{"id":15508,"date":"2013-05-28T16:50:40","date_gmt":"2013-05-28T15:50:40","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=15508"},"modified":"2013-05-28T16:50:40","modified_gmt":"2013-05-28T15:50:40","slug":"premio-racconti-nella-rete-2013-antigone-di-alessandra-deugenio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=15508","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2013 &#8220;Antigone&#8221; di Alessandra D&#8217;Eugenio"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: left;\">\u00a0In un piccolo paese ai confini del mondo, annidato negli anfratti di dolci colline, tremila anime consumavano la loro esistenza. L\u2019apparente idillio celava silente le sue profonde piaghe, la quiete decantata occultava il pianto dei disperati, che tacitamente trascinavano l\u2019atavica croce di chi diede loro i natali.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Carmela, un\u2019angelica creatura dal sorriso serafico, portava in dote il fardello della sua discendenza. Era nata da una delle famiglie pi\u00f9 povere del paese, ma soprattutto da una famiglia ove la follia e il caos regnavano incontrastati, trascinando tutti verso un\u2019incontenibile deriva. Era l\u2019ultima di quattro figli, messi al mondo da genitori per i quali crescere un agnello o un bambino non costitu\u00ec una differenza cos\u00ec rilevante. Divenne adulta quasi in solitudine, imparando ad evitare le trappole tese da un destino gi\u00e0 segnato dalla nascita. La madre mor\u00ec giovane, quando lei, Carmela, aveva appena cinque anni; ma la sua presenza, anche prima della tragica fine, fu come una meteora, perch\u00e9\u00a0 consumata tra i campi e le case di cura. Il padre, uomo visceralmente legato alla terra, manteneva un dialogo costante con gli elementi di madre natura, ma non si era mai sforzato di cercare un linguaggio appropriato a comunicare con i propri figli. Questi erano cresciuti ascoltando il fruscio delle foglie tra i rami, il sibilo del vento, cullandosi tra il calore di un agnello o di un coniglio, ma raramente avevano assaporato la stretta di un abbraccio materno o la dolcezza di una parola di conforto del padre. Fu dura la loro infanzia in famiglia, ma ancor pi\u00f9 in societ\u00e0, tra la gente che riusciva a sentire soltanto l\u2019odore, troppo intenso, di terra che emanavano le loro carni o ad osservare i vestiti lisi che portavano addosso. Una famiglia dannata la sua, ove ognuno viveva la propria dannazione in solitudine, senza neppure la condivisione della disperazione. Carmela era la pi\u00f9 piccola dei fratelli ed era l\u2019unica che aveva tentato di redimere se stessa da quell\u2019immeritata condanna al nichilismo e all\u2019emarginazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Si era iscritta all\u2019Universit\u00e0 a Roma, come facevano tante coetanee \u201cper bene\u201d del suo paese.\u00a0 Fu un tentativo di emergere da quel limbo di follia che opprimeva la sua famiglia, ma fu consumato in completa solitudine. Era troppo sola per riuscire ad affrontare un mondo cos\u00ec cinico e selettivo come la citt\u00e0. La violenza poi, non tard\u00f2 a toccarla e ad infierire in un cuore gi\u00e0 spezzato dalla nascita. Un abuso sessuale la ricacci\u00f2 tra le tenebre, suggellando la convinzione che al mondo esisteva soltanto malvagit\u00e0. Non c\u2019era nessuno al suo fianco, non una madre, non una sorella ad ascoltarla e a reggere con lei il peso schiacciante di quel dolore. In realt\u00e0 una sorella pi\u00f9 grande ce l\u2019aveva, ma era stata adottata all\u2019et\u00e0 di dieci anni da una facoltosa coppia senza figli. Tutto ci\u00f2 che rimaneva tra loro era il legame di sangue, che si manifestava con un \u201cCiao, come stai?\u201d a Pasqua, a Natale e al Compleanno, ammesso che se lo fossero\u00a0 ricordato. Anche un uomo, con una sensibilit\u00e0 educata sarebbe stato in grado di confortarla, ma gli uomini di casa sua vivevano la negazione dell\u2019emancipazione umana. Oltre al padre, volontariamente esiliato nelle sue lande agricole, i fratelli, cresciuti alla stregua di quel modello, menavano la loro esistenza tra la realt\u00e0 campestre e tentativi surreali di costruire un loro presente nella societ\u00e0 ordinaria. Tra fantomatiche imprese di trasporti e vendite di oggetti inutili, non si erano mai accorti di avere anche una sorella. Carmela rimaneva dunque, l\u2019unica persona della famiglia ad essere presente a se stessa; l\u2019unica che aveva maturato assieme alla coscienza della sua provenienza sociale, anche la volont\u00e0 di affrancarsene e di affermarsi come individuo. Dopo le tragiche conseguenze del soggiorno a Roma, delusa dalle aspettative, torn\u00f2 a vivere in paese, ma lontano dalla dimora paterna. Trov\u00f2 un appartamento, con due piccole stanze arredate con poca cura, ma soltanto sue\u2026lontane dal padre, dai fratelli, dalla gente, pi\u00f9 curiosa che solidale, dalla citt\u00e0 spietata. Cre\u00f2 il suo mondo nel mondo, una dimensione per contenere il suo animo incompreso, per poter studiare e realizzare quel sogno che timidamente le si affacciava alla mente: diventare avvocato\u2026per difendere i dannati come lei. Tuttavia, la maturazione del suo percorso individuale non l\u2019aveva distolta dal grande amore che in silenzio serbava per la sua famiglia. Fu infatti, la sua voce, la prima e l\u2019unica a levarsi quando il prete volle negare il rito religioso al fratello morto suicida. Antonio, il primogenito, era il pi\u00f9 ingenuo tra i fratelli e di conseguenza il pi\u00f9 coccolato da Carmela. Era stata come una <i>mammina<\/i> per lui, piccola ma piena di premure, quelle attenzioni che avevano sempre animato la forte gelosia di Nicola. Questi era il pi\u00f9 scaltro di tutti, ma alla sua furbizia alternava una buona dose di follia che lo rendeva periodicamente un soggetto pericoloso. Infatti rispetto alla misteriosa morte di Antonio, Carmela, poco convinta dal suicidio, pensava molto intimamente, proprio ad un possibile coinvolgimento del fratello Nicola.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Fu un colpo quando il padre le riport\u00f2 la notizia della morte di Antonio, ma ancor pi\u00f9 quando gli vide negata la celebrazione di una messa e di un degno rito funebre. And\u00f2 cos\u00ec, in ginocchio da don Peppino a scongiurarlo di concedere al fratello l\u2019ordinaria ritualit\u00e0 che si compiva con tutti i defunti, ma niente di fatto. Il prete, di un cattolicesimo integralista, non volle neppure ascoltarla e la conged\u00f2 con un \u201cAndate in pace!\u201d. L\u2019unica persona che prest\u00f2 ascolto alle sue parole, fu il nipote di don Peppino, un ragazzo molto timido che viveva con lo zio, perch\u00e9 orfano dalla nascita. Ascolt\u00f2 la conversazione, origliando dalla porta della sua camera e prov\u00f2 un\u2019immensa piet\u00e0 per quella ragazza, con la quale forse, sentiva gi\u00e0 di condividere il peso di una sorte non proprio benevola.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Si tenne il funerale in silenzio, senza chiesa, senza prete, poca gente, poche lacrime\u2026soltanto quelle di Carmela e del padre. L\u2019amministrazione comunale, sempre in prima fila ai funerali \u201cimportanti\u201d, non spese neppure un consigliere per dimostrare solidariet\u00e0 alla famiglia di uno condannato \u201c all\u2019inferno\u201d. Soltanto Paolo, il nipote di don Peppino, camminava dietro Carmela, contemplandola come una madonna in processione. Non conosceva ragioni il suo sentimento, era incondizionato e imprudentemente opposto alla volont\u00e0 dello zio. Carmela non lo degnava neppure di uno sguardo, anzi riversava su di lui tutto lo sdegno e il rancore nutrito per l\u2019ecclesiasta. Ma Paolo, ostinato, trov\u00f2, in un giorno di pioggia, il coraggio di \u201cbussare alla sua porta\u201d.\u00a0 Lei apr\u00ec e lo trov\u00f2 impalato, senza ombrello, bagnato fradicio. \u201cChe vuoi?\u201d disse bruscamente \u201cTi manda tuo zio per umiliare ancora la mia famiglia?\u201d Paolo rispose imbarazzato \u201cNo, mio zio non sa\u2026 e non deve sapere nulla che sono qui!\u201d \u201cE allora che vuoi?\u201d Incalz\u00f2 dura Carmela. \u201cVoglio dirti\u2026che non faccio altro che pensarti, da quando ti ho vista\u2026 che vorrei stare con te e asciugare ogni tua lacrima\u2026che ormai sento che il tuo pianto \u00e8 anche il mio, il tuo dolore mi appartiene e penso che l\u2019amore\u2026solo quello pu\u00f2 guarire entrambi dal malessere che attanaglia la nostra anima.\u201d Carmela guard\u00f2 i grandi occhi di Paolo, cercando la conferma di quelle parole, che come soffici fiocchi di neve si erano posati su quel fuoco implacabile che le ardeva dentro.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Le si annebbiarono gli occhi a causa di quelle lacrime, che per amore, per tristezza, per quello strano nodo che dallo stomaco sale alla gola, si fanno incontenibili. Non riusciva a credere che qualcuno, addirittura il nipote del prete, le offrisse il suo amore incondizionatamente. \u201cPosso abbracciarti Carm\u00e8?\u201d Le lacrime scendevano sempre pi\u00f9 fitte fino a farsi pianto, un pianto di gioia, di strazio, un pianto catartico che libera i sensi e la mente e purifica l\u2019anima. Paolo la strinse in un abbraccio dal gusto eterno. Per la prima volta Carmela si sent\u00ec davvero compresa e amata, e pareva quasi un miracolo per lei che, da tempo, aveva abbandonato ogni sogno d\u2019amore. Per una settimana, non ci fu un attimo in cui si distaccarono. Paolo divenne disertore dell\u2019abitazione dello zio. La motivazione ufficiale della sua latitanza era che \u201cdormiva a casa di amici per discutere di un importante progetto\u201d, lui che di progetti intimi ne aveva, ma di amici, neppure uno. Un giorno uscendo, in piazza, gli riferirono che lo zio aveva saputo della sua permanenza da Carmela. Si diceva che avrebbe pazientato ancora qualche giorno, ma poi sarebbe andato a cercarlo di persona, per salvarlo dalla temibile compagnia di quell\u2019eretica. Per evitare sofferenze a Carmela, Paolo anticip\u00f2 lo zio e torn\u00f2 a casa con l\u2019intento di spiegargli le sue motivazioni; ma il prete, con intransigente distacco sentenzi\u00f2 che l\u2019unica condizione per tornare a vivere nell\u2019armonia di sempre era quella di dimenticare e allontanarsi da quella ragazza. Dimenticare? Impossibile\u2026piuttosto la fuga\u2026piuttosto la morte! Ne parl\u00f2 con Carmela manifestandole la reale indignazione, ma anche tutta la determinazione nel voler rimanere con lei. Dopo lunghe ore di discussione, la saggia, ma pur sempre cattolica, decisione a cui giunse Paolo fu quella di assecondare, soltanto per un po\u2019 di tempo, la volont\u00e0 dello zio, tanto per far calmare le acque. Non si sarebbero visti per un paio di settimane e intanto avrebbe parlato al prete dei suoi sentimenti, cercando \u00a0di convincerlo ad accettare la situazione. Carmela si mostr\u00f2 d\u2019accordo, ma intimamente scettica, non credeva che Paolo sarebbe poi andato fino in fondo nel contestare lo zio. Lo salut\u00f2, con occhi bassi e con la flebile promessa di attenderlo, fiduciosa del suo ritorno. \u201cTi aspetter\u00f2.\u201d Furono le ultime parole di Teresa.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Era passata una settimana dall\u2019ultima volta che aveva visto Paolo e da due giorni non smetteva di piovere. Goccia dopo goccia la pioggia sembrava scandire il tempo, che scorreva lento, senza alcun mutamento. Nello spazio di quelle quattro mura si consumava la sua ennesima attesa senza speranza. E la speranza andava ad affievolirsi fino a dissolversi nella totale disillusione, nella nube di una profonda malinconia che rendeva quella casa un sepolcro vivente.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">In quell\u2019assenza di felicit\u00e0, Carmela sentiva gi\u00e0 palpitare la sua morte, quella morte che le scaldava la mente e le raffreddava il cuore\u2026quella morte che le toglieva il respiro\u2026e\u00a0 che la soffoc\u00f2 con un cappio in gola.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Pendeva dal soffitto quando Paolo, affranto per le contese con lo zio, ma col sorriso di chi ostinatamente ama, spalanc\u00f2 la porta di casa per annunciarle la sua decisione di fuggire e vivere..insieme\u2026per sempre\u2026.altrove.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Gi\u00e0, proprio altrove.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Era certo, ovunque lei fosse andata, lui l\u2019avrebbe seguita. E cos\u00ec fu. Non indugi\u00f2 un attimo nella volont\u00e0 di raggiungerla\u2026 ovunque.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Tir\u00f2 su una corda e poi fu subito gi\u00f9\u2026da lei\u2026nelle tenebre dell\u2019amore.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_15508\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"15508\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00a0In un piccolo paese ai confini del mondo, annidato negli anfratti di dolci colline, tremila anime consumavano la loro esistenza. 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