{"id":15355,"date":"2013-05-28T11:29:42","date_gmt":"2013-05-28T10:29:42","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=15355"},"modified":"2013-05-28T11:29:42","modified_gmt":"2013-05-28T10:29:42","slug":"premio-racconti-nella-rete-2013-dalia-di-lucia-cosci","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=15355","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2013 &#8220;Dalia&#8221; di Lucia Cosci"},"content":{"rendered":"<p>\u201cNon pu\u00f2 essere&#8221; sbuffa Dalia.<br \/>\nLe \u00e8 sembrato di sentire arrivare dallo studio di Aldo, il ticchettio della macchina da scrivere. Ma Aldo non c&#8217;\u00e8. \u201cDopo quarantanove anni di matrimonio ha visto bene di tornare al creatore per primo\u201d piagnucola.<br \/>\nSi alza dalla poltrona in pelle verde bottiglia, appoggia la tazzina di porcellana. La tisana al biancospino emana un sottile fumo verticale.<br \/>\n&#8220;Forse avrei bisogno di una cura per i nervi, pi\u00f9 che di un po&#8217; di fiori in infusione&#8221; rimugina.<br \/>\nLe manca tutto di suo marito. Le manca a chi preparare le mele cotte la sera, quando sulle scale si spandeva quel sentore stantio di commenda.<br \/>\nLe manca il giro al mercato per comprargli calze di lana.<br \/>\nLe mancano al pomeriggio i rammendi da fare e pantaloni da stirare.<br \/>\nAvvolta in questi pensieri si avvia, furtiva, verso lo studio. Ha deciso di controllare la macchina da scrivere.<br \/>\nApre la porta, le giunture cigolano secche.<br \/>\nLe batte sugli occhi un raggio di sole e le brillano dinanzi una miriade di particelle di pulviscolo. Come in una fotografia sfocata, le torna alla mente il giorno in cui conobbe Aldo.<\/p>\n<p>Dalia si trovava seduta a bere un orzo al bar &#8220;Le Fontane&#8221;, nell\u2019attesa di riaprire la merceria. Aldo entr\u00f2 per un caff\u00e8 prima di proseguire il giro dei negozi.<br \/>\nLei aveva appena vent&#8217;anni, lui poco pi\u00f9 di trenta.<br \/>\nAldo poggi\u00f2 i suoi occhi di rettile su di lei. Era stretta in un cappotto rosa cipria. La sua figura era magra ma aveva spalle e i fianchi arrotondati.<br \/>\nAveva capelli biondo-cenere, come di lana che donavano sul viso allungato. Gli occhi piccoli e rivolti all\u2019ingi\u00f9, il naso stretto, la bocca piatta.<br \/>\nAveva lo sguardo sempre rivolto a terra lo sollev\u00f2 un momento per osservare Aldo.<br \/>\nSe Dalia avesse dovuto usare una parola per descrivere quell&#8217;uomo, avrebbe usato il termine asciutto. Era asciutto nel fisico, asciutta era la sua pelle, asciutto lo sguardo. La schiena dritta gli regalava un portamento fiero.<br \/>\nDalia pens\u00f2 che fosse raffreddato poich\u00e9 fin\u00ec le poche frasi dette al barista con dei colpi di tosse.<br \/>\nErano i primi anni sessanta, fuori l&#8217;acqua delle fontane scrosciava e il bar sapeva di caff\u00e8 tostato. Risuonava dal jukebox la voce di Claudio Villa.<br \/>\nDalia fin\u00ec di bere l&#8217;orzo e, nell&#8217;appoggiare la tazza le scivol\u00f2 di mano, tintinnando contro il piattino. Lui si volt\u00f2 impercettibilmente.<br \/>\nPer l\u2019imbarazzo lei dimentic\u00f2 il borsellino in pelle vicino alla cassa. Quando Aldo and\u00f2 a pagare e si accorse, era gi\u00e0 scomparsa in strada. Cos\u00ec la sera stessa, dopo l&#8217;ultimo cliente prese l&#8217;indirizzo dalla carta d&#8217;identit\u00e0 e vi si rec\u00f2: via delle Rose numero otto.<br \/>\nDalia da poco rientrata dalla mesticheria, si stava massaggiando i piedi infreddoliti nelle calze di nylon quando ud\u00ec il campanello.<br \/>\n&#8211; Chi \u00e8? &#8211; chiese il padre dalla finestra. Dalia appoggi\u00f2 l\u2019orecchio alla parete.<br \/>\n&#8211; Salve, mi chiamo Aldo Coppini, ho trovato al bar in piazza il portafoglio di Dalia Savelli.<br \/>\n&#8211; Ah! Grazie. E&#8217; mia figlia. Prego, salga.<br \/>\nLe guance di Dalia si tinsero di rosso, a chiazze. Poi sbirci\u00f2 attraverso la fessura della porta.<br \/>\n&#8211; La ringrazio molto &#8211; disse porgendogli la mano il signor Savelli. &#8211; Sa, mia figlia \u00e8 un po&#8217; sbadata.<br \/>\n&#8211; Si figuri. &#8211; Aldo dette due colpi di tosse.<br \/>\n&#8211; Perch\u00e9 non entra e ci beviamo un Campari? Lo conosce?<br \/>\n&#8211; Certo, sono rappresentante di prodotti alimentari.<br \/>\n&#8211; Davvero? Un collega! Io sono l\u2019agente Campari della provincia.<br \/>\nAldo e Dalia quasi non si parlarono, a parte i timidi ringraziamenti di lei che rovesciarono un bicchiere sul tappeto. Aldo rispose con poco pi\u00f9 di un paio di colpi di tosse.<br \/>\nUna settimana dopo Aldo era a cena dal signor Savelli. La moglie aveva preparato i pici fatti a mano e una crostata di ciliegie.<br \/>\nDalia non lo cap\u00ec subito ma a suo padre quello sconosciuto che aveva bussato alla porta una sera di fine inverno, era parso un buon partito per la figlia.<br \/>\nUna sera di maggio, Aldo port\u00f2 Dalia al cinema, a vedere &#8220;La ciociara&#8221;. Le prese la mano molle e la tenne nella sua, asciutta. I baci vennero dopo, stretti come la bocca di Aldo.<br \/>\nChe fortuna pensava Dalia che Aldo fosse capitato cos\u00ec a casa sua. Era un uomo intelligente, con un lavoro, parlava poco ma era educato. S\u00ec, un po&#8217; introverso e all&#8217;apparenza burbero, ma non cattivo.<br \/>\nDalia, a suo modo, era una ragazza diversa. Seria. Lavoratrice. Non fumava, non metteva il rossetto e non ancheggiava dentro gonne aderenti. Sicuramente Aldo a trent\u2019anni, con i suoi occhi stretti sempre in auto per lavoro, non avrebbe trovato di meglio.<br \/>\nIl sedici settembre del millenovecento sessantadue, in una chiesetta di campagna adorna di garofani rossi, Aldo e Dalia si sposarono. L&#8217;unica assente era Susanna, sorella di Dalia. Doveva presentare una collezione di moda a Parigi. Da due anni non tornava a casa.<br \/>\nSusanna aveva raggiunto Giselle, una cugina della madre che aveva aperto un\u2019elegante boutique. Voleva imparare a disegnare, tagliare e cucire gli abiti. &#8220;Come se in citt\u00e0 non ci fossero scuole di sartoria&#8221;, le aveva rinfacciato il padre prima di partire. Lei aveva replicato con la sua voce squillante: &#8220;Babbo, ci fosse anche la migliore scuola di moda, io ho bisogno di cambiare. Vedere volti diversi, respirare un&#8217;altra aria. Capisci?&#8221;<\/p>\n<p>Un anno dopo il matrimonio, una domenica mattina Dalia era appisolata sul divano. Era al sesto mese di gravidanza. Il medico le aveva raccomandato di riposare. Aldo era in garage, stava incollando la suola dei suoi mocassini in cuoio.<br \/>\nRomb\u00f2 dalla strada uno scoppiettare di marmitta che si ferm\u00f2, con un tonfo sordo, proprio davanti casa loro. Aldo, si affacci\u00f2 dal garage e vide un maggiolino rosso ceralacca.<br \/>\nScese la bella copia di Dalia. Ci\u00f2 che in Dalia era chiuso in quella donna si apriva. Il portamento, rivolto verso l&#8217;alto. Il viso, rotondo. Gli occhi grandi, che guardavano il cielo. Il sorriso immenso come il luccichio che emanava. Anche i capelli si aprivano in larghe onde eleganti. I colori erano gli stessi di Dalia, ma la vita fuoriusciva da quella donna.<br \/>\nMentre andava verso di lui, con passo lungo e deciso, un foulard viola al collo, proruppe con il tono squillante della sua voce:<br \/>\n&#8211; Scommetto che tu sei Aldo! La cara Dalia ti ha descritto bene nelle lettere. Io sono Susanna, avrai sentito parlare anche tu di me. Sicuramente non bene. &#8211; Nel dire questo gli strinse la mano come una morsa.<br \/>\n&#8211; Piacere. &#8211; sibil\u00f2 Aldo.<br \/>\nIl cuore prese a scalpitargli come un animale pazzo.<br \/>\n&#8211; Vieni da Dalia. Sta riposando. Sar\u00e0 sorpresa di vederti &#8211; le disse con gli occhi immobili e il consueto raschio di tosse in gola.<br \/>\nDalia li vide, dal risvolto delle tende in sala, osserv\u00f2 lo sguardo di suo marito posarsi sulla schiena di Susanna. Pens\u00f2 che sarebbe stato bello se fossero andati d\u2019accordo.<br \/>\nSei mesi dopo quella domenica Susanna torn\u00f2 per rimanere. Rincorreva un nuovo sogno: acquistare una vigna e produrre vino. Segu\u00ec un corso di enologia e il professore di viticoltura s\u2019 invagh\u00ec dei suoi foulard e dei guizzi di quegli occhi. Si sposarono su uno scoglio ad Amalfi.<br \/>\nDalia e Susanna trascorsero da allora tutte le ricorrenze assieme, incluse tutte le vacanze estive, tra schizzi di mare, palette di plastica e gli sguardi muti di Aldo.<\/p>\n<p>Una nube svelta attraversa il cielo e oscura il raggio di sole che illuminava lo studio. Dalia guarda la macchina da scrivere, imponente in mezzo al centrino inamidato.<br \/>\nNe sfiora le levette. Sono fredde. \u201cStupida\u201d dice a se stessa con amarezza, \u201cchi pensavi le avesse usate?\u201d<br \/>\nIntanto, su uno dei tanti faldoni sulla libreria, quello verde con fuori scritto \u201ccontabilit\u00e0 generale\u201d \u00e8 racchiuso il cuore di Aldo. L\u00ec era sicuro che Dalia non sarebbe mai arrivata. Lei detesta leggere, non si porta appresso nemmeno la lista della spesa al supermercato.<br \/>\nL\u00ec dentro c\u2019erano il profumo di mora selvatica che Aldo avrebbe voluto regalare a Susanna. Le stelle cadenti del quattordici dicembre, che nessuno conosce, e lui avrebbe mostrato solo a lei. Le passeggiate immaginate su salite di montagna per poterla poi scaldare la sera dentro un plaid ruvido. C\u2019erano sogni in quel faldone. Parole. Immagini e colori sbiaditi dalla sua vita, finiti l\u00e0 a prendere polvere su uno scaffale.<br \/>\nIn silenzio lui aveva imparato a riconoscere ogni ruga di Susanna, uno squillo di voce pi\u00f9 argentino, la sigaretta di troppo o un nuovo colore di rossetto.<\/p>\n<p>Dalia se ne sta andando, trascina lente le pantofole spelacchiate.<br \/>\nPoi torna indietro. Non l\u2019ha mai fatto. Decide di farlo adesso.<br \/>\nStira il foglio inserito nel rullo della macchina che esce fuori frusciando. Era l\u00ec da quando tre settimane prima quel fatale mal di testa aveva strappato Aldo al mondo. Mette gli occhiali per la lettura, che tiene appesi al collo con un cordoncino e legge:<br \/>\n\u201c<em>mi mancheranno la luce dei tuoi capelli, il verde dei tuoi occhi e la tua voce squillante<\/em>.\u201d<br \/>\nDalia tira su con il naso. \u201cLo sapevo\u201d, pensa \u201cche Aldo era romantico dentro il suo petto asciutto\u201d.<br \/>\n\u201cLa voce squillante deve essere stato l&#8217;amore a fargliela sentire, povero caro\u201d sussurra tra s\u00e9 e un piccolo sorriso nel pianto, le deforma il viso in una smorfia. \u201cIo l&#8217;ho sempre avuta nasale\u201d.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_15355\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"15355\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u201cNon pu\u00f2 essere&#8221; sbuffa Dalia. 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