{"id":15990,"date":"2013-05-31T10:12:51","date_gmt":"2013-05-31T09:12:51","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=15990"},"modified":"2013-06-05T10:16:43","modified_gmt":"2013-06-05T09:16:43","slug":"premio-racconti-nella-rete-2013-due-ore-di-maria-bonfiglioli","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=15990","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2013 &#8220;Due Ore&#8221; di Maira Bonfiglioli"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0Stava finendo un secolo, il Novecento. Forse era il \u201998. Mia zia paterna stava morendo lentamente di leucemia.\u00a0Mio padre ed io eravamo stati a trovarla a Massarella, un piccolo comune vicino Fucecchio, dove lei abitava e dove tutti loro quattro fratelli erano cresciuti.\u00a0Dal poggio dove si erge la piccola chiesa di Massarella si vedeva la casa colonica dove mio padre era cresciuto. Sapevo che da dietro di essa si iniziava a vedere la distesa acquitrinosa del padule, i luoghi dell\u2019infanzia e della giovinezza di mio padre. Qualcosa di inscritto nel suo dna, parte delle sue cellule, delle sue fibre ottiche, del tono della sua voce.\u00a0\u00a0Non ricordo come mai eravamo davanti alla chiesa. Eravamo solo io e lui, un uomo vecchio, alto e magro e sua figlia quarantaduenne in un tardo pomeriggio di fine estate.\u00a0L\u2019espressione della sua faccia era di smarrimento. Ho impressi nella mente le sue tempie grigie e crespe e quello sguardo che gli ho sempre visto in faccia periodicamente per tutta la vita.\u00a0Stranamente per il suo carattere taciturno e riservato mi parl\u00f2 direttamente di cose sue. Io rimasi stupefatta e silenziosa. Il silenzio ci aveva uniti per tutta la vita, come complici in un\u2019 impresa difficile, disperata. &#8211; Vedi quella &#8211; disse indicando una stele commemorative sul muro della chiesa. Guardai la stele, sopra c\u2019erano sette nomi, quasi tutti con lo stesso cognome. &#8211; Io ero con loro- continu\u00f2 \u2013sono vivo per due ore. Ero in padule con loro e mio zio. Avevamo un barchino; ci stavamo nascondendo dai tedeschi. Mio zio disse che non si sentiva sicuro e che si voleva spostare. Loro, invece, non volevano cambiare nascondiglio.\u00a0Io e mio zio ci spostammo di notte su un poggio. Dopo due ore loro erano gi\u00e0 tutti morti.\u00a0Poi tacque.\u00a0La fatica di queste poche parole era in tutto il suo essere. Era palpabile l\u2019imbarazzo suo e mio, come se un velo fosse stato sollevato su qualcosa di troppo intimo per essere condiviso.\u00a0Non so perch\u00e9 mi volle raccontare questa storia, che non avevo mai sentito nemmeno da altri familiari. Forse la sua vecchiaia e la fine imminente di sua sorella lo avevano convinto che questo suo scarno racconto dovesse essere tramandato.\u00a0Non ho mai saputo niente della sua vita interiore, n\u00e9 delle sue emozioni, n\u00e9 tanto meno di quanto questo abbia influito sulla sua vita.\u00a0Le poche cose che sapevo di mio padre le avevo apprese da mia madre e dalla nonna materna. Sapevo che da giovane, nel dopoguerra, cantava nelle sale da ballo. C\u2019era poi il racconto mitico di come fosse bello e distinto, lui un contadino, quando vestito da carabiniere tornava a casa in licenza dal servizio militare, tanto che fu soprannominato \u201cIl colonnello\u201d.\u00a0So che si era tenuto la Beretta da carabiniere perch\u00e9 la vedevo nel suo comodino, sempre scarica, quando io e mia sorella da bambine, spiavamo nelle cose dei grandi. Sapevo anche che non avrebbe dovuto tenerla. Infatti a un certo punto spar\u00ec. Sapevo che aveva fatto le Commerciali: tre anni di scuole serali dopo le elementari; di giorno lavorava nei campi.\u00a0Sapevo che non aveva voluto continuare la carriera militare, che lo avrebbe liberato dalla miseria, a causa della gerarchia, dell\u2019obbedienza. Prefer\u00ec tornare a fare il contadino: suo padre coltivava a mezzadria le terre di un proprietario inglese.\u00a0Mio nonno, bench\u00e9 fosse una persona perbene, era un patriarca ottocentesco manesco e dispotico. Mio padre non ha mai alzato un dito, n\u00e9 verso la moglie, n\u00e9 verso le figlie. Aveva per\u00f2 scatti di rabbia e bestemmiava accanitamente, come molti toscani. A volte era felice e cantava con voce impostata. Penso che suo padre e la miseria abbiano avuto un grande peso nella formazione del suo carattere solitario e riservato.\u00a0Poi ci sono stati gli anni \u201960-\u201870, mio padre divenne prima operaio tessile a Prato e poi commerciante di stoffe. Tutti seppellirono le vecchie storie di guerra. C\u2019erano le minigonne, i mangiadischi. Tutti erano impegnati a guadagnare per costruirsi qualcosa che non avevano mai avuto prima: la casa, far studiare i figli.\u00a0La furia iconoclasta della mia generazione, i nostri capelli lunghi, i pantaloni a zampa, l\u2019amore libero, le manifestazioni, mi hanno allontanato definitivamente dal domandarmi chi fossero mio padre e mia madre. Erano solo un\u2019autorit\u00e0 alla quale sfuggire.\u00a0\u00c8 stato solo pochi anni fa, nella mia maturit\u00e0 e dopo la morte di mio padre che ho voluto indagare meglio su quell&#8217;episodio.\u00a0Ho saputo da mia madre che mio padre si trovava in padule perch\u00e9 era scappato a piedi da Pisa, dove, come carabiniere di leva, era stato messo di guardia alla stazione del treno. Subiva i bombardamenti americani gi\u00e0 da un anno; non aveva ancora venti anni.\u00a0Poi nel luglio del \u201844 gli americani entrarono nella gi\u00e0 martoriata Pisa e si scontrarono con i tedeschi che per\u00f2 erano ormai in ritirata incalzati dagli anglo-americani e dalle formazioni partigiane.\u00a0Lo zio paterno di mio padre si nascondeva in padule per non farsi arruolare. Lo avrebbero mandato a combattere nella repubblica di Sal\u00f2 con la liberazione ormai alle porte.\u00a0Il padule era pieno di gente come mio padre e suo zio, di sfollati, di renitenti alla leva. Anche i Sette Martiri erano due padri, parenti tra di loro, con i rispettivi giovani figli pi\u00f9 due sfollati, di cui un renitente, pi\u00f9 un giovane uomo.\u00a0Il 23 agosto del \u201944 i tedeschi in ritirata rastrellarono il padule in cerca di partigiani con l\u2019aiuto dei fascisti locali. La ferocia nazista si scaten\u00f2 sulla popolazione civile. Vennero considerati tutti partigiani. Furono trucidati donne, vecchi e bambini oltre ai giovani uomini. In tutto 175.\u00a0Massarella, le Querce, Ponte Buggianese, Cintolese, Castelmartini, Stabbia.\u00a0A Ponte Buggianese la mia bisnonna materna ebbe tre lutti, di cui due erano bambini di tredici e dieci anni.\u00a0A Massarella la piazza della chiesa \u00e8 intitolata ai sette martiri come pure il Circolo Arci di fronte ad essa.\u00a0Dopo la morte di mio padre ho trovato tra i pochi documenti importanti della sua vita (gli atti di acquisto di due appartamenti. Due, come le sue due figlie), una croce di guerra al valor militare che non avevo mai visto prima e di cui nessuno mi aveva mai parlato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tutta la mia vita sono stata affascinata dal male di vivere; quando la vita viene interrotta nel suo ordinario fluire e mostra il suo lato oscuro.\u00a0Ho letto Primo Levi da ragazza e l\u2019ho subito amato. Non sapevo che i suoi libri mi riguardavano personalmente.\u00a0Nella sue pagine si possono trovare le ragioni del silenzio di mio padre.\u00a0C\u2019\u00e8 una vergogna nel sopravvivere ad altri che hanno condiviso con te gli orrori della guerra. C\u2019\u00e8 una vergogna nell&#8217;aver avuto paura, nell&#8217;essersi sentiti inermi, laceri, in balia di forze soverchianti.\u00a0Davanti alla morte degli altri e al ricordo delle atrocit\u00e0, l\u2019essersi salvato la vita non genera felicit\u00e0, ma pudore.\u00a0Due ore \u00e8 tutto ci\u00f2 che mi disse mio padre.\u00a0\u201cNiente\u201d pu\u00f2 essere la differenza tra la vita e la morte.\u00a0L\u2019insensatezza del nostro essere al mondo si rivela a noi lasciandoci sgomenti e consapevoli che la tragedia pu\u00f2 avvenire di nuovo, che tutto pu\u00f2 essere distrutto. Non ci sono parole per questo, solo il silenzio ne \u00e8 un testimone fedele.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma, babbo, quando sei scappato da Pisa eri solo? I Sette Martiri erano amici tuoi o compagni di sventura? Dividevate con loro il cibo che tua madre e tua sorella vi portavano? Dove dormivate? Come? Facevate dei turni di guardia? Quanto sei rimasto in padule? &#8230;<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_15990\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"15990\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00a0Stava finendo un secolo, il Novecento. 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