{"id":15437,"date":"2013-05-31T12:04:54","date_gmt":"2013-05-31T11:04:54","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=15437"},"modified":"2013-06-04T16:38:53","modified_gmt":"2013-06-04T15:38:53","slug":"premio-racconti-nella-rete-2013-4-gennaio-2013-di-moana-laura-ciapetti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=15437","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2013 &#8220;Moana&#8221; di Laura Ciapetti"},"content":{"rendered":"<p>&#8220;Io e lui stiamo seduti intorno al tavolo, composti, tutti e tre rivolti verso un ipotetico spettatore.\u00a0 Lei sta in mezzo, sopra il tavolo, poggiata su un fianco, con le cosce dalla mia parte e le gambe un po\u2019 piegate.\u00a0 Si sostiene con il braccio destro e inarca la schiena per mettere in risalto il seno.\u00a0 Noi siamo figure minuscole, due committenti prostrati ai piedi di una madonna, dipinti nelle pale d\u2019altare: lui alla sua destra, io alla sinistra. Lei \u00e8 grande, quasi nuda. La sua carne ci sovrasta, sembra toglierci ogni forza, ogni soffio di vitalit\u00e0. Ha i capelli di un biondo carico, lucidi e vischiosi come miele di castagno, e riccioli molli quasi sfatti. La sua immobilit\u00e0 fa pensare a un tornado guardato dietro a un vetro. La pelle chiara, porosa come carta della migliore qualit\u00e0, turgida e tesa sui seni, sulle braccia, sembra saturare tutta la stanza. All\u2019improvviso so che ho perso. Chiunque io sia stata fino a adesso, le frasi che ho pronunciato, le cose che ho fatto, non contano pi\u00f9. Mi arrendo alla carnalit\u00e0 che prorompe, mi attrae e poi mi cancella. Lei fa la stupida, parla con voce in falsetto, ammicca; tutto quello che ci si aspetterebbe da una donna cos\u00ec, seduta su un tavolo mezza nuda. I suoi gesti, le moine sono assurdamente seduttive, come se ce ne fosse bisogno o come se non si potesse chiederle altro.\u00a0 Non ha vestiti, n\u00e9 biancheria intima, solo minuscole strisce intorno al corpo, un nastro nero che passa sui capezzoli come una colata d\u2019asfalto sulla neve e\u00a0 uno rosso che gira intorno al collo. Nodi, intrecci precari che non coprono ma infittiscono il mistero. Improvvisamente lui si alza, le si avvicina, senza guardarmi le prende un seno con le mani e comincia a succhiare. Io mi alzo, sbraito, sono piena di rabbia, in un balzo sto loro di fronte, ma mi tengo a distanza. Brucio di indignazione, da lui mi aspettavo altro, lui cos\u00ec integerrimo, cos\u00ec rigido. Comincio a inveire per distoglierlo, fargli cambiare idea urlando che mi sta facendo del male, parlo di umiliazioni, di princ\u00ecpi, ma lui non mi sente. E\u2019 attirato da quel candore come un magnete e lei se ne sta immobile, placida. Non mi guarda, non reagisce, come fossi un moscerino e la mia voce stridula niente pi\u00f9 che un tenue ronz\u00eco. Mi sento tradita, delusa, buttata, sono arrabbiata, ma nonostante tutta questa agitazione c\u2019\u00e8 in me uno strano silenzio, qualcosa di immoto, un altro occhio che guarda la scena, fermo. Lui stacca la bocca, solleva il viso, si volta e mi guarda: le sue labbra dicono senza voce \u201cnon ce la faccio\u201d, alza le mani rivolgendomi il palmo, come in una preghiera, e poi le abbassa all\u2019improvviso, braccia molli che ricadono lungo il corpo. Si rianima e si gira per rimettersi al lavoro, io mi dico che non posso resistere, mi volto, me ne vado sbattendo la porta.\u201d Il teatro era minuscolo, le poltrone incombevano sul palco come in un salotto troppo piccolo e affollato. Velluti rossi sgangherati, pulviscolo e sudore sembravano aver precipitato gli spettatori in una intimit\u00e0 immediata ed eccessiva. Ernesto continuava a lisciarsi la barba brizzolata senza riuscire a staccare gli occhi dalla donna in piedi sul palco, lievemente appoggiata al legg\u00eco. Avrebbe dovuto leggere, invece aveva recitato con una abilit\u00e0 che non si aspettava. Avvolta in un abito cangiante color bosco, strascicato sull\u2019assito con disinvoltura, si era concessa lunghe pause, toccandosi i capelli e serrando le labbra. Quando le sue parole si spensero tutto sembr\u00f2 sospeso. Ernesto si sentiva costretto in una posizione innaturale, le ginocchia unite puntate sul sedile di fronte, i piedi poggiati sull\u2019ombrello gocciolante. Aveva percorso un lungo tragitto per vedere la sua scrittrice preferita, sentire cosa avrebbe detto. La ragazza seduta vicino a Ernesto sospir\u00f2 piano asciugandosi i palmi delle mani sulla gonna. La donna sul palco sembrava perfetta e fissava la platea oscura con la luce sulla faccia. All\u2019improvviso tutti cominciarono ad applaudire con un fragore che riportava al presente. Ernesto avvertiva un prurito sul collo, passava e ripassava meccanicamente due dita intorno al risvolto del maglione, fissando la scrittrice; quel che aveva letto sembrava non averle procurato il minimo imbarazzo, sarebbe stato curioso, lui, di vederla i giorni precedenti a correggere le bozze masticando distrattamente la matita, trasandata, dimentica per un momento del fascino che sapeva di emanare.\u00a0 Seduta in terza fila, Giulia aveva pensato che le parole lanciate sembravano petardi, una polvere sottile aleggiava sugli spettatori e si sarebbe sedimentata piano piano. I suoi capelli erano ancora umidi per la pioggia, avrebbe voluto alzarsi e scrollarsi come un cane, ma non si muoveva, continuava a tornare quasi febbrilmente sulle parole che aveva ascoltato.\u00a0\u00a0 Il presentatore era risalito sul palco e stava commentando l\u2019esibizione, Ernesto ripensava ad una immagine che aveva catturato la sua attenzione su una rivista qualche settimana prima. La foto ritraeva una modella come tante, statica, inespressiva, ma era stato spinto a tornare indietro e guardare di nuovo, pi\u00f9 a lungo, soffermandosi sul reggiseno traforato attraversato da una striscia di seta nera. Mentre sfogliava distrattamente le pagine si era chiesto perch\u00e9.\u00a0 Con un gesto delicato si lisci\u00f2 il cranio glabro. Ogni volta che leggeva le sue cose, Ernesto sentiva di avere con la donna sul palco una grande affinit\u00e0 intellettuale ma adesso gli sembrava una coincidenza singolare che coltivasse le stesse fantasie. Giulia scrutava il volto della scrittrice, le sue clavicole ossute messe in mostra come gioielli, il suo sguardo coraggioso, rivolto alle ultime file.\u00a0 Doveva esserci qualcuno, l\u00e0 dietro, che forse aveva riconosciuto o che sperava di vedere. Giulia cercava di captare il suo sguardo, agitandosi sulla poltrona scricchiolante, chiedendosi turbata cosa la donna sapesse di lei. La scrittrice cerc\u00f2 di concentrarsi sulle parole dell\u2019uomo che, in piedi vicino a lei, le porgeva il microfono. Spost\u00f2 il peso da un piede all\u2019altro, togliendosi gli occhiali da vicino con disinvoltura. \u201cDovrei chiedere di abbassare un po\u2019 le luci, sto morendo di caldo\u201d pens\u00f2, mentre frugava con noncuranza apparente fra i volti delle ultime file. \u201cMi ha detto che veniva a sentirmi, vorrei sapere..\u201d si chiese, sorridendo al presentatore e si morse le labbra, volgendosi verso il divano di velluto\u00a0 un po\u2019 logoro che troneggiava in mezzo al palcoscenico, mostrando di volersi sedere, prendendo tempo mentre cercava una risposta alla domanda che non aveva sentito. Ernesto la guardava, seguiva ogni suo movimento, sembrava pi\u00f9 magra che in passato, guizzante come un nervo scoperto. L\u2019incanto di qualche istante prima era rotto, tutti si aggiustavano sulle poltrone, tossivano, l\u2019eccitazione fuggiva a nascondersi, umida come una talpa, minacciata dalla luce improvvisa. Giulia frugava nella borsa, rovistando cercava il suo taccuino, facendo rumore, urtando col gomito il vicino. \u201cLo avevo scritto\u201d pensava e intanto alla cieca, con le mani, scansava le chiavi, una busta, scontrini e carte di caramelle, seguendo febbrilmente i contorni degli oggetti con le dita. All&#8217;improvviso cap\u00ec, si arrese, abbandonando le mani inerti dentro la borsa floscia. La testa di Giulia turbinava mentre intorno si susseguivano gli interventi dal pubblico, le domande, gli applausi degli spettatori sedotti dalle pause della scrittrice e dal suo modo di succhiare la stanghetta degli occhiali. Ernesto fiss\u00f2 Giulia per un attimo, di sbieco. Era un bel tipo, pens\u00f2, ma si agitava troppo, distraendo la sua attenzione dalla donna sul palco. Chiss\u00e0 come sarebbe stato conoscere la scrittrice, chiederle di raccontare ancora di quelle strisce nere sui seni bianchi come il latte.\u00a0 Intanto lei parlava della perdita, della rinuncia, dell&#8217;esitazione che contiene per un momento infinite possibilit\u00e0 e di come il matrimonio sia l&#8217;evento che si dispone a far cadere nel vuoto il pi\u00f9 alto numero di occasioni di qualsivoglia natura si presentino ad un essere umano. Ma a chiunque guardasse la scrittrice appariva evidente che lei non era disposta a rinunciare a niente.\u00a0 Scandiva le parole lentamente, come si rivolgesse ad una sola persona, e lei sola conoscesse il significato recondito di quello che stava dicendo. Dalle ultime file la luce, densa di pulviscolo, la seguiva come un occhio ingordo. La scrittrice cercava di non perdere il filo del discorso, raccoglieva il vestito frusciante con una mano davanti alle cosce, camminava tentando di sottrarsi al faro che la seguiva, ossequioso. Recitava per un unico spettatore e desiderava intensamente che fosse presente. Giulia si chiedeva come fosse potuto accadere. Quello che la scrittrice aveva messo in scena era il suo sogno. L&#8217;aveva fatto qualche mese prima, aveva saputo subito che era uno di quelli speciali, per come ricordava con nitore ogni particolare, per le associazioni che erano fluite a fiotti, per l&#8217;urgenza che l&#8217;aveva spinta a scriverlo di getto prima che svanisse. L&#8217;aveva trascritto e poi raccontato alla sua analista. Ne avevano parlato a lungo, dipanandolo per pi\u00f9 di una seduta. Non poteva essere una coincidenza, non poteva essere un caso. &#8220;Finalmente si \u00e8 placata&#8221; si disse Ernesto, rilassandosi prima ancora di percepire che Giulia era finalmente immota. Anche lui stava immobile, non tormentava pi\u00f9 il collo del maglione, non avvertiva\u00a0 neanche la scomodit\u00e0 della posizione. Con le sue parole, la scrittrice sembrava aver raccolto da una grotta nascosta dentro di lui una manciata di muschio luccicante, trasformandolo sul palco in un mazzo di rose scarlatte dai petali maturi e carnosi. &#8220;E&#8217; stata lei, \u00e8 stata lei&#8221;. Giulia non riusciva a pensare ad altro e sentiva in bocca il sapore secco della polvere. Si ripeteva &#8220;che stronza, che stronza&#8221;, senza capire se era rivolto alla donna che aveva conquistato l&#8217;uditorio rubandole le parole o\u00a0 all&#8217;analista che era riuscita a trasformarla a tradimento nella scrittrice che desiderava diventare.\u00a0 Sul palco la scrittrice si gir\u00f2 per tornare verso il divano, si trov\u00f2 in ombra, improvvisamente, e scorse nell&#8217;ultima poltroncina in alto a destra il viso che cercava, illuminato dal bagliore di un girocollo di perle. Si raddrizz\u00f2 con uno scatto, come una cavallerizza trionfante. &#8220;Sapevo che saresti venuta, amore. Vedi di cosa sono capace per te? Dammi i tuoi segreti, ti regaler\u00f2 la sola cosa che so fare: una storia&#8221;.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_15437\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"15437\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&#8220;Io e lui stiamo seduti intorno al tavolo, composti, tutti e tre rivolti verso un ipotetico spettatore.\u00a0 Lei sta in mezzo, sopra il tavolo, poggiata su un fianco, con le cosce dalla mia parte e le gambe un po\u2019 piegate.\u00a0 Si sostiene con il braccio destro e inarca la schiena per mettere in risalto il [&hellip;]<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_15437\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"15437\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"author":3786,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[84],"tags":[],"class_list":["post-15437","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-premio-racconti-nella-rete-2013"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/15437"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/3786"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=15437"}],"version-history":[{"count":9,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/15437\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":16121,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/15437\/revisions\/16121"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=15437"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=15437"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=15437"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}