{"id":1594,"date":"2009-05-25T17:13:58","date_gmt":"2009-05-25T16:13:58","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=1594"},"modified":"2009-05-25T17:13:58","modified_gmt":"2009-05-25T16:13:58","slug":"candele","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=1594","title":{"rendered":"Racconti nella Rete 2009 &#8220;Candele&#8221; di Giuliana Anzoni"},"content":{"rendered":"<p>Quando vinsi il terzo premio della lotteria per poco non mi prese un colpo.<br \/>\nDue milioni di euro. Duemilionidieuro! DUEMILIONIDIEURO!!!<br \/>\nAllora vivevo in un monolocale poco pi\u00f9 grande di una gabbia per criceti, per cui la prima cosa che feci appena incassai quella montagna di soldi fu comprare un attico in un palazzo d\u2019epoca con parco\/piscina\/videocitofono\/guardiano notturno\/scale di marmo\/pareti in stucco veneziano.\u00a0<br \/>\nIl giorno in cui firmai il rogito indossavo un abito griffato, e una stola leggera mi copriva spalle e braccia. Mi sentivo una principessa, ma le mie origini sono irrimediabilmente plebee.<\/p>\n<p>Nel condominio abitano una sacco di riccazzi che viaggiano con il mento troppo alzato; l\u2019espressione schifata stampata su facce perennemente abbronzate mi urla un muto messaggio: Tu non fai e mai farai parte del nostro mondo.\u00a0<br \/>\nLi incrocio nell\u2019atrio e guardano oltre, mi circumnavigano quel tanto che basta per scartare di lato come si farebbe con una pianta ornamentale. Nel caso si trovino costretti a condividere con me l\u2019ascensore, si mettono di tre quarti, aristocraticamente impazienti; se nella cabina siamo in tre, conversano sostenuti anche se l\u2019argomento \u00e8 la prostata del nonno, escludendomi ostentatamente. Mi viene da toccarmi per verificare se sono incorporea, ma lo specchio riflette la mia immagine nitida e concreta e questo mi rassicura.<br \/>\nOddio, qualcuno si salva: per esempio la tipa del quarto piano che, complici antidepressivi e un lifting estremo, sorride sempre. Si veste come una che \u00e8 appena tornata del Nepal, una silfide magra come una vacca sacra avvolta in veli impalpabili o maglioni di alpaca finto-peruviani che vogliono sembrare casual ma si vede benissimo che costano un rene. Si porta in giro una cagna orrenda e sproporzionata, con una testa piccola piccola e un tronco a mortadella, a nome Shiva.<br \/>\nQuando una sera tardi, diciamo pure notte, trilla il campanello e, aprendo la porta superblindata, me le trovo davanti, non mi sorprendo pi\u00f9 di tanto.<br \/>\n\u00abCiao, cara, disturbiamo?\u00bb e scivola nel salotto planando languidamente sul divano seguita dal fumo di uno spinello che tiene in bilico fra la punta delle dita. Sembra Greta Garbo in versione hippy. Shiva si dedica a una scupolosa perlustrazione di pertugi e anfratti dell\u2019appartamento. Selvaggia (non ci credo che \u00e8 il suo vero nome nemmeno se mi mostra la carta d\u2019identit\u00e0) mi fa un lungo e sconclusionato giro di parole, dal quale deduco che mi sta invitando da lei per una cena macrobiotica con successiva meditazione. Sarebbe pi\u00f9 allettante perfino un incontro su Nietzsche e agnosticismo, ma mi sembra brutto rifiutare, cos\u00ec fingo un moderato entusiasmo e rispondo: \u00abNon vedo l\u2019ora\u00bb.<\/p>\n<p>Per essere in tono con la padrona di casa acquisto una specie di sari dai colori vivaci e delle candele al sandalo, che vanno sempre bene.\u00a0<br \/>\nUomini dai capelli raccolti in spelacchiati codini mi abbracciano un po\u2019 troppo stretta e donne botulinate-siliconate-liposuzionate zavorrate di bigiotteria firmata approfittano delle presentazioni per scannerizzarmi con una certa diffidenza. C\u2019\u00e8 anche Anna la gattara, una vecchia che abita in una catapecchia che sembra teletrasportata da Kabul; fa cos\u00ec alternativo e umanitario averla ospite&#8230; La sera la vedo dalle finestre che chiama a raccolta almeno una trentina di felini: compaiono dal nulla e lei li sfama e accarezza chiamandoli per nome a uno a uno.\u00a0<br \/>\nA chiudere l\u2019accozzaglia, un paio di persone \u00abnormali\u00bb, di cui una mooolto interessante.\u00a0<br \/>\nAll\u2019altro capo del tavolo, sereno e rilassato, colui che mi \u00e8 stato presentato come Massimiliano spilucca senza troppa convinzione una cosa dall\u2019aspetto poco commestibile. Penso di avere molte chance, se non altro perch\u00e9 a occhio e croce ho minimo quindici anni meno dell\u2019invitata pi\u00f9 giovane (ebbene s\u00ec, non ho una grande ego).\u00a0<br \/>\nInfatti, terminata la cena, ci si spalma su cuscini e stuoie, e lui si fa sotto con un sorriso a sessantaquattro denti. Le cosce tendono eroticamente i jeans e il suo profumo di muschio maschio, molto arrapante e per niente new age, mi sale per il naso e una pallina da tennis mi si ficca in gola.<br \/>\nComplici gli incensi non proprio omologati, ci ritroviamo a fare meditazione nel mio letto fino al mattino, e da l\u00ec inizia un rapporto conflittuale che mi regala poche soddisfazioni e molte incazzature.\u00a0<br \/>\nTra un litigio e un bidone passo sempre pi\u00f9 tempo con Anna, che mi racconta la sua storia, cos\u00ec scioccante, pazzesca e terribile che non pu\u00f2 che essere vera. Vive in un altro mondo, eppure \u00e8 la persona pi\u00f9 equilibrata e in pace con se stessa che conosco. Beviamo t\u00e8 scadente e distribuiamo croccantini tra micieschi cori di gratitudine, sfregamenti e fusa. Lei non \u00e8 gelosa del loro affetto, dice che l\u2019amore non \u00e8 come i beni materiali, che pi\u00f9 alto \u00e8 il numero delle persone che se li devono spartire, pi\u00f9 la fetta \u00e8 piccola. L\u2019amore, al contrario, si moltiplica.\u00a0<\/p>\n<p>Stiamo insieme (ma stiamo insieme?) da quattro mesi e la primavera sboccia, gli uccellini cinguettano, le colombe tubano, i prati verdeggiano, insomma quello che succede tutti gli anni. Abbiamo appena finito di fare sesso in maniera un po\u2019 distratta e cerco i miei abiti nel caos primordiale della sua stanza. Dalla sera precedente voglio dirglielo, ma qualcosa sotto sotto mi fa stare in ansia, un vago presentimento di sventura che cerco di ignorare ma mi sta attaccato alle caviglie come una zecca. Finalmente le parole mi scivolano fuori di bocca, il tono troppo allegro e disinvolto suona falso.<br \/>\n\u00abPer il ponte del 25 aprile Selvaggia ci ha invitati a casa sua in montagna. Far\u00e0 freddo? Che dici, porto un pile?\u00bb<br \/>\nMassimiliano \u00e8 impegnato a scrivere un lungo sms e mi fa un gesto vago con la mano, uno svolazzo dal significato universale: \u00abNon vedi che sono occupato, riprova pi\u00f9 tardi\u00bb.<br \/>\n\u00abGuarda che se non le rispondo oggi ci rimpiazza con qualcun altro\u00bb, lo sollecito, ma gli angoli della bocca stanno gi\u00e0 arrendendosi alla forza di gravit\u00e0.<br \/>\nLui finisce di spedire senza fretta, poi si volta verso di me con aria spazientita. \u00abDimmi.\u00bb<br \/>\nRifaccio la domanda, quasi sperando che dica di no. La sua arroganza comincia a darmi davvero sui nervi.<br \/>\n\u00abPer il ponte del 25 aprile Selvaggia ci ha invitati&#8230;\u00bb<br \/>\n\u00abNo, non posso. Il 24 mi sposo.\u00bb<br \/>\n\u00abScusa?\u00bb<br \/>\n\u00abIl 24 mi sposo.\u00bb<br \/>\n\u00abStai scherzando!\u00bb<br \/>\n\u00abNo. Volevo dirtelo. Te l\u2019avrei detto. Stavo cercando le parole.\u00bb\u00a0<br \/>\nIo ho una momentanea catatonia. Seguita da completa afasia. Seguita da mani sulla faccia. Seguita da uno scuotimento di testa, le mani fra i capelli. Seguita da blocco respiratorio e conseguente boccheggiamento.\u00a0<br \/>\nLui, che \u00e8 sensibile, esce dalla stanza per non vedermi soffrire.<br \/>\nDopo pochi minuti rimetto a fuoco il mondo e lo raggiungo. Le sue spalle nude e abbronzate mi colpiscono come un pugno. Lui guarda fuori dalla finestra, apparentemente calmo e senza pensieri. Probabilmente, calmo e senza pensieri. Sicuramente, calmo e senza pensieri.<br \/>\n\u00abAllora?\u00bb chiedo.<br \/>\n\u00abAllora cosa?\u00bb<br \/>\n\u00abCosa hai intenzione di fare?\u00bb<br \/>\n\u00abTe l\u2019ho appena detto. Mi sposo\u00bb, scandisce, come se fossi una bambina ritardata.<br \/>\n\u00abDavvero?\u00bb<br \/>\n\u00abS\u00ec.\u00bb<br \/>\n\u00abTutto qui? Una spiegazione, chi \u00e8 la troia, dove l\u2019hai conosciuta, da quanto tempo state insieme?\u00bb<br \/>\n\u00abEddai, quante menate. Ne stai facendo un dramma. Non hai ancora trent\u2019anni e sei gi\u00e0 una rompicoglioni peggio di una cinquantenne in menopausa. Comunque ci saranno altre occasioni; non ti sto mica lasciando. Solo&#8230; mi sposo. Non \u00e8 la fine della nostra storia. Sarai mica gelosa?\u00bb<br \/>\nDovrei ricoprirlo di insulti da qui a sette generazioni, ma \u00e8 tutto cos\u00ec, cos\u00ec, cos\u00ec&#8230;<br \/>\n\u00abGrandioso\u00bb, mi esce di bocca. \u00abFantastico, cazzo.\u00bb<br \/>\nEsco vaffanculando a denti stretti e mi incammino verso casa mentre una pioggerellina leggera disseta embrioni di fiori. Il cappuccio della giacca mi separa dal cielo grigio, perfettamente intonato con la mia aria cupa.<\/p>\n<p>Selvaggia si \u00e8 addormentata tra volute di incenso. Le sottili tende rosse di seta indiana danzano con un alito di vento fino a sfiorare una candela e vengono abbracciate dalla fiamma. In pochi secondi il fuoco aggedisce i mobili di legno pregiato, i tappeti pagati il triplo del loro valore, e si affaccia baldanzoso e vitale alla finestra attirando l\u2019attenzione dei passanti.<br \/>\nQuando l\u2019autopompa dei vigili del fuoco inchioda in mezzo alla strada gli appartamenti degli ultimi piani si sono trasformati in un gigantesco barbecue su cui griglia ogni mia propriet\u00e0.<br \/>\nIl fumo lo vedo da lontano. Origami neri in balia della brezza serale. Poi arriva anche l\u2019odore: acre, pungente, minaccioso. Infine lo spettacolo dell\u2019edificio decapitato, macerie incenerite che si staccano svogliatamente e cadono su altre macerie. Plof. Polvere.<br \/>\nIl vento rinforza e le fiamme sembrano raddoppiare di intensit\u00e0, come se gli stessero lanciando una sfida.<br \/>\nSbatto le palpebre senza riuscire a bloccare le lacrime. Non so se per l\u2019aria satura o la disperazione. Resto immobile a fissare l\u2019apocalisse e mi sento tutta dura e fredda, mi fanno male la pelle, le ossa, ed \u00e8 come se il sangue si fosse solidificato nelle vene.\u00a0<br \/>\nDietro la cortina nera il tramonto \u00e8 rosso, ma io non lo vedo. C\u2019\u00e8 una gran baraonda e tutto mi scorre accanto senza sfiorarmi fino a quando, lentamente, percepisco che qualcosa mi si strofina sulle gambe.\u00a0<span><br \/>\nAbbasso gli occhi su due palle di pelo bianco e grigio. Sono arrivati con Anna, che mi rivolge un sorriso sincero e sdentato: \u00abSe vuoi, puoi dormire da me qu<\/span>alche notte\u00bb.<br \/>\nGuardo verso la sua casa, ma \u00e8 stata nascosta da un grande cartello: nuovo complesso residenziale &#8211; ufficio vendite. Data di inizio lavori: la prossima settimana. I gatti miagolano, inconsapevoli.<br \/>\nSono cos\u00ec stanca&#8230; Senza dire una parola mi incammino accanto a lei; \u00e8 piccola e minuta, una bambina. Ho la tentazione di prenderla per mano, e prima che abbia il tempo di pensare che \u00e8 una cosa ridicola, imbarazzante, sento dita rugose incunearsi fra le mie.<\/p>\n<div class=\"hack\">\u00a0<\/div>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_1594\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"1594\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Quando vinsi il terzo premio della lotteria per poco non mi prese un colpo. Due milioni di euro. Duemilionidieuro! DUEMILIONIDIEURO!!! Allora vivevo in un monolocale poco pi\u00f9 grande di una gabbia per criceti, per cui la prima cosa che feci appena incassai quella montagna di soldi fu comprare un attico in un palazzo d\u2019epoca con [&hellip;]<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_1594\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"1594\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"author":474,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[3],"tags":[],"class_list":["post-1594","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-racconti-2009"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1594"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/474"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=1594"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1594\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=1594"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=1594"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=1594"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}