{"id":15583,"date":"2013-05-29T10:34:27","date_gmt":"2013-05-29T09:34:27","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=15583"},"modified":"2013-06-04T10:50:37","modified_gmt":"2013-06-04T09:50:37","slug":"premio-racconti-nella-rete-2013-mamma-senza-lasciare-traccia-di-marinella-federico","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=15583","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2013 &#8220;Mamma&#8221; (senza lasciare traccia) di Mariella Federico"},"content":{"rendered":"<p>\u201cAlla tua et\u00e0 avevo gi\u00e0 tre figli, ed anch\u2019io lavoravo\u201d \u00e8 il ritornello che rimbomba nel cellulare mentre non smetto di ascoltare Ligabue nello stereo della macchina, a volume abbastanza alto da compensare le esternazioni di mia madre. Frasi, concetti ascoltati infinite volte che mi raggiungono dappertutto. Mia madre \u00e8 onnipresente: sempre stanca e sul punto di scoppiare, manda avanti da decenni la famiglia con la grinta di un capitano d\u2019industria. La famiglia \u00e8 il suo capolavoro: non sarebbe potuta esistere senza di lei, senza la sua caparbia determinazione a tenere in equilibrio un marito con le forze centrifughe dei figli. Mai lasciati andare, n\u00e9 l\u2019uno n\u00e9 gli altri. All\u2019avanguardia rispetto alla sua generazione e alla realt\u00e0 immobile della cittadina di provincia in cui siamo tutti nati e cresciuti, si \u00e8 resa indispensabile per la singolare capacit\u00e0 di essere efficiente senza fanatismo, presente e pervasiva con disinvoltura. Ha festeggiato le nozze d\u2019argento e svariati ulteriori anniversari di matrimonio, \u00e8 arrivata alle soglie delle nozze d\u2019oro senza mai mettere in dubbio l\u2019indissolubilit\u00e0 di un legame che di fatto ha difeso e mantenuto. Anzi no: a tratti ha dato l\u2019impressione di voler sgusciare via, se solo ne avesse avuto l\u2019occasione. O il coraggio. Ma che ne sarebbe stato delle sue creature, modellate a sua immagine? Infondendo nella materia inerte di personalit\u00e0 in formazione una quantit\u00e0 di dati, esempi, raccomandazioni, comportamenti, ha dato origine a risultati diversissimi di ordinaria infelicit\u00e0.<\/p>\n<p>Quanti eventi negativi ha fronteggiato, quanti rischi ha impedito che si materializzassero a minacciare la quiete familiare!&#8230;quiete per modo di dire, perch\u00e9 la sua indole battagliera e senza peli sulla lingua non ha consentito che scorressero molte giornate senza almeno uno scontro frontale. Da che ho memoria, mi accompagna la sensazione di dividere l\u2019habitat con una pentola a pressione pronta a scoppiare, magari per motivi che non comprendevo per la mia giovanissima et\u00e0 e pi\u00f9 avanti perch\u00e9 (come mi ripetevo spesso) \u201cnon mi sognerei mai di fare un casino del genere per una tale banalit\u00e0\u201d. Nel tempo, \u00e8 maturata in me l\u2019idea del matrimonio ed in genere della relazione con gli uomini come una grana necessaria, un impegno gravoso di cui purtroppo non si pu\u00f2 fare a meno. Mi sentivo divisa e incapace di fronteggiare il divario tra i sogni romantici di simbiosi con l\u2019anima gemella che non disperavo di trovare, e la caotica gestione del quotidiano che si presentava sotto i miei occhi. Forse \u00e8 per questo che mio fratello non si \u00e8 mai sposato. Lui s\u00ec che ha realizzato (forse involontariamente) il contro-capolavoro: ha fatto della mamma la compagna, la confidente, l\u2019amica, la persona di cui fidarsi ciecamente e con cui condividere progetti, eventi, problematiche che non possono essere certo messi in mano alla prima venuta! Praticamente una moglie, senza darsi la pena di cercarsene una all\u2019altezza e di costruirci un rapporto, e senza gli inconvenienti che la presenza di una moglie comporta. Oltretutto, nella posizione di sbaragliare tutte le possibili concorrenti, quanto meno per la inarrivabile capacit\u00e0 di comprendere ed andare incontro a tutte le esigenze (e soprattutto ai difetti) di lui, che conosce come nessun altro, letteralmente dalla nascita.<\/p>\n<p>Persa in questi pensieri ed in altri che non riferisco, sono arrivata al lavoro; pulisco il display del cellulare strofinandolo sui jeans, mi d\u00f2 un\u2019occhiata nello specchietto della macchina, dal quale tolgo con la manica un paio di impronte, e scendo per andare incontro agli appuntamenti della mattina trascinandomi dietro l\u2019inevitabile ritardo. \u201cCome fai ad essere sempre in ritardo, hai due persone che ti aiutano in casa, tua figlia \u00e8 grande e poi \u00e8 sempre qui da me, non hai neanche il fastidio di doverla seguire nei compiti\u2026sei sicura che la tua organizzazione non sia difettosa?\u201d: quale miglior modo di farmi venire il dubbio di essere difettosa io, con la mia vita affettiva approssimativa e precaria, squarciata da separazioni e lutti che solo io conosco, e questa insopprimibile tentazione di mollare tutto, una volta per tutte, e di mettermi alla ricerca del vero senso della mia vita.<\/p>\n<p>Ogni giornata comincia lottando con il sonno che non vuole lasciarmi andare, contro la parte di me che reclama ancora qualche minuto da spendere sulla soglia dell\u2019irrealt\u00e0, in compagnia di sogni che purtroppo non si avverano. Tutte le mattine il passaggio \u00e8 brusco: devo strappare via dalla mente i pensieri che potrebbero curarmi e realizzare mio malgrado la posizione delle lancette sul quadrante luminoso. Che mi guarda ostentando commiserazione attraverso quegli occhi fosforescenti, e dispensa il battito di un ritmo inafferrabile.<\/p>\n<p>E\u2019 sempre troppo tardi per fare qualcosa per me; mi trovo nell\u2019ansia di recuperare tempo, lucidit\u00e0, concentrazione, e la giornata non \u00e8 nemmeno iniziata. Frappongo al mondo esterno il tempo della colazione, in compagnia dei pensieri molesti che si affacciano appena metto piede in cucina. Mi preparo il caff\u00e8, scaldo il latte nel microonde e intanto, soprapensiero, asciugo le gocce d\u2019acqua dal ripiano di marmo e dal lavandino, come se volessi cancellare ogni traccia del mio passaggio.<\/p>\n<p>Spesso, mentre me ne sto con la tazza in mano a guardare fuori dalla finestra i bambini che vanno a scuola, lo sguardo si posa sulle impronte impresse su uno sportello, e d\u2019istinto le cancello con la spugnetta, ed asciugo bene l\u2019alone d\u2019acqua finch\u00e8 la superficie torna liscia e impeccabile.<\/p>\n<p>La mia psicologa dice che ho un modo particolare di toccare gli oggetti, di tenerli in mano, come se non volessi lasciare alcuna traccia; ed in effetti faccio attenzione, apro gli sportelli laccati tenendoli con la punta dei polpastrelli, e quando mi accorgo di qualche macchia (sicuramente lasciata da altri) intervengo strofinando e lucidando, e non mi d\u00f2 pace finch\u00e8 non tornano come devono essere.<\/p>\n<p>Mi vesto senza fantasia rimuginando sulla tentazione di adottare \u2013 come i maschi \u2013 una specie di divisa: giacca, camicia e un paio di pantaloni. Invidio le amiche capaci di alzarsi un\u2019ora prima al mattino, solo per il gusto di specchiarsi soddisfatte della propria immagine. L\u2019armadio spalancato attende paziente: lo richiudo con un moto di fastidio.<\/p>\n<p>Vorrei che lo sguardo degli altri mi lasciasse indifferente; invece la cura dei dettagli, le frasi di circostanza, la disponibilit\u00e0 ostentata mal dissimulano la voglia matta di essere lasciata in pace.<\/p>\n<p>Mi consento, almeno una volta al giorno, di fantasticare su come sarebbe vivere in una grande citt\u00e0, in un posto in cui nessuno mi conosce, nel quale la mia esistenza non si misuri sul parametro di essere la figlia o la mamma di qualcun altro. Un posto nel quale svolgere il mio lavoro senza identificarmi con il ruolo, senza l\u2019esposizione all\u2019approvazione o alla disapprovazione, al sussurro e alla chiacchiera. Mi sento, soprattutto nei momenti di fragilit\u00e0, esposta, indifesa, giudicata per sentito dire; cammino vicino alle sabbie mobili di comportamenti striscianti e ipocriti, cercando di non mettere il piede in fallo. Quando cammino per la strada o mentre esco dal portone di casa, mi assale l\u2019inquietudine. Per difendermi, ho preso l\u2019abitudine di parlare con gli altri guardandoli dritto negli occhi, alla ricerca della scintilla di sincerit\u00e0 o dell\u2019inequivocabile ombra che dovrebbe mettermi sull\u2019avviso.<\/p>\n<p>Intanto, mi esercito nell\u2019essere all\u2019altezza. Dell\u2019idea che gli altri si sono fatti di me e di quello che si aspettano. Di una figlia che di giorno in giorno sembra sfuggirmi dalle mani e strattona come un aquilone ancora legato al suo filo ma portato sempre pi\u00f9 in alto dal vento. Delle donne che frequen-to e che definirei amiche se indovinassi sempre l\u2019opinione (affettiva) che hanno di me. Delle mie collaboratrici, che si aspettano un capo che le guidi con sicurezza e mi dimostrano con un\u2019occhiata tutto il loro smarrimento di fronte ai miei momenti di stanchezza e di sconforto. Di mia madre, che accarezza di nascosto il progetto di un libretto di istruzioni da consegnarmi, nel quale prevedere ogni sorta di comportamento adeguato alle circostanze, e nel quale condensare senza esprimerla la diffidenza per la mia inaccettabile indipendenza.<\/p>\n<p>Mi sento come se avessi raggiunto la maggiore et\u00e0 senza meritarla. Come se avessi falsificato il documento di identit\u00e0. Ogni tanto, la notte, quando finalmente persuasa dalle palpebre che si chiu-dono decido che \u00e8 abbastanza tardi per andare a letto, sogno di essere impegnata in un interminabile esame, incongruo come sanno esserlo i sogni, ma abbastanza preciso con i suoi riferimenti a formule, domande e quesiti da poter essere vero e reale. A volte mi avvicino ai vetri di grandi finestre da corridoi di vecchi istituti scolastici, che non sporgono \u2013 come ci si potrebbe aspettare \u2013 su una strada o una piazza, ma direttamente a strapiombo su un mare scuro e spesso agitato, talvolta distanziato da scogli sui quali le onde si infrangono, spumeggiando senza rumore. Altre volte mi angoscia un irrecuperabile ritardo che rischia di mandare a monte la prova prima ancora di incominciarla.<\/p>\n<p>Squilla di nuovo il cellulare. Rimpiango l\u2019ovattato isolamento del sonno. Sono indecisa se rispondere, rassegnata all\u2019irruzione di qualcuno che mi parla mentre sto inseguendo un pensiero, e mai che dica qualcosa che mi interessi realmente. Pi\u00f9 che coinvolgermi, mi distrae.<\/p>\n<p>Mamma mi raggiunge al telefono di casa per parlarmi di pranzi e cene, per organizzare spostamenti, per chiedermi di accompagnarla. Mamma mi raggiunge al cellulare perch\u00e9 ha qualcosa di urgente da riferirmi o da domandarmi, cos\u00ec urgente da non poter aspettare che arrivi al lavoro. A volte vorrei spegnere l\u2019audio; mi piacerebbe che le comunicazioni passassero attraverso il pensiero, cos\u00ec sarebbero tutti costretti ad aspettare il proprio turno. A mettersi in fila, dietro i pensieri gi\u00e0 in corso, dietro quelli che si avvalgono della corsia preferenziale, dietro quelli privilegiati, dietro quelli in grado di farmi stare bene. Probabilmente lascerei che si creassero file interminabili, tanto i pensieri non fanno chiasso, non protestano, non si spintonano l\u2019un l\u2019altro. Possono essere invadenti, coglierti di sorpresa, alle spalle, ma solo quando sono i tuoi, quelli che emergono dalle pieghe del vissuto, o vengono distillati in conati di ansia o di paura. I pensieri degli altri avrebbero ingresso solo se autorizzati e dopo aver digitato (telepaticamente!) la password: e solo se c\u2019\u00e8 una connessione in corso in modalit\u00e0 \u201cvisibile a tutti\u201d.<\/p>\n<p>Mi rendo conto che mia figlia ha pi\u00f9 privacy di me: la sua sfera gode di immunit\u00e0 ed \u00e8 protetta dagli accessi non graditi. Anche dai miei: diventa sempre pi\u00f9 sintetica e distaccata nel raccontare le sue cose, spesso si trincera dietro argomenti frivoli, parliamo pi\u00f9 di moda e vestiti che dei suoi sogni fatti di carne e sangue. Forse teme la mia disapprovazione, eppure non pu\u00f2 fare a meno di provocar-mi, imponendomi compagnie che non condivido, migliori amiche che non mi convincono; misura la distanza da me a suo rischio e pericolo. Confida i suoi segreti a sanguisughe e vampiri. Si lamenta a gran voce per la mancanza della madre che vorrebbe facendo dilagare gli oggetti in un disordine che marca il territorio e riempie i vuoti. Tiene ancora sulla scrivania i pupazzetti dei tempi delle elementari; ogni tanto riordina, \u00a0ma solo le videocassette dei cartoni animati, le bambole allineate sulle mensole, ed i peluches dai quali non si sogna di separarsi. Il resto \u00e8 disordine sparso di oggetti e pensieri; \u00e8 comunicazione fatta di sms alluvionali o attraverso chat psichedeliche zeppe di emoticons e turbinanti di abbreviazioni, di parole mozzate per risparmiare tempo. Per comunicare pi\u00f9 in fretta una quantit\u00e0 di dati inutili, di emozioni filtrate attraverso uno schermo, che non hanno niente da spartire con le risate soffocate e la realt\u00e0 di foglietti passati di nascosto da un banco all\u2019altro, ai miei tempi della scuola.<\/p>\n<p>Mentre spendo troppi minuti nell\u2019ennesima telefonata inutile della mattinata, scorro con le dita il profilo del computer portatile togliendo aloni di polvere, tracce di penna, un po\u2019 di cenere volata dalla sigaretta. Meccanicamente passo un fazzoletto di carta sul ricevitore, insistendo sui punti in cui il fondotinta ha ceduto il colore chiazzando il grigio uniforme dell\u2019apparecchio.<\/p>\n<p>L\u2019insofferenza cresce insieme al senso di urgenza per le incombenze che mi aspettano, per gli appuntamenti che si accumulano, per i fascicoli ammucchiati sulla scrivania e ancora nemmeno aperti, e tutto diventa pressione insopportabile, mancanza d\u2019aria. Proprio in quel momento, alzando gli occhi in direzione della finestra, la vedo: attraversa la strada transitando dietro la lampada che occupa buona parte della scrivania. Per un attimo \u00e8 nascosta dal paralume, poi riappare. Incredibile: \u00e8 identica. Una sosia. La mia sosia. Forse appena pi\u00f9 giovane: mi intriga la possibilit\u00e0 della mia et\u00e0 alleggerita da una coincidenza. Sono sicura di non averla mai vista, quindi dev\u2019essere forestiera: la citt\u00e0 \u00e8 piccola, sulle solite strade si avvicendano le stesse facce, man mano pi\u00f9 segnate dal tempo che passa ma comunque riconoscibili. Familiari.<\/p>\n<p>Un corto circuito nel cervello mi suggerisce l\u2019idea assurda, pazzesca: seguirla per vedere dove va, se abita qui, se \u00e8 di passaggio, se per qualche misterioso motivo posso convincerla a barattare la sua vita con la mia. Potrebbe essere interessata, non posso escluderlo. Per soldi, perch\u00e9 ho un buon lavoro che potrebbe piacerle, una bella casa; perch\u00e9 potrebbe desiderare un figlio e accomodarsi con l\u2019idea di imbattersi in una gi\u00e0 adolescente. Perch\u00e9 vuole cambiare vita e identit\u00e0 e a sua volta sparire da scenari consumati e soffocanti. Spero non voglia farlo per via di sua madre: sarebbe un segno dell\u2019ineluttabilit\u00e0 del mio destino. Mi inchioderebbe su un particolare non trascurabile, per via di una leggerezza che non posso garantirle. E se una madre non l\u2019avesse? O non l\u2019avesse pari alla mia? Potrei convincerla omettendo di scendere nei dettagli, occultando il gravoso impegno tra le opportunit\u00e0 vantaggiose. Se a quest\u2019ora non \u00e8 al lavoro, ci sono buone possibilit\u00e0 che sia disoccupata; magari \u00e8 di buona volont\u00e0, conciliante e con un carattere dolce. Compatibile. Pi\u00f9 compatibile di me con mia figlia e mia madre. Quando si dice gli scherzi della natura! Sono convinta che sar\u00e0 cos\u00ec. Non dovrebbe essere difficile. Non vorr\u00e0 farsi pregare. Non capita tutti i giorni di ricevere proposte simili. Senza rischi, garantita. In cambio chiedo solo la capacit\u00e0 di svolgere con disinvoltura un ruolo, e un po\u2019 di sopportazione. Tutto qui. E se fosse straniera? Se ci fossero problemi di lingua, di religione, impedimenti di vario genere o semplicemente un banale tratto somatico che visto da vicino smonterebbe la messa in scena\u2026e se mi imbrogliasse? Se non fosse capace di reggere la finzione? Non avrei neanche il tempo di acchiappare di corsa un aereo, di atterrare all\u2019aeroporto di destinazione con un margine che mi consentisse di far perdere le mie tracce. Verrei segnalata, ricercata, individuata in virt\u00f9 di una beffarda coincidenza di tempi; un\u2019idea brillante miseramente sprecata. Il cerchio sta di nuovo richiudendosi intorno a me, non posso indu-giare oltre, \u00e8 necessario che prenda tutto il coraggio che ho e la raggiunga e le parli\u2026le spieghi bene, in faccende del genere non si pu\u00f2 lasciare spazio all\u2019approssimazione, tutto deve essere pianificato nei dettagli, e prima ancora spiegato, ben compreso, accettato, digerito, metabolizzato.<\/p>\n<p>E adesso che l\u2019ho quasi raggiunta che faccio, mi fermo? No, non \u00e8 possibile: non dirmi che hai cambiato idea. Che non senti la pressione del cerchio che si sta richiudendo, degli impegni che ti assillano, delle cose di cui faresti volentieri a meno; non senti che la vita scorre e hai questa straordinaria possibilit\u00e0 di riacchiapparla e una volta in sella di tirare bruscamente le briglie facendola voltare nella direzione opposta?\u2026Hai paura di un rifiuto, paura del ridicolo, o cosa?<\/p>\n<p>Forse hai paura che si avverino i sogni pazzi che finora hai cullato, che il tempo torni indietro dandoti la seconda chance. Quella di sparire attraverso una porta magica, mutando i connotati e abbandonando sulla soglia tutto ci\u00f2 che ti ha reso finora riconoscibile, inequivocabilmente portatrice di un ruolo stretto e soffocante ma, ancor di pi\u00f9, rassicurante. Chiamala, falla fermare, prima che sia troppo tardi, l\u2019immagine di vita vera che ti \u00e8 passata accanto alla velocit\u00e0 dei sogni, ma non cos\u00ec in fretta da impedirti di accorgerti di lei. C\u2019\u00e8 tutto, ormai hai tutto\u2026.Alle mie spalle, sulla scrivania senza un granello di polvere, lo schermo del computer ancora acceso, lucido e senza un\u2019ombra, e accanto gli occhiali appena puliti. Senza nessuna traccia.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_15583\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"15583\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u201cAlla tua et\u00e0 avevo gi\u00e0 tre figli, ed anch\u2019io lavoravo\u201d \u00e8 il ritornello che rimbomba nel cellulare mentre non smetto di ascoltare Ligabue nello stereo della macchina, a volume abbastanza alto da compensare le esternazioni di mia madre. 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