{"id":15793,"date":"2013-05-30T15:50:42","date_gmt":"2013-05-30T14:50:42","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=15793"},"modified":"2013-05-30T15:50:42","modified_gmt":"2013-05-30T14:50:42","slug":"premio-racconti-nella-rete-2013-il-padiglione-numero-diciannove-di-marco-settimio-di-fonzo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=15793","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2013 &#8220;Il padiglione numero Diciannove&#8221; di Marco Settimio Di Fonzo"},"content":{"rendered":"<p>Il padiglione Numero Diciannove, quello in cui mi trovavo quando ricevetti la prima chiamata, era situato a met\u00e0 circa del sentiero che dal Centro di Raccolta digradava a poco a poco verso i bungalow dell&#8217;area di richiamo, nella parte pi\u00f9 bassa dell&#8217;isola. \u201cBungalow\u201d era il nome che noi ultimi arrivati avevamo dato a quella specie di gigantesche bolle traslucide, la cui parte inferiore scompariva diversi metri al di sotto del terreno soffice della spiaggia.<\/p>\n<p>Quando l\u2019aria intorno a me cominci\u00f2 a vibrare, mossa da una forza irrefrenabile, ero intento nella lettura di un fumetto d\u2019annata \u2013 un vecchio e ingiallito <i>Blondie &amp; Dagoberto<\/i> che avevo recuperato alcuni anni prima a casa di mia nonna. La vibrazione rappresentava il segno inconfondibile dell\u2019arrivo di una chiamata, come avrei avuto modo di capire nel tempo a venire. Mi guardai attorno, con la sensazione che la stanza in cui mi trovavo, le pareti verde oliva costellate dei disegni fatti da bambino, fosse diventata d\u2019un tratto <i>la stessa<\/i> in cui avevo vissuto i momenti d\u2019infanzia pi\u00f9 belli. \u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Non provai dolore in quel momento: l\u00e0 dove mi trovavo il dolore era relegato a una forma alquanto vaga di ricordo, quasi appartenesse alla vita di un\u2019altra persona. Fu piuttosto come ritrovarsi all\u2019improvviso proiettato diversi piani pi\u00f9 in alto, mentre tutt\u2019intorno sfavillavano lampi di luce come istantanee in uno stadio gremito.<\/p>\n<p>Un fruscio mi ridest\u00f2 da quelle sensazioni, e mi alzai a sedere sul letto. Mi accorsi che da sotto la porta chiusa alla mia destra spuntava un lembo di carta di un colore dorato brillante, pulsante alla vista. Lo raccolsi, e subito sul foglio comparvero i lineamenti di un volto familiare. La rivelazione arriv\u00f2 come un treno che sbuca da un muro di nebbia: quella persona mi stava chiamando, dovevo incontrarla&#8230; dovevo rivederla! Aprii la porta di scatto e piombai nel corridoio, con tanta voglia di urlare, e non poterlo fare, da emettere una sorta di sibilo tra le labbra contratte, gonfio di un fermento e un\u2019eccitazione che a stento contenevo.<\/p>\n<p>Ho detto che non potevo urlare: non era proibito, ma il silenzio era la dimensione che la sacralit\u00e0 arcana del luogo in cui mi trovavo esigeva. Chiunque una volta giunto l\u00ec continuava ad essere quello che era sempre stato, ma il Numero Diciannove non era un padiglione come gli altri: era quello degli ultimi arrivati, e per il momento ci era estraneo.<\/p>\n<p>Sul viale d\u2019accesso, sotto un sole luminosissimo e al tempo stesso incapace di far male agli occhi, moderai il passo, bench\u00e9 la ghiaia sotto le mie scarpe crepitasse con ritmata insistenza man mano che mi avvicinavo alla spiaggia. Meditavo spesso sul motivo per cui ero arrivato l\u00ec. Ero certo si trattasse di un mondo con regole completamente diverse da quelle che conoscevo, dove accettare di rivivere la propria infanzia a occhi aperti fosse normale, perfino consueto. Non mi riusciva facile contare i giorni dal mio arrivo, n\u00e9, francamente, capire come vi fossi arrivato. Gli unici ricordi, gli unici sprazzi che avevo erano legati a momenti felici: che fossero un viso familiare, un giornalino umoristico o un disegno su una parete, giungevano tutti insieme nello stesso momento e a me stava bene cos\u00ec. Non mi davo spiegazioni, n\u00e9 le chiedevo agli altri.<\/p>\n<p>Gli \u201caltri\u201d erano le persone che avevo visto nel padiglione Numero Diciannove. Gente dall\u2019aria spaesata, come me, ma serena e gentile. Ero anche sicuro di averne conosciuto uno o due, di aver condiviso con loro l\u2019impressione che la sconfinata spiaggia ai piedi del promontorio su cui ci trovavamo fosse disseminata di bungalow a perdita d\u2019occhio, uno uguale all\u2019altro. Eppure a questa sicurezza non si accompagnavano immagini definite: come ho detto, entro quei confini i ricordi erano vaghi come <i>d\u00e9j\u00e0 vu<\/i>, e il tempo rimaneva materia opinabile e del tutto indefinita, una nuvola di vapore acqueo al posto della cascata.<\/p>\n<p>Quello che stavo realmente vivendo per la prima volta era la chiamata.<\/p>\n<p>L\u2019occasione della novit\u00e0 risvegli\u00f2 in me alcune domande, che immaginai di essermi gi\u00e0 posto in qualche altro momento: che mondo era quello, e perch\u00e9 era rappresentato in quel modo? Perch\u00e9 ero l\u00ec e <i>accettavo<\/i> che fosse rappresentato in quel modo? A questo, solo a questo avrei voluto saper rispondere.<\/p>\n<p>Non ebbi il coraggio di guardare di nuovo il foglio che stringevo nel pugno, temevo che l\u2019immagine si sarebbe dissolta con la stessa rapidit\u00e0 con cui era comparsa la prima volta; eppure averlo con me in quel momento \u2013 averlo <i>ricevuto<\/i> \u2013 mi restituiva l\u2019intima serenit\u00e0 che meditazioni gravose avevano assorbito cos\u00ec velocemente.<\/p>\n<p>Mentre il sentiero piegava in una curva e cominciava la sua discesa, vidi venirmi incontro un cagnolino. Era Aldo, il bassotto della signora Ostermeyer, che precedeva scodinzolando la grassa padrona di ritorno dalla sua chiamata. Non ebbi il tempo di riflettere su come fossi giunto a conoscenza di quei dettagli (notai invece che l\u2019aura della signora Ostermeyer era pi\u00f9 radiosa del solito) che con un largo sorriso sulle guance piene lei mi si par\u00f2 davanti e mi rivolse la parola:<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>\u00ab\u00c8 una gran brava ragazza, lo sai? Si vede subito!\u00bb<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Colsi ogni singola parola, bench\u00e9 le avesse pronunciate in una lingua diversa dalla mia.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>\u00abGrazie signora Ostermeyer, \u00e8 molto gentile da parte sua\u00bb. Parlai speditamente come se mi aspettassi di essere capito con la stessa immediatezza con cui avevo capito io, e cos\u00ec fu.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>\u00abMa \u00e8 davvero lei?\u00bb domandai ansioso.<\/p>\n<p>\u00abGuarda il foglio che hai in mano\u00bb rispose lei con dolcezza.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Chiusi gli occhi per un istante e abbassai lo sguardo. La ragazza dell\u2019immagine si stava muovendo! Rideva di gusto, arricciando il naso in quel modo che me ne aveva fatto innamorare, e si ravviava i lunghi capelli con dita affusolate.\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Esultai dentro di me, scoprendo che il legame era ancora cos\u00ec forte. Feci per mostrare il foglio alla signora Ostermeyer, volevo farla partecipe delle mie emozioni&#8230; ma lei aveva gi\u00e0 ripreso la sua strada, spedita e senza affanno.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>\u00abSta chiamando te\u00bb disse dandomi le spalle. \u00abIo posso solo vederla nei tuoi pensieri.\u00bb<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Rimasi in silenzio a guardarla mentre si allontanava, con un altro di quegli interrogativi che avrei accettato per atto di fede. Aldo reclin\u00f2 la testolina e scomparve in un cespuglio.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Visti da vicino, i \u201cbungalow\u201d toglievano il fiato. Lambiti da un mare placido e regolare come il respiro di un bambino, sorgevano dalla terra e si confondevano con il cielo turchese, simili a enormi mongolfiere mosse da mano ferma e autoritaria. Da uno in particolare ero attratto senza apparente motivo, come se sapessi che da quello e non da altri proveniva la chiamata che avevo ricevuto. Mentre percorrevo l\u2019ultimo tratto pianeggiante del viottolo che portava alla spiaggia, mi accorsi di non essere solo. Alle mie spalle altri sentieri, che serpeggiavano attraverso parti diverse dell\u2019isola e convergevano sulla spiaggia, \u00a0brulicavano di persone dirette all\u2019area di richiamo. Alcuni erano in coppia, per lo pi\u00f9 anziani; molti altri, uomini, donne e bambini di ogni et\u00e0 e razza camminavano da soli con passo calmo e sicuro. C\u2019erano bambini piccolissimi in braccio a ragazzi o adulti, ed altri che camminavano e traballavano come fosse la prima volta che si alzavano in piedi. C\u2019era chi rideva di gusto e chi lo faceva appena con gli occhi, ma tutti esprimevano una serenit\u00e0 quasi spiazzante. Tutti avevano la stessa aura luminosa che avevo visto nella signora Ostermeyer, come fossero appena usciti da una foto di fine \u2018800, i lineamenti del viso a fuoco e i contorni sfumati.<\/p>\n<p>Mi disorient\u00f2, inaspettatamente, constatare che tutte quelle persone avevano volti familiari e amichevoli, perch\u00e9 ero certo che nessuna di esse provenisse dal padiglione Numero Diciannove.<\/p>\n<p>Giunsi davanti al mio bungalow, e osservando l\u2019enorme cupola sentii il cuore picchiarmi nel petto con ostinazione. Colori caldi e freddi si rincorrevano sulla superficie della semisfera in spirali concentriche, alternandosi a una velocit\u00e0 tale da rendere impossibile anche solo tentare di elencarli. Allungai una mano per toccare quella magia, ansioso di vedere quelle sensazioni irripetibili trasferirsi dalla vista al tatto; ma mentre scorgevo figure circolari irradiarsi sotto il palmo della mia mano, come se stessi sfiorando una superficie liquida, mi resi conto di non ricevere alcuna percezione tattile in cambio. Toccavo, indubbiamente toccavo e scatenavo pulsazioni nuove tra quei colori, eppure mi sembrava di osservare la mano di un altro. Era come se la realt\u00e0, su quella spiaggia come su ogni altro spazio di quello strano mondo, non si muovesse su un piano fisico e\u00a0 sensoriale. Come gli occhi non erano stati abbagliati da quella luce cos\u00ec grande, cos\u00ec le dita non trovarono calore n\u00e9 freddo, non provarono solletico n\u00e9 sperimentarono altre sensazioni che avrei dato per scontate. Tutto era nuovo e indescrivibile in maniera disarmante. Era la percezione stessa dell\u2019esistenza, o di un piano <i>alternativo<\/i> di essa, a trarre beneficio da quella visione, come se non possedessi pi\u00f9 un corpo o una mente a fare da tramite. Come se non possedessi pi\u00f9 una ragione a cui aggrapparmi per affrontare il contraccolpo di quell\u2019emozione violentissima. Non saprei spiegarlo in maniera pi\u00f9 chiara, e non tenter\u00f2 oltre.<\/p>\n<p>Avevo ancora il braccio disteso davanti a me quando una forza improvvisa mi tir\u00f2 a s\u00e9 e mi spinse via. D\u2019istinto chiusi gli occhi, o forse immaginai di averlo fatto, \u00a0e mi\u00a0 ritrovai sospeso all\u2019interno del bungalow. Galleggiavo nella meraviglia che pochi istanti prima contemplavo da fuori, invaso dallo sfolgorio della nuova immagine che mi si presentava davanti agli occhi: lei, la ragazza che amavo perdutamente e che mi aveva chiamato&#8230; Poi, d\u2019un tratto, portati dal suo sorriso, mi piovvero intorno i ricordi e acquisii la consapevolezza di quello che ero diventato.<\/p>\n<p>Lei camminava su un prato, lentamente, e guardava verso di me. Vidi che sorrideva, ma aveva lo sguardo triste. Nella mano guantata di lana portava un mazzo di rose. La vidi farsi piccola nel cappotto per resistere al freddo del nostro prematuro distacco, chinarsi per consegnare alla gelida lastra di marmo i suoi fiori e una carezza. Le dissi che l\u2019amavo, perch\u00e9 cos\u00ec era e cos\u00ec sarebbe stato per sempre, nonostante tutto.<\/p>\n<p>Lei ripet\u00e9 le mie parole, il sorriso sempre sulle labbra, e tra le lacrime ardenti pianse il mio nome, pronunciandolo con un filo di voce ancora e ancora. \u00a0 La mia anima fu con lei in quel momento, e la sua con la mia, e il sole risplendette alto sui bungalow lungo la spiaggia.<\/p>\n<p align=\"center\">\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_15793\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"15793\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 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