{"id":15527,"date":"2013-05-29T16:11:18","date_gmt":"2013-05-29T15:11:18","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=15527"},"modified":"2013-05-29T16:11:18","modified_gmt":"2013-05-29T15:11:18","slug":"premio-racconti-nella-rete-2013-racconti-di-roma-di-roberto-tomassi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=15527","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2013 &#8220;Racconti di Roma&#8221; di Roberto Tomassi"},"content":{"rendered":"<p>Osservo le lancette dell\u2019orologio che continuano a fare il loro giro scandendo un ritmo regolare, incessante, al punto che il tempo mi appare come un cinico meccanismo. Qualunque cosa accada non c\u2019e modo di fermarlo. Lo stesso vale per questa citt\u00e0 cosi tremendamente viva anche in un anonimo, comunissimo mercoled\u00ec sera. All\u2019angolo di una piazza aspetto un amico che arriver\u00e0 in ritardo come di consueto e nell\u2019attesa centinaia di veicoli passano a pochi centimetri da me. Macchine con dentro gruppi di ragazzi diretti in qualche locale, moto, biciclette e un\u2019ambulanza. Ha il finestrino aperto e da lontano riesco a scorgere la persona soccorsa; dalla testa capisco che si tratta di un uomo sulla sessantina, con pochi capelli bianchi e un respiratore sul viso. Un malore? Forse un infarto? Non lo so ma mi sconvolge il fatto che lui, a pochi metri da me, rischia di morire mentre io sto per trascorrere una serata spensierata in compagnia dei miei amici. I destini delle persone a volte si incrociano secondo piani davvero beffardi. Mi dispiace che lui si trovi in quelle condizioni e mi scandalizza la moderna concezione della vita per cui nonostante la sofferenza non ci si pu\u00f2 fermare, non ci si deve fermare. I fari delle macchine assomigliano alle luci stroboscopiche di una discoteca e illuminano la strada come fosse una pista pronta ad accogliere la movida capitolina dal cuore pulsante.<\/p>\n<p>Quando io nacqui, Roma, aveva da tempo perso il suo splendore; la Roma di Aldo Fabrizi, delle carrozzelle, dei giubbonari, dei funari e dei vaccinari era gi\u00e0 stata spazzata via dal traffico di droga, dalla prostituzione e dalla malavita. Gi\u00e0 a partire dal ventennio fascista iniziarono a sorgere dei quartieri che subirono un inesorabile degrado, trasformandosi in terreno fertile per tutti quei crimini.<\/p>\n<p>Da bambino, durante le mie giornate trascorse per le vie di S. Lorenzo mi capitava sovente di incontrare drogati che mi chiedevano se avessi &#8220;qualche spiccio&#8221;; erano figure inquietanti, dall\u2019incedere incerto e dal volto segnato dall\u2019abuso di stupefacenti. Il quartiere all\u2019epoca brulicava di queste figure che vagavano apparentemente senza meta per le vie in cerca di un cartone di vino o qualcosa da mangiare. Erano il risultato di un processo di sgretolamento del tessuto sociale ormai avviato da tempo e li vedevo gravitare intorno a me come corpi celesti privi di orbita; un giorno uno di questi avanzava barcollante sul marciapiede di via marsala e, preso da uno slancio di carit\u00e0, volli donargli una barretta di cioccolata.<\/p>\n<p>&lt;&lt;Tieni, mangia qualcosa&gt;&gt;gli dissi<\/p>\n<p>&lt;&lt;Mi dai una sigaretta?&gt;&gt;rispose lui con voce flebile<\/p>\n<p>&lt;&lt;Ma come! Cerco di aiutarti e tu vuoi scavarti la fossa da solo?&gt;&gt;<\/p>\n<p>Questo pensai e avrei voluto dirgli ma non l\u2019ho fatto. Me ne sono andato con la consapevolezza che ogni aiuto sarebbe stato un buco nell\u2019acqua, uno scherno alle mie illusioni.<\/p>\n<p>I ragazzi crescevano sulla strada diventando presto bulletti sprezzanti del pericolo; la malavita conquistava fette di territorio sempre pi\u00f9 consistenti e nel quartiere si poteva incappare in risse tra gang o assistere a sparatorie. Non amo la violenza ma da bambino dovetti farne uso in alcune situazioni. Ricordo che una volta stavo giocando a pallone ai giardini pubblici insieme a mio fratello e un nostro amico. Ad un tratto dei teppistelli iniziarono a lanciarci addosso dei petardi e noi provammo ad allontanarci. Loro ci seguirono e giunti ad un muretto che delimitava il cortile di un condominio ci trovammo bloccati. Decidemmo di scavalcare il muretto ma mio fratello, pi\u00f9 piccolo di me, non ci riusc\u00ec. Uno dei teppisti scavalc\u00f2 e l\u2019altro rimase con mio fratello. Pensai che se gli fosse accaduto qualcosa di male non me lo sarei mai perdonato. A quel punto, temendo per la sua incolumit\u00e0 e pieno di rabbia per quella violenza gratuita, mi scagliai contro il teppistello e lo picchiai con calci e pugni, con furia, finch\u00e9 la mia rabbia sfog\u00f2 in pianto e mi allontanai da l\u00ec. Rincontrai mio fratello sotto casa nostra e grazie a Dio stava bene.<\/p>\n<p>La situazione era fuori controllo e purtroppo si trattava di un decorso irreversibile cui non era possibile sottrarsi se non andando via da San Lorenzo. E cosi avvenne; infatti ci trasferimmo in periferia nella casa ereditata da mia madre facendo\u00a0un cambiamento che fu positivo per certi versi. Ci stavamo allontanando da un quartiere malfamato ma la nostra destinazione non si annunciava come un luogo idilliaco: si trattava della magliana, zona nota soprattutto per l\u2019imperversare della banda divenuta protagonista della serie Romanzo Criminale.<\/p>\n<p>A magliana trascorsi tutta l\u2019adolescenza fatta essenzialmente di scuola e partite di pallone. Fino ai 18 anni ho vissuto cos\u00ec tranne qualche rara occasione in cui si usciva dal quartiere per una passeggiata in centro, una festa o per le vacanze estive. C\u2019era un grande prato vicino casa mia e l\u00e0, sotto il sole, su un tappeto di erba fresca, tra alberi che fungevano da porta, si accendevano sfide calcistiche degne delle notti di champions league. Anche se eravamo un gruppo di amici giocavamo con tutta l\u2019anima assecondando il nostro inesauribile desiderio di segnare e vincere. Perch\u00e9 ogni partita era vissuta come una finale. Non mancavano le liti, le polemiche e le botte vista la giovane et\u00e0 e l\u2019intensit\u00e0 che mettevamo in campo ma il giorno seguente si ricominciava a ridere, giocare e prendersi in giro come non fosse successo niente.<\/p>\n<p>Dopo i 18 anni molte cose cambiarono; iniziai l\u2019universit\u00e0 e mi trovai un lavoro ampliando il mio giro di amicizie. Cominciai a frequentare\u00a0 una zona molto pi\u00f9\u00a0ampia di Roma\u00a0rispetto al mio piccolo quartiere e di colpo cambi\u00f2 il modo in cui percepivo la citt\u00e0; fino ad allora l&#8217;avevo ripudiata ma poi, come se avessi iniziato a vederla da una prospettiva pi\u00f9 elevata, ne compresi le dimensioni reali e mi resi conto non solo della sua vastit\u00e0 territoriale ma anche della gamma di opportunit\u00e0, delle visioni del mondo, delle scelte, sviluppando con\u00a0Roma un legame quasi affettivo. Inconsapevolmente entrai in connessione con essa e fui pronto ad accogliere tutto ci\u00f2 che aveva da offrirmi. Uno degli aspetti che mi affascinava di pi\u00f9 era la sua millenaria eredit\u00e0 storica; i resti dell&#8217;epoca imperiale, le antiche domus, le chiese sfarzose, i ponti e le piazze, fino ad arrivare ai caratteristici vicoletti di trastevere. Tutto ci\u00f2 mi dava la confortante sensazione di far parte di un universo immutabile, impermeabile al tempo; inoltre la mia romanit\u00e0 mi consentiva di sentirmi in un certo senso proprietario di quell&#8217;eredit\u00e0 e quindi un p\u00f2 pi\u00f9 ricco degli altri. Il quartiere invece era un altro mondo. inevitabilmente inizi\u00f2 a starmi stretto e ad opprimermi: lontano dai luoghi di maggior interesse, degradato, fornito di servizi scarsi e malfunzionanti, popolato da un numero sempre maggiore di macchine in rapporto alle persone, si stava trasformando in una penosa prigione dalla quale ogni occasione era buona per evadere. Il lavoro, l&#8217;universit\u00e0, la palestra, gli amici e perfino la fidanzata erano fuori dal quartiere, un contesto vuoto, amorfo e privo di stimoli al quale non avevo intenzione di arrendermi. Il traffico mi stringeva alla gola come un cappio spesso e ruvido, il boom dei centri commerciali non provoc\u00f2 in me l&#8217;effetto sperato per colpa della noiosa e piatta ridondanza di struttura e merci offerte che li caratterizzava. Infine i mesi estivi rendevano la vita ancora meno sopportabile per la micidiale calura che imperversava per quasi 20 ore al giorno trasformando ogni attivit\u00e0, anche la meno impegnativa, in un irritante, frustrante bagno di sudore. Il sole sembrava non tramontare mai e sorgere sempre troppo presto; fu durante una di quelle torride estati che partii per una vacanza come tante\u00a0 e decisi di non tornare pi\u00f9. Avevo chiuso. Ero evaso definitivamente. Almeno era ci\u00f2 che credevo. Mi ero illuso di potermi lasciare alle spalle tutto quel disagio e quello stress colpevoli di farmi sentire pi\u00f9 stanco, vecchio e depresso di quanto non fossi in realt\u00e0. La permanenza lontano dalla capitale per\u00f2 dur\u00f2 appena un anno e mezzo perch\u00e9 sulla mia vita e quella della persona che nel frattempo era divenuta mia compagna per la vita irruppe un evento drammatico. Fummo investiti insieme ad altre migliaia di persone da un&#8217;onda distruttiva originata dalle viscere della terra che il 6 aprile 2009 condizion\u00f2 per sempre il nostro destino e quello di tutti gli abitanti dell&#8217;Aquila. Il terremoto ci fece vacillare, ondeggiare, ci sbatt\u00e9 da una parte all&#8217;altra cos\u00ec come fece con le case, le strade, le vite; mentre la sua forza si stava placando e tutti si precipitavano in strada per riprendersi, soccorrere, fuggire o piangere, io e mia moglie eravamo su un marciapiede, abbracciati, mezzi svestiti e lei mi disse con voce incerta ed impaurita, poche semplici, inequivocabili parole: ti prego, portami a Roma.<\/p>\n<p>Cos\u00ec tornammo. Pochi giorni dopo scoprimmo che tra le macerie di quella notte avevamo gi\u00e0 con noi la speranza di ricominciare una nuova vita infatti, custodita nel grembo di mia moglie c&#8217;era la nostra bambina che rappresentava il coraggio e la forza di guardare avanti ed essere di nuovo felici. Andammo ad abitare nel quartiere di Tor Vergata, una zona sviluppatasi notevolmente negli ultimi venti anni grazie alla costruzione dell&#8217;universit\u00e0, del policlinico, di alberghi e centri commerciali. Il rovescio della medaglia era rappresentato dalla vicinanza di questo quartiere a zone come Tor Bella Monaca e Torre Angela, periferie malfamate dove lo spaccio di droga regna da sempre indisturbato e la malavita \u00e8 la sola padrona del territorio. A pochi passi da casa nostra ogni notte si radunava una comitiva di ragazzi per passare qualche ora in compagnia. Sfortunatamente per tutto il vicinato costituivano un disturbo continuo alla quiete pubblica. Li sentivo ridere. Ridevano, bevevano, fumavano e urlavano.\u00a0Provavo a chiudere gli occhi ma era impossibile dormire. Il letto in quei casi diventava un giaciglio di spine sul quale mi giravo spasmodicamente senza trovare pace. chiudere la finestra non era il caso viste le temperature equatoriali\u00a0e comunque non sarebbe servito. Li avrei sentiti lo stesso perche il rumore che facevano era pari solo alla loro incivilt\u00e0. La comitiva\u00a0era riunita\u00a0e sembrava essere al gran completo. C\u2019era il tamarro con l\u2019autoradio a tutto volume, il burlone che rideva pi\u00f9 forte di tutti arrivando a coprire il suono dell\u2019autoradio; c\u2019era la reginetta del quartiere che ogni tanto domandava ad un amichetto: &lt;&lt;aho ma che me tocchi er culo? Ma come te permetti!&gt;&gt;<br \/>\nUna motocicletta sfrecciava a folle velocit\u00e0 sotto la finestra della cucina. Il rombo del motore faceva scattare sull\u2019attenti il pastore tedesco del vicino che a sua volta, abbaiando, chiamava in causa gli altri cani del circondario dando vita, tutti insieme appassionatamente, ad una fastidiosa quanto inopportuna nenia notturna.<br \/>\nPer un po\u2019 tutto taceva. Morfeo sembrava aver disteso i suoi drappi su tutta la zona\u00a0ma la quiete era presto infranta da una musica da piano bar. Il pub situato sulla strada principale\u00a0aveva riaperto i battenti e dato il via all\u2019imperdibile serata di karaoke (Certe volte vorrei picchiare Fiorello per averlo portato in tutta Italia).il locale non era affatto insonorizzato inoltre il proprietario si era arrogato il diritto di sistemare dei tavoli in un\u2019area esterna dove gli avventori si fermavano letteralmente a bivaccare tutta la notte tra cocktail e risate creando un notevole disagio al vicinato. Ma a loro non si poteva imputare la colpa di andare in un locale a divertirsi; il fuorilegge\u00a0era colui che gestiva la bettola, uomo arrogante e irrispettoso.<\/p>\n<p>Una notte poi udimmo un gruppetto di auto fermarsi proprio sotto casa nostra. Non si sent\u00ec nessuno parlare. Poi uno, due, tre spari ed il rumore di un vetro in frantumi. Mia moglie and\u00f2 a sbirciare dalla finestra socchiusa per capire cosa stesse accadendo e vide tre SUV neri allontanarsi a gran velocit\u00e0. Il giorno dopo mi raccont\u00f2 ci\u00f2 che aveva visto e sentito e fui colto da sgomento; come potevamo crescere i nostri figli in un ambiente come quello? mi chiesi. Lei annu\u00ec e si strinse a me angosciata. Uscii di casa presto e nel parcheggio condominiale trovai un manipolo di persone intorno all&#8217;auto del mio vicino di casa.<\/p>\n<p>&lt;&lt;Angelo che succede?&gt;&gt; chiesi incuriosito. L&#8217;auto aveva una gomma squarciata ed un vetro rotto. Inoltre l&#8217;autoradio era stata rubata.<\/p>\n<p>&lt;&lt;Stanotte ho sentito un p\u00f2 di casino ma non credevo ce l&#8217;avessero con me&gt;&gt; disse Angelo preoccupato. Poco distante notai una Mercedes parcheggiata in doppia fila. La riconobbi da un particolare inconfondibile, una targa attaccata sul lunotto posteriore che rivelava l&#8217;identit\u00e0 del proprietario: Il Giustiziere. Si trattava di uno pseudo-bullo del quartiere un p\u00f2 avanti con gli anni, probabilmente da giovane si era macchiato di qualche piccolo reato, magari si era fatto anche qualche anno di galera per poi tornare nel quartiere aspirando a diventare una sorta di boss dalla reputazione infondata. Quella mattina simulava un controllo della situazione a dir poco ridicolo:\u00a0sembrava dire &#8220;a bello, questo \u00e8 er teritorio mio, so tutto quello che\u00a0succede da ste parti. Nun se move na foja senza che io ne sia &#8216;nformato. Tranquillo rega&#8217; te la risorvo io sta storia.&#8221;<\/p>\n<p>Descrisse con dovizia di particolari lo svolgersi degli eventi come fosse stato presente la notte scorsa tanto che rimasi basito da tanta vana superbia. Restai un p\u00f2 in ascolto poi chiamai Angelo in disparte e gli dissi con secco pragmatismo: &lt;&lt;Avverti la polizia quanto prima&gt;&gt;. E detto questo me ne andai.<\/p>\n<p>Tor Vergata \u00e8 tuttora un quartiere fatto di contraddizioni dove moderne infrastrutture si fondono con i brandelli di abuso edilizio ereditati dai decenni passati producendo uno stile architettonico senza soluzione di continuit\u00e0. Case popolari, palazzine di recente costruzione e casupole indipendenti si affacciano su strade strette, dissestate e prive di marciapiedi. Il futuro cerca di imporsi ma il passato gli resiste con le sue case condonate, con le signore che fanno la spesa al mercato, con gli orti ricavati nel giardinetto di casa e con la torre in mattoni di terracotta salda, come sempre, al suo posto.<\/p>\n<p>Il mio amico arriv\u00f2 parcheggiando come sempre in divieto di sosta, scese dall&#8217;auto e mi venne incontro per salutarmi. Dopo una breve chiacchierata salimmo sulla sua macchina e partimmo. Le riflessioni che mi avevano fatto\u00a0 compagnia fino a quel momento esplosero nell&#8217;aria come bolle di sapone mentre noi ci tuffammo nel ruggente caos metropolitano per vivere il nostro &#8220;mercoledi da leoni&#8221;.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_15527\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"15527\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Osservo le lancette dell\u2019orologio che continuano a fare il loro giro scandendo un ritmo regolare, incessante, al punto che il tempo mi appare come un cinico meccanismo. 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