{"id":15307,"date":"2013-05-27T16:26:51","date_gmt":"2013-05-27T15:26:51","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=15307"},"modified":"2013-05-27T16:26:51","modified_gmt":"2013-05-27T15:26:51","slug":"premio-racconti-nella-rete-2013-la-mente-viaggia-piu-del-corpo-di-marcello-donofrio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=15307","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2013 &#8220;La mente viaggia pi\u00f9 del corpo&#8221; di Marcello Donofrio"},"content":{"rendered":"<p align=\"center\">Pioviccicava appena quella mattina. Era una tarda mattinata, il cielo era chiaro e alcune signorine eleganti passeggiavano per le strade. Avrei voluto fermarne una, poi tenerci a braccetto e passeggiare insieme ma non ero abbastanza elegante per loro e non conoscevo le loro maniere di vivere le giornate fra i ricevimenti, il rossetto e le Rolls-Royce. Avevo sottobraccio l\u2019ennesimo manoscritto respinto da un giornale, possibile che il mondo era cos\u00ec insensibile alle mie fatiche da letterato? Mi sedetti sul marciapiede e osservai a lungo i rigagnoli di pioggia che scorrevano ai lati della strada e confluivano nei tombini neri gocciando nel regno incontrastato di topi e mozziconi di sigarette. Mi torn\u00f2 a mente un mio verso:<\/p>\n<p>\u201c<i>Vorrei esplodere\/poi colare gi\u00f9 da una scalinata <\/i><\/p>\n<p><i>e gocciolare da ogni gradino\/quindi tingere della mia essenza purpurea <\/i><\/p>\n<p><i>la superficie altrimenti bianca e candida\/austera e sterile.\u201d<\/i><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Di scalinate e gradini qui non ce ne erano, ma mi sarei lasciato volentieri colare nei tombini se fossi stato di una qualche sostanza alternativa a questo corpo che finora non mi aveva ripagato degli sforzi della mente, a queste dita che scrivevano versi buoni per accendere il camino, a questa lingua ignorata.<\/p>\n<p>In quel momento il telefono nella cabina alle mie spalle trill\u00f2 violentemente.<\/p>\n<p>Mi alzai e mi guardai intorno in cerca di possibili destinatari di quella chiamata, ma il mondo sembrava essere totalmente avulso da quell\u2019evento:<\/p>\n<p>le belle signorine continuavano a passeggiare, la pioggia leggera a scendere e la citt\u00e0 tutta a fare bella mostra di se nella sua tipica serialit\u00e0.<\/p>\n<p>Forse la chiamata era per me.<\/p>\n<p>Entrai nella cabina rossa e alzai la cornetta.<\/p>\n<p>\u201cSi?\u201d Chiesi.<\/p>\n<p>\u201cNo!\u201d Fu la risposta.<\/p>\n<p>\u201cChi parla?\u201d Chiesi ancora.<\/p>\n<p>\u201cIo e te. Siamo due.\u201d\u00a0 La cosa si faceva strana.<\/p>\n<p>\u201cSta cercando qualcuno?\u201d Cercai di mantenere la conversazione su base logica, ma la risposta mi spiazz\u00f2 ancora:<\/p>\n<p>\u201cNo affatto! Lei invece cerca qualcuno?\u201d<\/p>\n<p>\u201cSI!\u201d Risposi istintivamente. Avevo centinai di motivi per rispondere si a quella domanda. Cercavo qualcuno in grado di apprezzare quello che scrivevo, cercavo una signorina che mi tenesse il braccio durante le passeggiate, cercavo molte altre cose!<\/p>\n<p>\u201cPoteva rispondere affermativamente da subito allora! Quel \u201csi\u201d interrogativo non mi diceva nulla!\u201d<\/p>\n<p>\u201cMi scusi\u2026\u201d Aveva ragione. L\u2019illogicit\u00e0 l\u2019avevo portata io con le mie domande.<\/p>\n<p>\u201cPu\u00f2 rimediare, esca e prenda la strada di sinistra! Buona giornata!\u201d<\/p>\n<p>Riattacc\u00f2 e mi lasci\u00f2 un poco sovrappensiero sull\u2019accaduto. Misi gi\u00f9 il telefono ed uscii.<\/p>\n<p>Immediatamente fuori la porta della cabina telefonica c&#8217;erano due strade, in quella di sinistra passeggiavano con noncuranza conigli &#8211; uno di loro si lev\u00f2 il cilindro per salutarmi &#8211; l&#8217;altra invece, in salita, era pavimentata di mattoni rossi fra le cui scanalature colavano rigagnoli di una strana gelatina blu, inoltre emanava un forte sentore di inchiostro.<\/p>\n<p>Mi piaceva l\u2019odore dell\u2019inchiostro ma il mio corpo si era gi\u00e0 piegato in un inchino riverente per rispondere al saluto del coniglio. Era un bellissimo coniglio bianco, pelo morbido e liscio, cilindro lucido, bastone da passeggio in ebano e ci scommetto che nel taschino del panciotto portava un orologio luccicante. Inutile chiedersi quale fosse stata la mia ultima lettura.<\/p>\n<p>Mi fece cenno di raggiungerlo, ma gli chiesi di pazientare un poco, volevo assolutamente scoprire di cosa si trattava quella gelatina blu che nel frattempo era colata quasi fino ai miei piedi nonostante la pendenza in salita della strada. Mi inginocchiai e infilai indice e medio fra il mattonato e raccolsi un po\u2019 di\u00a0 quella gelatina. Era fredda e scivolava via dalle dita senza lasciarle bagnate, ma solo fredde e pallide; la portai alla bocca, non c\u2019era bisogno di masticare e ingoiai quasi subito. Aveva comunque un sapore che avrei definito a met\u00e0 fra l\u2019inchiostro e la crema di more, mi si intorpid\u00ec un poco la lingua e, cacciandola fuori in tutta la sua lunghezza, mi accorsi che si era fatta anche quella appena bianca. Anemica.<\/p>\n<p>Nel frattempo si erano voltati a guardarmi tutti i personaggi di quel posto, non me ne curai pi\u00f9 di tanto e soddisfatto presi la via di sinistra.<\/p>\n<p>Il coniglio si era spazientito per il mio contrattempo ma questo mi giov\u00f2 il fatto di confermare che effettivamente nel taschino del panciotto aveva un orologio, perch\u00e9 adesso controllava con fare nervoso lo scorrere dei secondi nel piccolo e lucente segnatempo.<\/p>\n<p>\u201cAd essere gentili ci si rimette sempre! In ogni caso!\u201d<\/p>\n<p>Mi disse appena lo raggiunsi.<\/p>\n<p>\u201cMi sc\u2026..\u201d<\/p>\n<p>Tentai di rispondere ma mi accorsi solo allora di un fatto strano. La lingua si era allungata a dismisura nella bocca ed occupava quasi tutto lo spazio non riuscendo ad articolare nessuna parola. Mi sforzai a parlare ma il risultato fu una sorta di piccola esplosione di bava, una pernacchia e la lingua che si srotolava fuori dalle labbra per circa\u00a0 sei o sette centimetri oltre il consentito.<\/p>\n<p>\u201cAh! E ad essere troppo curiosi ci si rimette sempre!\u201d<\/p>\n<p>Fu il commento del coniglio alla mia lingua.<\/p>\n<p>\u201cChe impertinente! Pensai. Subito dopo pensai che era un sollievo poter pensare ancora e non mi curai della lingua che continuava a crescere ancora qualche centimetro. Ci incamminammo.<\/p>\n<p>\u201cVedi? Questi ponti e queste ruote panoramiche? Le ho fatte costruire io!\u201d<\/p>\n<p>Il coniglio indicava con ampi movimenti delle braccia la visuale intorno a noi che per\u00f2 non era provvista di ponti n\u00e9 di ruote panoramiche. Era una piccola via tortuosa fiancheggiata da casette con balconcini, tutte pressoch\u00e9 uguali. Ogni tanto fra quelle villette uguali si incastrava con prepotenza una fontanella zampillante o una piccola piazzetta, ma veniva quasi subito scalzata dalla pressione che si veniva a creare.<\/p>\n<p>Altri conigli vestiti proprio come il mio passeggiavano per quella stradina. Quando passammo di fianco alla terza piazzetta la lingua mi arrivava alla cintura.<\/p>\n<p>\u201cVedi questo parco? Questo ampio spazio verde? E\u2019 opera mia!\u201d<\/p>\n<p>Il coniglio continuava a vantarsi delle sue opere edili che sfortunatamente non riuscivo a notare; vedevo solo casette uguali con balconcini o fontane scalzate. Camminammo ancora per dieci minuti e il coniglio mi illustr\u00f2 nell\u2019ordine: un frutteto a scalinate, un faro (non mi indic\u00f2 per\u00f2 bacini d\u2019acqua), un parco divertimenti ed un cimitero per i caduti ai giochi pi\u00f9 pericolosi del parco divertimenti. Di tutto questo non vidi nulla, solo una torre alla fine della stradina tortuosa che tentai di associare ad un faro, ma subito un omino si sporse da una finestra all\u2019ultimo piano e ribad\u00ec a gran voce:<\/p>\n<p>\u201cNon \u00e8 un faro, \u00e8 una torretta!\u201d<\/p>\n<p>Tentai di scusarmi, ma mi torn\u00f2 alla mente la lingua che ora era decisamente troppo lunga. Ne feci un nodo per evitare di inciamparci con i piedi. Mentre l\u2019annodavo vidi che anche le due dita con le quali avevo toccato la gelatina erano lunghe almeno il doppio delle altre.<\/p>\n<p>\u201cDovresti far qualcosa. Non puoi certo aspettare che crescano ancora.\u201d<\/p>\n<p>Osserv\u00f2 il coniglio guardandomi preoccupato le dita e la lingua.<\/p>\n<p>\u201cSe solo fossi esperto del campo farei qualcosa io, ma come ti ho detto opero nel campo dell\u2019edilizia. Pensa fra tre o quattro mesi come potresti ritrovarti: la lingua ti peserebbe tanto da dover portare uno zainetto sulla pancia, e le dita andrebbero a finir negli occhi di tutti ad ogni movimento!\u201d<\/p>\n<p>Preoccupato e turbato abbassai gli occhi per guardare le mie aberrazioni, poi tornai a guardarlo con aria supplichevole.<\/p>\n<p>\u201cVieni, conosco un tale che fa per te.\u201d<\/p>\n<p>Mi condusse in una bottega che si era appena infilata fra due villini.<\/p>\n<p>Strano \u2013 pensai, di solito erano fontane o piazzette ad essere cos\u00ec invadenti.<\/p>\n<p>Il coniglio mi intim\u00f2 di non perdere tempo perch\u00e9 quella bottega poteva essere sbalzata fuori da un momento all\u2019altro. Spinse la porta che cigol\u00f2 mostruosamente e, quando fu aperta per met\u00e0, il cardine superiore cedette e quella si inclin\u00f2 sul lato urtando il vaso per gli ombrelli che si fracass\u00f2 a terra.<\/p>\n<p>\u201cBiagio! Biagio! Vieni fuori.\u201d Chiam\u00f2 il coniglio.<\/p>\n<p>Dal canto mio non potendo parlare me ne stavo in silenzio, aspettando Biagio, ed ispezionando la bottega. Era di un legno vecchio e scadente, dal soffitto pendevano numerosi lampadari sulle cui braccia erano legati per la coda svariati topolini che si agitavano furiosamente. Causa questo movimento i lampadari oscillavano e, come notai dal pavimento cosparso di frammenti di vetro, qualcuno ogni tanto cadeva. Qualche topino che non era riuscito a slegare la coda dai lampadari caduti a terra era ancora li che tentava di correre come un forsennato restando per\u00f2 nello stesso posto, grattando con le unghiette le tavole di legno del pavimento. Alcuni invece si erano rosicchiati la coda pur di fuggire, e quelle cordicelle rosee erano ancora annodate, penzolavano inerti senza pi\u00f9 il corpo attaccato.<\/p>\n<p>\u201cBiagio! Amico mio!\u201d Il coniglio si anim\u00f2 e sorrise. Io non vidi proprio nessuno.<\/p>\n<p>\u201cPuoi essere d\u2019aiuto a questo mio curioso e sfortunato amico?\u201d Chiese cordialmente parlando al vuoto davanti a se.<\/p>\n<p>In quel momento un lampadario fin\u00ec a terra con uno schianto, ne il coniglio ne Biagio sembrarono curarsi di quel fatto.<\/p>\n<p>\u201cAll\u2019incudine? Ma certo!\u201d Rispose il coniglio. Poi mi prese per la mano, la sinistra, e mi condusse in un angolo della bottega dove c\u2019era un incudine.<\/p>\n<p>\u201cEcco poggia qui la tua lingua, Biagio far\u00e0 in un attimo. Poi anche le dita.\u201d<\/p>\n<p>Ormai rassegnato poggiai la lingua ed il nodo annesso sull\u2019incudine, poi anche le dita. Immaginai in quel momento Biagio sollevare una mannaia e calarla a tutta forza sull\u2019incudine recidendo lingua e dita.<\/p>\n<p>ZAM!<\/p>\n<p>Il nodo di lingua rotol\u00f2 a terra, tagliata perfettamente alla misura ideale o forse un poco pi\u00f9 lunga ma non mi dispiaceva. Pensai che ora dopo aver bevuto una cioccolata calda potevo leccare bene il fondo della tazza senza problemi. Con lo stesso gesto aveva amputato anche le due dita allungate.<\/p>\n<p>Probabilmente il colpo di frusta della mannaia di Biagio lo aveva scaraventato alla parete, perch\u00e9 il coniglio era chino al pavimento poco pi\u00f9 in la dell\u2019incudine nell\u2019atto di soccorrere qualcuno.<\/p>\n<p>Gettai ancora uno sguardo alla lingua senza vita a terra e alle dita come due bacchette spezzate e a malincuore le lasciai li nella bottega di Biagio; forse i topini si sarebbero cibati di esse una volta liberi.<\/p>\n<p>\u201cPresto dobbiamo uscire, Biagio dice che la pressione si sta facendo alta. La bottega sar\u00e0 presto sbalzata via, dobbiamo andare.\u201d<\/p>\n<p>Proprio mentre uscivamo i vetri di due finestre esplosero.<\/p>\n<p>\u201cSalta!\u201d Mi grid\u00f2 il coniglio.<\/p>\n<p>Senza il peso della lingua mi sentivo molto pi\u00f9 leggero e spiccai un gran salto, comunque inferiore a quello del coniglio che disponeva di due cosciotti da corridore e nel balzo mi super\u00f2 in altezza e lunghezza. Fummo comunque tutti e due fuori dalla bottega proprio mentre questa veniva spremuta dalle villette e sparata con inaudita forza in aria. Una pioggia di frammenti di vetro, ceramica e topi senza coda cadde sulla stradina.<\/p>\n<p>Mi alzai, il coniglio stava rassettandosi il panciotto e aveva raccolto il cilindro che era planato a qualche metro di distanza. Provai ad articolare qualche parola per saggiare la lingua:<\/p>\n<p>\u201cMe ne infischio se nevischia se c\u2019e nebbia o il vento fischia perch\u00e9 il tempo se ne infischia pure lui di me.\u201d Avevo recuperato appieno le mie facolt\u00e0 dialettiche e anzi parlavo anche pi\u00f9 svelto ora.<\/p>\n<p>\u201cUn gran bel lavoro non trovi?\u201d Mi chiese il coniglio spolverando la falda del cilindro. Riprese:<\/p>\n<p>\u201cBiagio \u00e8 un professionista quando si tratta di\u2026..imprevisti simili\u201d Alluse alla mia lingua allungando il bastone da passeggio fino a sfiorarmi il volto.<\/p>\n<p>\u201cSi senz\u2019altro!\u201d Non sapevo cosa altro dire. Dopotutto non mi era mai capitato di essermi fatto amputare una lingua eccessivamente lunga da un tizio invisibile che viveva in una bottega <i>saltante<\/i> su consiglio di un coniglio aristocratico.<\/p>\n<p>\u201cIncamminiamoci, manca poco ormai.\u201d<\/p>\n<p>Riprendemmo il cammino lasciandoci alle spalle quel breve episodio, diretti verso la fine della stradina dove si scorgeva quella stessa torre che poco prima avevo pensato fosse un faro.<\/p>\n<p>Strano, pensai, sembrava pi\u00f9 vicina tanto che qualcuno mi aveva anche parlato da lass\u00f9. Avevo la strana impressione che si fosse sposata di qualche centinaio di metri, nel mentre che la mia lingua veniva tagliata da Biagio.<\/p>\n<p>\u201cSe posso chiedere, dove siamo diretti?\u201d Temevo di essere stato fuori luogo facendo questa domanda al coniglio, cos\u00ec come mi ero dimostrato nella cabina telefonica domandando al misterioso interlocutore. Possibile che non mi fosse lecito chiedere? La risposta arriv\u00f2 puntuale e pungente.<\/p>\n<p>\u201cIn realt\u00e0 non potrebbe chiedere. O meglio, lo fa di continuo e come le avevo precedentemente spiegato per telefono questo non le giova affatto!\u201d<\/p>\n<p>Sgomento.<\/p>\n<p>\u201cEra lei al telefono?\u201d Chiesi fermandomi di colpo.<\/p>\n<p>\u201cQuale telefono?\u201d Si ferm\u00f2 anche lui, si pul\u00ec le lenti tonde degli occhiali e ispezion\u00f2 la zona come colto da un dubbio.<\/p>\n<p>\u201cNon ricordavo di aver fatto costruire telefoni qui. No affatto non ce ne sono.\u201d<\/p>\n<p>Mi disse seccato. Deluso ripresi a camminare con la testa china, quasi speravo che ci fosse un telefono li. Non seppi dire il perch\u00e9, ma forse se ci fosse stato il coniglio avrebbe ammesso di avermi chiamato.<\/p>\n<p>Camminammo ancora e la torre sembrava spostarsi di un metro ad ogni passo, in dieci minuti non ci avvicinammo nemmeno di una spanna. Era davvero frustrante. Il coniglio sembrava non curarsi di tutto questo e filava sereno e tranquillo verso la sua meta, che era la mia medesima, ma che si rifiutava di confessarmi. Poi di colpo si ferm\u00f2.<\/p>\n<p>\u201cAh! Sa, pensandoci bene qui non servirebbe proprio a nulla un telefono, questa strada \u00e8 cos\u00ec piccola che dicendosi qualcosa, anche da un capo all\u2019altro, ci si capisce benissimo. Infatti siamo gi\u00e0 arrivati.\u201d<\/p>\n<p>Alzai la testa da terra e vidi la torre \u2013 che fino ad un attimo prima era lontana almeno trecento metri \u2013 proprio l\u00ec a due passi, e voltandomi potevo vedere addirittura l\u2019altra stradina dai mattoni rossi in salita sulla quale colava quella strada gelatina di more e inchiostro. E, proprio all\u2019imboccatura di entrambe, la cabina telefonica.<\/p>\n<p>\u201cEccola guardi! E\u2019 li la cabina telefonica!\u201d Esultai verso il coniglio.<\/p>\n<p>\u201cMa certo, \u00e8 sempre stata li, c\u2019erano forse dubbi?\u201d<\/p>\n<p>\u201cMa no affatto! Per\u00f2 questo prova che\u2026.\u201d Mi Bloccai.<\/p>\n<p>Come aveva potuto il coniglio telefonarmi se da quella cabina io avevo risposto? A questa domanda mi rispose il coniglio, spiazzandomi totalmente.<\/p>\n<p>\u201c\u2026Esatto! Che mi chiamasti proprio da quella cabina, lo ricordo con fermezza. Ora devo salutarti, ho delle faccende da sbrigare e un mucchio di cosa da scrivere. A presto!\u201d<\/p>\n<p>Si volt\u00f2 e con quella sua andatura ondeggiante ma nobile torn\u00f2 sui suoi passi.<\/p>\n<p>Mi concessi un minuto di immobilit\u00e0 per riflettere, ma non serv\u00ec a nulla perche tutto rimase come era: fontanelle e piazze venivano ancora sbalzate dalle casette che le premevano (in un attimo giurai di vedere anche la bottega di Biagio schizzare in aria) ed altri conigli passeggiavano distintamente alzandosi il cilindro per salutarsi reciprocamente.<\/p>\n<p>Mi avviai verso la fine della stradina fino a che non arrivai ad una grande via costeggiata da un marciapiede. Cominci\u00f2 a piovere appena, leggermente.<\/p>\n<p>Scintillanti Rolls-Royce passavano lente sullo stradone sul quale si affacciavano villette a schiera dai balconcini uguali. La via era un andirivieni di belle signorine eleganti col rossetto e i capelli tenuti da chignon, alcune portavano un cappellino inclinato dal quale calava una retina nera fin sopra gli occhi.<\/p>\n<p>Mi decisi, ne afferrai una per il braccio dolcemente e camminammo insieme per tutta la mattina, passeggiando davanti le vetrine, sembrava che si colorassero ad ogni nostro passo; fiancheggiando gli alberelli spogli del viale, pareva che si riempissero di frutti quando ci avvicinavamo.<\/p>\n<p>Lei mi teneva con la mano vestita di un sottile guantino di pelle chiara, ed io sorridevo quando incrociavo il suo sguardo fra quei ricami di merletti neri.<\/p>\n<p>Pi\u00f9 tardi una lunga Rolls si adagi\u00f2 sul marciapiede, l\u2019autista ci apr\u00ec le portiere posteriori.<\/p>\n<p>\u201cI signori voglio salire?\u201d<\/p>\n<p>Feci entrare la mia signorina, poi entrai anche io.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Marcello D\u2019Onofrio<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_15307\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"15307\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Pioviccicava appena quella mattina. Era una tarda mattinata, il cielo era chiaro e alcune signorine eleganti passeggiavano per le strade. Avrei voluto fermarne una, poi tenerci a braccetto e passeggiare insieme ma non ero abbastanza elegante per loro e non conoscevo le loro maniere di vivere le giornate fra i ricevimenti, il rossetto e le [&hellip;]<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_15307\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"15307\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"author":3782,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[84],"tags":[],"class_list":["post-15307","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-premio-racconti-nella-rete-2013"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/15307"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/3782"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=15307"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/15307\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":15415,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/15307\/revisions\/15415"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=15307"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=15307"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=15307"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}