{"id":16054,"date":"2013-05-31T10:49:13","date_gmt":"2013-05-31T09:49:13","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=16054"},"modified":"2013-05-31T10:49:13","modified_gmt":"2013-05-31T09:49:13","slug":"premio-racconti-nella-rete-2013-una-musica-nella-notte-di-federico-bianca","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=16054","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2013 &#8220;Una musica nella notte&#8221; di Federico Bianca"},"content":{"rendered":"<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Roger Madison, seduto sul sedile posteriore, osservava, per l\u2019ultima volta nella sua vita, l\u2019afosa e solitaria notte di luglio che, inquadrata per un attimo nell\u2019intelaiatura del finestrino abbassato, fuggiva subito via. Adesso era finalmente calmo. Erano passate l\u2019ansia e la paura che lo avevano accompagnato da quando, circa un\u2019ora prima, Jack Palazzo ed i suoi due tirapiedi lo avevano prelevato da casa. Gli schiaffi, i pugni, le urla, le bestemmie, gli occhiali frantumati, le stanze a soqquadro, il sangue che, grondando dal naso, gli aveva riempito la bocca: a Roger sembravano i fastidiosi strascichi di un vecchio brutto sogno. Cosa era successo, in fondo, di cos\u00ec eclatante? Davvero nulla, a paragone dell\u2019eternit\u00e0 che, forse, lo avrebbe atteso da l\u00ec a breve. Cosa c\u2019era, dopo? Il nulla o il tutto? Eppure, adesso, anche questo problema gli sembrava lontano, insignificante. Voleva pensare a Sylvie, sua figlia. \u201c\u2026lo spero davvero per te, mi dispiacerebbe, credimi, Madison\u201d. La catarrosa voce dell\u2019anziano boss Palazzo riusc\u00ec a superare il silenzioso isolamento della mente di Roger, grazie alla sue insinuanti incrinature per la perenne faringite causata dall\u2019abuso di sigari e dell\u2019alcol di contrabbando e di pessima qualit\u00e0. L\u2019istintiva timidezza di Roger gli fece chiedere: \u201cCome dice, signore?\u201d. Tutti sghignazzarono. Tony, seduto alla sua destra, gli diede una violenta gomitata sul fianco e gli alit\u00f2 all\u2019orecchio: \u201cOra ci divertiremo\u201d. L\u2019umida e putrescente zaffata di alcol lo tranquillizz\u00f2, gli ricord\u00f2 che il mondo in cui muoveva i suoi ultimo passi, in fin dei conti, non era un granch\u00e9 e che, dunque, poteva concentrarsi sull\u2019unica cosa bella della vita, Sylvie. La berlina nera procedeva veloce nell\u2019oscurit\u00e0, i fari fendevano la notte in agguato nelle curve che sagomavamo, serpeggiando, la strada che si perdeva nella lontana e sconosciuta campagna. Certo, era ancora difficile pensare a sua figlia, mentre Jim guidava concentrato, lo sguardo miope che cercava di superare le spesse ed inutili lenti degli occhiali, Tony manovrava uno stuzzicadenti tra gli ampi spazi degli incisivi e Jack Palazzo si sforzava, blaterando oscenit\u00e0 tra se e se, di vincere i soprassalti di sonnolenza che gli facevano ciondolare il capo. Eppure, questa era stata la sua vita per tanti e tanti anni. Possibile? Forse stava sognando\u2026Roger sospir\u00f2 debolmente, appoggi\u00f2 la schiena al morbido schienale, chiuse gli occhi, si abbandon\u00f2 ai ricordi. Un matrimonio con la ragazza sbagliata, la morte della moglie, una bambina difficile da crescere, da solo, la crisi del \u201929, il lavoro di assicuratore bruciato\u2026La sua coscienza non aveva abbassato la guardia, si era votata ed adeguata allegramente all\u2019impiego di contabile per un piccolo gangster di periferia. Il proibizionismo, la crisi e la guerra se ne erano poi andati, ma lui non aveva rinunciato al suo lavoro. Quanti anni erano trascorsi?&#8230;Quindici?! S\u00ec, s\u00ec\u2026il calcolo era esatto, quindici anni\u2026Ma anche in questo caso si poteva sbagliare\u2026Avevano tanta reale importanza le date? Quanti anni aveva? Quarantasette? S\u00ec, pensava cos\u00ec. Un acidulo rigurgito gli fece riaprire gli occhi, arrabbiato. Non era giusto! Come aveva potuto rovinarsi cos\u00ec, con le sue mani? Perch\u00e9? Non poteva morire! Che vita era stata la sua? Si sent\u00ec avvampare, i suoi pugni si strinsero sulle ginocchia, voleva vendicarsi, ribellarsi, fargliela pagare. Un gruppo di straccioni trogloditi, ignoranti, ubriaconi, inutilmente violenti\u2026Era stato solo grazie a lui che non si erano scannati, cos\u00ec stupidi da non sapere neanche tirare una riga e fare la somma dei numeri. Lui ne aveva approfittato, aveva rubacchiato, rubato, a man salva, e nessuno, ovviamente, era stato in grado di accorgersene. Li aveva tenuti in pugno, era lui a dare i soldi per le armi, le automobili, le ragazze, le feste, i regali\u2026Non poteva finire cos\u00ec. L\u2019orgoglio, l\u2019odio, la paura e l\u2019istinto di sopravvivenza si fusero, brividi di febbre e di ansia gli corsero lungo la schiena, refrigerandolo e rincuorandolo. L\u2019ira risvegli\u00f2 il suo corpo e, quindi, il dolore delle percosse subite e, con esso, la consapevolezza che non aveva speranze, dopo quello che aveva fatto. Gi\u00e0\u2026perch\u00e9 aveva rubato l\u2019intera cassa della banda, per lasciare i soldi, in una scatola di cartone, sul letto di Sylvie? Il finestrino abbassato lasciava entrare lente folate di aria appena fresca che si mescolavano alle presenze dei quattro uomini. L\u2019abitacolo tiepido, la certezza della morte, l\u2019inutilit\u00e0 di tutta la sua vita, l\u2019odio di Sylvie, il rollio del motore calmarono definitivamente Madison. Ricordava vagamente, attraverso una dissolvenza di squallidi colori scuri, i gesti nel suo ufficio: le mani che svuotano la cassaforte e riempiono una logora borsa di pelle, le pareti spoglie, i rumori e le risate provenienti dall\u2019altra stanza, Shirley che, imbellettata come sempre troppo vistosamente, cerca di trattenerlo, gi\u00e0 ubriaca e su di giri, Palazzo che, vincendo la tosse, stava raccontando una ridicola ed inverosimile rapina giovanile\u2026Poi, come d\u2019incanto, la scatola poggiata sul letto di Sylvie, un biglietto scarabocchiato a matita con le istruzioni da seguire, accanto\u2026Un violento conato di vomito scaravent\u00f2 Madison in avanti, come se un altro pugno di Tony lo avesse bersagliato sullo stomaco. Era stato nuovamente assalito dall\u2019immagine del volto furente della figlia che lo malediceva, tra le lacrime, urlando sulla morte della madre, la delinquenza del padre, la vergogna, il disonore, la libert\u00e0, la fuga, la vita da ricostruire\u2026Ma da dove diavolo ha tirato fuori tutte queste parole?, aveva tentato di difendersi, dentro di se, Madison, incapace di interrompere la crisi della figlia, culminata in una corsa, la porta sbattuta, se stesso schiantato sulla poltrona, la bottiglia di whisky quale unica compagna per il resto della giornata\u2026Era accaduto una settimana prima. Da allora, Sylvie si era chiusa nel pi\u00f9 ostentato mutismo. Madison alzava le spalle, incurante, troppo impegnato nella revisione dei conti della banda. Ma cosa lo aveva spinto al furto ed al dono? Cosa? Si chiedeva angosciato l\u2019uomo, mentre la berlina si fermava davanti un piccolo casolare isolato e buio. \u201cScendi, Roger. Come vedi, non scherzavo\u201d, disse Palazzo. Tony e Jim, spintonando il prigioniero, lo fecero entrare nel piccolo capanno, fortemente illuminato da una lampada a petrolio. Lentamente, i due lo legarono ad una sedia, rimanendo in piedi di fronte a lui, mentre il vecchio, a fatica, si metteva a cavalcioni sull\u2019unica altra sedia: \u201cRoger, per l\u2019ultima volta\u2026Dove hai messo i soldi?\u201d. Madison era irritato, quegli imbecilli gli impedivano di riflettere. Tony, una colonna di quarti di dollaro chiusi nel pugno, abbatt\u00e9 il pugno sullo zigomo sinistro di Roger, fratturandolo in pi\u00f9 punti. Il dolore era insopportabile, ma l\u2019uomo resistette: doveva pur esserci una spiegazione. Jim gli cal\u00f2 il tirapugni sulla clavicola destra, fracassandogliela. Roger url\u00f2 disperato, ma una parte del suo cervello continuava nella ricerca. \u201cRoger, Cristo santo! Parla! Ti giuro che non ti ammazzo!\u201d. Sorprendentemente, il tono del gangster era sincero\u2026Sylvie era viziata, vanitosa, maleducata, prepotente\u2026era vissuta sempre nella bambagia, non se ne era mai lamentata, non aveva mai fatto troppe domande sul misterioso impiego del padre, come non ne ponevano nella sfarzosa scuola privata in cui si era diplomata\u2026e quella scenata, allora? Madison non era pi\u00f9 in grado di distinguere chi fosse a martellarlo di pugni sul viso, il naso, la mascella, la mandibola, il collo. Aveva la bocca inondata di sangue, sentiva i frammenti dei denti spezzati che gli squarciavano la lingua. \u201cParla! Dove sono quei soldi?\u201d: le urla giungevano ormai attutite. Che strano\u2026Ora Sylvie era una bambina, vestita di bianco, pregava in chiesa, la prima comunione&#8230;Ma cosa c\u2019entrava tutto ci\u00f2? Madison era riverso a terra, Tony gli aveva sferrato un calcio nello stomaco. Una secchiata d\u2019acqua non riusc\u00ec ad allontanarlo dallo stretto sentiero senza ritorno in cui si era incamminato l\u2019uomo\u2026Sylvie sorrideva felice, giocava con un pallone sul prato davanti casa, lo chiamava, lo salutava con la mano\u2026Madison era sereno, si godeva lo spettacolo, non si faceva pi\u00f9 domande. Il corpo ormai insensibile non registrava pi\u00f9 i calci che gli rompevano le coste. Roger era con la sua bambina, giocavano a palla in giardino. Il male, la violenza, le rapine, la droga, il contrabbando, il racket, il gioco d\u2019azzardo, la prostituzione erano lontani, scomparsi. Un attimo prima di morire, Madison seppe di essere finalmente un uomo libero. Mentre scivolava in un mare di tenebre su un\u2019alba di luce, il suo ultimo desiderio sensibile fu pronunciare il nome della figlia. \u201c\u00c8 morto\u201d, disse Jim, accovacciato accanto al corpo di Roger. Palazzo sput\u00f2 a terra. Apr\u00ec una finestra ed accese una vecchia radio poggiata sulle tavole del pavimento. Una melodia jazz di successo si diffuse lentamente nella notte della campagna buia.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_16054\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"16054\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp; Roger Madison, seduto sul sedile posteriore, osservava, per l\u2019ultima volta nella sua vita, l\u2019afosa e solitaria notte di luglio che, inquadrata per un attimo nell\u2019intelaiatura del finestrino abbassato, fuggiva subito via. 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