{"id":15948,"date":"2013-05-30T17:01:34","date_gmt":"2013-05-30T16:01:34","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=15948"},"modified":"2013-05-30T17:01:34","modified_gmt":"2013-05-30T16:01:34","slug":"premio-racconti-nella-rete-2013-ho-messo-il-catetere-a-una-fragola-di-simona-acanfora","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=15948","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2013 &#8220;Ho messo il catetere a una fragola&#8221; di Simona Acanfora"},"content":{"rendered":"<p>Andare a lavorare nei giorni segnati in rosso sul calendario \u00e8 facile da supporre che non faccia piacere a nessuno. Tanto meno a me. E quando lo faccio neppure mi sento migliore degli altri che si godono il festivo. Lo faccio perch\u00e9 lo devo fare, obbedisco al comandamento numero uno ed unico del Dio del dovere: fa ci\u00f2 che devi fare.<\/p>\n<p>Ho frequentato le elementari in Via Aurelio Saffi 61, alla Scuola Elementare \u201cAurelio Saffi\u201d del Comune di Piana dei Pellegrini. La Maestra, unica, e meno male, si chiamava Antonietta Felicita Maria Annibaldis e il bidello era Ciccio l\u2019Archimede.<\/p>\n<p>Il camice scuro, teso del luned\u00ec, gli arrivava una spanna buona sopra il ginocchio, una gamba offesa gli aveva dato l\u2019occupazione e nelle mani un universo preciso di fantasia. Abile realizzatore di ingegni favorevoli al piacere degli occhi, aveva lasciato tutti senza parole quando nel Natale del \u201969 aveva donato alla parrocchia la Madonna di Latta. Una figura a dimensione naturale fatta di alluminio, tappi di bottiglia per aureola, fili elettrici, lampadine, biglie a fare gli occhi e sughero che all\u2019occorrenza, spingendo il piede sulla pedaliera, dondolava tra le braccia il Bambinello.<\/p>\n<p>Non si era mai sposato ma aveva fatto in tempo a sentirsi solo. Nonostante i dieci fratelli, la mattina di Pasquetta di un anno fa era rimasto l\u2019ultimo vivente della sua famiglia.<\/p>\n<p>Sono entrato in casa sua con la mia borsa da lavoro alle sette e trenta del giorno di luned\u00ec in Albis del 2012. Ciccio l\u2019Archimede era sveglio, a letto come oramai da mesi, lo sguardo vivido e una strana calma di rifiuto.<\/p>\n<p>&lt;Don Ciccio, come andiamo?&gt;<\/p>\n<p>&lt;Come meglio non si potrebbe.&gt;<\/p>\n<p>&lt;Vi sento ottimista, sono contento. Adesso vi metto la flebo con dentro la medicina vostra classica, cambiamo il catetere e misuriamo un poco la pressione. Che dite? Va bene?&gt;<\/p>\n<p>&lt;Va bene, va bene, \u2013 esita \u2013 ma non per me.&gt;<\/p>\n<p>&lt;E lo so Don Ciccio, dovete portare un poco di pazienza.&gt;<\/p>\n<p>&lt;Con la medicina? E da quell\u2019altra parte, poi, che ci porto?&gt;<\/p>\n<p>Sorrido e, intanto che diceva cos\u00ec, lo vedo perdere il ritmo del respiro e arrancare, guardare nel vuoto. Gli occhi sono rivolti al lampadario che su cinque lampadine deve fare senza tre, \u00a0fulminate, dopo cercano qualcosa negli ovali in mezzo alle onde verticali della carta da parati e poi, come riarsi da un impulso nervoso, si riaccendono, pur non avendo mai abbassato le palpebre.<\/p>\n<p>&lt;Antonio, tu sei un bravo ragazzo e fai il tuo lavoro onestamente. Io ti ho visto crescere. Ti conosco da quando avevi cinque anni, conosco tuo padre, tua madre e conoscevo ancora prima tuo nonno. Io e tuo zio Giacomino, andavamo dal sarto insieme. Mi passava a prendere in macchina di gioved\u00ec pomeriggio e mi portava con lui dal sarto.&gt; Respira profondo &lt;Antonio, oggi non me la sento di farmi mettere questa medicina nelle vene. Pare che mi voglio presentare drogato, inzallanuto&gt; lo dice &lt;lascia stare&gt;.<\/p>\n<p>&lt;Se va bene, domani mi fai uguale uguale tutto quello che mi devi fare.&gt;<\/p>\n<p>Il cuore andava pi\u00f9 del solito e meno del dovuto, faceva di testa sua, prima dava due colpi d\u2019accelerata e poi rallentava, lo sentivo mentre gli tenevo il polso. Il corpo a risparmiare energie che gi\u00e0 le scorte erano contate, gli faceva chiudere gli occhi e temere il peggio.<\/p>\n<p>Quel giorno Ciccio l\u2019Archimede \u00e8 quello che si dice un malato oncologico terminale, la \u201cmedicina vostra classica\u201d \u00e8 una botta ricostituente alternata a gocce di morfina e \u201cSe va bene\u201d sta per \u201cSe ci arrivo a domani\u201d.<\/p>\n<p>Le parole che dice mi trovano scoperto. Non me l\u2019aspettavo, fino a quella mattina Ciccio si era lasciato fare tutte le prassi mediche prescritte.<\/p>\n<p>Preso cos\u00ec, mi ero dimenticato di un cestino che avevo lasciato in cucina, nell\u2019entrare. Avevo comprato un secchiello di plastica verde con dentro un quarto delle prime fragole. Se Ciccio avrebbe voluto, gliene avrei schiacciate un paio per farne poltiglia. Gli avrei detto: &lt;Non sono quelle gi\u00f9 al muro della piana, di quando eri giovane tu, ma sempre di qualcosa sanno&gt;.<\/p>\n<p>Le fragole in realt\u00e0 sanno di niente, di niente e di primavera. Sia io che Ciccio l\u2019Archimede sapevamo che quella sarebbe stata la sua ultima primavera.<\/p>\n<p>Il tempo di togliermi i guanti di lattice, andare in cucina a prendere le fragole e tornare in camera da letto era bastato per farmelo trovare dormiente. Lo chiamo, inciampo nelle parole che mi escono per dirgli delle fragole e provo a mettergli il cestino a portata di vista, ma \u00e8 inutile Ciccio dorme.<\/p>\n<p>Gli misuro la pressione e decido di tenere compagnia a quel battito tenue ma nitido, da uno che sa cosa ci vuole ad assicurare un ingegno complesso. Mi sposto nel lavello, sciacquo le fragole e decido di aspettare il tempo necessario.<\/p>\n<p>Il tempo \u00e8 necessario, quando ce ne rendiamo conto e quando lo ignoriamo. Lui lavora sempre, costante e in tondo, lasciandoci l\u2019impressione di occupare il centro quando il limite \u00e8 lontano, poi la circonferenza si avvicina e il punto di arrivo si fa punto di partenza.<\/p>\n<p>Cicco l\u2019Archimede l\u2019aveva capito che gli restava poco, io per\u00f2 sapevo di dovermi organizzare il tempo, quel tempo di cui non si sa niente.<\/p>\n<p>\u00c8 cos\u00ec, ho messo il catetere a una fragola. Ho preso un catetere dalla borsa e cercato la fragola giusta per il marchingegno che avevo in testa. Doveva essere matura quanto morbida da trasudare e doveva avere la punta adatta ad aderire alle pareti di plastica del catetere. E poi, chi me l\u2019ha suggerito non lo so, ho annodato la fragola per il cespo verde con un filo di cotone, alle estremit\u00e0 del filo, tese orizzontalmente, ho legato la base di due forchette incastrate, a giusto sostegno del meccanismo, nello scolapiatti. Come apposita via d\u2019uscita del catetere un bicchiere, in cui col passare delle ore e il peso della gravit\u00e0 sarebbero finite le lacrime della fragola.<\/p>\n<p>Ciccio sarebbe stato soddisfatto di quel contatempo improvvisato.<\/p>\n<p>Tranne, di tanto in tanto, alzarmi per andare a controllare le funzioni vitali di chi aveva accompagnato per mano tutte le infanzie post-belliche passate dall\u2019 \u201cAurelio Saffi\u201d, sono rimasto seduto, immobile. Quel giorno l\u2019ho passato a fissare quel catetere e le gocce che passavano di l\u00ec. Cadeva una goccia ogni due ore e mezza. Ci volevano due tempi e mezzo di un uomo per fare un tempo della fragola. Tra l\u2019uno e l\u2019altro, mi sono passati per la mente le erbacce che infestavano la piana, la canzone dei Beatles sui campi eterni di fragole, gli anni sessanta, i mirtilli ancora surgelati che io e Francesca ci siamo passati di bocca in bocca in una notte concitata, le favole con dentro il bosco, l\u2019infanzia, la mia e quella di Ciccio.<\/p>\n<p>Non avrei mai immaginato, neanche negli anni degli stordimenti artificiali, che a vegliare sulle ultime ore di Ciccio l\u2019Archimede saremmo stati, osservandoci l\u2019un l\u2019altro, io e una fragola del supermarket.<\/p>\n<p>Dopo le tre del pomeriggio avevo provato a chiamare Don Angelo al cellulare, ripetutamente, ma mi dava sempre irraggiungibile. Quando \u00e8 arrivato, al chiaro delle sette del giorno dopo, Francesco Esposito detto Ciccio l\u2019Archimede era clinicamente deceduto da pi\u00f9 di mezz\u2019ora.<\/p>\n<p>Aveva su un vestito elegante, di finitura sartoriale, un sorriso di pace e un segno di croce, rosso sulla fronte.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_15948\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"15948\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Andare a lavorare nei giorni segnati in rosso sul calendario \u00e8 facile da supporre che non faccia piacere a nessuno. 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