e rilassare tutti i muscoli contratti come una droga dolce. Poi rimase in silenzio aspettando una domanda, con le mani sudate e giocando con l\u2019orologio come se fosse al primo esame universitario. Felice la scrutava e annotava qualcosa su un foglio, ma cosa? \u00abNon respiro pi\u00f9 da un mese!\u00bb- esclam\u00f2 Marta stanca di attendere \u2013 \u00abanche in questo momento non riesco a respirare\u00bb. \u00abBene, per\u00f2 mi sembri ancora viva no? E\u2019 gi\u00e0 un bel passo avanti.\u00bb Sorrisero e quel primo incontro fu piuttosto laconico ma in otto mesi ce ne furono di migliori.<\/p>\n<p>Adesso Felice aveva uno studio in via Caravaggio, sul viale alberato. Erano passati due anni e lo spettro di Marta era tornato a farle visita, con un vestito nuovo ma ancora attanagliato alla sua gola. La paura di respirare aveva ceduto il posto a quella di soffocare con il cibo, per cui Marta aveva smesso di mangiare. Si era sentita ridicola a tornare da lui perch\u00e8 stavolta non era pi\u00f9 impreparata. Sapeva bene che il suo corpo stava portando in superficie un malessere profondo che il tempo e la mente avevano relegato in un angolo. Pens\u00f2 a quei grovigli perfettamente tondi che spesso vedeva roteare sul pavimento del terrazzo sospinti dai ghirigori del vento e che poi ritrovava accantonati negli angoli. Erano fatti di polvere e capelli, paglia lasciata cadere dagli uccelli in volo e altri rimasugli. Una volta tra le maglie intricate vi scov\u00f2 pure un pezzetto di carta venuto da chiss\u00e0 dove. Cos\u00ec compatti non riuscivi pi\u00f9 distinguere i singoli elementi di cui erano composti. Felice era molto bravo ad aiutare le persone a districare grovigli.<\/p>\n<p>\u00abCi eravamo lasciati con la tua promessa che non mi sarebbe pi\u00f9 capitato e invece eccomi qui\u00bb gli recrimin\u00f2 Marta con un tono tra il deluso e l\u2019ironico. \u00abBeh era una bugia, ma ha funzionato, ti ha fatto star bene per due anni, no?\u00bb ribad\u00ec Felice machiavellico. Riusc\u00ec a farla sorridere come la prima volta e a farle invidiare ancora quel suo modo d\u2019essere cinicamente placido. Era davvero tagliato per quel mestiere.<\/p>\n<p>\u00abPerch\u00e9 non vuoi finire l\u2019universit\u00e0?\u00bb la fredd\u00f2.<\/p>\n<p>Marta rimase pietrificata, <i>perch\u00e9 quella domanda? Insomma sto per terminare gli studi, manca qualche esame alla Laurea, ho ottimi voti e voglio davvero finire al pi\u00f9 presto, anche se sono incerta su cosa accadr\u00e0 dopo ma finire significa cominciare a pensarci, no?<\/i><\/p>\n<p>\u00abVoglio punire i miei genitori\u00bb rispose a quella domanda che si era calcificata a mezz\u2019aria e si frantum\u00f2 come un macigno sulla sua testa. E si pent\u00ec all\u2019istante di quelle cinque parole che aveva liberato come un mostro da qualche antro del suo cervello perch\u00e9 adesso doveva motivare e articolare e scalpellare l\u2019anima e questa operazione chiss\u00e0 perch\u00e9 le faceva sempre venire in mente il <i>Supplizio di Marsia<\/i> di Tiziano solo che lei si sentiva Apollo e Marsia insieme.<\/p>\n<p>I suoi genitori si erano separati da quattro anni ed era stata una liberazione. Da quando aveva memoria di s\u00e8 Marta aveva respirato in casa, insieme ai suoi fratelli, una tensione di piombo. Viveva nell\u2019ansia costante che il silenzio, il grande padrone di casa, si infrangesse in mille pezzi da un momento all\u2019altro insieme al tavolo con piatti e stoviglie scaraventato a terra da suo padre durante il pranzo. Non era violento, per la sua indole imbelle non avrebbe fatto del male a una mosca, come dimostr\u00f2 quella volta che durante il periodo del \u201csilenzio\u201d sua moglie perse i sensi e lui atterrito si precipit\u00f2 a soccorrerla amorevolmente. Una scena pietosa. Per\u00f2 suo padre aveva il dono del \u201clancio del tavolo\u201d era un campione in quello, come sua madre padroneggiava \u201cl\u2019arte del rinterzo\u201d, i figli facevano da sponda alla frase che doveva colpire il marito. I suoi genitori restavano muti per anni, sotto lo stesso tetto. Anni senza scambiarsi una parola, cercando di frequentare stanze diverse e di non incrociarsi mai. E Marta ricordava quella sensazione insopportabile di nausea quando li vedeva riconciliarsi. Poi tutto risprofondava in quel silenzio cos\u00ec familiare in cui lei e i fratelli avevano scavato una trincea sempre pi\u00f9 profonda imparando ad essere ricettivi come soldati al minimo frusc\u00eco di fronde.<\/p>\n<p>\u00abRabbia. E\u2019 questo il primo nome\u00bb.<\/p>\n<p>Provava rabbia verso quel passato che stava riaffiorando come una malattia sulla sua pelle, verso suo padre che si era trasferito in un altro paese e che lei andava a trovare sempre pi\u00f9 di rado, poich\u00e9 quando la vedeva riusciva solo a domandarle: \u00abAllora, quando ti laurei? O almeno ti sposi?\u00bb. Un coronamento a caso, insomma, tanto per poter continuare a far mostra agli amici della figlia esemplare.\u00a0E invece ora suo padre era solo un disturbo psicosomatico che le annebbiava la mente anche se lui non lo sapeva. Non sapeva nulla di lei. Del resto era sempre stato un Peter Pan che non prendeva mai niente sul serio tranne il gioco d\u2019azzardo e la sua dissennatezza non si era mai sposata con la salda coscienziosit\u00e0 della moglie.<\/p>\n<p>\u00abMi sento come tra Scilla e Cariddi, sballottata dai flutti, da un capo all\u2019altro della mia identit\u00e0. Sono due figure ingombranti perennemente in lotta tra loro, l\u2019istinto e la ragione, la pesante concretezza e l\u2019insostenibile leggerezza. Mi sento in trappola su questa barca senza nocchiero, mi sento costretta tra queste rupi, oppressa.\u00bb disse trattenendo le lacrime.<\/p>\n<p>\u00abInsomma \u00e8 come se ti sentissi soffocare, giusto?\u00bb<\/p>\n<p>Ancora una volta con un sorriso Marta lasci\u00f2 lo studio. Sfinita ma leggera stavolta prese la strada pi\u00f9 lunga, quella che scendeva fino al mare.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_16107\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"16107\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dare un nome alle cose cominci\u00f2 a ripetersi Marta imboccando la rampa di scale in marmo. 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